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Il 2019 è stato dichiarato l’Anno del Turismo Lento dal Ministero della Cultura, un anno dedicato agli itinerari “slow” e sostenibili come i cammini, i percorsi per biciclette e i viaggi a cavallo.

All’opposto della vita veloce di oggi, è nato e ha successo tutto quello che è Slow – lento, partendo dal cibo con Slow Food fino ad arrivare ad ogni aspetto della vita e anche al turismo. La lentezza è la capacità di sentire lo scorrere della nostra vita attraverso le nostre emozioni. Regalarsi o dedicarsi del tempo è forse la cosa più preziosa che si possa fare, soprattutto quando si è turisti.

Da qualche anno il turismo viaggia su due binari: quello delle grandi organizzazioni e quello indipendente di chi trascorre del tempo da solo ad organizzare i propri spostamenti. In questo secondo gruppo si trovano persone mosse dal desiderio di trovare situazioni uniche o riservate a pochi. Situazioni che possano portare ad emozioni da condividere poi fra gli amici e nei social network.

[caption id="attachment_72999" align="center-block" width="640"] Foto di Benedicta Mary Lee[/caption]

Cammini, trekking, percorsi per biciclette, mostre d’arte, mercati artigianali, parchi naturali, cibo locale, monumenti, botteghe artistiche e laboratori artigianali fino a speciali sistemazioni in luoghi caratteristici. Il nuovo turista cerca emozioni nelle particolarità del territorio in cui arriva e nelle persone che trova, un’essenza data da una miscela di storia, accoglienza e persone che rappresentano l’unicità del luogo. Una strada dove si incontrano artigiani, artisti e ci si può emozionare con la bellezza delle loro creazioni. Dove si scoprono luoghi speciali.

L’anno del turismo lento interessa anche i treni storici ad alta panoramicità e noi di Discoverplaces stiamo stringendo un accordo con l'associazione A passi Ferrati e il museo del treno Roccasecca-Avezzano che si propone proprio di recuperare la ferrovia della Valle del Liri.

I dati del Ministero del Turismo sull’andamento delle presenze turistiche in Italia nel 2017 e nel 2018 parlano chiaro e confermano la tendenza di una lieve flessione delle presenze nelle grandi città e un aumento della permanenza in piccoli borghi, agriturismi e altre soluzioni recettive non tradizionali come l’albergo diffuso.

Non è un caso, quindi, che l’articolo 6 della legge nazionale sui piccoli Comuni e sui borghi inquadra il turismo lento come motore di sviluppo dei territori. Ma i territori devono essere pronti a non perdere questa occasione perché una volta passata non torna.

Questo turista ‘lento’ è attratto dal voler provare emozioni particolari ricercando luoghi sconosciuti o poco noti. Abbiamo così tante bellezze che potremmo vivere di solo turismo. Ma siamo veramente pronti ad incantarlo e a farci trovare?

Come si creano le emozioni che cerca un turista?

Facciamo un esempio semplice per capire come trasmettere emozioni ad un turista e prendiamo il caso di offrire una bruschetta con olio ad uno dei nostri visitatori.

Quale differenza c’è nel dire: "Le offro questa bruschetta fatta con olio locale" oppure: "Le offro questa bruschetta fatta con pane cotto nel forno a legna dal fornaio in piazza, realizzato con farine naturali e olio extravergine d'oliva proveniente da Canino, spremuto a freddo per far sentire i profumi e mantenere tutte le sostanze nutritive".

Quale bruschetta vorreste assaggiare? Quale postereste nei social?

Credo che la risposta sia la seconda e il racconto stimola la curiosità ma la voglio anche mostrare agli amici che si è vissuta una esperienza unica e irripetibile a meno di non andare nello stesso posto, scegliere lo stesso fornaio e lo stesso olio.

Per attivare questo meccanismo virtuoso la differenza è tutta nella storia. Dobbiamo imparare ad essere ‘incantatori’, ad emozionare anche con le parole. Dobbiamo imparare a raccontare storie o, come si dice in inglese, a fare story telling.

Proprio per aiutare le piccole imprese ad imparare a raccontare storie in italiano e ad essere pronti con materiale anche in inglese, noi di Discoverplaces abbiamo elaborato un programma che fa crescere le piccole imprese e le fa diventare “amiche dei turisti”.

Da anni nel nostro portale raccontiamo storie uniche su persone e luoghi che magari non sono noti e che aprono la porta a nuove esperienze. Siamo diventati un punto di riferimento dei turisti stranieri e con la nostra newsletter del giovedì sugli eventi e le sagre informiamo proprio il turista ‘lento’ in cerca di esperienze ed occasioni nei centri minori.

L’anno del Turismo Lento lo prendiamo come una occasione per crescere insieme e per fare un salto qualitativo con quei territori e con le piccole imprese che pensavano di essere marginali e che oggi possono arrivare ad essere protagoniste.

[caption id="attachment_73015" align="center-block" width="640"] Foto di Benedicta Mary Lee[/caption]

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Il 2019 inizia alla grande con lo sbarco della Cina sulla luna e la nascita di un premio dedicato a chi si è impegnato per anni a creare ‘semi per lo sviluppo dei territori’.

A questo punto vi domanderete cosa è un ‘seme per lo sviluppo’? La risposta è molto semplice: sono quelle manifestazioni, quegli eventi, quelle iniziative capaci di polarizzare l’attenzione delle persone su un territorio e di farle venire per condividere una emozione o una esperienza.

Sono semi su cui si può costruire il futuro lancio turistico non solo di un paese ma di un territorio. Sono semi basati sulla cultura materiale e immateriale di un territorio. Hanno un valore intrinseco molto alto.

Talvolta, anzi spesso, sono imprese ed eventi nati dal desiderio di creare valore per un territorio e porlo sulla ribalta internazionale ma non hanno dato il risultato aspettato. Questo non per mancanza di qualità ma perché non erano (o sono) inseriti in una rete di proposte del territorio e non sono stati promossi in modo adeguato.

Mi spiego meglio: se si vuole andare al Concerto di Capodanno di Vienna non devo aggiungere valore al concerto perché la sua notorietà è massima in ogni parte del mondo. È quasi Vienna che oggi trae vantaggio dal concerto.

Ma se penso al Concerto di Capodanno di San Vito Romano (che è di altissimo livello) allora ho di fronte una scelta strategica: lasciare che continui ad essere un evento giornaliero per i locali o inserire il concerto in una proposta di ‘scoperta del territorio’ di un fine settimana che coinvolge anche altri comuni.

Ecco allora che il ‘Concerto di Capodanno di San Vito Romano’ diventa un seme per lo sviluppo del territorio. Ma gli organizzatori devono compiere un passaggio evolutivo verso l’economia turistica: devono pensare in rete e definire una strategia di comunicazione.

Vista con questa lente, molti dei nostri comuni hanno il loro ‘seme dello sviluppo’ che spesso hanno confuso con tante altre iniziative che fanno durante l’anno e non hanno pensato di comunicarlo in modo strategico e mirato.

Ed il problema di molti di questi ‘semi dello sviluppo’ è stata proprio la mancanza di comunicazione strategica, ossia quella comunicazione mirata a coinvolgere uno specifico gruppo di turisti. Allora ci si sarebbe resi conto che questi semi vanno innaffiati e coccolati con pazienza ma che poi danno frutti che possono sfamare tutti.

Come Discoverplaces ci occupiamo di comunicazione strategica e ci siamo resi conto da anni delle potenzialità dei nostri borghi e delle loro iniziative. Abbiamo aspettato di crescere come portale e di avere più lettori prima di lanciare iniziative di supporto a questi ‘semi dello sviluppo’. Noi siamo come l’acqua che fa crescere le piantine.

Qualcuno semina e qualcuno innaffia, qualcuno pota e qualcuno mette il sostegno ma tutti insieme vogliamo far sì che la piantina arrivi a portare i frutti. E come nella migliore agricoltura biodinamica, sappiamo che ogni piantina vive in simbiosi con le altre e che si fortifica in una operazione sinergica con altri organismi viventi.

Club dei ‘Town Ambassador’

Con questo esempio di sinergia degli organismi nel mondo della agricoltura biodinamica, abbiamo voluto creare un premio rivolto ai ‘semi dello sviluppo’ e a chi li ha piantati.

Sono persone speciali, con una visione del futuro e un grandissimo amore per il loro paese. Sono persone perseveranti che non hanno mollato di fronte alle avversità che inevitabilmente il destino pone davanti ad ognuno di noi. Le hanno superate e le hanno vinte con classe e umiltà.

Siamo convinti che se tutte queste persone si incontrassero in occasioni studiate apposta per favorire lo scambio di esperienze e la nascita di un network, il risultato sarebbe quello di un rapido sviluppo di un intero territorio.

Da qui nasce l’idea del Premio Town Ambassador che è un riconoscimento al valore di quello che si è fatto e anche l’inizio di un percorso di crescita in simbiosi col territorio.

Ci sono momenti di riconoscimento pubblico ma anche momenti di studio e riflessione su come mettere a sistema il valore che si è creato per far nascere una vera economia turistica del territorio.

In fondo, a guardarli bene, tutti questi eventi e queste iniziative sono un vero ‘bene comune’ immateriale da cui tutti possiamo trarre vantaggio. Dobbiamo conoscerli più da vicino, promuoverli in tutti i modi e capire in che modo crescere tutti insieme.

Di seguito un elenco dei vincitori del Town Ambassador che aggiorneremo man mano che verranno assegnati.

I premiati del 2019

"Gruppo La Ciociaria e la Provincia di Frosinone in Foto" con l’Associazione Franco Olivetti

Fra le associazioni viene premiato il gruppo di Fb "Gruppo La Ciociaria e la Provincia di Frosinone in Foto" con l'Associazione Franco Olivetti per la promozione che fa delle bellezze della Ciociaria ma soprattutto per la iniziativa di promozione della cultura della fotografia.
Parte di loro si sono poi riuniti nella Associazione di fotografi Franco Olivetti e hanno avviato corsi di fotografia aperti a chiunque voglia avvicinarsi a questa arte. E noi sappiamo che nel nostro mondo dei social, di Instagram e di Facebook, la fotografia è l’elemento essenziale per colpire ed emozionare le persone.
Promuovere la cultura della fotografia, oltre alla bellezza dei territori, è un grande merito e significa gettare ‘semi dello sviluppo’ del territorio in un terreno sempre più vasto.

Il Professore Ivo Pulcini e il suo amore per Leonessa

Fra i singoli professionisti viene premiato Ivo Pulcini per la sua vita e per come promuove il suo paese Leonessa aiutando tanti giovani a trovare opportunità per far fiorire la propria terra.
Ivo Pulcini è un cardiologo e medico sportivo. Ivo cresce a Villa Pulcini, una delle frazioni di Leonessa, e con la scelta di voler studiare medicina deve studiare e lavorare. Raggiunge risultati incredibili ed è sempre pronto a sostenere i giovani e a insegnare loro come una crisi diventi un'opportunità.
Si batte come un leone per poter dare notorietà alla sua Leonessa e per stimolare a volare sempre più in alto.

Luca Calselli, l’architetto della Cultura e del design dei territori

Il premio Town Ambassador viene consegnato anche all’architetto Luca Calselli, vincitore di due concorsi Città della Cultura del Lazio: nel 2018 con il progetto Colleferro e il Novecento e nel 2019 con San Felice Circeo e il Mare di Circe.
Luca Calselli ha fatto della cultura classica e dell’innovazione la chiave del suo successo come progettista di rigenerazioni di territori e del recupero delle loro identità, spingendo all’aggregazione degli operatori e ad allungare lo sguardo verso il futuro.

Corrado Mattoccia e il Museo "Fango e Sudore" di Artena

Fra i musei il premio ‘Town Ambassador’ va al Museo del Rugby Fango e Sudore di Artena. Un museo dedicato al rugby che è riconosciuto dalla FIR - Federazione Italiana Rugby e ha stretto legami con tutte le istituzioni più importanti del mondo. Dal museo degli All Blacks in Nuova Zelanda a quello inglese del World Rugby Museum di Twickenham, dai comitati internazionali a quelli olimpionici, il museo di Artena è presente in ogni manifestazione di prestigio e solo nel 2019 avrà propri stand alla competizione del 6 Nazioni e ai mondiali di rugby che si svolgeranno a Toyota in Giappone. I suoi visitatori vengono da ogni parte del mondo e ha rigenerato il centro storico di Artena.

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La Cantina Sociale e la Sharing Economy

C’è una modernità assoluta nel concetto di ‘cantina sociale’ che si può percepire a pieno quando si visita una di queste cantine gestite con l’amore e la competenza con cui si gestisce un bene comune.

Questo è quello che è successo alla Cantina Sociale di Piglio quando ha finalmente deciso di aprirsi anche al pubblico esterno in cerca di creare nuovi network e di trovare nuove opportunità per tutto il territorio.

Ma andiamo con ordine.

Se la parola ‘cantina sociale’ appartiene al passato, la parola sharing economy ci fa pensare ai giovani e ad uno stile di vita che forse tutti dovremo applicare sia per risparmiare risorse ed energie che per rispettare l’ambiente.

Una guarda al passato e una al futuro eppure la loro essenza è la stessa.

Così la parola ‘cantina sociale’ richiama una stagione in cui si puntava l’attenzione sul sociale dimenticando magari di curare gli aspetti manageriali e di competenze. La parola ‘sharing economy’ richiama uno stile di vita giovane ed etico ma anche una attenzione manageriale alla sostenibilità.

Eppure alla prova dei fatti i due modi di operare sono gli stessi.

Le cantine sociali sono nate negli anni ’60, quella di Piglio è nata ad esempio proprio nel 1960 dal desiderio di piccoli vignaioli di iniziare a produrre un vino sempre più di qualità. Il concetto era quello di mettersi insieme per poter crescere industrialmente e culturalmente tutti.

Se vuoi andare veloce cammina da solo, se vuoi andare lontano cammina in gruppo’ recita un proverbio africano.

Nel tempo molto dello spirito iniziale si è perso, sono nate cantine private di ottima qualità che hanno unito il turismo e l’esperienza turistica alla vinificazione e le cantine sociali sono rimaste sempre di più un centro di poter mal gestito. Ci si quasi vergognava a dire che si andava in cantina sociale.

La ‘sharing economy’ nasce invece di recente, dopo l’ubriacatura della industrializzazione di massa e quando si è capito che la logica del profitto sopra ogni cosa porta al successo di pochi ma alla rovina del mondo. Quando ci siamo accorti di aver creato un nuovo continente di plastica negli oceani e non sappiamo tornare indietro.

Anzi non possiamo tornare indietro se non cambiamo, non possiamo risolvere il problema usando gli stessi mezzi che lo hanno causato.

Allora si deve cambiare modello socio-economico e provare a distribuire vantaggi secondo una logica che non segue i postulati di Von Neuman, sulla massimizzazione dei profitti e sul comportamento economico delle persone, ma segue il buon senso del ‘bene comune’.

Poi, a pensarci bene, anche Elinor Olstrom nel 2009 ha preso un premio Nobel per i suoi studi sul ‘bene comune’ (ed è stata la prima e unica donna a riceverlo in economia).

Quindi abbiamo uno scontro fra premi Nobel ma i veri giudici siamo noi che scegliamo come comportarci ogni giorno e guardiamo gli effetti sul pianeta e sulla nostra comunità delle nostre azioni.

Cercando di porre rimedio a questi effetti quindi, si torna alla sharing-condivisione ma si aggiunge la parola economy-economia per sottolineare che le cose condivise vanno gestite con professionalità e non con approssimazione. Che non c’è solo il desiderio di un mondo migliore ma il pragmatismo nel perseguire passo dopo passo questo cammino.

La sharing economy è pensata e applicata da giovani preparati, da nuovi professionisti che vivono un mondo totalmente diverso dal passato. Sono persone che la scelgono in modo consapevole e per questo il loro approccio è proattivo e non di attesa.

Ovviamente questo approccio è favorito dalla digitalizzazione dell’economia, da internet, dai social networks, dalle app e da altra tecnologia. Un comportamento che poi si è esteso a tutte le generazioni.

Ma torniamo alla cantina sociale e alle nuove esperienze positive che nascono dal ricongiungimento di passato e futuro. Uno dei casi più interessanti è quello della Cantina Sociale di Piglio che inaugura una stagione nuova all’insegna del ‘Cesanese Lifestyle’.

Piglio è uno dei centri dove si produce il famoso Cesanese del Piglio DOCG, uno dei vini rossi migliori in Italia la cui qualità migliora di anno in anno. Se da una parte il vino ha raggiunto delle eccellenze riconosciute dai molti premi vinti dai produttori, il territorio non ha una sua identità ben definita e per questo non è ancora diventato una vera meta del turismo enogastronomico.

Bisognava dare una identità moderna ma collegata alla tradizione, che richiamasse il vino ma che allargasse l’esperienza ad uno stile di vita. Ed allora la Cantina Sociale in modo moderno ha lanciato una serie di iniziative che coniugano arte, cibo e territori.

Una mostra di pittura con un gruppo di artisti del territorio e una serie di manifestazioni sulle eccellenze gastronomiche del territorio coinvolgendo Slow Food Territori del Cesanese e i protagonisti di queste eccellenze.

Conferenze e degustazioni in cantina con maestri pasticceri, produttori di vino del territorio, artisti, story teller dei borghi, musicisti, …. Visite guidate per spiegare come funzionano gli impianti di produzione del vino, in ambienti ben curati e professionali, e alla bottaia dove ci si emoziona alla vista delle grandi botti che custodiscono tanto buon vino.

La cantina sociale allora diventa il cuore della sharing economy locale: uno dei simboli del successo è forse proprio l’opportunità data a molti giovani non solo di iniziare a produrre vino (l’anno scorso è stato il caso di un nuovo produttore di 24 anni che ha conferito le sue uve per produrre il suo vino) ma anche l’opportunità di essere subito inserito nel centro della promozione del territorio.

Nel centro del Cesanese Lifestyle!

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Turismo tra i banchi, programma di educazione per le scuole

Come sviluppare nuove imprese turistiche? Come creare sensibilizzazione in una comunità affinché compia le giuste azioni per far arrivare turisti, far vivere loro esperienze emozionanti e li spinga a tornare?

Dopo anni dedicati allo story telling dei paesi minori, dopo aver visitato centinaia di borghi nel Lazio e nel resto d’Italia, dopo aver incontrato migliaia di imprese, ci siamo resi conto che c’è un vero problema culturale. Un problema che non si ferma alla mancanza della conoscenza della lingua inglese, ma della conoscenza del proprio paese e di come offrire esperienze ai visitatori e ai turisti.

Il programma ‘Turismo tra i banchi’ , quindi, è stato ideato per far conoscere il paese sotto una prospettiva diversa ai bambini ma anche ai loro genitori e nonni. E magari avere futuri imprenditori che vogliono lavorare in questo settore che al momento rappresenta oltre il 12 % del PIL nazionale.

Un programma della durata di un anno destinato agli alunni della scuola elementare delle classi III, IV e V con lo scopo di far scoprire agli alunni il proprio paese attraverso la lente di un turista. Gli alunni vengono prima  coinvolti nella realizzazione di contenuti per una Guida Turistica del loro paese (web o cartacea), poi partecipano a giochi di ruolo per stimolare un modo diverso di vivere il proprio paese.

Siamo in una economia in transizione, da una industriale ad una basata sui servizi al turismo, ma cosa sappiamo del turismo? Cosa realmente sappiamo di cosa sono i servizi al turismo?

Per poter aiutare e accelerare questa transizione abbiamo pensato alcuni programmi ed uno certamente riguarda le scuole. Turismo tra i banchi fa conoscere il proprio paese ma fa anche capire:

chi è il turista?

cosa cerca?

quali sono le sue necessità?

cosa può rendere indimenticabile la sua esperienza nel nostro paese?

Se sapessimo rispondere a questi temi in modo adeguato il nostro paese sarebbe pieno di turisti. Infatti oggi il turista emozionale è sempre più in cerca di esperienze in borghi minori e lontane dai circuiti più noti.

Finalità di “TURISMO TRA I BANCHI”

Si parte dal rispondere alle domande del punto sopra, in un programma elaborato per coinvolgere anche la famiglia dell’alunno e in questo modo sensibilizzare al tema del turismo tre generazioni: il bambino, i genitori e i nonni.

Il progetto si pone diversi obiettivi come:

la scoperta del paese e la sua valorizzazione come bene comune

la simulazione di essere un turista anche con un gioco di ruolo

una seduta di creatività per stimolare il coinvolgimento attivo del ragazzo e della famiglia nella ideazione di imprese/associazioni di sevizio al turista

Il progetto si divide in fasi in modo da coinvolgere gli alunni in modo sempre più pro-attivo secondo la famosa frase di J.F. Kennedy: ‘Non chiedete cosa può fare il mio paese per me, ma cosa posso fare io per il mio paese’.

Il nostro ruolo è quello di preparare gli insegnanti alla metodologia, di fornire loro supporto, di editare e pubblicare il volume e di organizzare la presentazione con la scuola.

Siamo partiti con le prime scuole e nel nostro blog documenteremo quello che stiamo facendo e i risultati ottenuti.
Stay tuned!

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3 mosse per favorire il turismo culturale

Con poche mosse si può favorire il turismo culturale come sistema per mantenere la sostenibilità sociale dei piccoli territori ma anche di tutti i luoghi fuori dai circuiti di massa.

Cosa fare?

I dati parlano chiaro, da un lato i piccoli comuni perdono i giovani che vanno a cercare fortuna in altre parti del mondo e dall’altra persone da tutto il mondo che vogliono venire a provare il lifestyle dei nostri piccoli comuni.

Sembra una situazione senza soluzione in cui domanda e offerta non si incontrano e chi perde sono i piccoli comuni e i loro residenti.

I dati del ministero parlano chiaro e i dati dei turisti in Italia dimostrano una lieve flessione delle presenze nelle grandi città e un aumento della permanenza in piccoli borghi, agriturismo e altre soluzioni recettive non tradizionali. Anche perché è difficile trovare alberghi nei piccoli borghi dove si stanno invece sperimentando proposte come l’albergo diffuso che può essere gestito sia da privati che da pubblici.

Come fare?

La situazione non può essere cambiata in un giorno ma se si percorrono i giusti passi si può invertire il processo di abbandono e iniziare a far arrivare turisti in ogni angolo della nostra penisola.

Primo passo

Il primo passo è la consapevolezza di quali sono le potenzialità di un territorio con una classificazione del patrimonio materiale e immateriale. La logica è un po’ la stessa che ha seguito l’Unesco con i suoi due programmi ‘Patrimonio dell’Umanità’ per i monumenti e ‘Tesori dell’Umanità’ per le persone e i beni immateriali. Ricordo che la pizza dei pizzaioli napoletani è patrimonio dell’Unesco.

Secondo passo

Questa classificazione deve poi essere sentita come un ‘bene comune’ dai giovani residenti che devono immaginare di poter costruire imprese attorno alla valorizzazione di questi beni. La gestione di un palazzo, di un parco ma anche la creazione di un festival musicale, di un teatro fra i monumenti, di un cammino e infine le più classiche sagre enogastronomiche dove, però, deve prevalere la cultura del vino e del cibo.

Per fare questa operazione in tempi abbastanza brevi riuscendo ad arrivare a più generazioni contemporaneamente si deve passare attraverso le scuole elementari e medie (in questo modo si prendono i giovani ma anche i genitori e i nonni) e favorendo la nascita e lo sviluppo di associazioni locali per arrivare anche alla generazione di medio che non ha ancora messo su famiglia. 

Questa seconda fase si conclude con l’organizzazione di eventi e di esperienze. Una sorta di piccoli pacchetti turistici della durata variabile: da un’ora a due o più giorni. Il vero segreto del successo è l’amore. L’unicità di una esperienza che vive un turista è data dalla entità delle emozioni che riceve e queste hanno una forte componente umana.

Ho visto personalmente casi di agriturismo sempre pieni e in over-booking grazie alla estrema gentilezza dei gestori che si è trasmessa sul web e sui social.

Terzo passo

A questo punto la parola è comunicazione, comunicazione, comunicazione. Uno degli errori più comuni è che le piccole imprese considerano la comunicazione un costo e non un investimento e questo tarpa loro le ali.

È chiaro che con il polverizzarsi della reputazione delle grandi testate il web si è popolato di molti blogger, influencer e associazioni ed è difficile capire quale sia la scelta che possa portare al massimo ritorno dell’investimento.

È anche vero che il web è sempre più costoso e se da una parte la tecnologia ha ora prezzi molto accessibili (si può fare un sito con poche centinaia di euro), i contenuti sono sempre diventati più importanti. Una scrittura web di edu-tainment (contemporaneamente informazione ed intrattenimento) richiede esperienza, capacità di elaborazione di informazione e soprattutto la conoscenza di almeno due lingue e la capacità di relazionarsi e comunicare con altre culture.

Conclusioni

In generale è consigliabile seguire una strada con un doppio livello. Da una parte entrare in portali in cui le esperienze e le offerte turistiche vengano messe in evidenza e vendute con una percentuale trattenuta dal portale. Dall’altra farsi preparare dei contenuti in almeno due lingue che possano costruire la reputazione del soggetto proponente.

Facciamo un esempio concreto e mettiamoci dalla parte del viaggiatore che ha molti siti che gli offrono esperienze, viaggi e altro. Come può capire quale sia il soggetto proponente che soddisfa le sue attese? Va a cercare sul web la sua reputazione: una descrizione della persona, dell’attività del paese e di quello che offre l’area intorno.

Portali di questo tipo ne stanno nascendo ma richiedono lunghi tempi di preparazione dei contenuti e del loro caricamento secondo le logiche SEO. Se non si ha un proprio sito web in lingua inglese o se si vuole raggiungere un vasto pubblico conviene affidarsi a portali che vendono servizi ma anche a portali che offrano reputazione come discoverplaces.travel.

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Perch il Turismo ha bisogno dello Story Telling
Perch il Turismo ha bisogno dello Story Telling

Da anni sento dire: “siamo un paese che potrebbe vivere solo di turismo eppure vai all’estero e ti fanno pagare per vedere un ‘sasso’ e noi in Italia abbiamo mille capolavori e non li valorizziamo”.
Perché? Cosa c’è di sbagliato? Qual è il nostro problema in Italia?
La valorizzazione di un bene ai fini turistici, quindi la valorizzazione di un bene per attrarre persone a venire a visitare quel bene e magari a soggiornare in quel particolare posto per qualche giorno, significa suscitare qualcosa di così forte da spingere le persone a muoversi (Come Promuovere il Turismo in 5 mosse Strategiche).
In latino l’etimologia della parola emozione viene proprio da e-moveo, ossia qualcosa che spinge le persone a muoversi. Una forza interna capace di rompere l’inerzia della confort-zone in cui ci sentiamo protetti. La miccia di questa situazione è certamente la curiosità e il sogno di provare qualcosa di positivo e di indimenticabile.
Ma anche la possibilità di emulare storie vissute da altri per sentirsi protagonisti della stessa avventura. Oppure di sperimentare sensazioni e nuovi rapporti con se stessi, con altre persone o con la natura.
Si può rivivere il grande amore andando a vedere il balcone (finto) di Giulietta e Romeo, si può mettere un lucchetto su un ponte a Roma o Parigi, si può gustare una cena speciale afrodisiaca, un fine settimana in una spa romantica o essere i protagonisti di una serenata. Ma si può anche avere una cena a casa cucinata da un grande chef o immersi nell’arte in una sala di un museo solo per una notte.
Si può essere campioni percorrendo in bicicletta le stesse tappe del Tour de France o del Giro d’Italia o facendo la discesa dell’ultimo mondiale di sci, ma si può anche arrivare con l’elicottero sulla vetta di una montagna per un fuori pista o andare con le ciaspole o fare lo sci nordico in notturna fra i boschi. Al termine della fatica, un sorso di una grappa speciale o un assaggio di una polenta particolare.
Mille modi di declinare una esperienza e mille modi di viverla in modo unico e originale. Turismo esperenziale. La parola d’ordine è quindi ‘emozionare’, ma come si fa ad emozionare?
Quando si ha un solo ‘bene’ da promuovere la cosa è semplice e si possono trovare le diverse angolazioni con cui guardare quel bene, raccontare delle diverse interazioni che si possono vivere. Ma quando si hanno troppi beni la questione diventa veramente complessa e richiede narratori che siano anche esperti di strategia.

Emozionare con lo Story Telling


Ogni volta che penso a questa situazione mi viene in mente un parallelismo con un film di Billy Wilder in bianco e nero che avevo visto da bambina e che mi aveva impressionato per il suo cinismo. Il film si intitolava “L'asso nella manica” (Ace in the Hole) e aveva Kirk Douglas come protagonista nelle vesti di un giornalista, un forte bevitore e un donnaiolo che viene licenziato per il suo comportamento.
Arriva ad Albuquerque, vicino il Messico, e qui gli capita di assistere ad un disastro: una frana aveva intrappolato un uomo che stava tentando di saccheggiare una tomba indiana. La sua prima frase ad una sua complice è stata: “meno male che è solo una persona così possiamo costruire una storia su questa vicenda e alimentarla per molti giorni diventando famosi!”.
E questa è la situazione italiana: abbiamo troppe bellezze e particolarità per cui non riusciamo a suscitare emozioni. Rischiamo di essere noiosi nell’elencazione dei beni e non arriviamo al cuore delle persone. Come diceva Stalin: “Un milione di morti è statistica, un morto è tragedia”.
Allora come fare per far in modo che il milione di beni culturali, del patrimonio tangibile e intangibile italiano risultino efficaci da un punto di vista della comunicazione? Intendo dire efficaci nel senso di essere capaci di attrarre turisti che vogliano venire a ‘entrare in relazione’ con quel bene e quell’opera per più di qualche giorno?
Primo passo: raccontare una sola storia e scegliere una identità
Il primo passo da compiere è quello di selezionare uno dei beni come quello su cui costruire la storia principale. Non ci sono gerarchie di scelta e la scelta può appartenere sia al patrimonio intangibile che a quello tangibile.
Ad esempio Siena è mondialmente riconosciuta per il Palio che si svolge due volte l’anno e tutto il suo patrimonio artistico viene poi ricondotto in qualche modo al palio. Gubbio sta facendo una operazione simile con il Festival del Medioevo che poi ingloba la famosissima Corsa dei Ceri che è addirittura riportata nella bandiera della Regione Umbria. La corsa dei Ceri si svolge una volta l’anno, il festival e gli eventi sul medioevo durano invece tutto l’anno.
Pisa ha invece scelto la Torre come suo emblema e tutta la sua comunicazione ruota attorno alla torre. Una volta colta l’attenzione del viaggiatore allora poi Pisa si dispiega con tutte le sue incredibili bellezze e attrattività. Una città con le più importanti università italiane ha certamente molto più della torre, ma anche queste restano nell’immaginario sullo sfondo delle torri da cui ricevono riflessi emozionali positivi.
Se pensiamo al Salento, invece, pensiamo alla musica, alla Pizzica e alla Taranta. Un patrimonio intangibile che ha trasformato la percezione internazionale di una intera area. La Puglia ovviamente offre molto di più ma se pensiamo al barocco di Lecce riusciamo ad emozionare pochi esperti mentre se pensiamo alla musica popolare vicino una piazza barocca gustando un vino Primitivo e le orecchiette allora praticamente arriviamo al cuore di tutti. Già stiamo ballando!
La maggior parte dei comuni italiani fa l’errore di voler dare un giudizio di valore alla scelta e di perdere il significato turistico della scelta. Si deve prendere quello che è più comunicabile, quello che ha meno ‘competizione’ con gli altri paesi, quello attorno al quale ci sono più storie locali.
Uno dei problemi italiani è stato quello di ‘prendersi sul serio’ e pensare solo in termini di storici dell’arte o dell’architettura trascurando gli altri aspetti. Stavo facendo un po’ di giri nel web per fare un confronto fra gli stili di comunicazione e su come venivano presentate alcune location particolari.
Quando la presentazione viene studiata da esperti l’incipit è sulle emozioni e poi si passa al valore storico-architettonico che aggiunge qualità alle emozioni. Quando la presentazione viene fatta da storici allora si inizia con il valore dell’opera per poi passare alle emozioni.
Ma in un mondo in cui la soglia di attenzione è diventata di pochi minuti se non secondi (e sul web si abbassa sempre di più) non arrivare subito al cuore del possibile turista significa averlo perso per sempre.
Ogni comune dovrebbe avere una sua guida che, se ben studiata, è come un piano strategico con una grafica studiata già per essere comunicato a potenziali turisti esperenziali.
La scelta grafica che abbiamo fatto nelle nostre Guide Turistiche dei Borghi d’Italia (Le Guide Turistiche Discoverplaces.travel) rispecchia proprio queste consapevolezze: qualità della carta e copertine patinate per avere una emozione al contatto, belle fotografie per colpire il canale della comunicazione visivo e descrizioni con storie. Più della architettura di una chiesa raccontiamo la storia del santo o qualche episodio durante la sua costruzione.
Il problema di identità lo abbiamo affrontato in copertina dove dobbiamo mettere il punto su cui ruota l’emozione di un paese. La scelta è semplice a Pisa con la Torre (ma anche a Roma con il Colosseo) ma è complessa in un piccolo paese non ancora conosciuto che ha tante piccole cose e non ha definito la sua identità.
In questo caso scegliamo di mettere 3 fotografie che colpiscono ‘cuore, testa e pancia’ per arrivare a trasmettere un lifestyle italiano locale ed una qualità di vita da sperimentare. In ogni caso all’interno dobbiamo poi lavorare con molte storie, soprattutto fra le esperienze speciali, per poter suscitare quella emozione capace di far diventare il lettore un turista.
Il primo passo è quindi quello di scegliere una identità e di iniziare a costruire storie attorno a questa identità collegando tutte le altre opportunità ed esperienze che offre un certo posto. E per chi lavora con il web significa scrivere tante storie diverse, ognuna con un suo SEO, in modo da andare a colpire i tanti differenti tipi di turista ognuno dei quali si muove per vivere esperienze diverse relative alla propria passione.
Non dobbiamo dimenticare che far partire una ‘industria del turismo’ significa trasformare la vita dei residenti e l’economia delle famiglie locali. E per fare questo ci vuole strategia e tattica. Le storie devono essere scelte in base ad un programma di breve, media e lunga efficacia.
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Combattere la contraffazione del cibo: come le Radici Italiane valorizzano un ristorante italiano all’estero

Passeggiando per New York, come in molte città del mondo, non c’è nulla di più semplice che trovare ad ogni angolo un’insegna che ti indichi la presenza di un ristorante italiano. Un simbolo per le comunità di italiani all’estero ma anche un ‘punto di rappresentanza italiano’, sono come dei nostri ‘ambasciatori’.
La cucina del bel paese continua ad essere uno dei principali simboli del buon mangiare e la garanzia dell’acquisizione di nuovi clienti. “Eat, Pray and Love” insegna cosa pensano di noi all’estero.
Questa tendenza però nel corso degli anni si è scontrata con la realtà della contraffazione: tutti vogliono entrare in questo grande mercato mondiale.
Come combattere la contraffazione del cibo?
Gli operatori del settore hanno dovuto pertanto studiare e promuovere nuove strategie per valorizzare il proprio lavoro ed aumentare il livello di soddisfazione dei clienti, regalando loro esperienze ben più che gastronomiche.
Le azioni intraprese in questo senso hanno trovato due principali aree d’espressione. Una più istituzionale e un’altra più legata al marketing territoriale, rivelatasi nel tempo più efficace poiché grado di fornire molteplici strumenti di legittimazione e una maggiore fidelizzazione dei clienti.
Troviamo così da un lato Unioncamere che ha dato vita all’etichetta “Ospitalità Italiana, Ristoranti Italiani nel mondo” assegnata solo a quelle attività ritenute realmente tali. Vastità del territorio e dinamicità dei mercati rendono, però, difficile il tenere traccia di tutte le realtà presenti. Per tale motivo la maggior parte dei ristoratori italiani hanno compreso la necessità di adottare azioni collaterali sperimentando partenariati innovativi.
Le guide turistiche di Discoverplaces.travel rappresentano una di queste soluzioni, poiché rafforzano il legame del ristoratore con il paese d’origine.
Attraverso la tecnica dello Storytelling le guide raccontano il territorio in cui i piatti proposti nascono collocandoli e rafforzando la loro identità. Collegano il ristorante ad una certa area e lo legittimano in modo originale, emozionale e senza ombra di dubbio.
L’abbinamento fra territori di provenienza di alcuni piatti e narrazione emozionale dei territori è la chiave per intrattenere il cliente avvolgendolo in storie del piatto che superano la descrizione e permettono di stabilire relazioni speciali.
Consegnare la guida agli ospiti del ristorante che hanno deciso di assaggiare un certo piatto tipico delle proprie origini significa offrire loro un mezzo per conoscerne la storia, raccontata nella sezione “Cibo e vino tipico”. Ma anche di conoscere la vera Italia che tanto incuriosisce anche perché ancora sconosciuta. Li rende partecipi di una storia secolare in grado di trasmettere emozioni e offrire un’esperienza ben più che gastronomica.
Inoltre, la presenza dell’attività di ristorazione nella guida, con il logo e la sua storia personale nel nuovo paese che li ha accolti, favorisce l’avvio di un network di contatti attraverso cui tanto il ristoratore quanto il produttore hanno interesse ad “incontrarsi”.
I ristoratori avranno possibilità di farsi apprezzare. I produttori possibilità di proporsi. I clienti di entrare in un mondo tutto da scoprire.
Questo abbinamento attribuisce anche un valore etico all’azione poiché permette nel contempo di restituire impulso a comparti produttivi, spesso atrofizzati, promuovendone la competitività sia delle produzioni locali che dei ristoratori che usano quei prodotti di qualità.
Il carattere collezionabile delle guide, la forte attività sul web, ne amplifica infine la visibilità a livello internazionale, così come la presenza di un articolo correlato sulla pagina del paese di origine.
L’efficacia di determinate azioni di marketing non proviene tanto dal carattere formale del quale vengono investite. Quanto dalla capacità di assicurare continuità, copertura ed efficacia nel tempo.
Creare relazioni emozionali con il cliente è la chiave del successo per ogni ristoratore che sa che la reputazione si costruisce con la qualità e la fidelizzazione con l’emozione continua.
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MACA Fine Arts Academy linked to Frosinone
MACA Fine Arts Academy linked to Frosinone

Quanto vale l’arte contemporanea? Può avere una sua funzione ai fini turistici? Quale è la relazione fra arte e territorio?

L’occasione della tredicesima Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI-Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, è il momento per una riflessione sul ruolo dell’arte moderna nei piccoli centri storici e nella loro promozione turistica.

Quando un territorio vuole presentarsi al turista (esperenziale) e al viaggiatore deve compiere almeno tre passaggi fondamentali:

Identità e individuazione di un elemento identitario con il quale vuole essere identificato

Abbellimento, pulizia e decoro del centro storico

Promozione della sua identità prima in un target ben definito eppoi in modo sempre più vasto.

Per molti piccoli centri storici italiani, il primo punto spesso coincide in modo semplice con la riscoperta delle proprie radici, un passaggio fondamentale per riappropriarsi della propria storia e di raccontarla. Una strategia che darà grandi frutti nel medio periodo se questa storia è raccontata e condivisa anche dalle generazioni dei bambini nelle scuole che un giorno potranno pensare di creare una impresa in connessione con il loro paese.

A tal proposito abbiamo visto l’effetto delle guide di Discoverplaces.travel fra i bambini della terza elementare delle scuole di Paliano. Sono andati per il borgo con la guida e si sono sentiti orgogliosi del loro paese tanto che uno di loro ha detto alla sua insegnante:

maestra, vuol dire che ogni giorno noi calpestiamo la storia!”.

Il secondo punto è essenziale per l’accoglienza del turista. Spesso lo sottovalutiamo ma è come se noi invitassimo amici a casa e facessimo trovare la nostra abitazione sporca e disordinata. Gli amici ci creerebbero immediatamente una cattiva reputazione e noi inizieremo a perdere credibilità. Spesso i turisti che vanno nei centri minori hanno un elevato grado di cultura e sono abituati ‘al bello’. Fargli trovare un ambiente poco decoroso significa avere i blog e i social network pieni di recensioni negative sul paese.

Anche qui in questi anni è stato fatto un grande lavoro sulla ‘riappropriazione’ emozionale dei beni comuni di un paese e i cittadini stessi iniziano ad avere più cura. Dovremo arrivare ad organizzare delle giornate di pulizia generale sul modello di ‘Clean up Australia’ dove per un giorno tutti gli australiani si prendono cura del loro paese.

Il terzo punto è concettualmente il più difficile per un italiano abituato a considerare la comunicazione una spesa e non un investimento. Per molti è quasi impossibile concepire professionisti che si occupano di comunicazione, scelgono il target a cui rivolgersi, parlano 2 o 3 lingue e scrivono contenuti ottimizzati per i motori di ricerca come Google.

Gli italiani sono abituati ‘al mattone’, alle percentuali agli agenti di vendita ma non ai professionisti della strategia e della comunicazione. Per fare un esempio questo anno quando siamo andati a presentare le nostre Guide Turistiche dei Borghi d’Italia al Festival della Letteratura di Viaggio a Roma, ci siamo accorti con sorpresa che il Festival era sponsorizzato dalla Catalogna che aveva un grande stand con molto materiale illustrativo e bravi narratori che raccontavano le bellezze del loro paese.

Non dobbiamo poi stupirci se molti italiani andranno a Barcellona e in Catalogna e pochi verranno nei nostri centri!
 
Ma cosa c’entra tutto questo con l’arte moderna e contemporanea?

Nella ricerca e individuazione dell’identità si può correre il rischio di una visione solo nostalgica e rievocativa del passato che non dia la percezione di attualità della vita corrente. La storia bisogna poterla vivere come esperienza non solo da spettatore ma da protagonista. Ecco allora che nascono veri mercati medioevali dove lavorano veri artigiani o ecco persone che possono prendere parte a sfilate storiche, alla preparazione di infiorate o altro.

Ma uno dei modi più suggestivi di rendere attuale la vita di un paese storico è quello di dosare sapientemente interventi di arte moderna e contemporanea. Dare l’idea che la bellezza del passato continua nelle opere attuali, creare momenti artistici collettivi a cui possono partecipare artisti vivi, da intervistare e con cui interagire.

In questo ci sono degli esempi di interventi veramente efficaci di come l’arte moderna dia una nuova prospettiva al paese che non confligge con le rievocazioni storiche ma le esalta e le rinforza. Una prospettiva che attrae anche un altro tipo di turista attento all’arte e che aumenta l’offerta di attrattività turistica dei paesi e dei borghi.

 

Esempi di integrazione di arte contemporanea nei borghi nel Lazio

Ci sono incredibili esempi in cui l’arte contemporanea ha dato una nuova luce ad edifici storici come quello del Castello Colonna di Genazzano con il CIAC - Centro Internazionale d’Arte Contemporanea dal 1979 ospita mostre e installazioni d’arte con collaborazioni internazionali. Ospiti illustri e tutti i maggiori critici d’arte italiana hanno scritto di questo castello nel cui giardino di ingresso capeggiano notevoli sculture moderne.

Un altro interessante esempio è quello del borgo di Vico nel Lazio in cui non solo ha sede il Museo della Pace, con il movimento dei ‘Nuovi Primitivi’ di Vincenzo Bianchi, ma lungo le mura esterne del centro storico si trovano sculture dedicate alla Fratellanza. Le opere sono il frutto di una stagione in cui artisti da tutto il mondo si sono ritrovati in questo splendido borgo. Passeggiando poi per il centro storico si possono trovare dei murales con poesie che sono di ispirazione per tutti i visitatori.

Le integrazioni culturali, infatti, non si limitano all’arte o alla scultura ma sconfinano in tutti i campi e anche la musica e la poesia fanno parte della offerta artistica di un borgo e della sua attrattività turistica.

A Cave, in provincia di Roma, una delle attrattività più suggestive sono le immense statue del presepe del Museo Lorenzo Ferri che hanno anche il particolare Guinness di essere le più alte del mondo. Le statue sono state collocate sul piano seminterrato della Chiesa di Santo Stefano con rocce e archi di mattoncini a faccia vista. Un sapiente gioco di luci ed ombre rende poi questo matrimonio fra arte moderna e architettura antica un momento unico e da solo vale una gita in questo borgo.

Sempre in provincia di Roma, i vicoli del centro di Rocca Priora sono caratterizzati dai lavori artistici di Mario Benedetto Robazza, fontane e una particolare Via Crucis dove ogni stazione è una vera opera d’arte. La collaborazione fra maestro e borgo si è suggellata con il Museo dove sono esposte le sue opere e in particolare la prova d’autore dell’Inferno, un bronzo da cui è stato poi ricavata un’opera di 90 metri.

Ma la collaborazione più viva e più emozionante è quella fra Frosinone e l’Accademia di Belle Arti che ha dato origine al MACA, il Museo di Arte Contemporanea della città. Il museo è stato realizzato grazie alle donazioni di tutti gli artisti e i professori che negli anni avevano collaborato con la prestigiosa istituzione.

La scuola e il museo sono integrati in un perfetto esempio di architettura umbertina proprio nel centro storico di Frosinone e negli anni sono diventati il punto di riferimento non solo della città ma di tutta la provincia.

A giugno l’accademia realizza il suo Open Day con sfilate di moda e musica e un particolarissimo mapping sulla lunga facciata dell’edificio. Il mapping è quella particolare forma artistica che gioca con le luci sulle facciate degli edifici, come per l’illuminazione dell’Ara Pacis a Roma che fa vedere i veri colori originali del monumento o l’Eath Day con le immagini proiettate sulla Basilica di San Pietro. Questo evento sarà presto un vero punto di riferimento e un festival nazionale in collaborazione con altri istituti.

L’accademia di Frosinone ha una delle migliori scuole di mapping e questa particolarità potrebbe risultare strategica per integrare cultura classica e cultura moderna con una aggiunta di sapere ‘tecnologico’ che poi è l’elemento che ha caratterizzato il tessuto industriale di Frosinone e Cassino per anni.

Di recente, poi, l’accademia ha lavorato con diversi comuni come con quello di Boville Ernica dove ha realizzato un interessante ‘scultura all’emigrante’ che poi è diventata il simbolo del Premio Giotto, un riconoscimento che ogni anno il comune assegna ai protagonisti della vita del paese. Il nome del premio viene da un mosaico attribuito a Giotto che si trova nella chiesa di San Pietro Ispano: ancora una volta una identità costruita su un elemento del passato che si è arricchita dalla integrazione con l’arte contemporanea.

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