La chiesa del Colloquio di Villa Santa Lucia risale al VIII secolo ed è considerata un “Venerando santuario cassinese”.

Secondo quanto afferma San Gregorio Magno, il suo nome deriva dal fatto che qui si incontravano i due fratelli, Santa Scolastica e San Benedetto, per colloquiare.

Fu distrutta e ricostruita diverse volte.
 

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La chiesa di Santa Lucia risale al Basso Medioevo a Villa Santa Lucia. 

Aveva il ruolo di luogo di preghiera e di sepoltura dei morti.

In stile romanico è stata parzialmente distrutta dalla guerra.

All’esterno si trova un campanile con una bifora: due archetti in stile romanico separati da una colonnina con capitello corinzio

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Veroli. Abbazia di Casamari

L’Abbazia di Casamari a Veroli deve il nome a Caio Mario, dal latino casa Marii, il famoso console romano nato proprio qui ed è stata costruita sull’antica città romana di Cereatae.

È un gioiello dell’architettura cistercense e Monumento Nazionale.

Probabilmente tutto ha inizio da eremiti che andarono ad abitare le rovine della città romana intorno al mille, quando le invasioni barbariche avevano distrutto il sistema socio-economico, in particolare delle aree in pianura e vicino alle strade di collegamento.

Gli abitanti di pianura si erano infatti tutti rifugiati in collina all’interno di castrum, rocche o castelli. Probabilmente questo era uno dei centri fondati da San Benedetto e fu organizzato da San Domenico da Sora.

L’attuale complesso fu in gran parte costruito dopo l’arrivo dei monaci Cistercensi nel 1140 grazie a Papa Eugenio III che erano già presenti nell’area, precisamente nell’Abbazia di Fossanova.

L’ordine dei Cistercensi era stato fondato in Borgogna nel 1098 da San Roberto di Molesme, un benedettino non capito per il suo desiderio di rinunciare alle ricchezze e che fu ucciso dai suoi confratelli. Dopo la sua morte il suo sogno è stato realizzato dell’inglese Santo Stefano Harding e da San Bernardo da Chiaravalle.

La chiesa abbaziale fu costruita tra il 1204 ed il 1217 secondo lo stile mistico dell’ordine e fu consacrata da papa Onorio III della famiglia Savelli di Albano con un grande evento al quale parteciparono anche i conti di Ceccano. Qui è passato più volte Federico II di Svevia e il suo cancelliere fu nominato abate.

Nei secoli la vita dell’abbazia ha visto scorrere la storia fino al saccheggio delle truppe napoleoniche nel 1799 e l’incendio dei piemontesi nel 1861. Per un periodo è stata gestita dai frati trappisti.

All’abbazia è annessa la Biblioteca Statale, nata su quella dei monaci, una scuola, il museo archeologico, la farmacia e la vendita di liquori e medicamenti prodotti dai monaci.

Gran parte del complesso è visitabile e in estate ospita concerti e opere liriche.

Si entra nel complesso dell’abbazia attraverso una foresteria con un grande portico con archi gotici chiusi da cancellate che introduce ad un giardino con un viale in salita al termine del quale si trova la chiesa. Sul giardino si affacciano anche parte degli edifici del monastero e in questo spazio si tengono concerti e manifestazioni culturali.

Si entra nella chiesa attraverso un grande porticato con tre archi, uno a tutto sesto e due gotici laterali, in corrispondenza delle tre porte di accesso alle tre navate. La porta principale ha un ricco decoro medioevale e una lunetta in pietra finemente lavorata di particolare bellezza realizzato dal Canonica. La facciata arretrata è decorata con un importante rosone in alabastro.

La chiesa ha il classico stile gotico delle chiese cistercensi e domina la pietra chiara dei pilastri e delle nervature del soffitto. Pietra ed intonaco bianco sono l’essenza di questa abbazia. L’altare si trova all’interno di un elegante baldacchino settecentesco donato da Papa Clemente XI.

Accanto alla chiesa si trova il monastero realizzato attorno ad un chiostro dove i quattro corridoi che lo delimitano hanno 4 aperture ad arco e bifore verso il giardino con il pozzo centrale. Ogni colonna delle bifore termina con un capitello scolpito in modo originale. La sala capitolare e il refettorio sono un esempio perfetto di architettura cistercense.

Negli altri edifici si trovano una preziosa biblioteca e il museo archeologico con tutto quello che è stato trovato nell’area a partire da due zanne fossili di un elefante preistorico. Qui si trovano anche dipinti della scuola di Raffaello, di Annibale Carracci, del Serodine, del Sassoferrato, del Solimena, del Siciolante.

Nella antica farmacia nel cortile di ingresso si possono trovare liquori e medicamenti a base di erbe che i monaci continuano a produrre secondo antiche ricette.

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Veroli. Basilica di Santa Maria Salome

La Basilica di Santa Maria Salome di Veroli è la chiesa più importante di Veroli perché costruita dove venne sepolto il corpo di Santa Salome e ospita le reliquie della santa protettrice della città e madre degli apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni arrivati qui dalla Palestina.

Maria Salome è sotto la croce, assiste la sepoltura di Gesù ed infine è una delle testimoni della resurrezione. La storia racconta che Maria Salome e suo figlio San Giovanni si recano a Efeso in Turchia dove il governatore era proprio di Veroli.

La chiesa è quindi iniziata come un piccolo luogo di culto per custodire il corpo della santa nel 1209 che oggi è la cripta della chiesa.

Una storia narra di come la tomba sia stata ritrovata grazie ad un sogno in cui San Pietro aveva indicato ad un Verolano il luogo della sepoltura.

L’iniziale oratorio è stato via via ampliato fino ad essere poi ricostruita dopo il terremoto del 1350 e riconsacrata nel 1492. Nel ‘700 è stata poi totalmente rifatta e della precedente chiesa gotica restano alcuni affreschi e piccole porzioni.

Nel Settecento due vescovi toscani chiamarono a Veroli numerosi pittori per affrescare le pareti interne della chiesa.

L’interno è diviso in tre navate e una grande immagine di Santa Salome realizzata dal Cavalier d’Arpino (maestro di Caravaggio) appare subito sull’abside centrale.

Sotto l’altare maggiore si trova una ‘confessione’, ossia una scalinata in marmo che conduce ad un piccolo ambiente a livello inferiore dove in una urna si trova il cuore di Santa Maria Salome e le urne con le reliquie di San Biagio e San Demetrio, compagni della santa.

Accanto all’altare sulla navata di sinistra si trovano affreschi del XIII secolo e mentre su quella di destra un incredibile trittico del 1561.

La chiesa ospita una Scala Santa di 12 gradini e nell’undicesimo gradino si trova un frammento della santa croce in una piccola teca nel gradino. La scala è stata costruita dal Vescovo Tartagni con il permesso di papa Benedetto XIV e offre gli stessi privilegi di quella di Roma: il fedele che la percorre in ginocchio ottiene l'indulgenza plenaria se rispetta le indicazioni riportate in una lapide posta vicino la scala.

La basilica ha anche una Porta Santa, che si apre il 24 maggio in occasione della festa della patrona, ed è gemellata con la Basilica di San Giovanni in Laterano di Roma.

Accanto al trittico c’è un grande quadro, attribuito a Francesco Solimena (1657-1747), che raffigurava i vari Ordini Francescani e la Vergine Maria che consegna il loro ‘cingolo’, simbolo di unione.

Fra le altre opere dobbiamo menzionare altri affreschi del Frezzi, un Cristo e Santi attribuiti a Giuseppe Passeri, una tela del Solimena, un Cristo Re dello Scaccia Scarafoni e una statua lignea di Santa Salome di stile barocco.

La grande cupola è decorata con affreschi di Giacinto Brandi (1623-1690).

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La chiesa era un edificio confraternale adiacente ad un ospedale a Vallemaio.

La facciata è cinquecentesca con un bel portale datato 1553.

Al suo interno, sull’altare si trova un trittico cinquecentesco che rappresenta l’Annunciazione alla Madonna.

Il pavimento davanti all’altare maggiore è un’opera realizzata con formelle in cotto policrome e di forme ottagonali.

Rappresenta figure umane a mezzo busto (guerrieri con elmi e corazze, donne con acconciature stravaganti), fregi, stemmi, animali, decorazioni realistiche e una lunga iscrizione dedicatoria.

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La chiesa di San Martino di Vallecorsa è molto antica e risale all’anno Mille.

Il culto del santo risale all’alto medioevo, forse per l’influenza longobarda.

L’attuale chiesa ed ha una facciata in pietra in stile romanico.

All’interno è suddivisa in tre navate interne e gli altari sono realizzati con preziosi marmi.

L’organo è sorretto da colonne di pregio.

Un crocifisso in legno e grandi tele ad olio sono di notevole interesse.

Nel 1412 fu ritrovata su una parete una immagine della Madonna (forse opera di un monaco benedettino).

Si è così affermato il culto della Madonna della Sanità.
 
 

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