Civita Castellana. Museo Archeologico dell’Agro Falisco

I Falischi erano l’antica popolazione pre-romana il centro principale del territorio era Falerii Veteres, l’odierna Civita Castellana. Il museo ha sede nel Forte Borgiano e mostra una ampia raccolta di importanti produzioni ceramiche, dalle più antiche in impasto con decorazioni graffite e plastiche a quelle del IV e III secolo AC.
Tra le curiosità si segnala il teschio con protesi dentaria in oro da una tomba scavata alla fine dell’800.

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Civita Castellana. Museo della Ceramica C. Marcantoni

Il museo si trova all’interno della Chiesa di San Giorgio, in centro cittadino, e documenta l’attività ceramica di Civita Castellana degli ultimi due secoli: dalla fase artigianale nell’Ottocento fino alla produzione industriale negli anni Sessanta-Settanta del Novecento.
L’esposizione comprende ceramiche artistiche, una ricca collezione di oggetti e strumenti da lavoro, tra cui uno splendido tornio originale, e foto d’epoca scattate all’interno delle fabbriche.
Grazie alle donazioni private, si è allestita una sezione sulle attività delle singole fabbriche che hanno svolto un ruolo importante (Sbordoni, Percossi, Vaselli, Marcantoni, Coramusi, F.a.c.i., M.a.i.s.c).
Nel museo si svolgono attività didattiche e laboratori e attività culturali.

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Civita Castellana. Forte Sangallo

Forte Sangallo è stato costruito per volere di papa Alessandro VI Borgia alla fine del XV sullo sperone del pianoro di Civita Castellana.

È stato progettato da Antonio da Sangallo il Vecchio a pianta pentagonale con cinque bastioni, di cui tre muniti di cannoniere, ed è circondato da un fossato artificiale su tre lati.

Papa Giulio II della Rovere (1503-1513) incarica il giovane Antonio da Sangallo di continuare l’opera dello zio.

Il giovane architetto completa il cortile maggiore aggiungendo il porticato a due ordini sovrapposti, il mastio ottagonale e il portale bugnato di accesso al Forte.

Considerato una delle più importanti opere militari dell’epoca, il forte fu dimora papale fino agli inizi del 1800, quando divenne carcere.

Durante la guerra molte famiglie si rifugiarono nel forte che, infine è un museo dal 1950.

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Il museo racconta la storia del brigantaggio in Maremma nato dopo l’unità d’Italia recuperando alcune verità storiche. Un particolare attenzione al brigante Tiburzi, che era chiamato il "Re del Lamone", in riferimento alla selva ai confini con la Toscana dove si nascondeva.
Domenico Tiburzi era nato a Cellere nel 1836 e amministrava la giustizia secondo il principio di “rubare ai ricchi per donare ai poveri”. La prima vittima del brigante fu una guardia campestre del marchese Torlonia che venne uccisa nel 1867. La sua vita avventurosa finì nel 1896 quando fu catturato dai Carabinieri in un casale vicino Capalbio.

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La rocca Farnese domina il borgo di Cellere ed è stata edificata nel Medioevo sui resti di un insediamento preistorico.

E’ stata poi ristrutturata dai Farnese, con i quali Cellere visse un periodo di splendore, che la trasformarono in un palazzo residenziale.

Guardando la rocca si possono riconoscere le diverse epoche di intervento e la trasformazione dall’originaria struttura quadrata che forse era una torre d’avvistamento.

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Il convento di San Giovanni Battista a Celleno è stato costruito nel 1610 con Bolla del Papa Paolo V per i Padri Riformati.

Fu ampliato nel 1769 per ospitare fino a 30 religiosi.

Il convento ruota attorno ad un chiostro riccamente affrescato che ha la caratteristica monumentale cisterna per la raccolta delle acque piovane.

La chiesa è adornata con pitture e ha un elegante coro ligneo del 1600 posizionato nell’abside della chiesa.

All’interno delle mura di cinta si trova un meraviglioso parco di lecci secolari.

Dagli anni ’80, il convento è un Centro turistico-culturale.
 

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Dalla piazza del comune di Celleno si sale al castello superando un ponte in muratura ad arcata unica.

Alla fine del ponte si oltrepassa un bel portale e si entra nel castello dove non tutti gli ambienti sono visitabili a causa di varie frane e cedimenti.

Il castello iniziale di Celleno, la grande torre quadrata, sembra non aver risentito delle varie disastrose scosse sismiche degli ultimi secoli ed è la parte residenziale che ha avuto problemi.

Il crollo di molti cunicoli e camminamenti impedisce di capire l’architettura del complesso.

Dopo il terremoto, il castello fu confiscato dal comune per utilizzato come sede comunale, ambulatorio e scuola fino alla costruzione degli edifici nel paese nuovo.

Parte del castello è stato restaurato recentemente dal pittore Enrico Castellani.

In un muraglione di fronte la piazza inferiore del castello si possono notare due pietre bianche che durante la seconda guerra mondiale sorreggevano una targa marmorea con le sanzioni che venivano applicate all’Italia dagli invasori.

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