27 Settembre Giornata Mondiale del Turismo - Cattedrale di Santa Maria Anagni by Carlo Ribaudo
27 Settembre Giornata Mondiale del Turismo - Cattedrale di Santa Maria Anagni by Carlo Ribaudo

Il turismo è un ‘industria’ e rappresenta quasi il 12 % del PIL italiano, per questo gli operatori privati sono oggi stati messi accanto agli industriali tradizionali e il nuovo programma di sviluppo nazionale si chiama ‘Impresa 4.0’.

Con la chiusura di fabbriche molti operatori cercano di attivare iniziative turistiche ma la maggior parte di questi operatori non ha la necessaria formazione imprenditoriale e il rischio reale è una dispersione di energia e delle poche risorse disponibili.

In Italia l’anno scorso sono arrivati 110 Milioni di turisti (dati del Ministero), 1 su 10 è arrivato in modo indipendente e non ha seguito i tour operator: eppure spesso è invisibile agli stessi territori che visita. Poiché non c’è attenzione al turista e non gli vengono offerti servizi alla persona, questo si organizza in modo autonomo: il territorio non si accorge di lui e la ricchezza arriva altrove.

Ad esempio, i milioni di turisti che usano Booking.com drenano un 15% di risorse fuori dall’Italia (la percentuale che si prende il sito di prenotazione) oppure le migliaia di operatori stranieri che vendono soggiorni e servizi in Italia. Molte case in Umbria sono affittate da portali tedeschi e questo flusso resta invisibile. Le nostre imprese che fanno incoming e che sono in contatto diretto con i potenziali turisti crescono ma operano in situazione difficile perché i territori non sono raccontati.

La situazione è analoga a quella dell’agroalimentare: le grandi risorse vanno a chi organizza la grande distribuzione e le briciole ai piccoli operatori. Le cose possono cambiare solo con un passaggio di cultura manageriale dei piccoli operatori e con un innalzamento del livello culturale dei clienti tramite operazioni mirate di comunicazione e informazione (infotainment o edutainment).

COSA SIGNIFICA INDUSTRIA DEL TURISMO?

Spesso per operatore turistico si intende chi ha un albergo o un ristorante o una agenzia viaggi. In realtà questo è riduttivo e il turismo è una vera industria di servizi alla persona e ogni tipo di esperienza ha la potenzialità di far nascere una piccola impresa.

Un piccolo museo se ben gestito ha la potenzialità di avere decine di migliaia di visitatori e di diventare un catalizzatore di sviluppo.

Ogni servizio di personal coach, assistant, translator, shopper, driver, sommelier, baby sittering, photographer … ma anche guide turistiche, guide sportive e ballerini di danze locali, sono tutte potenziali imprese. La lista potrebbe essere molto più lunga. Bisogna avere spirito imprenditoriale e una formazione manageriale.

RUOLO DEL PUBBLICO E DEL PRIVATO

Le imprese turistiche sono generalmente private ma il pubblico può giocare un ruolo fondamentale in almeno 5 aspetti:

Pulizia e accoglienza della città con particolare rilievo al centro storico

Facilitazione amministrativa alla apertura di imprese di servizi

Supporto alla valorizzazione di una immagine del territorio con campagne di comunicazione

Organizzazione di eventi di richiamo

Supervisione sulla qualità

Tutto questo deve passare attraverso un coordinamento e uno scambio costruttivo di esperienze con l’idea di supportarsi a vicenda e non di scavalcarsi. Gli operatori privati devono essere messi in condizione di operare al meglio per l’interesse generale della collettività.

Per prima cosa quindi bisogna attivare incontri con chi già opera nel territorio, sentire i risultati che ha raggiunto e capire in che modo si può supportare la sua crescita. La crescita di una impresa turistica significa la crescita di un territorio, soprattutto grazie all’effetto dei social media.

CHI E’ IL TURISTA NEI TERRITORI MINORI IN ITALIA?

I territori minori sono visitati da persone in cerca di esperienze e che probabilmente sono al 2° o 3° viaggio in Italia. Capire quale è il target di riferimento significa capire come iniziare a contattare ed entrare in contatto con i potenziali clienti per offrire loro servizi.

In generale i lettori di storie culturali hanno una età superiore ai 40 anni che però si abbassa quando si scegli un target di famiglia con figli piccoli o quando si hanno particolari target di appassionati di sport. Ad esempio il parapendio, rafting, sci, cavallo, ma anche scuole di calcio, volley, ecc… dedicate ad un particolare pubblico straniero.

Da ricordare che un turista straniero vale 3 volte un turista italiano perché soggiorna e utilizza tutti i servizi locali.

COME SI RAGGIUNGE QUESTO TURISTA?

Se 9 su 10 turisti vengono in modo indipendente, è chiaro che questi si organizzano un viaggio cercando informazioni dal web. Nel nostro sito di story telling dei territori abbiamo visto che c’è una grande richiesta di informazioni e già dopo pochi mesi il 30 % del pubblico viene dall’estero. Significa che ogni giorno ci sono persone che chiedono notizie e dettagli.

Quindi la prima cosa da fare è raccontare i territori e farlo in più lingue, almeno in inglese che è la seconda lingua più diffusa al mondo.

Il web ha le sue regole e per essere sopra le ricerche bisogna postare ogni giorno articoli, fare un buon SEO (ottimizzazione per i motori di ricerca) e lavorare anche sulle immagini. Poi bisogna fare una strategia social, soprattutto su Facebook e Instagram che raggiungono fasce di età differenti. La strategia deve essere mirata ad avere i giusti contatti con il target e a diventare un influencer nel settore dei viaggi. Nella nostra esperienza (www.discoverplaces.travel) abbiamo visto che parte del pubblico arriva anche da Pinterest, soprattutto il pubblico femminile.

Il ruolo del web è quindi fondamentale nella sua accezione più ampia e va studiato con una strategia mirata e curato ogni giorno. Fare un sito web e non curarlo può essere a volte controproducente e l’immagine di staticità si riflette nel territorio che promuove.

TOUR ED ESPERIENZE

Una volta che si è in contatto con questo potenziale turista e lo si è incuriosito allora si può proporre di vivere un soggiorno e una esperienza nei territori di riferimento. Un viaggio che deve essere calibrato e personalizzato sui suoi desideri: fare una pasta in casa, cucinare, visitare luoghi d’arte, fare sport, fare percorsi di benessere.

Durante e dopo questa esperienza si può allora pensare di vendere prodotti artigianali locali e di valorizzare le piccole imprese del posto.

AZIONI DA INTRAPRENDERE

C’è poco tempo e pochi denari da spendere e occorre lavorare in modo sinergico e professionale. Le azioni vanno fatte per prima cosa sentendo chi già opera nel territorio, leggendo Il Piano Strategico Nazionale sul sito del ministero. Occorre avere dati e analizzare quelli degli operatori locali. Poi si prendono le singole decisioni sul caso sapendo che, in ogni caso, la prima cosa da fare e raccontare sul web in inglese le storie dei territori e delle esperienze che si possono vivere.

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Grattaceli di Shangai- Li Yen
Grattaceli di Shangai- Li Yen

Quasi l’80 % del patrimonio del mondo si trova in Italia e per questo l’Italia ha la migliore scuola di restauro e di tutela del patrimonio storico.
Esperti di tutto il mondo vengono a studiare in Italia o chiamano professionisti italiani per capire come comportarsi con il proprio patrimonio artistico. Su queste premesse è nato un accordo fra il CNR-ICVBC e il WHITRAP per uno scambio culturale fra Italia e Cina, tra le “città d’acqua” cinesi e le “città di collina” italiane.

Il CNR-ICVBC è l’Istituto per la Conservazione e Valorizzazione dei Beni Culturali con sede a Firenze che fa parte del CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche, ed è uno dei massimi centri mondiali per le tecniche di restauro e l’esperienza che ha nel trattare i Beni Culturali.

Il WHITRAP-UNESCO è il World Heritage Institute of Training and Research for the Asia and the Pacific Region (Istituto per il Patrimonio Mondiale per la formazione e la ricerca nell’area dell’Asia e del Pacifico), un organismo che opera sotto l’egida dell’UNESCO.
CNR-ICVBC e WHITRAP si sono alleate per progetto di internazionalizzazione con la Cina e hanno selezionato imprese italiane che operassero nel settore della valorizzazione dei beni culturali, ossia nella loro promozione soprattutto sul web.

I CNR-ICVBC ha selezionato le migliori imprese nel Lazio scegliendo il portale www.discoverplaces.travel e l’impresa Altair4 (http://www.altair4.com/).

Il portale www.discoverplaces.travel è già noto in Cina per la sua attività di digital story telling e la sua fondatrice Claudia Bettiol ha partecipato al primo Digital Culture Festival svolto a Pechino nel 2016. Il portale racconta storie sulla cultura e il patrimonio dei piccoli comuni in italiano e in inglese destinate ad attrarre viaggiatori e turisti esperenziali. Il gruppo sta lavorando sia on-line che off-line con la realizzazione di Guide Turistiche inizialmente per ei Comuni del Lazio stampate in una collana di libri raccolta per provincia.

L’impresa Altair4 è una società di produzione multimediale che valorizza il patrimonio artistico e culturale attraverso la ricostruzione 3D di luoghi antichi. Le sue produzioni sono utilizzate sia in televisive che in editoria e l’impresa collabora con i maggiori operatori come National Geographic, Focus e “Ulisse il piacere della scoperta, in Italia. Da rilevare la loro lunga collaborazione con l’Università di Tokyo e le numerose attività di ricostruzione archeologica svolte in collaborazione con le soprintendenze nazionali come quella di Pompei.

Il CNR ha poi selezionato il comune di Cave come la sede dove avrà luogo la seconda parte del progetto, quando studenti e professionisti cinesi verranno in Italia per seminari e ‘formazione’ sul campo. Cave si è preparata a questa sfida con molta professionalità e un programma di valorizzazione del territorio avviato con il GAL Terre di Pregio assieme ad altri 10 comuni del circondario (Genazzano, Olevano Romano, San Vito Romano. Capranica Prenestina, Pisoniano, Gerano, Cerreto Laziale, Ciciliano, Sambuci, Saracinisco).

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Digital Story Telling
Digital Story Telling - Cantastorie Digitale

Siamo tutti cresciuti con favole, miti e leggende raccontate da nonni o da maestre. Per millenni la storia si è ripetuta ad ogni generazione fino all’arrivo della ‘Generazione Digitale’, dei bambini che sin dai primi anni sono a contatto con smartphone, computer e sono connessi con la rete. Hanno bisogno di Digital Story Telling.

Quando i bambini si trovano sin dai primi mesi immersi in ambienti virtuali il loro cervello cambia il modo di organizzare le informazioni e le sinapsi si attivano con stimoli nuovi. Si riduce la soglia di attenzione e c’è una diversa gerarchia nella scelta del canale preferito di comunicazione.

Tutte queste caratteristiche intellettive delle generazioni digitali sono ben conosciute dall’industria del gioco che elabora programmi in modo da essere scelti e preferiti dai giovani e che, in questo modo, contribuisce ad accelerare il cambiamento delle strutture intellettive e cognitive della Generazione Digitale.

A chi si occupa di Web è ben noto che il tempo di attenzione iniziale verso una nuova informazione è di pochi secondi (2-3 e per i più giovani può arrivare anche a 1,5 secondi) e il tempo di attenzione verso un video è minore di 15 secondi.

Questo è quindi il tempo che si ha a disposizione per catturare l’attenzione di un giovane e di tutti coloro il cui cervello ha già subito dei cambiamenti organizzativi dovuti al lungo intrattenimento con il web.

Se si passa questa soglia, allora si guadagna un tempo pari al doppio di quello iniziale. Se si supera questa seconda soglia, poi, si conquista l’attenzione del lettore verso il contenuto che vogliamo veicolare.

Edu-tainment e Contenuti

Chiunque voglia trasmettere informazioni e voglia educare un giovane, una struttura culturale che vuole promuoversi e una scuola devono sapere che questo sono le limitazione con cui devono confrontarsi per poter avere successo nel loro intento.

Il mondo dell’educazione si è arricchito di un nuovo modo di trasmettere informazione che passa anche attraverso forme di intrattenimento. Il modo accademico è sempre più riservato ad un ristretto numero di persone se non si apre a forme di interazione che combinano Educazione e Intrattenimento.

Questo è il motivo, ad esempio, del mancato successo di pubblico di tante università che hanno messo on-line i propri corsi senza modificare il linguaggio dei professori o senza studiare il modo in cui questi corsi possono arrivare al pubblico. Il rischio è quello di raggiungere solo le persone che sono giù altamente motivate ma non quelle che hanno un desiderio latente, e che sono la maggior parte.

I contenuti assumono una importanza strategica che non è più solo di appannaggio di esperti della materia ma che prevede una combinazione fra esperti ed educatori digitali.

Digital Emotions

E’ chiaro che i pochi secondi iniziali di attenzione devono essere usati per suscitare ‘Emozioni Digitali’, qualcosa che incuriosisca il lettore e spinga ad approfondire il tema per qualche altro secondo.

Il ruolo delle ‘emozioni’ è fondamentale ed è suggerito dalla etimologia stessa di questa parola che viene dal latino ed è composta da e-moveo. Questo significa che può venire indotta una azione fisica e che il ruolo delle emozioni digitali è proprio quello di attivare un comportamento reale, è la connessione fra i sensi emozionali e il nostro corpo.

Per un museo, un collezionista o una galleria d’arte, l’emozione è quindi il vero obiettivo della comunicazione in quanto è quella che rende gradevole la visita e spinge all’approfondimento, a studiare, ad andare al ristorante del museo, al book-shop e a condividere con gli altri la gioia.

L’emozione è quella che spinge immediatamente all’azione e viene condivisa sui social network creando un alone di interesse sul web capace di raggiungere altre persone potenzialmente interessate.

Il Ruolo delle Storie

Se le storie hanno accompagnato la crescita dei bambini in ogni parte del mondo, e se i cantastorie sono stati per secoli gli educatori delle comunità, è dalle storie che si deve cominciare per catturare l’attenzione di chi vogliamo attrarre.

Le storie sono per loro natura composte da una parte educativa ed una di intrattenimento. Ad esempio leggendo l’Iliade di Omero si può apprendere come allevare le pecore e come realizzare manufatti, leggendo Virgilio si impara a coltivare i campi. Allo stesso modo le Storie Digitali devono avere tutti questi ingredienti ma con un ritmo totalmente diverso.

Non possiamo, ad esempio, trasmettere un pensiero di un autore senza raccontare qualcosa della vita dell’autore. L’astrazione totale è qualcosa di difficile da raggiungere sul web mentre è più facile arrivare alla stessa soglia di approfondimento integrando e intrecciando le astrazioni filosofiche con la storia reale dell’uomo.

Tutto il web è ‘social’ e questi aspetti devono essere inseriti e presi in considerazione anche da chi si occupa di ‘cultura alta’. Anche le accademie e le università devono cambiare il loro modo di rapportarsi con i loro potenziali iscritti o con i loro studenti per aumentare la soglia del loro interesse.

E’ chiaro, quindi, che i moderni cantastorie devono avere una doppia preparazione: da una parte sapere che cosa vogliono trasmettere e dall’altra sapere in che modo raccontare la storia sul web alle generazioni digitali.

Digital Story Telling: come raccontare sul web

Le persone hanno tre canali di comunicazione con cui ricevono messaggi dal mondo esterno: il canale visivo, auditivo e cenestesico. Questo può essere semplificando in: immagini, parole (scritte o parlate) e sensazioni fisiche.

In generale ognuno di noi predilige un canale di comunicazione a seconda della struttura del suo cervello e della combinazione delle sue intelligenze. Come studiato da Gardaner, l’intelligenza non è misurabile in modo assoluto ma ognuno di noi ha una combinazione di almeno 9 tipi di intelligenza con la quale interpreta le informazioni del mondo e si esprime.

Quello che è successo alle generazioni digitali è che, prescindendo dal tipo di combinazione di intelligenza, si preferisce sempre di più il canale visivo. Questo significa che soprattutto in un primo momento le immagini giocano un ruolo fondamentale nel suscitare le emozioni che decidono l’approfondimento di questa o quella informazione.

In conclusione, raccontare una storia sul web non è come raccontare una storia su un palcoscenico, su una cattedra o su un giornale. La struttura mentale delle generazioni digitali e di tutti quelli che trascorrono molto tempo al computer si è modificata nel tempo e richiede la capacità di catturare l’interesse delle persone in pochi secondi.

Pochi secondi che fanno la differenza fra il successo o l’oblio. Pochi secondi in cui bisogna saper sintetizzare sapere ed emozioni profonde.

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Identità, promozione e accoglienza. Il Touristic Development Coaching

“Vuoi dirmi, per piacere, da che parte devo andare adesso?” Chiese Alice.
“Dipende molto dal luogo dove vuoi andare”, rispose lo Stregatto.

Questo frammento, tratto dal bellissimo libro di Lewis Carrol, “Alice nel paese delle meraviglie”, ci suggerisce il punto di partenza per ogni nostro obiettivo da raggiungere: se non sappiamo dove vogliamo e desideriamo andare non sapremo mai trovare la strada per arrivarci.

E, prima ancora, ci costringe a pensare chi siamo, a definirlo, perché se non abbiamo la percezione di noi stessi, dei nostri bisogni e desideri, molto probabilmente non avremo neanche quella spinta propulsiva che ci mette in movimento per soddisfarli.

Bisogni e desideri, il primo possiamo dire che proviene dalla scarsità e il secondo dall’abbondanza, il primo è il riempimento di una mancanza, il secondo è l’aggiunta a qualcosa che già esiste. Ma entrambi sono il carburante della nostra motivazione. Se non avessimo un bisogno o un desiderio non ci metteremmo mai in cammino verso una meta, che molto spesso è proprio suggerita dal loro soddisfacimento.

Una loro attenta valutazione è quindi il primo passo che consente di definire una cornice di senso alle nostre azioni.

Questa considerazione vale tanto per i singoli individui quanto per una comunità di persone in un determinato territorio che intende promuovere e far conoscere ambiente, ricchezze culturali e antropologiche al fine dell’accoglienza di nuove persone che ne devono rimanere attratte. Insomma costruire la difficile arte del magnetismo territoriale.

Chi siamo, quali sono i nostri bisogni e desideri, quali i punti di forza e quali invece le aree di miglioramento, quale è l’obiettivo che intendiamo centrare con precisione e quale la strada da percorrere, chi o cosa può rivelarsi un sabotatore più o meno esplicito, sono solo alcune delle domande che potrebbero essere poste da un team di professionisti esperti di touristic development coaching che accompagnano la comunità, attraverso i propri rappresentanti, in questo delicato processo di seduzione territoriale.

www.massimilianomassimi.com

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Article about new form of networking
Dal distretto a nuove forme di network per piccole imprese

Per competere a livello internazionale con i grandi colossi, le piccole imprese hanno solo una soluzione: cooperare e studiare forme di network per piccole imprese.
La cooperazione è stata sempre vincente, anche se le forme di aggregazione si sono evolute in funzione dei tempi e dei mercati e oggi sono più vicine alla rete e al network. Distretti, associazioni di categoria e club di imprenditori di settore avevano tutti lo scopo di proteggere e favorire soprattutto le PMI permettendo una messa in comune di interessi e una sana competizione per conquistare il mercato.
Per anni il successo delle PMI italiane, in particolare di quelle del nord est, è dipeso proprio dai ‘distretti industriali’, ossia aree geograficamente definite in cui vi era una alta concentrazione di piccole imprese nate generalmente intorno ad un prodotto. All’interno di queste aree si stimolavano in modo naturale forme di cooperazione/competizione in cui, intorno alle imprese manifatturiere, nascevano fornitori settorialmente specializzati.
Questi fornitori che offrivano servizi di alto valore erano il vero ‘cuore’ del sistema: costituivano il vantaggio competitivo del distretto. Potremo dire che svolgevano il ruolo che nelle reti neurali è chiamato di “contaminatore”, ossia di hub in grado di favorire il trasferimento tecnologico e la crescita della rete.
La maggior parte di questi distretti, infatti, era nata attorno a lavorazioni artigianali dove il vero valore aggiunto era dato dalla conoscenza dei processi di lavorazione e del ‘saper fare’ più che dalla ricerca scientifica e dai brevetti. Si tratta di una conoscenza non codificabile che nasce dal contatto diretto con le linee produttive e che viene favorita da agenti che conoscono molti differenti processi produttivi. Una azienda di servizi, che supporta e interagisce con più di una impresa, è in grado di stimolare quelle piccole innovazioni di processo che rendono più efficiente il sistema e che qualificano il prodotto finale rendendolo unico.
La natura geografica del distretto permetteva poi una totale aggregazione verticale delle lavorazioni e la possibilità di creare altri servizi comuni come: sistemi di vendita di gruppo, come fiere e mostre di settore, consulenti amministrativi e finanziari specializzati in quel settore e una immagine comune che diventava un naturale attrattore internazionale. Una sorta di 'brand territoriale' capace di suscitare fiducia e di emozionare il compratore finale.
Tutto questo sistema ha funzionato benissimo fin quando la domanda del mercato interno è stata molto forte e ha permesso la sopravvivenza di imprese con produzioni molto diverse fra loro, da quelle economiche che competevano solo sul prezzo a quelle di qualità. Con l’arrivo sulla scena di prodotti a basso costo provenienti da altri paesi, le imprese che competevano solo sul prezzo sono entrate in crisi e il sistema aggregativo del distretto ha perso la sua forza data dall’alto numero di imprese presenti su una stessa area.
Alcuni distretti si sono disaggregati e sono rimaste solo le imprese che si sono posizionate su prodotti di alta gamma e hanno imparato a conoscere i loro esigenti acquirenti, che spesso provengono da paesi lontani. Ad esempio nel settore orafo di Vicenza, famosa per la sua fiera dell'oro che richiama acquirenti da tutto il mondo, il numero di imprese è passato dalle oltre 1500 a poche centinaia e la fiera ha ridotto le sue esibizioni e cerca di avere angoli in alte parti del mondo. Con la mancanza di prossimità geografica, è diventato quindi sempre più vitale la necessità di aumentare la qualità del prodotto e la competitività dell’impresa raggiungendo nuovi mercati, aggiungendo servizi ai clienti finali ed emozionandoli con storie legate alla cultura del luogo e dell'impresa stessa.

Ma come si raggiungono questi nuovi clienti sempre più accerchiati da produttori di ogni parte del mondo? Cosa fare quando non si hanno più fornitori e consulenti vicino alla propria impresa? Si può solo ricorre al sistema delle associazioni, delle reti di impresa e del networking.


Il sistema sindacale delle imprese è però anch’esso entrato in crisi non riuscendosi ad adattare ai rapidi cambiamenti e alla necessità di nuove professionalità legate alla interazione con i nuovi mercati internazionali e con i clienti finali. Un mercato esterno si raggiunge con poche missioni mirate se si è lavorato bene costruendosi una ‘web reputation’ con una mirata strategia volta ad accrescere il valore percepito della impresa e del prodotto. E se nel network si riesce a ricreare lo spirito di una 'filiera verticale' (come nel distretto geografico), questo aumenta l'appeal della storia culturale del prodotto finale.
Servono quindi persone con una preparazione interculturale capaci di costruire o rafforzare un brand, trovando gli elementi nella storia dell’impresa o del territorio che possano aumentare il valore percepito del prodotto. Persone che lavorino nell'intersezione fra conoscenze tecniche e umanistiche, dove il racconto del prodotto si confonde e si esalta con la sua storia, quella dell'imprenditore e quella del territorio. Persone che però siano anche in grado di gestire relazioni internazionali con clienti esigenti che chiedono servizi personalizzati. Tutto questo è facilitato se si conoscono i ‘trucchetti’ del web e si sappia fare promozione muovendosi fra i social networks.
E' un processo semplice nei momenti in cui l’economia tira e si ha il tempo e la testa per pensare ad una strategia complessiva e alla gestione di tutte le diverse professionalità che devono essere coinvolte. Ma in momenti di mancanza di liquidità o di depressione dei mercati, questa complessità può spaventare e portare alla inazione. Il problema principale non è nella mancanza di qualità o di conoscenze tecniche, ma nella depressione psicologica in cui possono cadere imprenditori che hanno un momento di sofferenza o che vedono i loro amici/concorrenti crollare intorno a lui.
Bisogna allora pensare a nuove strategie di networking in cui la prima operazione di chi organizza il network è quello di 'lavorare sulla persona' ancora prima che sull'imprenditore. Aiutarlo a riscoprire il senso del suo lavoro e ad aumentare il suo spirito collaborativo. In particolare in Italia sappiamo benissimo che uno dei limite alla crescita delle piccole imprese è proprio la nostra innata difficoltà a lavorare in gruppo e la tentazione di essere sempre dei solisti. Se quindi si opera sugli aspetti emozionali dell'imprenditore si ottengono due vantaggi: la sua capacità a fare rete con altri imprenditori come lui e un aumento della capacità di delegare all'interno della propria impresa.
In questi network, le imprese si incontrano con il preciso scopo di ‘fare business’, traendo vantaggi da una cooperazione che non è più solo geografica ma di ‘filiera verticale’. La gestione degli incontri è fatta in modo professionale e l’attenzione è catalizzata attorno ad una vision e declinata secondo un piano in cui le identità dei singoli non si perdono ma seguono una idea aggregativa o progettuale comune.
Questa visione deve poi essere sapientemente promossa a livello di comunicazione sul web in modo da mantenerla viva e presente nella vita delle persone che compongono le imprese. Sui social e sul web si deve mantenere accesa la connessione fra gli individui che, però, hanno bisogno di momenti di aggregazione reali.
Le recenti leggi sulle reti di impresa cercano proprio di colmare questo spazio offrendo forme cooperative con vantaggi fiscali ed amministrativi e già sono attive associazioni di reti di impresa che mettono in comune le attività e si scambiano le esperienze. Queste associazioni usano soprattutto portali di business come Linkedin e si riuniscono ogni volta in luoghi differenti.
Ma questo modello non può essere generalizzato e ci sono altri network molto interessanti che sono nati (e continuano a nascere) attorno a particolari temi imprenditoriali sfruttando piattaforme di incontro virtuali (http://richmonditalia.it/) che poi si materializzano in incontri in luoghi suggestivi (http://energitismo.com/energy-business-forum-energia-bella/?lang=it). La limitazione di questo modello è che le piccole imprese non hanno vera dimestichezza con le piattaforme virtuali e questi incontri sono naturalmente destinati ad imprese di dimensioni medio-grandi.
Per le PMI sono nate altre forme associative che hanno affinità con modelli del passato di tipo americano (Rotary, Lions, ecc..) ma con un forte accenno alla idea di ‘etica d’impresa’ e di ‘business insieme’ e ruotano attorno alla figura degli imprenditori stessi. In questo caso si sfuttano le potenzialità dei social per essere in contatto ma si preferiscono forme di aggregazione reali. Le innovazioni aggregative sono soprattutto nel modo di gestire gli incontri e nel taglio dichiaratamente pragmatico di alcuni eventi.
Ci sono quindi piattaforme gestite in cui le imprese si iscrivono per programmare incontri con possibili partner per un matching immediato, ma ci sono anche forme associative in cui un sapiente edu-tainment favorisce la contaminazione e la interazione di filiera, come il caso di Ad Hoc in Veneto (http://www.adhocconsilia.it) che comunque mantengono un carattere fortemente territoriale.
Per quanto riguarda la web reputation e lo story telling la situazione è un po' più complessa perché richiede alcuni investimenti e una strategia comune. Per capire cosa vuol dire 'lavorare sul web' in appoggio ad attività reali, un imprenditore deve aver già raggiunto un livello di maturità personale che lo porti a lavorare in squadra e a capire i vantaggi di operazioni culturali. Il passaggio dall''io' al 'noi' e al 'noi territorio' o 'noi filiera verticale' è soprattutto mentale e non può essere semplicemente delegato ad esperti: l'imprenditore lo deve aver assorbito e fatto suo.
Una strategia per accelerare questo processo è la costruzione di nuovi brand ‘cappello’ sotto il quale le identità dei singoli si rafforzano, e in questi anni sono nati migliaia di piccoli brand di 'Made in local' come Roma, Firenze, Vicenza, Milano, ecc…. Il rischio è di una confusione per tutti i clienti stranieri non europei in cui la conoscenza del territorio italiano è limitata alle grandi città: un brand fortemente geografico può funzionare per aree a forte vocazione turistica e in presenza di compratori-turisti che sono stati emozionati durante il loro soggiorno, ma non risolve il problema di tutti gli altri.
Per ovviare a problemi di localizzazione geografica possiamo menzionare portali come quello di Energitismo dove il focus sono le storie degli imprenditori e degli artigiani messi in connessione con i territori in cui si trovano. Questi portali rappresentano una 'parte terza' che garantisce la qualità e operano come dei grandi 'blog' in cui esperti selezionano le storie e le raccontano in modo 'fresco' ma sono aperti ad imprenditori di tutti i territori. Storie scritte in doppia lingua che spesso sono le uniche notizie disponibili per gli stranieri, che siano turisti di aree minori o compratori business. Storie che sono un mezzo fondamentale per aumentare il valore percepito dell’imprenditore nel momento in cui questo vuole interagire con il mondo esterno. La loro ottimizzazione SEO, poi, le rende subito fruibili al navigatore di internet.
L'effetto di queste storie è anche quello di restituire valore agli imprenditori in un momento in cui proprio a loro viene chiesto di non abbandonare le proprie imprese, di non lasciare il paese e di continuare a produrre in Italia. Gratificarli in eventi studiati durante gli incontri del network, e sul web con un uso sapiente dei social, è una delle migliori strategie per rafforzare il sistema delle PMI e di farne nascere ancora di nuove.
In ogni caso, che si tratti di associazioni reali o aggregazioni sul web, l’importante è che le storie siano raccontate con passione e con semplicità per rendere lo spessore di quello che si racconta ma per deliziare il lettore con un piacevole momento di informazione. E che siano storie reali controllate da terzi, il web non perdona chi mente o fa il 'furbetto'.

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Rigenerare i sogni: il Manifesto per i Beni Comuni Europei

Era il 2011 ed io trascorrevo molto tempo a casa per una battaglia personale contro un tumore al seno che mi stava iniziando a cambiare la vita.

Avevamo da poco fondato un “gruppo di strategia” e facevamo continuamente scenari su come sarebbe cambiato il mondo. Con Gavin Tulloch e Alessandro Politi passavamo ore a capire quale strada avrebbe intrapreso la crisi e quale doveva essere il nostro ruolo per costruire un mondo migliore.

Un giorno, sentendo una notizia sulla Grecia alla televisione mentre lavavo i piatti, improvvisamente tutto diventa chiaro e con Gavin e Alessandro iniziamo a scrivere un Manifesto per i Beni Comuni Europei - European Common Goods. Non sapevamo bene dove saremmo arrivati ma ci siamo incamminati con il nostro sogno in tasca.

Subito si uniscono Francesco Alemanni e Angelo Bonelli. Dario Tamburrano lo fa tradurre in molte altre lingue e Angelo Consoli lo porta subito al Parlamento Europeo.

Arrivano Report e il Corriere della Sera e l’articolo con la mia intervista sulla Grecia arriva a 40.000 lettori sul web. Subito conquistiamo le prime pagine di molti giornali e vengono ad intervistarci da tutto il mondo: dall’Europa fino all’America Latina. Il Manifesto viene sottoscritto immediatamente da migliaia di persone: da rettori delle università a DJ, da casalinghe a professionisti. Un successo planetario.

Arriviamo a Bruxelles dove il Manifesto è sottoscritto da Jo Leinen e Gianni Pittella, attuale vice presidente del parlamento Europeo, che organizza una presentazione al Parlamento del Manifesto.

Poi tutto si ferma (forse avevamo suscitato un clamore in un momento in cui ancora non si poteva parlare di riscatto delle persone ma di salvataggi di banche) e ci siamo trovati a prendere una decisione di vita.

Abbiamo deciso che ci dovevamo occupare delle piccole imprese e delle persone e aiutarle a raccontare la loro storia e a mostrare le loro creazioni nel portale Energitismo. Di dare voce a quelli soffocati dalla crisi ma che sono Specialpeople. Eppoi di raccontare di Specialplaces facendo in modo che sempre di più le persone tornino ad amare la loro terra, dove vivono, a considerare il luogo dove vivono come il loro bene comune e a prendersi cura del loro paese.

Intanto in questa giornata di nostalgia ho ripreso il Manifesto da cui siamo partiti e lo ripubblico.

La crisi che colpisce l'economia mondiale e di conseguenza l'euro in questi mesi richiede una risposta radicalmente diversa da quelle attualmente programmate e realizzate. Il modo in cui l'Europa, i suoi governi e gli elettori si occuperanno della crisi greca creerà un precedente importante per la prossima crisi ed i connessi rischi di default nazionali.

Le decisioni probabili del governo greco, praticamente lasciato solo, come altri governi in simili crisi di debito, si basano sulla massiccia vendita di beni pubblici a compratori non meglio identificati in modo da raccogliere il denaro necessario per garantire prestiti ulteriori.

Questa decisione è sbagliata non solo sul piano politico, ma anche in termini pratici. Politicamente abbiamo avuto ampie dimostrazioni nel quarto di secolo passato che la deregulation e le privatizzazioni non sono sinonimo di efficienza, investimenti, modernizzazione e competitività.

Al contrario, c'è un lungo elenco in Europa e nel mondo, di clamorosi fallimenti e di distruzione di valore da parte di quelle stesse forze di mercato che erano invece state celebrate come portatrici di soluzioni durature a tutti i problemi dell'economia nazionale e internazionale.

L'ultima crisi economica e finanziaria del mercato globale ha dimostrato oltre ogni dubbio che i mercati da soli non sono in grado di governarsi, che non esiste la mano invisibile che bilancia i diversi interessi e che il denaro pubblico ha salvato gli stessi oligopoli che in teoria non avrebbero dovuto esistere in un ambiente competitivo sano, favorito da un mercato liberalizzato. Ma come non ci sono pranzi gratis, così non esiste un mercato deregolato che pensi al bene comune.

Noi crediamo fortemente, ispirati da una visione politica ed etica nonché dall’esperienza pratica, che le politiche pubbliche non possono solo limitarsi a regolamentare il neolaissez-faire, a sostenere interessi privati in nome di una presunta competitività nazionale o limitarsi a ridistribuire un reddito in diminuzione.

Le politiche pubbliche devono tutelare gli interessi pubblici , sotto controllo democratico, il che significa che hanno il compito di promuovere beni pubblici e investimenti a lungo termine, sostenuti da una gestione efficiente e da una tassazione sensata che tenda al bene della società.

Invece di lasciare che le proprietà pubbliche della Grecia siano svendute a prezzi ridicoli a grandi potenze, che hanno un forte interesse a controllare i mercati per rinforzare la loro competitività (fatalmente a discapito dei nostri interessi), o ad investitori privati che sono totalmente irresponsabili verso la società, gli elettori e gl’interessi nazionali, proponiamo di utilizzare in modo più efficace il denaro pubblico che abbiamo già impegnato nei prestiti della UE e del Fondo Monetario Internazionale, oltre che nelle misure di sostegno della BCE.

I beni pubblici greci, come quelli di altri paesi a rischio, dovrebbero essere venduti ad un raggruppamento economico europeo, pubblico o partecipato da quota di maggioranza pubblica, in modo da ottenere il denaro necessario direttamente da governi e istituzioni internazionali.

Questo permette di proteggere due interessi vitali a livello europeo e nazionale:

• I beni saranno rimborsabili da parte del paese interessato nei tempi necessari ed a condizioni ragionevoli o produrranno profitti proporzionali ai governi, ma la loro gestione avverrà tenendo conto delle esigenze economiche e sociali. Se esistono i fondi sovrani, non si vede perché imprese pubbliche, adeguatamente gestite e vigilate, siano inconcepibili.

• I beni rimarrebbero patrimonio economico e industriale europeo, invece di essere dispersi nel mondo, soggetti ad futuro molto incerto. L'Europa ha creato una formidabile entità integrata, soprattutto a livello economico: sarebbe un suicidio se, nei momenti di massima emergenza, l'Europa si rifiutasse di attuare una politica industriale di semplice buon senso.

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Experiencial tourist
Le nuove frontiere del turismo esperenziale

Cosa è il turismo esperenziale? I turisti di oggi sono gli stessi di 10 o 20 anni fa? Come fanno le strutture turistiche a seguire le evoluzioni del comportamento dei turisti?

Oggi siamo tutti ‘digitali’ e cresce l’età media degli utenti Fb a comprova di una sempre maggiore connessione di tutte le fasce generazionali. La rivoluzione digitale ha cambiato molti nostri comportamenti quotidiani, i social network hanno perfino cambiato il modo in cui ci relazioniamo con gli altri. Tutto è accelerato e veloce, spostamenti, comunicazione, lavoro, al punto che per molti si è persa l’esperienza del contatto con la realtà.

Sono ormai nati nuovi modelli di business che partono dal digitale per arrivare alla dimensione reale, al contatto diretto e all’esperienza umana. Imprese nate prima sul web eppoi con sedi reali in varie parti del mondo. Era prevedibile: ogni eccesso porta alla nascita del proprio opposto, come insegna la filosofia orientale di Yin e Yang.

Così, in contrapposizione alla vita veloce nasce e ha successo tutto quello che è Slow - lento, partendo dal cibo con Slow Food fino ad arrivare ad ogni aspetto della vita e anche al turismo. La lentezza è la capacità di sentire lo scorrere della nostra vita attraverso le nostre emozioni. Regalarsi o dedicarsi del tempo è forse la cosa più preziosa che si possa fare, soprattutto quando si è turisti.

Il turismo quindi viaggia su due binari: quello delle grandi organizzazioni (basato soprattutto sul prezzo del viaggio) e quello indipendente di chi trascorre del tempo da solo ad organizzarsi i propri spostamenti.

Questo secondo gruppo di persone rappresentano un fenomeno socialmente interessante perché sono mosse da un certo spirito di “avventura”. Non tanto nell’andare incontro all’ignoto, come nel passato quando non si sapeva molto del mondo, quanto dal desiderio di trovare situazioni uniche o riservate a pochi. Situazioni che possano portare ad emozioni da condividere poi fra gli amici e nei social networks.

Questo turista è compresso da due forti esigenze: quella di avere poco tempo e quella di voler riprovare emozioni particolari. Il risultato di questa combinazione sono soggiorni brevi ricercando particolarità di posti famosi (in cui parte delle emozioni sono date dalla fama del luogo) oppure luoghi sconosciuti o poco noti che offrano emozioni particolari.

Ma cosa significa emozioni particolari? Come si comunica con questo turista?

Il turismo esperenziale non è classificabile in modo unitario perché ognuno trova benessere per il proprio spirito e la propria persona in modo diverso. Ci sono fattori comuni come la cura del corpo e la gentilezza con cui si è accolti, ma ognuno ricerca esperienza in campi diversi seguendo i propri interessi e la propria indole. Questo turismo è la somma di tanti individui e non un gruppo omogeneo.

La magia attrattiva di un posto è data da 3 fattori: luogo, persone e creazioni. Natura, storia, cibo, arte e artigianato giocano tutte un ruolo importante e quando un luogo ha tutte queste caratteristiche, allora diventa speciale e può attrarre visitatori. Visitatori che saranno poi i primi a raccontare le loro esperienze sui social e a fare promozione per il luogo stesso.

Camminamenti a piedi, percorsi per biciclette o ippovie, mostre d’arte, mercati artigianali, parchi naturali, cibo locale, monumenti, botteghe artistiche e laboratori artigianali e speciali sistemazioni in luoghi caratteristici. Il nuovo turista cerca emozioni nelle particolarità del territorio in cui arriva e nelle persone che trova, un’essenza data da una miscela di storia, accoglienza e persone che rappresentano l’unicità del luogo.

Per trovare questi turisti il segreto è raccontare storie che possano essere trovate su internet o sui social: fare promozione con lo story telling. Se qualcuno sta cercando un posto magico dove andare, allora quel posto deve farsi trovare con tutte le sue particolarità. Non c’è limite alla L’importante è che le storie siano vere (per non avere un effetto boomerang sui social network) e che siano ben scritte. Una storia deve saper trasmettere emozioni che poi spingono il lettore a voler andare a vedere quel posto e ad incontrare quelle persone.

Ad esempio per sottolineare quanto lo story telling siano importante, citiamo il caso di un articolo su artigiani in mostra a Zagarolo. Una televisione franco-tedesca lo ha letto ed è venuta a fare delle tre giorni di riprese sui luoghi intervistando gli artigiani. Un altro esempio è un articolo su un artista di Segni che ogni mese riceve decine di persone nel suo studio sperso nelle stradine del centro storico.

Il turista esperenziale cerca siti, come quello di Energitismo Specialpeople Specialplaces, che raccontano storie uniche su persone e luoghi che magari non sono noti e che aprono la porta a nuove esperienze. Una strada dove si incontrano artigiani, artisti e ci si può emozionare con la bellezza delle loro creazioni. Dove si scoprono luoghi speciali.

Esperienza virtuale, prima, che poi si trasforma in esperienza reale: questo è il turismo esperenziale.

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Come vendere durante le crisi economiche: il comportamento dei clienti

Come vendere durante le crisi economiche i nostri prodotti? Come possono gli artigiani e le PMI competere con produttori con bassi costi? Come facciamo a trovare i giusti clienti per i nostri prodotti?
Queste sono le domande che ogni piccola azienda artigiana si pone in questo momento. La corretta risposta a questa domanda porta alla capacità di avere successo nel mondo degli affari.
In primo luogo non dobbiamo avere alcun dubbio sulla qualità dei nostri prodotti - che è un prerequisito essenziale. Con questa certezza possiamo concentrarci su come i mercati e i luoghi di commercio sono cambiati, come questo ha fatto cambiare le abitudini dei consumatori e dei clienti e qual è lo scenario del prossimo mercato dove possiamo competere e avere successo.

L'evoluzione del commercio


Il ciclo del commercio ha visto rapidi cambiamenti negli ultimi 50 anni in relazione a come si è sviluppata la vita urbana nei nostri centri.
In primo luogo, i piccoli negozi a conduzione familiare sono praticamente scomparsi, come un modello di business sostenibile, a favore dei centri commerciali. Successivamente, abbiamo visto il declino di centri commerciali in favore del commercio elettronico. Eppure il commercio elettronico, proprio come un centro commerciale ma in misura minore, non funziona per la vendita di prodotti e oggetti di lusso senza riconosciuti marchi internazionali. Qui, dobbiamo distinguere tra i grandi marchi, come ad esempio Hermes, e la piccola e media produzione artigianale che dipende dai clienti di gallerie e corners in negozi specializzati.
Rivediamo la storia del commercio con l'obiettivo di comprendere il nostro e altrui comportamento in modo che saremo sulla strada giusta per trovare la soluzione. Per secoli la vita nelle città si è svolta nel centro urbano. In ogni paese e città, la piazza e le strade che si diramano da questa sono state il centro di tutto un commercio con una vasta gamma di negozi specializzati al servizio di ogni esigenza di quella comunità. Le grandi città erano solo po' diverse con più piazze.
Nell'antica Roma, nei pressi del Foro c'erano i Mercati Traianei, un luogo parzialmente coperto con centinaia di negozi, che possiamo considerare come il primo centro commerciale. La vita sociale si svolgeva nel Foro e l'acquisto di beni avveniva accanto. I due posti erano collegati fisicamente.
Non è cambiato nulla fino all'arrivo delle auto (capacità di muoversi), e poi i due posti si sono potuti scollegare fisicamente e i centri commerciali hanno iniziato ad avere una vita propria. Questo ha cambiato profondamente lo stile di vita di molte città. La funzione dei piccoli negozi è anche il controllo del territorio, mantenere la luce lungo le strade e tenere viva la connessione tra le persone. Soprattutto nelle regioni calde, la vita comunitaria era ed è principalmente sulle strade e piazze. Possiamo affermare che i piccoli negozi sono una sorta di "beni comuni" per mantenere relazioni sociali nelle città.
I centri commerciali sono totalmente scollegati dalla città o dalla vita del paese, si basano sui numeri e non sui valori umani. Le merci devono essere a buon mercato e ci sono alti costi di manutenzione dei negozi. Generalmente il volume delle merci è alto e provengono da paesi a basso costo del lavoro e c'è poco sforzo o di interesse da parte del negozio nel selezionare i prodotti da centinaia di piccoli artigiani e PMI - anche in cooperative. I negozianti di solito non sono nei negozi, e spesso non sono nello stesso paese.
Ma dobbiamo tener conto che "l'acquisto" è sempre un'esperienza, nei centri commerciali l'emozione di selezionare merci mentre si parla con i proprietari dei negozi e di conoscere le storie dei produttori sono stati sostituiti con l'emozione dei grandi marchi e la capacità di esperti di pubblicità di 'confondere’ i clienti, come ad esempio con l'intrattenimento organizzato dai gestori e PR dei centri commerciali.
In questa situazione, molti piccoli negozi nei centri commerciali sono diventati solo filiali di grandi marchi e i venditori esperti sono stati sostituiti da giovani che sono stati addestrati anche solo per una settimana.
Nel frattempo i centri cittadini sono stati privati della vita comunitaria e sono cambiati in due direzioni: un luogo di bar e pub per i residenti o ‘negozi per turisti' nelle città turistiche.

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Commercio elettronico


La concorrenza sul prezzo è stata facilmente spostata sul web. Due vantaggi del web sono: una varietà molto più ampia di prodotti e la presenza dei blogger, ossia di terzi in grado di consigliare. Mentre i giovani venditori non-addestrati nei negozi del centro commerciale non possono dare molte informazioni, il web è il 'paradiso' per le persone che vogliono saperne di più sui prodotti.
Prodotti elettronici, beni e servizi a basso costo sono acquistati principalmente su internet. Piattaforme e applicazioni quali Edreams.com, Booking.com, Amazon.com fanno ormai parte della vita quotidiana. Molte agenzie di viaggio hanno chiuso, ma è interessante capire che altre hanno aperto. Nuove forme di viaggi personalizzati: organizzatori di ‘viaggi avventura’, assistenti di viaggio personali, ogni idea di nicchia è benvenuta per soddisfare migliaia di viaggiatori 'insoliti'.
Ciascuna delle piattaforme ben note spendono normalmente una montagna di soldi in pubblicità per essere le prime in ogni ricerca di ogni essere umano su internet (in realtà 3 miliardi di persone sono connesse al web). Queste piattaforme sono attente a gestire perfettamente il loro SEO - Search Engine Optimization, il modo di voi ed i vostri prodotti si posizionano sul web. Il SEO rappresenta oggi quello che un agente di vendita era nel passato.

Centri commerciali vs commercio elettronico


Il declino dei centro commerciali è un dato di fatto. E' iniziato in USA con la prima crisi finanziaria nel 2006 per diversi motivi - tutti con un aspetto comune: pochi soldi per la spesa. Normalmente i centri commerciali sono fuori delle città, in periferia o campagna. Quando il costo del carburante si impennò, i lavoratori non guadagnavano abbastanza per pagare per il loro viaggio e i consumatori iniziarono a trovare prodotti sul web con consegna a domicilio. Molti centri commerciali divennero presto ‘città fantasma’ e YouTube mostra molti centri commerciali abbandonati. Ci sono già i primi film e documentari su questo tema. Questo sta ora accadendo sempre più in molte parti d'Europa.
L'avidità e la pigrizia sono state le vere cause di questa situazione. L'avidità di fare denaro facile con manodopera a basso costo lontano dalle nostre case, l'avidità di guadagni immediati con la costruzione di enormi centri commerciali creati con indebitamento bancario, l'avidità dei manager dei centri commerciali a sovraccaricare gli affitti, l'avidità di giovani manager senza esperienza nel marketing o nella vendita. I venditori sono diventati pigri: non studiano più e non comprendono la storia e la qualità dei prodotti e non danno emozioni vere –solo quelle della pubblicità da grandi marchi. Non creano altri servizi alla persona per sostenere i prodotti.
Una volta sono rimasta sorpresa dalla risposta di un giovane impiegata in un centro commerciale specializzato nello sport. Le ho chiesto informazioni su un prodotto e lei mi ha risposto che non era esperto di quella fila di merci, ma solo di quella in cui si trovava. Wow! In un piccolo negozio una risposta del genere avrebbe ucciso il business. Da allora, come cliente in quel centro commerciale compro solo per il prezzo e non per la qualità.
L'avidità è insostenibile per una comunità. La sostenibilità ambientale, economica e sociale sono le uniche chiavi di successo per adattarsi, sopravvivere e crescere durante tempi che cambiano come quelli delle crisi. Qui, non ci riferiamo alla teoria della de-crescita, ma più a mutare abitudini e stile di vita verso la sostenibilità, stili di vita modificati che comportano la creazione di felicità.
La previsione è che molti altri centri commerciali si ridurranno, per i negozi diventerà antieconomico mantenere le spese generali e di conseguenza chiuderanno le loro attività. E il declino sarà rapido. Se un negozio chiude in un centro città, la "percezione della vita" in città può essere sostituita dalle luci delle strade e dalla gente che passeggia sui marciapiedi, ma quando chiude un negozio in un centro commerciale e le luci si spengono, il sentimento di desolazione arriva molto presto.

E' come la storia della finestra rotta in una casa, un post che riappare spesso su Facebook. Un magnifico palazzo, anche quando è chiuso, può ancora essere percepito come vivo. Ma una volta che una finestra è rotta, allora questo appare subito come in declino. La differenza è solo nella piccola somma di soldi necessari per riparare la finestra, ma l'effetto emotivo è totalmente opposto.
Che cosa possiamo imparare per il web marketing dall'analogia con i centri commerciali? È lo stesso per il web. Se il vostro sito non è frizzante e continuamente aggiornato, allora è meglio spegnerlo e passare a un centro città che vive, un luogo con altre persone basato sulle emozioni e sulla creazione di buone relazioni con i clienti oppure avere un angolo in un negozio.

Che dire di prodotti artigianali di qualità?


C'è la possibilità che se qualcuno sta creando raffinati prodotti artigianali non sia ancora un grande marchio ed allora è necessario capire dove indirizzare il suo sforzo di vendita. Sappiamo che i prodotti sono eccellenti e gli acquirenti sono mossi dalle emozioni, ma dove sono i compratori giusti per i suoi prodotti?
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