Frosinone Chamber Orchestra beyond music
Frosinone Chamber Orchestra beyond music

La storia dell’Orchestra è veramente originale perché nasce nel 2104 da tre vecchi compagni di scuola che si sono ritrovati a Fiuggi ad un ‘Convivium’ dedicato ad un concerto di pianoforte e contrabbasso.

I tre amici sono: Annarita Alviani, Capo Segreteria del Questore di Frosinone, Maurizio Turriziani, maestro di contrabbasso e Maurizio Agamennone, etnomusicologo fra i fondatori del Festival della Taranta nel Salento.

Il Prefetto Emilia Zarrilli, donna di grande sensibilità e con un grande amore per la Ciociaria di cui conosce ogni borgo, coglie questo spirito particolare della serata e lancia la sua provocazione per far si che tutto si realizzasse in tempi brevi.

Sembrava insolito che una città con un conservatorio così prestigioso e con una così animata vita culturale non avesse una sua orchestra!

Sono iniziate le prime riunioni ed è stata eletta come presidente Annarita Alviani, l’anima e il collante del gruppo di amici sin da quando erano ragazzi. Quello che è successo dopo sembra il racconto di una favola, sembra l’uovo di Colombo. Come se tutti stessero aspettando questa orchestra.

Frosinone ospita uno dei migliori conservatori italiani eppure sembrava che le orchestre le potessero avere solo le grandi città o le regioni. L’orchestra da Camera di Frosinone oggi è così sentita dalla città che sta rivoluzionando il modo stesso di vivere la città.

Maurizio Turriziani coinvolge immediatamente nella realizzazione di questo " sogno" molti talenti che la Ciociaria ha regalato alla musica fra i quali Loreto Gismondi, Alessandro Minci, Marco Attura e numerosi altri. La prima uscita dell'Orchestra da Camera è il "Concerto di Natale 2014" della Questura di Frosinone con 30 elementi diretti dal maestro Augusto Vismara.

Non avendo sede, le prove del concerto si erano tenute nella Sala Convegni della Palazzina Benessere della Questura.

Forse anche per lo spirito con cui i musicisti vivono la loro esperienza musicale sia dal vivo che sui social, ogni loro spettacolo è una sorta di recital in cui i suonatori raccontano il brano e l’autore in modo che lo spettatore entri nel giusto spirito della musica e possa percepire le sfumature più profonde.

L’amicizia e la goliardia fra i musicisti si percepisce insieme alla loro gioia di suonare insieme. Mitiche le battute sulle ‘mollette’ che tengono i fogli durante le performance all’aperto, quelle che Toscanini non sopportava perché diceva che all’aperto si gioca solo a bocce.

La presenza fra i principali protagonisti di un contrabbasso rende l’Orchestra da Camera di Frosinone ancora più singolare anche nella scelta del repertorio da eseguire. Se Maurizio Turriziani con il suo ingombrante strumento ha costretto tutti a scegliere programmi che comprendono un ruolo importante anche per il suo strumento, dall’altra ha creato una immagine originale dell’Orchestra.

Quando si esibiscono si possono ascoltare musiche particolari ed arrangiamenti unici studiati per dare un ruolo anche al voluminoso contrabbasso facendo entrare lo spettatore in repertori insoliti.

Dal giorno del suo primo concerto, l’orchestra accompagna tutte le manifestazioni ufficiali della città e di tutta la Ciociaria, ha organizzato la prima rassegna estiva a Frosinone e corsi di perfezionamento per ragazzi che vogliono sperimentare l’emozione di suonare in una vera orchestra.

Forse uno degli eventi più suggestivi è stato il saluto al vecchio stadio di calcio Matusa e l’inaugurazione dei lavori del nuovo Parco Matusa dove le foto del contrabbasso sul prato del campo sono state virali sui social network.

Con questa orchestra ancora una volta Frosinone si dimostra una città culturalmente vivace e proiettata nel futuro, pronta a guidare e ad accompagnare i giovani nella nuova identità turistica dell’intera Ciociaria.

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Pope Ormisda and Pope Silverio together forever
Pope Ormisda and Pope Silverio together forever

Frosinone ha dato i natali a due papi che avevano un legame veramente speciale, papa Ormisda e papa Silverio: uno era il padre dell’altro. Ma non c’era peccato perché quando Ormisda ebbe suo figlio era solo un diacono.

Andiamo per gradi perché Silverio rivela sorprese: è uno dei nove papi ad aver rinunciato al pontificato (gli altri sono Ponziano, Benedetto XI, Gregorio VI, Gregorio XII, Clemente I, Giovanni XVIII, Celestino V, Benedetto XVI).

Papa Osmida era nato a Frosinone e si avvicina alla chiesa solo dopo essere stato sposato e aver avuto un figlio. È vicino a Papa Simmaco e lo aiuta a ricucire lo strappo dovuto allo scisma laurenziano.

In quel periodo il cuore politico non è più Roma ma Costantinopoli e gli imperatori mal digeriscono il crescente potere dei papi. Le dispute però non avvengono tanto sui campi di battaglia quanto su questioni filosofiche che sono relative alla gestione del potere.

In quel periodo, Osmida sale al pontificato nel 514, il problema era la divisione fra potere temporale e potere spirituale e questo si rifletteva nella disputa sulla doppia anima di Cristo. Era una persona con una doppia identità, umana e divina, ma aveva anche una doppia volontà?

Per la chiesa romana esisteva una sola volontà (il potere della chiesa) per l’imperatore che appoggiava la chiesa ortodossa esistevano due volontà (papa e imperatore che agivano su piani diversi).

In un primo momento Ormisda riuscì nel compito di riconciliare le chiese e i rapporti con Costantinopoli, soprattutto quando venne eletto Giustino I che era un fervente cristiano. Nel suo pontificato riuscì a smorzare ogni altro tentativo di polemica ed ebbe buoni rapporti con i nuovi governanti ostrogoti in Italia e vandali in Africa.

Silverio era probabilmente nato a Ceccano ed era diventato suddiacono della Campania, un grado che non si usa più ma che rappresentava il primo grado verso il sacerdozio. Divenne papa nel 536 con molte polemiche perché l’imperatrice Teodora voleva un diacono vicino alle tesi della supremazia dell’impero e il compromesso venne trovato proprio su Silverio.

Ma la sua vita non è stata facile e le lotte fra papato e impero assunsero livelli problematici da gestire. I vari conquistatori che si erano spartiti l’impero romano si facevano la guerra fra loro usando sempre il papa come una pedina del gioco del potere.

Roma si trovò devastata da Goti e Bizantini mentre l’imperatrice Teodora combatteva la sua battaglia personale contro Papa Silverio. Teodora aveva ambizioni di recuperare il potere su Roma ma la crescita della figura religiosa del papa lo impediva. Sotto il problema della doppia natura di Cristo (umana e divina) si celava la lotta fra papato e impero che non cesserà fino all’unità d’Italia.

Teodora alla fine riuscì ad accusare papa Silverio di complicità con i Goti e il papa fu costretto a dimettersi e ad andare in esilio prima in Turchia eppoi nell’isola di Palmarola, parte del meraviglioso arcipelago laziale. Qui è sepolto ed è venerato come patrono dell’isola di Ponza.

Insieme a suo padre Ormisda, San Silverio è patrono di Frosinone e i due sono così uniti per sempre.

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Soundtracks in Castelnuovo Parano by Chamber Orchestra of Frosinone
Soundtracks in Castelnuovo Parano by Chamber Orchestra of Frosinone

L’Orchestra da Camera di Frosinone nelle sue varie formazioni, come solisti, quartetti, quintetti, orchestra e orchestra piena, si presenta nelle città di Ciociaria nelle festose serate di questa calda estate.

Questa sera, una particolare giornata di agosto, il 10, il giorno in cui celebriamo San Lorenzo, ci siamo ritrovati sulle montagne dei Monti Aurunci sulla strada che porta da Cassino a Formia dove ci si imbarca per l'isola di Ventotene.

Il nostro borgo è Castelnuovo Parano, e il posto del concerto è la frazione Terra, appollaiata sulla cima di una collina che domina le valli che conducono verso il mare. La città ha avuto la sua rinascita in stile medievale dopo la distruzione della guerra e ora offre una piacevole passeggiata e su e giù per i vicoli e i belvedere.

Gli incendi che hanno portato tristezza, dopo un mese di una eccezionale ondata di calore, hanno creato una foschia intorno a tutte le catene montuose del Lazio. E questo foschia sembra aver intrappolato il caldo del giorno anche quando il concerto inizia in una piazza piena intorno alle 22.00.

Stasera, a Piazza Minerva l’orchestra è un ‘nontetto’, nove musicisti di legni diretti dal giovane Marco Attura e accompagnati da un clarinetto lirico. Come ingegnere in pensione, è difficile per me evitare di analizzare i vari musicisti che l’Orchestra da Camera di Frosinone materializza in ciascuno di questi elementi.

Stasera il nonno del gruppo a destra sul retro ed è, naturalmente, il contrabbasso: potente e, talvolta, delicatamente pizzicato e strofinato dalle abili mani di Maurizio Turriziani.

Il potere del contrabbasso può essere riconosciuto dal supporto dato dai coprotagonisti seduti di fronte sotto allo strumento verticale. La sua famiglia comprende i fratelli più piccoli: 2 violoncelli e due cugini distanti (umili viole). Le musiche e le melodie provengono da quelli che potrebbero essere i suoi nipoti, i quattro violini guidati da Loreto Gismondi.

E stanotte, qual è il nostro intrattenimento?

Siamo stati portati nel mondo del cinema per vivere sotto l'influenza dei film con un'ampia selezione di pellicole degli ultimi 50 anni, in gran parte diretti da famosi registi italiani. Alcuni molto conosciuti in America come ‘Il buono, il brutto e il cattivo’ con Clint Eastwood.

Le immagini di ciascuno film sono visualizzate su una parete di pietra dietro i violinisti, e aiutano il pubblico a combinare le immagini con le emozioni audio del loro film.

Tra le immagini che custodirò di questa magica notte ai film, c’è una sezione dell’ultimo brano dove i musicisti guidati da Loreto Gismondi hanno creato una perfetta interpretazione di quello che mi ricordo come 'Rawhide'.

Forse la mia memoria svanisce, ma guardando l'arco di Loreto solleticare le corde e aggiungendo le sensazioni della musica, è stata un'esperienza meravigliosa.

Poi, ovviamente, le classiche chiacchiere italiane e un bicchiere o due di vini freschi locali qualche volta portano la notte a concludersi in qualche momento prima alle prime luci della mattina.

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San Felice of Cantalice the first Capuchin saint
San Felice of Cantalice the first Capuchin saint

San Felice da Cantalice nasce nel 1515 e ha il particolare primato di essere stato il primo santo dell’Ordine dei Cappuccini. Ma come è stato possibile e chi sono i Cappuccini?

L’ordine dei Cappuccini nasce intorno al 1520 ed è uno dei cosiddetti ‘ordini minori’ mendicanti che riprendevano lo spirito di San Francesco. Facciamo un salto nel tempo e osserviamo la situazione del momento.

Il Rinascimento aveva trasformato la società: i castelli si erano trasformati in palazzi signorili e tutta l’Italia era un cantiere di costruzioni. Si faceva a gara fra signori e fra Stati a chi costruiva il palazzo o la chiesa più bella.

Per far questo servivano molti denari, soprattutto se si voleva costruire la nuova basilica di San Pietro iniziata intorno al 1506. Per far questo bisognava escogitare il modo di agire sulle tasse oppure di vendere qualcosa che tutti volevano.

Si percorsero tutte le strade. I lavori delle chiese non venivano tassati e tutti i materiali riportavano la scritta AUF – Ad Usum Fabricae che significava che erano destinati ad una delle chiese e per questa ragione non pagavano dazi. Grazie ad una poesia del grande poeta romano Gioacchino Belli si ha l’espressione attuale di ‘magiare a uffa’ che vuol dire ‘mangiare senza pagare’.

L’altra idea della chiesa era quella di iniziare a ‘vendere indulgenze’, ossia una persona poteva pagare per avere il perdono dei peccati e sperare di andare in paradiso più in fretta, con poco purgatorio.

A questo clima di abbandono di ogni aspetto spirituale si contrapposero due grandi spinte: Martin Lutero con la riforma protestante e lo scisma della chiesa e una forza interna di nuovi Ordini Minori. San Felice nasce a Cantalice, vicino Rieti, ed il suo modo di sentire la fede lo porta ad abbracciare l’ordine dei Cappuccini.

Sin da bambino si sente attratto da una vita semplice e le storie dicono che i primi miracoli avvengono presto assieme alle autoflagellazioni che si infliggeva. In paese lo conoscono tutti per il miracolo dell’acqua quando ha fatto sgorgare una nuova sorgente in un periodo di siccità. Sul posto è stata poi costruito un santuario con il nome proprio di San Felice all’Acqua.

L’altro miracolo che lo ha reso noto era quello accaduto poco prima di entrare nell’ordine quando si trovava in campagna con il signorotto Marco Tullio Pichi. Un aratro con i buoi gli passa sopra lacerandogli il petto, ma non esce sangue e la ferita si rimargina subito.

Con i Cappuccini si sposta a Fiuggi eppoi a Roma dove praticamente vive tutta la sua vita da frate. I suoi comportamenti semplici e particolari lo rendono noto a tutti e San Felice conosce papi, cardinali ma soprattutto tanta gente semplice. San Filippo Neri gli è amico e San Carlo Borromeo lo tiene in considerazione.

Girava a piedi nudi mendicando pane, vino e olio per i poveri e per il convento. In cambio canticchiava e predicava senza sosta e, ogni tanto, operava qualche guarigione miracolosa. Era considerato ‘il medico divino’ e nel suo processo di santificazione sono state elencate molte delle sue guarigioni.

Un episodio molto noto era quello di una sua estasi con la visione del bambino Gesù fra le sue braccia e papa Sisto V decise allora di emulare il frate cappuccino. Si fece face un ritratto per la sua tomba in cui aveva fra le braccia il piccolo Gesù.

San Felice da Cantalice è anche il protettore degli allevatori dei Bachi da Seta perché in un suo miracolo speciale. Il santo aveva salvato un allevamento i cui bachi stavano morendo a causa di una malattia infettiva.

Quando morì nel 1587 dalla cassa dove era stato deposto il corpo, per 3 anni uscì del liquido color argento con il quale furono guarite molte persone. Fu proclamato santo nel 1712 da papa Clemente XI e viene festeggiato ogni anno il 18 maggio.

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History of the Potato and Petata of Leonessa
History of the Potato and Petata of Leonessa

È una delle prime parole che imparano i bambini e ognuno di noi ne ha mangiate molti chili, sembra che faccia parte della nostra civiltà da sempre ma ha avuto periodi di ostruzionismo: questa è la sintesi della storia della patata.

La patata arriva in Europa con i conquistatori spagnoli del Perù, che la prendono dagli Inca, e la sua prima descrizione risale al 1537. Dalla Spagna passa nei Paesi Bassi e in Italia (che era in parte un possedimento spagnolo) e qui viene chiamata ‘tartuffolo’ o ‘tartufo bianco’.

La sua prima comparsa in Inghilterra è nel 1588 grazie a Walter Raleigh, uno dei più famosi avventurieri della regina Elisabetta I. Walter era un navigatore e corsaro che scoprì territori americani e scelse il nome di Virginia per il nuovo stato americano in onore della sua amata regina.

Per molti anni la patata non gode di grande successo, forse perché la sua forma bitorzoluta ricordava un lebbroso, forse perché non era citata nella Bibbia, forse perché molti mangiavano le foglie che sono velenose. In Italia la patata viene portata alla fine del XVI secolo dai padri Carmelitani che consigliavano alcune ricette, ancora molto moderne, seppure con scarso successo.

Il successo della patata è dovuto a due fattori trainanti: la carestia del 1770 e le politiche intraprendenti del Re Sole di Francia.

Dal 1700 patata e mais, grazie alla loro resa agricola, diventano gli alimenti principali della dieta degli europei. Nel nord Europa la grande fame provocata dalla guerra dei sette anni (1756-1763) e dalla carestia del 1770-72 spinge le persone al consumo della patata che, crescendo sotto terra, si era salvata dalle distruzioni degli eserciti.

Ma la trasformazione da cibo per la sussistenza a prodotto alimentare ricercato, gustoso e appetibile, si deve ad un agronomo francese, Augustin Parmentier.

Mentre era prigioniero in Prussia, Augustin conosce la patata e la presenta in Francia come un ‘pane già fatto’ che non ha bisogno di mugnaio o di fornaio ad un premio per nuovi cibi contro la carestia.

Il re se ne innamorò e emanò un editto per obbligare tutti a coltivare questo tubero. Ma la costrizione non ebbe effetto ed allora il re, consigliato da Parmentier, usò un altro stratagemma. L’idea era di suscitare invidia e senso di emulazione da parte delle persone per portarle a desiderare di coltivare da soli le proprie patate.

Il re fece piantare le patate in un’area a Campo di Marte e fece presidiare questo terreno da guardie reali dicendo che si trattava di coltivazioni destinate solo al re. Questo suscitò piccoli furti e ruberie dei tuberi.

Dopo soli pochi anni la popolarità della patata era indiscussa e le sue ricette erano presenti in tutti i libri di alta cucina.

L’invenzione delle crocchette arriva nell’Ottocento grazie ad Antoin Careme.

Oggi la patata si consuma praticamente in tutto il mondo in molte ricette diverse ed è alla base della alimentazione di buona parte della popolazione occidentale. I diversi tipi di patate sono classificati in base alle caratteristiche della polpa a pasta gialla o a pasta bianca, più adatta per purè.

La patata – pètata Leonessana

L’altopiano di Leonessa, a una quota di quasi 1000 metri, è tradizionalmente vocato alla coltivazione della patata che qui assume un gusto e proprietà nutritive uniche. Il terreno ha meno ossigeno ma più nutrienti come vitamine e minerali e pochi zuccheri.

In queste condizioni la patata, sia quella a buccia rossa che bianca, è un po’ più piccola del normale e più farinosa e sicuramente più saporita. Pronta subito all’uso perché asciutta.

Lo zucchero, presente solo per il 16%, rende la patata di Leonessa adatta anche ai diabetici e alle cure dimagranti per i quali il dott. Ivo Pulcini ha creato una particolare dieta. È particolarmente indicata anche per gli sportivi proprio per la sua alta digeribilità.

Le qualità della patata di Leonessa sono talmente particolari che dal 1990 ogni ottobre si festeggia con la ‘Sagra della Petata Leonessana arrosta, lessa e rescallata 'ideata e realizzata dal prof. Ivo Pulcini nel 14.10.90, con tanto di premio per la patata più grande.

Il nome dialettale sottolinea il forte legame con il territorio e il modo in cui tradizionalmente viene cotta. La patata ‘rescallata’ è un’antichissima ricetta in cui le patate lesse vengono saltate in padella con cipolla e pancetta fino a renderle profumate. Da provare assolutamente!

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Papa San Vitaliano di Segni
Papa San Vitaliano di Segni

Papa San Vitaliano di Segni ha governato la chiesa tra il 657 e il 672 in un periodo di intensa attività politica e militare in cui l’Italia era saccheggiata da amici e nemici.

Era il tempo in cui si dovevano ben definire i rapporti fra l’autorità religiosa e quella civile. Da una parte il declino delle autorità politiche in occidente (mentre reggevano ancora a Costantinopoli) e dall’altra una chiesa che tentava di occupare anche un ruolo politico.

Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capire cosa accadeva a Costantinopoli, in quello che ancora era l’impero di origine romana.

Per chi conosce l’urbanistica romana, visitare Istanbul è una esperienza unica perché si possono trovare molte tracce della vita sociale romana nell’assetto stesso della città.

In quegli anni l’imperatore d’oriente era Costante II, arrivato molto giovane sul trono. Il suo regno era accerchiato dagli Arabi che volevano il Nord Africa, Egitto e la Sicilia per poi arrivare al cuore dell’impero. Il loro regno era in tale espansione che, per fronteggiare la loro avanzata, Costante II fece un accordo con l’imperatore Taisun della Cina.

Nel frattempo i Longobardi si stavano prendendo l’Italia conquistando importanti aree con i Ducati di Ravenna, Spoleto e Benevento. Roma resta un’area sempre più amministrata da un papato che si sta trasformando in uno stato.

Il rapporto fra imperatore e papa è molto problematico perché Costante appoggia in qualche modo le teorie secondo cui Cristo ha due anime (terrena e divina) e due diverse volontà. Mentre Papa Martino I non era d’accordo con queste teorie, chiamate Monotelitismo, e professava il fatto che Cristo avesse due anime ma una sola volontà.

Questa disputa filosofica in realtà nascondeva la lotta per il potere sulla terra e la coesistenza del Papa con re e imperatori. Costante II cercò di far uccidere papa Martino I che sopravvive ma finisce i suoi giorni in esilio.

Questo era il clima quando, nel 657 viene eletto papa Vitaliano I, nato a Segni e deciso a trovare un po’ di pace cercando armonia con tutti. Quello che ottenne è una serie di scomuniche incrociate fra papa e patriarca, spalleggiato dall’imperatore di Costantinopoli.

Costante II, che era un violento e un arrogante, decise allora di venire in Italia a prendersi quello che restava dell’impero romano. Costante arrivò in Italia ma non riuscì in molte delle sue volontà.

Soggiornò 12 giorni a Roma (è il primo imperatore dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente) e fece comunque in tempo a finire di depredare monumenti e tesori. È lui che ruba le tegole in bronzo dorato del Pantheon assieme a tutte le statue e decorazioni interne.

Nel frattempo Costante II muore a Siracusa e Vitaliano aiuta a far eleggere al trono il figlio legittimo di Costante II. La lotta per la successione è dura e il nuovo imperatore si dimostra grato a papa Vitaliano.

Con questa tregua l’imperatore tornò ad occuparsi dell’avanzata araba e Vitaliano delle questioni inglese e dell’arte.

Lasciati a sé stessi, dopo la caduta dell’impero romano, gli inglesi avevano presto adottato usi celti e questo indeboliva la figura del papato. Papa Vitaliano con i suoi vescovi ripristinò la data di celebrazione della Pasqua, ma dobbiamo ammettere che nessuno riuscirà più a tenere testa agli inglesi!

L’eredità di Vitaliano è però comunque arrivata fino ai nostri giorni perché è grazie a lui che si sviluppò definitivamente la Schola cantorum fondata da papa Gregorio e fu Vitaliano ad introdurre l'uso dell'organo nella liturgia romana.

Alla sua morte nel 672 è stato sepolto nella antica basilica di San Pietro.

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Notte di San Lorenzo - Zagarolo
Notte di San Lorenzo - Zagarolo

Una settimana di festa per San Lorenzo, patrono di Zagarolo, tra religione e tradizione. Una notte fra le stelle cadenti, i calici e le feste religiose il 10 di agosto.

Zagarolo è un gioiello di bellezze artistiche, il trionfo delle chiese barocche nei Castelli Romani, posto su una collina di tufo sulla via Francigena del sud che tradizionalmente collegava Roma con Brindisi e la Terra Santa.

San Lorenzo era di origine spagnola e lascia la sua terra alla volta di Roma insieme al suo maestro, il futuro papa Sisto II. Durante il pontificato di Sisto II, Lorenzo diventa arcidiacono rinunciando a tutti i suoi possedimenti e dedicando la sua vita alla carità cristiana verso i poveri e i deboli.

Un editto del 258 dell’imperatore Valeriano, che voleva la morte del papa e di tutti i suoi aiutanti, segna il martirio di Lorenzo. Il 10 agosto a soli 33 anni viene bruciato vivo su una graticola, che ancora oggi è il suo simbolo, messa sui carboni ardenti.

Una sua reliquia con il sangue è custodita ad Amaseno portata da un soldato che aveva assistito al martirio e ogni anno, il 10 agosto, si si ripete il miracolo della liquefazione del sangue proprio come accade per quello di San Gennaro!

Tradizionalmente il 10 agosto è famoso anche per un altro evento: la caduta delle stelle cadenti, ossia il passaggio delle Perseidi. E’ tradizione passare la notte a testa in su scrutando il cielo in cerca del buon augurio di una stella cadente.

Con queste premesse Zagarolo vive una intera settimana di feste religiose e pagane!

Il giorno prima di San Lorenzo, nelle vie di Zagarolo si celebra una rievocazione delle lotte che le confraternite combattevano per aggiudicarsi il privilegio di portare il Santo in processone.

“La contesa della macchina processionale” è una gara giocata tra squadre che provano a trasportare lungo un tragitto preciso, segnato da regole e ostacoli un enorme struttura. Chi vince si aggiudica l’onore di portare a spalla il Santo nella solenne processione.

Contemporaneamente, le notti d’estate si animano con la festa di ‘Calici sotto le stelle’ nel cortile di Palazzo Rospigliosi dove si gusta il migliore vino locale e una ottima selezione prodotti locali osservando le stelle cadenti.

Il giorno dopo, quello della festa religiosa, viene celebrata una messa solenne nella chiesa dedicata a San Lorenzo, seguita da una processione con la statua del santo lungo le vie di Zagarolo.

Le giornate di festa vengono allietate da tanti altri eventi che animano l’estate. Il palio de “La Graticola” (simbolo del martirio di San Lorenzo), dove i quattro borghi storici si sfidano in gare e giochi che decretano il rione vincitore.

Zagarolo ci aspetta nella notte delle stelle cadenti per festeggiare San Lorenzo in modo veramente originale!

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Nuovo stadio del Frosinone 2
Nuovo stadio del Frosinone 2

Quando si vive uno sport con il vero spirito del gioco, allora possono succedere momenti di gioia collettiva come quelli della comunità locale durante la costruzione del nuovo stadio di Frosinone.

Nel 2015 il Frosinone arriva in Serie A e improvvisamente tutti scoprono una parte d’Italia che prima di allora era solo una periferia ‘burina’ di Roma. Scoprono non solo una squadra motivata e ben organizzata, ma anche una tifoseria modello e un modo di vivere lo sport da parte di tutta una intera provincia.

I giocatori del Frosinone si fanno amare per il loro coraggio e i tifosi per il loro spirito sportivo. A completare l’immagine mancava uno stadio che potesse contenere tutti i tifosi e che desse una immagine moderna della città.

E lo stadio Benito Stirpe, da nome del padre del presidente del Frosinone nonché primo visionario, è arrivato con lo stesso stile con cui Frosinone sta facendo conoscere il suo valore e quello della sua splendida provincia. Uno stadio dall’architettura sobria ma ardita che contiene 16.000 posti coperti.

È stato scelto di affidare progettazione ed esecuzione a professionisti e imprese locali che così possono dimostrare il loro valore.

Una sostenibilità sociale e un amore per il territorio che va oltre le convenienze economiche di breve periodo.

E questa scelta ha portato a delle conseguenze inaspettate. La costruzione dello stadio, o meglio il suo completamento perché lo stadio era già stato avviato dal comune di Frosinone, è stata sentita dalla popolazione come parte della loro vita quotidiana.

Ogni giorno tra le 200 e le 250 persone andavano vicino al cantiere per controllare l’andamento dei lavori e fare domande al capocantiere, al progettista e agli operai. Ci racconta Enrico Renzi, un architetto di Ceprano che fa parte del gruppo di 9 professionisti incaricati:

“Queste persone aspettavano lo stadio da 40 anni ed erano così felici e orgogliose dei successi della squadra che venivano per condividere la loro gioia. Il loro contributo non è stato di critiche ma una manifestazione di amore.”

Quello dello stadio del Frosinone è stato forse uno dei cantieri più ‘social’ del mondo con continui aggiornamenti in diretta sull’andamento dei lavori!

Ad un certo punto si sono cominciati ad alzare le pareti laterali e gran parte del cantiere è stato coperto alla vista dall’esterno e allora la dirigenza ha pensato di organizzare delle piccole visite per continuare a tenere aggiornati gli irriducibili che continuavano a venire nell’area del cantiere.

“la cosa più divertente - continua Enrico Renzi – è stata quando sono arrivate le due grandi autogru che dovevano sollevare le due grandi travi di ferro lunghe 90 metri e alte 8 metri che coprono la tribuna centrale. Le gru sono arrivate da Fincantieri e da Genova ma non avevano segni che dimostrassero la loro provenienza. Sono iniziate leggende metropolitane sulla loro storia ed allora abbiamo deciso di organizzare una piccola conferenza in cantiere per raccontare la loro storia a tutti i nostri osservatori irriducibili”.

Lo stadio è un momento di aggregazione e uno stadio costruito da imprese locali in un momento di crisi economica generale è un momento di orgoglio e di amore che la dirigenza del Frosinone ha giustamente deciso di condividere con i suoi supporter.

Resta solo una richiesta da parte dei tifosi che riguarda la storia della loro storica mascotte, il cane Chicco che è ancora seppellito nell’area del vecchio stadio Matusa che ora si sta trasformando in un parco urbano di arte e natura.

Il cane era stato trovato a San Donato di Val Comino da alcuni giocatori e da allora ha vissuto tutta la sua vita nello stadio partecipando con inusuale dedizione a tutte le emozioni del Frosinone. È stato curato e amato da tutti i tifosi che ora ancora vogliono condividere con lui l’orgoglio e la gioia del nuovo stadio!

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