Nel complesso archeologico del Tulliano, situato tra Cantalupo in Sabina e Selci, si trovano i resti di una "villa rustica" di età adrianea appartenente, secondo l'opinione comune, a Marco Tullio Cicerone. La villa si estendeva su un'area di ben due ettari sull'intera collina del Tulliano e comprendeva una zona termale, dove è stata ricavata l'altra abitazione della proprietà “Casa delle Cisterne” o delle “Terme”. Qui si può ancora ammirare il pozzo romano in "opus reticolatum".
 

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Intorno al Cinquecento, a Cantalupo in Sabina venne edificato Palazzo Camuccini sui resti del Castello di S. Eustachio e dei Savelli per volere del cardinale Pierdonato Cesi vescovo di Narni.

La facciata del palazzo si presenta come un portico cinquecentesco a due piani sovrapposti, un portico e un loggiato.

I pilastri hanno decorazione doriche e ioniche. Il fabbricato è decorato da finestre sui tre piani, nella parte posteriore la struttura poggia sulle due grandi torri quadrate appartenenti all'antico castello feudale.

All’interno, nelle sue ampie sale si osservano pregevoli affreschi della scuola degli Zuccari.
 

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Porta Maggiore di Cantalupo in Sabina è conosciuta anche come Porta dell'Orologio ed è la porta principale del paese.

Sulla porta si trovano due statue dedicate a Mercurio, sulla sinistra, e Minerva, sulla destra, comunemente conosciute come "Bammocci" (ragazzini).

Le due statue del XVI secolo, alte 1,2 m, sono un simbolo della città e sono realizzate in marmo bianco. Alla statua della Dea Minerva manca la testa.

Una leggenda narra che ai ‘cantalupari’ fu chiesto di scegliere tra l'acqua e i ‘bammocci’ e loro preferirono questi ultimi.

Per questo forte legame con le due statue, scherzosamente, i cantalupari vengono anche soprannominati "Bammocciari".

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Il museo civico di Borgo Velino comprende una sezione naturalistica, dedicata alle piante ed erbe officinali della valle del Velino, una sezione etnografica, con oggetti e strumenti relativi al lavoro e alla vita contadina e una sezione artistica, comprendente alcune opere di ambito locale.

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La croce processionale di Borbona risale al 1320-1330 ed è uno straordinario capolavoro artistico di grandi dimensione, 115 x 70 cm. E’ sbalzata in lamina d'argento dorato a fuoco e decorata da smalti traslucidi.

La croce è esposta nella chiesa di Santa Maria Assunta e viene portata in processione tutte le prime domeniche di settembre per la Festa della Natività di Maria.

L'opera faceva parte di un gruppo di grandi croci processionali distribuite nei santuari lungo il confine del Regno angioino, e Borbona era una città di fondazione angioina destinata ad essere uno dei 99 castelli de L'Aquila.

Realizzata da un importante orefice toscano, Andrea di Jacopo d'Ognabene (1284-1320), attivo alla corte dei d'Angiò.

La sua complessa iconografia rispecchia i grandi temi religiosi coinvolti nel drammatico conflitto che divide nei primi decenni del Trecento i francescani Spirituali dalla Curia trasferita ad Avignone: la Trinità e il primato dello Spirito Santo.

Sul dietro, il Cristo è issato sull'Albero della vita che sorge al centro dell'Eden e il suo sangue redime il teschio di Adamo sepolto alla base del Golgota. Sul davanti, il Cristo siede sul trono apocalittico, alla fine dei tempi, coronato come un re angioino e attorniato dai quattro evangelisti.

La straordinaria figura di Giovanni Evangelista con testa di aquila, in alto, e di Giovanni Battista, in basso (nel verso), esaltano l'importanza capitale dello Spirito Santo, come voleva l'appassionata spiritualità francescana.

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Il museo di Antrodoco è dedicato al pittore e incisore seicentesco Carlo Cesi e una raccolta di quadri del pittore albanese Lin Delija.
Carlo Cesi era nato ad Antrodoco nel 1622 e le sue opere sono visibili a Roma nella Basilica di Santa Maria Maggiore, nel Palazzo del Quirinale, nel Palazzo Colonna e nel Palazzo Chigi di Ariccia.
Lin Delija era nato a Scutari nel 1926 ed era stato costretto a lasciare l’Albania concludendo i suoi studi a Roma e vivendo a lungo ad Antrodoco. La sua interpretazione della profonda fede cattolica lo rende un pittore unico nel suo genere.

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Ventotene - Pescatori by Ettore Caratelli
Ventotene - Pescatori by Ettore Caratelli

Passeggiando per Ventotene ci si rende subito conto della modernità dell’impianto urbanistico settecentesco che sembra appena disegnato da un moderno architetto.

Ventotene è il frutto di un esperimento politico e sociale voluto dal re Ferdinando IV di Borbone con la sua “Prammatica Prima”, nel 1771 stabilisce la colonizzazione di Ventotene, come già a Ponza nel 1734 da re Carlo.

I Borbone avevano scelto queste isole per il loro esperimento perché facevano parte del loro patrimonio personale avendole ereditate dalla madre Elisabetta Farnese.

Altri avanzati esperimenti sociali sono l’Albergo dei poveri a Napoli e l’esperimento delle seterie di San Leucio, nel 1752.
 
 

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