Tarsie che lasciano il segno

Mentre passeggiavamo nella Anagni medioevale scendendo lungo via Vittorio Emanuele, abbiamo notato una insegna fuori ad una piccola galleria che esponeva opere in legno intarsiato.

Siamo entrate e abbiamo trovato che questa piccola galleria era la parte antistante di un laboratorio appena pochi gradini più in là. Le opere in mostra nella galleria Tarsie Turri avevano attratto la nostra attenzione per la loro incredibile qualità, la passione con la quale erano stati scelti i soggetti, la varietà delle essenze di legni colorati e la raffinatezza dell’esecuzione.

Siamo stati accolti da Rita, una elegante signora che ci ha introdotti a Carlo Turri, suo padre e il maestro di questi capolavori.

Ogni opera in questa galleria è fatta a mano da Carlo e Rita che usano solo i colori delle essenze naturali che selezionato. Ogni dettaglio, anche il più piccolo, è prodotto solo ed esclusivamente con il legno. Rita ci ha mostrato un’opera che rappresentava un libro intagliato in cui i bordi delle oltre 100 pagine erano realizzati con differenti essenze di legni di colore appropriato. Gli eccezionali dettagli di questo capolavoro lo rendono una delle opere più costose della galleria.

Ho chiesto a Carlo come ricava le migliaia di fogli ultra sottili, che usa nei suoi lavori, dai pezzi dei molti tipi di legno che ho visto accatastati in modo ordinato nel suo laboratorio. Mi ha risposto che ogni foglio viene creato laminando o piallando le essenze di legno in laboratorio e, poiché eravamo proprio all’ora di pranzo, mi è ha ricordato il modo in cui si taglia il prosciutto.

Carlo ha detto che alcune volte deve realizzare molte lamine prima di ottenere quella giusta per le irregolarità di ogni pezzo di legno. Quello che può sembrare un difetto, però, da all’artista anche la possibilità di combinare alcune irregolarità nella composizione dei dettagli di un’opera, che la rende poi realmente unica.

Rita ha mostrato come ognuno degli intarsi è creato meticolosamente passo dopo passo. Prima di tutto il disegno con il dettaglio dei bordi dell’opera per la definizione delle forme di ogni intarsio da trasferire sulla lamina di legno, che ha uno spessore di mezzo millimetro e che è la base del futuro intarsio. Dopo questa operazione può iniziare la vera opera di intarsio.

Un intaglio è usato con destrezza per rimuovere le forme dalla base. Per ogni pezzo l’artista visualizza gli effetti ricercati e seleziona l’essenza fra le migliaia di pezzi a disposizione in modo da ottenere l’effetto ricercato.

Il pezzo viene poi tagliato per ricreare l’immagine e inserito con estrema cura per colmare il suo vuoto, a questo punto viene fissato temporaneamente con del nastro adesivo. L’artista ripete questa operazione per centinaia di altri intarsi, ogni volta assicurandosi che non ci siano spazi vuoti e che i pezzi si combinino perfettamente come se fossero dipinti da un pittore.

Carlo ci ha mostrato una grande pressa a vuoto che completa il lavoro di saldare tutti i pezzi insieme con una colla speciale. Dopo la pressa il nastro adesivo può essere rimosso e la superfice è pronta per essere lucidata per rivelare tutti i magnifici effetti dell’intarsio dati dalle differenti venature e colori dei legni usati.

Questa grande varietà di essenze arrivano da tutto il mondo, inclusi alcuni eucalipti dalle foreste della Tasmania. Carlo cerca legni come il ciliegio selvatico che offre una varietà di insospettati colori che servono per mettere in evidenza e creare gli effetti di ombreggiatura dei disegni come, ad esempio, nelle scene d’acqua.

Tarsie Turri è stata la passione di Carlo per oltre 40 anni, un grande artista e artigiano di Anagni. Il lavoro di squadra con sua figlia Rita è basato sul rispetto e riguardo per la loro arte e per la gioia che possono provare dalle loro creazioni.

L’opera con le scene di luci e ombre per le vie di Anagni è particolarmente significativa. Nella galleria ci sono anche oggetti per chi cerca opere di artigianato artistico come porte, tavoli, cornici e pannelli.

Ci vuole un grande talento artistico per essere capaci di armonizzare una gamma così grande di colore offerti dalle differenti essenze del legno e per unirli con un virtuosismo tecnico così raffinato. Questo è quello che rende le opere di Turri degli autentici capolavori di grande arte e eccezionale valore artistico.

In questo piccolo laboratorio nel centro medioevale di Anagni, Carlo e Rita continuano a raggiungere successi internazionali attraverso l’innovazione e per un rinascimento dell’arte dell’intarsio del legno. Una visita al laboratorio è una esperienza unica.

Unitevi agli ammiratori da tutta Europa e dall’Oriente che sono in cerca delle migliori opere di intarsio del legno.

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Storia del patrono di Casalvieri che compie 1000 anni in Gloria!

Per me Casalvieri è il perfetto esempio del vero spirito italiano, quello che si legge nei libri e che è più facile trovare nei piccoli paesi.

Eravamo andati alla scoperta della Val Comino quando abbiamo visto un enorme edificio costruito su una collina e circondato da piccole case. “E’ un granaio o una chiesa!”, abbiamo pensato perché non c’erano decorazioni che ci aiutassero a capire subito la destinazione d’uso dell’edificio. Eppure il piccolo campanile ci avrebbe dovuto far pensare che forse era proprio una chiesa.

Abbiamo deciso di andare a dare una occhiata da vicino per risolvere il mistero. Abbiamo guidato fino al centro del paese e parcheggiato alla fine della strada proprio di fronte al municipio.

La parte antica di Casalvieri è un posto che renderebbe orgogliosi i suoi fondatori. Salendo per le pulite vie del centro, rivestite in pietra, abbiamo incontrato due monache e alcune persone che passeggiavano. Tutti sono stati gentili e ci hanno detto ‘Buona sera!’ Sorridendo e riconoscendoci come turisti.

Sulla destra ad un certo punto siamo arrivati al grande edificio, la chiesa di San Giovanni Battista, molto impressionante! La facciata che da sulla piccola piazza è liscia ma con alcune decorazioni barocche qua e là che rivelano l’età dell’edificio, mentre il semplice campanile è appollaiato sul bordo del pendio verso il resto del paese.

Siamo stati tristi quando abbiamo scoperto che questo grande edificio era chiuso ma senza vergogna abbiamo chiesto informazioni ad una coppia che stava chiacchierando di musica e di un concerto di violino. Siamo rimasti deliziati quando l’uomo si è offerto di aprire la chiesa per noi. Non potevamo credere alla nostra fortuna!

L’uomo andò in una casa vicino la chiesa e il parroco gli diede le chiavi di una porta laterali così siamo potuti entrare nel prezioso santuario. La chiesa è un magnifico gioiello barocco. Non potevamo immaginare una così perfetta armonia delle decorazioni e termina con un coro in legno scolpito sopra il quale si trova una decorazione fatta con delle canne di un organo.

Quando abbiamo chiesto alcune informazioni sull’organo, l’uomo ha semplicemente iniziato a suonare lo strumento e la musica ha riempito la chiesa e i nostri cuori. La nostra guida non era solo un musicista ma l’organista ufficiale della chiesa. Si sentiva a suo agio ed era molto orgoglioso della sua chiesa.

Questo è lo spirito dell’Italia, la gioia di vivere e di condividere la bellezza della vita. Ma c’è un’altra storia che è ancora più interessante e ancora più italiana!

Il patrono di Casalvieri è Sant’Onorio, e l’arrivo del suo corpo in questa chiesa è una storia che vale la pena raccontare e che è successa nel 1746, qualche tempo dopo l’ultimazione della chiesa.

Padre Gianfranco Abati Oliviera era lungo il suo cammino verso Montecassino ed era un ospite dell’arciprete che cercava un modo di aumentare la gloria della ciesa con le reliquie di un martire. Una chiesa con le reliquie è più importante! Il problema era che non c’erano reliquie del santo protettore del paese e l’originale patrono San Nicola di Bari aveva veramente troppi paesi di cui preoccuparsi.

Fortunatamente padre Oliviera aveva appena ricevuto un gruppo di 3 santi dal testamento di un suo zio. Così, il 27 maggio del 1747, il corpo di Sant’Onorio arrivò a Casalvieri in pompa magna e fu posto sull’altare maggiore nella chiesa di San Giovanni Battista, dove lo abbiamo potuto vedere.

Potete immaginare qualcosa di più italiano? Non il tipo di storie legate all’impero romano o al rinascimento, ma quelle legate alla storia della ciesa. Ci sono tutti gli ingredienti che Martin Lutero avrebbe voluto sentire per rafforzare la sua decisione.

Ma quello che Martin Lutero non poteva immaginare è che l’eredità di questa storia è la chiesa. Non solo il magnifico edificio decorato ma la devozione e il sentimento di un intero paese. Ed ora torniamo alla storia di Casalieri.

Il nostro ospite ha acceso le luci e ha azionato il meccanismo dietro l’altare che permette l’apertura della bara e la mostra del corpo di Sant’Onorio in una speciale teca di vetro. Siamo rimasti colpiti e abbiamo avuto la sensazione chiara di far parte di qualcosa di grande. Di essere persone speciali come lo sono tutti gli ospiti in Italia.

Ma quale è l’importanza di Sant’Onorio?

I suoi fedeli e le persone di Casalvieri sono devote al loro santo e ogni ultima domenica di maggio e qualche giorno prima, ci sono una serie di processioni per rendergli omaggio. Ogni 25 anni la processione è ancora più grande e il santo è portato attraverso le vie del paese.

Casalvieri è un paese che ha subito una forte emigrazione e le famiglie all’estero hanno mantenuto grandi legami con il loro paese natale al punto che il santo è diventato anche il protettore degli emigranti. Molti tornano a maggio proprio per celebrare il giorno del patrono. E per soddisfare i bisogni di chi non può viaggiare, è stato organizzata una seconda festa nel mese di agosto.

Ed ora, come inno finale del giorno, mentre stavamo salutandoci ormai fuori la chiesa, abbiamo saputo che il 5 maggio del 2017 il paese di Casalvieri compie 1000 anni.

Penso che dovremo proprio andare alle celebrazioni in questo splendido borgo della Val Comino.

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Rocca Priora Narciso
Rocca Priora Narciso

In primavera la valle di Rocca Priora cambia colore: la solita distesa verde si tinge del bianco di meravigliosi narcisi che donano al paese una nuova immagine mentre un intenso profumo riempie l’aria di emozioni.
È già maggio e Rocca Priora si appresta a festeggiare la festa della mamma con il suo Fiore. Il narciso nasce spontaneo da un grosso bulbo sotterraneo che dona fiori dalla forma particolare: una corolla interna dalle tonalità gialle-arancioni unisce 5, o più, candidi petali bianchi incorniciati da foglie rette e lineari.
Il nome del fiore richiama alla mente l’antica favola che racconta del bel giovane dal cuore duro, Narciso, che specchiandosi nelle acque azzurre del Lago Regillo, si innamora dell’immagine riflessa.
Rendendosi conto che da quel volto non potrà mai ricevere amore si lascia morire nelle dolci acque. Le ninfe, giunte al lago per donare una degna sepoltura al corpo del giovane, al suo posto trovano un fiore, il fiore della giovinezza, a cui verrà dato il nome di Narciso.
La bella favola dona ancora più magia alla bellezza del candido fiore bianco che da sempre è amato dai cittadini di Rocca Priora.
A partire dagli anni trenta uomini e donne dai primi giorni del mese di maggio si dedicavano alla raccolta del narciso. In grandi ceste di paglia mettevano i fiori legati in piccoli mazzetti pronti per essere venduti nelle strade di Roma a turisti e stranieri che venivano rapiti dalla sua bellezza e dal suo intenso profumo.
Nella seconda settimana del mese di maggio, Strade, vicoli, piazze si vestono di rara bellezza: un’insolita infiorata stravolge il volto di Rocca Priora con sculture di fiori e tappeti colorati che vengono sapientemente preparati con amore e passione da cittadini.
Natura, leggenda, e scultura si uniscono insieme al centro del paese dove possiamo ammirare la Fontana del Narciso che si specchia nelle acque, un’opera del Maestro Robazza che ha plasmato con la sua arte il legame tra Rocca Priora e il suo fiore. (Rocca Priora: una Terrazza su Roma per l’Inferno di Robazza)
Oggi questo è un fiore protetto per continuare a disegnare un paesaggio fiabesco nella “Valle del Narciso” a Rocca Priora e per rallegrare le piazze e le vie del centro storico.
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Osservatorio astronomico di Gorga rotazione terrestre con passaggio iss con la cristoforetti a bordo
Osservatorio astronomico di Gorga rotazione terrestre con passaggio iss con la cristoforetti a bordo

Per i fotoastronomi, la strada verso i cieli sopra Gorga, l'unica, inizia vicino Montelanico sulla strada che parte da Colleferro e si snoda per venti minuti e 12 tornanti che si adagiano sul versante della montagna, finendo in una piccola piazza principale.

La piazza principale di Gorga è la fine del percorso, sia per il nostro carro di cavalli che le varie Fiat Panda, costruite proprio per questo tipo di villaggio medievale.

Non ci sono strade nella città vecchia, solo vicoli, scalini e balconcini, su e giù per il labirinto che i Gorgani costruirono sul bordo della scarpata.

Che cosa si distingue mentre si vaga per la città vecchia? I gatti che si risvegliano improvvisamente e tuffano da un tetto ad un altro, un sacco di gatti, tutti i colori del regno del gatto. E nonostante l'apparente mancanza di luce solare nei vicoli tra le tipiche case a 2 o 3 livelli, il borgo è ricoperto da piante da vaso e da brillanti fiori di primavera.

Per questo racconto lasceremo ​​le storie delle varie chiese del centro storico ma vorrei spendere due parole sulla elegante scultura di Ernesto Biondi su uno sperone di pietra scolpita che appaiono con grazia prepotente alla fine della piazza principale.

La fontana sembra far parte di una grotta scavata nella roccia ed è alimentata da quando è arrivato l'acquedotto in città. Quando mi siedo in piazza per un bicchiere di vino alle prime luci della alla sera, l'unica attività che noto sono i locali che arrivavano alla fontana e riempiono i loro secchi con questa acqua che si dice abbia un sapore e una qualità meravigliosi.

Gorga è una comunità rurale di allevamento di pecore. Al di sopra della fontana sorge una statua di bronzo di una giovane pastorella con due agnelli ai piedi scolpiti da Ernesto Biondi, famoso in queste aree.

Tuttavia, lo scopo della nostra visita in questa sera di primavera fresca appena dopo la luna nuova, era di partecipare a una presentazione presso l'Osservatorio Astronomico di Gorga che inizia tardi la sera.
 
Osservatorio astronomico

Il ruolo dell'osservatorio è principalmente l'educazione degli studenti e la divulgazione per il godimento dei turisti. Ma ricorda che la visione dei cieli attraverso un telescopio ha bisogno di un ambiente più scuro possibile, per cui l'inizio prima del "buio totale" è uno spreco di tempo.

Le visite sono guidate da un gruppo di astronomi professionali in pensione e di amatori esperti nella osservazione del cielo notturno sia con telescopi ottici che con la radioastronomia.

La notte comprende spiegazioni e storie sull'esplorazione delle stelle provenienti dai tempi antichi nel Planetario e poi visite ai due laboratori.

Nel Planetario i visitatori sono seduti poltrone recrinabili e sono intrattenuti con storie, video e ricostruzioni della attività nel cielo notturno della cupola emisferica che provoca un particolare effetto di galleggiamento. Certamente, la tecnologia mi ha donato una visita al planetario molto più eccitante di quella della mia giovinezza.

La prima visita è stata al Laboratorio di radio astronomia, che lavora in collaborazione con un altro a Digione, in Francia, mentre stava registrando in modo permanente i "colpi" dei segnali radar di uno sciame di meteori della cintura asteroide, con i grandi corpi che davano un suono prolungato e una traccia maggiore sullo schermo. L'attrezzatura registra anche il passaggio della stazione spaziale con una serie estesa di ‘ping’ registrati in modo obliquo.

Per la maggior parte delle persone il picco di eccitazione della sera, intorno alla mezzanotte, è stato l'osservazione attraverso il telescopio di tre corpi celesti, una galassia nascente, Giove e una nebulosa di una stella morente.

Gli astrofotografi possono prenotare le loro fotografie perché i telescopi sono abilitati a trasferire le immagini su macchina fotografica. Bisogna però avere molta pazienza perché possono servire 2-3 ore per ognuna delle immagini.

Ricordando che il tetto dell'osservatorio deve rimanere aperto durante questi eventi, una forte raccomandazione è per una giacca a vento e un cappuccio.

L'esperienza è umiliante perché ci ricorda la transitorietà di tutto, ma anche esaltando mentre emozioniamo alla gloria dell'universo e gioiosi nell'apprezzamento dell'entusiasmo e dell'eccellenza dei nostri ospiti.

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Guarcino SantAgnello
Guarcino SantAgnello

4 Festeggiamenti per un santo!!! Questo è il particolare legame fra Guarcino e Sant’Agnello che si rinnova ogni anno.
La prima celebrazione si fa la prima domenica di maggio e prevede un pellegrinaggio all’eremo del santo. La festa ricalca le celebrazioni pagane dedicate alla primavera e alla rinascita della vita nell’agricoltura e vuole essere di buon auspicio per i futuri raccolti.
Infatti, per un paese di montagna maggio è la vera rinascita e questo a Guarcino coincide con l’arrivo dei pastori nella loro transumanza dalla pianura pontina alle montagne degli Ernici e talvolta fino al vicino Abruzzo.
Da notare che anche a Napoli, dove Sant’Agnello è patrono per aver cercato di proteggere la città dagli attacchi dei saraceni, i maggiori festeggiamenti avvengono il 18 maggio.
Altre due celebrazioni si svolgono durante il mese di agosto, quando Guarcino si riempie di turisti e molti dei numerosi emigranti, che hanno lasciato il paese per motivo di lavoro, tornano a spendere le vacanze nei luoghi del cuore.
Per loro si organizzano due eventi: un pellegrinaggio l’ultimo venerdì del mese e la domenica successiva la festa più grande con solenne processione. Per l’occasione arriva il vescovo e si porta in giro la statua del santo lungo le vie del borgo antico. Questa festa è nata oltre due secoli fa ed è molto sentita da tutta la popolazione mentre il pellegrinaggio estivo all’eremo è iniziato solo qualche decennio fa proprio in omaggio agli emigranti.
L’ultimo festeggiamento si ha il 14 dicembre, il vero giorno della ricorrenza del santo, con un nuovo pellegrinaggio all’eremo.
Ma chi era Sant’Agnello che ha smosso tutti questi animi?
Agnello era di origine Napoletana e qui aveva fondato un monastero e si era impegnato a liberare Napoli e Sorrento dai Saraceni. Per questo motivo è diventato il patrono della città partenopea.
Durante la guerra Gotica fra l’Impero Bizantino e Totila Sant’Agnello, scappa da Napoli e si rifugia a Guarcino dove vive in un eremo e fonda un ospedale e muore all’età di 61 anni, intorno al 596.
È divenuto santo dopo che nel decimo secolo il monaco Pietro disse che era stato liberato da una grave infermità proprio per intercessione di Agnello. Per avvalorare la sua causa, Pietro raccolse altre ventidue testimonianze di guarigioni miracolose.
Nel 1350 il vescovo di Alatri concesse una indulgenza ai numerosi pellegrini che si recavano a Guarcino e che lasciavano una offerta in denaro per il rifacimento della chiesa che, però, avvenne solo nel 1748.
Due anni dopo la chiesa venne colpita da una frana e il culto di Sant’Agnello è stato spostato nella chiesa di San Nicola.
Partecipare ad una delle celebrazioni di Sant’Agnello a Guarcino significa fare un salto nel tempo e provare lo spirito più originario dei borghi italiani e delle loro tradizioni storiche.
(un ringraziamento a Luigi Benassi per l’amore con cui ha raccontato la storia di Guarcino)
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2016 sett Cina Gulistan 25
2016 sett Cina Gulistan 25

Una vita intensa da pioniere e da protagonista, esplorando strade nuove e aprendole agli altri, si potrebbe scrivere un libro ma per sintetizzare la vita di Bruno Grassetti è meglio cominciare al contrario.

Oggi Bruno ha aperto una nuova società di consulenza in Cina e una nuova associazione culturale per progetti con controparti cinesi e sta vivendo un picco di creatività e fermento culturale da quando nel 2014 ha ricevuto il Premio dell’Amicizia direttamente dal Governo Cinese in una cerimonia che si è svolta nel Palazzo del Popolo a Pechino.

Bruno è arrivato a piazza Tienanmen, invitato dal governo cinese, ha salito le imponenti scalinate del palazzo che è la sede di rappresentanza del governo e ha ricevuto una medaglia direttamente dalle mani di Ma Kai, Vice Primo Ministro del governo cinese insieme ad altre 100 personalità del mondo premiate per la loro collaborazione attiva e propositiva con la Cina in campo scientifico e culturale.

Di solito sono 50 personalità, ma nel 2014 la Cina festeggiava il 65° Anniversario della fondazione della Repubblica Popolare e quindi i festeggiati stranieri sono stati 100.

Bruno ha iniziato il primo dei suoi 42 viaggi in Cina come delegato di un comitato dell’ONU dedicato allo sviluppo della scienza e della tecnologia nei Paesi in Via di Sviluppo, UNCSTD.

Siamo nel 1983 e Bruno è già un ingegnere di successo e insegna Modelli Matematici per la Pianificazione Economica alla Università Sapienza di Roma. Dopo si occuperà di Analisi dei

Sistemi alla LUISS e infine di Ricerca Operativa alla prestigiosa Scuola di Management dell’IRI.

“Era arrivato all’università per meriti: era l’unico ingegnere che aveva esperienza diretta nella applicazione di modelli matematici nell’industria petrolifera prima e nella ingegneria ambientale dopo. Lui li metteva a punto e li utilizzava nel lavoro mentre in Italia ancora pochi li conoscevano. I giovani ingegneri dovevano essere all’avanguardia e le università avevano bisogno di lui.”

Direi che questa è veramente l’essenza della sua vita: un pragmatismo da ingegnere utilizzato per creare situazioni che portino benessere a molti. Bruno si è sempre mosso in imprese private ma con la mission di essere di supporto alle scelte governative o allo sviluppo internazionale.

Nel 1971 fonda l’ISIS-Istituto di Studi per la Informatica e i Sistemi, che è ancora operativo e elabora studi per la Comunità Europea. Nel 1978 crea l’Istituto di Cultura Industriale e apre una sede all’interno del Parco La Selva di Paliano, dove lo incontro qualche anno più tardi come vicino di ufficio. Ad un certo punto era così attivo e di successo che vi lavoravano 32 persone!

Era inevitabile che Bruno arrivasse ad essere di supporto anche al Ministro della Ricerca Scientifica e che grazie alle sue esperienze internazionali fosse segnalato come il rappresentante per l’Italia al Comitato STD dell’UNDP.

Torniamo alla Cina, al 1984 e al suo primo viaggio in questo paese molto diverso da quello di oggi. Una Cina che si stava risollevando dopo la svolta di Deng Xiao Ping e che era in cerca di sviluppare la Scienza e la Tecnologia anche grazie al trasferimento di tecnologie dal resto del mondo.

In modo pragmatico, da vero ingegnere, Bruno inizia dall’essenziale e favorisce la nascita dell’Istituto Nazionale per le Tecnologie Alimentari in Cina insieme ai professori Peri e Cantarelli dell’Università Statale di Milano. Apre quindi una sede a Canton con Maria Omodeo, in piena attività fino al 1989, anno della crisi di Tiananmen!

“In tutte le missioni che ho organizzato a partire da 1985 ad oggi (circa una ventina) ho sempre cercato di far cooperare istituzioni pubbliche e private italiane di eccellenza con controparti cinesi per gettare le basi di uno sviluppo duraturo e sostenibile. Ad esempio, nel 2002 ha organizzato a Tianjin la “Prima Settimana dello Stile di Vita Italiano” insieme a 42 imprenditori del Lazio. Un evento in collaborazione con Ambasciata di Italia, Istituto di Cultura, ICE e Camera di Commercio di Roma e che ha segnato una svolta nelle relazioni culturali tra Italia e Cina. “

In seguito ha promosso progetti di cooperazione tra Area di Ricerca di Trieste e la Beijing Development Area, la Fondazione Torino Wireless, la Scuola di Ingegneria Spaziale di Roma e altri ancora sempre mettendo la cultura come primo valore per creare cooperazione internazionale e sviluppo.

Nel 2015 è stato invitato dal governo cinese a tenere un ciclo di conferenze a Pechino, Tianjin e Chongqing nelle quali, basandosi sul fatto che i primi due posti del Patrimonio Culturale della Umanità sono assegnati da UNESCO all’Italia e alla Cina, ha proposto di organizzare incontri di creatività, di formazione e di progettualità tra giovani italiani e cinesi per nuove iniziative imprenditoriali sia in Italia che in Cina.

“La cultura è alla base del rispetto, ti fa scegliere le eccellenze e non ti fa coinvolgere nella mediocrità e nel desiderio di speculazione. Il sapere e la conoscenza sono la base per l’evoluzione e, vorrei aggiungere, per una felicità profonda e non superficiale.”

Nel 2016 con l’Associazione Forum Culturalia ha preso parte a Pechino al Primo Incontro sulla Cultura Digitale promuovendo un accordo sulla creazione di Musei Digitali con il Zhougguanchun Digital Culture Relics Industry Alliance.

Nel 2017, con la ICID “International Consulting for Innovation and Development” da lui fondata insieme a Caterina Russo, sinologa ed “Executive Director” per la Cina, ha avviato una collaborazione con la Port Authority di Qingdao per la progettazione di un Villaggio Italia a Qingdao.

Insomma alle soglie dei suoi 80 anni, ne vedremo ancora delle belle!

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Rivoluzione Industriale nel Regno Borbonico, Società Operaia Mutuo Soccorso e Festa del 1 Maggio a Isola del Liri

Con le macchine e la lavorazione in serie nasce la classe lavoratrice e il problema di imparare a gestire i rapporti fra lavoratori e imprenditori. Un rapporto che nella Rivoluzione Industriale nel Regno Borbonico è stato risolto in modo giusto e originale.

Sin dalla fine del Settecento iniziano le grandi concentrazioni di masse operaie che lavorano in ‘catene di montaggio’ in fabbriche e opifici. Queste persone hanno orari e stili di vita che seguono i cicli di lavoro e devono vivere tutte nelle vicinanze degli stabilimenti creando delle concentrazioni urbanistiche e umane che non si erano mai viste prima.

Le storie di sfruttamento sono note ma lo sono meno quelle sulla relazione virtuosa fra operai e padroni. Il Regno Borbonico delle due Sicilie è noto per alcuni esempi illuminati a partire da quello delle seterie reali di San Leucio.

Ad Isola del Liri le prime fabbriche arrivano alla fine del Settecento quando il re di Napoli Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, requisisce chiese e conventi e li vende ad industriali. L’interesse era alto per via della disponibilità di energia prodotta dalle cascate e dai dislivelli del fiume Liri.

Il convento di Santa Maria delle Forme viene requisito e si trasforma nelle Cartiera Fibreno poco dopo acquistata da Carlo Lefebvre. È interessante ritrovare i lineamenti della originaria facciata della chiesa nella palazzina di ingresso della fabbrica.

La cartiera impiega da subito centinaia di lavoratori ed occorre dare loro un alloggio. Si forma un nuovo nucleo urbano nella parte alta del paese con palazzine disegnate apposta per le diverse classi sociali: operai, dirigenti, direttore e proprietario.

Tutte le cartiere al loro interno erano organizzate per assecondare le esigenze dei lavoratori: spaccio per i generi alimentari, asilo per i bambini, centro medico e anche una chiesetta o un tempietto. Sono molto originali sia la nuova chiesetta di Santa Maria delle Forme, costruita praticamente sul tetto della sottostante cartiera Lefevre, che il tempietto gotico costruito dall’imprenditore napoletano Natale Sorvillo all’interno delle Cartiere Meridionali.

Ad Isola del Liri si distinguono chiaramente i primi esempi di edilizia popolare dell’800 e del 900 ed accanto alle case si forma la vita e un nuovo nucleo urbano. Niente era lasciato al caso e le case seguono una propria linea architettonica e un piano urbanistico ben definito.

La concentrazione di tanti lavoratori fa crescere un potere degli operai e una indipendenza mentale che porta a risultati inattesi. Ad esempio, per un movimento di protesta contro un parroco locale, un gruppo di fedeli si distacca dalla chiesa e fonda la prima Chiesa Evangelica.

La struttura sociale di Isola del Liri è abbastanza evoluta da permettere l’apertura di una delle prime Società Operaia di Mutuo Soccorso – SOMS – nate dopo i moti rivoluzionari del 1848 in tutta Europa. Queste associazione erano nate per aiutare i lavoratori nei casi di infortunio, di malattia o di altre eventi straordinari.

Nel corso degli anni molte SOMS chiusero o la loro esperienza fu incamerata nei movimenti sindacali o nelle corporazioni fasciste. Alcune resistettero e negli anni ’50 tornarono a crescere allargando i loro interessi.

Ad Isola del Liri, proprio in edificio sotto la cascata, è ancora visibile l’originaria insegna con la scritta ‘Società Operaia di Mutuo Soccorso’ con la data 1862. Il movimento operaio era così importante che Isola del Liri veniva chiamata nel 1867 ‘la città del lavoro e dei lavoratori’. La SOMS è ancora attiva ed è una delle più antiche in Italia ma ha spostato la sua sede in Piazza San Francesco.

Nel dopoguerra, il grande numero di operai impiegati nelle cartiere ha portato ad un altro interessante effetto: la grande Festa del 1 maggio, la Festa dei Lavoratori. Il Primo Maggio è una festa voluta in America dal presidente Grover Cleveland per commemorare alcuni morti ad Haymarket in Chicago per una rivolta dei lavoratori della fabbrica di macchine agricole McCormick.

La festa arrivò in Italia alla fine dell’800 e nel periodo fascista fu temporaneamente accorpata al Natale di Roma il 21 aprile.

La giornata dei lavoratori fu riportata al primo maggio nel 1945 al termine del conflitto mondiale e nel 1955 papa Pio XII istituì la festa di San Giuseppe Lavoratore in modo che il primo maggio diventasse anche la festa dei lavoratori cattolici.

Per anni il Primo Maggio è stato soprattutto una festa dei sindacati che qui ad Isola del Liri erano molto potenti tanto che si può ancora distinguere una Falce e Martello incisa nelle lastre della pavimentazione del lungo-Liri proprio vicino la cascata. Oggi, la festa si è trasformata in un evento musicale e viene celebrato in Italia con un grande concerto a Piazza San Giovanni a Roma.

Ad Isola del Liri il Primo Maggio è una delle feste più sentite per la sua valenza storica e, oggi artistica, richiama persone da tutta la provincia di Frosinone.

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Prossedi. Complesso Bandistico "San Michele Arcangelo" Pisterzo

La banda musicale San Michele Arcangelo di Pisterzo è tra le più antiche tradizioni del paese.

E' stata fondata nel 1913 l’anno dopo la creazione della Scuola Musicale ad opera del Maestro Paterniano Licati.

La prima bandiera, con la divisa e relativa strumentazione, è del 1920.

La banda musicale ha suonato ininterrottamente ed ha avuto una pausa solo durante la seconda guerra mondiale.

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