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Abbiamo lanciato #ilfturonellenostreradici e da allora riceviamo tante richieste di aiuto e collaborazione. Allora è tempo di fare alcune riflessioni.

Come magari non sapete, da anni mi occupo dei piccoli comuni e cerco di aiutarli a trovare un loro ruolo culturale che possa essere di sopravvivenza/rinascita socio-economica. Scrivo storie di paesi improbabili, quello di oggi ha 83 abitanti e 3 millenni di storia in Abruzzo. 

Lo faccio insieme al mio gruppo di Discoverplaces.travel che è un portale e una casa editrice e facciamo tutto in 2 lingue.

Stavo pensando che da secoli la nostra risposta alle crisi è stata l'emigrazione e questa sarà la prima vera crisi che dovremo gestire in casa, con un viaggio in noi stessi e nella nostra storia, e non avremo la facile scappatoia dell'estero. 

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una vera fuga di giovani cervelli in cerca di opportunità. Come gruppo che si occupa di rimettere in connessioni gli italiani emigrati con i loro familiari del paese di origine, abbiamo costruito molti contatti con persone che risiedono fuori dall’Italia.

Una mia amica di Perth un anno fa mi ha chiesto che cosa stava accadendo qui da noi in Italia, perché il consolato era invaso da giovani laureati in cerca di fortuna. E faceva il confronto con quando la sua famiglia era arrivata in Australia con le valige di cartone mentre quelli di oggi sono la crema culturale del nostro paese.

Eppure avevamo bisogno di questi ragazzi per far crescere il turismo culturale, soprattutto considerando che nel turismo lavorano micro imprese spesso a bassa scolarizzazione che non possono essere il catalizzatore dello sviluppo di questo settore.

Eppure oggi dobbiamo fronteggiare qualcosa di totalmente nuovo. 

Questa volta è diverso, dovremo trovare #ilfturonellenostreradici. Siamo chiusi in casa e forse per molto tempo ci sentiamo più sicuri ad abbracciare un familiare che ad uscire fuori nel mondo dove non riusciamo a vedere e a proteggerci dai temibili virus. 

Stiamo facendo un viaggio interiore in cui i veri punti di riferimento sono le nostre radici, la vera certezza sulla quale non possiamo dubitare. Poi piano piano potremo tornare a trovare confidenza anche in altre situazioni.

E questo non riguarda solo la mia generazione.

Forse anche ai giovani non viene in mente di andare subito in locali affollati e rumorosi come la prima cosa da fare una volta che riapriremo le nostre case. Ma se penso a quanti dei ragazzi dell’età di mia figlia hanno iniziato o iniziano la loro attività lavorativa partendo dai ristoranti o dai locali, mi viene in mente che c’è una generazione che deve ridisegnare tutta la sua iniziazione alla vita.

E non potranno più pensare di trovare una soluzione lasciando l’Italia e andare a cercare lavori migliori all’estero. Se vorranno una paga migliore dovremo combattere insieme per aiutare il paese a risollevarsi e trovare una soluzione nel perimetro della nostra comunità.

Forse ritrovando e ricostruendo legami con qualcuno dei numerosi emigrati all’estero che hanno ancora parte del loro cuore nei paesi d’origine in Italia. Un legame fortissimo se pensiamo che addirittura il potente Mike Pompeo, ex direttore della CIA, ha trovato un pomeriggio della sua vita per andare a scoprire Pacentro, il paese in Abruzzo da cui sono partiti i suoi nonni.

Istintivamente so che entreremo di nuovo nel mondo a piccoli passi, e nel piccolo ci saranno alcune delle nostre risposte

Un viaggio nella nostra identità più profonda, come abbiamo sempre detto che l’identità è il punto da cui si deve partire per un programma di sviluppo turistico di un territorio.

Probabilmente questo significa che dovremo fare tanti patti: tra chi governa e l'opposizione, ma anche patti tra generazioni, patti tra campagna e città, patti tra preservazione e utilizzo del patrimonio culturale, patti tra industrie e inquinamento ... 

Forse tutte queste armonie che dovremo tornare a comporre si possono riassumere nella conciliazione tra passato e futuro. 

Che ne pensate?

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Come tutti sappiamo, i cinesi mangiano con le bacchette. Quello che non sapete è perché?

Dopo varie ricerche ho scoperto questo...

La parola ‘bacchette’ si dice Kuaize 筷子. Il termine Kuazi è composto dal carattere 竹 (zhu), che vuol dire bambù, e dal carattere kùai (快) che significa veloce. Questi caratteri messi insieme danno vita ad un unico carattere 筷 Kuai che, unito al carattere 子 (zi= figlio) danno vita alla parola "bacchette".

Proprio per questo loro significato di "veloce/figlio", è usanza regalare delle bacchette a dei giovani sposi come augurio per avere al più presto un bambino. 

Quando è nato l'uso delle bacchette?

 Le prime bacchette risalgono al 1200 a.C., durante la Dinastia Shang, ma ci sono anche molte leggende sulla nascita di esse, la mia preferita è questa:

... Un giorno qualunque il re Zhouwang, aspettava di mangiare il suo banchetto reale insieme alla sua concubina Daji.

Durante il pranzo reale, il Re notò che il patto che gli era stato servito era troppo caldo e non riusciva a mangiarlo. Il Re era molto severo e fece chiamare immediatamente il cuoco di corte per avere delle spiegazioni. Il cuoco rischiò molto quel giorno, la sua stessa vita, ma grazie all'astuzia e al fascino della concubina Daji, il cuoco si salvò.

Eh già, Daji, ebbe un affascinante idea, utilizzò due dei suoi spilloni di giada per prendere il cibo e imboccare il suo sovrano.

Inutile dire che il sovrano ne resto immensamente ammaliato da un tale gesto così elegante, tanto da decidere di voler utilizzare quegli spilloni ad ogni pasto.... 

Uso delle Bacchette

Quando mangiate con le bacchette, attenzione a non indicare mai nessuno con esse e attenzione a non posarle all'interno della ciotola vuota, perché è simbolo di un rito funebre.

Non infilzate mai il cibo con le bacchette, perché è simbolo di morte e il cibo per loro è sacro.

Non tamburellare sul pitto con le bacchette, è un gesto riservato solo ai mendicanti.

E' cattiva educazione mordere o leccare le bacchette.

Curiosità a tavola

I cinesi sono molto rumorosi e a tavola apprezzano il "rutto" alla fine del pasto, è sinonimo di aver gradito molto il cibo e per questo il cuoco ne sarà lusingato.

Fra pochi giorni in Cina è la Festa degli Antenati, e una fra le tante usanze è quella di far volare nel cielo un aquilone.

Per non sentirmi troppo a lungo a casa, ho deciso di creare un aquilone da far volare in cielo (ovviamente dal mio balcone di casa) e poi apparecchierò la tavola e mi gusterò un buon piatto di "riso alla cantonese".

Ricetta del Riso alla Cantonese

Ingredienti: 

Riso basmati

 Uova

 Piselli

 Cipolla

 Dadini di prosciutto cotto

 Salsa di soia

Fate cuocere il riso per circa 5 minuti, poi scolatelo bene (il riso deve essere al dente) e lasciatelo freddare girandolo di tanto in tanto. 

Nel frattempo in una padella mettete a cuocere le uova e strapazzatele bene. In un altro tegame, mettete a soffriggere l'olio con la cipolla e poi aggiungete i piselli.

Quando i piselli saranno cotti, unire le uova e il riso, mescolare il tutto e aggiungere un cucchiaio di salsa di soia e infine aggiungere i dadini di prosciutto cotto.
Buon Appetito!

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Abruzzo è terra di pastori e il suo territorio è percorso da numerosi tratturi, le vie lungo le quali passava la transumanza e che oggi sono state dichiarate patrimonio immateriale dell’Umanità dall’UNESCO.

I pastori spostavano il loro gregge due volte l’anno, in estate nei pascoli freschi della montagna e in inverno in quelli meno freddi vicino al mare. Hanno percorso per millenni gli stessi sentieri che sono stati descritti in testi antichi. Nel loro cammino partecipavano a fiere e contribuivano all’economia del territorio. 

Per questo la cucina abruzzese ha tanti piatti a base di agnello e di pecora. Dai famosi arrosticini entrati nella tradizione italiana nel mondo a piatti particolari e tipici di specifiche zone.

Teramo era una delle ultime tappe con la sua posizione fra due fiumi e a poca distanza dal Mar Adriatico, ed è sempre stata una città indipendente e piuttosto bellicosa. Diciamo che la sua storia è stata caratterizzata dal dover contenere le mire espansive dei suoi vicini e dal doversi reinventare dopo dure calamità naturali come i terremoti.

Nella sua cucina ‘non si butta niente’ e forse per questo motivo uno dei suoi piatti tradizionali sono le “mazzarelle”, degli involtini di interiora d’agnello chiuse in foglie di lattuga o indivia e legate con il budellino.

Venivano preparate soprattutto a Pasqua, quando nelle famiglie si cucina l’agnello simbolo di Gesù che si lascia morire per la nostra salvezza. Qualcuno mangiava la parte nobile dell’animale e qualcuno poteva avere solo quello che a Roma si chiama il quinto quarto. 

Secondo la tradizione Teramana, le mazzarelle si mangiavano al mattino con la colazione pasquale insieme alle uova sode benedette e alla pizza pasquale.

Oggi questo piatto è talmente entrato nella vita delle persone che è entrato nella lista dei PAT – Prodotti Agroalimentari Tradizionali del ministero italiano e si possono gustare in ogni momento dell’anno.

La ricetta di oggi viene presentata da Daniele Zunica, quarta generazione di una famiglia che gestisce un ristorante a Civitella del Tronto dal 1880. Tutto parte da una locanda per viaggiatori e oggi è uno dei posti migliori dove ritrovare la vera cucina abruzzese con piatti tra tradizione ed innovazione. 

Tutti i prodotti che usano vengono dal territorio da produttori selezionati per la qualità e l’attenzione all’ambiente. Se poi volete imparare a cucinare, Daniele e il suo staff organizzano anche corsi di cucina ove imparare a conoscere a fondo sapere e sapori abruzzesi.

Ricetta delle Mazzarelle Teramane

Ingredienti: 

Coratella d’agnello (cuore, fegato e polmone)

Budella

Aglio e cipolla

Prezzemolo, rosmarino, maggiorana, alloro, chiodi di garofano, timo, salvia

Peperoncino

Trebbiano d’Abruzzo

Olio extravergine d’oliva

Foglie di lattuga o indivia

Sale e pepe

Passata di pomodoro

Si inizia dalla pulizia delle interiora: apriamo quindi le budella nel senso della loro lunghezza, e le laviamo accuratamente strizzandole più volte. Quando saranno diventate di color chiaro e ben pulite, risciacquiamo con acqua ed aceto. 

Tagliamo a listelli la coratella, laviamo e mettiamo a scolare, dopo aver salato, insieme con le budella. 

A questo punto si può iniziare la realizzazione del piatto prendendo una foglia di lattuga/indivia e disponendo su quest’ultima 3-4 listelli di coratella. A queste si aggiungere un po' di cipolla, di prezzemolo e d'aglio. 

Quindi arrotoliamo e leghiamo con le budella, e via via che gli involtini saranno preparati li mettiamo nuovamente a scolare. Queste sono le ‘mazzarelle’.

Ammorbidiamo quindi le mazzarelle in acqua salata con alloro e chiodi di garofano portando a ebollizione e facciamo cuocere per circa 2 ore a fuoco lento.

Per la parte finale, in una padella mettiamo a soffriggere gli odori, e aggiungiamo le mazzarelle e qualche mestolo dell’acqua di cottura. Quando cominceranno a friggere (ed olio e acqua saranno stati assorbiti), aggiungiamo il vino Trebbiano d’Abruzzo e lasciamo sfumare. 

Le mazzarelle possono essere consumate “in bianco” o con l’aggiunta della passata di pomodoro.

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Video-pillole sul turismo - parte 19

Come reagire al Coronavirus? #ilfuturonellenostreradici

Nel video di oggi torniamo nella tradizione culinaria Teramese, grazie a Daniele Zunica. Uno chef e un imprenditore che da anni nel ristorante di famiglia ripropone le ricette della tradizione. 

Ci ha scritto per raccontare la storia delle “Mazzarelle”, un piatto pasquale tipico di Teramo, e ci ha lasciato la sua ricetta piena di ricordi.

Un ristorante che dal 1880 continua a tenere in alto l’enogastronomia Abruzzese, lui e tutti i nostri amici che ci hanno scritto sono la prova che le radici sono profonde, non si spezzano, e sono anche molto gustose!

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#italianisuperanotutto #ilfuturonellenostreradici

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Tutti noi la vita in quarantana sembra impossibile!

Tutto si è fermato, eccetto i supermercati, ma a parte la triste motivazione di questa quarantena, direi che non mi ci sto trovando male! Mi manca fare lunghe passeggiate, mi manca correre controvento, mi manca bere un caffè al bar, mi manca salutare il barista, insomma mi mancano le stesse cose che mancano a tutti.

Ma sto cercando di considerare questa quarantena come fosse una sorta di "viaggio" e quindi mi adatto a esso. Anche se non abbiamo la possibilità materiale di viaggiare, ricordiamo che la nostra mente è programmata anche per viaggiare con la fantasia e non solo....

In questo mio viaggio virtuale, ho deciso di riprendere la mia valigia rossa e di infilarci dentro tutte le documentazioni avute dalle mie ricerche, queste saranno i miei souvenir... 

Primo souvenir: India

Questa mattina mi sono svegliata ancora con addosso l'emozione del film che ho guardato la sera prima e dato che si tratta di un film “bollywoodiano” ho deciso di documentarmi sull'India e sulle loro usanze. 

Lo sapevate che ...? 

Sapevate che in India l'ospite è sacro? per loro l'ospite è un Dio e come tale va servito e riverito.

Lo sapevate che, quando ci viene offerto del cibo, bisogna rifiutare per due volte e poi accettare? inoltre prima di sedersi a tavola, bisogna lavarsi le mani. 

Pensate che nei ristoranti indiani ci sono dei lavabi appositi per le mani, divisi da quelli del bagno, perché come tutti noi sappiamo, in India, in particolare nella parte Sud, è uso consumare il cibo con le mani, quindi prima di iniziare a mangiare è bene lavarsi le mani. 

Bisogna lavarsi le mani anche fra una portata e l'altra, perché restare con la mano sporca non è ben gradito. Quando si mangia, si fa molta attenzione a sporcarsi solo le dita, perché se si sporca tutta la mano, vuol dire che siamo maleducati e che non sappiamo mangiare. 

Inoltre, bisogna mangiare solo ed esclusivamente con la mano destra, non con la sinistra. Infatti la mano sinistra è considerata "sporca", in quanto è usata per l'igiene e quindi il cibo non va toccato con questa mano e nemmeno i piatti. 

Qualora il piatto viene toccato con la mano sinistra, lo stesso cibo viene considerato "sporco", quindi se dovessimo incontrare una persona indiana o se un giorno decideste di vistare l'India, tenete bene presente questa cosa. 

Inoltre, ringraziare non è ben apprezzato, perché è come se fosse un pagamento, ma il modo migliore per far capire che abbiamo gradito il cibo è quello di mangiare tutto, tutto. 

Con queste notizie, però, mi è venuta una gran fame e soprattutto una voglia di provare a gustare il cibo con le mani ;). 

No disturb please! Stasera viaggio e si cena dinanzi al Taj Mahal con dei Samosa. 

Ricetta dei Samosa

Antipasto tipico indiano e facile da cucinare!  Ingredienti:

250gr di farina

100ml di acqua

Patate

Cipolla

Piselli

50ml olio di oliva

Sale q/b

Peperoncino

Cumino 

Preparazione 

Prepariamo l'impasto usando la stessa tecnica che si usa in ogni parte del mondo. Quindi, mescoliamo in una ciotola 250 gr di farina con l'acqua e olio e il sale, lavoriamo il tutto con le mani, fino ad attenere una consistenza simile a quella per la pizza.

Poi prepariamo il ripieno: facciamo sbollentare le patate e poi ripassiamole in padella con olio, cipolla, piselli, peperoncino e cumino. 

Intanto che facciamo raffreddare il ripieno, stendiamo la pasta e creiamo delle piccole pizzette tonde che poi andremo a dividere in due, ci troveremo due mezzelune che dobbiamo andare a riempire e poi a chiudere dando la forma di un cono.

Possiamo friggerli o cuocerli in forno a 200° per circa 15 minuti. 

Ovviamente la ricetta originale è diversa, questa è una versione più adatta a noi e con ingredienti facili da avere in casa. 

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Video-pillole sul turismo - parte 18

Come reagire al Coronavirus? #ilfuturonellenostreradici

In questo video ritorniamo in Abruzzo, una terra di splendore e storia, grazie a Maurizio. Un ingegnere originario di Ortona dei Marsi, che ci ha raccontato il suo amore per il paese natale, dove da tanti anni non vive più ma che porta stretto nel cuore. 

Così stretto, che ha avviato un meleto condiviso, piantando una varietà particolare di mela proveniente da Ortona, e dando in adozione a chiunque volesse un albero di mele. 

In questo modo sta facendo conoscere il suo paese, che grazie a professionisti come Maurizio ha una possibilità di rifiorire. Per lui abbiamo scritto e pubblicato la storia di Ortona dei Marsi, ma l’Abruzzo continua a colpire, ritorneremo presto!

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Un pesto originale per accompagnare un pesce che fa parte da sempre della cucina mediterranea.

Infatti l'orata è un pesce che vive anche nel Mar Mediterraneo, in particolare lungo le coste e nelle lagune non lontano dalla terra ferma, ed è entrato praticamente nella cucina tradizionale di ogni paese che si affaccia su questo meraviglioso mare. 

Solamente in inverno, l’orata si sposta in mare aperto formando banchi più numerosi per difendersi dal freddo. 

La sua carne è soda e saporita e in cucina è sempre stata usata. Era uno dei pesci preferiti degli antichi romani che la cuocevano alla brace e poi la condivano con salse che oggi sono improponibili. 

Ad esempio, conoscete per esempio il garum? Una salsa fatta la fermentazione delle interiora di pesce e sale che i romani usavano per esaltare il sapore di molte pietanze e per bilanciare la loro dieta ricca di cereali. Mi incuriosisce ma non ne sento la mancanza.

Negli ultimi anni in Italia si è molto sviluppato l'allevamento in mare aperto che da orate con carni un po' più grasse.

Ricetta delle Fettucce al ragù di orata

Per prima cosa si prende l'orata e la si sfiletta. Useremo solo la polpa a cui abbiamo tolto le eventuali lische rimaste.

Poi prendiamo un paio di pomodorini, li tagliamo a metà e togliamo la parte interna acquosa. Intanto in una padella mettiamo l'olio, uno spicchio di aglio in camicia, qualche cappero dissalato (di quelli piccolini chiamati lacrime di Venere) ed i pomodorini tagliati a dadini.

Facciamo prendere calore ed aggiungiamo la polpa dell'orata triturata grossolanamente e lasciamo cuocere per pochi minuti. 

Adesso prepariamo il pesto di prezzemolo: mettiamo in un bicchiere per frullatore ad immersione il prezzemolo lavato, solamente le foglie, qualche grano di sale grosso ed un poco di olio. 

Frulliamo per qualche secondo e poi aggiungiamo un poco di acqua, le mandorle ed il succo di limone. Poi frulliamo ancora fino ad ottenere una crema. 

Lessiamo la pasta, la scoliamo al dente e finiamo la cottura in padella aiutandoci con l'acqua della pasta. Impiattiamo, con il pesto a parte, un giro d'olio ed una macinata di pepe nero. 

Nel bicchiere? Un Laluci del Baglio del Cristo di Campobello, vino bianco siciliano di uve Grillo.

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Video-pillole sul turismo - parte 17

Come reagire al Coronavirus? #ilfuturonellenostreradici

Oggi ci spostiamo a Benevento, la città natale di un carissimo ragazzo che qualche giorno fa ci ha mandato un messaggio da farci venire le lacrime agli occhi (di felicità!). 

Si chiama Camillo, e qualche giorno fa, tra la malinconia che porta questa quarantena, ci ha scritto un messaggio ringraziandoci dei video che stiamo facendo, che lo fanno sognare per quei pochi minuti e gli tengono compagnia in un momento cupo come questo. 

Grazie Camillo! 

Per lui abbiamo scritto e pubblicato la storia di Benevento, come stiamo facendo per molte altre persone che ci chiedono una dedica d’amore al proprio paese. Presto gli faremo un’altra sorpresa… 

Noi continuiamo così, e aspettiamo le vostre storie! 
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