Seminario Tor Vergata Town Ambassador Considerazioni Discoverplaces.travel
Seminario Tor Vergata Town Ambassador Considerazioni Discoverplaces.travel

Siamo partiti da un problema: 'Come attirare i giovani al turismo culturale e non farli lasciare l'Italia'. Tema difficile e di non facile soluzione.

Edoardo Filippucci ha il quadro della situazione attuale con i dati dell'analisi di un importante Paese dove il 95% degli operatori turistici sono microimprese, di cui oltre il 50% ha la III media o elementare. Il gruppo dei giovani laureati, invece, lascia i nostri Paesi e questo non ci aiuta a creare imprese in grado di fornire servizi per il turismo culturale.

La prima risposta è che la formazione gioca un ruolo strategico nella crescita aziendale. Una formazione che va studiata per persone che non frequentano un corso da 30 anni e alle quali bisogna abbattere una barriera psicologica. Se riusciamo a rompere questa barriera possiamo anche dire a un'azienda che un giovane può essergli utile per crescere e non solo per servire i piatti a tavola. Abbiamo studiato microcorsi divertenti e utili come "Corso di inglese per baristi".

L'architetto Luca Calselli ha dato la sua prima risposta: partire da un'identità per ricostruire un sogno da trasmettere ai giovani. Trovare le ali nel passato per volare nel futuro con i casi della Città della Cultura del Lazio nel 2018 e 2019. Il sindaco di San Felice ci ha raccontato che grazie a questa identità ha saputo attrarre investimenti privati ​​come Jaguar, Land Rover e tanti altri che si stanno avvicinando.

Direi che il secondo messaggio è "Se voli in alto troverai le aquile altrimenti volerai con le quaglie, che sono simpatici uccelli usati soprattutto in cucina".

Il terzo messaggio è stato dato da Ivo Pulcini, medico sportivo laziale: "le loro radici italiane nei piccoli centri sono nel cuore delle persone e quando raggiungono il successo sognano di poter aiutare gli altri".

Direi che possiamo riassumere questo stato d'animo con un'esortazione alla collaborazione tra generazioni. Un'operazione di tutoraggio per aiutare i giovani a camminare con le gambe. Un'esortazione anche ai giovani che sono disposti a fare il loro apprendistato fuori dove sanno di poter crescere e non in Italia dove pensano di poter fare il loro apprendistato tutta la vita senza prospettive: riconoscere le capacità professionali, imparare dai maestri e superarli.

Ivo Pulcini ci porta anche al premio assegnato a tre italo-americani e italo-australiani per quello che hanno fatto per la loro cittadina di Sonnino. Hanno riacceso un interesse per i viaggi e la collaborazione e stanno trasformando il loro paese di origine.

Ma prima di esultare dovremo leggere i loro commenti sotto i post. Sono disposti a venire in Italia una volta ma poi vogliono tornare alla loro vita nei paesi in cui vivono. Se leggi bene, pochi di loro sono in grado di sopportare la burocrazia italiana: e la burocrazia mentale di tutti noi italiani è ancora più forte della vera burocrazia delle amministrazioni.

Gli ultimi interventi sono stati dedicati ai giovani: da un imprenditore di successo come Antonio Moschetta ai giovani laureati di Tor Vergata che collaborano con Claudio dell'Accio e Start Up Turismo (di cui facciamo parte) nella realizzazione di idee imprenditoriali.

Antonio ci ha insegnato una cosa: innovare i prodotti aggiungendo servizi ad alto valore di umanesimo ed esperienza diretta. Non pensare di poter competere nella tecnologia ma utilizzare la tecnologia prodotta da altri aggiungendo la nostra sensibilità per vendere prodotti a costi maggiori oa costi minori ma che riguardano solo il nostro valore.

Grazie all'ospite a casa, il professor Nicolò Costa e Marco Abei dell'Acom per l'attenzione che hanno dedicato al tema con l'obiettivo di far crescere le imprese dei giovani che lavorano nel turismo. Siamo certi che con loro continueremo un percorso che porterà alla creazione di giovani imprese.

Aiutare la trasformazione dei territori e favorire la nascita di imprese nei servizi turistici e la crescita di chi già ci lavora è l'obiettivo nostro e quello di Friend Of Tourist con i suoi mini corsi di inglese per barman.

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I segreti per un B&B di successo in Italia e all’estero: l’ospitalità prima di tutto

A volte sentirsi a casa può essere difficile, e far sentire a casa qualcuno che ne è lontano decine se non migliaia di chilometri lo è ancora di più. In questa capacità di accoglienza è il segreto di come attrarre più turisti in un B&B.
L’idea di B&B che conosciamo oggi e abbiamo imparato ad amare, è nata per far sentire gli ospiti come parte di un ambiente familiare, cordiale e genuino. Queste sono caratteristiche apprezzate da Italiani e stranieri universalmente e che vengono valutate da chi soggiorna in una struttura.
Il classico B&B di campagna lo immaginiamo adagiato su qualche verde collina, nascosto piacevolmente nelle campagne fuori i grandi centri abitati. Non si distinguono molto dagli agriturismi… Ma chi ama questa accoglienza lo ricerca anche nelle località di mare o in pieno centro cittadino.
Sono nella maggior parte dei casi a conduzione familiare, e si sposano sia esteticamente che a livello di gestione, col territorio in cui si trovano.
Con una premessa del genere a chi non verrebbe voglia di trovarne uno in questo momento?
“In un hotel ci lasci i soldi, in un B&B il cuore”
Dovendo spostarmi per lavoro, parecchie volte in paesi rurali e centri abitati, che di abitato hanno poco, mi capita spesso di avere come unica opzione quella di soggiornare nel più vicino B&B, scelta che farei anche se avessi l’Hilton di Poggio Mirteto.
Malgrado il mio girare, posso contare sulle dita d'una mano le strutture che mi sono entrate veramente nel cuore, per le quali tornerei soltanto per riviverne l’esperienza.
Strutture completamente diverse, accomunate da una cosa sola, il calore della loro accoglienza, che hanno fatto sentire me, è molti altri prima, come se fossi parte di qualcosa più grande di quello che riuscivo a vedere. Questa si chiama ospitalità con la “O” maiuscola.
Perchè siamo attratti dal “Marchio” B&B?
Come per i prodotti “bio”, ormai non è solo una parola che ne definisce la provenienza/qualità, ma un vero e proprio marchio di fabbrica. Quando sentiamo Bed & Breakfast la nostra mente comincia immediatamente a vagare su aspettative comuni per tutti, dal tipo di gestione, alla colazione che andremo a mangiare la mattina appena svegliati, al silenzio di una struttura immersa nel verde e il cinguettio degli usignoli locali. 
Per questo molte strutture cercano di inserire l’ambita targhetta di B&B per pura speculazione, perchè sanno che sia un Italiano che uno straniero tra il 3 stelle e il Bed and Breakfast “Verdi Colline” sceglierà sempre la seconda opzione. Per questo stiamo attenti agli “impostori”, sia da consumatori che proprietari.
Dite NO alla colazione “internazionale”, SI alla “ciammella”
Un turista che è disposto a soggiornare nella vostra struttura lontano dai “comfort” del solito 4 stelle non è lì per caso, chiaro, è alla ricerca della genuinità che si perde vivendo nelle grandi metropoli, è alla ricerca di un rapporto umano e familiare, che è diverso dalla semplice cordialità del cameriere che vi accoglie con “buongiorno” e “buonasera”. 
Il punto forte di ogni struttura alberghiera (dopo il sacrosanto wi-fi) è sicuramente la colazione. Fanno interi convegni su come prepararla, presentarla, e ad oggi è uno degli aspetti che influenzano di più la valutazione finale di un soggiorno...ma perché?
La colazione, specialmente in un B&B è il primo ostacolo che il viaggiatore “affronta” nel suo soggiorno. L’unico, e il primo, pasto che farà nella vostra struttura prima di intraprendere i giri turistici di routine per poi tornare la sera tardi. 
Quindi puntiamo tutto sui piatti tradizionali, il “fatto in casa”, e se cucinare non è il vostro forte, lavoriamo sulla presentazione e gli ingredienti genuini, niente confezioni o bottigliette, se sono legati al territorio ancora meglio!
Non abbiate paura di offrire i piatti tipici della tradizione del vostro territorio, anzi insegnate al turista a conoscerli soprattutto se sono cose molto particolari, raccontandogli magari con qualche aneddoto, descrivendone la produzione e dove poterli comprare per riportarli a casa se avete una struttura in mente. 
Vi assicuro che un viaggiatore non viene in Italia, o in qualunque altro paese per farsi servire il “bacon and eggs”, quindi osate con il pan pepato e i tordi matti.
Il limbo della colazione salata
La colazione Italiana a cui tutti siamo abituati è quella dolce, di conseguenza molte strutture ricettive la offrono come unica opzione. Non è una questione semplicemente di gusti, ma anche una culturale, vi è infatti una grande parte del mondo, specialmente in Asia e nel Continente Americano, dove la colazione è salata. Pesce, riso, uova e così via, non dobbiamo preparare un buffet con sopra tutto il mare Adriatico o le riserve di bresaola della Valtellina, ma siamo aperti e soprattutto pronti a lasciare uno spazio dedicato al viaggiatore che di cornetti e marmellata ne ha avuto abbastanza. Il nostro compito e quello di una struttura ricettiva è quello di creare ponti che possano essere percorsi in entrambe le direzioni, e chissà se anche a molti Italiani non piaccia la colazione Anglosassone.
La colazione è l’opportunità perfetta per conoscere il vostro turista, fargli apprezzare il territorio dove lavorate con tanta perseveranza. Chi lo sa? Potreste fidelizzare un nuovo cliente, e come molte volte mi è capitato di vedere (ma anche provare sulla mia pelle), un nuovo amico.
Passiamo tempo a concentrarci sullo studio dell’inglese, delle nuove app per il check in, che di certo ci rendono più efficienti e al passo coi tempi, ma ci fanno allontanare dalle tante cose che ci rendono unici. 
E’ l’unicità di ognuno di noi a rendere speciale la nostra attività, e credetemi le poche parole che sapete bastano e avanzano, solamente se c’è un grande cuore e spirito d’iniziativa dietro a quei “Gud Morning” e “Au ar iu” di routine.
Servono veramente poche parole per comunicare con il vostro ospite, molte delle quali già conosciamo, vediamo e addirittura utilizziamo tutti i giorni.
Per questo abbiamo studiato un programma per aiutare il settore dell’hospitality Italiano, dal piccolo al grande B&B a riscoprire la conoscenza della lingua del turista, un linguaggio che si basa sulla buona accoglienza ed è universale, con un pizzico di Inglese per arrotondare. 
Scopri dove si tiene il prossimo incontro di FOT – Friend of Tourist Academy o prenota il tuo incontro personalizzato scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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Un piatto di fettuccine ben presentato e un piatto di fettuccine ben raccontato: quale emoziona di più?

Quale piatto lo raccontiamo sui social e lo condividiamo con gli amici di ogni parte del mondo?

Prima di rispondere a questa domanda mettetevi nei panni di un turista e andate in un posto dove non conoscete la lingua. Ad esempio potreste andare in un ristorante cinese dove i menù sono scritti in cinese e ci sono solo poche fotografie che illustrano alcune delle pietanze che potete scegliere.

Cosa fate? Ovviamente vi sentirete rassicurati dai piatti descritti dalle fotografie, ma poi? Piano piano osservate che le persone vicino a voi hanno scelto tranquillamente e nei loro tavoli cominciano ad arrivare dei piatti che profumano di buono e che sembrano invitanti.

Ma voi?

Avete scelto il solito maiale in agrodolce, pollo alle mandorle e riso cantonese. I cinesi si metterebbero a ridere e penserebbero che ci stiamo perdendo il meglio.

E noi dopo un pranzo del genere che cosa abbiamo compreso della Cina? Ci viene per caso voglia di andare a visitarla? Ci viene voglia di approfondire la sua millenaria storia? Lo sapevate che la Cina ha una delle cucine più varie del mondo e una serie di verdure a noi sconosciute che hanno un sapore squisito?

Ora pensate ad un turista straniero che viene nel vostro ristorante e che conosce solo ‘Spaghetti alla Bolognese’ (che sarebbero spaghetti al ragù), la Carbonara (che per loro spesso è fatta con peperoni e con panna) e le immancabili Lasagne.

Poi per meglio entrare nello spirito italiano conoscono la pizza che per loro è soprattutto capricciosa (ma non potete avere idea di cosa mettono su una capricciosa negli altri paesi). E cosa c’è di meglio e di più caratteristico di un cappuccino finale?

Ovviamente questo è quello che si trova nella maggior parte dei ristoranti vicino i grandi monumenti visitati da masse di turisti che sono in overbooking, come il Colosseo a Roma o il Ponte di Rialto a Venezia o il Duomo di Firenze.

Secondo voi cosa racconterà questo turista ai suoi amici?

Emozionerà qualcun altro al punto di spingerlo a visitare il nostro paese? Penserà che siamo proprio banali se tutti i ristoranti hanno spaghetti alla bolognese, lasagne e pizza.

Se pensate che questo è turismo culturale allora siete proprio fuori strada. E se non avete un locale vicino il Colosseo, il Ponte di Rialto o il Duomo di Firenze, allora dovete attuare un’altra strategia per entrare nel cuore del vostro cliente.

La cultura va raccontata, altrimenti non può essere capita. Ma una volta che avete incantato qualcuno con un racconto lo avrete catturato per sempre. Vi seguirà sui social, seguirà i vostri consigli, vi manderà amici.

Esercizio: aprite il menù del vostro ristorante? Avete un piatto tipico del posto? Avete un piatto a cui siete affezionati perché lo avete inventato o perché viene dalla vostra tradizione di famiglia? Come lo presentate?

Ascoltate la narrazione del vostro cameriere per capire come comunica con i clienti. E cosa fate quando arriva un cliente straniero?

Per rispondere a queste domande abbiamo studiato un sistema per aiutare i ristoratori ad avere una propria strategia grazie alla quale possono acquisire nuovi clienti e fidelizzare quelli che entrano nel vostro locale.

Li aiutiamo a comprendere le esigenze di un cliente e ad incantarlo, li aiutiamo a restare in contatto con lui per farlo tornare sempre più spesso nel vostro ristorante.

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Un Americano un Irlandese e un Australiano entrano in un bar in un paesino italiano...non è una barzelletta, è quello che può succedere (e succede) ogni giorno in qualunque bar Italiano.
E come vengono accolti dal barista?
Non si tratta più di imparare l’inglese come lingua, ma l’inglese come apertura mentale.
Ad un gestore di un bar non sarà richiesto di conoscere la lingua di Shakespeare per discutere di poesia, ma gli sarà richiesto di essere amichevole.
In varie occasioni mio padre mi ha raccontato delle esperienze che vissute da amici e familiari durante le loro prime volte in Italia, molte per di più in un piccoli paesi immersi nelle campagne della Maremma Laziale e della Ciociaria.
Dalle luci scintillanti della New York strip con i suoi negozi 24h, al tabaccaio della chiusura a pausa pranzo per la siesta pomeridiana è impossibile non immaginare lo “shock culturale”.
Malgrado tutto, questi amici tornavano, nello stesso paese, stesso periodo dell’anno e stessi locali. Un comportamento tipico da turista Americano si può dire, che porta il viaggiatore a tornare in quei paesi e luoghi che lo emozionano a livello umano più che scenografico.
Puoi essere pure il ristorante a tre stelle Michelin, o lo sfarzoso hotel a 5 Stelle filanti, un turista tornerà sempre in quei posti che l’hanno emozionato su un livello umano.
La gentilezza del ristoratore, o i cornetti caldi farciti a mano di prima mattina apposta per te, questi sono i piccoli gesti che sormontano anche le più grandi differenze linguistiche.
“Perdona loro, perchè non sanno quello che fanno” ahhhhh
Capirsi nella stessa lingua a volte è difficile, capire qualcuno che ne parla un’altra e che viene da un mondo completamente diverso lo è ancora di più.
Per questo è necessario a volte, tralasciando l’aspetto linguistico, formarsi mentalmente a quello che possiamo incontrare quando si è di fronte ad un turista straniero, indipendentemente da quale  parte del mondo quest’ultimo provenga.

“Sembrerà strano dirlo, ma gli stereotipi esistono per un motivo”.
Di stereotipi che riguardano gli Italiani in America, Canada o Australia ne abbiamo a bizzeffe. Nel mondo siamo conosciuti come quelli che mangiano pasta colazione, pranzo e cena, quelli che a ogni vocabolo corrispondono 50 gesti di mano. Questi sono solo alcuni, e sfido chiunque abbia mai partecipato ad un cenone di Natale 100% Made in Italy a sfatare.
Sono tutte generalizzazioni si, ma non possiamo negare un minimo di verità.
Possiamo quindi estrapolare una miriade di stereotipi e luoghi comuni da tutto il mondo, il cui unico scopo non è soltanto quello di risvegliare il British humor in ognuno di noi, ma di dare l’idea di “costumi” e modi di fare che potrebbero esserci congeniali nell’accoglienza del turista. E chissà, se ascoltati lasciargli una buona impressione del nostro locale e della nostra accoglienza.
“Gli americani mettono il ghiaccio in tutto?” Vero!
Per questo essere pronti a soddisfare richieste del genere, non solo lascerà una buona impressione nei confronti del vostro esercizio, ma eviterà tutta quella insoddisfazione alimentata dalla poca disponibilità e dalla sindrome del “voglio tornare a casa perché lì è tutto meglio”.
Sembrano cose scontate o a tratti banali, ma come per tutte le cose, sono i piccoli dettagli a fare la differenza.
E ricordatevi, se non potete fornire queste cose nell’immediato ….la disponibilità e volontà nel farlo sono le cose che contano, come se per il ghiaccio sareste disposto ad andarlo a raccogliere al polo nord (sottolineo il sareste).
“Il cliente ha (quasi) sempre ragione”
Qualunque sia il motivo della loro vacanza in italia, uno straniero che viene da noi e che affronta una media di 6 ore di aereo (se non di più) è un individuo dalla mente aperta pronta a ricevere nuovi stimoli.
L’Italiano è una lingua difficile, e molte volte alcune parole specialmente quelle che non hanno una vera e propria traduzione rimangono “lost in translation”. Storpiate, mutilate...non è raro trovarsi in un ristorante “Italiano” in america e sentire opere d’arte come “bruscetta”, “ciappuchino”.

Un turista viene per vivere un'esperienza autentica, non abbiate paura di contraddirlo con autenticità. Essere corretti o “istruiti” da un vero Italiano su quello che è e non è, sarà un'esperienza positiva, non solo perché psicologicamente indica che voi lo state ascoltando, ma potrebbe prevenire il sorgere di problemi durante il resto del viaggio.
Ma dovete sapere come farlo: in questo modo regalerete un momento magico che sarà raccontato ad amici sui social e che porterà altri stranieri nel vostro locale.
Non vi stiamo chiedendo di fare un'analisi sociologica di tutti i possibili turisti che potrete incontrare dall’inizio alla fine della vostra attività, ma sottolineiamo bene osservare e tenere una mentalità aperta, specialmente quando si è in un settore dove si “offre” un servizio. Questo vale per i vostri clienti stranieri, tanto quanto per i vostri clienti italiani.
Ora siete pronti a seguire un corso di avvicinamento all’inglese studiato apposta per baristi?
Siete pronti ad impiegare 4-5 ore del vostro tempo per aumentare il numero dei vostri clienti e la qualità del rapporto?
Iscrivetevi al prossimo mini corso di inglese per baristi di Friend Of Tourist Academy.
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Se il turismo è un settore in forte crescita, il turismo sportivo lo è ancora di più. Oggi il turismo sportiva rappresenta circa il 10 % del totale dei flussi turistici e in alcuni paesi questa percentuale cresce molto tanto che in Australia, ad esempio, supera il 50 %.

I paesi maggiormente interessati da questo fenomeno sono i paesi occidentali in cui lo sport viene praticato da un grande numero di persone, si hanno tradizioni sportive legate ad eventi riconosciuti e si hanno infrastrutture sportive idonee ad ospitare sportivi stranieri con le loro esigenze.

Il dato sul turismo, secondo noi, è fortemente sottostimato perché non tiene in considerazione tuti gli spostamenti delle famiglie durante la fase di avvicinamento allo sport dei loro figli, quelle agonistiche. Sono perlopiù spostamenti di corto raggio ma non per questo il loro potenziale di promozione e sviluppo territoriale è minore, soprattutto per i piccoli centri.

Non esiste una definizione univoca di turismo sportivo perché ci sono diversi modi di coniugare viaggi e sport: si può essere praticanti di una disciplina, genitori di sportivi, ma anche appassionati di grandi eventi o tifosi di una certa squadra (non importa di quale sport).

Per entrare in queste classifiche si può quindi essere sportivi o spettatori (fare sport attivo o passivo), familiari o amici.

L’attività sportiva è collegata anche al nostro benessere, per cui una motivazione ad un viaggio può essere semplicemente la voglia di fare una attività fisica per aumentare il proprio benessere o il desiderio di sperimentare un contatto unico con la natura in tutti gli sport legati all’aria aperta.

Alcune discipline sportive poi sono a contatto diretto con il gioco (per bambini e adulti) come il caso della FIGEST - Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali, una federazione affiliata al CONI che propone discipline storiche. Le loro manifestazioni spesso si svolgono in corrispondenza di sagre, rievocazioni storiche o manifestazioni popolari. In qualche paese, quindi, proprio per loro natura sono direttamente collegate alla promozione dei territori.

Una attenzione particolare va poi prestata all’accessibilità delle strutture turistiche e recettive per la sempre maggiore attenzione a questi sportivi il cui numero di praticanti è in forte aumento. Questo turismo ha visto una crescita del 20 % negli ultimi 3 anni.

Turismo sportivo esperenziale

Il turismo sportivo è forse l’essenza e la prima forma di quello che oggi viene definito ‘turismo esperenziale’. Per sua stessa natura un evento sportivo rappresenta una esperienza sia che lo si viva da atleta che da spettatore.

Per questo nella trasformazione di un territorio come meta turistica assume una importanza strategica la sua associazione con una o più discipline sportive. Una associazione moderna in cui al centro c’è lo sport che deve essere vissuto come esperienza particolare di conoscenza di un territorio.

Una prospettiva inusuale, ma non per questo meno efficace, di scoperta di una certa area attraverso una lente di ingrandimento che usa un filtro particolare.

L’esperienza sportiva deve essere allora coniugata in modo intelligente alla esperienza della scoperta del territorio, del suo patrimonio tangibile ed intangibile.

In questo modo da una occasione di ‘viaggio sportivo’ possono nascere diverse forme di turismo di altro tipo grazie alla incredibile potenza della reputazione conquistata con una strategia opportuna.

Il grande vantaggio del turismo sportivo è che si può ripetere l’esperienza di viaggio andando in uno stesso luogo ma provando emozioni ogni volta diverse. Questo fatto rappresenta un fattore determinante e un potenziale incredibile per lo sviluppo turistico di un territorio.

Per un territorio, quindi, il turismo sportivo non è relegato ad una piccola ‘stagione’ e si può praticare gran parte dell’anno. Per questo il turismo sportivo è una offerta de-stagionalizzata in grado di completare le proposte di un territorio o di una area più vasta. 

Attenzione: questi turisti si muovono principalmente grazie al web e ai social per cui i territori si devono promuovere programmando una azione di comunicazione strategica studiata sul singolo caso.

Dati sul turismo sportivo: il caso di runner e ciclisti

Secondo l’Istat, in Italia circa un terzo della popolazione pratica uno sport, e di questi circa il 25 % lo pratica con regolarità mentre il 10 % lo fa in maniera saltuaria. Sono 20 milioni di sportivi ai quali si aggiungono 15 milioni di persone che dichiarano di fare qualche attività fisica.

Possiamo avere tutti una percezione evidente di questi numeri girando per le strade dei grandi parchi affollati sempre di più da camminatori, runner e soprattutto amanti della bicicletta. 

Abbiamo citato apposta la bicicletta perché assieme ad altri sport all’aria aperta come le maratone e il golf stimola il praticante alla scoperta di altri territori anche in paesi lontani. Ed infatti è stata coniugata la parola ‘cicloturismo’ per un settore in fortissima espansione che non ha limiti legati all’età dei praticanti.

Se gli amanti del runner sono attratti dalla organizzazione di maratone o competizioni, gli amanti della bicicletta si muovono in cerca di luoghi nuovi da scoprire e di panorami da assorbire nella loro esperienza.

Le maratone tradizionali più ‘turistiche’ sono iniziate all’interno del tessuto urbano di grandi capitali: basta fare il nome di New York per capire il suo potenziale evocativo fatto di storie, film, racconti ed esperienze dirette di amici. Oggi le manifestazioni si sono spostate anche alla scoperta di territori come il caso della manifestazione Eco-Ultramarathon e la Maratona di Scorrendoconilliri, un evento che si corre lungo la valle dove scorre il fiume Liri tra Abruzzo e Ciociaria (basso Lazio).

Una manifestazione che nelle sue articolazioni sportive e culturali ha visto il patrocinio perfino dell’UNESCO e che oggi si è gemellata con quella di Terni per la sua affinità dovuta alle due cascate, quella di Isola del Liri e quella delle Marmore. I suoi gemellaggi ora sono arrivati a Napoli, Venezia, Praga e tante altre città unite fra loro dal loro legame con l’acqua.

Nel mondo della bicicletta, le grandi competizioni di ‘gran fondo’ esercitano un loro fascino particolare come la Gran Fondo Campagnolo di Roma, quella delle Dolomiti, del Chianti, la 9 Colli in Romagna o l’Eroica sulle strade bianche del Chianti.

È interessante analizzare le loro ricadute turistiche grazie ai dati di una ricerca dell’Università di Bologna, Campus di Rimini, del 2016 sulle ricadute di una edizione della 9 Colli. Dalla ricerca emerge una ricaduta di 21 milioni di Euro nel territorio, una cifra certamente molto interessante alla quale nessuno può rimanere indifferente. 

È stato intervistato un campione significativo dei 12.000 partecipanti dai quali sono emersi questi dati: il 33 % ha dormito 2 notti nell’area e il 30 % ha dormito 3 notti. Il 67 % ha viaggiato con amici e parenti aumentando il numero dei turisti arrivati nell’area e le ricadute su tutti gli esercizi ricettivi della zona. Altri hanno viaggiato con organizzazioni sportive e solo un 7 % ha dichiarato di viaggiare da solo.

Per dare solo un’altra prospettiva all’importanza del ciclismo, e dello sport legato della bicicletta in generale, nella promozione e nello sviluppo turistico di un territorio, pensiamo al Giro d’Italia, al Tour de France o alla Vuelta.

I sindaci fanno a gara a far passare la competizione nel loro territorio per portarlo alla ribalta di milioni di spettatori. Un passaggio in televisione o sulle App vale milioni di Euro grazie al pubblico di appassionati che la segue da ogni parte del mondo. E queste manifestazioni sportive sono sempre più connesse a programmi televisivi collegati alla scoperta turistica dei territori.

Non solo grandi eventi: il caso della Collezione di cavalli Horse Museum 

Uno degli eventi maggiori nel caso degli sport equestri è il circuito delle competizioni che si svolgono nelle grandi città. Una delle più famose è quella di Piazza di Siena a Roma, dal nome di una piazza al centro della grande Villa Borghese.

L’evento è una competizione internazionale di salto ad ostacoli che dura una settimana e che richiama i più famosi cavalieri da ogni parte del mondo. È organizzato dalla FISE – Federazione Internazionale Sport Equestri e dal CONI, il comitato olimpico nazionale.

Una piccola casa editrice, Discoverplaces.travel, fondata da appassionate di cavalli è riuscita ad organizzare una mostra su ‘arte e sport’ all’interno della Casina Raffaello, un centro culturale del comune di Roma che domina Piazza di Siena.

La mostra esponeva un centinaio di pezzi della collezione ed era un percorso didattico collegato alla conoscenza dello sport ma anche al rapporto fra uomo e cavallo che ha caratterizzato la storia dell’uomo e la sua evoluzione prima dell’arrivo delle macchine.

Nell’occasione è stato stampato un libro e la mostra era accompagnata da laboratori didattici per bambini che sono continuati per due mesi dopo la fine della competizione sportiva.

La casa editrice si sta specializzando ora in ‘Arte e Sport’ ed ha realizzato una serie di palle da rugby in ceramica dipinte da grandi artisti che ora si trovano nel Museo del Rugby di Artena.

La prossima mostra sarà nel centro di Napoli in una serie di eventi che ancora una volta coniugheranno una visione culturale dello sport, in particolare delle corse dei cavalli nel corso del Regno Borbonico e dello Stato Pontificio.

Guardare lo sport da un’altra prospettiva, quindi, può aprire collaborazioni internazionali e prospettive inimmaginabili.
La Cultura dello Sport: il caso di Artena e del Museo del Rugby ‘Fango e Sudore’

Si potrebbe pensare che per il turismo ‘passivo’, il massimo della attrattività turistica si ha in corrispondenza dei grandi eventi che richiamano migliaia, o milioni di spettatori.

Olimpiadi, tornei Internazionali di calcio, di tennis o di altri sport, Sei Nazioni di Rugby, Ryder Cup e altro sono tutti eventi che richiamano talmente tante persone che le città si fanno belle per ospitarle. Il caso delle Olimpiadi di Londra è stato emblematico perché la città le ha vinte proprio con un progetto di rigenerazione urbana in cui riqualificava una sua zona depressa.

Sono eventi che concentrano l’attenzione in pochi giorni ma che hanno un effetto di comunicazione che dura anni e alla fine delle manifestazioni le città o i territori hanno una serie di infrastrutture di notevole entità che possono permettere l’organizzazione di altre manifestazioni sportive o culturali.

Ma ci sono casi in cui la cultura dello sport può avere effetti ancora più sorprendenti e legati direttamente al turismo anche nei piccoli centri. È il caso del Museo del Rugby Fango e Sudore di Artena che oggi è stato riconosciuto ufficialmente dalla FIR - Federazione Italiana Rugby.

Il museo raccoglie una collezione di cimeli legati a questo sport e soprattutto di maglie indossate dai giocatori durante alcune partite importanti. Oltre 15.000 cimeli sono esposti nelle sale di uno antico palazzo nel centro storico di Artena, un borgo arroccato su una parete di una montagna che ha il più grande centro pedonale d’Europa.

Il museo è fra i più grandi del mondo di questo settore ed è ormai visitato da sportivi e appassionati provenienti da ogni parte del mondo: dall’Argentina all’Irlanda, dalla Nuova Zelanda al Sud Africa.

Il museo è strutturato in modo da poter organizzare manifestazioni e cene nelle sue sale con cui si sovvenziona. Gli appassionati possono trascorrere una sera in compagnia delle maglie dei loro amati campioni e provare una esperienza unica che esalta la loro passione.

Questo ha portato al fatto che molti visitatori soggiornano almeno una notte in questo borgo e il museo è diventato un attivatore di una vera Rigenerazione Urbana del piccolo borgo di Artena. Gli sportivi spesso arrivano in pullman e in questo modo riempiono tutte le strutture ricettive dell’area. 

Inoltre, ora la Fondazione che gestisce il museo ha preso in cura un campo sportivo e offre gratuitamente corsi ai bambini. Grazie ai loro legami internazionali, la struttura ha stretto gemellaggi con scuole di ogni parte d’Italia e bambini con le loro famiglie vengono per fare uno stage e per visitare il museo.

Il caso di Artena è certamente unico nel suo genere, ma questo non significa che non sia replicabile. Non serve aprire un museo, che richiede anni di ricerca e investimenti molto alti di tempo e di denaro, per attivare nuovi flussi turistici legati al legame fra sport e turismo, ma serve guardare allo sport da una prospettiva diversa. Solo allora si possono trovare sorprese in grado di cambiare la prospettiva dell’attrattività turistica di una certa area.

 

Conclusioni

Coniugare sport e territori può portare ad una vera rivoluzione grazie ai dati del turismo sportivo che si può attivare. Questo cambiamento può venire come una sorpresa occasionale o essere il frutto di una pianificazione strategica nata da una visione e da una tattica ben perseguita.

Fare promozione territoriale legata allo sport richiede professionalità specifiche ma è una semina che darà sia frutti immediati sia raccolti che continuano nel tempo ogni anno. I dati confermano che quando si fa una azione ben programmata, si hanno forti benefici per le comunità locali, anche per le piccole attività. 

Il vero segreto è tenere conto della esperienza unica che si deve offrire al turista e di una visione generale del concetto di benessere. In termini di comunicazione la differenza è data dalla reputazione del territorio che nasce da una azione capillare sugli operatori locali e sulle linee strategiche della comunicazione.

Per approfondimenti su questo articolo e per conoscere altri casi di successo di marketing territoriale si può contattare il gruppo discoverplaces.travel che da anni è attivo nella promozione strategica dei territori e degli operatori. 

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Censis-Conad Rapporto sulla evoluzione della società

Conad è forse la catena di distribuzione più frizzante e positiva presente nel mercato, sia nei suoi risultati che nella relazione che stabilisce con i clienti. Non è un caso che quindi abbia commissionato una ricerca al Censis per capire l’umore e le prospettive degli italiani.

La ricerca va letta approfonditamente per comprendere alcune dinamiche, una cosa è certa: i giovani lasciano l’Italia perché non vedono prospettive per realizzare i loro sogni. Forse non riescono neanche a sognare.

Stiamo diventando un paese sempre più vecchio, e non è bello da genitori vedere i propri figli andare in un altro paese ed avere la quasi certezza che non ritorneranno.

Possiamo invertire questo processo?

Forse. Ma se non prendiamo coscienza delle dinamiche interne alla società non possiamo immaginare che costruire una alternativa. Forse senza studiare non possiamo essere in grado neanche di immaginare una alternativa.

La consapevolezza dei nostri limiti e un po’ di studio professionalizzante (ma anche introspettivo) sono sicuramente i primi passi da compiere per restituire i sogni ai nostri figli e la certezza che li possono realizzare anche in Italia se si impegnano.

Questi sono alcuni passaggi finali estratti direttamente dal rapporto:

“L’autonomia dei soggetti è un valore

Decisivo in questa fase è il ruolo autonomo dei soggetti economici e sociali, che hanno nello sviluppo la propria ragione di esistenza e riproduzione e che sono naturalmente portatori di narrazioni sociali e culturali alternative a quelle del rancore.

Al mito antico dell’alleanza dei produttori, occorre oggi sostituire quello della convergenza e condivisione di obiettivi e pratiche dei soggetti che fanno dello sviluppo la loro priorità: l’autonomia e la collaborazione di tali soggetti sono oggi un valore decisivo per la nostra società.

Così è importante valorizzare, promuovere, tutelare i soggetti economici e sociali che sono attivi e che hanno bisogno di un clima favorevole alla libertà individuale e di scelta e di una buona relazionalità sociale.

……..

Diventa decisivo in questa fase rendere evidente e potente il nesso tra ‘immaginario del noi’ e sviluppo, come alternativa globale all’immaginario dell’io egoista’ come volano di decrescita e stagnazione.

……..

Sognare vuol dire forzare l’orizzonte, andare oltre il puro rifiuto di qualcosa (dagli esiti della globalizzazione al cambiamento del quotidiano), pensare in grande avendo come riferimento preciso di un immaginario dello sviluppo la libertà individuale, che è il più potente motore per migliorarsi e, oggi, per generare responsabilità sociale diffusa, che crea legami, valore sociale, cultura collettiva: in fondo è quello che gli italiani hanno da tempo cominciato a fare nei nuovi consumi, premiando quelli che fanno bene alle persone, alle comunità, all’ambiente.”

La parte che più ci ha colpito delle sue conclusioni è quella che sentiamo più vicina al nostro modo di lavorare, ma soprattutto all’impegno che da anni mettiamo nella promozione dei territori e nella formazione delle imprese e dei bambini.

“Occorre mettere al centro non tutto quello che divide le persone, piuttosto il grande filo che può unire: l’aspirazione a migliorarsi, a crescere, la percezione che si possa accedere ad una condizione migliore”.

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10 anni di POMOS - Polo della Mobilità Sostenibile ad un nuovo inizio

Nel 2009 si inaugurava a Cisterna POMOS, il Polo della Mobilità Sostenibile, e il 2019 è il suo decennale: una occasione di festa ma anche di riflessione e di strategia per il futuro.

I centri di ricerca, per loro essenza, costruiscono il futuro (progettano quello che ancora non esiste) ed è importante fare previsioni sui cambiamenti che sono in corso e che avverranno nella nostra società per immaginare i prossimi 10 anni del POMOS.

Se nel 2009 l’industria italiana era ancora forte e la crisi solo all’inizio, oggi ci ritroviamo con 10 anni di crisi e un cambiamento socio-economico che ha stravolto le nostre comunità. Molte piccole industrie hanno chiuso, soprattutto per una improvvisa stretta creditizia delle banche e non per mancanza di prodotti e clienti. Sembra veramente che ci sia stato un disegno geopolitico di spostare le industrie in qualche altra parte dell’Europa o del mondo. Un piano che era impossibile affrontare a livello locale.

Da un punto di vista sociale, i centri periferici come Cisterna di Latina vedono un abbandono da parte dei giovani che sempre più spesso cercano fortuna all’estero. Giovani spesso laureati e formati che arricchiscono con le loro competenze e creatività altre imprese e altre nazioni.

Ma torniamo alla mobilità.

Il cambio di paradigma nella mobilità è in corso: incentivi alle auto elettriche, chiusura dei centri storici alle auto diesel ma, soprattutto, le grandi imprese che stanno dismettendo la rete di distribuzione dei carburanti trasferendo il rischio di impresa su tanti piccoli operatori locali. Quando avranno completato la dismissione della rete, il processo verso la mobilità sostenibile subirà una accelerazione.

L’auto è sempre più digitale e sociale e in generale è in corso un processo di ‘gamification’ all’interno di tutti gli strati della società. Le persone hanno una attenzione sempre più breve che viene aumentata attraverso processi di coinvolgimento che hanno come essenza quella del gioco.

Nel frattempo, in questi 10 anni a Cisterna di Latina il POMOS è diventata una eccellenza e tutti i ragazzi che lavorano al reparto corse o nei vari progetti di ricerca vengono assunti ancora prima di essere laureati. Progetta e realizza automobili ma anche barche e sistemi di ricarica veloce. Partecipa a progetti territoriali ed internazionali e si pone a supporto di un tessuto di piccole e grandi imprese. E ha un reparto corse che si fa apprezzare da tutte le altre università del mondo.

Come si combinano tutti questi scenari per pensare ad una ipotesi di strategia futura?

10 anni fa il POMOS era nato per essere una cerniera con il mondo delle piccole imprese perché era già chiaro che la geopolitica delle grandi industrie aveva scelto di abbandonare l’Italia. POMOS doveva essere un presidio di tecnologia e di competenze per poter permettere lo sviluppo di imprese di nicchia. E lo ha fatto egregiamente.

Oggi è in corso un cambiamento socio-economico verso comunità sostenibili, dove la parola ‘sostenibile’ si coniuga anche con la parola ‘digitale’. Lo avevo previsto nel mio libro ‘Sogni ed energie digitali’ ed oggi si avvera. L’Intelligenza Artificiale ci circonda e si è ormai insinuata nelle nostre vite e noi dobbiamo cambiare. Il senso della nostra vita lo ha espresso magistralmente Jack Ma, il fondatore di Ali Baba nel suo discorso a Davos nel 2018: empatia, arte, sport, conoscenza di sé stessi. Tutto il resto lo faranno i robot.

Questo significa un cambiamento totale per milioni di persone che non riescono a vedere ancora questo nuovo ruolo dell’uomo su questa terra. Ma significa che l’uomo deve imparare ad evolversi con le macchine, come predetto dal filosofo Bruze Mazlish nel suo libro ‘La IV Discontinuità: la co-evoluzione di uomini e macchine’.

Questo significa che i piccoli comuni e i loro abitanti, ad esempio, devono imparare ad avere dimestichezza con il digitale e con le infrastrutture connesse. Il rischio è l’avverarsi degli scenari della distribuzione della popolazione concentrata nelle megalopoli mentre si desertificano le campagne.

ONU, Pentagono, Aziende di Consulenza… ognuno con diverse prospettive, ma tutti si stanno preparando a questo scenario mentre noi cittadini periferici ci disperiamo per la perdita delle tradizioni e del patrimonio immateriale intriso nelle nostre comunità.

L’UNESCO compila una lista del Patrimonio Immateriale ma anche questa rischia di diventare una gamification come una visita a Venezia o come il famoso racconto England England di Julian Barnes.

Allora uno dei compiti del POMOS potrebbe essere quello di continuare il suo presidio di contenimento della deriva di accentramento dei poteri e di presidio delle comunità locali.

Il suo ruolo sarebbe quindi strategico non più solo nell’avanguardia tecnologica, in cui è ormai una vera eccellenza, ma nel supporto alla trasformazione delle comunità periferiche per farle diventare luoghi con una altissima qualità di vita.

Ma la politica deve giocare il suo ruolo che non è quello di spettatore degli scenari geopolitici ma un leader che guida la sua comunità verso il futuro. Un futuro che sarà bello se lo costruiremo tutti insieme, sarà invece un mostro se lo subiremo inermi.

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Avete notato come si sono evoluti gli spot pubblicitari? Da corti e di pochi secondi a lunghi con la storia del brand. Praticamente siamo tornati al Carosello di quando ero bambina dove i marchi si raccontavano con storielle che coinvolgevano grandi attori.

Il loro impatto sul pubblico era formidabile, la gente veniva catturata da storie che continuavano in reclame successive. I loro jingle ancora sono noti e vengono tuttora citati.

Ma è possibile che non ci siamo evoluti? Cosa è cambiato dagli anni ’70 ad oggi per tornare a riproporre un modello che sembrava passato?

Si può dire che nella battaglia in corso tra analogico e digitale, oggi i due sistemi si sono ritagliati una loro dimensione che li rende strategici non più in funzione del target ma in funzione della credibilità del brand stesso.

Tutto nasce ancora una volta da questa segmentazione della società tra persone estremamente ricche e persone spinte verso la soglia di povertà. La mancanza di una classe intermedia ha per forza portato ad un riposizionamento dei marchi che hanno dovuto scegliere se competere sul prezzo o sul valore.

Per i marchi prodotti in paesi con alto costo del lavoro, con difficoltà di accesso al credito e con grande burocrazia la scelta era inevitabile: competere sul valore.

Ma come si trasmette il valore di un prodotto?

Comunicazione digitale o analogica? Dove in realtà con queste parole intendiamo più riferirci alla velocità di fruizione del messaggio promozionale ancora prima di entrare nei contenuti. Una comunicazione digitale diventa allora veloce, scattante e segmentata. Una comunicazione analogica è invece slow, continua e narrante.

Tutti sappiamo dell’attenzione digitale di pochi secondi: i ragazzi guardano Instagram alla velocità della luce e i fotografi devono darsi da fare per fotografie sempre più attraenti che possano penetrare nell’immaginario del lettore.

In contrapposizione, altri canali di comunicazione come la televisione tornano a promuovere un prodotto usando una narrazione con tempi lenti. Una storia in grado di emozionare: che sia la storia dell’inventore, dell’imprenditore o di un utilizzatore non importa. La parola d’ordine è narrare qualcosa che penetri la corazza di indifferenza e possa rimanere impresso nella mente e soprattutto nel cuore delle persone.

Ma la cosa più sorprendente è il ritorno alla pubblicazione di libri da parte delle imprese.

Mi viene voglia di citare la celebre frase di Karl Marx ma non siamo in questo caso: “la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”.

Il caso della carta stampata

In questa riproposizione di una comunicazione ‘lenta’, il caso più emblematico è quello della carta stampata e dei volumi di informazione e intrattenimento. Una sorta di riproposizione delle riviste secondo un nuovo formato che però ha uno scopo ben preciso: dare valore ad un certo brand.

Giampaolo Colletti la definisce in questo link la ‘Rivincita della carta stampata’ ed in effetti questa definizione illustra perfettamente il trend di grandi imprese che, per aumentare la percezione del loro valore, hanno iniziato a stampare libri che non solo trattano il singolo prodotto ma danno informazioni utili al cliente.

Così per parlare di un attrezzo di cucina si può arrivare a pubblicare un libro di ricette in cui vengono però messi in evidenza anche altri aspetti come la genuinità, la tradizione o l’innovazione, la corretta alimentazione.

Allo stesso modo per promuovere una struttura recettiva si pubblica un libro sulle bellezze del territorio. E’ questo il caso della casa editrice Discoverplaces.travel che da anni ha iniziato una serie di guide dei territori minori che personalizza per i piccoli operatori che non potrebbero mai avere la forza finanziaria di un grande brand. Tanti piccoli operatori insieme danno valore ad un territorio ed aumentano la percezione della sua bellezza.

Ma il caso non è nuovo se pensiamo a Michelin che produceva pneumatici e nel ‘900 decide di regalare una guida ai suoi clienti. Negli anni questa guida è diventata il più importante punto di riferimento per ristoranti in tutto il mondo!

Perché la carta stampata?

Le imprese sono sicure che queste pubblicazioni non verranno cestinate ma saranno messe bene in vista nelle case dei clienti o in altri luoghi di interesse. Perché un libro di informazione è qualcosa che nell’immaginario è già un valore, e questo valore viene poi trasferito al brand stesso.

L’obiettivo comune è sempre uno story telling emozionale del brand e informazioni che possano essere utili a chi le legge utilizzando il giusto tempo. Ma anche un giusto formato, una collezionabilità e una presenza in contemporanea sul web.

Ovviamente la comunicazione fra digitale ed analogico deve essere intrecciata e i contenuti, seppure in grafiche diverse, devono essere disponibili pure su smartphone o su computer.

Il libro quindi è l’emozione: il tatto con la carta stampata e il suo fruscio si imprimono nel nostro cuore. Il testo curato e scritto in modo accattivante crea ancora più valore. Ma l’informazione resta digitale.

Il nuovo marketing? Un intreccio unico di “emozioni analogiche e informazioni digitali”.
 

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