Le pizze Siciliane di Zafferana Etnea

I miei ricordi sono fatti di immagini e sapori, che mi riportano sempre a quelli di bambina e a Zafferana Etnea.

Chiamata la “Perla dell’Etna”, per la sua bellezza e la posizione ai piedi del vulcano, è una cittadina dal nome antico e dalle origine arabe, che richiama infatti, il variopinto pistillo dello Zafferano, che nel fertile terreno vulcanico fiorisce in autunno con impeto, come piccoli sprizzi di lava.

Lo Zafferano è anche un ingrediente fondamentale nella cucina Siciliana!

E ogni volta che salivo a Zafferana insieme alla famiglia, significava che una pizza Siciliana era assicurata! Come lo erano le passeggiate fino al belvedere, mentre la musica di qualche concerto rallegrava la serata.

Zafferana Etnea è nota anche per molti altri prodotti tipici. Il suo miele, le foglie da thé , gli squisiti biscotti soffici “dello sciatore” ricoperti di cioccolato, chiamati così perché era il dolce preferito dagli sciatori del Club Alpino e ovviamente la famosissima pizza siciliana!
La pizza siciliana spettacolo per vista e palato è un rito che si consuma tutto l’anno, ed è un “must-have” per gli amanti del fritto e dei sapori tipici locali.
La Ricetta più ricercata, è quella segreta di un bar in particolare chiamato Donna Peppina. In molti hanno cercato di imitarla ed ovviamente anche io da anni realizzo la mia versione di famiglia!
Quando inizia la bella stagione, sino al primo autunno, e i villeggianti ed i turisti per allontanarsi dalla calura cittadina salgono a Zafferana, diventa immancabile una cena con la “Siciliana”, dove i locali fanno a gara per le prenotazioni ed il risultato di questa frenesia è simile ad una piazza in festa!!
Oggi voglio raccontarvi la ricetta della mia “Siciliana”!

Pizza Siciliana di Zafferana Etnea

Per l’impasto:

  • farina 0
  • farina di semola rimacinata
  • latte
  • acqua
  • zucchero
  • lievito di birra
  • pezzetto di strutto per friggere

Per il ripieno:

  • acciughe sott’olio siciliane
  • cipollina fresca o cipollotto
  • pepe nero
  • olive nere siciliane
  • “Tuma” formaggio tipico siciliano fresco non stagionato di latte di pecora

Preparazione:
La mia siciliana è a base di farina 0 e farina di semola rimacinata, latte ed acqua, un pezzetto di strutto, zucchero e lievito di birra, per il ripieno servono le acciughe sott’olio siciliane, un po' di cipollina fresca o cipollotto, olive nere siciliane, pepe nero e formaggio tipico siciliano, “Tuma”, un formaggio fresco non stagionato a base di latte di pecora, che regala alla pizza un cuore cremoso.

L’impasto lo si lavora come quello per la pizza classica, facendolo lievitare fino al raddoppio, dopo si ottengono delle palline da far lievitare ancora per altri 15 minuti circa, quindi si stendono le palline da circa 1/2 cm e si farciscono con gli ingredienti

siciliani e si richiudono i cerchi della pasta a mezzaluna, cercando si sigillare bene i bordi per evitare durante la cottura la fuoriuscita dell’impasto.

 

Dopo aver atteso altri 15 minuti circa, il tempo della realizzazione delle pizze, le si tuffa nello strutto… ed è lì che avviene la meravigliosa trasformazione in una pizza dorata, fuori friabile e dentro dal cuore morbido e saporito. In alternativa le si possono friggere il olio di semi di girasole, ma vi assicuro che la differenza è notevole! Una delizia!

Sinceramente, le siciliane originali sono preferibili alle home-made, ma non solo per la loro bontà, ciò che rende un cibo prediletto e buono, a mio umile parere, è dato anche da molti altri aspetti legati al territorio, alla sua gente, ai ricordi che lo rendono unico!
I miei ricordi sono sempre quelli di bambina insieme alla famiglia: che ogni volta che saliva a Zafferana, significava che una pizza Siciliana era assicurata, come lo erano le passeggiate fino al belvedere, mentre la musica di qualche concerto rallegrava la serata.
L’ultimo ricordo prima di andar via era l’odore della zagara in fiore e della terra bagnata delle aiuole appena innaffiate, l’estate era alle porte.

powered by social2s
“Dita degli Apostoli”: il dolce Pugliese legato alla storia di San Tommaso?

Un dolce Pugliese dalla bellissima storia, le Dita degli Apostoli sono un piatto evocativo, e molto facile da ripetere a casa vostra, per portare un po’ di Puglia sulle vostre tavole!

Da dove inizia la nostra storia?
In Italia molti piatti della nostra tradizione nascono da due ingredienti: tradizione e fede. Proprio come è successo alle “Dita degli Apostoli”, un piatto dolce della tradizione contadina pugliese, fatto di semplici ingredienti e un amore incondizionato per le materie prime, un comune denominatore di tutti i piatti che fanno parte della tradizione di questa terra!
La tradizione culinaria Pugliese di per sé è caratterizzato da semplicità e pochissimi ingredienti, che nulla toglie alla bontà e al piacere che si prova ad assaggiarli. Malgrado la Puglia sia meglio conosciuta per i suoi piatti salati, che abbiamo potuto assaporare nell’articolo “Le "Fave: ricette e curiosità del legume più amato in Italia", anche i dolci non sono da meno.
Le Dita degli Apostoli è uno di quei dolci.
La sua realizzazione è legata, come quasi sempre accade nella cultura popolare contadina, alla scansione del tempo e delle festività. In questo caso è il periodo Pasquale, il momento in cui le Dita degli Apostoli fanno il loro debutto sulle tavole Pugliesi.
Nella mia famiglia, questo dolce non mancava mai. E ancora viene preparato secondo la ricetta originale tramandata, non scritta ma praticata.
L‘ingrediente principale è la ricotta, la cui produzione era legata al ciclo riproduttivo degli animali, per questo era tradizione iniziare a preparare questo dolce dal periodo primaverile, dopo lo svezzamento degli agnelli.

Un’altra curiosità sta nel nome, che probabilmente è dettato dalla forma a mo’ di dita, o involtino, che non casualmente richiama l’episodio del Vangelo che racconta l’episodio di San Tommaso.

 

Dita degli Apostoli

Ingredienti per n.12 “dita”

  • g.300 di ricotta di pecora (volendo si può sostituire la ricotta di pecora con
    quella di bufala)
  •  2 uova
  •  g.50 di zucchero
  •  cannella
  • 1 limone (possibilmente non trattato e preferibilmente poco maturo)
  • scaglie di cioccolato o del cioccolato a pezzi da frantumare
  • qualche goccia di liquore, preferibilmente di agrumi
  • olio di oliva per ungere la padella

Processo:

Lavorate le uova con una frusta. Prendere una padella di piccolo diametro,12-14 cm
e scaldatela dopo averla appena unta con una goccia di olio (meglio usare un
pennello).
Versate una cucchiaiata di uova battute e roteate la padellina per far allargare
l’uovo, creando una omelette sottilissima che va girata appena dorata, per farla
dorare sulla faccia opposta. La difficoltà, sta nel riuscire a fare con appena una cucchiaiata di uova una frittatina sottilissima. Togliete l’omelette e posatela su carta assorbente. Procedete con le altre fino ad esaurire le uova. Intanto lavorate la ricotta con lo zucchero, la cannella in polvere, la buccia del limone grattugiata, il cioccolato frantumato e qualche goccia del liquore a scelta. Se l’impasto risulta duro, aggiungete qualche goccia d’acqua tanto da renderlo cremoso.
Tenendo in mano l’omelette mettete una parte della ricotta impastata e avvolgete a
mo’ di dita, che saranno poste in un piatto di portata, infine spolverate con zucchero
e cannella (sconsigliato lo zucchero a velo).

E’ preferibile preparare il dolce con un po’ di anticipo, magari tenendolo in frigo per qualche ora, per gustarlo al meglio.

powered by social2s
Le Fave: ricette e curiosità del legume più amato in Italia

Le fave sono il frutto più amato della bella stagione, e del mese di Aprile e Maggio dove non si può non sentire nell’aria la voglia di “Fave e Pecorino”, un po’ per tutta l’Italia. Da dove nasce l’amore che proviamo per le fave, e tutte le ricette che le hanno come protagoniste?
Le fave sono legumi originari della Cina, coltivati e molto diffusi anche in Italia, in particolare nell’area del Mediterraneo da tempi antichissimi.

L’usanza di mangiare le fave è così presente in Italia, che è diventato l’alimento tradizionale in molte festività religiose e laiche come il lunedì di Pasqua, il 25 aprile, e il 1°maggio dove sono le protagoniste delle scampagnate fuori porta insieme al formaggio pecorino.
Sono un alimento molto versatile, e in quasi tutta Italia si trovano protagoniste di piatti della tradizione. E’ al sud però che questo legume si esprime al meglio.
Le fave hanno un grande di proprietà benefiche.

Hanno un ottimo apporto di fibre, proteine e, soprattutto, di sali minerali come il fosforo, il ferro e il potassio, essenziali per la salute dell’apparato digestivo.
Sono inoltre povere di grassi e ricche di fibre, un legume ideale da inserire nell'alimentazione ipocalorica ma con altrettante proprietà che lo rendono importante nell’uso abituale. Fino al dopoguerra, nell’area mediterranea, nei territori dove era più intensa la coltivazione, specie nelle famiglie molto povere, costituiva l’alimento base giornaliero al pari della polenta in altre realtà territoriali. A seconda dei luoghi dei territori del Meridione: Puglia, Sicilia ecc., questo piatto tipico assume una denominazione diversa, anche in base ai condimenti che che lo accompagnano, e variano con le stagioni.
Salsa di pomodoro fresco in estate (“friggitelli”, “cornaletti” , “diavolicchi” ecc.), fave
bianche e “zucchine alla poverella”, al profumo di “finocchietto”, fave bianche con l’uva o con olive, fave bianche e cicoria, “ncapriata”, un termine che viene dal latino, (“caporidia”) e si usa quando fave e condimenti vengono mischiati insieme.
La preparazione di questi piatti che vi sto per raccontare si perde nel tempo, l’origine è legata sicuramente all’influenza fra culture dei paesi del Mediterraneo. E’ da questo forte collegamento tra Grecia, Puglia e l’Italia meridionale che nascono molte ricette che decantano le fave. Come la tradizionale Fave e Cicoria della Puglia, più precisamente Fasano-Pezze di Greco (BR), e le molte sue varianti che voglio raccontarvi qui di seguito!

“Fave e cicoria”- Puglia: Fasano-Pezze di Greco (BR)

Ingredienti per 4 persone:

  • 400g di fave secche decorticate
  • 1 patata media
  • Sale q.b.
  • 4-5 cucchiai di olio

Preparazione:
Cominciamo dalla cottura delle fave!
Una volta sbucciate, tenete in ammollo per alcune ore (4 -5) in acqua tiepida in cui avete prima sciolto 1 cucchiaino di sale grosso. Prima di cuocere, sciacquate le fave e poi mettetele in un tegame coprendo con acqua e regolando di sale.
Mettete a cuocere, inserendo anche la patata a pezzi, a fuoco vivo fino al bollore per poi abbassare la fiamma al minimo. Togliete tutta la schiuma che si è formata in superfice, e lasciate cuocere molto lentamente fino a che tutta l’acqua si asciuga e le fave si “sbriciolano”.
Se l’acqua si consuma prima, aggiungetene altra calda fino a completare la cottura.
I tempi per la cottura variano, ma sicuramente da un’ora in su. Se volete utilizzare la pentola a pressione, i tempi si riducono: circa 30 minuti dopo aver tolto la schiuma e chiusa la pentola. A cottura ultimata aggiungete l’olio e lavorate energicamente le fave con un cucchiaio di legno, fino a renderle una crema. A questo punto sono pronte per essere servite, anche da sole con un filo d’olio, o qualche tozzetto di pane!
Il prossimo passo è la cottura della cicoria, che va sbollentata, e una volta scolata, condita con olio e sale, e servita insieme alle fave appena preparate.

Per l’“Ncapriata”, un’altra variante delle “Fave e Cicoria” il procedimento di cottura e preparazione per entrambe è lo stesso, con la differenza che i due ingredienti vanno mischiati tra loro, prima di essere serviti.
Invece la prossima ricetta vede fave e friggitelli protagonisti di un piatto che in Puglia è conosciuto come “Fave e cornaletti col sugo”

“Fave e cornaletti col sugo”

Ingredienti per 4 persone ( per le fave vedi le dosi e la procedura già descritte):

  • g. 500 di peperoni “friggitelli”o “cornaletti”
  • g. 500 di pomodorini o pelati
  • 2-3 cucchiai di olio
  • 1 spicchio di aglio
  • Sale q.b.
  • Procedimento:

    Lavare i peperoni e asciugarli. Potete se volete togliere o lasciare a questo punto, la parte interna dei semi. In una padella scaldate leggermente l’olio leggermente con 1 spicchio di aglio e aggiungete i peperoni. A metà cottura, toglieteli dal fuoco, metteteli in una ciotola e nella stessa padella con l’olio rimasto aggiungete i pomodori spezzettati, facendoli cuocere per qualche minuto. A questo punto mentre mescolate il tutto, aggiungete qualche cucchiaiata di acqua, i peperoni, il sale e lasciate cuocere. Servite con le fave bianche.

    E se le fave avanzano? Nello spirito del “non si butta via niente”, dalla Puglia viene anche la ricetta delle “Fave riscaldate”. Le fave avanzate non andavano certamente buttate e molto spesso venivano consumate di primissima mattina, al posto della colazione dai contadini, prima di recarsi al lavoro nei campi.
    Si preparavano in una padella, dopo aver riscaldato una cipolla tagliata a fette con un po’ di olio, si aggiungevano le fave ammorbidite con un po'; d’acqua, fino a far cuocere il composto al punto da farlo quasi attaccare alla padella. Così si forma la classica crosticina, che esalta maggiormente il sapore.

powered by social2s
Come la Cina è diventata grande e come l’Italia può crescere

Faccio parte dei 100 Netpreneurs che Alibaba ha selezionato in Italia e ho la possibilità di essere coinvolta in un intrigante sistema di brainstorming.

Stiamo lavorando digitalmente sulla piattaforma DingTalk e questo modo di apprendere e scambiare idee è solo la prima esperienza del modo di vivere e lavorare cinese.

Abbiamo iniziato la scorsa settimana e durante la prima sessione abbiamo dovuto pensare a come la Cina ha raggiunto la sua modernizzazione e come è l'attuale situazione digitale nel nostro Paese. Quindi, permettetemi di condividere alcune delle mie prime idee sul grande sviluppo della Cina e sul futuro dell'Italia.

Alcune considerazioni possono sembrare più filosofiche che tecniche, ma credo davvero che i pensieri siano alla base di ogni processo creativo.

E lo sviluppo di un paese è un processo creativo.

Se vuoi indurre uno sviluppo reale e cambiare la vita delle persone, prima bisogna avere una visione a lungo termine, e questa è l'essenza della filosofia.

Lo sviluppo della Cina è iniziato con Deng Xiao Ping e continua ancora oggi con ogni Piano Quinquennale.

In un certo senso, Jack Ma e Alibaba hanno iniziato con la stessa visione. Volevano introdurre Internet in Cina e aiutare la crescita delle piccole imprese.

La missione non è stata facile ma ogni crisi è un'opportunità e Alibaba ha innovato e si è mossa in avanti ogni volta che ha trovato un problema da risolvere. La soluzione si è sempre conclusa con la creazione di una nuova filiale e nuovi servizi alle piccole imprese.

 

Se la cultura del capitalismo occidentale si comporta più come un predatore, la cultura orientale cerca di creare armonia anche negli affari.

Così la storia dell'ecosistema di Alibaba mi ricorda quella del keiretsu giapponese.

L'ecosistema sembra essere un modo moderno e cinese per creare cooperazione industriale. Un'evoluzione del keiretsu.

Il vero problema per Alibaba (è più una sfida che un problema) è come diventare il più importante social e-commerce transfrontaliero e forse per questo ha creato il programma Netpreneur.

Lo scopo del Programma Netpreneur è di creare un gruppo di CEO che possano comportarsi come un cervello collettivo e creare nuove opportunità per tutti.

Sappiamo che la grande crescita di Alibaba sta stressando la collaborazione con il governo cinese e altri concorrenti come Bytedance stanno rapidamente arrivando sulla scena. Ma se Bytedance si sta comportando più seguendo lo stile aziendale occidentale, Alibaba ha creato un ecosistema.

Mi piace la parola "ecosistema", il collegamento di due parole che provengono dal greco antico e dal latino e il loro significato può davvero essere il collegamento tra la cultura orientale e quella occidentale.

Vorrei parlare cinese per sentire meglio questo atteggiamento e nel frattempo continuerò a partecipare a questo corso di Netpreneur.

Sviluppo dell'economia digitale in Italia

 L'Italia è uno dei paesi più insoliti al mondo. Cito sempre il matematico ungherese Laszlo Mero, esperto di teoria dei giochi, che nelle sue ricerche sul comportamento delle persone, scrive che le regole normali non possono essere applicate agli italiani. Dice che il nostro comportamento è imprevedibile

Negli ultimi 30 anni non abbiamo avuto governi con una visione a lungo termine e ognuno di noi ha dovuto risolvere i problemi quotidiani da solo. Nonostante tutto, nonostante il fatto che cambiamo governo ogni 6 mesi - e che a ciascuno di essi piace pubblicare un numero enorme di nuove leggi che dobbiamo imparare - stiamo avendo successo.

E il Covid 19 ha cambiato la nostra situazione e ora la digitalizzazione sta penetrando nella nostra società. E anche se la burocrazia procede più lentamente, stiamo recuperando terreno della modernizzazione. Posso davvero dire che ci stiamo muovendo a piccoli passi verso la digitalizzazione, ma siamo comunque molto lontani dalla Cina.

La mia sensazione è che tra 10 anni ci sarà qualcosa di completamente diverso da oggi e che faremo salti tecnologici.

È la storia della carta di credito occidentale e delle App di pagamento cinesi. Quello che era un ritardo nella tecnologia è stato un balzo verso il futuro per la Cina che è passata dalla carta moneta al pagamento tramite App.

Lo stesso balzo in avanti compiuto dai paesi in via di sviluppo nel settore delle telecomunicazioni con l'introduzione dei telefoni cellulari. Non hanno dovuto costruire le linee fisse per collegare i loro paesi al futuro.

Quindi, l'Italia può fare un salto nel futuro con l'introduzione di nuove tecnologie e quello che è un effettivo ritardo può essere un punto di forza. Ma l'Italia non sarà il principale paese del mondo. Forse sarà sempre il posto più bello e migliore in cui vivere, ma non saremo la forza trainante del cambiamento del mondo.

Non ho davvero la sensazione di cosa accadrà con le tecnologie 5G o IOT e non posso prevedere una singola azione. Posso solo affermare che i cambiamenti sono guidati dalle abitudini delle persone e queste sono quasi le stesse ovunque. Più che nella tecnologia, cercherò risposte in sociologia. Chiederò aiuto alla BET (Behavioral Economic Theory) e alla psicologia.

Stiamo sicuramente affrontando un nuovo ordine mondiale e diventeremo sempre più attori globali e cittadini del mondo. Un esempio? L'introduzione del social network Tik Tok mostra che è possibile un'integrazione dei consumatori orientali e occidentali.

E negli ultimi anni le industrie digitali dello spettacolo e dei giochi non hanno confini ed i giocatori entrano subito a far parte di network internazionali.

Il turismo intelligente rappresenterà un'altra forte spinta verso l'integrazione sociale mondiale. Ma questa è un'altra storia da scrivere.

Tornando in Italia, credo che l'introduzione dell'e-commerce transfrontaliero - come Taobao - potrà dare impulso alla nostra trasformazione digitale più velocemente del previsto e in modo imprevedibile. Potrà essere una rivoluzione socio-economica.

E la digitalizzazione delle PMI e dei consumatori porterà naturalmente alla digitalizzazione della burocrazia e forse un "prossimo" Taobao può essere il nostro balzo in avanti nel futuro.

powered by social2s
Il Biancomangiare, una tradizione dolce di Modica e Catania

La Sicilia è una terra ricca di tradizioni. Le dominazioni ci hanno regalato contaminazioni e una cucina ricca di mescolanze di sapori, a volte barocche.

Tradizioni che coccolano la vista e allietano i pranzi in famiglia con i noti pasti “luculliani”. Un’usanza che ci vede seduti a tavola in orari poco consoni ai costumi europei e che, tra una conversazione, un racconto, un aneddoto e quello spirito familiare che ci contraddistingue, ci vede alzarci quando si dovrebbe già pensare al pasto successivo. Potete immaginare che il pasto successivo salta!

Si, la Sicilia e in particolare Catania annovera una ricchezza di colori e sapori legati al territorio da essere noti in tutto il mondo.

Questi sapori si esprimono soprattutto in estate, quando concludiamo un pasto con il noto Biancomangiare, un dolce di origine povera e una pietanza di origine arabo-francese, tipico soprattutto dell’antica contea di Modica. 

La ricetta modicana prevede l’utilizzo del latte di mandorla, mentre la ricetta ragusana include anche il limone, la cannella e il miele ibleo.

A Catania, il dolce al cucchiaio fresco e profumato di tradizione familiare, usa una rivisitazione della ricetta tradizionale usando il latte vaccino intero, l’amido di mais (che si utilizza come addensante), lo zucchero e la scorza di limone appena colto dall’albero. Un must!

Il tutto viene cotto e lasciato raffreddare, assumendo una consistenza di budino, e quindi servito su un letto di foglie di limone appena raccolte. Il segreto è quello di far rinvenire le foglie per qualche attimo in acqua calda perché possano essere più malleabili e sprigionare tutto il profumo.

Una squisitezza così povera, ma ricca di profumi in grado di inebriare i sensi!

Per tutti i catanesi, Il biancomangiare è il ricordo legato all’infanzia, ai dolci fatti in casa... il dolce che ha il sapore del focolare. Ma anche l’unico dolce che ci era permesso quando eravamo convalescenti e lo mangiavamo caldo come una crema… Con lo stesso sistema il dolce al cucchiaio ha altre varianti che si chiamano appunto Gelo al limone, all’anguria, alla cannella, che però vedono l’utilizzo dell’acqua al posto del latte e offrono diversi spunti a seconda della stagionalità.

Con lo stesso sistema il dolce al cucchiaio ha altre varianti che si chiamano appunto Gelo al limone, all’anguria, alla cannella, che però vedono l’utilizzo dell’acqua al posto del latte e offrono diversi spunti a seconda della stagionalità.

Il tripudio è quello decorato con granella di pistacchi, scaglie di mandorle e cannella… un invito ad un “Arrivederci” per tutti quei viaggiatori alla scoperta della Sicilia, che riportano con loro una ricca vacanza esperienziale di profumi e sapori!

powered by social2s
Alberto Casartelli in arte Toa e la musica Italiana-Cinese

In Italia la musica ha un patrimonio inestimabile. Siamo fieri per tutta la cultura musicale che abbiamo e il nostro ruolo nella storia della musica occidentale ma guardando ad est, anche la Cina ha un bagaglio musicale molto importante.

Lo sa bene il nostro Alberto Casartelli, o Toa per gli amici cinesi, insegnante di Milano con la passione della musica.

È anche un cantautore ed inizia fin da piccolo a studiare musica grazie anche ad un pianoforte che ha in casa ma poi accade qualcosa di sorprendente. Da qualche anno unisce la sua musica alla passione per la Cina, nata grazie ad un viaggio che si è subito trasformato in amore per questo paese.

La prima volta in Cina a marzo del 2013, a Shanghai, Alberto la definisce come un “flash”, tanto che dopo qualche mese torna di nuovo in Cina.

Stavolta il soggiorno è a Xi’an, la capitale della Provincia del Sichuan. Città famosa per l’esercito di terracotta e per essere la tappa iniziale della “Via della Seta”. Grazie a questo viaggio crea una rete di contatti di ragazzi della sua età che erano insegnanti che gli hanno raccontato le loro esperienze e che gli hanno suscitato la voglia di viverle.

In quegli anni aveva voglia di cambiare lavoro e perciò nel 2015 ha deciso di buttarsi e di lavorare in un asilo come insegnante di inglese. Trascorre così un anno a Jinan, capitale dello Shandong, a un’ora e mezzo di treno da Pechino.

Stando in Cina ascolta tanta musica cinese, scopre tutte le star e i cantati cinesi, i loro talent show e diventi un po’ fan anche di questo nuovo mondo.

Delle canzoni cinesi le caratteristiche che lo hanno colpito sono le loro melodie semplici ma allo stesso tempo diretto, un po' com’è lui che si definisce un rockettaro con l’animo pop.

Nasce la strana voglia di ricantare e riarrangiare le canzoni cinesi e scopre che riusciva anche a cantare bene il cinese. Le melodie cinesi sono molto musicali ed armoniose, e si nota meno la differenza della pronuncia che invece è evidente quando uno straniero parla in cinese.

Dalle cover delle canzoni cinesi, Alberto inizia anche a tradurre i testi in italiano e rimaneggiarli per le melodie italiane. Scrive anche delle canzoni italiane e le traduce in cinese grazie alla compagna cinese.

Da semplice cantautore italiano, Alberto diventa un ponte tra la cultura cinese e quella Italiana, inserendo degli elementi italiani nelle canzoni cinesi e viceversa.

E che ne pensano i cinesi delle canzoni di Alberto Casartelli, Toa?

La cosa che colpisce subito il pubblico cinese è il fatto che un occidentale canti delle canzoni cinesi, e rimangono molto incuriositi dalla loro traduzione in italiano.

Vengono talmente apprezzate che anche la CCTV, l’emittente televisivo nazionale cinese, ha fatto un servizio su di lui l’anno scorso quando era l’inizio della pandemia in Italia ed i cinesi venivano malvisti e additati come i portatori del Covid 19.

Il servizio ha ottenuto oltre 6 milioni di spettatori con la sua canzone “La nostra battaglia insieme”, dove Alberto ha sottolineato la sua vicinanza al popolo cinese e tutto il suo affetto.

Cosa pensano gli italiani di questo mix culturale che propone Alberto nelle sue canzoni?

Anche gli italiani rimangono affascinati dalla proposta di Tao perché è intrigante l’accoppiamento delle melodie cinesi con strumenti musicali classici con un testo in italiano. Da non perdere la cover di “Vivere” di Vasco Rossi arrangiata con gli strumenti cinesi.

Nella canzone “Gli amanti farfalla”, invece, Alberto racconta una tipica leggenda cinese che è piaciuta molto al pubblico italiano. Una storia romantica che è una sorta di Romeo e Giulietta in cinese. Sia i cinesi che gli italiani trovano delle assonanze in queste due storie e rimangono colpiti.

“Sto trascorrendo un periodo in cui mi sento ispirato. Forse anche per essere stato forzato a stare in casa ed ho nuovi brani in serbo. Tra poco ci sarà l’uscita di un altro brano cinese di uno dei miei cantanti preferiti, Cuī Jiàn. La canzone si chiama “La ragazza del vivaio” e la ho già tradotto in italiano e girato il videoclip lo scorso settembre. “

In più ha un’altra canzone inedita, una classica ballata romantica cinese che sicuramente colpirà il cuore dell’audience cinese. È scritta in inglese ma con il ritornello in cinese e si intitola Forever, 永远.

“Per i cinesi l’amore è un tema molto caro, e a loro piacciono tantissimo le canzoni romantiche che parlano di questo sentimento. Infatti le canzoni pop sono quasi tutte che parlano d’amore.”

Ma adesso veniamo alla domanda più delicata che abbiamo fatto ad Alberto, “vorresti tornare in Cina?” La risposta è stata ovviamente positiva.

“Mi manca tanto la Cina e che spero di tornarci presto. Il mio sogno sarebbe proprio quello di suonare e fare dei live in Cina per far conoscere le mie canzoni.”

E noi speriamo tanto di poterlo andare a vedere a qualche suo live a Milano. E poi in Cina.

Se vuoi rimanere aggiornato sulle sue canzoni, seguilo sul suo canale

Youtube,Toa Songwriter意大利音乐人

 

 

powered by social2s
Conoscete Yantai nello Shandong? Cina e Italia non saranno più lontane

Quando pensiamo alla Cina e all’orientale, immaginiamo sempre una cultura ed un territorio molto diversi e lontani da noi. Ma se entriamo nel dettaglio possiamo trovare sorprese, ad esempio vi racconto la città di Yantai per scoprire come il Paese di Mezzo (Cina) e l’Italia hanno molti più punti in comune di quelli che pensiamo.

Yantai è una delle più importanti sulla costa del Mar Giallo nello Shandong in Cina orientale ed ha una ottima qualità della vita. Oltre a vivere di turismo, la città è un importante centro economico ed è qui che si trova la più grande produzione di vino della Cina.

Nessuno pensa alla Cina come produttore di vino, ma qui si imbottigliano oltre 3 milioni di bottiglie l’anno.

Yantai non è solo una bellissima città sulla costa e il più grande porto peschereccio dello Shandong ma la sua posizione è strategica. Da qui si può raggiungere in poche ore di treno la capitale della Cina, Pechino, mentre Giappone e Corea sono ad un tiro di schioppo.

Penglai Pavillon near Yantai, Shandong, China

Questa città non è solo mare cristallino e spiagge soleggiate ma arte e architettura. Si può trovare un mix di architettura moderna ed antica, come il Padiglione Penglai, una delle Quattro Grandi Torri della Cina. Si dice che la torre millenaria sia stata il punto di partenza degli Otto Immortali che fanno parte del Taoismo e per questo è presente in moltissime rappresentazioni.

Yantai vive anche di sacralità grazie alla montagna sacra di Monte Kunyu. Si dice che è il luogo di nascita del Taoismo e dove ci sono delle cave e delle statue appartenenti agli Otto Immortali.

Arte del Ricamo e della Carta

A Yantai la tradizione del ricamo di lana su tela di lino è millenaria. Nel 2016, il ricamo di lana Yantai è stato inserito nell’elenco del patrimonio immateriale della provincia. Anche in Italia il ricamo fa parte della cultura immateriale ed è presente in varie aree con la più antica scuola di ricamo italiana a Palermo e forse la più famosa a Venezia nell’isola di Burano. Vicino da me è famosa la scuola fiorentina e la tradizione di Palestrina che ha dato nome al punto Palestrina.

Un altro elemento del patrimonio culturale immateriale è l’arte della carta intagliata. Anche questa è molto antica in Cina ed è ancora molto diffusa. I ritagli di carta sono tradizionalmente usati per decorare le finestre, i letti, i contenitori di riso e le vasche di farina e sono di auspicio di buona fortuna per i proprietari di casa.

L’arte dell’intaglio di Yantai è molto conosciuta e viene chiamata Jiaodong (la penisola dove si trova Yantai), per la sua attenzione alla narrazione di storie, miti e leggende.

In Italia anche c’è una cultura della carta e del libro. Oltre alla Carta di Amalfi, vicino Napoli, dove si può visitare anche un Museo interamente dedicato alla carta ci sono molte scuole di restauro del libro antico. Una delle più importanti si trova nella Abbazia di San Nilo a Grottaferrata dove è stato restaurato uno dei Codici di Leonardo di Vinci. La carta e il libro sono così importanti che da oltre 400 anni vengono celebrati con una festa.

Tutte queste tradizioni artistiche e artigianali vengono festeggiate a Yantai ogni anno durante la “China (Yantai) Folk Arts and Crafts Expo”.

I fiori e Yantai

I fiori e l’armonia della natura hanno un ruolo importante nella cultura orientale e il ciclo delle stagioni viene celebrato in feste nazionali.

Nella stagione primaverile la città di Yantai è tutto un fiorire. I bianchi fiori di pera ad inizio aprile, sono una attrazione del villaggio di Xiaojiagou, a pochi km da Yantai, creando un meraviglioso ‘mare bianco’. Dopo i fiori di pera arrivano i fiori di ciliegio che colorano un tratto dell’isola di Yangma, vicino Yantai, creando uno scenario incantevole.

Ma in città di gode di distese di tulipani in primavera che la fanno diventare ancora più magica.

Se penso al mio paese, anche in Italia ci sono molte città incantevoli grazie a distese di fiori. Ad esempio Sanremo è chiamata la Città dei Fiori e si trova sulla Riviera dei Fiori in Liguria. In Umbria tutti i fotografi accorrono alla fioritura delle lenticchie a Castelluccio di Norcia che trasformano le terre da pascolo si in una tavolozza di colori sgargianti bellissimi.

Ma i fiori sono usati anche per feste tradizionali a partire dal 1600 quando i Papi hanno cominciato a celebrare feste religiose facendo ricoprire le strade dei paesi con tappeti di petali di fiore. Uno spettacolo sconvolgente è quello dell’infiorata di Genzano, uno dei Castelli Romani.

La bellezza di questo tappeto floreale è nota in tutto il mondo ed ogni anno una strada in salita di 250 metri diventa il tappeto floreale più lungo del mondo. Chi la ha vista non la dimentica.

La produzione del vino a Yantai e nello Shandong

Tornando a Yantai, alla Cina e al vino. Pochi sanno che la Cina con 13,7 milioni di tonnellate è risultata il 1º produttore al mondo di uva, con la maggiore produzione nella provincia dello Shandong dove c’è Yantai, grazie alla sua posizione geografica superiore, al clima che viene però soprattutto utilizzata per il consumo interno.

Oltre all’uva, Yantai si è guadagnata un'ottima reputazione per la sua produzione di vino e qui si trovano circa 60 Chateaux. Negli ultimi 30 anni grandi imprese hanno stabilito la loro produzione di vino in questa area che vede come protagonisti importanti produttori come Changyu, Great Wall, Junding e Grand Dragon.

Il gruppo Changyu è il più antico produttore cinese di vino e brandy della Cina ed è anche la più grande cantina di vini dell’Asia classificata al primo posto tra i 10 marchi di vino più venduti al mondo nel 2020 (soprattutto in Cina).

La vecchia sede delle cantine Changyu nel centro di Yantai è oggi stata trasformata nel Museo della Cultura del Vino e aperta per le visite. Queste cantine si trovavano a meno di 100 metri dalla costa e 1 metro sotto il livello del mare, che ha funzionato come un sistema di climatizzazione naturale per oltre un secolo.

Per sostenere la sua produzione di vino, Yantai ha sviluppato una vivace industria secondaria. La città ha attualmente più di 10 produttori di sughero, tra cui Xiangfeng Industry Trade Co il più grande in Cina. I tappi di Yantai rappresentano circa il 70% della quota di mercato nazionale.

 Nel mondo è l’Italia la prima nazione per la produzione del vino. Molti dei territori di produzione sono stati iscritti nell’elenco del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, come la Langhe in Piemonte con il famoso Barolo, le Colline del Prosecco in Veneto e i paesaggi della Valdorcia in Toscana con il famoso Brunello di Montalcino.

Nel Patrimonio UNESCO è anche inserita la tecnica di coltivazione della vite al alberello di Pantelleria dove dal vitigno di Zibibbo si produce l’eccellente Passito. I vigneti sono schiacciati contro il terreno dando vita a qualcosa che assomiglia molto a bassi cespugli, un panorama unico costruito in secoli di storia.

Cina ed Italia hanno poi in comune fiere e feste dove si celebra l’industria vitivinicola ma anche le tradizioni locali.

Dal 2007 a Yantai si svolge la sua fiera internazionale del vino che gode di una popolarità diffusa in Cina mentre in Italia, a Verona ogni anno il Vinitaly, coinvolge produttori, sommelier e appassionati del vino da paesi di tutto il mondo. Una edizione della fiera è stata portata in Cina e precisamente a Chengdu nel Sichuan.

Ma forse pensando all’Italia e al vino vengono in mente le meravigliose feste di paese che celebrano eccellenti produzioni locali. Si può affermare che la più spettacolare di queste sagre si svolge a Marino, nei Castelli Romani, dove durante la Sagra dell’Uva dalle fontane del paese esce vino anziché acqua.

Al termine di questo breve racconto, Cina e Italia non appaiono più così lontane e diverse e ciascuna nasconde dei tesori e delle tradizioni che meritano di essere conosciuti e vissuti. Attraverso il territorio e la cultura possiamo creare scambi culturali che arricchirebbero i nostri paesi e che aiuterebbero i popoli a conoscersi rendendo felici le persone.

 

powered by social2s
I Castelli Romani  e la Cina, uniti da sapori, profumi e tradizioni.

Il legame tra Italia e Cina: più forte di quanto si possa pensare.
Due paesi uniti da tanti punti comuni. Una storia millenaria, antica e ricca di tradizione. Dove usi, costumi e la vita dei loro popoli è stata scandita dai ritmi della natura. Fiori, Sapori e profumi. Queste sono le tre qualità che ci accomunano, e con cui noi vogliamo unire la storia della Cina con quella di un’area che da millenni vive la sua storia al passo con la natura: i Castelli Romani.

Per millenni l’uomo ha vissuto seguendo i ritmi scanditi dalla natura. Le stagioni, il clima, le piante. Tutte queste caratteristiche, diverse ed uniche per ogni paese, hanno dato vita a tantissimi aspetti della nostra cultura. Dalle festività, fino ai piatti e prodotti tipici.

E’ da qui che si riconosce l’unicità di un popolo, e allo stesso tempo i punti comuni che ci uniscono, e che sono spunto di riflessione per cooperazioni internazionali.
L’Italia e la Cina sono tra questi. Sorelle lontane, unite da un antico legame che esiste ancora oggi e che possiamo rispecchiare in molte delle tradizioni e feste che celebriamo “in casa nostra”. Noi abbiamo deciso di portarvi in un viaggio tra i fiori, profumi e sapori che uniscono i nostri due paesi.

L’Infiorata di Genzano di Roma, 240 anni di storia, arte e tradizione.

La natura è armonia e bellezza, e chi esprime più bellezza dei fiori?
La Cina e l’Italia hanno una lunga storia e tantissime tradizioni che celebrano i petali e i profumi di questi messaggeri della bella stagione.
Ciliegi, mandorle, peonie e sono tra i protagonisti di dipinti e antiche opere d’arte Cinesi. I fiori sono apprezzati per le loro proprietà medicinali, fanno parte di feste e cerimonie. Proprio come in Italia, dove dedichiamo ai fiori una delle nostre feste più grandi: le infiorate!

Le infiorate sono un evento unico nel loro genere, che mettono in mostra arte e natura grazie alle creazioni che utilizzano petali di fiori, disposti in terra lungo le vie delle strade dei piccoli borghi, a formare disegni e decorazioni dagli sgargianti colori.
La più famosa infiorata, e anche la più grande del mondo, si svolge a Genzano di Roma dal 1778, dove ogni anno proietta questa città dei Castelli Romani sotto i riflettori internazionali.
Nel 2011 è stata riconosciuta dal ministero come ‘Patrimonio d’Italia per la tradizione’ e ancora oggi viene espertamente organizzata dai cittadini del borgo in maniera meticolosa.

Il fiore che diventa profumo e sapore, nella Sagra dell’Uva di Marino

La vite è una delle piante che più simboleggia la forza della natura. Rimane spoglia, imperterrita per tutto l’inverno, fino alla primavera, quando il cambiare delle stagioni permette ai suoi splendidi rami di sbocciare.

Per noi Italiani il momento più bello è lo sbocciare della vite, perché è l’inizio della vita di uno dei nostri prodotti più amati: il vino!

Anche la Cina ha una tradizione vitivinicola non indifferente. Pochi sanno che la Cina con 13,7 milioni di tonnellate è risultata il 1º produttore al mondo di uva, con la maggiore produzione nella provincia dello Shandong. Molte province si sono guadagnate un'ottima reputazione per la loro produzione di vino, che negli ultimi 30 anni è riuscita a stabilire un’importante produzione di vini di qualità, apprezzati in tutto il mondo.
Come per la Cina, sono molte le Provincie Italiane, in particolare quelle del Lazio famose per la produzione di vino, e per le feste dedicate a questo prodotto unico nel suo genere.

La Sagra dell’uva di Marino, è forse una delle più famose. Ogni anno questo piccolo borgo dei Castelli Romani si anima di gioia e brio, con un Weekend dedicato interamente al vino. Banchetti, cortei storici e spettacoli celebrano l’eccellenze del territorio, dove i vini fanno sempre da protagonista con l’evento clou di tutta la manifestazione: la fontana principale del paese fa sgorgare vino dalle bocche delle statue che sorvegliano questa tradizione da anni, per la gioia di visitatori e cittadini che riempiono i loro bicchieri.
E a proposito di vino...

I sapori che uniscono: la cultura vitivinicola dei Castelli Romani incontra la Cina

I Castelli Romani sono l’area del Lazio, e dell’Italia più conosciuta per la produzione di vino. Bianco, rosso e bollicine. Tra queste varietà spiccano il Frascati DOCG e il Roma DOC.
Il Frascati DOCG domina la campagna dei Castelli Romani con i suoi vigneti, che si estendono a vista d’occhio tra dolci colline e cantine storiche, già utilizzate dai potenti Papi Romani. Rosso, bianco o bollicine, l’area dei Castelli Romani è un pullulare di eccellenza in termini di vino, che viene utilizzato non solo da solo, ma in tantissime ricette locali come le tradizionali ciambelline al vino bianco o rosso. Il Roma DOC è un’altro vino di eccellenza, nella sua versione classica o spumante e racchiude alcuni dei vitigni più antichi del territorio, come la Malvasia e il Bellone.

Due terre ricche di fiori, profumi e sapori, che condividono un patrimonio d’eccellenze, tutte da valorizzare!

 

powered by social2s

Iscriviti alla Newsletter

Scopri un territorio attraverso le emozioni di chi l'ha raccontato in prima persona.