Rivoluzione Industriale nel Regno Borbonico, Società Operaia Mutuo Soccorso e Festa del 1 Maggio a Isola del Liri

Con le macchine e la lavorazione in serie nasce la classe lavoratrice e il problema di imparare a gestire i rapporti fra lavoratori e imprenditori. Un rapporto che nella Rivoluzione Industriale nel Regno Borbonico è stato risolto in modo giusto e originale.

Sin dalla fine del Settecento iniziano le grandi concentrazioni di masse operaie che lavorano in ‘catene di montaggio’ in fabbriche e opifici. Queste persone hanno orari e stili di vita che seguono i cicli di lavoro e devono vivere tutte nelle vicinanze degli stabilimenti creando delle concentrazioni urbanistiche e umane che non si erano mai viste prima.

Le storie di sfruttamento sono note ma lo sono meno quelle sulla relazione virtuosa fra operai e padroni. Il Regno Borbonico delle due Sicilie è noto per alcuni esempi illuminati a partire da quello delle seterie reali di San Leucio.

Ad Isola del Liri le prime fabbriche arrivano alla fine del Settecento quando il re di Napoli Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, requisisce chiese e conventi e li vende ad industriali. L’interesse era alto per via della disponibilità di energia prodotta dalle cascate e dai dislivelli del fiume Liri.

Il convento di Santa Maria delle Forme viene requisito e si trasforma nelle Cartiera Fibreno poco dopo acquistata da Carlo Lefebvre. È interessante ritrovare i lineamenti della originaria facciata della chiesa nella palazzina di ingresso della fabbrica.

La cartiera impiega da subito centinaia di lavoratori ed occorre dare loro un alloggio. Si forma un nuovo nucleo urbano nella parte alta del paese con palazzine disegnate apposta per le diverse classi sociali: operai, dirigenti, direttore e proprietario.

Tutte le cartiere al loro interno erano organizzate per assecondare le esigenze dei lavoratori: spaccio per i generi alimentari, asilo per i bambini, centro medico e anche una chiesetta o un tempietto. Sono molto originali sia la nuova chiesetta di Santa Maria delle Forme, costruita praticamente sul tetto della sottostante cartiera Lefevre, che il tempietto gotico costruito dall’imprenditore napoletano Natale Sorvillo all’interno delle Cartiere Meridionali.

Ad Isola del Liri si distinguono chiaramente i primi esempi di edilizia popolare dell’800 e del 900 ed accanto alle case si forma la vita e un nuovo nucleo urbano. Niente era lasciato al caso e le case seguono una propria linea architettonica e un piano urbanistico ben definito.

La concentrazione di tanti lavoratori fa crescere un potere degli operai e una indipendenza mentale che porta a risultati inattesi. Ad esempio, per un movimento di protesta contro un parroco locale, un gruppo di fedeli si distacca dalla chiesa e fonda la prima Chiesa Evangelica.

La struttura sociale di Isola del Liri è abbastanza evoluta da permettere l’apertura di una delle prime Società Operaia di Mutuo Soccorso – SOMS – nate dopo i moti rivoluzionari del 1848 in tutta Europa. Queste associazione erano nate per aiutare i lavoratori nei casi di infortunio, di malattia o di altre eventi straordinari.

Nel corso degli anni molte SOMS chiusero o la loro esperienza fu incamerata nei movimenti sindacali o nelle corporazioni fasciste. Alcune resistettero e negli anni ’50 tornarono a crescere allargando i loro interessi.

Ad Isola del Liri, proprio in edificio sotto la cascata, è ancora visibile l’originaria insegna con la scritta ‘Società Operaia di Mutuo Soccorso’ con la data 1862. Il movimento operaio era così importante che Isola del Liri veniva chiamata nel 1867 ‘la città del lavoro e dei lavoratori’. La SOMS è ancora attiva ed è una delle più antiche in Italia ma ha spostato la sua sede in Piazza San Francesco.

Nel dopoguerra, il grande numero di operai impiegati nelle cartiere ha portato ad un altro interessante effetto: la grande Festa del 1 maggio, la Festa dei Lavoratori. Il Primo Maggio è una festa voluta in America dal presidente Grover Cleveland per commemorare alcuni morti ad Haymarket in Chicago per una rivolta dei lavoratori della fabbrica di macchine agricole McCormick.

La festa arrivò in Italia alla fine dell’800 e nel periodo fascista fu temporaneamente accorpata al Natale di Roma il 21 aprile.

La giornata dei lavoratori fu riportata al primo maggio nel 1945 al termine del conflitto mondiale e nel 1955 papa Pio XII istituì la festa di San Giuseppe Lavoratore in modo che il primo maggio diventasse anche la festa dei lavoratori cattolici.

Per anni il Primo Maggio è stato soprattutto una festa dei sindacati che qui ad Isola del Liri erano molto potenti tanto che si può ancora distinguere una Falce e Martello incisa nelle lastre della pavimentazione del lungo-Liri proprio vicino la cascata. Oggi, la festa si è trasformata in un evento musicale e viene celebrato in Italia con un grande concerto a Piazza San Giovanni a Roma.

Ad Isola del Liri il Primo Maggio è una delle feste più sentite per la sua valenza storica e, oggi artistica, richiama persone da tutta la provincia di Frosinone.

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Mura Ciclopiche di Alatri
Mura Ciclopiche di Alatri

Alatri è una delle diverse città dell'antico Latium Vetus caratterizzate da eccezionali mura Ciclopiche o Megalitiche, che si vengono chiamate anche Mura Poligonali per la loro forma geometrica.

Queste mura circondano l'acropoli di Alatri e l'Acropoli ci può raccontare la storia delle pietre gigantesche in queste mura. Il termine Ciclopico proviene dagli dei, con un riferimento a Saturno che gli antichi Romani pensavano fosse stato il fondatore di queste città perché avrebbero avuto difficoltà a concepire come un qualsiasi altro uomo sulla terra avrebbe potuto costruire queste mura con le loro enormi pietre, pietre che si adattano perfettamente fra loro senza malta.

Forse l'uomo (o qualcuno di Brobdingnags dei Viaggi di Gulliver) è stato coinvolto, ma sappiamo poco delle competenze ingegneristiche pre-romane che sembrano essere stata dimenticate dopo la creazione di queste città murate.

Le pietre sono enormi, fino ad almeno a 5 per 2 metri per 1,5 metri, con una pietra che pesa forse 25 tonnellate, non facili da spostare nella loro posizione ideale come ad esempio l'architrave sopra la Porta Minore sul lato occidentale della l'acropoli di Alatri, un'acropoli che condivide con quella di Atene la particolarità di non essere stato nascosta da costruzioni imperversanti.

Ma perché poligonali? Perché tutti i blocchi di queste mura si interfacciano l’uno con l'altro con 9 o più angoli, in modo irregolare con blocchi tutte di diverse dimensioni e forme? Cerchiamo comprendere un po’ meglio dal ‘Portal to the History of Astronomy’ in una discussione sull'acropoli di Alatri: ‘Un problema continuo per le mura poligonali a secco, è la crescita di radici degli alberi all'interno del terrapieno che sta dietro le pareti. ... Purtroppo un tentativo di restauro è stato realizzato nel 1970, in cui del cemento è stato iniettato in alcuni settori e questo ha causato una serie di problemi perché la muratura non può più oscillare e la zona è soggetta ad una forte attività sismica. Tuttavia, sembra impossibile ripristinare la situazione pre-restauro, e il monumento è (per la prima volta in millenni) soggetto ad un certo rischio sismico‘.

Quindi, mettiamo da parte le sfide su come la costruzione con queste pietre megalitiche sia stata affrontata dagli antichi in queste città del Latium Vetus, mura che sono durate per oltre 2.500 anni, e possiamo a guardare la progettazione meccanica e a lanciare la moneta sulle possibili ragioni per questa forma.

Forse una chiave è nel promemoria che ‘l'area è soggetta ad alta attività sismica’. Infatti abbiamo assistito con una nostra certa costernazione ai disastri mortali nel centro Italia nel corso degli ultimi dieci anni, alla distruzione di diverse città e borghi con architettura medievale, rinascimentale e moderna, in occasione dei gravi terremoti.

È possibile che gli antichi sapevano abbastanza di fisica per progettare e costruire strutture piuttosto elevate che potevano resistere a tali terremoti?

Ci sono quattro evidenti caratteristiche nella progettazione delle mura Ciclopiche che potrebbero aver contribuito alla loro resistenza ai terremoti. Il primo è la dimensione dei blocchi tutti grandi e non facilmente in grado di essere portato in risonanza da un tremore. Il secondo è che i blocchi sono di dimensioni e forme tutte diverse in modo che se un blocco dovesse risuonare con un tremore, altri blocchi non possono. Il terzo elemento è la selezione delle pietre che sembrano non avere difetti critici. Il quarto è la connettività perfetta tra i blocchi dove le interfacce sono una combinazione di linee che non fa filtrare aria nelle rocce.

Fra le pietre non c'è la malta che avrebbe creato un elemento meccanico continuo in grado di trasmette un'onda d'urto. L'esperimento di restaurare le pareti con cemento (malta) ha portato alla consapevolezza che c'era veramente una grande abilità nelle mani degli ingegneri pre-romani.

Il grande scopo di questa meravigliosa tecnica potrebbe non essere stato ancora compreso, ma è ormai evidente che i progettisti sapevano come costruire per ‘eternità’! 

Un rapporto degli studi di don Giuseppe Capone (tradotto in inglese da Anthony Aveni), fornisce alcune indicazioni su ciascuna di queste acropoli del Lazio che avevano tutte una geometria irregolare. ‘nella mappa di Alatri ci possono essere contenuti elementi per scoprire l'identità di un popolo antico, che proveniva da una sponda opposta e che qui ha ristabilito la sua cultura con queste maestose città di pietra’. Ma perché sono venuti?

In ogni caso, trovarsi accanto alle mura ciclopiche dell'acropoli di Alatri può essere un luogo relativamente sicuro in caso di un terremoto!
 

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Isola del Liri, i Navigli della Ciociaria

La notte la parte di Isola del Liri sotto la cascata cambia volto e si trasforma in un luogo speciale di acqua e musica dedicato alla dolce vita, al bel tempo e per un attimo mi ha introdotto nei Navigli della Ciociaria.

Cosa sono i Navigli? Nonostante le apparenze, Milano è una città d’acqua ma i suoi canali sono stati trasformati in strade. Ne restano pochi aperti, con richiami storici all’ingegneria idraulica di Leonardo da Vinci, e da qualche anno le loro sponde si sono trasformate in un set mondano.

Sono pieni di locali, ristoranti con cucina da tutto il mondo, mostre d’arte e ormai sono un simbolo internazionale del bel tempo che si può trascorrere a Milano. Sono frequentati da ogni tipo di persone, da grandi modelle e calciatori famosi, a tutti coloro che vogliono respirare la faccia allegra di Milano.

Ieri notte Isola del Liri mi ha fatto rivivere quello spirito ma in un modo che solo la Ciociaria può dare. Siamo in uno dei centri dove è nata la storia, a due passi dalle incredibili mura ciclopiche di Arpino o Alatri, da queste parti si sono combattute le prime grandi guerre romane contro i sanniti e giovani da tutto il mondo ancora si sfidano al Certamen sul latino di Cicerone che era nato ad Arpino.

Qui il Rinascimento italiano si respira in ogni momento con la vista del castello Boncompagni proprio sopra la cascata, l’unica città europea ad avere una cascata nel pieno centro urbano. Le luci della notte, che illuminano il castello e la cascata, e il suono della potenza dell’acqua che cerca la pace a valle danno suggestioni profonde a questi ‘navigli ciociari’.

A completare il mix di sensazioni si respira un’aria internazionale con lo stile dei fabbricati nel centro che ti riporta una volta alla Rivoluzione Industriale, una volta ad una città del nord Europa e una volta a New York con alcune delle vecchie fabbriche abbandonate trasformate in studi di registrazione, teatri e locali underground.

Con nostalgia e storia osservo una vecchia insegna della Società Operaia di Mutuo Soccorso, nata nel 1862 partecipata dai lavoratori delle cartiere, e  una “falce e martello” incisa su una pietra del lastricato stradale.

Di giorno Isola del Liri è un via vai di ragazzi con strumenti in spalla che vanno a provare in qualche locale nascosto, di notte una città invasa da note musicali di tutti i tipi. Isola del Liri è gemellata con New Orleans per queste sue vene percorse dalle acque dei canali, che alimentavano decine di turbine delle antiche cartiere, e dalla musica.

La città è tutta percorsa da una rete sotterranea di canali che servivano per alimentare le turbine di ognuna delle numerose fabbriche che avevano reso Isola del Liri uno dei maggiori centri industriali dell’Ottocento. Osservando bene lo scorrere delle acque ci si può ancora accorgere dove l’acqua veniva incanalata da qualche parte e dove poi riesce con forza dalle fondamenta di qualche antico edificio industriale.

Isola del Liri è famosa per la sua cascata dominata dal castello dipinta nei secoli da pittori di tutto il mondo, ma in giro per la città ci sono molte altre cascate e dislivelli che rendono ancora più dinamico lo scorrere del fiume.

Si cammina su un fluire di acqua e musica e con la primavera le sponde del Liri, sotto la cascata, si animano di vita.
Una calca di persone di tutte le età ascolta musica dal vivo, beve un buon bicchiere di vino o di birra seduta o in piedi e, la cosa sorprendente, molte di loro parlano di arte e di storia!!

Mi prenoto per il Festival del Blues!! Devo già mettermi in fila?

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Una breve passeggiata in Alatri

Alatri è arroccato intorno ad una collina, non lontano da Frosinone in quella che viene colloquialmente chiamata Ciociaria, anche se gli arbori di Alatri precedono quel termine di oltre 2000 anni.

Alatri è nascosta da gran parte delle strade principali, e ammiriamo la famosa acropoli solo a pochi chilometri della nostra destinazione. È interessante notare come la piccola frazione collinare di Fumone sovrasti l'orizzonte sopra Alatri.

Abbiamo scelto un perfetto mattino d'inverno e dopo aver parcheggiato fuori Porta San Francesco abbiamo iniziato la nostra peregrinazione a piedi. Passando vicino la chiesetta di San Benedetto sulla cui parete absidale sembravano sporgere parti delle mura Ciclopiche proprio vicino la Porta.

Pochi metri più avanti lungo il vicolo in pietra, passiamo un basso arco a sinistra con l’insegna ‘3 Grana’, un ristorante che è a quell’ora del mattino era ancora alle prese con il risveglio. La chiesa di San Francesco e il suo antico convento sono proprio sopra il ristorante, che doveva essere stato parte integrante degli edifici monastici.

L'interno della chiesa conserva porzioni di alcuni antichi affreschi, tra cui un tradizionale San Sebastiano, ma l’interno è stato rinnovato in un stimolante ed elegante stile barocco, tutt'altro che tradizionale francescano.

Lasciando la chiesa abbiamo seguito i rintocchi di una campana e ci siamo ritrovati in una area della città con le insegne di ‘Centro Commerciale Naturale’ dedicata ad artigiani e piccole gallerie.

Seguendo ancora il suono della campana lungo i vicoli di Alatri ci siamo ritrovati nella piazza principale della città, di fronte alla Collegiata di Santa Maria Maggiore che stava lasciando uscire i fedeli dalla messa del mattino. La maggior parte delle persone si condensavano in piccoli gruppi che chiacchieravano nei pressi della fontana al centro, o che andavano in ​​uno dei bar della piazza.

Andando contro la marea, siamo entrati nella chiesa attraverso la piccola porta di sinistra imbattendoci subito in una insegna che ci raccontava delle importanti opere d'arte conservate nella chiesa, una delle quali era proprio davanti ai nostri occhi. La Madonna di Costantinopoli è una scultura lignea policroma del XIII secolo circondata da 12 pannelli che raccontano la storia di Gesù e della Madonna. Accanto si trova un trittico conosciuto come il Redentore di Antonio da Alatri.

La chiesa ha un rosone scolpito nella pietra bianca e il suo stile è un gotico francese con archi a tutto sesto che indicano la sua età. Le opere d’arte ci richiedono attenzione e abbiamo fatto ritardare la chiusura della chiesa per diversi minuti mentre ammiravamo i dipinti, le sculture e l'architettura.

Ancora una volta al di fuori siamo stati attratti dalla Fontana di Pio IX del 1870 che commemorava il nuovo acquedotto arrivato in città e finanziato dal papa nel 1863.

Di particolare interesse è una grande meridiana montata su una parete di Palazzo Conti Gentili sul lato nord della piazza. La meridiana è segnalata per indicare il ‘vero tempo’ e il tempo medio tra le 10 e la 16, ma, nonostante il sole, sono stato in grado di decifrare il suo messaggio ‘temporale’.

Cercavamo ancora la cattedrale sull'acropoli e seguendo indicazioni di amici, siamo tornati a piedi attraverso Via San Francesco e poi lungo Via del Duomo su per la collina fino a che le possenti Mura Ciclopiche sembravano sbarrare la strada. In questa luminosa giornata chiara i vicoli e le stradine avevano una parte illuminata dal sole che dava loro varie suggestive sfumature delle ocre sugli edifici medievali e rinascimentali.

Finalmente la parte superiore della cattedrale ci è apparsa sopra le imponenti Mura Ciclopiche dell’Acropoli. Abbiamo scelto di seguire il muro sulla sinistra e di camminare sulla rampa fino che arriviamo ad un cancello pedonale da cui entriamo nella piazza. Attraverso i giardini e gli alberi ci appare la facciata della Cattedrale di San Paolo.

La cattedrale è stata costruita dal 930 DC sopra un antico tempio e la sua forma richiama proprio le sembianze di un tempio.

Quando siamo entrati era appena iniziata la messa domenicale e per un poco abbiamo condiviso alcune preghiere e la musica orchestrale dell'organo. Appena fuori, tornati alla luce del sole, abbiamo ammirato la grazia di Dio tra le colline, le montagne innevate e le città vicine.

L'acropoli era tranquilla mentre alcuni bambini giocano sui giochi in giardino, e siamo scesi lungo gradini di pietra per attraversare la Porta di accesso principale con i suoi massicci architravi. A questo punto abbiamo iniziato la nostra circumnavigazione dell’acropoli in cerca di un caffè o di succo di frutta. Così dopo aver trovato il la Porta minore con le sue insolite sculture falliche nell’architrave, siamo tornati sui nostri passi in piazza per chiacchierare davanti ad un aperitivo.

Il languore del pranzo ci ha chiamato e siamo tornati di fronte all’insegna ‘3 Grana’, in cui abbiamo goduto della loro accoglienza Ciociara.

Mentre la nostra passeggiata per il centro Alatri è finita dopo il pranzo, la giornata in campagna iniziava e abbiamo apprezzato l'antico monastero benedettino in attesa per la luce ispiratrice del tramonto.

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Dettaglio di una Cappella della Chiesa Cattedrale di Rieti
Rieti sulla vecchia Via del Sale

Rieti si ritrova sparsa intorno alla via Salaria, la vecchia ‘Via del Sale’ romana, adagiata su una bassa collina a nord est della città eterna.
Sebbene la città originaria risalga a quasi 3000 anni fa, e abbia iniziato a vivere con l'età del ferro, oggi è una città di medie dimensioni, di quasi 50.000 persone, ed è la capitale della Sabina nella regione Lazio. Un nome che rimanda al ruolo delle donne Sabine nel processo di pace tra i Sabini e i Romani.
La storia durante l'epoca romana non è ben documentata in archeologia, ma la città è stata oggetto di molte ‘distonie’ nel corso dei secoli, essendo stata saccheggiata praticamente da tutti i barbari con l’ambizione di conquistare il territorio italiano.
Quando si arriva a Rieti da Roma, il principale punto d'ingresso è proprio Porta Romana con l’inizio di Via Roma che subito attraversa il Velino sul posto del famoso ponte romano, mentre in primavera le limpide acque del fiume scorrono rapidamente a valle dai picchi innevati dell'Appennino in lontananza.
Se si guarda la vita solo con la prospettiva delle grandi anatre, circa 20 delle quali vivono su entrambi i lati del ponte, si potrebbe essere ingannati e credere che il fiume sia in bonaccia in quanto le anatre rimangono relativamente immobili nel flusso, aspettando l'arrivo di un bocconcino o due, ma questo dimostra solo i vantaggi del duro lavoro dei palmipedi sotto la superficie dell’acqua.
Ci viene ricordato che Rieti è una città di chiese, così iniziamo la nostra ricerca salendo su per via Roma verso il centro della città vecchia. Circa a metà strada sulla destra, troviamo un vecchio arco con un portone di chiesa e un piccolo rosone. Entrando non ci si trova in un posto di culto ma in una piccola libreria magica, convertita da una delle tante chiese di Rieti.
Questa chiesa era dedicata a San Pietro, ma ora, assieme ad una selezione di libri, promuove testi su Rieti e sulle gioie del luogo per tutte le età. Molti libri sono stati scritti dall'autrice locale Rita Giovanelli. Anche se vorrei citare per gli amanti dei libri per bambini che ho scorto copie della versione ‘pop up’ del Piccolo Principe.
Non trovando un bar, siamo arrivati ​​in una piazza (Vittorio Emanuele II ovviamente) racchiusa da edifici e palazzi di diverse epoche. Molti degli edifici sottolineano il loro ruolo governativo e la loro autorità attraverso le bandiere italiane ed europee e, più occasionalmente, bandiere regionali o locali. Nel mezzo della piazza si trova una fontana senza identificazione, apparentemente nota come Fontana dei Delfini, comprendente una figura centrale contornata da 4 busti in diversi stati di riparazione.
Appena fuori la piazza si scorge l'elegante facciata della sede delle Poste e Telegrafi. I due edifici di fronte sono il Municipio e forse la Provincia, mentre il Palazzo del Governo sta dall’altra parte della piazza. Tra gli edifici governativi c'è il classico Grand Hotel Quattro Stagioni, con il suo bar alla moda, e subito lo proviamo per godere di un caffè lungo con cornetto prima di indagare la intrigante cattedrale in fondo alla strada.
È stato a questo punto che guardando giù per le strade ai lati della fontana, ho avuto la strana sensazione che questa piazza ben strutturata di una città 'ideale' fosse solo il set di un film italiano. Era talmente perfetta che sembrava che non ci fosse nient'altro dietro le facciate. Un altro punto che rafforzava questo mio sogno visivo, era l'apparente disinteresse della città verso le esigenze dei turisti per il loro ‘sollievo regolare’. Forse avrebbe danneggiato l'immagine altrimenti eccezionale che dona la piazza.
Per vedere la cattedrale bisogna cercare dietro l'hotel perché solo il Palazzo Papale si intravede dalla piazza. Come in molte chiese più vecchie dell’XI secolo, era evidente che il campanile in origine era stata una costruzione separata dalla cattedrale a cui è stato unito in una ristrutturazione successiva.
Entrare nella cattedrale mi ha subito calmato, la pace che emana questo meraviglioso luogo di culto è più che impressionante. C'erano solo pochi visitatori e non c'era nessun rumore. Poche delle caratteristiche principali possono essere efficacemente descritte. Le navate laterali portano a cappelle dedicate, come ci si aspetterebbe, a Santa Barbara, alla crocifissione, a San Giovanni e, tra gli altri, ovviamente, a San Rocco.
Ho notato che la statua di San Rocco era senza il suo cane che, magari in quel momento era andato come consuetudine a procurarsi il pane in città. Per fortuna una delle altre quattro immagini di San Rocco nella cappella aveva il cane fedele al piede destro del padrone per ricordare ai fedeli l'importanza del ruolo del cane nella lotta alla peste.
La cattedrale è benedetta da due organi a canne, ai lati dell'altare al piano superiore. Su di un lato, alcune scale conducono alla cripta rinnovata che corre per tutta la larghezza della chiesa sotto l'altare. A sinistra dell'altare si può trovare un momento per pregare prima di una passeggiata lenta alla fine della chiesa per una ultima vista all'abside prima di avventurarsi di nuovo nel mondo irreale.
Naturalmente c'è molto altro da vedere nella città vecchia per quelli che vanno dietro le facciate delle scene. In aggiunta ci sono alcuni edifici, come il teatro a cupola che si ammirano solo da lontano. Infine, per chi cerca l'insolito, si prega di cercare la lapide dove si riporta che Enrico Caruso ha riposato per 45 giorni.
In piedi sul ponte a guardare il flusso del Velino è un ottimo modo per terminare la prima visita a Rieti.
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Catacombe di Anagni
L’energia dei luoghi di culto, le Catacombe di Anagni a Vico Moricino

L’Italia sorprende sempre e le aree vicino Roma sorprendono ancora di più! Come il caso delle catacombe romane nel bel mezzo di una tenuta e agriturismo Vico Moricino. Una esperienza unica che si aggiunge al piacere di trascorrere un soggiorno in un antico castello medioevale.
Ma partiamo dall’inizio e dalla storia del luogo e delle catacombe.
Ci troviamo lungo il tracciato di una antica via romana che collegava la capitale con una zona ricca di ville (è famosa una villa imperiale poco distante a Villa Magna) e infine con Fiuggi. La qualità curativa delle acque di Fiuggi era già nota così come il gusto di un particolare vitigno a bacca rossa con cui ancora si produce un ottimo vino: il Cesanese.
Le ville romane avevano una configurazione particolare perché oltre ad essere la residenza di campagna di una famiglia nobiliare erano vere imprese agricole con una organizzazione metodica nella coltivazione dei campi. Dovevano servire ad approvvigionare la città di Roma.
Anagni è poi una città speciale. Era la città santa degli Ernici, il popolo preromano che abitava quest’area, e sin dalla sua fondazione aveva una acropoli con un tempio dedicato alla dea fecondatrice Cerere e molti altri templi sparsi per le campagne.
I templi sono sempre costruiti su particolari punti energetici della terra e questo facilita il rapporto mistico fra i fedeli e i sacerdoti. Quando i romani conquistavano un popolo rispettavano i culti religiosi e utilizzavano i templi per i propri riti per non perdere l’effetto mistico dell’energia.
Con l’arrivo del cristianesimo, anche i cristiani utilizzarono gli stessi templi per costruirvi le proprie chiese e non perdere l’effetto dei punti della rete geomagnetica terrestre. I cristiani sono stati più determinati e nel 391, dopo l’editto firmato da Teodosio, Graziano e Valentiniano II che proibiva i culti pagani, hanno avviato la trasformazione di tutti i templi pagani in chiese cristiane.
A Vico Moricino si era così formata una piccola chiesetta dedicata a San Bartolomeo, di cui non restano tracce, e i defunti iniziarono ad essere sepolti secondo riti cristiani in catacombe scavate nel tufo.
Per chi non è mai stato in una catacomba dobbiamo descrivere le sensazioni che non sono solo quelle della vista di un antico manufatto storico. Entrando si sente una energia incredibile, come se tutte le anime del passato con le loro preghiere avessero intriso le rocce con una forza particolare.
Ci sono due catacombe a Vico Moricino che risalgono al IV secolo DC. La catacomba più grande, consiste in un corridoio centrale con loculi sui due lati e un piccolo ambiente con una volta sulla destra. Qui, su una tomba, si può vedere una interessante epigrafe: Victorinu(s) hic dor(mit) in pacem.
Le catacombe facevano parte del borgo che si era formato attorno alla villa romana e sono l’unico monumento paleo-cristiano in tutta la valle del Sacco. La catacomba è in parte franata ma con la luce del giorno si riesce a vedere tutto il suo percorso ma, soprattutto, si sente subito l’energia del luogo anche senza entrare.
Regalatevi energia e visitate il borgo con l’agriturismo Vico Moricino che hanno realizzato con amore e buon gusto Claudio e Simona, e l’emozione di entrare a far parte di una storia che ha oltre 2000 anni.

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Il castello di Vico Moricino di Anagni e la nascita di Acuto

Una notte a Vico Moricino di Anagni, in un vero castello medioevale per sentirsi parte della storia, per andare indietro intorno all’anno mille. Per trasformarsi con la fantasia in un signore locale che presidia la sua valle.
Lungo la via Anticolana che porta da Anagni a Fiuggi, su una delle alture sulla destra, si scorge un imponente edificio in pietra che domina la piccola valle circostante. Lo si riconosce dall’uso della pietra bianca locale e dalla semplicità ma austerità delle sue forme.

La particolarità di questo castello è quella di aver mantenuto il suo aspetto originario di quando era stato costruito. Molti suoi ‘castelli coetanei’, infatti, furono trasformati in palazzi intorno al Rinascimento e non conservano più le forme originarie.

La storia del castello di Vico Moricino di Anagni inizia con la caduta dell’impero romano e il bisogno della popolazione locale di ritrovarsi in un luogo protetto. Quando i romani erano potenti costruivano le loro ville di campagna in pianura lungo le principali vie di comunicazione che garantivano un accesso rapido a Roma. Resti di una villa romana e di catacombe cristiane del IV secolo si trovano proprio in questa area, nella parte bassa del castello vicino al torrente.

I romani erano conquistatori e spavaldi e non temevano attacchi dall’interno del loro territorio. Ma proprio per la loro posizione, le ville romane diventarono facile preda di attacchi durante le invasioni barbariche.

Quando arrivarono i barbari, la popolazione aveva bisogno di rifugiarsi attorno a 'castrum', ossia piccole fortezze. Solo tra il V e il VI secolo arrivarono i Goti di Alarico, poi di Genserico e infine di Ricimero che distrusse anche la villa imperiale degli Antonini che si trova sempre ad Anagni, in località Villa Magna.

La storia dei cittadini romani non era da meno di quella della campagna e nel 542 molti abitanti della città, affamati e seminudi, scapparono dall’ennesima conquista di Totila e vennero proprio a cercare rifugio ad Anagni. Si formarono piccoli borghi autonomi attorno a torri e castelli.

Nei secoli successivi iniziano le lotte delle varie famiglie Longobarde per il dominio di Roma e di Anagni fino all’arrivo dei Franchi che rafforzarono il Ducato di Roma e donarono le terre alla Chiesa. Pipino, il padre di Carlo Magno, fu incoronato Re di Roma ma il controllo della città fu dato al Papa.

In quel periodo Anagni ancora riforniva la città con i frutti della terra e le ‘fattorie’ erano organizzate non più nelle aperte ville romane ma attorno a ‘castrum’, una parola latina che definisce un luogo con gli aspetti sia di un castello che di un accampamento militare.

Ma la pace per Anagni non durò a lungo e dal sud arrivarono altri feroci conquistatori: i saraceni. Questa è la storia della nascita del castello di Vico Moricino e del borgo che, intorno al mille, era arrivato ad avere circa mille abitanti. Il borgo aveva tutto: un mulino che sfruttava le acque del torrente, una chiesetta, un forno.

Intorno al mille in questa parte d’Italia arrivarono i saraceni che conquistarono gran parte dei territori a sud di Roma ed anche questo castello. Si dice che alcuni abitanti di Vico Moricino riuscirono a scappare dalla distruzione e si rifugiarono su un’altra altura vicino dando origine al paese di Acuto. Forse per questo motivi il santo protettore di Acuto si chiama Maurizio ed ha una particolare affinità con il nome Moricino.

Ma il castello è senza pace anche durante il periodo d’oro di Anagni, quello in cui era la residenza principale di papa Bonifacio VIII della famiglia Caetani. Siamo tra il 1200 e il 1300, periodo di lotta fra papa e impero e fra le due importanti famiglie Caetani e Colonna. Il castello apparteneva alla cattedrale di Anagni e fu preso d’assalto diverse volte dai bellicosi Colonna.
Dopo l’abbandono del borgo, la storia del castello continua ma l’edificio assume un altro ruolo e diventa un centro agricolo. Per anni è stato usato come deposito e rimessa per animali ed attrezzi. Questo gli ha permesso di mantenere molti dei suoi tratti architettonici originali che sono stati esaltati dal restauro fatto da Simona e Claudio che lo hanno trasformato in una signorile residenza turistica (www.agriturismovico.it).
La storia ha segnato la vita di questo castello e sembra di poterla sentire quando ci si siede sulla terrazza panoramica da cui si gode la stessa vista dei nobili del passato. Un paesaggio che riempie la vista mentre si assapora uno dei pregiati vini locali come il rosso Cesanese DOC di Anagni.
Una terrazza sulla quale si può chiudere gli occhi accarezzati dal sole e sentire il rumore dei campi, dell’allevamento dei cavalli purosangue di Claudio e, forse, gli echi e i fragori delle passate battaglie. Una emozione unica riservata a chi vuole qualcosa di speciale.

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scorrendo con il liri
Un Concorso per scrivere di sport o di cultura sportiva?

Un Concorso letterario per insegnare ai ragazzi la differenza fra praticare uno sport e capirlo nel profondo. L’associazione Scorrendo con il Liri promuove sport e territori con maratone e con un concorso letterario riservato agli studenti delle scuole superiori.

Perché un concorso dedicato al ‘Racconto Sportivo’?

Perché c’è una profonda differenza fra sport e cultura sportiva, come mi ha insegnato il maestro Massimo Gavarini spiegandomi perché alcuni sport non hanno molto seguito.

Quando si pratica uno sport da giovane tutti i bambini sognano inevitabilmente di andare alle Olimpiadi e questo è naturale e giusto. Ma un insegnante sa che non tutti ci potranno andare, anzi pochissimi avranno questo privilegio.

Chi sono questi Fortunati?

Quelli che hanno una determinazione assoluta. Non è detto che all’inizio siano i più bravi, la loro dote emerge nel lungo periodo e con la capacità di essere concentrato ogni giorno sul proprio obiettivo.

E tutti gli altri cosa fanno?

Rispondere a questa domanda significa promuovere la cultura sportiva, significa non essere concentrati soltanto sui campioni ma promuovere l’amore profondo per lo sport e per le emozioni che regala ad ogni praticante.

Se si è capaci di fare questo allora quel bambino resterà legato allo sport tutta la vita, imparerà ad apprezzare uno stile di vita sano e seguirà le manifestazioni sportive per il piacere di partecipare alle sfide degli sportivi.

Come si trasmettono i valori della cultura sportiva?
Non esiste un solo segreto, ma certamente aprendo la mente del ragazzo ed insegnandogli a guardare allo sport da altre prospettive e questo concorso letterario organizzato da Scorrendo con il Liri è uno di questi esempi.

Scorrendoconilliri organizza ogni anno una Ecoultramarathon che parte da Cappadocia e segue il corso del fiume passando per gli splendidi borghi di Castellafiume, Capistrello, Canistro, Civitella Roveto, Civita D’Antino Scalo, Morino Scalo, San Vincenzo Valle Rovereto, Balsorano, Sora e Isola del Liri. Per la sua unica connessione fra sport e cultura ha il patrocinio sia del Coni che della commissione italiana per l’Unesco oltre che delle due regioni attraversate dal fiume: Abruzzo e Lazio.

La maratona è forse il caso più emblematico di collegamento fra sport e cultura. Promuovere la maratona significa parlare di salute del corpo, della dieta ma coinvolge anche l’emozione del percorso, del territorio che si attraversa, le bellezze naturali e artistiche.

Per partecipare a concorso bisogna essere studenti delle scuole superiori e creare un “Racconto sportivo”, che può essere un articolo giornalistico (6.000 battute) o un vero racconto breve (18.000 battute). Le informazioni si trovano sul sito www.Scorrendoconilliri.it.

Il Presidente di Giuria per la sezione giornalistica sarà Marco Marchei, direttore di "Runner's World", tra le più apprezzate riviste nazionali del settore "running". Per i più bravi, è prevista la pubblicazione anche su questa autorevole testata!

Siamo particolarmente felici di collaborare con l’associazione ‘Scorrendoconilliri’ e di essere coinvolti nella fase di premiazione in due modi. Tradurremo e pubblicheremo l’articolo dei vincitori sul nostro portale www.discoverplaces.travel e terremo una lezione di scrittura sul web ai primi tre classificati.

La scrittura sul web ha uno stile particolare e alcune regole che vanno conosciute per poter attrarre l’attenzione di un lettore ‘digitale’, un lettore che vuole andare subito all’essenza delle informazioni ma che vuole essere emozionato.

Il programma di scorrendo con il Liri non è soltanto sport ma è anche una serie di eventi culturali da aprile a settembre organizzati nei comuni attraversati al fiume nel suo percorso dall’origine fino al congiungimento con il Garigliano eppoi fino al mare nel borgo di Minturno.

E’ un intero territorio che si vuole far conoscere meglio grazie a questi eventi sportivi e siamo orgogliosi di far parte di questo.
 

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