Il bisogno del colore e la storia della carta da parati

Avete mai visto una delle case o dei negozi di Pompei o dell’antica Roma o Grecia? Sono tutte affrescate e colorate, così come lo erano le statue. La tomba di Filippo II il Macedone mostra chiaramente come erano colorati i templi del passato.

Nel Medioevo le pareti dei castelli venivano ricoperte di arazzi e nel Rinascimento si tornano ad affrescare le pareti di tutte le ville e palazzi. Poi arriva la rivoluzione industriale, la nascita della borghesia e il bisogno di colore si estende ad un grande numero di persone che ricorrono alla ‘carta da parati’. Ma quando nasce e quale è la sua storia?

 
Storia delle carte da parati

La carta è comparsa per la prima volta in Cina nel secondo secolo AC e veniva prodotta da corteccia d’albero, canapa e altre fibre. Dalla Cina arriva in Corea, Giappone eppoi fino in Arabia da dove approda in Europa. Nel 1190 in Sicilia si ha il primo documento redatto su carta e dal 1233, Fabriano diventa uno dei più importanti centri di produzione italiani.

L’uso della carta da parati inizia quindi in Cina nel I secolo DC dove diventa una vera forma d’arte. Viene usata come supporto per le pitture e poi per decorazioni per pareti, oggi come allora.

In Europa un documento del 1481 riporta una commessa del re francese Luigi XI che si riferiva a carta da parati. Ma si può dire che i primi esemplari ritrovati di carta da parati risalgono al 1509 quando lo stampatore inglese Hugo Goes imprime su carta disegni di fiori con uno stampo in legno. Questi fogli di carta venivano usati per rivestire scatole, armadi e tappezzare qualche parete e sono stati ritrovati miracolosamente integri.

Nel 1600 uno dei produttori più ricercati era l’olandese Herman Schinkel che realizzava fogli decorati con fiocchetti di lana tinteggiati sparsi su carta precedentemente decorata con disegni colorati. Siamo nel secolo del progresso economico dei Paesi Bassi e la borghesia cresce rapidamente: da questo momento la carta da parati diventa essenziale per ogni abitazione di un certo prestigio. La carta da parati è ancora realizzata con singoli fogli da comporre sulle pareti delle case.

Una vera curiosità è la ‘tassa sulla carta da parati’ introdotta nel 1712 in Inghilterra dalla Regina Anna che la dichiarava un bene di lusso. La tassa venne aggirata realizzando la carta con i disegni ma senza colori mentre un artigiano provvedeva a riempire di colori questi disegni dopo l’applicazione della carta sulle pareti.

La vera diffusione della moda si ha comunque con il progresso tecnologico dell’industria e l’introduzione delle rotative, ossia di una macchina di produzione della carta in modo continuo con dei rulli. I decoratori poterono allora realizzare disegni più articolati e complessi che venivano ripetuti a una certa distanza.

Nel 1785 in Francia Christophe-Philippe Oberkampf inventò la prima macchina per stampare carta da parati e nel 1839, in Inghilterra, Charles Harold Potter creò una macchina per la stampa a quattro colori adattandola da quella usata nel tessile. Nel 1874 si stampavano carte da parati con 20 colori diversi.

Con la nuova tecnologia la carta da parati ebbe un secolo d’oro e iniziò ad essere richiesta anche dall’alta borghesia e nascono prestigiose imprese in Inghilterra, Francia e Italia. Ogni paese aveva la sua moda: paesaggi classici e mitologici, vedute di porti e rovine romane o greche.

In Inghilterra andavano di moda i decori floreali e dovevano essere così ‘invadenti’ che Oscar Wilde arrivò a dichiarare: ''O se ne va quella carta da parati o me ne vado io'!'.

Uno dei migliori esempi di carta da parati in Italia si trova a Casa Massimi Berucci al Piglio, la famosa terra del vino Cesanese del Piglio DOCG vicino Frosinone.

La carta da parati viene dalla Francia e riprende scene di campagne con pastori attorno a ruderi classici e sullo sfondo il mare con una nave che entra in un porto.

Nel Novecento la carta da parati ha un suo fascino particolare con disegni artistici di stile moderno come decori cubisti e futuristi. Molti creatori di moda hanno iniziato la loro carriera decorando carte da parati, ricordiamo Mary Quant, Charles Rennie Mackintosh, Lucienne Day, Peter Hall, Laura Ashley e Vivienne Westwood.

 
Una curiosità: la carta da parati della Casa Bianca

Pochi se ne sono accorti, ma l’importante Sala di Ricevimento Diplomatica della Casa Bianca è adornata con delle meravigliose decorazioni da parete, realizzate dalla famosa casa produttrice di carta da parati Zuber. Le pareti di questa sala raccontano la storia della “Conquista del Nuovo Mondo”.

La sala è stata arredata da Jackie Kennedy che ha voluto trasformare una semplice sala dei boiler in un salone di ricevimento. Jacqueline Lee Bouvier rinnovò sostanzialmente lo stile degli interni della Casa Bianca e per dare maggiore importanza e solennità agli ambienti scelse una carta dal nome "Vues d'Amérique Nord" – viste del Nord America, su raccomandazione di uno storico.

La carta riproduce monumentali panorami, sembra il diario di viaggio dei conquistatori che hanno creato l’America e sono basati su schizzi risalenti al 1820. Sono raffigurate 32 scene, fra cui il Ponte Naturale della Virginia, le cascate del Niagara, la baia di New York ed il porto di Boston. Al primo colpo d’occhio sembra più un disegno di un artista che una semplice carta da parati.

Zuber era un famoso casa di produzione di carta da parati fondata nel 1797 a Rixheim, in Alsazia, ed è stato l’ultimo a produrre questo tipo di tappezzeria fatta a mano e con metodi tradizionali. Possiede un archivio di oltre 100000 motivi intagliati nel legno ed oggi questo archivio storico che è tutelato dalla legge.
 
Museo della Carta da parati

Il Museo della Carta da parati si trova a Rixheim, nell’Alsazia, il paese delle tre frontiere fra Francia, Germania e Svizzera. Qui sono raccolte ed esposte molte carte da parati originali e tutti i macchinari e le tecnologie con cui venivano realizzate. Fra queste macchine ce ne sono due che risalgono al 1877 e al 1881, praticamente fra i primi esempi di industrializzazione.

La collezione comprende ben 130.000 documenti e una mostra in cui a rotazione vengono presentate le carte dipinte panoramiche e le carte decorate con motivi paesaggistici stampati realizzate a partire dal 1804 con scene di ogni parte del mondo.

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Atina e Parigi legate da una storia particolare: il Museo Académie Vitti

Ad Atina, in provincia di Frosinone, il piccolo Museo Academie Vitti ripercorre la storia di tre innovative sorelle ciociare che aprirono a Parigi la prima scuola di disegno e pittura dedicata alle donne.
La storia inizia con la prima emigrazione in Francia alla fine dell’Ottocento quando le modelle e i modelli ciociari erano molto richiesti da pittori, fotografi e scultori. Era il periodo del Grand Tour e questi modelli con le loro vesti ciociare erano di moda tanto che molti dei ritratti di famosi pittori nei più importanti musei del mondo sono stati ispirati da modelli Ciociari.
Cesare Vitti di Casalvieri era uno di questi modelli assieme a sua moglie Maria Caira che fece arrivare a Parigi anche le altre due sorelle Giacinta ed Anna da Gallinaro. Tutti venivano dalla Val di Comino che dopo l’unità d’Italia si era ritrovata in condizioni non proprio favorevoli.
Nonostante questi modelli si esibissero nudi per i più famosi artisti, vi era una limitazione: le donne pittrici non potevano ritrarre nudi di uomini.
Le sorelle ebbero allora una intuizione che diventò una realtà grazie alla loro caparbietà e coraggio: aprire una scuola per donne in cui le artiste potevano avere a disposizione modelli e tutto quello che occorreva per poter esercitare la loro creatività.
La scuola si trova a Montparnasse nel cuore del quartiere artistico ed è stata aperta fino al 1914 quando, all’arrivo della prima guerra mondiale, le sorelle decidono di tornare in Valle di Comino e si stabiliscono ad Atina.
Poco dopo il suo inizio, la scuola ammise anche artisti maschi e nei suoi 25 anni di attività ha visto passare molti artisti tra cui il padre di Sylvia Beach, prima editrice dell’Ulysse di Joyce e animatrice della Belle Epoque a Parigi negli anni venti. Sylvia ha posato come modella nella scuola anche per Cesare Vitti, che era anche un bravo scultore.
L’Academie Vitti divenne così importante e un punto di riferimento per gli artisti che ha avuto fra i suoi insegnanti grandi nomi come Paul Gaugain e Jacques-Émile Blanche, il ritrattista di Proust.
Quando le sorelle si trasferirono ad Atina riportarono tutti i loro beni, opere d’arte e schizzi, mobili e oggetti di uso comune. Negli anni molte cose sono andate disperse ma uno dei loro eredi ha raccolto tutto quello che ha trovato ed ha allestito una suggestiva casa-museo, Museo Académie Vitti, nell’edificio dove viveva la famiglia.
Entrando si è catapultati in un mondo del passato con le parate ricoperte di grandi schizzi di ritratti di nudi eseguiti dagli allievi della scuola in cui a volte si possono notare ancora le correzioni dei maestri.

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MACA Fine Arts Academy linked to Frosinone
MACA Fine Arts Academy linked to Frosinone

Quanto vale l’arte contemporanea? Può avere una sua funzione ai fini turistici? Quale è la relazione fra arte e territorio?

L’occasione della tredicesima Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI-Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, è il momento per una riflessione sul ruolo dell’arte moderna nei piccoli centri storici e nella loro promozione turistica.

Quando un territorio vuole presentarsi al turista (esperenziale) e al viaggiatore deve compiere almeno tre passaggi fondamentali:

Identità e individuazione di un elemento identitario con il quale vuole essere identificato

Abbellimento, pulizia e decoro del centro storico

Promozione della sua identità prima in un target ben definito eppoi in modo sempre più vasto.

Per molti piccoli centri storici italiani, il primo punto spesso coincide in modo semplice con la riscoperta delle proprie radici, un passaggio fondamentale per riappropriarsi della propria storia e di raccontarla. Una strategia che darà grandi frutti nel medio periodo se questa storia è raccontata e condivisa anche dalle generazioni dei bambini nelle scuole che un giorno potranno pensare di creare una impresa in connessione con il loro paese.

A tal proposito abbiamo visto l’effetto delle guide di Discoverplaces.travel fra i bambini della terza elementare delle scuole di Paliano. Sono andati per il borgo con la guida e si sono sentiti orgogliosi del loro paese tanto che uno di loro ha detto alla sua insegnante:

“maestra, vuol dire che ogni giorno noi calpestiamo la storia!”.

Il secondo punto è essenziale per l’accoglienza del turista. Spesso lo sottovalutiamo ma è come se noi invitassimo amici a casa e facessimo trovare la nostra abitazione sporca e disordinata. Gli amici ci creerebbero immediatamente una cattiva reputazione e noi inizieremo a perdere credibilità. Spesso i turisti che vanno nei centri minori hanno un elevato grado di cultura e sono abituati ‘al bello’. Fargli trovare un ambiente poco decoroso significa avere i blog e i social network pieni di recensioni negative sul paese.

Anche qui in questi anni è stato fatto un grande lavoro sulla ‘riappropriazione’ emozionale dei beni comuni di un paese e i cittadini stessi iniziano ad avere più cura. Dovremo arrivare ad organizzare delle giornate di pulizia generale sul modello di ‘Clean up Australia’ dove per un giorno tutti gli australiani si prendono cura del loro paese.

Il terzo punto è concettualmente il più difficile per un italiano abituato a considerare la comunicazione una spesa e non un investimento. Per molti è quasi impossibile concepire professionisti che si occupano di comunicazione, scelgono il target a cui rivolgersi, parlano 2 o 3 lingue e scrivono contenuti ottimizzati per i motori di ricerca come Google.

Gli italiani sono abituati ‘al mattone’, alle percentuali agli agenti di vendita ma non ai professionisti della strategia e della comunicazione. Per fare un esempio questo anno quando siamo andati a presentare le nostre Guide Turistiche dei Borghi d’Italia al Festival della Letteratura di Viaggio a Roma, ci siamo accorti con sorpresa che il Festival era sponsorizzato dalla Catalogna che aveva un grande stand con molto materiale illustrativo e bravi narratori che raccontavano le bellezze del loro paese.

Non dobbiamo poi stupirci se molti italiani andranno a Barcellona e in Catalogna e pochi verranno nei nostri centri!
 
Ma cosa c’entra tutto questo con l’arte moderna e contemporanea?

Nella ricerca e individuazione dell’identità si può correre il rischio di una visione solo nostalgica e rievocativa del passato che non dia la percezione di attualità della vita corrente. La storia bisogna poterla vivere come esperienza non solo da spettatore ma da protagonista. Ecco allora che nascono veri mercati medioevali dove lavorano veri artigiani o ecco persone che possono prendere parte a sfilate storiche, alla preparazione di infiorate o altro.

Ma uno dei modi più suggestivi di rendere attuale la vita di un paese storico è quello di dosare sapientemente interventi di arte moderna e contemporanea. Dare l’idea che la bellezza del passato continua nelle opere attuali, creare momenti artistici collettivi a cui possono partecipare artisti vivi, da intervistare e con cui interagire.

In questo ci sono degli esempi di interventi veramente efficaci di come l’arte moderna dia una nuova prospettiva al paese che non confligge con le rievocazioni storiche ma le esalta e le rinforza. Una prospettiva che attrae anche un altro tipo di turista attento all’arte e che aumenta l’offerta di attrattività turistica dei paesi e dei borghi.

 

Esempi di integrazione di arte contemporanea nei borghi nel Lazio

Ci sono incredibili esempi in cui l’arte contemporanea ha dato una nuova luce ad edifici storici come quello del Castello Colonna di Genazzano con il CIAC - Centro Internazionale d’Arte Contemporanea dal 1979 ospita mostre e installazioni d’arte con collaborazioni internazionali. Ospiti illustri e tutti i maggiori critici d’arte italiana hanno scritto di questo castello nel cui giardino di ingresso capeggiano notevoli sculture moderne.

Un altro interessante esempio è quello del borgo di Vico nel Lazio in cui non solo ha sede il Museo della Pace, con il movimento dei ‘Nuovi Primitivi’ di Vincenzo Bianchi, ma lungo le mura esterne del centro storico si trovano sculture dedicate alla Fratellanza. Le opere sono il frutto di una stagione in cui artisti da tutto il mondo si sono ritrovati in questo splendido borgo. Passeggiando poi per il centro storico si possono trovare dei murales con poesie che sono di ispirazione per tutti i visitatori.

Le integrazioni culturali, infatti, non si limitano all’arte o alla scultura ma sconfinano in tutti i campi e anche la musica e la poesia fanno parte della offerta artistica di un borgo e della sua attrattività turistica.

A Cave, in provincia di Roma, una delle attrattività più suggestive sono le immense statue del presepe del Museo Lorenzo Ferri che hanno anche il particolare Guinness di essere le più alte del mondo. Le statue sono state collocate sul piano seminterrato della Chiesa di Santo Stefano con rocce e archi di mattoncini a faccia vista. Un sapiente gioco di luci ed ombre rende poi questo matrimonio fra arte moderna e architettura antica un momento unico e da solo vale una gita in questo borgo.

Sempre in provincia di Roma, i vicoli del centro di Rocca Priora sono caratterizzati dai lavori artistici di Mario Benedetto Robazza, fontane e una particolare Via Crucis dove ogni stazione è una vera opera d’arte. La collaborazione fra maestro e borgo si è suggellata con il Museo dove sono esposte le sue opere e in particolare la prova d’autore dell’Inferno, un bronzo da cui è stato poi ricavata un’opera di 90 metri.

Ma la collaborazione più viva e più emozionante è quella fra Frosinone e l’Accademia di Belle Arti che ha dato origine al MACA, il Museo di Arte Contemporanea della città. Il museo è stato realizzato grazie alle donazioni di tutti gli artisti e i professori che negli anni avevano collaborato con la prestigiosa istituzione.

La scuola e il museo sono integrati in un perfetto esempio di architettura umbertina proprio nel centro storico di Frosinone e negli anni sono diventati il punto di riferimento non solo della città ma di tutta la provincia.

A giugno l’accademia realizza il suo Open Day con sfilate di moda e musica e un particolarissimo mapping sulla lunga facciata dell’edificio. Il mapping è quella particolare forma artistica che gioca con le luci sulle facciate degli edifici, come per l’illuminazione dell’Ara Pacis a Roma che fa vedere i veri colori originali del monumento o l’Eath Day con le immagini proiettate sulla Basilica di San Pietro. Questo evento sarà presto un vero punto di riferimento e un festival nazionale in collaborazione con altri istituti.

L’accademia di Frosinone ha una delle migliori scuole di mapping e questa particolarità potrebbe risultare strategica per integrare cultura classica e cultura moderna con una aggiunta di sapere ‘tecnologico’ che poi è l’elemento che ha caratterizzato il tessuto industriale di Frosinone e Cassino per anni.

Di recente, poi, l’accademia ha lavorato con diversi comuni come con quello di Boville Ernica dove ha realizzato un interessante ‘scultura all’emigrante’ che poi è diventata il simbolo del Premio Giotto, un riconoscimento che ogni anno il comune assegna ai protagonisti della vita del paese. Il nome del premio viene da un mosaico attribuito a Giotto che si trova nella chiesa di San Pietro Ispano: ancora una volta una identità costruita su un elemento del passato che si è arricchita dalla integrazione con l’arte contemporanea.

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Alessandro Pagliari world classical accordion champion
Alessandro Pagliari world classical accordion champion

Alessandro Pagliari a 14 anni viene incoronato come un grandissimo musicista ad Osimo, a pochi chilometri da Castelfidardo che è la patria della fisarmonica, il paese dove vengono prodotti i migliori strumenti del mondo.

La fisarmonica è uno degli strumenti più amati al mondo e dalla sua nascita è entrata immediatamente a far parte delle tradizioni classiche e di quelle popolari. Pochi sanno che il primo strumento è stato realizzato solo nel 1829 a Vienna (con un brevetto depositato) anche se è l’italiano Palo Soprani che la ha trasformato e portato alle forme e al livello che oggi conosciamo. Uno strumento simile, però, si trova però già nei disegni di Leonardo da Vinci e nel 1970 è stato realizzato da un liutaio italiano e suonato a Castelfidardo dove era esposto al Museo Internazionale della Fisarmonica.

Alla competizione di Osimo, Alessandro Pagliari, un giovanissimo musicista di Belmonte Castello, è il primo italiano di sempre a vincere nella categoria “Junior coupe mondiale”, per solisti fino a 18 anni, durante la 70^ edizione della coppa del mondo di Fisarmonica classica. Alessandro si è imposto vincendo i due round in cui era articolato il concorso con ampio margine sul secondo classificato, il russo Stepan Armasar.

Ha sbaragliato la concorrenza agguerritissima di musicisti più maturi di lui dal punto di vista anagrafico e provenienti da nazioni che hanno sempre espresso fisarmonicisti di altissimo livello come Russia, Portogallo, Cina, Finlandia, Serbia, Macedonia, Svezia.

Alessandro aveva iniziato a seguire i corsi di fisarmonica dopo aver ricevuto in dono il primo piccolo strumento dalle mani del musicista italo-americano Peter Soave, e tutti intuirono le grandi capacità del piccolo supportandolo in ogni modo fin da quel momento.

A Belmonte Castello, un piccolo paese della Val Comino, tutti facevano il tifo per lui e gli hanno preparato una grande festa assieme agli amici fisarmonicisti che frequentano con lui i corsi di fisarmonica del Conservatorio “Casella” dell’Aquila.

La festa si è tenuta nella prestigiosa sala di rappresentanza del Palazzo Ducale di Atina e un particolare apprezzamento è stato espresso da Angelo Cardinali, uno dei primi insegnanti di musica del giovane fisarmonicista, dall’insegnante di solfeggio Francesco Fina e dal M° Dario Flammini che ha accolto Alessandro sotto la sua ala protettrice fin dal 2011, quando, a soli otto anni di età, superò con punteggio altissimo l’esame di ammissione al Conservatorio.

Nel corso della serata Alessandro ha tenuto un breve ma intensissimo concerto nel quale ha eseguito alcuni dei brani presentati al concorso di Osimo suscitando l’entusiasmo del foltissimo pubblico presente e ricevendo la coppa in legno di ulivo finemente intarsiata, dono dell’associazione “I suoni della Ciociaria” dalle mani degli straordinari artigiani che l’hanno realizzata.

Conoscendo la determinazione e il talento di Alessandro siamo certi che il successo ottenuto non è per lui un punto di arrivo ma un punto di partenza verso nuovi e sempre più prestigiosi ed importanti traguardi.

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Il miglior gelato del mondo a Sydney

Ci sono centinaia, se non più, gelaterie in tutto il mondo che creano una infinità di colori, texture e sensazioni di gusto con un singolo gusto, o due o tre, serviti in coni o in coppette e accompagnati a scelta da succhi di frutta, frullati o creazioni uniche di baristi.

Ogni città sembra avere almeno un esperto artigiano gelatiere e fiumi di gelato scorrono attraverso le porte di queste gelaterie. Sono tutte sistemate con una caratteristica unica che porta il fanatico appassionato di gelato ad esaminare le loro creazioni.

Un valutatore potenzialmente qualitativo della qualità del gelato e del suo servizio è il campionato mondiale in Italia.

Indubbiamente, l'Italia non è solo la ‘casa di Gelato’, ma anche il principe della sua creazione, in modo che i turisti che si affacciano sulle famose gelaterie paghino la loro ‘tassa di successo’ per gustare le ultime sensazioni di gelato.

Ma per la sensazione massima bisogna cercare il campione del mondo, e stasera ne abbiamo trovato uno. E’ il vincitore dei campionati del 2014 a Rimini, sulla costa adriatica dell'Italia. Il vincitore fra la moltitudine di concorrenti italiani e internazionali era una gelateria con il curioso nome di ‘Cow and the Moon' (Mucca e la luna).

Sì, abbiamo trovato la Cow and the Moon in un tipico angolo fra una strada principale e una strada laterale in una zona cosmopolita. Nel locale ci sono continui flussi di gente locale e di turisti che pagano la loro ‘tassa’ per il piacere di assaggiare i gelati vincenti.

Ma cosa era inusuale in questa esperienza? La Mucca e la Luna si trova all'angolo di Enmore Road a Enmore e nel sobborgo interno di Sydney - AUSTRALIA!!!

Il gelato era meraviglioso. Il sorbetto ai Frutti della Passione mescolato accanto a Cherrymania ha vinto il mio voto contro le varietà al caramello e  noci di cioccolato. Ma credo che ritornerò!

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MACA Fine Arts Academy linked to Frosinone
MACA Fine Arts Academy linked to FrosinoneMACA Fine Arts Academy linked to Frosinone

Il MACA: un Museo di Arte Contemporanea all’interno di una Accademia di Belle Arti di Frosinone!

Il primo esempio di integrazione fra musei e istituti ed ora tutte le accademie d’Italia seguono questo esempio aprendo musei e integrandosi sempre di più con il luogo dove si trovano. L’accademia diventa un luogo pulsante per gli studenti e i cittadini, un centro culturale.

Ma come nasce questa idea semplice e rivoluzionaria al tempo stesso?

Tre anni fa l’accademia si sposta in una nuova sede, un enorme edificio scolastico risorgimentale che domina una intera collina di Frosinone. Palazzo Tiravanti è imponente e luminoso e gli spazi regolari fanno venire voglia di interrompere la regolarità con idee creative.

Così la fantasia può liberarsi e su due dei lunghissimi corridoi è stato allestita una galleria d’arte con quasi 80 opere. Le opere interrompono la regolarità con forme e colori provocatori. Sono state tutte donate da artisti che hanno collaborato o avuto relazioni con l’Accademia nei suoi oltre 43 anni di attività.

Sarà la luce della valle che si riflette nelle pareti bianche dell’istituto, sarà la posizione storica o forse solo lo spirito vero dell’arte, ma da quando si sono trasferiti in questo palazzo, l’accademia è come se si fosse integrata (o forse ‘fidanzata’) con la città.

La simbiosi culturale è iniziata con dei sottopassaggi alla stazione ferroviaria, dove sono stati realizzati dei giochi di luce con una installazione di pannelli chiamata ‘Buio a colori’, ed è continuata in superficie. Dopo la costruzione del nuovo stadio di calcio, sono gli studenti dell’accademia ad aver vinto il progetto della realizzazione del nuovo Parco urbano del Matusa.

Nel frattempo, gli ‘Appuntamenti del Giovedì’ con personaggi e artisti sono aperti ai cittadini che accorrono sempre più numerosi a sentire le storie o le lezioni sull’arte contemporanea.

La vera ‘cerimonia di fidanzamento’ con la città di Frosinone è avvenuta lo scorso giugno con l’evento dell’Open Day, che si ripeterà ogni anno trasformandolo in un Festival delle Accademie.

Il palazzo è stato lo scenario di una sfilata di moda, mostre e concerti. In serata, poi, la facciata si è trasformata in un grande schermo per una installazione di Mapping, l’arte di giocare con le luci creando suggestioni e immagini accompagnate da suoni.

Una gigantesca installazione che ha lasciato a bocca aperta per la qualità tecnica dell’esecuzione e l’intensità emozionale dell’opera.

Con questo Open Day l’accademia è entrata a pieno titolo nella vita della città, e non solo degli studenti, rendendo Frosinone sempre più viva e presente. Una città molto amata dai suoi cittadini che partecipano con entusiasmo ad ogni iniziativa culturale.

E questo è anche un segno di apertura ad un intero territorio dove l’arte ha avuto un ruolo fondamentale nel passato e può giocare ancora molto per attrarre turismo, soprattutto giovanile.

L’esperienza di soggiorni dove l’arte antica è una cornice per la creatività attuale ha un fascino particolare e l’accademia di Frosinone già ha collaborazioni attive con molte altre accademie nel mondo.

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27 Settembre Giornata Mondiale del Turismo - Cattedrale di Santa Maria Anagni by Carlo Ribaudo
27 Settembre Giornata Mondiale del Turismo - Cattedrale di Santa Maria Anagni by Carlo Ribaudo

Il turismo è un ‘industria’ e rappresenta quasi il 12 % del PIL italiano, per questo gli operatori privati sono oggi stati messi accanto agli industriali tradizionali e il nuovo programma di sviluppo nazionale si chiama ‘Impresa 4.0’.

Con la chiusura di fabbriche molti operatori cercano di attivare iniziative turistiche ma la maggior parte di questi operatori non ha la necessaria formazione imprenditoriale e il rischio reale è una dispersione di energia e delle poche risorse disponibili.

In Italia l’anno scorso sono arrivati 110 Milioni di turisti (dati del Ministero), 1 su 10 è arrivato in modo indipendente e non ha seguito i tour operator: eppure spesso è invisibile agli stessi territori che visita. Poiché non c’è attenzione al turista e non gli vengono offerti servizi alla persona, questo si organizza in modo autonomo: il territorio non si accorge di lui e la ricchezza arriva altrove.

Ad esempio, i milioni di turisti che usano Booking.com drenano un 15% di risorse fuori dall’Italia (la percentuale che si prende il sito di prenotazione) oppure le migliaia di operatori stranieri che vendono soggiorni e servizi in Italia. Molte case in Umbria sono affittate da portali tedeschi e questo flusso resta invisibile. Le nostre imprese che fanno incoming e che sono in contatto diretto con i potenziali turisti crescono ma operano in situazione difficile perché i territori non sono raccontati.

La situazione è analoga a quella dell’agroalimentare: le grandi risorse vanno a chi organizza la grande distribuzione e le briciole ai piccoli operatori. Le cose possono cambiare solo con un passaggio di cultura manageriale dei piccoli operatori e con un innalzamento del livello culturale dei clienti tramite operazioni mirate di comunicazione e informazione (infotainment o edutainment).

COSA SIGNIFICA INDUSTRIA DEL TURISMO?

Spesso per operatore turistico si intende chi ha un albergo o un ristorante o una agenzia viaggi. In realtà questo è riduttivo e il turismo è una vera industria di servizi alla persona e ogni tipo di esperienza ha la potenzialità di far nascere una piccola impresa.

Un piccolo museo se ben gestito ha la potenzialità di avere decine di migliaia di visitatori e di diventare un catalizzatore di sviluppo.

Ogni servizio di personal coach, assistant, translator, shopper, driver, sommelier, baby sittering, photographer … ma anche guide turistiche, guide sportive e ballerini di danze locali, sono tutte potenziali imprese. La lista potrebbe essere molto più lunga. Bisogna avere spirito imprenditoriale e una formazione manageriale.

RUOLO DEL PUBBLICO E DEL PRIVATO

Le imprese turistiche sono generalmente private ma il pubblico può giocare un ruolo fondamentale in almeno 5 aspetti:

Pulizia e accoglienza della città con particolare rilievo al centro storico

Facilitazione amministrativa alla apertura di imprese di servizi

Supporto alla valorizzazione di una immagine del territorio con campagne di comunicazione

Organizzazione di eventi di richiamo

Supervisione sulla qualità

Tutto questo deve passare attraverso un coordinamento e uno scambio costruttivo di esperienze con l’idea di supportarsi a vicenda e non di scavalcarsi. Gli operatori privati devono essere messi in condizione di operare al meglio per l’interesse generale della collettività.

Per prima cosa quindi bisogna attivare incontri con chi già opera nel territorio, sentire i risultati che ha raggiunto e capire in che modo si può supportare la sua crescita. La crescita di una impresa turistica significa la crescita di un territorio, soprattutto grazie all’effetto dei social media.

CHI E’ IL TURISTA NEI TERRITORI MINORI IN ITALIA?

I territori minori sono visitati da persone in cerca di esperienze e che probabilmente sono al 2° o 3° viaggio in Italia. Capire quale è il target di riferimento significa capire come iniziare a contattare ed entrare in contatto con i potenziali clienti per offrire loro servizi.

In generale i lettori di storie culturali hanno una età superiore ai 40 anni che però si abbassa quando si scegli un target di famiglia con figli piccoli o quando si hanno particolari target di appassionati di sport. Ad esempio il parapendio, rafting, sci, cavallo, ma anche scuole di calcio, volley, ecc… dedicate ad un particolare pubblico straniero.

Da ricordare che un turista straniero vale 3 volte un turista italiano perché soggiorna e utilizza tutti i servizi locali.

COME SI RAGGIUNGE QUESTO TURISTA?

Se 9 su 10 turisti vengono in modo indipendente, è chiaro che questi si organizzano un viaggio cercando informazioni dal web. Nel nostro sito di story telling dei territori abbiamo visto che c’è una grande richiesta di informazioni e già dopo pochi mesi il 30 % del pubblico viene dall’estero. Significa che ogni giorno ci sono persone che chiedono notizie e dettagli.

Quindi la prima cosa da fare è raccontare i territori e farlo in più lingue, almeno in inglese che è la seconda lingua più diffusa al mondo.

Il web ha le sue regole e per essere sopra le ricerche bisogna postare ogni giorno articoli, fare un buon SEO (ottimizzazione per i motori di ricerca) e lavorare anche sulle immagini. Poi bisogna fare una strategia social, soprattutto su Facebook e Instagram che raggiungono fasce di età differenti. La strategia deve essere mirata ad avere i giusti contatti con il target e a diventare un influencer nel settore dei viaggi. Nella nostra esperienza (www.discoverplaces.travel) abbiamo visto che parte del pubblico arriva anche da Pinterest, soprattutto il pubblico femminile.

Il ruolo del web è quindi fondamentale nella sua accezione più ampia e va studiato con una strategia mirata e curato ogni giorno. Fare un sito web e non curarlo può essere a volte controproducente e l’immagine di staticità si riflette nel territorio che promuove.

TOUR ED ESPERIENZE

Una volta che si è in contatto con questo potenziale turista e lo si è incuriosito allora si può proporre di vivere un soggiorno e una esperienza nei territori di riferimento. Un viaggio che deve essere calibrato e personalizzato sui suoi desideri: fare una pasta in casa, cucinare, visitare luoghi d’arte, fare sport, fare percorsi di benessere.

Durante e dopo questa esperienza si può allora pensare di vendere prodotti artigianali locali e di valorizzare le piccole imprese del posto.

AZIONI DA INTRAPRENDERE

C’è poco tempo e pochi denari da spendere e occorre lavorare in modo sinergico e professionale. Le azioni vanno fatte per prima cosa sentendo chi già opera nel territorio, leggendo Il Piano Strategico Nazionale sul sito del ministero. Occorre avere dati e analizzare quelli degli operatori locali. Poi si prendono le singole decisioni sul caso sapendo che, in ogni caso, la prima cosa da fare e raccontare sul web in inglese le storie dei territori e delle esperienze che si possono vivere.

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