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Il giorno di San Valentino è una delle feste più attese dagli innamorati di tutto il mondo, cade il 14 Febbraio, e tra una scatola di cioccolatini e un’altra ogni anno bisogna essere sempre più creativi per stupire la nostra dolce metà. 

Stupiamoli con un tramonto!

Abbiamo scelto i 3 migliori tramonti del Lazio, per passare un San Valentino di puro romanticismo.

Un diamante è per sempre, ma il sole è più vintage. 

La festa degli innamorati è un appuntamento fisso nella cultura del nostro mondo moderno, una festa che ha radici nell’Antica Roma. Era conosciuta con il nome di Lupercalia e celebrava la morte e la rinascita di tutte le cose, una festa che prende il tono romantico che conosciamo oggi solo a partire dal XIX secolo.

Una giornata per celebrare l’amore, la vita e la spensieratezza...rendiamola unica!

Una cena con un bacio al tramonto a là “Via col Vento”…. quello non se lo scorda nessuno!

Ecco quindi per noi, i 3 migliori tramonti del Lazio dove passare un San Valentino...di fuoco!

I 3 Migliori Tramonti del Lazio

1) Nemi, Sei la mia fragolina! 

Il borgo vicino Roma nel Parco dei Castelli Romani a strapiombo sull’omonimo lago. 

[caption id="attachment_107629" align="center-block" width="750"] Veduta del Lago di Nemi[/caption]

Dai ristorantini del centro storico si può godere di una doppia vista delle acque: il lago e il mare. Se siete appartati con un menù di piatti tipici e prodotti locali di qualità, potete gustare un bicchiere di vino godendo di un tramonto sulle acque veramente particolare. 

Una manciata di minuti che vale un amore!

Il paese è famoso anche per la produzione delle “Fragoline di Nemi”, perfetto per un regalo last minute di coppia a base di liquori, piccoli charms o anelli che raffigurano forse uno dei frutti più romantici al mondo.

2) Tarquinia Chi più romantici degli Etruschi? 


Tarquinia - Marina di Tarquinia foto di Claudia Bettiol

La città di Tarquinia vanta di una posizione splendida: la parte medioevale è immersa da una parte nei paesaggi ampi della

Maremma Laziale alla “Romanzo dell’800”, quella del litorale si trova a pochi minuti dal mare. 

Un mare che è ben visibile dalla città medievale appena si varca la cinta muraria che porta all’interno del centro storico.

Un tramonto sul mare che si riesce quasi a percepire in tutta la sua bellezza, con l’aria della costa nel nostro respiro sembra quasi di essere in spiaggia. Tarquinia, come “dodecapoli Etrusca” vanta di un immenso patrimonio culturale e museale, perfetto per le coppie che amano la storia. 

Un bacio al tramonto del sole rosso che si infiamma a febbraio vi farà sentire unici e stupirete il vostro partner con ‘effetti speciali’

E il vino? Non preoccupatevi, ce n’è a fiumi nelle preziose botteghe e piccole osterie che vi offriranno un’esperienza culinaria Etrusca DOC.

3) Settefrati e Val Di Comino Una montagna che non tramonta mai!

Siamo in una valle vicino Frosinone, nella splendida Val di Comino. 

Per questo tramonto si parla di natura, una cosa che potrete notare per la sua vicinanza al Parco Nazionale di Lazio Abruzzo e Molise, ma anche di storia perché ogni collina di questa valle ha un suo castello. 

A vedere il tramonto che illumina l’intera Valle si respira un’aria di leggerezza, accompagnata dai freschi venti di Febbraio che da qualche parte dietro la montagna già imbiancano il PNALM (non è una parolaccia ma le iniziali del Parco Nazionale di Lazio, Abruzzo e Molise) e le sue montagne.

[caption id="attachment_49580" align="center-block" width="750"]Settefrati- Sentiero per Civitella Alfedena by Tonino Bernardelli

Settefrati - Sentiero per Civitella Alfedena foto di Tonino Bernardelli[/caption]

Un territorio ricco di storia, popolato da alcuni dei borghi più belli e antichi del Lazio, in particolare quello di Settefrati da cui si può ammirare il tramonto sulla valle. 

E’ impossibile non passare un fine settimana nella Val di Comino, alternando tra le bellezze di Lazio e Abruzzo soprattutto se siete una coppia alla ricerca di una buona passeggiata o un trekking estremo sulle montagne di questo splendido pezzo di Italia.

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 “Sotto il cielo non esiste alcuna difficoltà per gli uomini di buona volontà”

Oggi nel mondo sono in uso circa 6.800 lingue, io tra queste ho scelto di studiare la lingua cinese e non mi sono pentita! Ricordo la reazione di mio padre e mia madre quando dissi loro che volevo studiare il cinese, mi dissero: “No! Poi dovrai andare in Cina, ed è lontana. Molto lontana!” 

In questa semplice frase, di genitori ansiosi e protettivi, è racchiuso il problema principale, ossia: "LA DISTANZA".
La lingua cinese, non è difficile, è semplicemente lontana dalla lingua italiana. Fidatevi, per un cinese, imparare la nostra lingua è molto più difficile. 

La lingua Cinese: La scrittura

La scrittura cinese è una delle più antiche del mondo, la sua grafia è unica. I caratteri cinesi vengono divisi in tre categorie: 

PITTOGRAMMI: derivano da un disegno che, con un po’ di fantasia, ricorda un oggetto. 
IDEOGRAMMI: derivano da un'immagine che rappresenta un'idea. 
FONOGRAMMI: composti da due parti, una allude al concetto e l'altra alla pronuncia. 

Le leggende sulla nascita della scrittura Cinese

Le molte leggende sulle origini della scrittura cinese sono interessanti e terribilmente affascinanti. I protagonisti di queste leggende sono i tre imperatori: Fu Xi, Shen Nong, Huang Di. La leggenda più interessante è quella legata all'imperatore Huang Di, vissuto nel XXVI secolo a.C. 

Si narra che un ministro dell'imperatore, un certo Cang Jie avrebbe inventato la scrittura cinese cosi come la conosciamo oggi.

Huang Di, conosciuto come ‘L'imperatore Giallo’, avrebbe chiesto a Cang Jie di trovare un modo più semplice del famoso sistema di annotazione che era in vigore durante l'era dell'imperatore Shen Nong. Il sistema delle annotazioni consisteva nell’annodare le cordicelle per registrare gli eventi e fare i conti. 

La leggenda racconta che Can Jie, dopo aver ricevuto questo incarico, si diresse verso la riva del fiume per restare solo e pensare ad un nuovo sistema più semplice. 

Propriò lì, una fenice fece cadere un pezzo indurito di terra con un’impronta. In quello stesso momento un cacciatore passò per quella strada e Can Jie vedendo l'uomo, approfittò della sua abilità da cacciatore e gli chiese se conoscesse l'animale che aveva lasciato quell'impronta. Il cacciatore rispose che l'impronta apparteneva a Pixiu. 

Un Pixu è un animale mitologico, è uno dei nove figli del drago, ed è rappresentato con il corpo di un leone alato e il viso di un drago. Si nutre solo di oro e di argento e viene utilizzato come amuleto. Lo potete trovare comunemente posto a guardia di palazzi o templi.

Da quel momento Cang Jie, cominciò ad osservare qualsiasi cosa che lo circondava e a cercare dei segni che potessero rappresentare ciò che vedeva. 

Le origini della scrittura cinese

Abbandoniamo le leggende e tuffiamoci nella storia. I primi ritrovamenti archeologici risalgono al 1898-1899 in un villaggio vicino Anyang. Dopo la piena di un fiume che trascinò via alcune zolle di terra, emersero frammenti di scapole di cervo e gusci di tartaruga con delle iscrizioni.

In seguito tra il 1954-1957, nei pressi della città di Xi'an, nello Shaanxi, sono stati ritrovati 113 cocci e vasi di ceramica aventi delle iscrizioni. 

Le tappe fondamentali dell'evoluzione della scrittura cinese sono tre: il cinese antico, quello degli Han Orientali e quello medio.

Il Cinese antico risale al periodo storico della dinastia Shang, dinastia Zhou, Primavera e Autunni, Stati Combattenti. Il Cinese degli Han Orientali risale al periodo storico della dinastia degli Han orientali. Il Cinese medio risale al periodo storico della dinastia Sui, dinastia Tang, dinastia Song. 

Nel corso della loro storia, i caratteri cinesi hanno conosciuto una grande evoluzione stilistica, determinata da un processo di semplificazione delle linee e dalla codifica di forme più regolari e facilmente riconoscibili.

La semplificazione dei caratteri, però, non veniva ufficialmente riconosciuta tanto che, durante la dinastia Ming e Qing, l'uso della grafia semplificata era motivo di bocciatura negli esami del mandarino. 

Inoltre il processo di semplificazione ha contribuito a rafforzare le distanze tra i cinesi che vivevano nella Repubblica Popolare Cinese e quelli di Taiwan, dove è in uso ancora oggi la grafia tradizionale.

Oggi, è possibile trovare persone acculturate che padroneggiano entrambi i sistemi. 

Esempio:
美麗 bello (cinese tradizionale) 美丽 bello (cinese semplificato) 

Scrittura dei caratteri 

Il carattere cinese è in sè un disegno artistico ed è composto da un determinato numero di tratti. I tratti sono segmenti di linea retta, e dobbiamo stare attenti a rispettare l'ordine di scrittura dei tratti. 

Perchè ho voluto presentarvi in breve, molto in breve, la storia della scrittura cinese è 

molto più vasta, se sarete interessati scriverò un nuovo articolo interamente dedicato alla sua storia e ai vari stili. Torniamo ora però, al perchè ho voluto introdurre questo vasto argomento e introdurvi a questa lingua? 

Vi rispondo subito, mi sta molto a cuore la Cina, come mi sta a cuore l'Italia ovviamente e allora, vorrei fare un piccolo gesto insieme a voi. Scriviamo insieme un semplice messaggio per tutti i nostri amici cinesi e per i nostri amici italiani che stanno combattendo contro questo virus: " amore".

Scrivete insieme a me il carattere "ài" che vuol dire "amore"  爱 

Ho scelto questo carattere cinese per due motivi; il primo perchè non è molto complicato da scrivere e il secondo perchè la soluzione ad ogni problema è " l'amore". 

In questo caso, l'amore per il prossimo, l'amore per questa nazione che sta attraversando un periodo difficile, l'amore per le persone che, come già hanno detto molti giovani cinesi sui social, loro sono persone e non sono il virus. 

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5 anni fa feci un'esperienza unica, di cui me ne ricorderò per sempre: la mia prima volta in Cina. In questo periodo di diffidenza contro questo meraviglioso popolo fa sempre bene ricordare tutte le cose belle della Cina. 

Oltre per il coronavirus, la Cina è famosa per le sue bellezze sia naturali che quelle create dall’uomo, come ad esempio la muraglia cinese. Fu un'emozione indescrivibile salire su questa meraviglia, guardarsi attorno e ammirare tutto il panorama, secco e arido di inverno e rigoglioso e colorato di primavera. 

Scalare ogni gradino senza vederne mai la fine, ma poi rimanere basita davanti tutta la struttura e tutto ciò che la circonda, questo ripaga la fatica della scalata. 

Non sapevo bene che cosa mi avrebbe aspettato ma non mi importava, stavo facendo tutto quello che desideravo fin dal primo giorno dell'università, soggiornare in Cina e studiare. 

Ma in fin dei conti cosa mi è piaciuto di più di questa Cina? 

Sicuramente la gente che, nonostante qualche no e qualche sguardo diffidente da qualcuno che non accetta gli stranieri, sono stati sempre calorosi e curiosi di conoscere la civiltà occidentale. Se c'era qualche problema erano sempre disponibili e simpatici. 

Mi ricordo quando l’università di Pechino ci ha organizzato una gita a Chengde. Oltre a vedere le bellezze della città e la parte della Muraglia non ristruttura abbiamo fatto uno scambio linguistico con l’università di Chengde. 

Appena scesi dal pullman c’erano gli studenti ad aspettarci ed ognuno di loro doveva scegliere uno di noi. Sono stata scelta da due ragazze. Erano curiosissime di sapere che facevo nella vita oltre che studiare, se avevo qualche hobby, se praticavo qualche sport, come funzionava l’università. 

Tutta questa curiosità e questo interesse verso l’altra persona e l’altra cultura mi hanno lasciato un bel ricordo vivido nella mente. 

Inoltre mi hanno portato a fare un tour dell’università e avevano organizzato per noi molte attività tipiche cinesi: una seduta di calligrafia cinese, la cerimonia del tè, una mini lezione di Kung-fu. 

È stata una bellissima giornata che porterò sempre nel cuore come una tra le più belle di quel viaggio.

Adesso a distanza di 5 anni tante cose sono cambiate. Frequento il primo anno magistrale e sto programmando il mio secondo anno in Cina, con il programma del doppio titolo a Wuhan. Proprio lì dove purtroppo è iniziato questo maledetto coronavirus. 

Nella speranza che si risolva tutto al più presto, questa Cina e i suoi cittadini mi hanno sorpreso ancora una volta. Sono rimasta senza parole davanti a tutto questo ottimismo e unità che hanno avuto nei confronti di questo brutto virus. 

Forse è proprio questo quello che accomuna me a loro, il continuo ottimismo e il non arrendersi davanti nessuna avversità. Andare sempre avanti e sempre uniti. 

Nel frattempo che si combatte questo mostro, io sogno ad occhi aperti la mia amata Cina e voglio dimostrare la mia vicinanza a tutti i cinesi.

Ce la farete, ce la faremo e torneremo insieme

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Purtroppo a causa del famigerato e “malefico” coronavirus, quest’anno milioni di cinesi non hanno potuto celebrare la festività più importante del loro calendario: il Capodanno Cinese. 

Una festa conosciuta anche come Capodanno Lunare o Festa della Primavera, le cui origini risalgono a più di 3.500 anni fa e che quest’anno cadeva il 25 gennaio.

Come rispettoso omaggio al loro sacrificio e con l’augurio che l’anno prossimo le celebrazioni del Capodanno siano semplicemente memorabili, abbiamo pensato di raccontare le origini e la storia di questa festa così importante, provando a spiegare alcuni miti e leggende ad esso legate.

La leggenda più conosciuta è sicuramente quella del terribile mostro Nian (年 o Nianshou 年兽), che aveva una testa lunga e le corna appuntite, abitava nelle profondità del mare e usciva dalla sua tana solo a Capodanno per mangiare il raccolto, il bestiame e qualche volta anche degli umani. 
La cosa interessante è che il nome “Nian” si pronuncia esattamente come la parola “anno” in cinese…vi abbiamo incuriosito?

Le origini del Capodanno Lunare

L’origine precisa del Capodanno Cinese non è conosciuta, ma secondo gli storici risale a circa 3.500 anni fa, durante la Dinastia Shang (1.600 – 1.046 a.C.) quando si facevano cerimonie sacrificali per onorare gli dei e gli antenati all’inizio di ogni anno. La festività aveva quindi una connotazione prettamente religiosa.

Secondo il calendario lunare, il Capodanno Cinese corrisponde con il primo giorno del primo mese lunare e questa consuetudine venne stabilita durante la dinastia Han (202 a.C. – 220 d.C.). Durante questo periodo diventarono popolari alcune curiose attività per la celebrazione, come quella di bruciare del bambù per fare dei suoni scoppiettanti. 

Come mai? Continuate a leggere e lo scoprirete.

Nel corso dei secoli, grazie al prosperare della cultura e dell’economia, si svilupparono nuovi usi e costumi: oltre ad adorare divinità e antenati, la gente cominciò a stare insieme per divertirsi. Riunirsi in famiglia, pulire la casa (avete presente le nostre pulizie di Pasqua?), visitare parenti e amici, mangiare insieme ravioli. 

Anche stare alzati fino a tardi e accendere petardi, divennero una parte importante dei festeggiamenti!

Nacquero anche altre attività di intrattenimento come la Danza del Leone, la Danza del Drago e la Festa delle Lanterne. Il Capodanno Cinese iniziò a perdere i connotati originali di festa religiosa e diventò sempre più un'occasione per festeggiare con amici e parenti. 

Le celebrazioni iniziarono a diffondersi nei villaggi e nelle città e nacque quel clima di festa tipico di questo periodo che si sente ancora oggi.

Nel 1912 il governo della nuova Repubblica decise di abolire il calendario lunare e il Capodanno Cinese per adottare il calendario gregoriano, e proclamò il 1° gennaio come l’inizio ufficiale del nuovo anno. Ma dopo il 1949, con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, il Capodanno Cinese fu reintrodotto con il nome di Festa della Primavera e diventò una delle feste nazionali. 

Oggi in Cina si celebrano sia il capodanno del 1° gennaio, sia il Capodanno Cinese, che resta però il più importante.

Le leggende sul Capodanno Cinese

Ora cerchiamo di capire il perché di alcune usanze cinesi che riguardano il Capodanno. Ad esempio, perché si fanno scoppiare dei petardi per festeggiare? E perché tutte le decorazioni sono di colore rosso?

In cinese, la frase "festeggiare il Capodanno Cinese" si dice guonian (过): ‘guo’ significa passare, superare, oltrepassare, mentre ‘nian’ 年 può riferirsi sia alla parola "anno", sia al nome del leggendario mostro Nian, di cui abbiamo detto prima.

La leggenda racconta che nel giorno di Capodanno, le persone, terrorizzate dall’idea che il terribile mostro Nian uscisse dalla sua tana, risalisse dalla profondità del mare e mangiasse non solo il raccolto e il bestiame, ma anche loro, lasciavano delle offerte di cibo fuori di casa e fuggivano verso le montagne. 

Dopo secoli di terrore un vecchio, con i capelli bianchi e la carnagione rubiconda, trovò la soluzione: invece di scappare, iniziò a bruciare bambù per fare dei suoni scoppiettanti (i precursori dei petardi) e appese ovunque drappi e lanterne di colore rosso. 

Il mostro infatti era terribilmente spaventato dal rosso e dai rumori forti!

Quando le persone scesero dalle montagne, si resero conto che il vecchio era riuscito a tenere lontano il temibile mostro. Da quel momento, ad ogni vigilia tutti fecero quello che aveva fatto il vecchio e il mostro non si presentò mai più. Ancora oggi la tradizione dei petardi e delle decorazioni rosse è sicuramente il cuore dei festeggiamenti per celebrare il Capodanno.

Un’altra usanza particolare del Capodanno cinese riguarda delle buste rosse che gli adulti donano ai più giovani della famiglia e agli anziani che contengono denaro e che si chiamano yasuiqian (denaro per sopprimere Sui). 

Quale leggenda si cela dietro le buste rosse?

Si racconta che alla vigilia del Capodanno, oltre al mostro Nian, ci fosse anche un demone di nome Sui che spaventava i bambini mentre dormivano. I bambini toccati dal demone non riuscivano più a piangere ed erano colti da una febbre altissima che li faceva impazzire. 

Per proteggere i bambini da Sui, i genitori accendevano candele e stavano svegli tutta la notte. Dei genitori decisero di dare al loro bambino otto monete con cui giocare per restare sveglio ed evitare che il demone lo spaventasse. 

Il bambino si divertì ad avvolgere le monete in una carta rossa, scartandole e incartandole, finché si addormentò. I genitori allora misero il pacchetto con le monete sotto al suo cuscino. Quando Sui cercò di toccare la testa del bambino, le monete sotto al cuscino tintinnarono e spaventarono il demone. Da quel giorno in poi, dare buste rosse diventò un modo per proteggere i bambini e portar loro fortuna.

Potremmo continuare all’infinito, ma vorremmo solo che l’anno prossimo, quando inizieranno i festeggiamenti per il Capodanno Cinese, ricordiate quanto antica e complessa sia la cultura di questo popolo meraviglioso.

E vogliamo poterli festeggiare tutti insieme!

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Andiamo all’Opera? 

Per far conoscere la Cina in un momento difficile in cui tutti hanno paura del contagio e aumentano le diffidenze, vogliamo raccontare le bellezze del Teatro Kunqu. Racconteremo la sua storia e poi potrete gustare uno spettacolo andando sul web.

Per fortuna che il mondo digitale ci aiuta a mantenere forte l’amicizia fra Italia e Cina e fra le persone. 

Ogni paese del mondo possiede una propria elegante e raffinata “Arte dello Spettacolo” che esprime in profondità lo spirito e il cuore della nazione. I greci hanno la tragedia antica, gli italiani l'opera lirica, i russi il balletto e gli inglesi i drammi di Shakespeare. Tutte queste arti sono fonte di orgoglio e sono riconosciute a livello internazionale e anche la Cina ha una sua forma artistica che da secoli emoziona milioni di persone.

Il Teatro Kūnqǔ

Il Teatro Kūnqǔ è un'opera tradizionale cinese così particolare che nel 2001 l'UNESCO l’ha inserita nell’elenco dei Patrimonio Immateriale del mondo.

Il termine Kūnqǔ è l’unione di due parole e deriva da “Kun" (ossia Kunshan) il distretto dell'attuale provincia di Jiangsu, e da “qu" che significa musica. Si tratta di una delle più antiche forme di opera cinese e ha avuto un’influenze di vasta portata, non solo sull’evoluzione del teatro cinese, ma anche sulla letteratura, sulla musica e sulla danza.

Il Kunqu ha una storia di oltre 600 anni e i suoi testi sono noti per la loro raffinata bellezza lirica. Opere come “Il Padiglione delle Peonie” (1598) di Tang Xianzu e “Il Palazzo di Lunga Vita” (1649) di Hong Sheng sono considerate capolavori della letteratura e della poesia cinese. Nello spettacolo, canto, recitazione, movimento, tecniche di arti marziali e esercizi acrobatici si fondono in un'unica esibizione dinamica, fluida e armoniosa.

Il Kunqu è infatti molto più di un semplice dramma musicale: è una combinazione di recitazione, opera, balletto, declamazione di poesie e commedia musicale. Inoltre, prende spunto da spettacoli teatrali ancora più antichi: mimo, farsa, esercizi acrobatici e ballate, alcuni dei quali risalgono al terzo secolo a.C. o anche prima. 

Nell'esecuzione dell’opera Kunqu parole, musica e danza lavorano simultaneamente e in armonia.

Il linguaggio del Kūnqǔ è unico: non è né cinese mandarino, né il dialetto del Kunshan. È un linguaggio artificiale, creato ad arte, una forma modificata di mandarino con degli apporti dialettali.

Il testo e la musica sono di due tipi diversi, facilmente distinguibili. Da un lato, ci sono le “arie” che vengono cantate con l’accompagnamento dell'orchestra. Sono veri e propri poemi di elevata qualità letteraria. Dall’altro lato, ci sono dei passaggi di prosa, cioè dei monologhi e dei dialoghi, che non sono né cantati né parlati, ma scanditi ritmicamente.

La musica è un elemento essenziale dell’opera Kunqu, ma al contrario di quanto succede da noi in Occidente, le musiche non sono composte appositamente per l'opera, ma vengono scelte dall'autore all'interno di un repertorio esistente e consolidato, secondo particolari convenzioni e i testi sono scritti in modo da adattarsi ad un gran numero di melodie. 

Esiste una delicata relazione tra parole e melodie: il cinese è un linguaggio tonale, ogni parola ha una "melodia", per così dire, e l'aria musicale si sovrappone alla melodia della parola, senza interferire con essa.

Oltre alla musica e alle parole, c'è il terzo elemento: i movimenti della danza. 

Il ballo nel teatro Kunqu è diverso dal balletto occidentale: l'intero corpo è impegnato in un linguaggio intricato di gesti e movimenti. Il significato di alcuni movimenti è immediatamente comprensibile anche dagli spettatori non esperti e rende piacevole seguire la storia dello spettacolo, mentre altri movimenti sono stilizzati e seguono strutture convenzionali. 

I movimenti delle danze coinvolgono non solo il corpo ma anche il costume di scena, in particolare le maniche, e gli oggetti tenuti in mano dagli attori, come ad esempio i ventagli. 

Anche i costumi sono molto elaborati, seguono delle convenzioni che sono nate nel corso dei secoli e non sono proprio realistici.

Ad esempio, in spettacoli di argomento storico, i costumi non seguono il periodo della trama, ma piuttosto si adattano e caratterizzano il ruolo del personaggio, soprattutto dal punto di vista del rango sociale. 

In fondo questo appare anche in alcune rappresentazioni di opere liriche italiane moderne dove registi/artisti decidono di dare interpretazioni personali della storia ambientandola in periodi diversi da quella dell’autore originario.

Gli attori non portano maschere, ma i loro visi sono truccati vistosamente, in modo da suggerire le qualità del personaggio. Anche la scenografia segue le convenzioni dell'opera cinese ed è quasi del tutto assente. In scena ci sono solo pochi oggetti reali, come un tavolo e una sedia, e oggetti simbolici che si richiamano nelle varie situazioni.

I personaggi delle storie sono divisi in varie categorie: Shēng (ruoli maschili), Dàn (ruoli femminili), Jìng (visi dipinti), Mò (uomini anziani) e Chǒu (clowns). Ed anche questo è un parallelismo con l’opera italiana in cui in genere alle diverse voci corrispondono ruoli particolari.

Oggi il Kūnqǔ è ancora rappresentato in sette fra le maggiori città della Cina: Pechino, Shanghai, Suzhou, Nanchino, Chenzhou, Wenzhou e Hangzhou, oltre che a Taipei. Compagnie amatoriali sono inoltre attive in molte altre città, in Cina e all’estero e siamo sicuri avrà un futuro roseo perché per andare nel futuro bisogna avere solide radici nel passato.

E presto anche noi torneremo in Cina e andremo a provare l’esperienza dell’opera Kunqu.

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Se non possiamo celebrare in Cina il suo Capodanno, vogliamo dimostrare la nostra amicizia preparando in casa il pranzo tradizionale di queste feste con uno dei suoi piatti tipico.

Un modo di essere vicini in modo digitale a tutti i nostri amici chiusi in casa che sono nei nostri cuori.

Cominciamo da un po’ di storia: Pechino e Shanghai si contendono l’origine di questi ravioli che sono dai più ricondotti alla dinastia dei Song (960-1280).

Si dice che siano stati creati accidentalmente da un cuoco imperiale che aveva dimenticato sul fuoco i ravioli. Per paura di essere punito disse che si trattava di una nuova creazione.

l dim sum sono parte dell’immagine della Cina e comprendono molte varianti che erano state create per accompagnare il tè cinese. Era molto probabile che i carovanieri che percorrevano la Via della Seta sostassero e si riposassero con te e dim sum.

Poi i ravioli sono diventati un piatto tipico delle feste in famiglia come la Festa della Mamma o il Capodanno Cinese.

Un piatto che quindi fa parte della tradizione più intima e che oggi si può gustare in quasi tutti i ristoranti del mondo.

Se andate in Cina, in molte parti come Hong Kong, il dim sum è riferito al rituale del tè della mattina con lettura giornale (oggi smartphone) nei tipici negozi.

I ravioli arrivano in tavola serviti nelle classiche cestine di bambù oppure adagiati in piattini e possono avere tanti ripieni diversi che vanno dalla carne al pesce, dalle verdure fino alla frutta.

Ricetta per i Dim Sun

La preparazione di questo piatto si divide in tre fasi: la preparazione del ripieno, della pasta dell’involucro e della salsa di contorno. Per facilitare la sua preparazione abbiamo diviso le dosi in queste fasi.

Dosi per l’impasto:

- 300 g di farina 00, setacciata
- 230 ml circa di acqua molto calda

Dosi per il ripieno:

- 300 g di bok choy (cavolo cinese), mondati e lavati*
- 300 g di carne di maiale macinata
- ½ cipolla fresca (compresa la parte verde), affettata sottilmente
- 2 cucchiaini di zucchero
- 1 cucchiaino e ½ di zenzero fresco grattugiato
- 1 cucchiaino e ½ di sherry
- 1 cucchiaino di salsa di soia
- 2 cucchiaini di olio di sesamo
- 1 uovo, leggermente battuto
- 1 cucchiaio di salsa di ostriche
- 2 cucchiai di amido di mais
- Pepe bianco

Dosi per la salsa d’accompagnamento:

- 2 cucchiai di salsa di soia
- 1 cucchiaio e ½ di aceto di riso
- 1 cucchiaio di olio piccante
- 1 cucchiaio di cipolla fresca (solo parte verde)
- 60 ml di brodo di pollo

Per la cottura utilizzare olio di arachidi (o d’oliva) e 300 ml circa di brodo di pollo.

Cominciamo a preparare il ripieno e sbollentiamo per pochi minuti le verdure in acqua bollente e salata. Le verdure vanno poi sminuzzate e unite agli ingredienti del ripieno.

Poi si lascia riposare l’impasto per 4 ore in frigorifero affinché i profumi si amalghino bene.

Per l’involucro si procede ad un impasto di farina setacciata e acqua. Si mette la farina in una ciotola e si versa pian piano l’acqua bollente mescolando con un cucchiaio di legno. Quando il tutto si è amalgamato, lo si trasferisce su un piano di lavoro infarinato e si lavora per 3-4 minuti, fino ad ottenere un impasto morbido, ma non appiccicoso.

Si copre poi l’impasto e lo si lascia riposare per circa 30 minuti. Ricordarsi di tenere coperta la pasta per evitare che si asciughi troppo.

Dopo il riposo, si stende la pasta sottile per ricavarne dei dischi e si confezionano i ravioli mettendo al centro di ogni disco un cucchiaio di ripieno. Poi si chiude il disco unendo le parti e si arricciano i bordi. Se è necessario, si possono bagnare i bordi dei ravioli con dell’acqua per chiudere meglio.

I ravioli vengono cotti in una padella antiaderente (o wok) dove avremo fatto scaldare 2-3 cucchiai di olio di arachidi. Si adagia nell’olio e si fanno cuocere per 3 minuti circa fino a doratura. Poi si irrorano con il brodo, si coprono e si abbassa la fiamma. Fate cuocere fino a quando il liquido sarà evaporato.

Spegnere la fiamma, capovolgerli in un piatto da portata e servirli con la salsa.

A parte avrete fatto la salsa mettendo tutti gli ingredienti in una ciotolina e lasciando riposare per circa 30 minuti.

E se volete rispettare la vera tradizione cinese, potete accompagnarli bevendo del tè.

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"La mia Cina, con il suo pezzo di cielo apparentemente diverso da quello sotto il quale sono cresciuta, eppure esattamente lo stesso". 

Fa parte dell'essere umano vedere sempre il lato negativo e quando questo ci viene servito con estrema facilità, l'uomo è subito pronto a sparare a zero. "Coronavirus", fa paura. Si, fa paura. È la stessa paura di quando sentiamo qualche nome di qualche altra malattia incurabile. 

È semplicemente paura di morire e qualcuno prima di me ha detto: "se hai paura di morire, vuol dire che non hai vissuto". 

Non abbiate paura della Cina e dei cinesi. Non fermatevi solo alla parola "Coronavirus", superate la paura e scoprirete un mondo fantastico. 

La Cina per amarla, bisogna VIVERLA! 

La prima volta che sono stata in Cina, avevo 20 anni e ancora oggi, dopo ormai circa 10 anni, ricordo esattamente l'emozione che provai quando misi piede per la prima volta sul suolo cinese. È la stessa di quando assaggiai per la volta il gelato: speciale, unico, strano all'inizio ma poi non puoi più farne a meno. 

Ammetto di essere un pochino di parte, il mio viaggio in Cina per me ha rappresentato molto. Sotto quel cielo rosso mi sono innamorata, sotto quel cielo rosso ho conosciuto delle grandi amicizie, sotto quel cielo rosso ho iniziato a vivere. Per tutte queste ragioni, mi scuso per essere forse un po' troppo smielata. 

Non voglio soffermarmi a parlare delle bellezze che offre questa terra perché quelle le potete leggere sulle guide turistiche. Io voglio raccontarci delle persone, dei cinesi, perchè il cuore pulsante della terra sono loro. Sono i loro sorrisi i loro sguardi amichevoli, sono le loro anime che rendono questa terra speciale. 

Voglio raccontarvi un piccolo aneddoto:

durante il mio soggiorno in Cina, io con una mia amica incontrammo un giovane ragazzo cinese. Lui ci sorrise e fu subito gentile con noi. Ci diede le informazioni necessarie per risolvere i classici problemi che si possono avere all'inizio: scheda telefonica, cambio valuta, miglior ristorante ecc...

lo fece senza chiedere nulla in cambio ma la cosa che ci sorprese fu un'altra. Quando il giovane cinese ci mostrò il campus universitario, arrivammo in un’area aperta dedicata all'attività sportiva dove c'era una specie di dondolo. Il giovane ci invitò a sedere e iniziò a dondolarci. 

Io e la mia amica ci sentimmo le protagoniste di un episodio di "Kiss me Licia". Fu così romantico, ma allo stesso tempo nuovo, per noi che eravamo abituate a essere dondolate solo dai nostri padri o dalle nostre madri. 

Perché i ragazzi a cui eravamo abituate non si sarebbero mai immaginati di fare una cosa del genere. Il giorno seguente si presentò davanti al nostro dormitorio in giacca e cravatta e con un mazzo di fiori. 

Molti di voi che state leggendo questo articolo, penerete “che sfigato, questo ragazzo! Per me, invece, quel giovane cinese era tutt'altro che sfigato. Quel ragazzo, con i suoi modi gentili, con il suo sorriso genuino, con un romanticismo ormai dimenticato, incarna l'anima della Cina. 

A volte mi capita di pensare a quel ragazzo, chissà com'è andata e come sta andando la sua vita?

Verità, riservatezza, tradizione, rispetto, bontà, gentilezza, bellezza, tutto questo è la Cina e i Cinesi. Certo non voglio dire che tutte le persone cinesi sono delle brave persone, ma del resto, anche non tutti gli italiani lo sono. 

Ricordo che, sempre durante il mio viaggio in Cina, mi influenzai e la signora proprietaria di un bar del campus, mi preparò una tazza d'acqua calda e si prese cura di me, come fosse mia mamma. Invece la cosiddetta "fuwuyuan", la cameriera del piano, aveva l'abitudine di rimproverarmi proprio come fa una mamma, quando consumavo troppa acqua o non tenevo in ordine le mie cose. 

Non voglio allungarmi a raccontarvi il mio viaggio, ho voluto condividere con voi questi piccoli ricordi, perchè come diceva sempre mia nonna "tutto il mondo è un paese".

Abbiamo colore diverso, occhi diversi, amiamo cibi diversi, abbiamo tradizioni diverse, ma il cuore è sempre uno, e batte esattamente allo stesso modo per tutti. 

Non evitate di parlare con un cinese solo per paura che abbia il virus, non cancellate la Cina dalla lista dei vostri posti da visitare.

Io vi dico, aspettate che passi questo periodo e quando le acque si saranno calmate, fate la vostra valigia e prendete il primo volo per Pechino, per Shanghai, per Xi'an, per Hangzhou e godete quello che la Cina ha da offrirvi. 

Panorami da mozzare il fiato, i vostri occhi non crederanno a quello che staranno vedendo. Lasciatevi trasportare dal suo calore, lasciatevi catturare dalla sua millenaria storia, dai suoi colori: il giallo vi abbaglierà e il rosso conquisterà il vostro cuore. 

Visitate ogni tempio e imparerete cosa è veramente il rispetto e la devozione. Osservate il monaco che troverete seduto in un angoletto del monastero a leggere le sacre scritture, e soprattutto ascoltate il silenzio di quel luogo, vi renderà più sereni e più puri. 

Rilassatevi passeggiando lungo i giardini incantati. Fatevi catturare dalle luci notturne dei giganteschi grattacieli. Fatevi dire dai tassisti i classici modi di dire in cinese. Divertitevi ad assaggiare vari piatti tipici e la sera cantate nei vari karaoke che troverete, perchè ne troverete molti. 

Fate "tachi" con gli anziani, che sicuramente incontrerete nei parchi. Fate amicizia con le persone del posto e una volta superato l'ostacolo della lingua, potrete portare con voi una nuova amicizia. 

Nella foto il signore che ho conosciuto ad Hangzhou, faceva quello che a Venezia si chiama "gondoliere" Hangzhou infatti è chiamata la piccola Venezia orientale.

Perdetevi nell'immensa "Grande Muraglia". Girate su voi stessi mentre siete a Piazza Tienanmen e respirate. Chiudete gli occhi, respirate ancora e poi riapriteli: vi sembrerà di sognare mentre vi renderete conto che state semplicemente vivendo il fascino orientale: la Cina. 

La Cina non è solo "Coronavirus", come l'Italia non è solo "pizza, mandolino e mafia". La Cina è tanto altro, potrebbe essere il vostro più grande e prezioso souvenir.

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