Serrone- Premio Rocca dOro by Benedicta Lee
Serrone- Premio Rocca dOro by Benedicta Lee

Discoverplaces.travel è stato selezionato insieme a Eva Evola e Aaron Caruso, due cantanti lirici Italo-americani della Bellini Opera Foundation, per ricevere il prestigioso premio Rocca D'Oro alle presentazioni di Serrone.

Questa cittadina ciociara si stende sui ripidi pendii del Monte Scalambra ed è un famoso centro per il vino rosso Cesanese e per il volo libero.

La serata estiva arriva lentamente su Serrone e il caldo della giornata lascia subito spazio alla brezza serale, prima che l'inevitabile scialle sia disegnato sulle spalle delle signore appena arriva il crepuscolo.

La sera del 2 luglio siamo arrivati ​​presto e ci siamo seduti nella Piazzitella (il terrazzo più vicino ad una piazza che si può immaginare a Serrone) mentre ancora fervevano i preparativi per la 28esima edizione dei premi della Rocca D'Oro. Con languore guardavamo l'ultimo parapendio che scendeva dal cielo, si librava e scivolava con le correnti d'aria e, sopra di lui, le nuvole scure che sorgevano sulle cime della montagna e scomparivano muovendosi sulle pianure del fiume Sacco.

L'assegnazione del Premio Rocca D'Oro è un evento annuale creato e ospitato da Giancarlo Flavi, giornalista colto da Serrone e "uomo di spettacolo" il cui quotidiano raggiunge circa 120.000 persone ogni giorno prevalentemente in Ciociaria.

Ogni anno, la giuria, guidata dal generale Carlo Felice Corsetti, seleziona circa 20 persone e organizzazioni, vicine e lontane, per ricevere il premio che quest'anno era un modello di marmo di una torre Guelfa dello scultore Giuseppe Alveti.

Il palcoscenico, gestito con aplomb dal nostro ospite, è stato abbellito da Claudia Andreatti, una presentatrice statuaria e mattatrice di palcoscenico, vestita con fascino ma forse per una calda serata siciliana. Il terzo membro del triumvirato sul palco è stato il Maestro Massimo Cappello, vestito di bianco, il cui sorriso corrisponde allo scintillio delle sue dita sul pianoforte e che ha equilibrato i presentatori con interruzioni di melodie note e amate.

Quest'anno i premi hanno visto la presenza di membri della Fondazione Opera Bellini di Detroit. La loro presenza a questa serata è grazie ad una amicizia di tutta la vita tra il co-fondatore, il baritono Dino Valle e il generale Corsetti. Il fondatore e sponsor della Fondazione, Rosolino Do Luca, è nativo di Cinisi vicino a Palermo ed è cittadino di Detroit, ma soprattutto è un grande ammiratore della musica di Bellini, compositore siciliano di grandi opere.

Due cantanti della Bellini Opera sono stati premiati ed hanno eseguito due delle canzoni più famose di concerti. In primo luogo, Aaron Caruso ha intrattenuto con una potente interpretazione della canzone che Sinatra ha reso celebre, "My Way".

E più tardi, nonostante la discendente brezza della serata, il soprano Eva Evola si è esibita con l'aria "Oh mio babbino caro",  dell'opera Gianni Schicchi di Puccini, dove l'eroina minaccia di gettarsi dal Ponte Vecchio di Firenze, a meno che suo padre non le lasci sposare il suo amato.

Questo piccolo capolavoro sembra sia stato messo nell'opera di un solo atto di Puccini solo per soddisfare il pubblico con una melodia che potevano canticchiare sulla strada di casa. Tuttavia, grazie, Giacomo per le note, e grazie a Eva per la bella interpretazione.

 

Il vicino ponte culturale tra Italia e USA è stato emozionalmente dimostrato da Dino Valle che, stimolato sul momento dal pubblico, ha cantato l'inno di Ciociaria ricevendo calorosi applausi e l'apprezzamento del pubblico.

Siamo orgogliosi che Discoverplaces.travel sia stato tra i destinatari di un premio e di ricevere i riconoscimenti dei partecipanti, in particolare per la Guida Turistica di Serrone in Italiano e inglese che abbiamo presentato durante questo evento.

Questo Guida è una delle 12 pubblicate fra le oltre 350 città di Lazio, le cui storie sono già state riassunte nel nostro portale. I libri non sono solo guide di viaggio ma raccontano storie meravigliose di ogni città ed evidenziano le caratteristiche e i racconti di persone speciali e del posto.

È stato gratificante entrare nelle figure principali fra le autorità, campioni di sport, giornalismo, chiesa e carità che sono state lodate questa sera.

Nella vera tradizione romana, anche se siamo rimasti nell'ombra lontana della città eterna, la sera ha raggiunto la sua conclusione con eventi e colpi di scena dopo qualche ora. Così, con l'inizio della degustazione ormai a tarda serata, siamo entrati nella ‘notte di approfondimento’ con un bicchiere di rosso per riscaldare gli accordi vocali necessari per la tradizionale "chiacchierata" di mezzanotte.

Un altro successo del Premio Rocca D'Oro e di Giancarlo Flavi!

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Bellegra- Monte Scalambra by Benedicta Lee
Bellegra- Monte Scalambra by Benedicta Lee

La prima delle novanta curve sulla strada verso il Monte Scalambra è una stretta a sinistra dalla strada di Piglio, vicino la fine di La Forma, il centro commerciale di Serrone che corre lungo la strada principale.

Da questo punta, la cima della montagna sembra vicino al cielo.

Poi dopo una mezz'ora ci siamo arrampicati attraverso le curve a U della vecchia Serrone, superato i resti della Torre dei Colonna, che si staglia poche centinaia di metri sopra la città, e abbiamo incontrato gruppi di bovini che usano questa strada come la propria autostrada tra le macchie di erbe verdeggianti che questa montagna offre ancora in questa calda estate prematura.

Le rocce affilate e i gruppi di mucche racchiudono la strada che segue più attentamente i sentieri dei vecchi pastori e si snoda fuori e dentro le parti scure avvolte dalle fronde degli alberi per poi uscire di nuovo nel sole luminoso. Intanto il vento fischia attorno all'auto ogni volta che sfuggiamo alla protezione della foresta.

Vicino alla sommità, la strada si stringe e la protezione sui bordi è scomparsa mentre compaiono i "pali che segnano la neve" che ci raccontano lo spettacolo dei profondi inverni.

E passando attraverso le ultime case sulla strada verso il cielo, abbiamo raggiunto la cima, un piccolo atterraggio segnato dalle torri di telecomunicazione, un’area di lancio del parapendio e la statua di Nostra Signora della Pace.

La temperatura qui è circa dieci gradi più fresca che nella valle sotto La Forma e, mentre scrutiamo l'orizzonte per i punti di riferimento delle province del Lazio, nuvole nere rivestite di argento salgono da dietro la montagna e si girano per scomparire nell'aria più calda.

Prima di tornare al caldo dell'estate, bisogna fare una breve salita al memoriale per leggere il semplice promemoria 'AI CADUTI DI TUTTE LE GUERRE' e sussurrare una breve preghiera.

Poi è tempo di tornare giù verso la civilizzazione gareggiando con appassionati di mountain bike!

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Ceccano- Picchio verde Picus viridis by Paolo Fusacchia
Ceccano- Picchio verde Picus viridis by Paolo Fusacchia

C’erano una volta le Foreste di pianura. Sembra questo un titolo che appartiene al mondo delle favole ma, non è così, le foreste di pianura c’erano davvero e prosperavano dappertutto.
Bosco Faito è testimonianza di questo ambiente straordinario oggi quasi del tutto scomparso, essendo uno degli ultimi, sporadici relitti forestali planiziali presenti su tutto il territorio nazionale. Reliquia botanica e gioiello del patrimonio naturale di Ceccano.
Copre un territorio di poco più di 300 ettari dalla morfologia piuttosto varia caratterizzato da aree pianeggianti, piccoli rilievi dai versanti più o meno ripidi e stretti canali alimentati da falde acquifere superficiali. Inoltre la sua vicinanza ai fiumi Sacco e Cosa, determinano quelle condizioni di discreta umidità del terreno e dell’atmosfera da consentire la presenza di una nutrita varietà genetica ambientale in cui ‘emerge’ la presenza veramente abissale del Faggio (Fagus sylvatica) 160 metri s.l.m., ma anche la presenza significativa del querceto misto, che annovera 5 specie di Querce tra cui il Farnetto (Quercus Frainetto), essendo quest’ultima la stazione più a nord, prediligendo, come è suo costume, le zone peninsulari dell’Italia. Numerose le specie botaniche presenti, tra cui le spettacolari fioriture primaverili, in particolare di Bucaneve, Anemoni e Primule.
Gli animali che abitano il bosco appartengono alle specie di più notevole pregio, oggetto di particolare interesse con alcune di importanza prioritaria perchè svolgono la funzione di indicatori ambientali essendo sensibili ad ogni minima trasformazione del territorio. Tra questi da segnalare la Rana Dalmatina, la Polissena, il Falco Lodolaio e numerose specie di orchidee. Tra gli animali più comuni che è possibile osservare ci sono il Tasso, l'Istrice, la Volpe, la Poiana, il Picchio Verde, il Picchio Rosso maggiore, Il Saettone, il Biacco, l'Orbettino.
Il Bosco Faito è anche ricordato nella storia per aver ospitato in una località nota come “Pietra del Mal consiglio, o Pietra Rea” la riunione preparatoria tra i Conti De Ceccano, i loro alleati e il Nogaret per l'assalto a Papa Bonifacio VIII in Anagni nel 1303.
È stato di proprietà comunale fino al 1939 quando venne ceduto alla società Bomprini Parodi Delfino per la costruzione al suo interno, su circa 80 ettari, di una polvierera, ad oggi dismessa e completamente abbandonata.
Dal 2009 è stato designato Monumento Naturale rientrando così tra le aree naturali protette regionali.
 
Per approfondire si consiglia la lettura:

  • Pesce P.(a cura di) 2006.  Bosco Faito – Conoscerlo con un colpo d'occhio, Dialogo con il “Vecchio Faggio”- Centro Studi Tolerus – Ambiente e Terriotio, Ceccano (Fr)

  • Fusacchia P. - Pesce. P 2002. Territorio Vivente – Ambiente Flora e Fauna – Comune di Ceccano (Fr)


 
Per informazioni e visite guidate:
Centro Studi Tolerus
via stazione, 4 – 03023 Ceccano (Fr) www.tolerus.it – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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Panorama Ceccano by Matteo Odargi
Panorama Ceccano by Matteo Odargi

La contea di Ceccano ha caratterizzato la storia e la vita di un grande territorio fra la Valle dell’Amaseno e i Monti Lepini per quasi 500 anni, dall’VIII al XIII secolo.

La famiglia dei Conti de Ceccano ebbe assoluto rilievo fra le casate feudali del Lazio medievale e dominò Ceccano e numerosi castelli nella Valle dell’Amaseno e in aree dei Monti Lepini per circa cinque secoli. I rapporti della casata ceccanese con la Chiesa non furono sempre ottimali e in alcuni periodi divennero anche pessimi (i conti de Ceccano furono tra i promotori dello Schiaffo di Anagni).

Le avvincenti vicende della famiglia ci giungono ancora oggi dagli Annales Ceccanenses (conosciuti anche come Cronache di Fossanova), la più antica cronaca laica di tutto il Lazio ancora oggi disponibile. Gli Annales narrano le vicende della famiglia e danno preziose informazioni storiche sui dintorni.

La narrazione inizia dalla nascita di Gesù Cristo seguendo con brevi annotazioni fino all'anno 1000. In seguito la narrazione si amplia così come la descrizione degli avvenimenti relativi ai de Ceccano, per giungere al 1217, anno in cui la cronaca si interrompe. Oggi si conservano copie trascritte del manoscritto originale, purtroppo scomparso.

Gli storici si dividono su fra varie ipotesi circa le origini della famiglia. Secondo alcuni storici come Ferdinand Gregorovius, la famiglia era di origine germanica e scese al seguito dei longobardi nel VIII secolo e da allora quel nucleo familiare si stabilì sul luogo prendendone il nome. Secondo altri deriverebbe dalla stirpe di Petronio Ceccano, comes di Campagna (antica regione a Sud di Roma) al quale la città deve il nome attuale.

Le prime notizie certe su di essa si hanno dalla seconda metà del ‘900 DC, quando su alcuni documenti dell’Abbazia di Montecassino si parla di Leone, Uberto e Amato che donarono molti beni all’Abbazia Benedettina.

La famiglia non ha dato Papi alla storia ma numerosi cardinali tra cui il Cardinale Giordano, abate di Fossanova, creato cardinale da Clemente III nel 1188 che lo inviò come Nunzio Apostolico in Francia e in Germania.

Tornato l’anno dopo a Ceccano, fece restaurare la Chiesa di Santa Maria a Fiume che consacrò con una solenne cerimonia descritta accuratamente sugli Annales Ceccanenses.

Il Cardinale Stefano, abate di Fossanova poi creato cardinale da papa Innocenzo III e amico di San Domenico di Guzman. Fu uno dei fondatori dell’Abbazia di San Galgano e della poco distante cappella dedicata alla Vergine della Rotonda sul luogo dove era morto San Galgano. Qui è conservato un affresco che lo raffigura in preghiera davanti alla Vergine.

La figura del Cardinale Teobaldo è strettamente legata a San Tommaso d’Aquino. Il Santo, gravemente malato, volle andare incontro alla morte in un luogo adatto alla sua vocazione religiosa e si fece condurre nell’Abbazia di Fossanova, dove spirò all’età di quarantanove anni fra le braccia dell’Abate Teobaldo de Ceccano (1274).

Il Cardinale Annibaldo IV, teologo e professore alla Sorbona di Parigi, amico degli artisti Giotto e Petrarca, nel periodo del Papato Avignonese, aprì il Giubileo del 1350 per conto di Clemente VI. Ad Avignone si trova ancora l’edificio che fu la sua residenza, la Livrée Ceccano, importante mediateca della Provenza, con gli ampi stanzoni arricchiti da numerosi affreschi con lo stemma araldico del cardinale.

Altri personaggi importanti furono Donna Egidia, tra le prime donne nella storia ad intraprendere il pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, che partì nel 1190 tornando l’anno seguente guarita dal male che l’affliggeva e il figlio, il Conte Giovanni I. Nel 1190, venne creato cavaliere dall’Imperatore Enrico VI di Svevia.

La sua è la più antica testimonianza di un’investitura cavalleresca nel Lazio meridionale e denota l'alto rango raggiunto dalla famiglia dei conti di Ceccano a quell’epoca. Nel 1200, nella Cattedrale di Anagni, il Conte Giovanni giurò fedeltà al Papa Innocenzo III che gli assegnò in beneficio la città di Sezze.

La Contea viveva in quel periodo il suo massimo splendore; sotto il governo dei de Ceccano erano posti: Ceccano, Arnara, Patrica, Cacume, Monte Acuto, Giuliano, Santo Stefano, Maenza, Rocca d’Asprano, Prossedi, Pisterzo, Carpineto, con diritti vantati anche su Montelanico, Alatri, Frosinone, Priverno, Torrice, Ceprano e Ninfa.

Nel 1216 Giovanni respinse con fermezza Ruggero dell'Aquila, lo raggiunse a Vallecorsa e lo sconfisse costringendolo a ripassare il Liri e facendo prigioniero lo zio Roberto e settanta soldati. In seguito attaccò la famiglia Colonna, che aveva parteggiato per Ruggero dell'Aquila, assaltando il castello di Morolo e causando la morte di oltre 400 persone.

Si potrebbe concludere scrivendo che la famiglia verso la metà del '400 rimase senza eredi e si estinse. Le ultime esponenti donne si legarono in matrimonio con i Caetani (i quali in un certo senso ereditarono i loro beni). Gli ultimi esponenti uomini erano dei cardinali o comunque dei religiosi.

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Serrone- Villa Verzetti by Giancarlo Flavi
Serrone- Villa Verzetti by Giancarlo Flavi

I Montanari dello Scalambra, con fregi dell’Arch. Duilio Cambellotti, un prezioso, ma introvabile libro di Serrone, scritto nel lontano 1927 da Romolo Fulli. È stato il libro che ha segnato le fortune degli altri libri del comprensorio nord della Ciociaria, perché è stato la guida per storici e curiosi.
Da questo abbiamo tratto che un tal Gustavo Tirinelli, ( facente parte del gruppo intellettuale dei romanisti e morto sotto il trenino della Stefer (Roma-Fiuggi-Frosinone) a Cave (Roma) nel 1918 ( due anni dopo la realizzazione della Ferrovia) è stato il primo a tradurre il drammaturgo William Shakespeare dall’inglese all’italiano, tanto d’avere encomi anche dall’Ighilterra per la sua importante letteratura dalla quale sono scaturite anche saggi critici, drammi e commedie
Un suo fratello - cugino Isidoro, ha dipinto la pala principale dell’altare di Segni (Roma) ancora ben visibile oggi e la sorella Luigia sposata con il goem. Giovanni Telemaco Franchi, invece è stata la prima violoncellista nell’orchestra del maestro Paganini.
Altra famiglia che ha dato lustro al paese, molto prima dei Tirinelli, è stata la famiglia Verzetti, che ha creato una fondazione dalla quale è nato l’asilo nel borgo di Serrone poi gestito dalle suore Francescane, oggi museo dei Costumi di Teatro. Mentre nella frazione La Forma, palazzo Verzetti è stato ampiamente vissuto dal M° Manlio Steccanella, colui che ha scritto “l’Inno dello Scalambra”. Con il quale le due bande locali aprono i concerti in paese
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Serrone- Cesanese del Piglio by Giancarlo Flavi
Serrone- Cesanese del Piglio by Giancarlo Flavi

Tre sono le aziende certificate che producono il prelibato vino rosso Cesanese del Piglio DOCG a Serrone e tutte sono caratterizzate da una storia di forte legame con il territorio. Il vino è l’unico vino rosso DOCG del Lazio e per la qualità raggiunta dai produttori, oggi il vino Cesanese del Piglio DOCG si ritrova nelle migliori tavole e nei migliori ristoranti.

La leggenda narra, che il Caravaggio in fuga da Roma si era rifugiato a Paliano ne fu un grande estimatore di questo vino.

La cantina dei Vini Giovanni Terenzi è nata alla fine degli anni ‘50 da Giovanni e sua moglie Santa e oggi continua con i tre figli. Negli anni ’90 avviene il salto di qualità con la decisione di avere bottiglie con etichetta e una propria riconoscibilità che da allora ha portato i suoi vini in varie parti del mondo.

Il vigneto si trova nella frazione La Forma e ha una superficie di circa 12 ettari. Giovanni Terenzi usa le migliori tecnologie per accompagnare la produzione pur conservando gelosamente il segreto di questo vino.

La seconda storica azienda è "Antiche Cantine Mario Terenzi", tramandata da padre in figlio, che vanta una tradizione centenaria. Oggi i fratelli Emanuele e Paolo rappresentano la quinta generazione di viticoltori.

La filosofia aziendale è da sempre orientata verso un perfetto equilibrio fra antico e moderno: “è proprio dalla fusione delle nostre tradizioni con le più moderne tecnologie che nascono i nostri vini, le cui uve provengono da vigneti coltivati in maniera tradizionale, nel pieno rispetto della natura e dell’uomo”.

Il terzo produttore è l’azienda agricola Rapillo che è stata completamente rinnovata nel 2000 attraverso la riconversione dei vecchi vigneti l’impianto di nuovi e l’ammodernamento della cantina. L’azienda è completamente esposta a mezzogiorno su una superficie totale di 3 ettari e si sviluppa su terreni di origine tufacea e calcarea. I vini rossi, la parte più cospicua, sono ottenuti dalla vinificazione del Cesanese.

Accanto alle produzioni di vino rosso, i viticoltori di Serrone producono ottima Passerina, il vino bianco della Ciociaria famoso per la sua delicatezza che lo rende un perfetto vino per accompagnare i pasti leggeri.

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STEMMI FLORIDI
STEMMI FLORIDI

La famiglia Floridi ha origini a Norcia, in Umbria, e una sua antenata è stata la nonna (dal lato materno) di San Benedetto. Le radici si perdono quindi nei primi secoli del primo millennio e da allora suoi discendenti si sono distribuiti in diverse parti dell’Italia centrale.

Forse per queste particolari origini, i Floridi hanno sempre mantenuto uno stretto legame con il santo e per anni hanno avuto il Giuspatronato della chiesa di San Benedetto, quella che originariamente si trovava lungo la via San Benedetto e di fronte alla Porta San Benedetto. Questo significava che i Floridi erano responsabili della chiesa e i ‘festaroli’, ossia organizzatori dei festeggiamenti del santo.

Questo legame si era perso nel corso dei secoli e la chiesa di San Benedetto è stata trasformata in una casa privata. Quando Giuliano Floridi lo ha riscoperto nei suoi studi negli archivi storici, ha voluto ritrovare l’antica chiesa e recuperare la cripta, che nel frattempo era stata trasformata in cantina.  La ha pulita, restaurata, affrescata e donata alla collettività.

Ma forse il personaggio più famoso è Bonetto Floridi, vissuto a metà del 1200, che è stato Console a Guarcino e che per il suo paese ha condotto trattative con Fiuggi per acquisire la confinante Valle di Prata Longa. Di sicuro la trattativa è stata condotta in modo molto abile perché al termine Bonetto riuscì a sposare la più bella donna di Fiuggi.

Dopo i successi in patria è andato a combattere nell’ultima crociata e di lui si sono perse le notizie in Terra Santa.

Un altro famoso Floridi, il notaio Antonio, è stato colui che ha redatto gli Statuti di Guarcino e di Fiuggi. È molto interessante notare le differenze delle leggi fra un ‘comune libero’ e uno con un signore feudale. Lo Statuto di Guarcino è ancora un esempio di modernità e, grazie a questo, Guarcino ha goduto di grande prosperità. Nel medioevo, quando Roma aveva 30.000 abitanti, Guarcino ne aveva 4.000.

Uno degli ultimi discendenti è uno storico e artista contemporaneo, Massimiliano, che ha realizzato sculture nei boschi di Campocatino. Anche lui ha scelto la donna più bella e si è unito in matrimonio con la discendente della nobile famiglia dei Doria Panphili.
 

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Cave- Madonna del Campo
Cave- Madonna del Campo

Una delle celebrazioni più antiche e dal rituale originale: questa è la Festa della Madonna del Campo di Cave il 27 aprile di ogni anno. Ma come ha inizio e come si svolge?
Nella festa religiosa i cittadini portano per le vie del paese una antichissima macchina per processioni che è stata realizzata seguendo le immagini de quadro che si trova nella chiesa. La macchina è una vera opera d’arte e durante l’anno è nascosta al pubblico in una antica cassa che la preserva dalle rovine degli anni.
Nella macchina vengono sistemate le 4 statue che rappresentano la Madonna con il bambino in braccio, San Pietro e San Paolo. Ogni statua è molto lavorata e la figura della Madonna viene addobbata con gioielli che nel corso degli anni sono stati donati alla chiesa.
Il complesso della macchina e delle statue è così pesante che servono circa dieci persone per portala in processione e queste si danno il cambio in modo da non stancarsi troppo.
Ma come nasce questo culto ancora così sentito da tutti i cittadini di Cave?
La storia ha inizio nel 1655 quando un contadino che arava la terra con i buoi vede gli animali inginocchiarsi davanti ad una immagine sacra: era una tavola che rappresentava una Madonna con bambino fra i due santi Pietro e Paolo.
Probabilmente l’immagine in stile bizantino faceva parte di una antica chiesa dedicata a San Pietro da papa Simmaco nel IV secolo. La chiesa era stata abbandonata e distrutta durante le invasioni barbariche. Si era persa la memoria della chiesa i cui resti erano stati presto coperti da terra e detriti.
Il nome di Madonna del Campo deriverebbe proprio dal modo in cui è stata scoperta o forse il nome della località ‘Campo’ deriva dal campo di battaglia dove si scontrarono Romani e Prenestini contro Volsci ed Ernici, nel 267 AC. Questi campi aperti erano anche il luogo degli addestramenti militari nel medioevo e rinascimento.
L’immagine venne considerata sacra e divenne meta di pellegrinaggi. Per questo sul luogo del ritrovamento si decise di erigere una nuova cappella soprattutto quando nel 1656 scoppiò la peste nel Lazio e la popolazione aveva bisogno di santi protettori. Nel 1659 iniziarono i lavori che però andavano a rilento perché in contemporanea era in corso di costruzione la nova chiesa di Santa Maria Assunta.
In realtà i soldi finirono per entrambe e le chiese e solo un altro cataclisma, il terremoto del 1703, spinse a completare in fretta i lavori del santuario che venne consacrato nel 1707.
La data del 27 aprile venne scelta in occasione di una nuova emergenza: era il 1837 e fra gli abitanti di Roma di diffuse il morbo del colera. I cittadini di Cave commerciavano con i Romani e avevano bisogno di protezione. Fu scelta la Madonna del Campo e si decise di dedicare il giorno del 27 aprile alle sue celebrazioni.
Nel 1880, il Cardinal Antonio De Luca, con suo decreto, proclamò la Madonna del Campo, Patrona di Cave, insieme con San Lorenzo.
Ancora oggi la festa in onore della Madonna del Campo è un modo di continuare una tradizione molto sentita e di fa rivivere il senso della comunità. E’ un modo per far presentare le i prodotti e le eccellenze del territorio.
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