Trivigliano- Castello by Claudia Bettiol
Trivigliano- Castello by Claudia Bettiol

Come la maggior parte dei borghi di altura, anche Trivigliano si forma attorno ad una torre anzi, in questo caso, attorno a tre torri che poi danno il nome al paese stesso.

Il castello di Trivigliano era il nucleo iniziale del borgo: oggi restano solo le tracce di una torre e di un piccolo edificio caratterizzato da una elegante bifora in marmo. Queste costruzioni si trovano all’interno di un complesso residenziale che dal 1646 appartiene alla stessa famiglia ed è articolato su vari livelli con diversi affacci sul paese.

Prima di allora era stato anche la residenza del Governatore che guidava il paese per conto della famiglia Colonna e fra le sue mura si era consumata la storia di Trivigliano.

Si accede al castello attraverso due ingressi di cui uno si trova direttamente nel centro storico proprio nel cuore medioevale di quello che doveva essere la corte del castello e a cui si arriva attraversando vicoli e caratteristici sottopassi. Percorrendo queste stradine si ha proprio l’impressione di attraversare la storia e di tornare nel medioevo.

Il secondo ingresso nel centro del paese è un signorile portone in un palazzo ottocentesco. Questo palazzo fa parte delle sistemazioni ottocentesche del vescovo Gaspare Maria Petochi, vicario del Papa, che qui trascorreva le sue estati e i momenti di pausa in famiglia.

Già nel settecento la famiglia aveva unito diverse costruzioni medioevali preesistenti e questa opera fu poi continuata dal vescovo. Il prelato aveva sistemato la facciata e allargato il palazzo con un affaccio sull'elegante giardino a cui si poteva accedere con carrozze e mezzi. All’interno del palazzo si può vedere lo stemma di famiglia nella sua camera da letto e c’è anche una piccola cappella con arredi del Settecento.

Monsignor Petochi è morto nel 1855 ed è sepolto nella chiesa di Santa Maria Assunta, ove una targa lo ricorda.

L’ingresso principale al castello è ora rappresentato da un lungo viale alberato che parte dal piazzale, dove all’altra estremità c’è il Camposanto del paese, costeggiato da olivi e alberi di nocciole, dal tennis e da un campo di bocce.

Un secondo cancello ci introduce nella parte alta del giardino disegnato all’inglese e si arriva nella piccola corte dove si affacciano i diversi edifici.

Questa sistemazione è stata fatta agli inizi del secolo scorso da Giuseppe Petochi che divideva la sua vita tra Roma e Fiuggi.

Al centro della corte c’è un albero di noce che fu piantato alla nascita del figlio Domenico, e di cui si racconta una strana storia: l’albero sembrava seccarsi e morire proprio in coincidenza della morte di Domenico ma, con le cure della famiglia, ha ripreso linfa vitale ed oggi domina ancora la scena.

Giuseppe nel 1884 era andato a Roma con suo fratello ed aveva aperto una delle prime gioiellerie proprio nel centro della capitale. Grazie alla sua arte e alla sua bravura era diventato il gioielliere di fiducia della famiglia reale e di molte famiglie nobili che d’estate trascorrevano le vacanze a Fiuggi. Fiuggi e Trivigliano sono molto vicine e il castello negli anni cinquanta era un centro di vita mondana per chi non voleva essere troppo solo e ritrovarsi nella buona società.

Il castello di Trivigliano era diventato, quindi, un punto di riferimento culturale e artistico per ritrovarsi in un ambiente amichevole ed accogliente.

Oggi il castello e il giardino sono ben curati e ospitano alcune manifestazioni della vita del paese, come il Presepio vivente a Natale, concerti e presentazioni di libri in estate.

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Bowling Pins
Bowling Pins

A Trivigliano uno dei migliori centri di bowling ma pochi conoscono le sue vere radici. Siamo abituati a vedere il bowling come uno ‘sport americano’, spesso associato a qualche film di Hollywood, ma le sue origini sono ben diverse e nasce in Egitto nel IV-III millennio AC.

Sono stati ritrovati resti di palle del 3200 AC realizzati con bucce di grano, ricoperte di materiale come il cuoio e legati con una corda. Alcune palle realizzate con porcellana che avevano prese simili a quelle attuali. Erodoto descrive il gioco e dice che era stato introdotto dal popolo della Lidia in Asia Minore.

Anche i legionari romani passavano il tempo a lanciare rocce cercando di farle capitare vicino alle altre in un modo che, poi, si è naturalmente evoluto nel gioco delle bocce molto diffuso in Italia. Ovviamente non era esattamente come quello di oggi, ma possiamo dire che aveva qualche affinità.

Altre notizie di giochi simili si hanno in aree della Germania intorno al 400 DC in cui come pista si usava il pavimento liscio delle chiese e come birilli si usavano delle rappresentazioni di demoni. In realtà il gioco aveva anche un intento purificatorio!

Nel 1299 è stato costruito il più antico campo da bocce, in stile bowling, il Master's Close a Southampton, in Inghilterra, che è ancora in uso e noto come il Bowling Club di Southampton.

Ma il primo documento scritto che cita il gioco risale a re Edoardo III d’Inghilterra, quando in una lettera del 1366 il re lo bandì perchè era una distrazione alla pratica del tiro con l’arco.

Nei secoli XV-XVII i campi di bowling si diffusero in Germania, Austria, Svizzera e nei Paesi Bassi con superfici di gioco realizzate in cenere o argilla cotta.

Il primo campo di gioco coperto risale al 1455 a Londra quando le piste furono coperte da tettoie e il bowling si trasformò così in un gioco per tutte le stagioni. In Germania questi posti erano chiamati kegelbahns, ed erano spesso collegati a taverne e pensioni (e come oggi si trovano ancora in molti pub inglesi).

Nel 1511, il re inglese Enrico VIII, che era un avido lanciatore, vietò il bowling alle classi inferiori imponendo un prelievo per le piste private. Un'altra legge inglese del 1541 (abrogata nel 1845) vietava i lavoratori di praticare il bowling tranne che a Natale e solo nella casa del padrone e in sua presenza.

Nel 1530 il re trasformò il Whitehall Palace nel centro di Londra come la sua nuova residenza, e la dotò di piste di bowling all'aperto, campo da tennis coperto, posto per le giostre e un’area per il combattimento di galli.

Intorno al 1520, il fondatore della Riforma Protestante Martin Lutero fissò il numero di birilli a nove (mentre prima variava da 3 a 17) e costruì una pista di bowling accanto alla sua casa per i suoi figli, talvolta arrotolando una palla da solo.

Un aneddoto sul gioco risale al famoso ammiraglio inglese Sir Francis Drake che il 19 luglio 1588 stava giocando a bowling a Plymouth Hoe quando gli fu annunciato l'arrivo della Invincibile Armada Spagnola. Sir Francis rispose al messaggero: "Abbiamo abbastanza tempo per terminare la partita e battere anche gli spagnoli".

Il gioco di bowling è arrivato in America direttamente con la prima colonizzazione olandese quando nel 1609 l'esploratore Henry Hudson ha scoperto la baia di Hudson, e ha fondato poi New Amsterdam (successivamente New York). Nel 1670 gli olandesi amavano giocare presso la Tavernetta di Armi del Vecchio Re, vicino la odierna Broadway.

La più antica pista di New York risale al 1733, il Bowling Green a New York City, e fu costruita al posto di un mercato di bestiame mentre la prima pista coperta risale al 1 gennaio 1840, i Knickerbocker Alleys.

Le rivoluzioni in Europa del 1848 portarono ad accelerare l'immigrazione tedesca negli Stati Uniti, che raggiunse i 5 milioni entro il 1900, e i tedeschi portarono con se il loro amore per la birra e il bowling. Alla fine del XIX secolo New York City era un centro di bowling.

I birilli passano da 9 a 10 quando nel 1841 lo stato del Connecticut vieta lo sport a 9 birilli perché troppo legato alle scommesse. Il gioco semplicemente cambia le regole!

La codifica dello sport con le sue regole e i suoi standard viene fatta però negli Stati Uniti solo nel 1895 e da allora la sua massima diffusione si ha proprio in questo paese. Oggi viene giocato da circa 100 milioni di persone in oltre 90 paesi ma la parte del leone la fanno gli Stati Uniti con 70 milioni di praticanti.

Tutto si riassume in una pista liscia, 10 birilli e una ‘boccia’. Il giocatore prende la palla con tre dita e la deve far roteare nella pista fino a colpire tutti i birilli. Vince chi fa cadere più birilli.

Tutto il resto è il segreto del mestiere: il modo di impugnare la boccia, di camminare, di far roteare il braccio. Ognuno ha le sue tecniche che si affinano con gli anni e con la pratica, ma non è tutto così semplice!

Ma non si può parlare di Bowling senza avere in mente almeno qualche scena di film americani, senza pensare alla serie televisiva Happy Days o al Grande Lebovski del 1988 tutto ambientato in una sala da gioco.

Il bowling è anche lo sport preferito da Homer Simpson, della seguitissima serie di cartoni animati seguita in tutto il mondo, e dagli uomini della famiglia dei Flintstones, i famosi primitivi.

Comunque vada in Italia esiste una sezione del CONI, Comitato Olimpico Nazionale Italiano, specificatamente dedicata a questo sport! Il centro bowling di Trivigliano si possono prendere lezioni e assistere a gare nazionali.
 

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Trivigliano una reliquia in onore di SantOliva
Trivigliano una reliquia in onore di SantOliva

Per chi che non è nato e cresciuto nelle tradizioni della chiesa in Italia, il concetto di culto di una reliquia sembra inusuale.

Quindi, per assistere a una messa e alla processione in onore di un Santo, dove l'oggetto venerato è un reliquiario d'argento che racchiude un pezzetto del braccio del santo, è una nuova esperienza con un impatto emotivo sconosciuto.

Santa Oliva è la santa patrona di Trivigliano, uno dei borghi della Lega Ernica arroccato sulla cima di una basa montagna degli Ernici non lontano da Fiuggi. la santa viene celebrato l'11 giugno con una processione della statua durante la mattina. Ma la sera prima c'è un servizio speciale di culto e una processione che porta il reliquiario per le strade della città.

Questa è la storia di una di quelle sere.

Siamo arrivati ​​presto, quasi 2 ore prima del crepuscolo e ci siamo sistemati in Piazza Roma, il Belvedere così chiamato per la meravigliosa vista sulla campagna e sulle colline attorno al Lago di Canterno.

La cripta della chiesa di Santa Maria Assunta era aperta e la reliquia faceva bella mostra dietro una griglia sicura, mentre altri oggetti di culto e tesori artistici erano disposti sulle pareti.

Eravamo soli e solo alcune delle vecchie generazioni erano sedute sulle panche di marmo della piazza mentre la chiesa era aperta per invitare ad un'offerta per la pace, ma la messa non era ancora celebrata dai suoi ufficiali. Il tempo passava, scandito ogni 15 minuti dalle campane nel campanile della chiesa fino alle 8 quando i musicisti della banda, vestiti di blu e bianco con cappelli blu, hanno cominciato a portare gli strumenti.

Il prete apparve poco dopo portando il suo abito bianco ed ha iniziato a salutare persone, in particolare i proprietari del Caffé Belvedere, appena riaperto questa sera. Due signore anziane arrivarono accompagnate in "macchina" per prendere i loro posti sui banchi della chiesa. Altri ufficiali di Dio arrivarono, portando la loro croce d'ufficio, e salutando i parrocchiani che si riunivano nella piazza.

Tante opportunità di fotografia sono offerte dalle preparazioni per la serata e la processione che si svolgono con la posa delle candele di cera lungo il percorso della processione. Forse era mezz'ora più tardi che potevamo sentire i suoni in lontananza della banda mentre compiva il suo giro iniziale intorno alla chiesa. Nel frattempo, la concorrenza musicale si era accesa con il suono dell'organo proveniente dalle viscere della chiesa.

All’improvviso la banda compare mentre marciava lentamente sulla collina oltre il municipio verso il Belvedere: 24 membri che coprono tutte le età dei cittadini e dei figli della città. La qualità e l'equilibrio delle prestazioni creavano un'esperienza più che piacevole ed era con qualche riserva che alla fine ci siamo avventurati nella chiesa ormai travolgente per la messa.

Di fronte a sinistra dell’altare, erano disposti i ‘festaroli’, gli otto membri della congregazione che avevano tenuto le statue della santa per tutto l'anno passato.

La messa solenne è stata accompagnata dalle chitarre ed era evidente che la congregazione stava aspettando l'inizio della processione. Dopo la comunione e la conclusione, arrivò il momento appropriato e il prete alzò il reliquiario e seguì lo stendardo per dare inizio alla processione. In questo periodo l'oscurità totale era aumentata sulla città e ognuno di noi ha preso una candela per illuminare la strada.

La processione ha preso la salita alla destra del Caffè e del museo mentre la banda conduceva i fedeli in una processione di oltre 100 metri. Le case erano ornate da bandiere e le finestre erano aperte e si vedevano gli interni illuminati.

Dopo aver percorso la città vecchia, la processione seguì la strada intorno alla cima della collina fermandosi per la preghiera presso la chiesa di Sant'Elena. Un'esperienza unica di questa processione sono le migliaia di luci di candela nei campi sotto la città e non siamo rimasti delusi dall'incantesimo e abbiamo chiesto a Santa Oliva di pregare per noi.

C'è qualcosa di speciale in questa celebrazione insolita, nella passeggiata tranquilla nel buio che dura più di un'ora. Non è solo la processione con la candela ma qualcosa che va oltre alla gioia della banda, oltre la vista dei campi, oltre alle invocazioni del prete e alle risposte delle persone.

Forse, è il potere della pace delle centinaia di persone che seguono tranquillamente le loro preghiere mentre percorrono dolcemente il luogo che chiamano casa.

Le vecchie signore con rinnovato vigore per la passeggiata lunga, i bambini piccoli tranquilli e felici, gli uomini non sono soli, nessuno cade, nessuno fallisce. E alla fine, la banda continuava a suonare rappresentando tutto il particolare impegno delle bande locali e dei loro membri nella comunità.

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Bellegra terra degli Equi o degli Ernici Foto by Lilia Cera
Bellegra terra degli Equi o degli Ernici Foto by Lilia Cera

Poco si conosce della storia prima dei Romani, non ci sono documenti scritti ma resta qualche traccia di antiche rovine e soprattutto storie e leggende che hanno plasmato lo spirito delle persone del posto.

Le testimonianze a Bellegra si ritrovano nelle mura ciclopiche (o poligonali) e nelle leggende che riguardano soprattutto il conflitto con i Romani.

Bellegra sorge sulla cima del Monte Celeste, si erge tra la valle del fiume Aniene e la valle del fiume Sacco, e gradualmente si innalza fino ad 815mt slm. Monte Celeste è al centro di un immenso anfiteatro di monti: a nord i Monti Ruffi, poi l’arco montuoso prosegue con i Monti Carseolari ed i Simbruini, a sud i Monti Ernici, ad ovest i Monti Lepini e, dopo la stretta zona pianeggiante anticamente percorsa dalla via Latina, troviamo i Monti Prenestini che chiudono l’immenso anfiteatro che fa di Bellegra “la città dei panorami”.

Da diversi punti di osservazione si vedono 40 paesi arrivando fino all’azzurro del Mar Tirreno. Il panorama che si apre intorno a Bellegra è vasto, vario e splendido in ogni stagione dell’anno con vaste pianure, ridenti colli, austeri monti dai molteplici colori e forme e numerosi paesi, che durante il giorno ricordano le vicende del passato e nelle ore notturne sembrano costellazioni luminose.

“Civitella sorge su un alto monte, ma il suo aspetto è così bello ed elegante che piace anche a chi non lo voglia” (Vincenzo Maria Ronconi 1791). 

Civitella era il nome di Bellegra prima del 1880 e possiamo affermare che l’antica Civitella esisteva già nel VI secolo AC e forse aveva avuto origini più remote. Lo storico Tito Livio narra che “Cneo Marcio Coriolano” la espugnò prima di marciare contro Roma.

Un’altra conferma della sua lunga storia la abbiamo dai consistenti avanzi di mura poligonali di I Tipo. Vitella non fu fondata dai romani, si pensa agli Equi, ma dalle fonti storiche a disposizione, è impossibile indicare con certezza il popolo che gli ha dato i natali, e si può ritenere probabile che sia stata fondata dagli Ernici.

Perché Coriolano dopo l’occupazione non la riconsegnò agli Equi? e perché la maestosità delle mura poligonali presentano analogie con quelle degli Ernici e la fanno entrare di diritto nella terra dei Ciclopi?

L’area fra Lazio e Abruzzo era abitata dagli Equi e questo non era sopportabile dai romani durante la loro fase di conquista iniziata ancora con la monarchia dei famosi 7 re di Roma.

Nelle lotte fra Equi e Romani, nel 360 Vitellia (Bellegra) fu espugnata dagli Equi nel 360 (Tito Livio XXIX) e gli abitanti fuggirono in massa a Roma. “Gli Equi si impadronirono di Vitellia, colonia romana, essendo però l’occupazione avvenuta di notte per tradimento, la maggior parte dei coloni ebbe la possibilità di fuggire dalla parte opposta della città e di raggiungere Roma” (Tito Livio XXXIX).

Vitellia divenne definitivamente territorio Romano intorno al 491 AC all’epoca della disfatta subita dagli Ernici per opera dei Romani. La zona fu affidata al console L. Lucrezio il quale con il suo esercito sconfisse i nemici in campo aperto e tornò vincitore a Roma. Il fatto che la Repubblica Romana affidasse la zona al console sta a dimostrare l’importanza della città di Vitellia. In seguito i Vitelli vollero assumersi il compito di difendere Vitellia.

I panorami e le storie di questa fiera belligeranza contro l’usurpatore hanno caratterizzato la vita di tutti i Bellegrani fino ai giorni nostri e questi tratti si possono trovare nel carattere di persone fiere che guardano lontano, che sanno aspettare avendo una propria chiara strategia sul loro destino.

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BCC of Bellegra cooperative for local development
BCC of Bellegra cooperative for local development

Un efficiente sistema bancario è uno dei requisiti per avere ripresa e sviluppo economico e questo è quello che è accaduto a Bellegra nel dopoguerra con la Banca di Credito Cooperativa che allora si chiamava Cassa Rurale ed Artigiana.

Bellegra occupa un intero cocuzzolo di una montagna tanto da avere a distanza la forma di una mammella dei Monti Ruffi. E’ un meraviglioso posto per i panorami ma non l’ideale per pensare di sviluppare una società industriale.

Eppure proprio da qui, nel 1959, è partita una delle banche più attive nel territorio che ha supportato lo sviluppo di una vasta area fra l’alta Valle del Sacco, la Valle del Giovenzano e i Monti Simbruini e Prenestini.

L’idea di associarsi per creare una propria banca nasce da 32 soci fondatori coordinati da Amedeo Patrizi e all’inizio aveva un interesse soprattutto nel mondo dell’agricoltura. Oggi i soci sono oltre 1586 e continuano a crescere grazie ad un sistema di accorpamento con le banche di credito cooperativo vicine nel territorio.

La piccola banca era amministrata con saggezza e lungimiranza e presto apre le prime nuove filiali ad Olevano Romano, San Vito Romano, Gerano, e Genazzano diventando un vero punto di riferimento per migliaia di piccoli imprenditori e risparmiatori.

Grazie a questo sistema di assistenza mutualistica ha potuto portare benessere ad un vasto territorio sia supportando nuove iniziative imprenditoriali che ridistribuendo gli utili a vantaggio della popolazione locale in iniziative di sviluppo e promozione del territorio.

Ma come nascono queste banche che sembrano così diverse da quei colossi che fagocitano l’economia locale? Questo sistema cooperativo di supporto allo sviluppo locale è un fenomeno molto conosciuto in Italia e si può dire che è nato intorno al 1800 in Germania da Raiffeisen.

In Italia la prima banca viene costruita a Loreggia nel 1883 e nel 1890 nasce la prima Cassa Rurale cattolica.

Un grande supporto alla sua diffusione è stata l’enciclica Rerum Novarum di papa Leone XII, un papa con origini ‘campagnole’ nativo della vicina Carpineto Romano che per primo ha affrontato il problema dell’assetto sociale che deve accompagnare lo sviluppo economico con l’enciclica “Rerum Novarum”.

Poi arriva il fascismo e le Casse Rurali compiono un balzo in avanti e diventano cooperative particolari con molti aspetti in comune con il sistema bancario tradizionale ma con una loro spiccata autonomia locale. Nascono anche le prime federazioni e confederazioni che riuniscono banche che operano in modo simile a livello nazionale.

La guerra porta diversi sconvolgimenti e la necessità di ricostruire una società distrutta da anni di sofferenze e da pesanti bombardamenti che, soprattutto a Bellegra, avevano compromesso la struttura sociale preesistente.  Nel 1950 rinasce la Federazione Italiana delle Casse Rurali e artigiane e poco dopo nasce la Cassa Rurale di Bellegra.

Nel corso di questi anni si sono avvicendati presidenti e direttori, ma lo spirito non è cambiato e per capire il forte legame fra la banca e i cittadini è sufficiente partecipare ad una delle loro assemblee o leggere la lista delle attività della banca sul territorio. Iniziano con il concerto di inizio anno a San Vito Romano e terminano con il supporto ai bisognosi a Natale.

Nel 2016 la BCC di Bellegra ha compiuto un importante passo di cambiamento con le nuove strutture europee ma sempre in linea con lo spirito mutualistico della banca e con la figura del socio come protagonista delle decisioni importanti della banca e, quindi, della comunità.

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Teatrini e marionette al Museo di Torre Cajetani Foto by Bettiol
Teatrini e marionette al Museo di Torre Cajetani Foto by Bettiol

Nel centro storico di Torre Cajetani, il Museo dell'Operetta ospita una delle più incredibili collezioni di teatrini con burattini e marionette, fatti a mano a partire dal 1600, che comprende più di cinquanta teatrini, dipinti secondo le correnti artistiche dell’epoca come il Barocco e il Neoclassico.

Si può parlare di una vera forma d’arte e artigianato artistico: dalla creazione delle marionette e dei burattini fino alla decorazione dei teatrini. Alcuni hanno ingegnose tecniche per il cambio di scenografie, altri hanno costumi studiati sino nei dettagli: costruire un teatro in miniatura era un’opera d’arte.

Il nome ‘marionetta’ ha una origine particolare che risale ad una leggenda di Venezia. Intorno all’anno 1000, 12 fanciulle vennero salvate dai pirati e in loro onore si organizzava una festa in cui 12 ragazze riccamente ornate sfilavano per le vie del centro. Per risparmiare si pensò di realizzare delle statue in legno scolpite, dette ‘Marie’, che vennero poi riprodotte in scala minore chiamandole appunto ‘Marionette’.

I teatrini si diffondono prima nelle case nobiliari intorno al Seicento quando a Parigi nasce anche il teatro della famiglia Nicolet che sorprendeva per alcune soluzioni prodigiose. È in nord Europa che il Teatro delle Marionette si diffonde di più fino a che nell’Ottocento diventa un genere di intrattenimento della nuova classe borghese.

La collezione dei teatrini del Museo dell’Operetta di Torre Cajetani si differenziano per fattura ed epoca di appartenenza ma con il comune scopo di intrattenere lo spettatore per uno spettacolo di poco tempo ma vivace.

Uno dei modelli esemplari è il teatro di Praga del ‘700 con un frontale particolarmente decorato da colori vivaci. Questo teatrino è tra i più grandi della collezione e poteva ospitare più di dieci marionette nella stessa scena, gli spettacoli avevano quindi una loro sceneggiatura da seguire e non erano improvvisati come gli spettacoli dei burattini o della Commedia dell’Arte.

Un teatrino di questa grandezza poteva cambiare, oltre la scenografia di fondo, anche quelle laterali dando così la possibilità di cambiare ambientazione innumerevoli volte.

Un altro teatrino molto particolare che rivela la varietà di soggetti trattati è quello con la rappresentazione dell’Inferno, dove la scena è animata da scheletri e diavoli che sembrano discutere sulla finale destinazione delle anime.

La collezione è arricchita da alcuni pezzi della tradizione napoletana con l’immancabile Pulcinella e della tradizione veneziana con Arlecchino.

La collezione è nata dalla passione di Sandro Massimini, il famoso interprete Italiano di operetta, che li aveva raccolti nell’arco della sua vita. Il percorso espositivo si estende per tutto un piano, dentro il Settecentesco Palazzo Culla nel centro storico di Torre Cajetani, ed è suddiviso in dieci stanze. Ogni stanza è ricca di testimonianze di questo genere teatrale e della storia dell’Operetta nel mondo.

 

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Fiuggi Lago Canterno - Bettiol
Fiuggi Lago Canterno - Bettiol - 36

La riserva comprende uno dei bacini carsici più estesi del Lazio: il lago di Canterno è in un’area compresa fra i territori di Ferentino, Fiuggi, Fumone e Trivigliano.

Il lago ha un perimetro di 5 km e una profondità variabile tra i 15 e i 25 metri circa e si trova in una depressione carsica su un altopiano incorniciato dai monti Ernici, ed è circondato da un ambiente quasi lunare con sponde prive di alberi di alto fusto.

Ciò che vediamo oggi è il risultato di un processo geomorfologico di trasformazione che non è accaduto molto lontano nel tempo, tanto che il lago di Canterno può essere considerato uno dei bacini lacustri più giovani del Lazio.

L’area che oggi è occupata dal lago era interamente coltivata fino al 1816, ad eccezione della zona più depressa "Sgolfo" attorno ad un inghiottitoio chiamato "il Pertuso-buco" (che ha una forma simile a una porta alta 2,50 m e larga 1,50) il quale drenava le acque del versante settentrionale di Monte Maino.

Questa configurazione si mantenne fino al 1816, anno in cui si verificò la prima ‘apparizione’ del Lago di Canterno. In quella circostanza il Fosso del Diluvio diede origine per la prima volta ad un piccolo lago nella depressione dello Sgolfo anche se per una breve durata.

Il piccolo lago si è formato per una seconda volta nel 1821 quando le acque raggiunsero il Pertuso: la progressiva chiusura di quest’ultimo, grazie anche all’opera dell’uomo, portò rapidamente alla formazione del lago.

A partire da questo momento, lo sfondamento del diaframma, lo svuotamento del bacino e il successivo trasporto di materiali detritici diedero origine a un lago “intermittente”, a intervalli regolari.

Le cosiddette “scomparse” del lago, della durata di pochi giorni o di parecchi mesi (le fonti sono discordanti a tal proposito), sarebbero state dodici, di cui l’ultima nel 1925.

Nel 1942 la Società Elettrica Romana prosciugò il lago per realizzare una condotta artificiale in galleria lunga circa 2 km e utilizzare, dunque, le acque lacustri per scopi idroelettrici sfruttando un salto di circa 300 m.

Affinché l’inghiottitoio del Pertuso continuasse la sua funzione regolatrice del deflusso delle acque fu costruita una torre di presa, creando così una sorta di diga in mezzo al lago. Per favorire un apporto idrico maggiore fu realizzato, inoltre, un canale in galleria a pelo libero di oltre 6800 m che porta acque direttamente da Guarcino.

Il canale convogliava nel lago sia parte delle acque del fiume Cosa in certi periodi dell’anno, sia, attraverso un sistema di pompe, le acque piovane che si accumulavano in una depressione adiacente a Canterno chiamata “Laghi Lattanzi” (dal cognome della famiglia proprietaria dell’area), nel territorio di Trivigliano.

Il lago di Canterno, pur restando un bacino “trasformato” per scopi idroelettrici, è diventato parte integrante della Riserva naturale regionale gestita dall’Ente Parco regionale Monti Ausoni e lago di Fondi ed istituita per preservare un’area paesaggisticamente rilevante, ricca di flora e fauna. È stato registrato l’arrivo di uccelli tipici di zone umide come l’airone cinerino, la gallinella d’acqua, l’airone rosso.

Il parco è oggi godibile grazie a sentieri attrezzati e una struttura con annessa area pic-nic lungo la riva orientale.

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Fiuggi- Teatro Grand Hotel by Bettiol
Fiuggi- Teatro Grand Hotel by Bettiol

Quando inizia lo sfruttamento commerciale dell’Acqua di Fiuggi inizia anche uno sviluppo di un’area attorno ad una Fontana all’interno di un bosco di castagni.

Fino ad allora il centro della vita sociale era il borgo antico di Anticoli, precedente nome del paese, e nel centro storico a ridosso del vecchio castello e delle mura, erano nate le prime pensioni ed anche il primo grande albergo.

Il Grand hotel Gerini, infatti, nasce proprio appena fuori le mura su un’area utilizzata per feste e mercati dove erano state bonificate le acque di un piccolo laghetto. L’area è quella dove oggi si trova Piazza Trento e Trieste e le strutture del Grand Hotel sono oggi diventate il Teatro Comunale e la famosa Scuola Alberghiera di Fiuggi. Lo stile dell’edificio e quello del ‘barocchetto’ dato dal famoso architetto romano Giovan Battista Giovenale.

Ma torniamo a Fiuggi bassa: la prima concessione di sfruttamento delle acque viene data ad un imprenditore napoletano, Giuseppe Forastieri, che avvia una trasformazione dell’area realizzando prime pensiline per accogliere i visitatori. Il primo stabilimento di imbottigliamento risale al 1889 con il marchio ‘Acqua di Fiuggi’ nelle etichette delle bottiglie.

Possiamo dire che lo sfruttamento delle acque in modo ‘industriale’ e la creazione delle Terme avviene nl 1905, già due giorni dopo la concessione per 30 anni dell’Acqua di Fiuggi alla Società Anonima Fiuggi, fortemente voluta da alcuni imprenditori del nord Italia.

Con loro inizia una operazione di promozione e di marketing del marchio attraverso pubblicità, una rivista e una nuova immagine data dalle innovative forme architettoniche delle strutture ricettive.

Oggi non resta nullo dello stile umbertino delle prime fonti realizzate dall’ing. Garibaldi Burba.

Tutti i promotori dello sviluppo turistico-commerciale delle acque, nel frattempo, vivono in eleganti villini con uno stile eclettico nella parte alta di Fiuggi, come il Villino Breda o il villino Svizzero.

Il posizionamento strategico del marchio Fiuggi è nella fascia alta della popolazione. Pensiamo a come era un lusso immaginare di bere una acqua da una bottiglia invece di andare ad una fonte pubblica come facevano la maggior parte delle persone. I nuovi clienti hanno bisogno di nuove proposte di strutture recettive e non possono accontentarsi delle pensioni.

Fiuggi deve entrare nei sogni dei consumatori e così nel 1910 Inizia la costruzione del Grand Hotel Palazzo della Fonte, sempre dall’ing. Garibaldi Burba assolutamente sproporzionato in relazione al piccolo borgo di Anticoli. Il lusso delle sue proposte attrae perfino i reali d’Italia che vi trascorrono le loro vacanze.

Mentre in Europa si combatte la prima guerra mondiale, Fiuggi continua a crescere progettando nuovi collegamenti elettrici con la capitale e il progetto dello sviluppo di Fiuggi bassa secondo la moda di allora delle ‘città giardino’.

Il treno da Roma e la zona della stazione ferroviaria vengono inaugurati nel 1917 con una linea che seguiva il percorso della via Prenestina e in 4 ore collegava il centro di Roma con le Terme di Fiuggi.

Il vero periodo di boom si ha fra le due guerre, nel periodo chiamato anni ruggenti, e il famoso portale classicheggiante di ingresso alla Fonte Bonifacio VIII, uno dei simboli ancora attuali dell’Acqua di Fiuggi, risale al 1928.

Il secondo simbolo è certamente il campo da Golf, il più antico in Italia, con la club-house in cemento armato, pietra e legno disegnata da Francesco Palpacelli.

Durante la seconda guerra mondiale Fiuggi viene fortunosamente salvata dai bombardamenti ma le sue strutture recettive vengono usate dai comandi militari per fini ospedalieri e il mondo dei vacanzieri prende una pausa.

La guerra finisce e la ricostruzione porta ad un nuovo momento di euforia negli anni ’60 e Fiuggi risponde con il progetto della nuova Fonte Bonifacio VIII affidato ad un architetto moderno e ardito: Luigi Moretti.

La fonte riprende i canoni dell’architettura organica con sottili pensiline in cemento armato che si integrano nel bosco e aree destinate alla ricreazione che si intersecano in un gioco di forme che ricorda le forme della natura.

Alle soglie del terzo millennio le terme perdono il loro fascino nell’immaginario delle vacanze e del tempo libero e Fiuggi risponde con una riconversione verso il benessere del corpo e della persona e con il progetto di un centro congressi affidato allo Studio Valle con Workshop 7 di Fiuggi.

La costruzione appare subito sul viale di ingresso a Fiuggi all’interno dei giardini della Fonte e si integra nel parco grazie alla sua copertura di giardini pensili.

 

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