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La Minestra Bazzoffia o minestra dell'amore è un piatto tipico della zona fra Priverno e Sezze, in quella che un tempo era la Ciociaria Storica e corrispondeva alle Province di Campagna e Marittima dello Stato Pontificio.

Un piatto poverissimo che univa le ultime verdure dell'inverno con le prime della primavera e serviva a riciclare il pane raffermo che rimaneva duro e non mangiabile. Ovviamente, erano immancabili i carciofi di Sezze che sono una vera eccellenza della zona. 

Era un piatto che oggi chiameremo “portata unica” dove erano presenti anche l'uovo e il formaggio pecorino con il latte delle pecore dei Monti Lepini. Praticamente una vera botta di energia che poteva servire a risvegliare i corpi dopo il freddo invernale e prepararli alle fatiche del lavoro nei campi in primavera. Ma non solo …

Le donne preparavano la minestra dell'amore e la offrivano agli uomini di ritorno dalla campagna, la completezza del piatto dava agli uomini la giusta carica e da qui "minestra dell'amore".

Oggi è più difficile che un uomo torni a casa dopo aver lavorato la terra, o che nella madia (il mobile dove si conservava il pane) ci sia il pane raffermo, quindi ne ho fatto una versione più contemporanea.

Ricetta della Minestra Bazzoffia

Inizio dai carciofi e li ho tagliati fini. Poi ho affettato un cipollotto e lo ho messo in un tegame con olio extravergine di oliva, un veloce passaggio e subito ho aggiunto i carciofi tagliati per far insaporire tutto insieme leggermente. A questo ho poi aggiunto della bieta, quella a foglie piccole, e delle foglie di lattuga ed infine i piselli e ho lasciato insaporire tutto insieme. 

Poi ho aggiunto dell'acqua per creare la minestra e ho coperto parzialmente il tegame lasciando sobbollire per un’ora.

Nel frattempo ho preparato dei crostini di pane saltandoli in padella con pochissimo olio e profumati all'origano. 

Preparo anche un uovo in camicia che adageremo sulla minestra. La preparazione è sempre delicata: prendiamo un pentolino con dell'acqua e lo facciamo bollire leggermente aggiungendo dell'aceto. Con un cucchiaio creiamo un mulinello nell'acqua e li verseremo un uovo che in un paio di minuti creerà una camicia bianca intorno al suo tuorlo. 

Passato il tempo di cottura delle verdure versiamo la minestra in una scodella, adagiamo l'uovo sopra, mettiamo i crostini di pane e una macinata di pepe e finalmente serviamo la nostra minestra dell’amore. 
Nel bicchiere avevo un Pinot Grigio Friulano, perfetto!

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L’anno della Cultura e del Turismo Italia - Cina è il momento per apprezzare la cultura e le bellezze del patrimonio di questo paese ma anche le bellezze della natura, e che natura!

Con l’arrivo della primavera, iniziamo un viaggio attraverso il mondo dei fiori e delle piante Cinesi, molti dei quali ancora oggi “contagiano” le nostre tavole, parchi e giardini.

Non per niente, alla Cina è stato dato il nome di “Madre del Giardino”.

Per via della posizione geografica e l’ampiezza del suo territorio, la Cina è stata ed è ancora un forziere di bellezze naturali. 

Marco Polo fu uno dei primi a raccontare e portare i frutti e gli sgargianti fiori dell’impero Cinese in Italia. L’esploratore in più occasioni descrisse nel suo diario gli strani frutti provati durante il suo viaggio lungo la Via della Seta, come lo zenzero, le pesche, i peperoni e molti altri frutti e fiori di cui sottolinea i fantastici colori, e la grandezza rispetto ai frutti dell’Italia del tempo. 

Dalla Cina alla Cucina

Rimarrete sicuramente sorpresi nel sapere che molte delle cose che si trovano nel nostro orto o nel cesto della frutta sul nostro tavolo, tanti anni fa si trovavano solo in Asia.

Dalle rose che popolano i giardini Europei, alle pere che tanto ci piacciono in succhi di frutta e dolci a non finire. Nell’Asia Occidentale e nella grande Cina, ad esempio, le pere sono un albero da frutto spontaneo che oggi abbiamo modificato e imparato ad allevare con grande maestria.

Così come i Mandarini, la cui coltivazione venne introdotta in Europa nel solo XIX secolo, i limoni e altri agrumi, che oggi si inseriscono nei sapori fondamentali e nei piatti della nostra dieta mediterranea vengono dalla Cina. 

Il Kumquat

Oltre agli agrumi che già ben conosciamo, una recente importazione di sapore che da qualche decennio invade scaffali e banchi della frutta è il Kumquat.

Questo piccolo e strano frutto proviene sempre dalla nostra sorella dell’oriente e il suo nome vuol dire “Arancio D’Oro”.


Di colore arancione acceso e dalla forma ovale allungata, non più grande di 3cm, è un frutto delicato e molto succoso, che ricorda il sapore aspro e leggermente dolce di un mandarino. 

Non è soltanto buono, ma fa anche bene, pensate che solo 5 piccoli Kumquat apportano all’incirca l’80% di Vitamina C giornaliera.

Nel sud della Cina, dove vengono coltivati più assiduamente, i Kumquat sono come da tradizione canditi o conservati in composte e marmellate. Sono molto diffusi anche in Giappone, dove esiste un caleidoscopio di curiose varietà.

Le piante Cinesi: fanno bene allo spirito...e al portafoglio

Ogni frutto ed ogni fiore in Cina ha un significato simbolico ben preciso.

Nel feng shui, l’antica arte Geomantica Taoista, le piante sono un importante conduttore di energia positiva. Aiutano nella fortuna, nel benessere psico-fisico e nel nostro potere economico. 

Esistono appunto delle piante famose per i loro poteri legati alla prosperità e al denaro, come l’Albero di Giada o la Pilea Peperomioides conosciuta come la “Pianta delle Monete Cinesi” di cui parleremo meglio in un altro articolo!

Il Fiore di Loto e la Peonia: due fiori imperiali da ammirare

Il fiore di loto è uno dei fiori più conosciuti e più apprezzati al mondo, proviene dalla Cina e si lega al suo territorio tanto quanto alla storia del suo Impero. 

Viene rappresentato frequentemente in dipinti, arazzi e tessuti, ed è un simbolo molto importante che racchiude in sé la forza della natura, la rinascita, e l’energia femminile. 

Non solo in Cina, ma anche in molti altri paesi Asiatici. 

Seguono poi le colorate orchidee e le maestose peonie. Quest’ultimo fiore in Cina è considerato la “regina del giardino”, il fiore imperiale per eccellenza e, nel linguaggio dei fiori, simboleggia autorità, potenza e ricchezza. 

Da anni le peonie popolano i nostri giardini, e sono i fiori e gli arbusti preferiti da chiunque voglia creare il romantico giardino all’Inglese per eccellenza. Non soltanto per il loro profumo intenso, ma anche per l’incredibile facilità di coltivazione. 

[caption id="attachment_57936" align="pull-left" width="300"]Vitorchiano - Orto Botanico Moutan Vitorchiano - Orto Botanico Moutan[/caption]

Dalle pere agli agrumi, fino ai fiori del nostro giardino... il Made in China è più antico di quanto pensiamo! 

La Cina è più vicina di quanto noi possiamo immaginare.

Queste sono soltanto alcune delle piante e dei frutti che provengono dalla nostra grande sorella d’Oriente. Ma senza l'audacia, e forse la pazzia dei nostri esploratori, non avremmo potuto mai “fare nostri” e protagoniste di un patrimonio di ricette e usanze che ci legano ogni giorno ancora di più. 

Alla prossima puntata!

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Conoscete la costa Jonica della Calabria? Sapete cosa è il Sacro Graal?

Una linea di mistero le unisce associando il Santuario di Monte Stella a Pazzano, Villa Caristo, una delle più belle della regione in stile barocco, il Castello di San Fili a Stignano e la chiesa di San Francesco a Stilo.  

Si tratta di una direttrice scoperta poco tempo fa da una discendente della famiglia Lamberti che per secoli è stata una delle protagoniste della vita sociale di questa parte della Calabria.

Cinzia Lamberti, che si fa chiamare Pantaleone Lamberti Spadei in onore di suo nonno e di molti altri suoi antenati, ha trovato su tutti questi 4 siti il collegamento col simbolismo del Santo Graal, elemento che ha animato storie di mistero in tutto l’Occidente essendo identificato con la coppa che venne usata da Gesù durante l’ultima cena e che poi Giuseppe d’Arimatea utilizzò per raccogliere il sangue di Cristo dopo la sua crocifissione.

E che ci sia un disegno unitario nella scelta di questi segnali è anche spiegabile dal fatto che tutti i siti sono riconducibili alla famiglia Lamberti e quindi a qualcuno che magari voleva lanciare un segnale ai suoi eredi.

Questo è un sistema già usato nel passato in altre circostanze, anche se non sempre sono stati spiegati e le scoperte hanno alimentato il mistero invece che svelare un segreto.

Nel mondo, infatti, ci sono strani allineamenti che non si riescono a spiegare come quello dei 7 santuari dedicati a San Michele Arcangelo, che vanno dall’Irlanda e passando per Inghilterra, Francia, Italia, Grecia e Turchia arrivano fino in Terra Santa. Come se qualcuno con una conoscenza inusuale per la sua epoca avesse lanciato dei segnali ai suoi successori.

Ad aggiungere mistero, poi, alcuni allineamenti sono collegati agli astri celesti, alle costellazioni o ai movimenti del sole in corrispondenza dei solstizi.

Il mito del Sacro Graal è iniziato nel medioevo con la nascita delle storie sui cavalieri che andavano peregrinando alla sua ricerca. Per esso si è combattuta la prima crociata e per il medesimo sono state scritte migliaia di pagine.

Si dice sia stato trovato dai Genovesi proprio durante la prima crociata, come è stato raccontato da Jacopo da Varaze, arcivescovo di Genova, nel 1260, ma ad oggi ci sono due coppe che pretendono di essere il Sacro Graal, una nella Cattedrale di San Lorenzo di Genova e una nella Cattedrale di Valencia.

Ma prima di lui, anche molte leggende precristiane raccontano di eroi celtici con vasi o della cornucopia dei Greci e dei Romani che rappresentava la parte spirituale dell’aldilà.

L’allineamento in Calabria

Tutto parte dalla forma della pianta del Castello Lamberti, o Castello San Fili di Stignano. Visto dall’alto, infatti, il castello (che ricorda in tal contesto quello di Parsifal) appare come un calice oppure come una freccia con la sua pianta a forma triangolare.

[caption id="attachment_111209" align="alignnone" width="808"] Immagine elaborata dal geologo Tommaso Bruzzese per la verifica dell'allineamento[/caption]

Questo maniero è proprio l’estremità che collega il santuario di Monte Stella che, all’apice della direttrice, custodisce sull’altare della grotta la corona del “fleur de lis” (che secondo alcune leggende apre il segreto del Graal). 

Sulla direttrice si trova poi Villa Caristo, sempre costruita dai Lamberti, che presenta lo “scranno periglioso” che ricorda la Tavola rotonda di re Artù ed una Gerusalemme Liberata in marmo, forse l’unica opera marmorea del capolavoro del Tasso.

Ma come collegare questa famiglia ai Templari e alla iniziazione esoterica della conoscenza e del Santo Graal?

Questa famiglia era una mecenate e una collezionista di opere di Francesco Cozza, un artista di Stignano che aveva avuto come maestro il pittore templare calabrese Mattia Preti. 

Mattia Preti è stato un grande pittore barocco che aveva lavorato fra Italia e Malta, dove morì, e apparteneva all’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, dopo essere stato nominato Cavalier Calabrese da papa Urbano VIII.

Questo ordine, conosciuto meglio come Sovrano Militare Ordine di Malta, è oggi uno stato senza territorio avendo governato per un breve periodo solo Rodi e Malta. E’ l’erede naturale dell’antico Ordine dei Cavalieri Ospedalieri fondato nel 1048 e reso sovrano nel 1148 da Papa Pasquale II.

A Malta, Mattia Preti aveva lavorato alla Chiesa di San Giovanni del Tempio che aveva preso nome proprio dai Templari che la avevano voluta. Quando nel 1312, l’Ordine fu sciolto, la chiesa venne affidata ai Cavalieri di Malta e cambiò il suo nome. Sul pavimento si possono vedere circa 400 tombe in marmo intarsiato di molti cavalieri dei due ordini, un capolavoro unico al mondo.

Ma torniamo in Calabria e alla Chiesa di San Francesco a Stilo, dove si trova un altro simbolo riconducibile ai Lamberti, cioè uno stemma che raffigura un’incudine, descritta così dalla sovrintendenza del Ministero dei Beni Culturali, un simbolo che molti pensano i Lamberti abbiano messo a testimonianza della loro intensa attività siderurgica preunitaria (secondo lo studioso Danilo Franco che attribuisce lo stemma ai Lamberti).

Ma se visto capovolto, questa particolare raffigurazione può apparire come un calice.

[caption id="attachment_111218" align="pull-left" width="201"]

Un'incudine (secondo la sovrintendenza dei beni culturali), probabilmente a testimonianza dell'intensa attività siderurgica preunitaria (secondo lo studioso Danilo Franco che attribuisce lo stemma ai Lamberti).[/caption]

A tutte queste coincidenze si deve aggiungere che la Calabria ha una lunga e importante tradizione letteraria sul ciclo carolingio, a cui in qualche modo la famiglia pare sia legata, e che meriterebbe di essere conosciuta meglio. 

Il ciclo carolingio calabro è uno dei più ricchi in Europa e annovera tra tutti i poemi e le relative varianti una ventina di opere, ancora in gran parte sconosciute.

Fra queste opere citiamo la “Chanson d'Aspremont”, un poema tra i più antichi e ritenuto una delle colonne portanti del fenomeno letterario europeo, insieme alla Chanson de Roland.

Le ricerche continuano e si stanno approfondendo gli studi perché comprendere tutti questi segnali potrebbe rivelare qualcosa di grande in Calabria.

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Video-pillole sul turismo: parte 4

Come reagire al Coronavirus? #italianisuperanotutto

Il caso di Muro Lucano

Dopo il successo della Guida di Gambatesa, ci hanno mandato fotografie da Muro Lucano per poter pubblicare la guida di questo splendido borgo della Basilicata. Una richiesta che abbiamo preso senza pensarci due volte. 

Un altro borgo che ha una storia ricca di fascino, e che ha un grande numero dei suoi abitanti e discendenti all’estero. Le storie belle vanno raccontate, e noi ora aspettiamo le curiosità di Muro Lucano da raccontare e promuovere sul nostro portale, come abbiamo fatto per Arena e Gambatesa. 

Però ognuno deve fare la sua parte e chi ci ha mandato le fotografie ora è impegnato nella promozione dei contenuti sui social di Muro Lucano su cui sono in contatto residenti ed emigrati.

In un turismo che per il momento non può che essere digitale, dobbiamo continuare a raccontarci, per preparare il nostro paese a rinascere più forte di prima.

E questo lo faremo anche insieme alla nostra community, che ogni giorno non smette di stupirci con le loro foto, storie e soprattutto il loro amore per la “propria Italia”!

RACCONTIAMOLA INSIEME!

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Video-pillole sul turismo: parte 3

Come reagire al Coronavirus? #italianisuperanotutto

La riscossa del Molise.

Sono molti i turisti che non visiteranno l’Italia per via dell’emergenza, c’è anche il rischio che per molto tempo non torneranno più a vederla. E come fare quando il turismo è una delle marce fondamentali per la nostra economia?

Come Discoverplaces, uno dei nostri obiettivi è quello di far conoscere le bellezze del nostro patrimonio, non solo agli Italiani, ma a tutti gli oriundi del mondo di conoscere e ri-conoscere il loro paese, partendo dalle proprie radici.

Oggi abbiamo parlato del caso di Gambatesa, un Comune del Molise che abbiamo raccontato e di cui abbiamo caricato la Guida Turistica online, per omaggiare il paese natale del nostro Webmaster, Gambatesanese DOC. 

La risposta dalla guida e dal video è stata straordinaria, non solo perché sono arrivate dall’America le foto di questo Comune, ma anche perché ha creato un vero e proprio movimento a dir poco sentimentale tra i suoi abitanti, che hanno condiviso la Guida sui gruppi degli emigrati di Gambatesa e su tutti i portali dedicati, in Italiano e Inglese.

Anzi, le foto ci sono arrivate da un emigrato italiano in Florida che le ha messe a disposizione per il suo paese di origine.

Per rinascere si deve guardare anche al passato. Ora più che mai abbiamo bisogno di promuovere le nostre bellezze, e preparare il terreno per i turisti e i nostri fratelli lontani che appena finita l’emergenza vorranno venirci a trovare.

Per questo, se volete aiutare il vostro paese e avete una storia da raccontare scriveteci! 

La racconteremo insieme in due lingue, promuovendolo in tutto il mondo insieme a voi. 

E se la guida del vostro paese è già nel nostro sito, condividetela nei gruppi degli oriundi Italiani che ancora lo amano o potrebbero amarlo tanto quanto voi!

Facciamoci conoscere! 

RACCONTIAMO L'ITALIA INSIEME
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#italianisuperanotutto

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Video-pillole sul turismo: parte 2

Come reagire al Coronavirus? #italianisuperanotutto
Dalla Lombardia alla Calabria

In tanti hanno risposto al nostro primo video, con una solidarietà e una voglia di rinascere pazzesca che ci ha sorpresi positivamente.

Dopo la registrazione della prima parte, abbiamo cominciato a raccontare i paesi della “Zona rossa”. Abbiamo scoperto un mare di storia e di bellezza che sotto tutta la preoccupazione andava valorizzata e promossa in modo da far conoscere Codogno, Casalpusterlengo e tanti altri per quello che veramente sono, belli, antichi e pieni di opportunità.

Dopo aver lanciato questo messaggio di solidarietà, abbiamo ricevuto tantissimi commenti dagli abitanti di questi paesi, che ci hanno raccontato storie e mandato tantissime foto per arricchire le pagina web del loro paese. Li abbiamo ringraziati.

Abbiamo scoperto, grazie a loro, anche una rete di solidarietà che ha tenuto i loro spiriti alti durante il loro periodo di quarantena. Uno spirito tutto Italiano che non smetteremo mai di applaudire.

Ma la storia più interessante viene da Arena in Calabria con la storia della pianta della luce che sta animando il gruppo Discover Calabria. La versione in inglese è stata condivisa sui social e fatta leggere a tutti gli emigrati all’estero di Arena per mantenere vivo il contatto con loro.

RACCONTIAMO L'ITALIA INSIEME

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#italianisuperanotutto

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Video-pillole sul turismo - parte 1

#italianisuperanotutto

Con questo # abbiamo deciso di iniziare una operazione di supporto al turismo dei centri minori che, praticamente, coincide con la sopravvivenza delle comunità stesse.

Da gennaio, il 2020 si è trasformato in un anno decisivo e di grandi cambiamenti. Ad iniziare dall’epidemia di COVID-19, iniziata in Cina nei primi dell’anno e che oggi sta inglobando tutto il mondo in un’isteria generale e in particolare l’Italia.

Oggi l’Italia è diventata l’untore del mondo e la prima industria colpita è quella del turismo: aeroporti deserti, crociere sospese e treni cancellati.

Se i turisti non possono venire, e le nostre strutture non possono lavorare, come fare?

Come reagire al Coronavirus? 

Noi abbiamo cominciato a pubblicare video sul canale Youtube Discover Places.travel per dare consigli su come non farsi prendere dal panico e dalla depressione e iniziare a reagire.

Come redazione di Discoverplaces, ci occupiamo da anni della promozione dei territori e dei borghi minori, della nostra Regione Lazio e di tutta Italia, con le nostre Guide Turistiche e le storie di tradizioni e folklore che tanto ci caratterizza.

Abbiamo anche una newsletter molto seguita sugli eventi del fine settimana che ora sono sospesi.

Allora abbiamo pensato: 

“Se dobbiamo stare a casa, continuiamo a lavorare e a fare viaggiare gli aspiranti turisti nel nostro paese con storie e informazioni fruibili digitalmente. Questo è il momento di promuoverci, sotto la luce positiva della nostra bellezza e del nostro valore culturale”. 

In questo primo video parliamo di una grande opportunità di iniziare un racconto del nostro patrimonio. 

Abbiamo lanciato lo slogan “Eravamo i più belli, siamo i più belli e saremo i più belli” e offerto il nostro aiuto per tutti i paesi Italiani. Dobbiamo soltanto guardare la nostra bellezza e promuoverla con storie e materiale digitale per farla scoprire al mondo. 

Il nostro compito sarà di editare, tradurre e caricare sul sito.

Noi non abbiamo paura, non l’avremo, e lo dobbiamo far capire alle persone che vivono in quei paesi che ora ci guardano con occhi diversi. 

RACCONTIAMO L'ITALIA INSIEME

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#italianisuperanotutto

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“Mens sana in corpore sano” è un detto latino che in questo periodo è di un’attualità disarmante: la mente è sana se il corpo è sano. 

Il pericolo sanitario rischia di deprimerci.  Io lo combatto con la positività e mi viene voglia ancora di più di cucinare qualcosa di profondamente italiano. Nei periodi di sbandamento tornare alle nostre radici è rassicurante, come italiani ne abbiamo viste talmente tante nel corso dei secoli che invece di annullarci ci hanno portato ad essere il paese più bello del mondo.

Così, anche in questo tempo di crisi continuo la mia vita di sempre e mi dedico alla scoperta dei sapori di stagione. Il mercato rionale, quello del Trionfale dove vado sempre, è gonfio di prodotti locali buonissimi, i supermercati li lascio ai pazzi. 

Gli ortaggi sono strepitosi, i primi carciofi romaneschi quelli dei campi vicino al mare tra Maccacrese e Ladispoli sono freschissimi. I carciofi li riconosci dalle foglie e dal taglio di campagna ancora bianco. 

Al banco del pesce adocchio un bel rombo dell’Adriatico, scatta l’idea! 

“Paccheri al ragù di rombo e carciofi un piatto che abbraccia i due mari, una Tirreno-Adriatico culinaria”. 

Due coste gonfie di storia: Ladispoli le cui origini sono etrusche fu come Anzio meta turistica della antica Roma. La sabbia nera di origine vulcanica delle sue spiagge e delle campagne è gonfia di ferro e favorisce la qualità dei carciofi che sono diventati DOP. 

Pescara, che prende il nome dal fiume le cui sorgenti sono un’oasi naturalistica che vale la pena visitare, non ha quasi bisogno di presentazione. Il suo mare con il fondale sabbioso è generoso e il rombo è una delle specie più pregiate. 

Eppoi, qualche volta mi sento il D’Annunzio della cucina.

Ricetta di Paccheri al ragù di rombo e carciofi 

Per prima cosa sfiletto il pesce realizzando 4 filetti togliendo la pelle. I due più grandi li userò per un secondo piatto al forno, quelli più piccoli li taglio a cubetti e metto tutto da parte.

Pulisco i carciofi e li preparo tagliando i gambi a rondelle un po’ spesse e i fiori in spicchi sottili.

Una parte degli spicchi li friggo e li userò per guarnitura, il resto li sbollento in acqua con qualche fetta di limone in modo da prevenire l’ossidazione.

Qualche minuto di ebollizione, poi tolgo i limoni e frullo con il minipimer. Poi metto tutto in padella con olio ed aglio e lascio cuocere a fuoco bassissimo. Solo a fine cottura aggiungo i cubetti di rombo perché è un pesce delicato e cuoce in un attimo.

Preparo la pentola per la pasta e dopo aver scolato i paccheri al dente, quasi al chiodo, li verso in padella e li manteco.

Per guarnizione, ma anche per croccantezza, sul piatto aggiungo gli spicchi di carciofo fritti.

Un piatto che abbraccia i due mari, una Tirreno-Adriatico culinaria senza biciclette, un inno alla primavera. E accompagno tutto con uno Chardonnay del Friuli, per continuare l’abbraccio ideale all’Italia e perché è perfetto con i carciofi che sono sempre difficili da abbinare.

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