Sante-Marie-by-MDG-Foto-2-1024x683.jpg

Dove ci sono pirati ci sono isole del tesoro e dove ci sono banditi ci sono grotte del tesoro.

[caption id="attachment_114178" align="center-block" width="750"] Sante Marie by MDG Foto[/caption]

Così anche in Abruzzo a Sante Marie ci sono leggende che riguardano alcuni tesori nascosti al tempo dei briganti che scorrazzavano sulle aspre montagne ricche di grotte e inghiottitoi.

La più intrigante è quella del Peschio Rosso che Luigi Archinti, uno scrittore e pittore, aveva riportato in una sua novella quasi due secoli fa.

Cominciamo dal luogo: Sante Marie è un piccolo comune vicino Tagliacozzo che era a confine fra lo Stato Pontificio e il Regno delle due Sicilie. Come sempre, le zone di confine sono zone amate dai contrabbandieri e dai briganti. Se si è rincorsi in uno stato si può andare a rifugiarsi nell’altro, si ruba da una parte e ci si nasconde nell’altra.

Le montagne sono rocciose e maestose, tanto da essere definite le Dolomiti Abruzzesi, e una parete di roccia scura si propende nella valle come a creare una diga, uno sbarramento o una muraglia. Questo è il Peschio Rossi, un passo che metteva in comunicazione i due stati e un covo di briganti.

Anche i soldati che conoscevano le usanze dei briganti cercavano di pattugliare la zona e un giorno all’alba, uno di loro con una pattuglia di 25 bersaglieri trovò una grotta abbastanza ampia e riparata dove sicuramente qualcuno si rifugiava. La grotta era calda e le rocce sembravano solide per cui non si sarebbero temuti crolli.

Il comandante fece entrare i bersaglieri, lasciandone tre di guardia all’esterno, in attesa di vedere chi frequentava questo riparo. Arrivò una pastora con la sua mandria a pascolare in un vicino prato e il comandante che la conosceva uscì a chiedere informazioni.

La donna si impaurì e iniziò a raccontare della grotta e degli spiriti che la abitavano.

La grotta custodiva un tesoro di 4 forzieri pieni d’oro che era stato trovato via cento anni prima da alcuni pastori. I pastori non riuscirono ad uscire dalla grotta con il bottino, vennero presi a legnate e costretti a rimettere il tesoro nei forzieri.

Tornarono in paese e raccontarono l’accaduto, così altri tentarono di avventurarsi in cerca dell’oro ma ogni volta tornavano malmenati e picchiati. Senza sapere chi fosse che li aveva ridotti in quello stato.

Però la notte sembrava di sentire dei lamenti uscire proprio dalla grotta nel cuore della montagna.

Ad un certo punto, ad un signore venne l’idea di entrare nella grotta e scambiare una ‘fede di credito’ (una sorta di cambiale o di promessa di pagamento) con l’equivalente in oro. Così entrò nella grotta, pose la sua Fede di Credito di 400 ducati su un forziere e si prese l’equivalente in oro.

Gli andò bene!

Ma quando ci provarono altri portando delle Fedi di Credito false vennero comunque presi a bastonate. Ci provò anche un parroco e anche lui fu preso a legnate.

Allora il parroco si mise a studiare vecchi libri e trovò una leggenda che raccontava di una feroce battaglia locale fra francesi e tedeschi che si era combattuta proprio nei pressi. Il tesoro era stato messo da un notabile tedesco e dal suo scudiero che erano in fuga da Scurcola Marsicana.

I due si rifugiarono nella grotta e il notabile uccise il giovane scudiero e lo seppellì all’ingresso della grotta lanciando una maledizione: “la sua anima avrebbe trovato pace solo quando un’altra anima molto amata avrebbe preso il suo posto”.

Il prete iniziò a riflettere sulla maledizione fino a che ebbe un’idea pensando alla pastora e alla sua amata capra bianca. Il prete uccise la capra e la seppellì all’ingresso della grotta di Peschio Rossi. Scavando la fossa trovò le ossa del soldato e lanciò una benedizione per sciogliere il malefico incantesimo.

Il prete prese tutto l’oro e fece la fortuna della famiglia dei Conti di Lottecli. Anche se sul letto di morte, l’anima della capra aleggiava sopra il suo letto.

Nel frattempo i soldati della grotta videro l’immagine di una capra e si misero a rincorrerla per avere parte del suo latte … e la contadina iniziò a recitare una preghiera.

Questa storia è stata raccontata da Luigi Archinti, ma ci sono tante altre leggende sulle varie grotte e inghiottiti del Cammino dei Briganti. Un percorso di 7 giorni fra Lazio e Abruzzo che passa fra i paesi di Sante Marie , Santo Stefano di Sessanio, Pescorocchiano, Borgorose, Magliano de’ Marsi, Tagliacozzo, Torano Nuovo.

Da provare per scoprire nuovi tesori, ma ricordatevi di portare con voi una capra. Non si sa mai!
 

powered by social2s
Video-pillole sul turismo - parte 31

Come reagire al Coronavirus? #ilFuturoNelleNostreRadici

Dalla Basilicata all’Inghilterra è un attimo!

In queste settimane stiamo scoprendo tantissimi borghi nuovi, insieme a chi li ha lasciati ma li ricorda ancora come se fosse ieri, e ci scrive bellissimi articoli per raccontarli a tutto il mondo!

Qualche giorno fa ci è arrivata una richiesta da Mario, originario del borgo di Balvano in Basilicata, che ci ha invitato a scrivere insieme a lui la storia del suo paese.

Noi gliel’abbiamo regalata in italiano ma anche in inglese per i suoi amici di Londra. E adesso insieme a Mario e a tutti voi, continueremo ad arricchire le nostre radici con tanti altri racconti. Cosa aspettate a scriverci? 

LINK VIDEO
#italianisuperanotutto #ilFuturoNelleNostreRadici

powered by social2s
Video-pillole sul turismo - parte 30

Come reagire al Coronavirus? #ilFuturoNelleNostreRadici

Ricordi di borghi e di tramonti che rimangono nel cuore…

In questo video ringraziamo la nostra cara amica Fulvia, che come tanti che ci stanno scrivendo in queste settimane ha voluto condividere con noi i suoi ricordi preziosi, di un borgo che ha imparato a conoscere e non ha mai smesso di amare.

Fulvia è Italo-Tedesca: è stata bambina in Germania, donna in Italia ed è innamorata delle Marche dove era arrivata quasi per caso. Ha vissuto in vari borghi ma sempre nelle amate Marche.

Oggi ci racconta un suo borgo speciale, Cartoceto, dove adesso non vive più ma dove ha lasciato esperienze e persone veramente speciali che oggi ricorda insieme a noi nel suo articolo.

Il tuo paese è quello dove nasci, dove vivi, e dove lasci il cuore...e Fulvia come tanti, è la prova vivente che le radici a volte si scelgono e si piantano senza mai scordarle.

LINK VIDEO
#italianisuperanotutto #ilFuturoNelleNostreRadici

powered by social2s
IMG_4682-1024x683.jpg

Il sole scansò con un soffio un grappolo di nuvole e guardò lì sotto.
Quelle ordinate distese di filari, che interrompevano il verde dei campi incolti, lo riempivano d'orgoglio. Sembravano dipinte, tanto era precisa la loro disposizione.
Volse lo sguardo ad abbracciare l'orizzonte e quasi si commosse. Era sempre stato un sentimentale, uno dalla lacrima facile.

Le altre stelle a volte lo prendevano in giro per questo, ma lui se ne fregava. Perché poter contemplare il mondo da quella posizione privilegiata non era faccenda per tutti, e quello spettacolo non lo annoiava mai.

I borghi arroccati, i vecchi tratturi bianchi dei pastori, le fronde degli alberi al vento. In quel gomitolo di terra che si dipanava pigramente sotto i suoi occhi c'era qualcosa di magico.


La prova era che gli bastava allungare lo sguardo appena oltre quel paradiso e già cambiava tutto. Fabbriche, traffico, inquinamento. Tutte quelle cose che odiava, che gli facevano bruciare gli occhi e lo facevano starnutire.
Ma lì, proprio sotto di lui, la bellezza lo soggiogava fino quasi a togliergli il fiato.
Gli esseri umani, buffi personaggi che andavano sempre di corsa, quell'angolo di mondo lo chiamavano zona del Cesanese. Erano famose per il loro vino, quelle terre. Gli uomini lo bevevano da millenni, e a quanto si diceva lo apprezzavano molto. Un rosso deciso ma gentile, dicevano. Forte ma al contempo delicato.
Il sole ci si riconosceva, in quel succo d'uva così unico e inconfondibile. Perché era un po' come lui, aveva il suo stesso carattere.
Per questo era orgoglioso quando contemplava quei vigneti. Sapeva che il merito di tutto questo in parte era anche il suo.
La luna, quelle volte che si incontravano fugacemente in cielo all'alba e al tramonto, smorfiosa com'era gli ricordava che anche lei faceva la sua parte.

“Ricordati che il momento migliore per imbottigliare il vino è quando sono piena”


le diceva schernendolo affettuosamente, e che il tuo lavoro sarebbe inutile se poi non intervenissi io. Il sole le sorrideva timidamente, senza nemmeno guardarla negli occhi.
Era sempre stato innamorato di lei, ma non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo. Si vedevano così poco, d'altra parte. Lui poi si preoccupava, a saperla in giro tutta la notte. Ma sapeva che era necessario, e sapeva anche che le sue parole erano vere.
Questo gli infondeva una gioia tenera e profonda, perché pensare che c'era qualcosa che facevano insieme gli regalava una sensazione bellissima.
Il sole, d'improvviso, si scosse da tutti quei pensieri. Guardare lì sotto, alle pendici di quelle montagne, gli faceva sempre uno strano effetto.
Gli uomini quella strana ebbrezza la chiamavano felicità.
Lui non sapeva che nome dargli, ma poco gli importava. Si rifugiò di nuovo dietro quel soffice grappolo di nuvole bianche. In attesa della sera, quando la luna avrebbe sfiorato i suoi tremolanti raggi arancioni passandogli nuovamente accanto.
Felicità, la chiamavano.

powered by social2s
Pizzaiolo.jpg

Cucinare è un’arte. Una tradizione culinaria è un patrimonio da cui rinascere.

Questo lo pensa anche l’UNESCO che redige una lista del patrimonio di tutti i paesi del mondo. Da una parte il patrimonio artistico dei monumenti realizzati dall’uomo, dall’altra quello del paesaggio con alcuni territori caratteristicamente legati ad alcune produzioni, come ad esempio le colline dei Prosecco, le Langhe o la montagna Tian Mu dove si coltiva il tè.

Ma l’UNESCO sta redigendo anche la lista del Patrimonio Intangibile dell’Umanità, ossia quell’elenco delle tradizioni locali che fanno parte della cultura intrinseca di un territorio e, quindi, dell’umanità.

La cucina è sicuramente un patrimonio di altissimo valore e nel 2013 ha inserito la Dieta Mediterranea fra i patrimoni da salvare. Ma se la Dieta Mediterranea comprende i tanti paesi che si affacciano su questo mare, l’Italia ha un suo primato personale.

Nel 2017 ‘l’Arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano’ è entrata a far parte della lista UNESCO dando un implicito riconoscimento di valore a uno dei simboli italiani che ci stavano scippando multinazionali spregiudicate.

L’arte comprende tutti gli aspetti precedenti all’assaggio di questa prelibatezza: la preparazione dell’impasto, il movimento rotatorio che fanno i pizzaioli per stendere la pizza facendola volteggiare in aria e la cottura nel forno a legna. Ma del patrimonio fanno parte anche le canzoni, le espressioni e il gergo dei pizzaiuoli.

In poche parole: la nostra essenza di italiani, quello con cui siamo cresciuti e che cerchiamo quando selezioniamo la pizzeria dove andare a cena. E si sa che questa arte è nata a Napoli.

Chi non conosce che la Pizza Margherita è stata creata a Napoli con i colori della bandiera italiana (basilico, mozzarella e pomodoro) in onore della Regina Margherita?

Dal 1998, a Napoli esiste l’Accademia dei Pizzaiuoli Napoletani (mi raccomando di mettere la ‘u’ nella parola che si pronuncia ‘alla napoletana) che organizza corsi e un Campionato Mondiale del Pizzaiuolo.

Tutto è partito da un’intuizione di Alfonso Pecoraro Scanio che è stato ministro dell’agricoltura in Italia nel 2000 e che è riuscito a raccogliere 2 milioni di firme in 100 paesi e di coinvolgere oltre 600 ‘brand ambassador’ per presentare la candidatura all’UNESCO.

Era una candidatura difficile perché mai prima di allora erano state prese in considerazioni tradizioni connesse all’arte culinaria.

Alfonso Pecoraro Scanio aveva però visto a malincuore grandi catene americane, come Pizza Hut o Domino’s Pizza, fare una tale campagna di comunicazione pressante da far credere che la pizza fosse americana. Anzi, alcuni americani sono ancora realmente convinti che la pizza sia un loro piatto nazionale. Forse sarà mangiata più in America che in Italia, ma la pizza è nata a Napoli.

"Il riconoscimento dell'Arte del pizzaiuolo napoletano nella prestigiosa Lista del Patrimonio immateriale dell'Unesco è la riaffermazione di una tradizione storica che per il nostro Paese rappresenta, da secoli, un vero elemento d’unione culturale. Sono veramente entusiasta del risultato ottenuto perché, seppur la candidatura fosse forte e credibile, si tratta di un successo affatto scontato ma perseguito dopo anni di intensa attività e dedizione, al fine di poter garantire la valutazione positiva da parte del Comitato Unesco".

Questo ha ridato dignità alle piccole pizzerie artigianali che però spesso non ne hanno saputo approfittare. Se la pizza è ‘cultura’, occorre che gli artigiani diventino ‘agenti culturali’ se vogliono promuovere la loro attività e aiutare la crescita di un territorio.

Significa che fare la pizza deve diventare un vero elemento di promozione del territorio, dei prodotti e delle tradizioni locali. Deve essere un seme di crescita locale.

Soprattutto ora che il coronavirus ha costretto gran parte della popolazione del mondo a stare in casa e quasi tutti hanno iniziato a fare la pizza nelle loro cucine, i pizzaiuoli e gli artigiani dei piccoli locali devono alzare il livello della competizione e diventare ‘testimonial e narratori del territorio’.

In questo modo si può arginare anche il problema della contraffazione del cosiddetto ‘Italian Sounding’, tutti quei prodotti che vengono chiamati con nomi che richiamano quelli italiani ma che sono prodotti in altri paesi. E ha un senso la campagna #nofakepizza e #nofakefood lanciata da Alfonso dopo il successo del riconoscimento UNESCO.

È la nostra cultura e le tradizioni millenarie che ci differenziano e ci rendono unici e speciali. Potremo costruire #IlFuturoNelleNostreRadici se solo facessimo un viaggio alla scoperta dei nostri valori.

Non ho ancora visto molti locali esibire la cultura ed essere orgogliosi di perpetrare una tradizione che è simbolo di italianità del mondo, ma sono sicura che stiamo tutti prendendo coscienza del valore delle nostre tradizioni e dei successi raggiunti come il riconoscimento UNESCO dell’arte dei piazzaiuoli napoletani.

Andate a sentire una delle conferenze di Alfonso Pecoraro Scanio per capire come ogni territorio ha la sua caratteristica culinaria che lo esprime. E seguite DIscoverplaces con le nostre storie di quei territori per scoprire la bellezza del nostro paese e trovale l’ispirazione per ripartire.

powered by social2s
Karen-with-The-Ronains-from-Scotland-at-The-Fire-1024x590.jpg

Un Pub, una donna e 8 gruppi musicali provenienti da ogni parte del mondo che uniscono i loro talenti musicali, e i loro cuori, nell'International Stay at Home Fest (Il Festival Internazionale dello "Stai a casa"). Tanti spettacoli e un solo obiettivo, quello di tirarci su il morale, collegandoci in uno spettacolo senza precedenti per superare questa pandemia globale.

Il potere della positività, e dei Social, non conosce limiti.

Il problema del Covid19 lo sappiamo bene, sta coinvolgendo tutto il mondo. Dai primi giorni dell’anno è arrivato a mettere la nostra vita sottosopra, obbligandoci a fermarci nella nostra vita di tutti i giorni. Ora per fermare "lui", siamo costretti a prendere questa pausa e stare a casa, e a farlo oggi per tornare a vivere più felici di prima!

Una pandemia partita dalla Cina, arrivata in Italia... e adesso è sbarcata anche negli Stati Uniti. 

Non soltanto noi comuni mortali, sono molti gli imprenditori di ogni parte del mondo che si sono dovuti adattare a questa nuova realtà chiudendo le loro imprese, negozi e fabbriche. Ma in mezzo a tanta angoscia e preoccupazione, continuano ad esserci delle persone che, con le loro azioni positive, cariche di solidarietà, ci spingono a non perdere la speranza, e a guardare verso un futuro migliore.

Noi di Discoverplaces stiamo contribuendo nella nostra piccola grande piattaforma, a costruire questo futuro con tante iniziative. Tra queste c'è l’hashtag #ilfuturonellenostreradici, un messaggio di speranza, nato dalla voglia di raccontare le storie emozionanti delle persone che cercano di riprendere il contatto con le loro radici lontane o vicine. Lo facciamo insieme a loro, attraverso i racconti di storie, ricette e aneddoti dei borghi che hanno ancora nel cuore.

Ma in realtà per noi questa operazione è cominciata anni fa, quando nel nostro piccolo, raccontavamo le storie e le bellezze delle persone speciali che incontravamo nei nostri viaggi attraverso l'Italia e i suoi piccoli borghi. 

Una di queste persone speciali è la nostra cara amica Karen Lauria Saillant, che abbiamo avuto il piacere di conoscere in uno dei nostri viaggi.

Karen è una regista lirica e maestra di canto nella città di Philadelphia. Ogni estate organizza la "prima" di un’opera lirica nel piccolo, incantevole teatro di Città della Pieve in Umbria. Per saperne di più, potete leggere l'articolo che abbiamo scritto per Karen “Grande Lirica a Città della Pieve".

[caption id="attachment_114602" align="center-block" width="750"] Karen con il gruppo Scozzese "The Ronains" al pub The Fire[/caption]

Karen è anche la proprietaria del Pub "The Fire" nel cuore di Philadelphia, la sua città natale, che da anni offre emozioni e divertimento con musica dal vivo e intrattenimento dai toni a dir poco "Rock". 

Aperto dal marito di Karen nel 1988 come semplice pub, il locale ha cominciato ad essere un punto di riferimento per l’eclettica scena musicale di Philadelphia, diventando il trampolino di lancio per un caleidoscopio di nuovi talenti e artisti, alcuni oggi di fama mondiale, come i Maroon 5, che fecero i loro primi passi al Fire. Il pub è ancora oggi una tappa importante nelle carriere di molte altre band della scena "Indie". 

Tutto è iniziato da un piccolo palco, che permetteva agli studenti di Karen di mettere in mostra il loro talento e creatività davanti al pubblico del Pub. Da quei primi spettacoli, il palcoscenico negli anni si è sempre di più allargato, arrivando ad ospitare gruppi e cantanti da tutto il mondo.
Come tanti locali pubblici nell'epoca del Coronavirus, al momento il pub The Fire è stato costretto a chiudere le sue porte e cancellare i suoi spettacoli.

Ma la musica sorpassa qualsiasi barriera. Fa parte di un messaggio universale che viaggia ovunque, grazie ad un solo ed unico respiro.
Allora se non possiamo più goderla dal vivo, tanto vale assaporarla nella comodità e sicurezza delle nostre case!

Ecco perchè nasce l'International Stay at Home Fest (Il Festival Internazionale dello "Stai a casa")!

I Social hanno una potenza enorme. Possono unire persone separate da qualsiasi distanza...basta essere connessi al WiFi!

Per tante imprese, inclusa quella di Karen, la chiusura a causa della quarantena ha fatto danni incalcolabile al loro lavoro. Un Pub dipende dall’allegria e dalla partecipazione dei suoi clienti, artisti e affezionati che arrivano tutte le sere per bere qualcosa e farsi due risate, staccando la spina dal tran tran di tutti i giorni.

Ma persone come Karen non sono abituate a gettare la spugna. Anzi, la loro grinta e positività finiscono per essere ben più contagiose del problema che stiamo affrontando ora.

L'International Stay at Home Fest (Il Festival Internazionale dello "Stai a casa") è uno concerto trasmesso in live su YouTube, con le esibizioni di artisti da tutto il mondo, a cui segue una sessione di interviste live con le band che partecipano, dando al pubblico la possibilità di interagire con i musicisti e di fargli delle domande.

Tutto questo è realizzato grazie all’impegno del pub The Fire, che ha scelto gli 8 gruppi protagonisti da ogni angolo del mondo, più 1 cantante solista. Ogni artista ha registrato il suo contributo da casa, “in quarantena”, e poi tutte le singole registrazioni sono state sincronizzate per produrre i video.

https://www.youtube.com/watch?v=EFDz9EzWTaM&t=10s

Dal Giappone, all’Italia fino alla Macedonia, ogni spettacolo è incentrato su un gruppo, alcuni dei quali, dovevano esibirsi dal vivo al The Fire. Adesso invece suoneranno davanti ai nostri schermi, ognuno dalla sua quarantena, davanti ad un pubblico (digitale) grazie al potere della musica e della rete.

Ecco i gruppi che prenderanno parte all'iniziativa:

Thundermother, Svezia

Eufemia, Messico

Hope The Flowers, Thailandia 

General Rest in Peace, Marocco 

Piqued Jacks, Italia

The Ronains, Scozia

Pinky Doodle Poodle, Giappone 

Dirty Soap, USA 

Darko Todorovsky, cantante della Macedonia 

Un appuntamento per divertirsi, e mostrare la nostra solidarietà

L'International Stay at Home Fest (Il Festival Internazionale dello "Stai a casa") è pensato non solo come un momento per dimenticare lo stress che stiamo vivendo tutti, ma anche come occasione per mostrare la nostra solidarietà verso il pub e i gruppi che malgrado tutto si sono mossi per farci ascoltare la loro musica. 

Durante le dirette dal vivo ogni ‘spettatore’ avrà la possibilità di fare una donazione alle band e agli artisti che prendono parte all'iniziativa. Il 100% dei ricavi andranno a sostegno degli artisti, e ai dipendenti del pub The Fire, che adesso non sono in grado di lavorare. 

Non c'è niente in questo mondo moderno che ci può fermare dal divertirci, anche in tempi come questi. Quindi, se siete Americani, Italiani, amanti della musica o fan dei concerti dal vivo, connettiamoci tutti quanti per aiutare la musica e le imprese come quella di Karen, che nonostante tutto non dimenticano il loro spirito combattivo e cercano di rimanere un punto saldo di positività. 

Allora cosa stai aspettando?

Puoi guardare lo spettacolo a partire dal 18 Aprile QUI (http://stayathomefest.live/ o https://www.firephilly.com/stayathome/)
Se volete conoscere il pub di Karen, The Fire cliccate QUI, e se volete donare a supporto dell'iniziativa potete CLICCARE il seguente link (https://venmo.com/FirePhillyEmployee)

Foto di copertina di Rebecca Martten
powered by social2s
close-up-cuisine-delicious-dining-table-271715-1024x664.jpg

Oggi, voglio andare a scoprire le usanze a tavola nel "Paese del Sol levante", il Giappone! 

Perchè si chiama il "Paese del Sol Levante"? 

Giappone, in giapponese si dice Nihon e si scrive 日本 ri-ben, 日 ri significa giorno e 本 ben significa origine, quindi "origine del sole" da qui si arriva al "Paese del Sol levante". 

Bacchette Giapponesi – Hashi 

Come in Cina, anche in Giappone si mangia con l'uso delle bacchette, ma in Giappone si hanno vari tipi di bacchette, ci sono:

Le Nuribashi sono le bacchette utilizzate quotidianamente in famiglia

 Le Waribashi sono le bacchette usa e getta che solitamente troviamo nei ristoranti

 Le Toribashi sono le bacchette che si usano per servire i piatti 

 Le Saibashi sono utilizzate per cucinare. A differenza delle altre sono più lunghe e più spesse, solitamente alla base sono unite con una cordicella, così da appenderle. 

Generalmente le bacchette, per gli uomini sono più lunghe e quelle per le donne sono più corte, e si possono trovare anche bacchette più piccole adatte ai bambini.

Come per la tavola Cinese, anche in quella Giapponese è vietato posare le bacchette in verticale all'interno della ciotola. Questo richiama un rito funebre e quindi è di cattivo auspicio. 

Con le bacchette non si indicano nè cose nè persone, non si infilza il cibo con le bacchette, non si usano le bacchette per spostare i piatti. Non si incrociano mai le bacchette perchè porta male e, per prendere il cibo dal piatto in comune, non bisogna utilizzare il lato delle bacchette con il quale si mangia, bensì bisogna capovolgerle. 

Curiosità a Tavola e altro 

Il galateo giapponese ama il rumore a tavola. Ad esempio, quando si mangia una zuppa è ben gradito il famoso "risucchio" che noi odiamo, in Giappone questo è sinonimo di aver gradito il cibo e quindi è una delle regole fondamentali del galateo Giapponese.

Ci si versa da bere a vicenda e mai da soli quindi, attenzione a quando il bicchiere dei vostri commensali è vuoto perchè spetterà a voi riempirlo. 

Per i Giapponesi è simbolo di maleducazione mangiare e bere mentre si cammina per strada, ci si ferma e si gusta il cibo e poi si riprende a camminare. 

Il mio souvenir di oggi 

Il mio corpo resta a casa, come quello di voi tutti, ma il mio sguardo viaggia altrove e se anche il vostro sguardo si sente frustrato nel guardare sempre le solite pareti di casa, venite con me e iniziamo a viaggiare con la nostra fantasia, perchè almeno la "fantasia" è ancora gratis! 

Oggi voglio gustarmi dei buoni temaki ammirando uno dei più antichi templi giapponesi, il Tempio Senso-ji. 

Ricetta del Temaki

Ingredienti:

40 g riso per sushi (per porzione)

 Alghe nori

 Tonno fresco

 Cetrioli

 Avocado

 Aceto di riso

 Sale e zucchero 

Mettiamo il riso in acqua fredda e lasciamolo in ammollo per circa 10 minuti. Ripetiamo questo procedimento per due volte, poi mettiamo il riso a cuocere in acqua salata per circa 15 minuti. Scoliamo il riso e lasciamolo freddare. 

In un tegame pulito versiamo l'aceto di riso (2 cucchiai) con lo zucchero (1 cucchiaio) e il sale (1 cucchiaio), versiamo il tutto nel riso, mescoliamo e lasciamolo insaporire. 

Nel frattempo, prendiamo i fogli di alga e tagliamoli a metà così da creare due rettangoli, poi tagliamo il tonno fresco a striscioline come anche il cetriolo e l'avocado.

Iniziamo a farcire! 

Prendiamo un rettangolo di alga, partendo da sinistra mettiamo un bel cucchiaio di riso, delle striscioline di tonno, di cetriolo e di avocado. Piano piano cerchiamo di arrotolare il foglio di alga cercando di darle una forma a cono.

Naturalmente potete gustare il vostro temaki con salsa di soia o wasabi. 
Buon appetito!

powered by social2s
27 Settembre Giornata Mondiale del Turismo - Cattedrale di Santa Maria Anagni by Carlo Ribaudo
27 Settembre Giornata Mondiale del Turismo - Cattedrale di Santa Maria Anagni by Carlo Ribaudo

Anagni è un antico veliero ormeggiato su una collina.


È bello immaginarsela così le mattine d’inverno, quando la nebbia che sale dalla pianura lentamente la ammanta, e da lontano si scorge soltanto il campanile del Duomo. Un albero maestro di pietra bianca messo lì apposta per graffiare il cielo.
Quando i comignoli issati sui tetti delle antiche case ricominciano a borbottare, sbuffando intricati arabeschi di fumo grigio. Quando dai vicoli, ovattato, risale il metallico clangore delle cerniere dei portoni di legno che si aprono al nuovo giorno, mentre le finestre delle bifore medievali si spalancano cigolando.
I gatti randagi, ancora insonnoliti, osservano curiosi quell’umano brulichio, che a loro, spiriti liberi, deve apparire come una liturgia monotona e ripetitiva.
Ecco, Anagni è una nobile nave. E ora è pronta a salpare di nuovo.
Qualcuno, sotto le colonne di un vecchio porticato, tira su a fatica la pesante ancora di ferro. E la città dei Papi ricomincia a veleggiare, dondolando aggrappata a vaporosi flutti di nuvole vagabonde. Come per magia, vede dall’alto il suo riflesso terreno e naviga attraverso i secoli.
Da lassù, chiara, appare nel suo nitore tutta la sua storia. Si scorgono gli Ernici che costruiscono le sue mura, per farne una delle cinque città saturnie; ecco i Romani, adesso, che la conquistano e le danno dignità di municipio.
Poi, d’improvviso, appaiono colori festosi e sgargianti a riempire lo sguardo dei naviganti. Sono gli uomini e le donne del Duecento nei loro abiti alla moda, quando, sotto la signoria dei Caetani, Anagni diventa residenza pontificia e splendido esempio di città comunale.
Sembrano tanti puntini in movimento, che rimbalzano industriosi da una parte all’altra delle strade e delle piazze. “Eccoli!”, grida qualcuno dall’alto, affacciato alle paratie del vascello. E indica, lì sotto, i quattro papi anagnini. Bonifacio VIII, livido di rabbia per l’onta subìta da Filippo il Bello, passeggia nervosamente nei vialetti del suo Palazzo in attesa di fuggire.
Poi qualcun altro, incuriosito, punta il dito verso un uomo esile che cammina spedito. Ha uno strano berretto rosso a punta e un pesante volume di pelle sotto braccio. Scende a piedi dal Duomo verso Palazzo della Ragione e sembra assorto in mille pensieri. Ma è Dante! Sì, è proprio lui. Fanno appena in tempo a vederlo. Poi il veliero improvvisamente si piega.
Rolla, beccheggia, cigola. E fa rotta verso le campagne sottostanti, quelle che circondano le mura.
Vigneti, campi coltivati, prati verdi. Un baccanale di colori, di profumi. La natura urla la sua gioia, canta a squarciagola la sua gloria pagana e immortale.
E sotto il vascello, intanto, continuano a scorrere i secoli, pigri e indifferenti. Lentamente, si torna al nostro presente. Ora, ai naviganti, Anagni e le sue terre appaiono diverse. Le antiche pietre, però, sono ancora tutte lì.
A vegliare, a ricordarci chi siamo e da dove arriviamo. E a parlarci in silenzio delle nostre radici, profonde e floride. È tempo di rientrare in porto.
La nebbia del mattino si è diradata, e il sole ha cominciato a scivolare verso ovest, verso il tramonto. Il vascello si posa delicatamente sulla sua collina. Il campanile, davanti a un cielo di porpora, ammaina le sue vele.
L’Anagni di un tempo e quella di oggi tornano a essere una cosa sola. I suoi abitanti scendono da prua e tornano nelle loro case. Ma lo sanno già che domani si salperà di nuovo, perché un viaggio così dura tutta la vita.
Ed è bellissimo.

powered by social2s

Iscriviti alla Newsletter

Scopri un territorio attraverso le emozioni di chi l'ha raccontato in prima persona.