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Nella pronuncia cinese della parola "Polo" ci sono indizi che svelano l'origine di questo sport, indicando che la Cina potrebbe anche essere la culla dell'antico polo.

Documenti storici e frammenti rinvenuti in arazzi di raso decorati del Sichuan (Figured Satin) dimostrano che a Chengdu si realizzavano abbigliamenti per il polo così popolari a livello mondiale che possono essere paragonabili alla "Nike” di oggi.

Con il restauro della elegantissima veste "Tuanhua Green Satin", possiamo comprendere il lascito straordinario della città di Chengdu nella storia degli sport antichi e dare pieno significato al "ritorno" di Chengdu da protagonista negli sport equestri.

La popolarità globale degli arazzi di raso decorati (figured Satin) di Chengdu nel Sichuan

Nel 1984, ai 23° giochi olimpici di Los Angeles, un regalo del Comitato Olimpico Cinese attirò l'attenzione della gente. Si trattava di un antico arazzo cinese usato nel polo. La delegazione cinese, che partecipava per la prima volta ai Giochi Olimpici, lo presentò al Comitato Olimpico Internazionale.

Sembrava che ci fosse un grande significato dietro questa mossa. Nell'immaginario generale, fra gli antichi sport praticati in Cina c’erano il Tzu-Chu Cuju (un calcio antico, originario della Cina) o le arti marziali del Tai Chi, ecc.

Come il polo potrebbe condividere questa gloria? Nell'antica Cina, in che modo il successo del polo è stato così emozionante? Che impatto ha avuto sullo sviluppo sportivo e sugli scambi internazionali in tutto il mondo?

Tutto inizia con il polo e fa tornare in vita ricordi e motivo di orgoglio per Chengdu.

Le differenze con il polo di oggi: una questione di scala

I cavalli correvano a tutta velocità, il colore delle vesti era brillante e la palla era piccola come un pugno. Sul "lussuoso" terreno che sembrava uno specchio fatto apposta per il gioco, due squadre giocano con una palla, in competizione per segnare il goal contro l'altra squadra. Tutto estremamente competitivo e spettacolare, questo meraviglioso sport era l'antico polo un tempo molto popolare nelle corti della Dinastia Tang in Cina.

Il Polo nell'antica Cina era conosciuto come "Jiju", "Jiqiu", e i giocatori cavalcavano con una mazza a manico lungo per colpire la palla. Tuttavia, l'origine di questo antico e oggi rinomato sport mondiale è stata avvolta nella nebbia del mistero della storia, e finora non vi è alcuna conclusione definitiva su dove e come questo sport sia nato.

Alcune persone pensano che il polo sia nato dalla Persia (l'attuale Iran), si sia poi diffuso dalla Persia al Tubo (l'attuale Tibet) durante la dinastia Tang, e infine abbia guadagnato popolarità nelle pianure centrali dell'antica Cina.

Dopo anni di ricerche, Shuai Peiye è arrivato a credere che probabilmente il polo abbia avuto origine in Cina. Osservò che la parola inglese "Polo" veniva dalle colonie britanniche dell'India, un termine ormai accettato in tutto il mondo, e il suo suono usato nell'antica versione persiana indù di "Pa Luo", probabilmente proveniva dall'area pastorale delle praterie tibetane.

La cosa più interessante è che nella regione di Gilgit, nel nord del Pakistan, che è attraversata dall'antica Via della Seta, ci sono ancora molti antichi campi di polo e i giochi si svolgono esattamente nello stesso modo dell'antico polo cinese.

Nelle Famose Capitali scritte da Cao Zhi durante il periodo dei Tre Regni, c'erano poesie come queste: "i giocatori erano impegnati a giocare a Jiju (antico Polo), con agilità e abilità diverse", che indicano che almeno nella tarda Dinastia Han il polo era popolare in Cina. 

Ad oggi, tutti i paesi con forti squadre di polo in Europa non hanno ancora trovato una testimonianza storica precedente a questa che abbiamo menzionato.

Il fascino dell'antico polo non è diminuito nel corso degli anni, ma si è evoluto nel fascino del polo moderno che conosciamo oggi. Il Regno Unito, gli Stati Uniti, l'Argentina, l'India e il Medio Oriente oggi adorano ancora questo sport.

Il polo è amato dalle famiglie reale europee e dai leader di vari paesi, ad esempio, le celebrità che si sono innamorate del polo includono il principe ereditario britannico Charles e i suoi due principi, il principe del Sudan e molte altre star del cinema internazionale.

Il famoso giocatore argentino di calcio Gabriel Batistuta, il "dio della guerra", è stato coinvolto nel polo dopo il suo ritiro dal calcio, una situazione unica per il mondo del polo. 

Da quando è stato paese ospitante per le Olimpiadi del 2012, il Regno Unito sta ancora lavorando sodo per far tornare lo sport del polo nei Giochi Olimpici e nel mondo dello sport.

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'Sò ttutte magna code e ssò ccarine
Sò ttutte magna code e ssò galante'

In questo stornello c'è il luogo di nascita di uno dei piatti più famosi della cucina romana e dell'uso del 5/4: la coda alla vaccinara nel rione Regola.

Ma cosa è il Quinto Quarto?

Per chi non è di Roma dobbiamo raccontare la storia della cucina romana tradizionale quando alla curia e ai nobili venivano riservate le parti più pregiate degli animali mentre al popolo venivano lasciate le frattaglie, il Quinto Quarto.

Queste frattaglie comprendono il fegato, i polmoni, la lingua, la trippa, la coda, le zampe, l’intestino e la milza, ma anche i testicoli, il cervello, le mammelle, i reni e il cuore. E fra le ricette dobbiamo citare la coda alla vaccinara, la trippa alla romana, la pajata, la coratella e le animelle.

La storia che raccontiamo riguarda la coda e forse il periodo doveva essere intorno al 1700, quando nel rione che costeggiava il fiume Tevere ci abitavano soprattutto vaccinari e conciatori di pelle. 

Poi nel 1875, dopo l’unità d’Italia, furono eretti i muraglioni di contenimento per evitare che il fiume straripasse e creati i famosi viali lungotevere. 

E per la loro costruzione distrussero molti edifici storici come la chiesa di San Bartolomeo dei Vaccinari, ossia coloro che lavoravano al macello e che scuoiavano le carcasse degli animali (vaccina vuol dire mucca) per separare la pelle ricevendo in regalo il famoso Quinto Quarto.

Ma prima dei bastioni, questi straripamenti lasciavano uno strato di sabbia, detta "renula", che per effetto della storpiatura linguistica divenne Regola, che diede poi il nome al rione Regola.

Inizialmente per questa ricetta si usava la coda di bue, e le massaie avevano l'abitudine di usarla per farne almeno due ricette: una minestra e la coda.

Le massaie prima bollivano la coda e ne facevano una minestra, poi continuavano a cuocerla preparando la ricetta più classica. Normalmente insieme alla coda si cuocevano anche i "gaffi", cioè le guance.
Oggi non prepareremo la coda alla vaccinara ma userò la coda di vitello per farne un ragù che condirà delle fettuccine.

Ricetta di fettuccine al ragù di coda di vitello

Prendiamo la coda di vitello, la tagliamo all'altezza delle vertebre e la laviamo.  Mettiamo il pezzo in un tegame con un po’ di olio, rosoliamo da tutti i lati e bagnamo con del vino rosso. Facciamo evaporare l'alcool e aggiungiamo la cipolla tritata finemente per insaporire il tutto.

A questo punto aggiungiamo la passata di pomodoro con un poco di acqua, sale e pepe, e lasciamo cuocere per un paio di ore. Giusto il tempo di preparare la pasta. 

Per l’impasto ho usato la farina di grano Solina, un grano antico di cui si hanno notizie sicure già nel 1500. Un grano che cresce in montagna, soprattutto in Abruzzo, e ha una bassa resa per ettaro e un lungo tempo di coltivazione. Ma il suo grande vantaggio è che il grano solina ha una bassa percentuale di glutine ed una alta percentuale di proteine ed è indicato per una alimentazione sana. 

Prepariamo la pasta usando 1 uovo per ogni etto di farina circa. Stendiamo la pasta e poi la taglieremo a fettuccine larghe circa 7 millimetri e lasciamo asciugare un poco.

A questo punto siamo pronti per tornare alla coda: la togliamo dal sugo, la spolpiamo e la tritiamo grossolanamente. Poi rimettiamo i pezzetti nella salsa con la quale condiremo la pasta scolata al dente.

Nel bicchiere ho messo un vino che dovevo provare, un vino umbro della famiglia Lungarotti un blend di uve merlot e sangiovese: L'U, un rosso di buona struttura e piacevolezza in bocca

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Per quei pochi che ancora non mi conoscono, io e mia madre amiamo i cavalli e sono stati importanti per superare le difficoltà della vita. Per questo abbiamo creato la Fondazione Horse Museum e siamo andate in Cina.

Con la battaglia che sta combattendo la Cina contro il virus, abbiamo deciso di dedicarle uno spazio e di raccontare la storia della relazione tra la Cina e il cavallo. Perché la storia del cavallo nasce in Asia, dove si addomesticano, si creano i finimenti, si gioca a polo da millenni e al cavallo è dedicato un segno zodiacale.

E idealmente vorremo che in questo momento un cavallo potesse aiutare i nostri amici cinesi come ha aiutato noi nei momenti difficili.

Il Cavallo nella cultura cinese antica

La prima evidenza storica del suo addomesticamento risale a più di 5.000 anni fa, quando gli allevatori di stirpe mongola cominciarono ad addestrare i cavalli Tarpan. 

Nella Cina antica la storia dei cavalli si intreccia con la leggenda e la loro importanza è stata talmente profonda da modificare irreversibilmente la storia della Cina e dell'Asia centrale. È importante ricordare, infatti, che il fondamento e il successo dell’Impero Cinese è dovuto proprio all’adozione della cavalleria.

“I cavalli sono il fondamento della potenza militare, la grande risorsa dello Stato”

Questa frase del generale Ma Yuan (14 a.C. - 49 d.C.), famoso conoscitore di cavalli, riassume brillantemente l'importanza vitale e la stima con cui venivano trattati i cavalli nella Cina della dinastia Han (206 a.C. - 220 d.C.). 

Il rifornimento di buoni stalloni da guerra, infatti, era considerato fondamentale per combattere le popolazioni nomadi Xiongnu, situate nell’odierna Mongolia. Questi nomadi erano considerati così pericolosi e distruttivi che già la dinastia Qin (221 a.C. - 206 a.C.) aveva iniziato la costruzione della Grande Muraglia per proteggere la Cina dai loro attacchi. 

Le relazioni fra le prime dinastie cinesi e gli Xiongnu erano complesse, con ripetuti periodi di confronti militari e intrighi alternati a scambi di tributi, commercio e matrimoni combinati a scopo politico.

Un’altra importante testimonianza della tecnologia, della vita militare e della cultura all'epoca dell'Impero Qin (221-206 a.C.) è il famosissimo Esercito di Terracotta, parte del complesso tombale antico più grande al mondo: il mausoleo di Qin Shi Huang, il Primo Imperatore della Cina. 

Gli scavi archeologici di questo sito, Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 1987 e considerato l’Ottava Meraviglia del Mondo, hanno portato finora alla luce le statue di più di 8.000 soldati, 130 carri e ben 670 cavalli.

I cavalli e il commercio 

Durante la sua lunga storia la Cina ha spesso dovuto affrontare dei periodi in cui nel suo vasto territorio il numero dei cavalli era scarso o non di grande qualità. Per sopperire a questa mancanza i Cinesi hanno spesso usato i loro fiorenti mercati e le loro merci più pregiate come fonte di scambio, barattandole con cavalli.

Uno dei motivi principali dell’apertura della cosiddetta “Via della Seta”, sotto la dinastia Han (206 a.C. - 220 d.C.), era proprio la ricerca nelle regioni occidentali di cavalli più grandi e più potenti. Durante questo periodo perfino la preziosissima Giada, di cui parleremo in uno dei nostri prossimi articoli, fu usata per acquisire cavalli di migliore qualità.

Anche il tè fu usato come merce di scambio, sin dall’inizio della dinastia Tang (618 - 907 d.C.). E’ molto famosa la storia dei mercati del "tè per cavalli” e ne abbiamo anche parlato recentemente in uno dei nostri articoli sulla Via del Te e dei Cavalli. I tibetani avevano bisogno di te per bruciare i grassi della loro ricca dieta e i cinesi avevano bisogno dei loro cavalli per combattere i mongoli.

I cavalli, tuttavia, non erano solo considerati una ricchezza, ma anche un forte status symbol sociale per l’élite cinese e uno dei soggetti più rappresentati nell’arte della Cina imperiale. 

La leggenda dei Cavalli Celesti

Emblemi di nobiltà, eleganza, velocità e potenza, i cavalli si sono arricchiti nel corso del tempo di valenze soprannaturali ammantate di resoconti leggendari. 

Tra i più famosi miti troviamo quello dei “Cavalli Celesti”, straordinari destrieri capaci di trasportare chi li cavalcava nelle terre degli immortali. La leggenda, nata nella Cina dei primi secoli, intorno al 120 a.C., parlava di una razza di cavalli magici, slanciati ed imponenti, che correvano veloci più del vento, erano invincibili in guerra e provenivano direttamente dal paradiso. 

Il loro segno distintivo: minuscole gocce di sangue sul manto al posto del sudore a testimoniarne la divinità. 

La leggenda narra che un funzionario imperiale disse di aver assistito alla nascita di un cavallo soprannaturale nelle acque di un fiume nel nord della Cina e compose una poesia per celebrare l’evento, in cui il cavallo veniva messo in stretta relazione sia con il Dio del Cielo sia con l'imperatore stesso, a formare un tramite di potere cosmico. 

Secondo alcuni studiosi infatti il cavallo assume in questo senso un’importanza religiosa, come un sacro veicolo, che può innalzare colui che lo possiede allo stato di immortale, risiedente in cielo al fianco del Dio.

Inoltre, la credenza popolare considerava il cavallo come un parente stretto del drago, riteneva che entrambi fossero stati originati dall'acqua ed entrambi capaci di raggiungere il mondo soprannaturale degli immortali. 

La diffusione del Polo, lo sport dei re

Le ipotesi sulle origini del Polo equestre sono moltissime e molto diverse tra loro, ma tutte portano ad un’unica zona geografica: l’Asia.

Sembra che il Polo sia uno degli sport più antichi del mondo le sue origini siano da ricondursi alla zona fra Cina e Mongolia. Alcune fonti fanno risalire al 600 a.C. la prima partita ufficiale, disputatasi fra persiani e turcomanni. 

Secondo questa teoria le movenze e lo stile di gioco deriverebbero direttamente dalle battute di caccia nelle quali i Mongoli inseguivano la preda a cavallo e la colpivano a morte con un bastone.

Sull’origine del nome esistono diverse teorie: la più accreditata fa derivare il termine Polo dalla parola tibetana “pulu”, ossia palla. Un’altra ipotesi invece interpreta pulu, come il nome con cui venivano chiamate le gare a cavallo in Persia. Una terza traduce lo stesso termine con il salice, l’albero con il quale era formata la palla da gioco.

A rafforzare l’idea che il Polo sia lo sport dei re è la leggenda secondo la quale anche il sovrano mongolo Gengis Khan amasse dilettarsi in questo gioco: è probabile, ma non sicuro, che la sua diffusione in Cina sia avvenuta proprio per merito suo a partire dal 1211. 

Il Polo in Cina assunse un'importanza tale che per poter accedere alle cariche pubbliche più importanti era necessario essere anche abili giocatori di Polo.

Dalla Cina il Polo si diffuse in India. Anche qui ebbe molto successo, specialmente tra i sovrani indiani, i Maharaja. Proprio grazie ai Maharaja il Polo riuscì ad affermarsi in Europa e da lì in tutto il mondo: nel diciottesimo secolo infatti i soldati britannici arrivati in India grazie alla spinta coloniale conobbero per la prima volta questo singolare sport e ne rimasero affascinati.

Il cavallo nell’oroscopo cinese

Il Cavallo ( 马 ) è anche uno dei dodici segni zodiacali dell'astrologia cinese, il settimo.

Secondo la tradizione, i nati negli anni del Cavallo hanno una spiccata sensibilità estetica, un grande estro e una brillante creatività. Hanno nei confronti dell'arte in generale una profonda passione, e un innato talento, che possono anche trasformarsi in una vera e propria professione, soprattutto nell'ambito della critica letteraria e della fotografia.

Sono molto sicuri di sé, e per questo non solo si trovano a proprio agio in ogni situazione, ma riescono anche ad essere ammirati e apprezzati dalle più svariate persone con cui entrano in contatto. 

Sul lavoro, nella vita sociale e in amore ricercano l'eleganza e la raffinatezza, hanno grande charme e fascino: vivono rapporti passionali e imprevedibili, in quanto si divertono a stupire e spiazzare il proprio partner.

Curiosità

Alla Cina vengono attribuite le più importanti innovazioni della storia equestre: l’invenzione del morso, delle briglie e della sella, probabilmente già nel terzo millennio a.C. Anche l’invenzione della staffa è di origine cinese nel II secolo a.C. 

La staffa restò un vantaggio importante delle cavallerie asiatiche (e degli arcieri a cavallo in particolare) su quelle Europee fino ad oltre il nono secolo.

Il cognome Ma, cioè «Cavallo» è al 19° posto, come frequenza, tra gli oltre 22.000 cognomi presenti in Cina. Rappresenta quindi un cognome molto diffuso se pensiamo che i primi 20 cognomi sono portato da oltre la metà della popolazione (che si aggira attorno al miliardo e quattrocento milioni di persone!)

Nel simbolismo cinese è molto frequente l’uso del cavallo. Per esempio la scena di una o più scimmia sopra a un cavallo esprimono l'augurio di ottenere un grado elevato "hou" con grande rapidità "ma shang”. Quindi dipinti o statue con questa raffigurazione vengono regalate come augurio di una folgorante carriera.

La storia del cavallo e della Cina non è finita e la continueremo, nel frattempo speriamo che il cavallo possa aiutare tutti noi, amiamo queste figure libere e ammiriamo la loro eleganza.

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Durante questi giorni di crisi e di tristezza, le mie orecchie soffrono nel sentir frasi, come: “non mando mio figlio a scuola, perchè in classe c'è un bambino cinese”, “non vengo in gita perchè, con tutti questi cinesi che sono in giro! Sai, non si sa mai. Meglio essere prudenti!”, “Tu lavori con i cinesi, che dicono di questo virus?”. 

Esatto, io lavoro con i bambini cinesi e ho amici cinesi, ecco cosa pensano i cinesi di questa situazione (per motivi di privacy non cito i loro nomi):

Ha 33 anni e vive a Foshan

Alla mia domanda, “cosa senti in questo momento?” ecco la sua risposta:

"Dal 23 Gennaio, il governo ci ha invitati a non uscire di casa, a non far visita ai nostri familiari e ai nostri amici. Io vivo sola e in questi giorni non ho mai potuto vedere i miei genitori. Ci hanno detto di lavarci molto spesso le mani e di indossare le mascherine. 

Il 26 Gennaio è spartita, come un soffio d'aria, la nostra splendida tradizione di festeggiare il Capodanno.

In questi giorni, usciamo solo per andare al mercato per comprare del cibo. Ormai, sono tre settimane che, sono chiusa in casa.

Ogni comunità è chiusa, alcuni cittadini che sono stati nei luoghi di Hubei si sono isolati in casa.

Poichè il virus è stato trasmesso da persona a persona ancor prima che ci si ammalasse, ci siamo resi conto che erano necessarie delle misure governative. Quando il nostro paese incontra difficoltà, come questa, siamo subito pronti a prendere misure necessarie e ciò che la gente comune nel paese può fare è non aggiungere caos e seguire rigorosamente le norme, ma i nostri compatrioti all'estero, sono purtroppo etichettati come VIRUS. Mi chiedo, chi sono queste persone nei paesi occidentali, con livelli di istruzione superiore, che sono in grado di identificare i virus in base al colore, al paese e chiamarli Virus Cinese e Virus Wuhan?

Nelle pagine di storia, leggiamo "la peste bianca", "virus Ebola", non virus africano o virus europeo, non capisco perchè bisogna dire "virus cinese" o " virus di Wuhan". 

Quando un paese è nei guai, queste etichette malvagie aumentano, a volte penso che, molte persone, stavano aspettando solo questa "giusta opportunità".

In questo momento, se non è possibile fornire alcuna soluzione, si prega di non opprimere i cinesi. Alle persone che credono che questo virus sia correlato direttamente alla razza, voglio dire che non è solo il popolo cinese a mangiare animali strani, il mondo è grande e con esso anche le varie usanze.

Non puntate il dico solo perchè qualcosa va storto! 

Nel processo di gestione di questa epidemia, i nostri cittadini stanno studiando molto approfonditamente il virus e le misure di protezioni. I medici curano disinteressatamente i pazienti per trovare modo di curarli, anche noi nel nostro piccolo, facciamo del nostro meglio e ci atteniamo a quello che ci dicono di fare. 

È vero, noi non siamo stati perfetti e si sono riscontrati problemi interni.
Il Governo sta rapidamente correggendo. Quest'anno sarà un anno difficile per il nostro paese, dovremmo affrontare questa epidemia e il suo impatto sull'economia. Quindi vi chiedo di non aggiungere, alla nostra difficoltà, le vostre frasi e atteggiamenti di bullismo! 

Infine, vorrei ringraziare anche i miei simpatici amici italiani che anche da lontano ci aiutano a respingere queste frasi discriminatorie. Voglio dirvi grazie per avermi chiesto "Come stai?", "Cosa senti?"
Grazie per il vostro sostegno!  

(una parte del testo in cinese scritto da C.) 

33 anni di Chengdu 

Tutti sanno che tutto questo è dovuto al fatto che alcune persone hanno mangiato un maledetto animale selvatico, che non ha nulla a che fare con la maggior parte dei cinesi, quindi credo che, questa discriminazione verso noi cinese non sia giusta. Siamo tutti vittime! 

22 anni di Suzhou 

Io credo che le mille notizie, i molti titoli di giornali " VIRUS CINESE", non fanno altro che aumentare il panico.
Io vivo a Roma perchè studio italiano, ma in questi giorni evito di uscire perchè vedo la gente intorno a me aver paura di me, così preferisco restare a casa. La Cina non è come ora la descrivono i media, non è Virus o l'inferno sotto la politica del socialismo. La mia Cina è un paese pieno di storia e di cultura come lo è Roma. 

19 anni, di Deyang (testo scritto in inglese a mano) 

Mi hai chiesto del virus che si sta diffondendo ampiamente in Cina, bene. Tutti in Cina stanno facendo del loro meglio per fermarlo e prenderne il controllo. Io, come tutti, devo restare chiuso in casa tutto il giorno. I medici stanno combattendo ogni giorno con il virus e stanno scommettendo la propria vita contro di esso. 

All'estero i cinesi sono trattati diversamente, la gente evita di incontrarli. Non lo so! Se non c'è virus nei nostri corpi SIAMO GLI STESSI, SIAMO TUTTI UMANI. Spero che quando andrò a studiare in Italia non sarò trattato diversamente, solo perchè sono cinese e ho attraversato il "disastro". 

Il virus ovviamente influenzerà la nostra economia, per quanto mi riguarda è solo questione di tempo. La nostra Cina è grande e forte e uscirà da questo problema. Credo nei tanti dottori e infermieri che ogni giorno sacrificano la loro vita per noi! 

Margherita 19 anni (Un commento pubblicato su un social)

A dire la verità, quando ho saputo che c'era discriminazione contro i cinesi che vivono in Italia da mesi o da anni, solo perchè in Cina c'è ADESSO il Virus, mi sono sentita triste, fredda, delusa e anche un poco arrabbiata.

Non mi aspettavo che i Cinesi sarebbero stati trattati ingiustamente, quando già devono affrontare un momento difficile. 

Si, è vero che il virus è comparso in Cina, il numero delle vittime è spaventoso ed è necessario e indispensabile che gli altri paesi prendano le giuste misure per proteggersi. Ma proteggersi non è uguale alla discriminazione irrazionale.

Fortunatamente gli italiani che conosco io sono simpatici e gentili, credo che l'amicizia tra la Cina e l'Italia sia invulnerabile. I miei professori italiani ci hanno inviato lettere e messaggi per farci sentire il loro calore.

Comunque quello che dobbiamo isolare è il virus e non certo la solidarietà e i cinesi.

Sono sicura che tutto andrà meglio. Forza Cina! 


Queste, seppur poche voci, ci riescono a far capire che siamo esattamente tutti uguali, il virus è nato in Cina e si sta diffondendo e come dice la mia amica cinese: SIAMO TUTTI VITTIME DEL VIRUS, ma una cosa è certa il virus non è la persona cinese. 
 

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Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato la storia e l’importanza, nella tradizione cinese, del Feng Huang ossia la Fenice d’Oriente, il mitico un uccello di fuoco ritenuto sacro, simbolo di longevità e buon auspicio.

Ma lo stesso nome, come qualche nostro lettore ci ha fatto giustamente notare, è anche il nome di un bellissimo villaggio sospeso nel tempo, una città considerata tra le più belle della Cina. Quindi oggi vi vogliamo raccontare la storia della città di Fenghuang, (凤凰古城) famosa per la sua bellezza naturale, la sua storia e il fascino senza tempo, tanto da guadagnarsi il titolo di Venezia d’Oriente.

L’antica città di Fenghuang si chiama come la famosa Fenice d’Oriente proprio perché la sua storia si intreccia con la leggenda di queste creature mitologiche. Infatti, si racconta che: 

"Dopo aver sorvolato il paese per molti chilometri, una coppia di giovani fenici raggiunse per caso una piccola città che sorgeva sul bordo di un fiume. La bellezza del piccolo paesino, incastonato come un diamante nel verde della natura rigogliosa, meravigliò a tal punto le due fenici che decisero di stabilirsi lì.”

Fenghuang si trova nella regione dello Hunan, in un'area dove i panorami naturali sono tra i più belli e mozzafiato di tutta la Cina. Tutti i viaggiatori che raggiungono questo luogo restano affascinati dalla bellezza senza tempo di questo antico villaggio, elegante e misterioso, circondato dal verde della natura rigogliosa.

Fenghuang è divisa in due distretti: la città vecchia e quella nuova. 

Le origini della città vecchia sono antichissime e risalgono al Periodo delle primavere e degli autunni (dal 770 al 476 a.C.), mentre la parte più recente risale al regno dell’imperatore Kangxi della dinastia Qing (1704), con edifici tipici del periodo e molto ben conservati.

La città è una combinazione perfetta tra la bellezza del paesaggio naturale di montagna e il fascino della storia tradizionale e della cultura dei gruppi etnici che vi abitano, in prevalenza le minoranze etniche Miao e Tujia. Entrambe ancora oggi mantengono i loro costumi tradizionali e parlano la loro lingua locale.

Il modo migliore per visitare Fenghuang è camminare, perché la città è un vero e proprio museo a cielo aperto. Andare in giro tra le stradine e le dozzine di antichi e tortuosi vicoli costeggiati da case tradizionali e residenze storiche, in tipico stile Ming e Qing, fa fare, letteralmente, un viaggio nel tempo e permette di scoprire com'era lo stile di vita in Cina prima della modernità.

La città vanta oltre 300 siti storici. Tra questi il Castello Huang Si Qiao (黄丝桥古城), una fortezza in pietra magnificamente preservata edificata nel 687 durante la dinastia Tang, e il muro perimetrale Xiangxi, costruito durante la dinastia Ming (1368 - 1644), considerato da molti come la Grande Muraglia della Cina meridionale. E poi ci sono il Palazzo della Longevità (万寿宫), il Palazzo Chaoyang (朝阳宫), il ponte Hong (虹桥), la Torre Orientale (东门城楼) e la Pagoda Wanming (万名塔). 

C’è solo l’imbarazzo della scelta!

Un altro modo per apprezzare al meglio le particolari architetture di Fenghuang è fare un giro in barca lungo le sponde del fiume Tuo Jiang: da lì si possono ammirare  i Diaojiaolou (吊脚楼), ovvero le tipiche abitazioni in legno costruite su palafitte, caratteristiche dell’etnia Miao. 

Lungo le rive del fiume è poi facile scorgere le donne che lavano i vestiti e gli uomini che pescano, mentre sulla banchina viene preparato il cibo quasi nello stesso modo da secoli.

Anche il panorama notturno di Fenghuang è incantevole: tutti gli edifici antichi che si affacciano sul fiume sono illuminati. Al tramonto i numerosi locali si riempiono e le strade brulicano di gente. 

Spesso ci sono delle feste molto belle e utili per conoscere le tradizioni e la cultura della popolazione di etnia Miao. Al contrario, durante le prime ore della giornata la città sembra un luogo completamente differente, silenzioso e tranquillo.

La città è curiosamente famosa anche per le sue caramelle allo zenzero, un mix di dolce e piccante, ancora oggi preparate secondo una ricetta molto antica. Inoltre è famosa per la sua cucina molto piccante. Alcuni piatti tipici sono il sanguinaccio con carne d'anatra e riso glutinoso (血粑鸭), la zuppa dell’etnia Miao (苗家酸汤) e il maiale affumicato (腊肉).

Il tempo di Fenghuang è caratterizzato da un clima umido sub-tropicale e monsonico, con quattro stagioni distinte, molte piogge e sole abbondante. Le stagioni migliori per visitare la città sono la primavera e l’autunno. Anche il periodo da settembre a novembre è consigliato perché la temperatura è ideale e le piogge estive sono terminate. I giorni sono caldi e le notti sono fresche.

La stagione delle piogge dura da aprile a giugno. Dopo la pioggia, il paesaggio avvolto nella foschia assomiglia ad un dipinto tradizionale cinese.

Nei mesi di dicembre e gennaio l’aria è fredda e spesso nevica, ma essendo bassa stagione ci sono meno turisti.
Quindi quando sarà di nuovo possibile viaggiare in Cina, non dimenticate di inserire nel vostro itinerario la meravigliosa Fenghuang, la Venezia d’Oriente.

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In Cina non si mangiano abitualmente pipistrelli o altri animali strani; esistono normalissimi supermercati e non solo mercati con animali vivi sulla strada.

Hanno costruito ospedali (in più) non perché non ce n’erano ma per risolvere il problema ancora più velocemente; il governo non nasconde le notizie, anzi; c’è molta solidarietà sia fra cinesi sia con le comunità di stranieri come noi che in Cina si sentono “a casa”.

Soltanto Wuhan e lo Hubei sono “blindati” ma nelle altre città e Province cinesi si può circolare abbastanza liberamente, sebbene ci invitino continuamente e a limitare al minimo indispensabile gli spostamenti. Supermercati e farmacie sono tuttora aperti, si possono comprare alimentari ed altri generi di prima necessità. Bisogna indossare la mascherina quando si esce e fare più attenzione del solito.

Ad ogni modo non abbiamo paura: siamo rimasti qui a lottare insieme agli amici cinesi. Questo Paese e questo popolo non si meritano quello che gli sta accadendo.

Il governo ogni giorno pubblica un bollettino aggiornato al giorno precedente (nella versione originale che noi leggiamo direttamente in cinese sono menzionate addirittura le generalità dei malati). Esistono perfino delle APP per vedere dove sono i casi più vicini a te, in più per noi stranieri in Cina hanno attivato su tutto il suolo nazionale delle hot-line in inglese e in altre lingue da chiamare in caso di bisogno. 

Anche se l’Italia attualmente ha bloccato i voli diretti da e per la Cina, noi come italiani non siamo affatto tenuti prigionieri: volendo, potremmo rientrare in patria facendo scalo in altri Paesi, tuttavia riteniamo che al momento sia più sicuro rimanere che mettersi in viaggio. 

In aggiunta a ciò, ormai il nostro lavoro e la nostra vita si basano in Cina, pertanto non vogliamo abbandonare tutto; per dipiù se lo facessimo non sapremmo con certezza quando potremmo ritornare. 

Precisiamo che soltanto gli italiani che si trovavano nello Hubei sono stati rimpatriati con aereo militare mentre nelle altre Province cinesi non è la stessa cosa, almeno per il momento.

In generale, le guarigioni sono in aumento, i contagi sono in calo, i decessi rimangono abbastanza stabili e in ogni caso la letalità del virus attualmente non risulta essere alta. La maggior parte dei contagi è nello Hubei che è tuttora isolato: chi si trova là a prescindere che sia del posto oppure di passaggio non può uscire e nessuno può entrare, salvo persone e merci inviate per questioni di emergenza. 

Quando saranno finalmente riattivati i trasporti da e verso lo Hubei chi uscirà da lì sarà sottoposto a quarantena, dicono le autorità locali. 

La nostra vita quotidiana

Io e il mio partner Roberto Tava abbiamo una società di import-export e consulenza a Changsha (circa 7 milioni di abitanti), capoluogo della Provincia dello Hunan con circa 70 milioni di abitanti. Lo Hunan confina con lo Hubei, il cui capoluogo Wuhan focolaio dell’epidemia di coronavirus dista circa 350 km da Changsha. 

Un po’ di numeri: ad oggi in tutto lo Hunan circa 23.000 persone hanno avuto contatti con persone infette di cui circa 6.000 sono sotto osservazione medica e circa 16.000 sono state dimesse, ammontano più o meno a 900 i casi confermati e 2 morti (uno a Yueyang e uno a Shaoyang), mentre nella città di Changsha i casi confermati sono circa 200 e 0 i morti.

La nostra azienda come molte altre in questa zona ha riaperto l’altro ieri, il 10 Febbraio, seppur non ancora a pieno ritmo.

Molti uffici pubblici e privati sono chiusi ma si lavora on-line, dal proprio posto di lavoro oppure da casa e fortunatamente la Cina è leader nel settore IT. 

Le scuole invece non potranno riaprire prima del 2 Marzo, nel frattempo alcune di esse hanno attivato i corsi on-line.

Queste misure non vanno fraintese, nel senso che sono mirate soprattutto a prevenire ulteriori contagi. 

Alle attività commerciali che non hanno mai chiuso nemmeno durante il Capodanno Cinese (come i supermercati), a quelle come noi che hanno già riaperto o che stanno per riaprire viene chiesto di procurarsi mascherine, guanti monouso, alcool o disinfettanti, termometri. 

Viene anche chiesto di mantenere una distanza di sicurezza con le persone che arrivano da fuori, di rilevare la loro temperatura corporea registrando i dati delle stesse su un apposito registro ed infine di evitare grandi raggruppamenti di persone, ad esempio facendo la pausa pranzo a turni anziché tutti insieme. 

I ristoranti nella nostra zona non possono ancora aprire al pubblico ma, previa approvazione del governo, possono fornire cibo da asporto consegnandolo a domicilio. 

I dati sui contagi

I dati su contagi e decessi a livello globale non vanno solo letti ma anche interpretati: i recenti contagi includono anche persone che magari si erano infettate precedentemente ma per cui la malattia non si era ancora manifestata, potendo avere fino a 2-3 settimane di incubazione. 

Le persone morte di coronavirus sono soprattutto anziani e/o pazienti con malattie pregresse. Del resto, gli esperti stanno dimostrando che questo virus è comunque una nuova forma influenzale non ancora conosciuta e in quanto tale è facilmente contagiosa ma, in attesa di un vaccino, con le dovute precauzioni può essere altrettanto facile evitarla. 

Il grande lavoro dei medici e degli infermieri cinesi


Va specificato che i primi morti sono stati medici ed infermieri impegnati in prima linea a salvare delle vite e per parecchi di loro ha inciso molto lo sfinimento dovuto a turni lunghissimi (spesso per propria scelta etica) sul campo nella lotta contro il virus. 

Un paio di giorni fa abbiamo visto su un canale cinese (CGTN), in lingua inglese, un servizio molto toccante sul lavoro del personale medico-sanitario a Wuhan: medici e infermieri lavorano senza sosta indossando maschere e tute anti-contagio che gli causano prurito e irritazioni sulla pelle del viso e sul corpo. 

Per evitare di sprecarle dato il costo non vanno nemmeno in bagno anche per 6 ore di fila (altrimenti dovrebbero gettarle ed indossarne di nuove) quindi lavorano indossando dei pannoloni e per ridurre al minimo il problema evitano di ingerire liquidi già 1 o 2 ore prima del proprio turno. 

È commovente vedere che pur essendo stremati fisicamente e mentalmente non perdono la forza né la speranza e si definiscono ottimisti. 

Terminato il loro turno in molti ricorrono all’ossigenazione indotta per rivitalizzarsi.

Associazioni italiane ed imprenditori italiani in Cina tentano di sostenere questo Paese moralmente e con donazioni di denaro o di materiale sanitario protettivo necessario soprattutto per la prevenzione. 

Le istituzioni Italiane in Cina (Ambasciata e Consolati) forniscono giornalmente notizie aggiornate a tutti noi italiani in Cina e sono disponibili in caso di emergenze, veniamo informati sia tramite e-mail sia tramite le APP istituzionali. 

Invece la sensazione che si ha in Cina, riferendoci alle decisioni del Governo italiano a Roma, è che col blocco dei voli si stiano creando forti disagi ed attriti fra i due Paesi. Infatti, leggiamo agghiacciati le notizie che arrivano dall’Italia e da altri Paesi che parlano di razzismo e violenza contro i cinesi all’estero.

Questi comportamenti incivili dettati dall’ignoranza sono gravissimi, insensati, inutili e danneggiano fortemente non solo i cinesi vittime di questi maltrattamenti ma anche i Paesi dove ciò sta accadendo: è un boomerang. 

Pure in Cina la gente comune è ovviamente al corrente delle decisioni di cui sopra e degli episodi di emarginazione (le notizie arrivano…), reagisce di conseguenza manifestando sui social cinesi la propria disapprovazione talvolta con parole molto pesanti nei confronti dell’Italia che, essendo noi italiani in Cina, ci fanno preoccupare molto… diremmo quasi di più del coronavirus. 

Le conseguenze nel breve e medio termine sono già visibili, ma ce ne saranno anche nel lungo termine. 

Preghiamo ad ogni persona che legge questo articolo di farlo girare: sono notizie vere di prima mano da chi sta vivendo il problema dalla Cina in diretta ed in prima persona. La Cina ha relazioni diplomatiche, commerciali e scambi culturali in essere con molti altri Paesi sia in Asia sia in Occidente. 

Questa lunga pausa conseguente all’epidemia sta causando ingenti danni non solo alle persone ma anche all’economia sia della Cina sia dei Paesi coinvolti direttamente o indirettamente: per quanto riguarda gli spostamenti di merci e di persone, sono e saranno compromessi viaggi studio, visite di delegazioni cinesi ed estere, turismo, trasferte, trasporti internazionali, eccetera. 

Chiediamo a ciascuno di voi di far sentire la nostra voce e quella della Cina: una nazione pacifica, con storia e cultura millenarie ma che l’Italia così come un po’ tutto l’Occidente purtroppo conosce ancora troppo poco. 

Con l’occasione rammentiamo che quest’anno c’è il cinquantesimo anniversario delle relazioni fra Italia e Cina: tifate per i cinesi e anche per noi italiani in Cina!

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Per la prima volta ho partecipato alla inaugurazione di un Anno Accademico dell’università di Cassino e del Lazio Meridionale, con il ministro dell’università e della ricerca Gaetano Manfredi ed è stata l’occasione di una riflessione sul ruolo di questa istituzione nel nostro futuro e in quello dei nostri ragazzi.

Ho amato l’università nel profondo, poi mi sono allontanata e Cassino mi ha fatto tornare la passione iniziale.

L’inaugurazione consiste in una cerimonia molto particolare che emoziona e restituisce il senso delle istituzioni. Tutto inizia con il ‘corteo’ dei professori e dei rettori vestiti con la toga e l’ermellino che entrano nell’aula magna.

Sono arrivati una trentina di rettori da varie parti d’Italia e mentre venivano presentati con il loro nome mi sono accorta che sempre di più i nomi delle università hanno un chiaro legame con il territorio. ‘Università del Sannio’, ‘Università del Molise’, ecc… e quindi non è un caso se durante il periodo di crisi anche l’Università di Cassino ha cambiato il suo nome aggiungendo di “Cassino e del Lazio Meridionale”. Ma perché?

Il ruolo dell’Università Territoriale

Dopo oltre dieci anni di profonda crisi in Italia e in parte del mondo occidentale l’università ha cambiato il suo ruolo nella società e quelle che lo hanno capito sono diventate volano di sviluppo locale. 

Vediamo lo scenario generale: grandi fabbriche che chiudono, medie imprese che si ridimensionano e diventano piccole, un tessuto di ‘microimprese a bassa scolarizzazione’ in cui inseriamo anche il cosiddetto ‘popolo delle partite IVA’) e i giovani laureati che abbandonano l’Italia che non riesce più a farli sognare.

Io appartengo alla generazione del baby boom, nata nel periodo più florido per l’economia italiana e sono cresciuta in un ambiente frizzante e stimolante dove potevi realizzare qualsiasi sogno ed idea. La burocrazia era snella, le banche elargivano soldi, lo Stato tassava il giusto e il mercato tirava. Si respirava un’aria di sfida, di crescita e di competizione per avere il sogno più grande.

Credo che nessuno dei ragazzi di oggi possa provare questa sensazione se non va in Cina (a parte il virus). 

Le fabbriche avevano il ruolo di ‘ascensori sociali’, ossia si entrava e se si dimostrava di valere si poteva crescere fino ad arrivare ai vertici aziendali. Le fabbriche aiutavano quindi la crescita sociale delle persone all’interno della loro comunità. Questa opportunità aiutava i giovani a sognare e ad impegnarsi al lavoro.

Ma se non esistono più le fabbriche, se quelle che sono rimaste hanno la classe dirigente altrove, se le dimensioni delle piccole imprese danno spazio soprattutto ai membri della famiglia proprietaria, quali sogni restano ai ragazzi?

Oggi le università decentrate svolgono il ruolo di ‘ascensore sociale’ e supportano la crescita dei territori su cui insistono. 

Cambiando il suo nome in ‘università di Cassino e del Lazio Meridionale’, l’istituzione ha in realtà fatto un ‘patto di crescita’ con il territorio. L’università ha senso se il territorio cresce ed è vivace, il suo brand coincide con quello del territorio.

E questo significa un legame di tipo diverso, una presenza del rettore e dei suoi rappresentanti negli appuntamenti locali più importanti, un supporto alla crescita e alla conversione socio-economica delle comunità. 

Il rettore Giovanni Betta la ha definita come ‘la capacità di fecondare il territorio in cui operiamo’.

Una sinergia come quella avvenuta con l’Abbazia di Montecassino e la scuola estiva internazionale sul manoscritto antico, quella con grandi industrie del settore automobilistico sulla scommessa di essere protagonisti di Industria 4.0.
Significa anche stringere convenzioni con operatori della comunicazione, come quella con il nostro portale discoverplaces.travel che ha il compito di raccontare e valorizzare le ricerche che possono avere interesse per un turista. Per incuriosirlo e magari spingerlo a trattenersi più a lungo nel territorio durante il suo viaggio.
Se i piccoli bellissimi borghi del basso Lazio, Molise e Campania possono avere futuro solo imparando a ‘fare turismo’ in modo professionale, l’università supporta e stimola la crescita di figure che possano svolgere questo ruolo.
Ad esempio l’università di Cassino ha il primato italiano di primi laureati nelle famiglie d’origine. L’università diventa allora il faro guida, il luogo dove possono nascere nuove idee imprenditoriali con spazi di co-working e incubatori, come quello di Cassino.

Università GLOCAL e transculturale


Finora abbiamo parlato di Cassino come università territoriale, ma questo non deve far pensare ad una ‘diminutio’ ma solo ad uno dei suoi compiti e direi anche delle sue responsabilità. 
In realtà la ricerca è sempre internazionale e non vorrei tediare con l’eccellenza di quella di Cassino ma il dato della iscrizione in crescita di oltre il 10 % di ragazzi stranieri è significativo per raccontare il suo ruolo internazionale.
Ma una cosa mi ha colpito profondamente nel discorso inaugurale del prof. Giovanni Capelli a proposito della ‘transcultura’.
La creatività e la crescita delle nuove imprese avvengono sempre di più in contesti multiculturali inaspettati. Si cita sempre l’esempio di Steve Jobs che ha avuto l’ispirazione per il suo sistema di interfaccia uomo/computer frequentando un corso di calligrafia, ma non basta più.
Se la parola ‘contaminazione’ da l’idea di qualcosa di occasionale, il termine ‘transcultura’ da l’idea di un approccio nuovo dove persone con preparazione ed esperienze in settori anche distanti fra loro si riuniscono per costruire insieme il futuro dei ragazzi.
Insegnare anche nei banchi universitari ad avere questo approccio significa essere una università innovativa con radici profonde nel territorio ma uno sguardo che va lontano a cogliere i segnali del mondo e a convertirli in opportunità locali. 
Una università con ‘dual carreer’, ossia con doppi diplomi con università gemellate all’estero, che crea ponti culturali internazionali per ragazzi e imprese.

Il Piano di Comunicazione dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale

Una università moderna deve saper comunicare con tutti e mantenere connessioni in tempo reale. A proposito di transcultura, tutti dovrebbero imparare a comunicare nei social e nel web dove oggi avvengono la maggior nascono e crescono sia le relazioni interpersonali che quelle di lavoro.

Se le amicizie nascono sempre di più nel mondo digitale e le relazioni fra P.A. e cittadini e tra studenti e professori avviene con il telefonino, allora cambia il modo di comunicare. È sui social che si vanno a cercare nuovi studenti, si comunicano le ricerche più interessanti, gli appuntamenti e gli avvenimenti in corso.

La pluralità dei mezzi di comunicazione, e la reputazione che bisogna mantenere sul web, rende necessaria una condivisione di alcune regole di indirizzo che possano rafforzare sempre di più l’immagine dell’università e non frammentarla.

Ancora una volta Cassino è all’avanguardia, durante la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico è stato presentato il Piano di Comunicazione, che in realtà è un vero Piano Strategico perché dalla percezione del valore dell’università dipende il suo successo nel territorio, nella società e fra il personale amministrativo e della ricerca.

Il piano è stato redatto da Roberta Vinciguerra in stretta sinergia con il gruppo di professori e professionisti composto dai Professori Lucio Cappelli e Marcello Sansone e da Vincenzo D'Aguanno, Manuela Scaramuzzino e Rosalba Cavaliere. Una ‘orchestra’ di comunicatori, tutti erano sui social a commentare e raccontare in diretta la cerimonia di apertura.

Alcune volte si prendono in giro i ragazzi che stanno troppo tempo sul cellulare, ma ad un certo punto mi sono girata nella sezione delle istituzioni e ho visto tutti i rettori sul cellulare.

Siamo cambiati ed esserne consapevoli aumenta le nostre possibilità di successo e la comunicazione è sicuramente uno degli aspetti fondamentali. 

La capacità di intendere la comunicazione e la promozione come un investimento e non una spesa è il motivo per cui molti delle nostre imprese e dei nostri splendidi borghi non riescono ad avere la notorietà che meritano. 

E se posso dare un suggerimento all’università di Cassino le chiederei di aiutare le imprese a capire il ruolo della comunicazione strategica.

Da troppi anni la comunicazione è relegata ad essere un settore marginale e non strategico. Una miopia che certamente non hanno i nostri competitor francesi, tedeschi e spagnoli.

La nota positiva di conclusione è stata che grazie alla riconquistata stabilità economica Cassino si è candidata ad ospitare i Campionati Nazionali Universitari del 2021 a cui partecipano oltre 5.000 atleti studenti, tecnici, dirigenti ed accompagnatori. Intanto si sta realizzando il campo di cricket per i tanti studenti stranieri.

Ad Majora! Ci vediamo il prossimo anno. 

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