Alle spalle del santuario della Santissima Annunziata di Gaeta si entra nella Cappella dell’Immacolata Concezione o Cappella d'Oro.

Il nome deriva dalla sua volta a botte costituita da cassettoni di legno intagliati e dorati.

Le pareti sono adornate con 19 tele raffiguranti scene della vita di Gesù e della Madonna.

Dal 2009 questa chiesa è gemellata con il santuario di Nostra Signora di Lourdes.

Infatti il dogma cattolico dell’Immacolata Concezione era stato meditato dal papa Pio IX in questa cappella durante la sua permanenza forzata in Gaeta.

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Gaeta. Castello di Gaeta

Il castello di Gaeta è iniziato nel Vi secolo per sfuggire ai Goti, le prime notizie del castello si hanno quando Federico II di Svevia, che qui ha soggiornato, lo fortifica.

La struttura attuale è grande circa 14.100 m² è detta castello angioino-aragonese perché è composta da due edifici comunicanti realizzati in due momenti storici diversi.

Quello più in basso, detto "angioino" e realizzato durante la dominazione francese degli angioini.

Quello più in alto detto "aragonese" è stato fatto costruire dall'imperatore Carlo V.

L'ala angioina è stata sede del carcere militare di Gaeta è attualmente sede di rappresentanza dell'università di Cassino e del Lazio Meridionale.

L'ala aragonese è stata sede di un battaglione e oggi ospita la scuola nautica della Guardia di finanza.

Nella cupola della torre più alta del castello vi è la Cappella Reale, voluta dal re Ferdinando II di Borbone nel 1849.

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Il Museo Civico di Fondi ha sede nella rocca e si articola nella sezione romana e in quella medievale e moderna. Nella prima si trovano frammenti architettonici, epigrafi, colonne miliari, urne funebri e parti di sepolcri monumentali.
Nella seconda, oltre agli stemmi delle casate dell’Aquila, Caetani e Colonna, da notare il raffinato rilievo in alabastro di Domenico Gagini raffigurante la “Madonna col bambino” (1458).
 

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Il Palazzo del Principe di Fondi, realizzato contestualmente al castello, era utilizzato come elegante abitazione dal feudatario (Caetani eppoi Colonna-Gonzaga) e collegato al castello con un ponticello in legno.

E’ un notevole esempio di architettura rinascimentale “mediterranea” dove si intrecciano gli stili italiani e catalani.

Infatti il palazzo presenta alcuni elementi architettonici particolari: una porta di stile angioino (come nel quartiere medievale di Gaeta) e un loggiato ogivale nel primo piano.

Da sottolineare, poi, la fantasiosa decorazione delle eleganti finestre monofore e bifore formate da una lastra di pietra tenera lavorata a traforo che sembra un ricamo.

Questi lavori sono stati eseguiti dall’artista catalano Matteo Forcimanya e rendono il palazzo un magnifico esempio di arte italo-catalana.

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Il Castello Caetani di Fondi è il simbolo della città e uno dei rari esempi in tutta Europa di fortezza costruita in pianura: alto 33 metri dal suo terrazzo si domina tutta la Piana.

E’ composto da un mastio o torrione rotondo (elevato a torre di osservazione e in seguito adattata ad opera di difesa), che s'innalza sopra una torre quadra, e dalla rocca con alte torri cilindriche agli angoli.

Queste ultime sono caratterizzate dall’orlatura con “piombatoie” che permetteva ai difensori di essere protetti anche quando lanciavano armi in verticale contro gli assalitori.

La costruzione della rocca si fa risalire al 1319, insieme con la ristrutturazione della cinta muraria della città realizzata da Roffredo III Caetani che voleva farne il centro della sua signoria.
 

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Cisterna di Latina era l’avamposto della palude pontina e la “patria dei butteri”, ‘cow boy’ italiani, che guidavano e custodivano le mandrie di vacche maremmane e di bufali. Gli usi e le tecniche dei mandriani sono ancora vivi nella tradizione locale, rievocati con esibizioni e manifestazioni equestri e raccolti nel Museo dei Butteri.
Fra le storie, si ricorda di quando Bufalo Bill venne in queste aree e fu sconfitto in una competizione proprio dai butteri locali.

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ll complesso dell'ex Convento di Sant'Antonio Abate di Cisterna di Latina, comprende una chiesa affrescata risalente al XVI secolo, un edificio e un chiostro, anch’esso affrescato.

Sotto il complesso si estende una rete di grotte e cunicoli inesplorati, simili a quelli di Palazzo Caetani e probabilmente collegati ad essi.

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La battaglia di Castelforte è durata dall'ottobre 1943 al maggio 1944: otto mesi di incessanti cannoneggiamenti di terra e dal mare e bombardamenti aerei che hanno seminato distruzione.
Con la battaglia dell'11 maggio 1944, infine,le formazioni nord-africane "marrocchini", che erano entrate per prime in città, si diedero a saccheggi e a barbare violenze di ogni sorta.
 

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