La visione di Alberico- Tonino Bernardelli
La visione di Alberico- Tonino Bernardelli

La Visione di Alberico è la storia di una visione, poi trascritta dal Monaco Guido di Montecassino, di un bambino di 10 anni che visita l’aldilà: Inferno, Purgatorio e Paradiso. La pergamena originale è ancora custodita nell’Abbazia di Montecassino ed è scritta in Gotico-Capuano.

La storia era molto nota ai tempi di Dante e si dice che lo abbia ispirato. Da notare che Dante nel corso della sua vita, si è recato almeno due volte da Firenze a Napoli facendo sicuramente sosta a Montecassino. Qui può aver sentito la storia della Visione ed aver tratto ispirazione per il suo capolavoro La Divina Commedia.

Alberico era nato intorno al 1100 da una famiglia nobile di Settefrati, nella Val Comino. All’età di 10 anni era rimasto privo di coscienza per nove giorni e nove notti, a causa di una malattia, durante i quali ebbe una visione in cui visitava l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso.

Per questa sua particolarità entrò nel monastero benedettino di Monte Cassino, allora retto dall’Abate Gerardo (tra il 1111 e il 1123) e condusse una vita da monaco esemplare. Nel monastero raccontò la sua visione al monaco Guido che la trascrisse, con qualche ritocco e aggiunta.

Il racconto di Alberico si arricchiva di particolari e storie e l’Abate decise di far riscrivere la storia da un altro monaco, ma questa storia non è stata conservata. Alberico nel frattempo era stato mandato probabilmente ad Atina dove è morto.

Nella Visione, Alberico viene sollevato in aria da una colomba bianca e accompagnato da San Pietro e dagli angeli Emanuele ed Eligio a visitare prima il pozzo dell’Inferno.

Qui scopre che le pene dei dannati variano di intensità con l'età e con la gravità del peccato: gli adulteri, gli infanticidi, i padroni ingiusti verso i loro sottoposti, gli omicidi, i vescovi che hanno tollerato preti spergiuri e adulteri sono immersi in un luogo ardente di fuoco.

Nel cuore dell'Inferno Alberico trova un enorme drago incatenato che inghiotte con la bocca di fuoco molte anime fra le quali Giuda Escariota, Anna, Caifa ed Erode.

Grazie a San Pietro, Alberico raggiunge poi un campo profumato di gigli e rose, dove le anime godono in letizia del refrigerium. In mezzo al campo c'è il Paradiso vero e proprio, dove le anime entreranno dopo il giudizio universale. Qui trova San Benedetto da Norcia perché gli angeli e i santi sono già ammessi al Paradiso.

Nella Visione non è presente anche il Purgatorio e si legge di un ponte sul fiume "purgatorio" dove le anime riescono a passare se sono leggere, perché cariche di pochi peccati.

Il ponte ha la particolarità di diminuire di larghezza con la gravità dei peccati in modo che le persone più colpevoli non riescono ad attraversarlo e cadono.

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Bellegra- Reliquie Museo convento Francescano
Bellegra- Reliquie Museo convento Francescano

Ci sono 4 gradi per arrivare ad essere santi (servo di Dio, venerabile, beato e santo) e quasi cento religiosi che sono passati per il Ritiro e Convento Francescano di Bellegra sono su questa lista. Ma come è possibile?

Per capirlo per prima cosa conviene andare a Bellegra in auto o a piedi lungo una deviazione del Cammino di San Benedetto. Subiaco si vede al di la della Valle dell’Aniene e si riconosce la rocca e il monastero di Santa Scolastica. Bellegra era una delle tappe nel cammino verso Roma.

Il convento, o ritiro, è immerso in un cono di silenzio. Non siamo abituati all’assenza di rumori e forse questa è la prima forte sensazione che si prova. Si sentono i suoni del bosco e degli animali e null’altro. Non ci sono strade, radio, schiamazzi cittadini. Null’altro che pace.

Il convento è stato fondato da San Francesco durante il suo andare e venire da Roma per far approvare la Regola del suo ordine. Innocenzo III aveva dato un suo consenso verbale, ma papa Onorio III e la sua curia cambiavano articoli, perdevano documenti e cercavano di ritardare la nascita dei francescani.

Ed è grazie a papa Gregorio IX che era passato per Bellegra, e aveva conosciuto San Francesco, che la Regola venne approvata ed insieme ad essa l’autorizzazione ‘ad essere poveri’.

Una chiesa povera faceva paura a chi ancora era immerso nel compito di avere sia il potere temporale e quello spirituale su questa terra.

Il ritiro di Bellegra conserva questa semplicità e la poesia di una vita semplice che si può appena percepire visitando il museo con le piccole celle dei frati. Si vedono antiche vesti, gli strumenti con cui si flagellavano e i pochi mobili che utilizzavano.

Due Santi hanno contribuito a creare questo ‘miracolo’ di pace: San Francesco e San Tommaso da Cori nel Settecento.
Partiamo dal primo: il convento di Bellegra era una tappa del cammino e san Francesco vi sostò donando anche al convento lo spirito che avrebbero dovuto seguire i frati nei secoli successivi.

Si racconta che nella zona vi fossero molte scorribande di briganti e che i boschi fossero pericolosi. I briganti avevano anche fame e spesso andavano al convento a chiedere da mangiare. La popolazione era nel dubbio se aiutare i briganti prima della loro conversione o aspettare il loro pentimento.

San Francesco non ebbe dubbi e chiese ai suoi monaci di andare nel bosco a cercare i banditi per offrire loro a mangiare pane e formaggio. Le volte successive chiese di portare pane, formaggio e di aggiungere il vino.

La conclusione fu che i briganti cessarono le loro scorribande e tre di essi entrarono nel convento e oggi sono santificati. La conversione dei tre ladroni è la storia che ha avvolto il convento e creato l’alone di santità attorno ad esso.

Forse per questo nel 1700 San Tommaso da Cori decise di stabilirsi proprio qui dove resterà per tutto il resto della vita. Qui viene scritta la nuova Regola dei Frati Minori: 12 punti incentrati sulla meditazione e sulla povertà che poi sono stati adottati da tutti i Francescani.

Ad esempio viene fatto divieto assoluto di possedere denaro anche per usarli a fini giusti. I frati possono solo avere fiducia nella provvidenza e nella preghiera che muove la provvidenza stessa.

San Tommaso era un vero maestro spirituale e ha plasmato questo luogo sullo spirito francescano, che si era affievolito nei secoli, e ha fatto del silenzio e della ricerca interiore le basi della vita quotidiana dei frati di Bellegra.

Non a caso, dopo di lui sono avvenute le incredibili manifestazione di santità in molti frati tanto da essere giunti quasi al numero di 100 persone che sono sui vari gradi verso la santità.

Il convento ospita una scuola di meditazione per religiosi e pellegrini che vogliono sostare una notte nel loro cammino, che è sempre anche un cammino interiore. Una esperienza a San Francesco di Bellegra è qualcosa che segna la vita e, forse, può essere l’inizio per molti altri verso la santità.

Non dimenticate di sostare una notte in questo convento durante il cammino verso Subiaco. 

Vi cambierà la vita!

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I sotterranei della Cattedrale di Anagni

Nei luoghi più nascosti dei grandi edifici che hanno fatto la storia, sotto i nostri piedi, si nascondono ambienti affascinanti, quasi sempre sconosciuti persino a chi vive nelle immediate vicinanze.

È questo il caso delle strutture sotterranee della Cattedrale di Anagni. Molti conoscono la celebre cripta di San Magno (nota come la “Cappella Sistina del Medioevo”) con i suoi mirabili affreschi perfettamente conservati, posta al di sotto dell’altare maggiore della Cattedrale, ma pochi sanno che esistono degli ambienti interrati nel vicino Orto dei Canonici, detti “grottoni”. I grottoni sono in realtà le fondamenta di un palazzo vescovile che nel medioevo era unito alla Cattedrale.

Probabilmente, ai tempi di papa Bonifacio VIII, funzionavano da scuderie e mettevano in collegamento l’episcopio con il vicino Palazzo Trajetto, appartenuto allo stesso papa.

In questo luogo si può rivivere la storia della grandezza di Anagni attraverso le più misteriose strutture che nel corso dei millenni hanno caratterizzato il colle sacro della città, la cittadella fortificata con la Cattedrale e i palazzi papali.

I primi scopritori credettero di trovarsi di fronte a delle grotte e solo più recentemente, grazie agli studi degli archeologi e degli storici, i segreti legati a questi luoghi si stanno svelando ai cittadini e ai molti visitatori che raggiungono la Città dei Papi per riscoprire le nostre tradizioni.

Per coloro che visitano il percorso museale della Cattedrale, il tour si conclude con gli ambienti del Lapidario, aperti su una grande terrazza panoramica affacciata sui verdi monti Ernici, alle spalle di Anagni.

In pochi si accorgono che sotto il pavimento si cela un enorme spazio cavo, usato fino a qualche decennio fa come cisterna per la raccolta dell’acqua piovana e mai aperta al pubblico.

Durante la visita speciale organizzata nel weekend del 2, 3 e 4 giugno 2017 sarà possibile accedere in questo ambiente dal fascino unico. Tenteremo di capire insieme la sua storia e di verificare in prima persona le diverse teorie che ruotano attorno ad esso: si tratta di un’antica chiesa? Di una cripta?

Questi ambienti saranno visitabili insieme per la prima volta grazie ad un percorso guidato realizzato appositamente per quei visitatori curiosi e intraprendenti, novelli speleologi che hanno voglia di scoprire la storia più affascinante della nostra cattedrale attraverso le vicende edilizie dei suoi angoli più nascosti.

venerdì 2, sabato 3 e domenica 4 giugno 2017 saranno organizzate visite di un’ora che possono essere effettuate solo con guide del Museo della Cattedrale di Anagni e dall’Associazione Artesìa. E’ indispensabile che tutti i partecipanti indossino calzature e abiti comodi. Si consiglia la prenotazione al tel: 0775 728374 (9:00 - 13:00 / 15:00 - 19:00) Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sito internet: www.cattedraledianagni.it – www.artesiaroma.it 

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Vico nel Lazio chiesa Santa Maria - Bettiol - 14
Vico nel Lazio chiesa Santa Maria - Bettiol - 14

Per una tradizionale famiglia italiana, non ci può essere orgoglio più grande che quello di consegnare un bambino al servizio di Dio, sia come prete o suora.

Per uno straniero questa può sembrare una situazione insolita in una società moderna dominata da rapporti umani egoistici e dal denaro, ma quando si cammina all'interno delle mura di una vecchia città come Vico nel Lazio, e si è proiettati indietro nella sua storia medievale, è possibile comprendere un po’ di più la storia della Chiesa e l’effetto che ha sulla sua gente.

Una storia dove i nobili e perfino le famiglie con meno "sangue" davano i loro figli più giovani alla chiesa. Naturalmente, per i nobili, l'ambizione era di salire la scala del potere per ottenere un cardinale, o magari anche un papa.

L'assenza di un figlio per i diversi anni di studio e di preghiera viene premiata se quel 'ragazzo' diventa prete e torna alla comunità per servire e aiutare. Per una famiglia deve essere una grande gioia quella di accogliere a casa come sacerdote nella sua città natale il figlio, ora figlio di Dio, specialmente all'interno delle mura di Vico nel Lazio.

Questa celebrazione si è svolta domenica 14 maggio, quando Don Mattia ha celebrato la sua prima messa all'interno delle mura di Vico nel Lazio tornando da Roma. Solo la domenica precedente, infatti, don Mattia era stato ordinato da Papa Francesco a San Pietro dopo aver frequentato il Pontificio Seminario Maggiore di Roma.

Ora immaginate la scena a Vico nel Lazio attraverso gli occhi e le orecchie di uno sconosciuto, quando la città ha aperto le sue mura e ha accolto il figlio a casa per celebrare la sua prima messa.

Ci sono molte chiese disseminate dentro e fuori le mura di Vico, ognuna con una targa vicino alla porta d'ingresso che racconta la sua storia. Santa Maria è una chiesa benedettina romanica del XIII secolo ed è dedicata alla Madonna del Rosario ed è stato qui che Don Mattia ha scelto di iniziare la sua guida delle anime di questa città.

L'ingresso principale della chiesa è dalla piazza, sul lato sinistro dell’edificio. Vicino l’ingresso, appena oltre la porta, in una teca di vetro, si trova una bella statua di Madonna in un mantello bianco splendidamente ricamato mentre la statua principale della Madonna è sopra l'altare ornato.

A quanto pare, Don Mattia era stato membro della Confraternita della Madonna del Rosario sin dall'infanzia. Ed era un membro particolarmente importante nei giorni di festa per portare la statua in processione per la sua forza. Tuttavia, in questo giorno la processione, dalla sua casa materna all'entrata principale della chiesa, era in suo onore.

Siamo arrivati presto in una calda giornata di primavera per trovare posto sulle panche già affollate. Fuori la chiesa, la banda locale, per lo più ottoni e tamburi guidati da alcuni clarinetti, era preparata per la cerimonia di accoglienza. Nel momento in cui le campane suonavano, la chiesa era già traboccante.

Mentre sedevo ad aspettare, osservavo il pubblico e mi divertivo con le statistiche: sembrava che l'età delle signore del Vico nel Lazio avesse strane connessione con la loro presenza in chiesa. La mia scelta di un posto alla fine di un banco, infatti, non ha protetto la mia relativa giovinezza, dato che ad un certo punto sono arrivate una serie di signore ottuagenarie con una maggiore necessità di tali posti.

La chiesa era piena di emozionante attesa quando Don Mattia è entrato accompagnato da sacerdoti locali. Il coro, in piedi a sinistra dell'abside, è stato completato dai membri della banda che avevano terminato la loro prestazione pre-messa. Il coro era una combinazione di bambini abbastanza piccoli e di uomini in anni avanzati, che adempivano ai ruoli di basso e baritono.

Nei banchi frontali vi era la famiglia e i rappresentanti delle autorità, mentre ai lati vi erano gli uomini della città, soprattutto adeguatamente vestiti per l'importanza della celebrazione.

Il celebrante Don Mattia ha celebrato le sue funzioni della messa con dignità emotiva e gioia manifesta. Il ‘segno della pace’, la comunione, è stato dato liberamente e ampiamente, e i comunicanti si sistemavano in lunghe code per ricevere la benedizione dal loro nuovo sacerdote.

La "festa di compleanno" è entrata nel suo pieno svolgimento dopo la conclusione della messa, quando sono stati annunciati e consegnati i doni: in primo luogo una icona dalle parrocchie di Vico, poi un set con il necessario per celebrare la Messa dal sindaco e una casula mariana dalla Confraternita.

E poi sono venute le feste, i fuochi d'artificio in pieno sole, un lungo pranzo e una torta! Questo è come si Accogliere, celebra e adora Dio con un felice spirito italiano!

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Anagni - Rio e Marmitte dei Giganti - Carlo Ribaudo
Anagni - Rio e Marmitte dei Giganti - Carlo Ribaudo

Molto vicino al centro storico di Anagni esiste un ecosistema che è rimasto immutato da millenni: quello del torrente Rio.

Il Rio è, come dice il nome, un torrente che nasce nella zona montuosa a nord di Anagni, i famosi Monti Ernici dal nome del popolo pre-romano che li abitava. Nel suo percorso il Rio scava canali molto profondi tra strati di arenaria prima di arrivare in pianura e confluire nel fosso delle Mole, che a sua volta si getta nel fiume Sacco.

Il Rio è formato da più rami e quello che proviene dal monte San Giorgio è il più ripido. Su questo monte si trovano ancora i resti di una fortificazione medievale, lungo l’antico tracciato che collegava le città di Anagni e Acuto.

Questo ramo del Rio ha dato origine a particolari fenomeni: un elemento che ha disegnato la morfologia di questo ambiente e stata l'acqua abbondante dell'ultima glaciazione terminata circa diecimila anni fa.

L'elemento più caratteristico del Rio sono le cosiddette vaschette, nelle quali si possono riconoscere le "marmitte dei giganti", una sorta di pentoloni. Si tratta di profonde depressioni a forma di pozzo presenti nelle rocce, che nascono dall'erosione fluviale, in presenza di una grande quantità d'acqua e di una forte pendenza.

Scendendo con una certa impetuosità il torrente trascina una grande quantità di pietrisco e nei punti in cui si forma un vortice, i ciottoli, scagliati con forza contro la parete rocciosa, la erodono. Così, nel corso dei millenni, si sono scavati questi pozzetti. Ovviamente la condizione essenziale era che il pietrame trasportato fosse più duro di quello della roccia del letto del fiume.

Il nome "marmitte dei giganti" deriva da antiche credenze popolari. Si dice che queste incavature regolari aperte nella roccia erano degli enormi calderoni usati dai giganti per preparare i pasti.

Queste leggende si potrebbero associare ad altre che raccontano della costruzione delle imponenti mura megalitiche, dette anche ciclopiche, molto diffuse in questa zona del Lazio Meridionale

In ogni caso, le ‘marmitte’ sono una suggestiva formazione geologica che assume brillantezza particolare con lo scorrere delle acque e che merita una passeggiata per visitarle e fotografarle. Purtroppo attualmente il Rio versa in condizioni di grave degrado, a causa di rifiuti e scarichi illegali, che ne stanno compromettendo la bellezza.

Le ‘marmitte’ sono presenti in altre regioni italiane, in particolare in quelle dell'arco alpino, dove sono sempre di grande richiamo turistico. Nella provincia di Frosinone si trovano nelle gole del Melfa, nella valle di Canneto e nelle Grotte di Falvaterra.

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Zagarolo Palazzo Rospigliosi
Zagarolo Palazzo Rospigliosi

Una storia particolare si è svolta all’interno di palazzo Rosipigliosi dove il fantasma di Zagarolo è condannato a percorrere la via Francigena.

La via Francigena è il cammino che nel medioevo percorrevano tanti pellegrini che dal nord Europeo andavano a Roma, sulla tomba di San Pietro. Alcuni proseguivano verso Brindisi, lungo la Via Francigena del Sud, per imbarcarsi per la Terra Santa. La speranza comune era quella di scontare in vita i loro peccati e di guadagnarsi la redenzione eterna.

Il diario di viaggio dell’Arcivescovo Sigerico, che nel 990 si reca a Roma per ricevere l’investitura dal Papa, ha aiutato a ricostruire le tappe più importanti del percorso della Via Francigena nelle oltre 1000 miglia che separano Canterbury dalla città eterna.

Lo straniero che viaggiava verso Roma nel Medioevo non aveva tempi da rispettare e così il suo pellegrinaggio diventava un vero viaggio. La via Francigena era il canale di comunicazione più importante d’Europa: lungo la strada nascono chiese, mercati, storie, tradizioni e insediamenti urbani.

La leggenda narra che ancora oggi il fantasma di Pompeo Colonna si aggira sulla via Francigena del Sud passando spesso per Zagarolo, un piccolo e affascinante borgo che si sviluppa lungo la via Prenestina, dove avrebbe commesso il delitto che deve ancora espiare.

Zagarolo è facilmente riconoscibile: dal tessuto urbano emerge in tutta la sua bellezza la barocca chiesa di San Pietro che, con i suoi 46 m, è la prima immagine di un viaggiatore che entra nel piccolo borgo.

Il giovane Colonna di ritorno dalla vittoria della battaglia di Lepanto sui Turchi, trasforma la fortezza medievale di Zagarolo, appartenente alla sua famiglia, in un maestoso palazzo, oggi palazzo Rospigliosi.

Il palazzo è un imponente edificio nel centro storico del paese con due ali parallele che formano un ferro di cavallo e si stagliano maestose.

Pompeo fu un marito poco fedele e nelle sale della sua residenza, proprio le stesse che ospitano capolavori del Caravaggio come la Maddalena e i discepoli di Emmaus, era solito incontrare le sue concubine.

Ma il ver grave peccato che ha macchiato la vita di questo nobile, è stata l’uccisione di sua suocera Livia!!!!.

Oggi il suo fantasma cammina lungo la via francigena del sud tra la capitale e Zagarolo per espiare i suoi peccati e guadagnarsi l’indulgenza.

Le strane presenze si avvertono nella stanza dove è stata impiccata Livia. Sono state accertate anche dal lavoro delle indagini notturni del gruppo dei Ghost Hunter di Roma che hanno rilevato all’interno del palazzo sbalzi termici improvvisi e rumori anomali.

Tra architettura, storie di amori, tradimenti e fantasmi non ci annoieremo di certo nel viaggio che ci porta alla scoperta di Zagarolo.

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Terra dei 5 miracoli veduta aerea Isola liri
Terra dei 5 miracoli veduta aerea Isola liri

Dove si trova? Semplice, in quel tratto di 14 km che va dalla Riserva Naturale del Lago di Posta Fibreno, segue il fiume Fibreno e arriva fino alle cascate di Isola del Liri.

PRIMO MIRACOLO:

il padreterno ha messo uno strato di argilla impermeabile sotto il comune di Posta Fibreno, consentendo a 50 sorgenti di riversare da noi tutta l'acqua del Parco Nazionale d'Abruzzo e creare quella meravigliosa perla del Lago di Posta Fibreno.

SECONDO MIRACOLO:

il lago dà origine al fiume Fibreno che a Carnello forma un'isola artificiale intorno all'abitato e alla Torre Follona di ciceroniana memoria. Si formano cascatelle e il fiume porta un'acqua pulitissima alla temperatura costante di 12 gradi che, non consentendo lo sviluppo di muffe e batteri, è adatta alla lavorazione della carta e della lana. Qui sorsero le più antiche cartiere

TERZO MIRACOLO:

a San Domenico il fiume Fibreno si getta nel Liri. Il Liri avendo carattere torrentizio va in piena l'inverno con le piogge, il Fibreno avendo carattere è sorgivo ha la sua massima portata in estate con lo scioglimento delle nevi. Questa simbiosi rende costante la portata e la bellezza delle cascate di Isola Liri e ne ha consentito lo sviluppo industriale. Se non è un miracolo questo!!!!!!

QUARTO MIRACOLO:

le tre cascate di Isola Liri. Un miracolo che si commenta da solo. Se ne conosce solo una, ma sono tre. Tutte di una bellezza unica anche se quella del Valcatoio ha subito la mano pesante dell’uomo che la ha utilizzata per una centrale idroelettrica.

QUINTO MIRACOLO: 

l'acqua, cadendo da tre cascate sulla città, forma due rami che abbracciano Isola Liri. viste dall'alto, accanto al castello, sono uno spettacolo unico al mondo. Si può vedere tutta l'archeologia industriale delle cartiere, dei lanifici, dei feltrifici e delle concerie, delle case degli operai e delle ville dei vecchi industriali.

Ora chiudete gli occhi e immaginate di passeggiare sul Fibreno da San Domenico, (Fiera di Sora uscita superstrada per Roma) passando per le cascate di Isola Liri e arrivando al Lago di Posta Fibreno, il tutto in circa 14 km.

La ‘Terra dei Cinque Miracoli’ è questa!! Nella sua complessa unicità, è un luogo unico al mondo, una terra che identifica il nostro territorio, la sua storia millenaria e la nostra memoria collettiva. Una terra che emoziona chi la visita e fa venire il desiderio di tornarci.

Questo è un lembo d’Italia dove natura e storia sono incastonate quasi a dipingere un quadro di bellezza unica, dove forte si percepisce il respiro della Storia.

Qui c’è la storia millenaria dei Pelasgi, che costruirono le mura ciclopiche, c’è la casa natale di Cicerone che qui ambientò il suo testo De Legibus, dove si parla di rapporto tra leggi e giustizia sociale. Qui ha soggiornato San Francesco con la visione dell’angelo che lo portò alla rinuncia del ministero sacerdotale e rimase umile frate a vita.

Qui c’è la storia di Gregorio XIII, quello del calendario gregoriano che usiamo ancor oggi, del figlio Iacopo Boncompagni che valorizzò il castello della Cascata con affreschi di scuola del Cavalier D’Arpino, maestro di Caravaggio.

Qui c’è la storia della prima e della seconda industrializzazione, di Napoleone dell’Illuminismo e delle nuove idee della rivoluzione francese, degli industriali francesi, della invenzione della macchina continua di Lefebvre, delle lotte operaie, delle Cartiere Meridionali, delle Società Operaie di Mutuo Soccorso tra le più antiche d’Italia, e di una delle prime università popolari d’Italia.

Siamo fortunati, come lo sono tutti quelli che vengono a trovarci!

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Casalvieri 1000 anni Sbandieratori
Casalvieri, 1000 anni di foto in 1000 parole

Quest'anno, il 5 maggio 2017, è stato festeggiato il 1000 ° compleanno di Casalvieri. Non che l'area della Val di Comino o di Terre Comino non fosse stata precedentemente popolata, ma questa data registra il primo riconoscimento scritto della sua esistenza.

Mille anni, ognuno ricordato qui con una parola per creare un'immagine di una città speciale. La prima celebrazione di questo anniversario millenario si è tenuta il 6 maggio.

Per raggiungere il centro della celebrazione, si passa attraverso la sezione più moderna della città in fondo alla collina e arrotondando la curva si arriva all'apertura nella piazza municipale (Piazza Municipale) con il municipio in avanti.

Arrivati ​​al mattino prima dell'orario previsto per le celebrazioni, abbiamo trovato la piazza ancora scarsamente occupata, quattro bandiere drappeggiate sui pali fuori dal municipio, alcuni striscioni con 1017 e 2017 decorati su di essi, il caffè e il ristorante "Da Alessio" ancora sveglio, e ciò che assumiamo essere la targa commemorativa coperta da un panno blu.

Stando vicino a Da Alessio e guardando oltre, la piazza comunale di Casalvieri ci ricorda qualcosa di più a sud, in Italia, gli edifici sono di colore bianco o pallido e di non più di tre livelli. La piazza sembra essere nervosamente in attesa del caldo estivo. Nel frattempo, il triumvirato dei lampioni, onnipresente nelle città della Circiaria, ricorda al visitatore più di Baker Street a Londra nell'era di Sherlock Holmes.

In pochi minuti i vari delegati ufficiali iniziarono ad arrivare e la gente del posto e i visitatori aggiunsero l'occupazione alla piazza. Il pubblico variegato ha creato un'immagine commovente dell'Italia da un vecchio film, mentre lo sfondo, il quadrato stesso, rimane altrettanto incontaminato che durante la nostra precedente visita.

Quasi ogni lavoro e tipo di personalità potrebbe essere riconosciuto. A guidare il registro delle presenze c'era una squadra di football di sindaci locali, decorata con i loro nastri d'ufficio, cinque dei quali avevano portato i loro distintivi d'onore, i gagliardetti delle loro città come Vicalvi, Fontechiari, Alvito, Santo Padre e Picinisco. Una squadra più piccola delle spose di Cristo con le loro uniformi tradizionali attese sul bordo della piazza.

La classica burocrazia italiana era rappresentata da un portafoglio di rappresentanti senior in uniforme: la sfida per ogni autorità doveva essere quella di trovare una nuova combinazione di colori per le rispettive divise. Un gruppo di ragazze e ragazzi indossava abiti tradizionali - le ragazze ci ricordano quanto belle ragazze giovani del patrimonio napoletano possano essere, ei ragazzi con camicie bianche e sciarpe rosse che lottano per non scoppiare nel tipico comportamento del loro tipo.

Un gruppo di "ragazzi" - "bambini" non è una buona traduzione - hanno mostrato il loro impegno per il karate, mentre un altro gruppo di ragazze ha esposto degli striscioni preparati a scuola, per commemorare l'evento. I vecchi chiacchieravano e uno o due gruppi di uomini politicamente attivi potevano essere visti.

La tradizionale vita italiana di una "piazza" è stata interrotta dal suono dei tamburi e dall'arrivo degli "Sbandieratori" di Carpineto Romano, un gruppo di giovani uomini molto famoso, in abiti rinascimentali luminosi, che si esibiscono una vasta gamma di acrobazie aeree con grandi bandiere, sostenute da tamburi e trombe. L'esibizione iniziale dei Bandieratori diede il tempo di intrattenersi per i ritardatari e successivamente il movimento degli attuali circa 200 partecipanti al municipio, e nelle "camere del consiglio" al primo piano, dove circa 100 erano seduti al sicuro.

Il procedimento ufficiale è iniziato con il consiglio che ha adottato formalmente il memoriale, seguito dai discorsi del sindaco e da altri funzionari eletti e dal presidente della provincia. Una grande riproduzione incorniciata del testo originale del 5 maggio 1017 fu svelata mentre Don Luigi traduceva il testo, introducendoci alla storia locale.

Ritornato in piazza, la targa di marmo sul davanti del municipio fu svelata e la folla fu guidata da musicisti e signore e signori vestiti tradizionalmente, un bandito e contadini lungo la via acciottolata verso la parte anteriore della Chiesa di San Giovanni Battista. Non è l'Italia senza una celebrazione religiosa! Questa processione sembrò interessare i rondoni che piombarono e si alzarono, sterzando e tuffandosi intorno alla folla tra gli edifici che fronteggiavano la strada.

Il suono dei tamburi che tamburellavano si staccò per essere sostituito dalla gloria del magnifico organo a canne della chiesa.

Il "maestro della musica", Natalino Catallo, svolge un compito invidiabile e gioioso nel portare la bellezza dell'organo e le voci del coro a coloro che hanno la fortuna di adorare in questa meravigliosa chiesa. Il servizio funebre fu guidato da don Alessandro, che promise ai politici locali riuniti sotto il suo sguardo che non avrebbe oltrepassato il suo benvenuto e ricordò loro che persino un imperatore come Enrico II era stato accettato come santo nel regno di Dio, prima di alcuni concorrenza giusta.

Il servizio si chiuse in modo appropriato in tempo per la processione, guidata ancora una volta dai musicisti, per tornare in cima alla piazza e allinearsi a Da Alessio per ottenere una parte del banchetto a buffet offerto dalla buona volontà del municipio. Gli esercizi dei musicisti e degli sbandieratori sono stati ben ricompensati da piatti, pieni e riempiti con le carni e i dolci locali.

C'erano anche molti di noi desiderosi di un sorso o due del vino regionale piacevole, tenendo la cameriera occupata tra la cantina e il tavolo da servizio portando bottiglie di ricambio di rosso e bianco.

In piedi sul balcone aperto sul retro del ristorante si poteva apprezzare la potenza della natura in Val di Comino, con le colline e le montagne più basse coperte di foreste verdeggianti dalle quali si affacciavano altre cittadine come Casalattico.

Sul bancone c'era una targa che ci ricordava il ruolo dell'emigrazione nella cultura di questa città. È un regalo del popolo Casalvieri di New York, che ringrazia la famiglia Da Alessio per aver portato la cultura della città nella loro città.

Buon Compleanno Casalvieri

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