Le Cripte Grottaferratesi: un piatto simbolo della rinascita di Grottaferrata

Un piatto tipico riportato alla luce dalla caparbietà e la determinazione dei ristoratori di un territorio. Le Cripte Grottaferratesi, una ricetta che torna alla luce, grazie all’innovazione e all’amore per la tradizione. L’Italia è piena di profumi. Natura, storia, cibo e tradizioni, scandiscono lo scorrere della vita di molti piccoli borghi del nostro stivale.

I profumi che ci riportano alla nostra infanzia, o che come è successo per Grottaferrata, una città nel territorio dei Castelli Romani, i profumi che ci mettono in contatto con la nostra storia.
Le Cripte Grottaferratesi sono uno di quei profumi del passato, ritornato nel presente grazie all’unione di generazioni di Grottaferratesi, che hanno lavorato insieme per riportare alla luce questa antica ricetta, tramandata negli anni soltanto con la “voce”, o come ci hanno insegnato molte nonne con il fare.

Da dove ricomincia la storia delle Cripte Grottaferratesi?

Le cripte prendono ispirazione dall’antica ricetta dei ‘Timballetti di ricotta, borragine ed erbucce dei Castelli Romani’, ritrovata in un vecchio ricettario del XIX secolo e la versione che possiamo gustare oggi nei locali del borgo è quella nata dalla mente di 3 cuochi, Adriana e Raul del ristorante la Briciola di Adriana, Nunzio Panetta della Casina del Buongusto e Gianluca Paolucci della Cavola d’Oro, che oggi la propongono e soprattutto la promuovo in tutto il territorio.
Tante personalità, che hanno culminato questo progetto culturale riunendosi in un’unica associazione chiamata "Gustati Grottaferrata", creata dall’unione di nove soci fondatori, il cui compito è quello di promuovere i piatti e l’enogastronomia della città dei Castelli.

Come si preparano?

Questo piatto ha moltissimi aspetti, che nella sua semplicità lo uniscono al suo Comune di origine. Le cripte hanno l’aspetto di una crepe ripiena, o delle più tradizionali crespelle. L’esterno è fatto di sfoglie di pasta all’uovo, rigorosamente fatta a mano. Questo è poi legato con un intreccio a forma di croce, che richiama appunto la ‘Cripta Ferrata’, nome che poi diede origine al nome del Comune. L’impasto all’interno, è composto da ricotta di pecora, pecorino, borragine e ‘ramolacci’, un’erba selvatica chiamata anche ‘erbacce dei Castelli Romani’.

Per il ripieno, le verdure vengono prima ripassate in olio d’oliva, e poi amalgamate insieme alla ricotta e al pecorino, prima di imbottire la pasta sfoglia.
Le Criptensi prima di essere servite, vengono poi ricoperte di formaggio, a volte pomodorini, poi tutto gratinato in forno.

Le Criptensi non sono soltanto un piatto gustoso, sono la testimonianza di come l’amore e le sinergie che si creano all’interno di un borgo, possono trasformare un piatto semplice della tradizione, in un testamento riconoscibile in tutto il territorio.
Questo piatto è un passaggio di testimonianze, un ponte che unisce l’antico all’immortale, e un’opportunità per questa città di far conoscere le sue tipicità alle nuove generazioni, e alle persone che ancora non hanno scoperto le bellezze del territorio dei Castelli Romani.
Del resto, il cibo è il punto d’incontro per molte culture, anche quelle più lontane!

 

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Caroline (Carolina) Di Cocco, da Fontechiari a ministro dell’Ontario

Volete sapere cosa può fare uno spirito creativo italiano in un ambiente pragmatico e attento al merito come quello canadese?
La storia di Carolina (Caroline) Di Cocco può essere considerata l’emblema della sinergia fra i nostri due paesi, Italia e Canada.
Non si capisce come mai, la nostra storia di italiani è veramente molto complessa, ma qui in Italia ci facciamo male da soli e abbiamo lasciato andare via persone meravigliose. E’ come se il detto latino Homo Homini Lupus fosse la nostra maledizione.

Abbiamo incontrato Caroline grazie alla tecnologia digitale e a Diego Collareda che sta svolgendo un incredibile lavoro di ricostruzione di ponti fra le comunità della Valle del Liri e i ‘compaesani’ che hanno dovuto lasciare questi splendidi territori. Con Deborah Bovenga e Valeria Altobelli, sorane DOC, hanno iniziato a valorizzare le storie di chi ha lasciato il cuore a Sora pur essendo partito molti anni fa. Poi la passione li ha spinti oltre i confini del loro paese per comprendere la Valle del Liri e la Val Comino.
E così siamo arrivati a Fontechiari, un bellissimo borgo all’inizio della Val Comino che è tornato famoso per avere uno dei pochi esempi dei primi cimiteri moderni nati dopo una legge Napoleonica.

Siamo nella Val Comino, nel versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, una delle più belle valli italiane dove ogni cucuzzolo ha un suo castello e dove il dopoguerra ha lasciato dolori e povertà. Siamo dietro Montecassino, vicino la linea Gustav, e la famiglia di Caroline emigra a Sarnia in Ontario (Canada) quando lei aveva solo 6 anni.
Un gioiellino da scoprire insieme alla storia di Carolina (Caroline) Di Cocco che nasce nel piccolissimo borgo di Fontechiari nel 1957 e arriva ad essere Ministro della Cultura dell’Ontario. Anche suo marito è originario di Fontechiari ma i due si incontrano in Canada in età adulta, ma questa è un’altra storia.

Caroline è una donna dagli occhi luminosi, dolce ma anche molto determinata che ci racconta il suo mondo italo-canadese come un fiume in piena. Radici italiane ma la casa è in Canada, e i suoi figli si sentono un po’ più canadesi-italiani. Il tempo è volato e abbiamo trascorso momenti veramente piacevoli.
La sua esperienza, e la conoscenza delle storie di molti altri con cui era cresciuta, la hanno portata a volersi occupare di emigrazione.

E dietro questa parola c’è un mondo di sofferenza che molti non vogliono conoscere per non sentirsi in colpa.
Ha studiato pianoforte al conservatorio e antropologia all’università, ed è stata una insegnante di musica, ma il senso di giustizia e la voglia di mettersi al servizio della comunità la hanno naturalmente spinta alla vita politica.
In realtà tutto nasce per combattere una ingiustizia durante il periodo di scuola dei suoi figli e la sua determinazione e professionalità dimostrata negli anni la hanno naturalmente portata a diventare un punto di riferimento della sua comunità.
L’interesse per l’integrazione invece inizia negli anni ’80 con la fondazione di un groppo folk italo-canadese dove si sperimentavano nuovi rapporti fra le due comunità, che agli inizi si trovavano su sponde lontane.
La comprensione delle diverse dinamiche sociale tra italiani e canadesi è stata lenta, i due gruppi erano separati da differenze notevoli e non c’era ancora la televisione o i social network a preparare le persone al multiculturalismo. Entrambi i gruppi hanno dovuto imparare a scoprirsi con gli anni e, per gli italiani, con un duro lavoro.
Gli italiani hanno dovuto dimostrare il loro valore e di essere arrivati in Canada non perché privi di talento ma per mancanza di opportunità in un paese distrutto dalla guerra.
Nel 1985 fa parte dell’advisory board per il multiculturalismo del Ministero della Cultura dell’Ontario e, nel 1987, Caroline fonda l’Italo-Canadian Cultural Club/Laziali di Sarnia (e non parliamo di calcio!).
Tutto questo impegno la porta naturalmente ad essere un punto di riferimento anche dell’integrazione multiculturale e nel 1997 viene eletta al consiglio della città di Sarnia.
L’esperienza locale è il trampolino di lancio per crescere e dal 1999-2007 diventa membro del parlamento dell’Ontario, dove è cresciuta nei ruoli fino a diventare Ministro della Cultura.
Grazie alla politica ha modo di conoscere le persone più influenti del mondo e figure di primo piano della cultura internazionale ma Caroline non ha mai dimenticato le sue radici di Fontechiari.

Torna al suo paese regolarmente e la sua casa diventa un naturale punto di incontro per amici da tutto il mondo. Fontechiari è come il suo ‘salotto’ in cui avvengono scambi creativi fra artisti dai 5 continenti ed in cui si sente al riparo e può ‘ricaricare le sue radici italiane’.
Forse noi che siamo rimasti in Italia diamo per scontato che la bellezza dei nostri territori e la ricchezza della nostra storia, che si espande nei millenni con testimonianze ancora vive, continui ad essere una calamita per chi parte. Ma anche il mondo fuori dai nostri confini ha un fascino particolare.
Sicuramente meno testimonianze storico o artistiche ma le persone hanno la nostra stessa ricchezza interiore. Se solo in questi anni avessimo cercato di ‘scoprire la bellezza nelle scarpe degli altri’ oggi saremo tutti più felici.
Caroline ed i suoi amici che ancora frequentano Fontechiari sono una perla che si aggiunge alle nostre per formare un gioiello unico. Sono le persone che rendono vivi i luoghi, e se le persone sono belle, allora anche i luoghi saranno belli.
E questo è avvenuto in Canada anche grazie al lavoro di Caroline che ha aiutato l’integrazione delle diverse comunità di emigrati che da tutto il mondo avevano scelto di trasferirsi in questo immenso (e freddo) paese.
Non è un caso se la sua associazione Legami Lontani, che cerca di raccogliere e preservare tutto il materiale relativo alla emigrazione italiana, ha sede proprio a Fontechiari mentre in Canada Caroline è nel consiglio di una rete di associazioni che raccoglie le storie delle comunità Italo-Canadesi.
Fra le pubblicazioni a cui ha preso parte, notiamo sempre questo legame locale e globale, la storia della comunità Italiana di Sarnia e poi “Viaggi Verso il nuovo mondo. Giovanni Caboto e l’immigrazione Italiana in Canada” per arrivare alle “Memory and Identity: Italian-Canadian/Laziali Clubs and Association in Ontario/Re-Creating Cultural Identity after Immigration”.
E da italiana ha sempre messo la famiglia in un posto speciale riuscendo a conciliare il ruolo politico con quello privato con 3 figli e 4 nipoti. Caroline è stata nominata Cavaliere della Repubblica Italiana nel 2002.

 

 

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Conoscete le città cinesi? Discover China, un progetto italo-cinese per avvicinare due mondi

a cura di Istituto Italiano OBOR, Discoverplaces.travel e CPAFFC

Sapete quante lingue si parlano in Cina? Sapete quante città cinesi hanno tradizioni millenarie? Conoscete veramente la cucina cinese delle diverse Province?

Se non sappiamo rispondere a queste domande è difficile pensare di costruire relazioni culturali e commerciali fra Cina e Italia. Due paesi dalla storia millenaria come i nostri devono potersi incontrare anche su un piano culturale attraverso una reciproca conoscenza.

Oggi la Cina rappresenta il mercato ideale per molte delle nostre piccole e medie imprese e la sua conoscenza è fondamentale, anche perché possono nascere altre occasioni di cooperazione fra i nostri paesi e fra imprese.

Valorizzare la bellezza nascosta delle città cinesi, questo è quindi l’obbiettivo del programma Discover China, la nuova iniziativa di marketing territoriale co-organizzata dall’Istituto Italiano Obor, il portale Discoverplaces.travel e dalla China People’s Association for Friendship with Foreign Countries (CPAFFC).

Il progetto nasce sull’onda del successo della manifestazione Belt and Road Exhibition 2021, che ha messo in contatto città e regioni italiane con omologhe cinesi, e dal contest dello scorso anno che aveva gettato i semi della conoscenza reciproca.

Discover China vuole essere un supporto alle iniziative del 2022, l’Anno della Cultura e del Turismo Italia Cina, che tutti gli operatori economici sperano possa sostenere e dare rilancio all’economia del nostro paese.

Cosa è Discover China?

Discover China è una rubrica dedicata alla scoperta delle città cinesi con la particolarità che saranno descritte da cittadini cinesi. Lo scorso anno abbiamo visto la partecipazione di studenti, imprenditori, professori e perfino giovani studenti che hanno raccontato il loro legame con la città d’origine. Questo anno ci concentreremo maggiormente sulla conoscenza del vero spirito delle città e il nostro compito sarà quello di fare un editing ed una traduzione in italiano e inglese fornendo una vera e propria consulenza gratuita alla città cinese.

Secondo Claudia Bettiol, fondatrice di Discoverplaces.travel, “Il nostro ruolo sarà quello di essere dei naturali collegamenti fra città italiane e cinesi che grazie alla rispettiva conoscenza potranno progettare eventi e cooperazioni future. Collaboreremo direttamente con gli uffici internazionalizzazione delle città cinesi e, mentre comunicheremo la loro bellezza, potremo guidarli nella conoscenza delle magnifiche realtà italiane.”

Il motore della iniziativa è l’Istituto OBOR, da anni è impegnato nelle relazioni internazionali e negli scambi culturali fra Italia e Cina, tramite il suo instancabile presidente Michele De Gasperis: “L’Istituto Italiano OBOR crede fortemente che la pacificazione, alla base di tutte le iniziative Belt and Road, sia il presupposto fondamentale per avviare iniziative con chiare ricadute economiche. Questa iniziativa che porta ad una maggiore conoscenza reciproca, grazie alla partecipazione del CPAFFC, può avere ricadute economiche future sui sistemi turistici e delle PMI. Siamo sicuri che il progetto contribuirà ad avvicinare città e paesi molto distanti stimolando curiosità ed amicizia fra le città.”

Aiutare le città cinesi a raccontare le proprie unicità per trovare idee di nuovi gemellaggi e cooperazioni è un passo verso il ritorno dei viaggi internazionali e una più stretta cooperazione tra i territori Italiani e Cinesi.

I Promotori

L'Istituto Italiano OBOR dal 2017 è un organo di riferimento per le istituzioni e le aziende che intendono confrontarsi con il mercato asiatico. Riunisce persone, esperienze e proposte nel quadro del programma Belt and Road. Si rivolge agli organismi cinesi interessati ad approfondire relazioni e cooperazioni con l'Italia.

Discoverplaces.travel portale web e una società di consulenza che aiuta lo sviluppo turistico dei territori. Fondata da Claudia Bettiol, ingegnere, Phd e Netpreneur, collabora con università (italiane e straniere), enti governativi e istituzioni per creare connessioni fra territori italiani e città cinesi.

Il China People’s Association for Friendship with Foreign Countries (CPAFFC) è una delle tre principali organizzazioni di affari esteri della Repubblica Popolare Cinese. L'organizzazione gestisce le relazioni della città gemellate della Cina. Il suo fine è quello di promuovere l'amicizia e la comprensione reciproca tra il popolo cinese e le nazioni straniere.

 

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Qualcosa su Qinhuangdao, città gemellata con Pesaro

Qinhuangdao è una famosa città turistica sul mare di Bohai sulla costa settentrionale cinese, per intenderci la baia interna vicino a Pechino. È uno dei posti più iconici della Cina in quanto è proprio qui che si trova la fine della Grande Muraglia nel mare, oppure il suo inizio: dipende dai punti di vista. Il suo splendido scenario oceanico è descritto nelle poesie di Mao Zedong.

Siamo nella provincia di Hebei, a circa 300 km ad est di Pechino, e la sua popolazione è di 3,14 milioni di abitanti.

La sua fondazione fa parte della storia cinese in quanto nel 215 a.C. il primo imperatore della Cina venne qui per cercare l'elisir dell'immortalità e poi diede il suo nome alla città. Qinhuangdao significa "Qin Emperor Island" ed infatti in origine era un'isola che solo alla fine del XIX secolo è stata collegata alla terraferma durante la costruzione del porto.

Il clima è gradevole con quattro stagioni influenzate dai monsoni, l'aria è fresca e il paesaggio è diversificato. Ogni anno, milioni di turisti vengono a visitarla per fare escursioni in montagna, andare a pescare nei laghi e nei fiumi, giocare nei boschi, nuotare nel mare o semplicemente girovagare nel resort estivo di Beidaihe.

Beidaihe è l'area delle vacanze estive per gli alti funzionari del governo, ed è considerata un po’ come la Martha’s Vineyard cinese.

Tradizione e modernità convivono e uno dei suoi parchi è descritto nei più prestigiosi siti di architetti per il suo design. Il Tanghe River Park con il suo Red Ribbon è un esempio ispiratore di land art dove l’armonia della natura incontra i segni di un artistico intervento dell’uomo contemporaneo. Una lunga fila di mezzo km di panchina rossa che nasconde l'illuminazione e mostra piante locali è collegata ad un sentiero che segue le curve del fiume Tanghe.

La connessione tra natura e architettura fa parte della Armonia Cinese e il Qinhuangdao Dune Art Museum sulla spiaggia è stato premiato come uno dei migliori esempi di architettura moderna.

Sistema Educativo

La città ha 11 università e college, con un numero crescente di laboratori di prestigio nazionali e istituti di ricerca in fase di costituzione, che attirano un numero crescente di studenti a trascorrere qui il loro tempo nel campus.

Gli sport

Qinhuangdao ha ospitato i Giochi Asiatici e alcuni eventi dei Giochi Olimpici di Pechino. Questo è stato un onore unico della città che nel corso degli anni ha dato sempre più importanza allo sport ospitando con successo una serie di eventi nazionali come la maratona annuale di Qinhuangdao, la gara di pattinaggio a rotelle, la corsa in bicicletta e le partite di calcio.

Inoltre, dispone di campi di allenamento per calcio e per la bicicletta, nonché di parchi olimpici e altri centri fitness pubblici.

Qinhuangdao è famosa per il campo da golf, gli sport invernali (incluso l'evento di yacht di terra) e per gli sport estivi inclusa la vela.

Trasporti e industria

Qinhuangdao ha 1 aeroporto, 5 ferrovie nazionali, diversi treni ad alta velocità e 3 superstrade nonché 1 grande porto (principalmente focalizzato sul trasporto energetico).

È la base di produzione di un grande hub automobilistico cinese, la più grande base di produzione e lavorazione di prodotti in alluminio e il centro della cantieristica navale da milioni di tonnellate.

Cibo e vino

Qinhuangdao è famosa per una grande varietà di prodotti agricoli da patate dolci, castagne, mais, noci e ciliegie, ed è il centro di produzione di uno dei migliori vini rossi della Cina.

 

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Sapori, profumi, colori. La tavola si racconta Piatti tipici della tradizione Catenanuoves

Da sempre mi ha appassionato la cucina e le ricette della tradizione di Catenanuova, il mio paese. In famiglia custodiamo gelosamente un'agenda dove sono scritte tante ricette tramandateci dai nostri nonni. E' bello rileggerle, tramandarle e realizzarle ancora assieme ai miei figli.

Spesso sono scritte con errori ortografici e parole storpiate, ma per questo le amiamo ancor di più, perché sono autentiche e ci tramandano l'amore per il cibo di una cultura prettamente contadina che, nonostante tutte le difficoltà, non rinunciava ai dolci delle feste come i "Ciciulia" a Pasqua e i "Cucciddati" a Natale.

Oppure non potendo comprare il pesce perché non ne avevano le possibilità economiche (o forse perché lontani dal mare) si inventavano i "pisci chiani" (pesci piani o bassi) fatti con i cardi selvatici, la pastella di farina e uova e con l'aggiunta delle alici salate che si potevano tenere in casa e utilizzare al bisogno.

La farina è stata un'ancora di salvezza nel dopoguerra e le colture di grano hanno avuto un enorme sviluppo nei nostri territori, da lì tantissime preparazioni sia dolci che salate con questo ingrediente così versatile.
Ricordo ancora che da bambina guardavo mia madre e le mie nonne impastare la pasta di casa e poi stendere la "Fogghia" così si chiama nel nostro paese la sfoglia sottile che si utilizza per fare le tagliatelle e le lasagne.
Un giorno dissi loro che la volevo fare io e iniziai a ripetere i loro gesti. All'improvviso mia madre sparì e la vidi rientrare con le vicine che aveva chiamato per fare vedere loro come stiravo la pasta. Questo ricordo rimane indelebile nella mia mente, avrò avuto poco più di 10 anni ma mi sembra vivido come se fosse accaduto da pochi minuti.

Sto tramandando quest'amore anche ai miei figli che, nonostante siano tre maschi, sanno cucinare, fare il pane nel forno a pietra come si faceva un tempo e soprattutto sanno stirare la pasta con il mattarello così come mi ha insegnato mia madre.La Caponatìna un piatto tipicamente estivo fatto soprattutto con melanzane, peperoni, sedano, cipolla e che si cucinava al mattino presto a causa del forte caldo che caratterizza il nostro paese. E per questo motivo si faceva di capomatìna e da lì il nome caponatìna.

Il finocchietto selvatico, gli asparagi, i cardi sono solo una parte dei prodotti che la terra ci offre spontaneamente e che ci consentono di realizzare le nostre ricette locali come la "pasta a milanisa" con il finocchietto e la mollica tostata. Non si sa perché si chiama a milanisa, di sicuro a Milano non hanno i finocchietti e i soli che la sanno cucinare sono gli immigrati che se li fanno mandare dai parenti. La pasta con il finocchietto la ritroviamo in tanti luoghi della nostra Sicilia e si cucina più o meno allo stesso modo con piccole varianti.
Anche una giornata piovosa e fredda, considerata brutta per ovvie ragioni, ci può dare bellissimi ricordi dell'infanzia nella nostra famiglia d'origine. Quando d'inverno piove e c'è brutto tempo mi ritorna in mente la colazione di quando ero piccola.
In queste giornate uggiose mia madre faceva i "Frascatuli" con i "frittuli" e verdure di stagione. Si tratta di una polenta fatta con farina di ceci, broccoli e carne di maiale (frittuli). E con la luce accesa, perché era buio pesto, ci riunivano tutti a tavola. Era un modo per riscaldarsi in un tempo non tanto lontano, in cui non avevamo il riscaldamento in tutte le stanze. Un retaggio dei nostri nonni che andavano nei campi con tutte le condizioni meteorologiche e avevano bisogno di energie per fare il loro duro lavoro.

Sapete quali sono i fiori commestibili per eccellenza? I fiori del cardo, che noi conosciamo come carciofi "cacuoccili". Ottimi e versatili, si possono cucinare in tantissimi modi, ma la ricetta che più amo e che mi ricorda l'infanzia è "Carciofi ripieni" con mollica. Ogni paese ha un modo diverso di condire il pane tritato. Io metto formaggio pecorino, menta, aglio o cipolla, pane raffermo, sale e pepe, trito il tutto e riempio i carciofi.

Si può aggiungere anche salsiccia o pancetta e si cucinano a fuoco lento in pentola, con poca acqua o arrostiti nella brace. A Pasquetta non si può concludere la festa se non ci sono i carciofi arrostiti.
Ecco la tradizione delle feste che ritorna a ricordarci le nostre origini.

 I Ciciulia sono dolci poco dolci, scusate il gioco di parole, che hanno la propria origine in un periodo storico della nostra cultura contadina, quando tutti allevavano le galline e queste, soprattutto nel periodo pasquale triplicavano la produzione di uova. Oggi abbiamo reso l'impasto molto simile a quello dei biscotti, ma prima si utilizzava la pasta del pane dolcificata e i bambini non vedevano l'ora di riceverli come dono pasquale. Io utilizzo sempre la ricetta della nonna dove la farina di semola viene mescolata alla farina 00 e poi si aggiungono lo zucchero, lo strutto, le uova e il latte.
A Natale non possono mancare i "Cucciddati" buccellati di fichi e miele.
Ricordo quando da bambina guardavo mia madre e mia nonna che con le loro mani sapienti preparavano gli ingredienti e sfornavano questi dolci tradizionali. Anch'io provavo a farli e ero orgogliosa delle mie prime forme, anche se erano un pochino sgorbie. Oggi come allora, ogni anno faccio i miei cucciddati.
Le forme non sono di alta pasticceria, ma mi piace farli molto semplici e caserecci, bagnati nello zucchero semolato prima di infornarli. In ogni caso qualsiasi sia la forma o il decoro che scegliamo di utilizzare, rinnoviamo ogni anno una tradizione che viene tramandata da generazioni.
Mia madre, mia nonna, la mia bisnonna e quelli che prima di loro hanno preso i prodotti della terra come la farina, le mandorle, i fichi, e poi lo strutto, il miele e li hanno lavorati con amore e dedizione, restando fedeli a un'antica ricetta, ci hanno tramandato una memoria che ci riporta oltre il tempo e lo spazio e ci fa rivivere le emozioni dell'infanzia, quando il fuoco del forno a pietra ci riscaldava, mentre noi lavoravamo e facevamo le nostre buonissime ricette della storia gastronomica catenanuovese.

I Cavatelli ci riunivano attorno al tavolo per prepararli tutti insieme, bastava impastare la pasta e fare dei rotolini che poi venivano tagliati in piccoli cilindri a cui si dava la forma cavata con l'ausilio di una forchetta o della grattugia.

 

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La gustosa ricetta della Pasta alla Norma, un omaggio a Belllini

La Pasta alla Norma è uno dei simboli della nostra cucina siciliana e la sua storia sembra essere legata ad un omaggio a Vincenzo Bellini, noto compositore di Catania. Altri invece l’attribuiscono all’umorismo dello scrittore Nino Martoglio.

Era il 26 dicembre 1831 quando l’opera Norma di Vincenzo Bellini debutta per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano, diventando la più famosa delle sue dieci opere e riscuotendo da subito un grande successo.

Si narra che uno chef siciliano creò un piatto per l’occasione che fu servito la sera dell’esordio dell’opera belliniana, la Pasta alla Norma. Un primo piatto dedicato anche al nome della prima interprete di Norma, la soprano Giuditta Pasta.

Bellini portò sul palco della Scala di Milano la sua opera, resa poi immortale dalle interpretazioni di Maria Callas, Montserrat Caballè e Cecilia Bartoli.

 

L’altra versione sulle origini del piatto catanese racconta che nel 1920 si tenne un pranzo a casa Musco-Pandolfini, in via Etnea a Catania (la via principale di Catania).

Attorno alla stessa tavola si ritrovarono Angelo Musco, la sorella Anna e il marito Giuseppe Pandolfini (i padroni di casa), i nipoti Turi e Janu, questi con la moglie Saridda D’Urso, e Nino Martoglio, che con il noto attore aveva intrapreso da tempo un legame artistico.

Quando il piatto fu portato ai commensali, Martoglio fu colpito dal profumo e dalla bontà della pietanza siciliana e rivolgendosi alla cuoca esclamò: Signora Saridda, chista è ʼna vera Norma.

Una battuta che diede il nome alla “Pasta diva” catanese.

Un’eccellenza veniva ribattezzata infatti “fatta alla norma” ossia “fatta a regola d’arte!”

La Pasta alla Norma sono profumi mediterranei riuniti in un solo piatto! Un piatto vegetariano che è la colonna gustativa delle estati catanesi, un tripudio di sapori.

La nostra ricetta di famiglia porta i colori italiani e lo spirito catanese: un piatto semplice e ad un tempo d’effetto per i nostri sensi: colore, profumo e sapore.

Ricetta della Pasta alla Norma

  • 400 gr. spaghetti di semola di grano duro
  • 10 pomodori freschi ramati, o 500 gr pomodori Piccadilly
  • Olio EVO
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 melanzana grande di seta (per intenderci quella viola chiaro)
  • Ricotta salata catanese grattugiata
  • basilico preferibilmente siciliano per un profumo più intenso

Lavare, asciugare e tagliare i pomodori freschi ramati, o i Piccadilly, per preparare una salsa di pomodoro. Su un tegame mettere dell’olio EVO siciliano ed aggiungere 1 spicchio d’aglio intero pulito, da togliere poco dopo.

Quindi aggiungere i pomodori e far cuocere per circa 30 minuti insieme a delle foglie di basilico fresco. Dopo frullare tutto in un mixer o passare con il passaverdure.

 

Tagliare la melanzana in parte a fettine sottili e in parte a cubetti, metterle a purgare con del sale e sciacquarle sotto acqua corrente, quindi asciugarle con carta assorbente. Friggere le melanzane in abbondante olio extravergine d'oliva scaldato alla temperatura di 170° e poggiarle su carta assorbente per fritti (carta paglia) per asciugare l’olio in eccesso.

Cuocere la pasta, preferibilmente spaghetti o anche le casarecce siciliane o i sedanini rigati, in acqua salata e scolarla al dente.

Nel frattempo, aggiungere delle foglie di basilico fresco al sugo di pomodoro fresco e tuffarvi la pasta. Aggiungere i pezzetti di melanzana fritta e lasciare delle fette intere da servire sul piatto dei commensali insieme ad una generosa spolverata di ricotta salata grattugiata!

Un capolavoro della cucina catanese e mediterranea!

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Musica e natura si uniscono al Museo Vivo della Memoria di Colle San Magno: un viaggio alla scoperta delle nostre radici più profonde

Musica, Natura, Tradizione Fede e Folklore si uniscono in un evento alla scoperta delle nostre radici più profonde.

Questi aspetti della nostra vita,  insieme compongono la storia del nostro territorio, sono sempre stati il focus di studiosi, artisti e curiosi.

Degli aspetti che caratterizzano così tanto lo stile di vita e la storia Italiana, non solo!

Questa è anche la storia di molti piccoli borghi, dove non esiste paese che abbia una visione comune, tutti sono caratterizzati dalle loro particolari tradizioni ed emozioni.

Il Museo Vivo della Memoria di Colle San Magno è una testimonianza a questi aspetti.

Il museo ripercorre tematicamente la Seconda guerra mondiale, attraverso la memoria, le testimonianze delle persone che l’hanno vissuta. Un racconto che però va oltre la guerra, viaggia lungo tutta la storia e lo spirito degli abitanti di questo piccolo borgo della provincia di Frosinone.  

Ogni sala di questo Museo, racconta le speranze di chi ha attarversato uno dei periodi più critici della nostra storia, e di chi poi dopo la guerra, ha portato la tradizione, fede e folklore della sua terra nel nuovo mondo, alla ricerca di una vita migliore.  

Chissà quante comunità all’estero portano ancora le memorie di Colle San Magno?

Ora con la pandemia siamo sempre più alla ricerca di un nuovo contatto con noi stessi, la nostra anima, le nostre origini. E da dove cominciare se non dalla natura?

Tra le tante bellissime iniziative del Museo, vogliamo promuovere la Passeggiata in musica sul monte Asprano, una giornata all’aria aperta e in completa sicurezza, alla scoperta delle antiche tradizioni musicali e religiose di Colle San Magno. Un omaggio all’Assunta, e agli antichi canti popolari che uniscono tradizione, fede e folklore.

Un viaggio da non perdere, appuntamento per Mercoledì 2 Giugno

Per prenotare: tel 06/5035458  cell. 3355654853

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I consumatori cinesi sono veramente differenti da noi?

Seconda settimana alla scoperta dei consumatori cinesi e delle dinamiche di vendita in Cina grazie ad Alibaba Netpreneur Business Class. Il viaggio è ogni settimana più emozionante e ho la sensazione di colmare il vuoto sulla conoscenza della Cina e del nostro futuro.

Ho collegato la Cina al nostro futuro perché senza dubbio questo sarà il secolo dell'Asia e della Cina.

Uscendo dalla geopolitica e tornando ai prodotti italiani e ai consumatori cinesi, chiunque abbia provato ad esportare in Cina conosce l'incubo della dogana e le tante decisioni e scelte che si devono prendere in merito a magazzini, distribuzione, relazione con i clienti, marketing, ecc. E soprattutto, la misteriosa lingua cinese.

Ma al giorno d'oggi, in molti paesi le leggi si occupano di piccole imprese introducendo semplificazioni nella regolamentazione transfrontaliera per la vendita B2C. Quindi le diverse piattaforme di vendita stanno cercando di trovare la loro strada verso nuovi produttori mondiali per ampliare la varietà dei loro prodotti e diventare attori globali.

Alibaba è sicuramente la piattaforma più grande e meglio organizzata per supportare chi non ha confidenza con la Cina e ha bisogno di assistenza costante.

La loro attenzione nel supportare i clienti rendendo la loro esperienza di vendita e acquisto facile e divertente li ha aiutati a diventare il giocatore più efficace. In qualche modo, penso che il viaggio d'affari di Alibaba sia l'essenza dello spirito cinese descritto in The Art of War di Sun Tzu ben 5 secoli prima di Cristo.

"La vittoria viene dal trovare opportunità nei problemi" e "Il generale che vince la battaglia fa molti calcoli nel suo tempio prima che la battaglia sia combattuta".

La creazione della piattaforma e della galassia delle sue imprese è la naturale conseguenza di questo atteggiamento. Ma il mondo è in continua evoluzione, quindi niente è mai in una situazione statica e bisogna evolversi costantemente per trovare nuove opportunità.

I concorrenti che entrano nel mondo del business dopo i pionieri possono iniziare la loro impresa imparando dagli errori degli altri e hanno una curva di apprendimento più breve. Quindi, anche se Alibaba ha raggiunto una posizione migliore deve sempre creare nuove opportunità per evitare la curva di declino naturale.

Ed eccoci qui, 200 imprenditori tra Italia e Spagna per pensare ad un futuro comune. E non è un compito facile, perché credo che la finanza sia a un bivio e lo scenario futuro ci mostrerà quale sarà la direzione che prenderanno i governi e le multinazionali.

Il cambiamento che si verificherà non sarà solo un aggiustamento del presente e questo creerà ancora più opportunità per le piattaforme pronte a cambiare.

 

Cosa collega Napoli e la Cina?

Avevo solo un'idea dei consumatori cinesi e questo rafforza la mia idea che lo spirito cinese è vicino allo spirito di un ingegnere napoletano. Cercherò di spiegare questa frase.

Per illustrare questa connessione devo entrare un po’ più in profondità nell'ingegneria e nella filosofia di Confucio, quindi seguitemi in questi pensieri folli.

Sono un ingegnere e amavo la matematica, ma queste 2 discipline sono creative in un modo diverso. La matematica è più connessa con i pensieri e l'ingegnere con l'azione. La matematica è un modo filosofico di pensare all'essenza della realtà e l'ingegneria è l'analisi della realtà e la creazione di sinapsi e soluzioni pratiche.

Quindi, non è un caso se oggi le migliori scuole di matematica sono in India (da sempre il centro del pensiero e della filosofia) e se le migliori scuole di ingegneria sono in Cina. Dovremmo ricordare che la scorsa settimana la Cina è arrivata su Marte e senza dubbio il centro delle industrie digitali si sta spostando dalla Silicon Valley alla Cina.

Ma tornando alla storia della Cina, la sua tecnologia è da sempre sviluppata quanto la nostra - e talvolta era avanti - anche se non avevano la nostra codificazione matematica.

Quindi possiamo dire che l'atteggiamento cinese è quello di risolvere i problemi e di essere creativi. E questo è un atteggiamento da ingegnere.

Ma ora parliamo del loro comportamento sociale. Prima del Covid 19, la prima immagine del popolo cinese era la folla. Una folla che sembra caotica ma tutti potevamo sentire che c'era un ordine alla base del caos. E questo ordine può essere ricollegato alla gerarchia sociale di Confucio.

I Cinque Legami sono: da governante a governato, da padre a figlio, da marito a moglie, da fratello maggiore a fratello minore, da amico ad amico. Doveri specifici sono stati prescritti a ciascuno dei partecipanti a questi gruppi di relazioni.

Possiamo riassumere questo ordine in Stato, Genitori, Famiglia, Amici. A parte lo Stato, questa è la gerarchia sociale di Napoli. Ascoltare una canzone tradizionale napoletana e leggere le sue parole può spiegarlo in modo più poetico.

Ho dovuto semplificare ma ho avuto questa sensazione molte volte in Cina e in Italia.

Curiosamente, quando mi sono avvicinata alla lezione sul livestreaming, la mia mente è tornata subito a Napoli.

Penso che il social ecommerce abbia la stessa dinamica di un vero mercato mediterraneo tradizionale. È la sua naturale evoluzione digitale. Siete mai stato a Forcelle a Napoli o al Gran Bazar di Istanbul?

Non capisco il cinese ma dalla loro comunicazione non verbale e dalla grafica, i venditori e i KOL si comportano più come i nostri "urlatori". Pertanto, nel caso dei KOL, sembra che la forza trainante della vendita sia il gioco più che la loro capacità di raccontare storie.

È l'idea di essere quello che ha potuto acquistare il prodotto nei primi secondi più del reale interesse per il prodotto.

Diverso il caso del livestreaming da un'area rurale, dove la forza trainante della vendita è il racconto sociale e l'infotainment.

Se Alibaba ha creato questo gruppo di Netpreneur per avere idee, esplorerei ancora di più il potere del gioco. E forse dovremmo fare un'esperienza dal vivo a Napoli (ma possiamo anche scegliere i mercati di Palermo della Vucciria o di Ballarò).

 

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