Il monastero di San Salvatore Maggiore a Concerviano si forma nell’891 sulle rovine di una preesistente villa romana.

Incendiato dai Saraceni viene ricostruita nella seconda metà del X secolo ed entrò in competizione con l'abbazia di Farfa nel controllo del territorio.

San Salvatore si schierò con gli imperatori nella lotta con il papato e per questo è stata chiamata ‘abbazia imperiale’.

Nel Trecento iniziò la decadenza, fino a che nel 1629 papa Urbano VIII, in forza della bolla Singulari diligentia la soppresse unendola all'abbazia di Farfa.

Poco a monte dell'abbazia una copiosa fonte d'acqua genera un torrente che affluisce alla sinistra del fiume Salto.

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Nell’area di Colli sul Velino si trovano i resti di due Villae Rusticae.

Una villa risalente al I secolo AC apparteneva a Quinto Assio, console romano nel 55 AC.

Cicerone ha descritto le meraviglie di questa villa, detta “delle Rosce”, in una lettera.

La costruzione era sopraelevata rispetto ai campi, ben orientata e servita di impianti idraulici che sfruttavano le vicine sorgenti di Santa Susanna, note all’epoca come Septem Aquae.

Anche Varrone si è dilungato nella descrizione di questa villa di cui ha raccontato l’organizzazione degli spazi, suddivisi fra pars dominica e pars rustica, e le raffinate decorazioni in oro e turchese sulle pareti e pavimenti in mosaico.

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Il lago di Ventina è un piccolo bacino una profondità massima di 3,5 metri nel territorio di Colli sul Velino.

Insieme ai vicini laghi Lungo, di Ripasottile e di Piediluco, rappresenta il residuo dell'antico ‘lacus Velinus’.

Il lago è alimentato da diverse sorgenti che ne mantengono inalterato il livello pure durante l'estate.

Il bacino è molto apprezzato dai pescatori per la presenza del luccio, il persico reale, il persico trota, la carpa, la tinca e la trota.

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La antica chiesa di Santa Maria Maddalena si presenta come una semplice chiesa rurale con un piccolo campanile.

Costruita intorno all’anno 1000, ha subito vari interventi durante il XII secolo.

Al suo interno è presente un ossario.

Nella chiesa vi è una Via Crucis di quattordici formelle in ceramica dell’artista Franco Bellardi.

La vista che si gode dal piccolo promontorio è davvero incantevole.
 

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In una frazione di Collevecchio è stata scoperta una interesse necropoli Sabino-Tiberina, i cui reperti trovati sono esposti in molti musei del mondo.

La necropoli è stata in uso dal X secolo AC al periodo romano e ad oggi ha portato in luce una cinquantina di tombe.

Qui è stata ritrovata la famosa fiaschetta con un'iscrizione che è considerata il più antico esempio di scrittura sabina.

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La chiesa collegiata Santa Maria dell'Annunziata di Collevecchio risale al Duecento.

E' stata trasformata in barocca nel XVIII secolo.

Al suo interno si trovano opere di notevole interesse come un crocefisso ligneo policromo (VIII-IX sec.) di stile bizantino (proveniente dalla chiesa del castello di Mozzano) e una deposizione eseguita nel 1435 da un pittore fiammingo (copia di un originale di Roger Van der Weyden).

Sulla destra dell'altare c'è il busto marmoreo di Marcantonio Cerbelli, che è attribuito al grande architetto Bernini.

Sulla sinistra dell'altare si trova un medaglione ottocentesco con il profilo di don Vincenzo Petrarca.

La chiesa conserva il suo campanile romanico con doppio ordine di bifore ricostruito secondo il modello originario dopo un fulmine.

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