Da Sciacca la ricetta di Maccheroni con Zucca, Gambero Rosa, Carciofi e Mandorle

La Sicilia è la mia terra ma credo di essere nel vero se affermo che è la migliore cucina del mondo.

La ricetta dei Maccheroni con Zucca, pesto di Gambero Rosa, Carciofi e Mandorle prende ispirazione dai prodotti di Sciacca , la splendida città siciliana sulla costa sud-ovest dell’isola.

Ma tutti gli ingredienti vengono da questa parte della Sicilia. Infatti il gambero rosa Sapore di Sciacca incontra il carciofo spinoso della vicina Menfi per un piatto tutto invernale.

Il carciofo di Menfi, che fa parte del Presidio Slow Food, è un ortaggio originario della Sicilia che gli arabi chiamavano "al-kharshuf " e nella città di Menfi viene coltivato in una delle sue derivazioni più antiche. Per questo motivo è stato protetto e valorizzato da Slow Food e dalla PAT – Prodotti Agroalimentari Tradizionali Italiani - per le sue caratteristiche.

Il gambero rosa di Sciacca, il secondo porto di pesca per importanza della Sicilia, è un crostaceo che viene trovato nei fondali intorno al banco Graham. Questo fondale è famoso per le vicende dei primi dell'ottocento riguardante l'Isola Ferdinandea.

In questo piatto si sposano nelle loro forme 'crude' condite con olio di Nocellara del Belice e succo di limone.

Ricetta dei Maccheroni con zucca, pesto di gambero rosa, carciofi e mandorle

Ingredienti:

Maccheroncini 100 gr

Zucca 200 gr

Carciofi 2

Spicchio d’aglio

Gambero Rosa Sapore di Sciacca 50 gr

Mandorle 20 gr

Menta 5 foglie

Olio EVO

Limone 1

Burro 10 gr

Pecorino Siciliano 10 gr

 

Per fare la crema di zucca prendiamo uno spiccio di zucca con la buccia e lo avvolgiamo nella stagnola insieme ad uno spicchio di aglio. Poi inforniamo a 160 gradi per 1 ora o fino a quando sia bel cotto. A questo punto togliamo la buccia e l’aglio e frulliamo la polpa aggiungendo un pizzico di sale.

Per fare il pesto sgusciamo il gambero e peliamo completamente i carciofi lasciando solo il cuore e togliendo la barbetta. Poi li tagliamo a metà per lungo e li affettiamo sottilmente immergendoli immediatamente in una bacinella con olio e limone. Mescoliamo e finiamo di condirli aggiungendo sale e pepe. A questo punto uniamo il gambero e mariniamo per 15 minuti.

A parte tostiamo leggermente le mandorle, tagliamole a fettine spesse e mettiamole da parte.

Contemporaneamente portiamo a bollore una pentola di acqua con sale per cuocere la pasta. Una volta al dente, la scoliamo e la mettiamo nella padella, trattenendo parte dell’acqua di cottura per eventuali diluizioni.

Aggiungiamo un cucchiaio di crema di zucca e cuciniamo fino a che il tutto sia amalgamato. In questa fase aggiungiamo acqua di cottura se necessario. Una volta spento il fuoco, aggiungiamo una noce di burro, il pecorino e mantechiamo con olio EVO girando la pasta per creare una emulsione cremosa.

Assaggiare di sale ed eventualmente regolare.

Per l’impiattamento mettiamo la pasta in un piatto piano aiutandoci con un coppa-pasta e mettiamo il pesto, leggermente scolato, sopra la pasta. Cospargiamo con le mandorle.

powered by social2s
Panareddi di pani cu l’ova, dalla Sicilia il pane per Pasqua

La Pasqua è una delle festività più sentite e celebrate a Cattolica Eraclea, forse per il messaggio di resurrezione e rinascita che da sempre trasmette.

Come da tradizione, a tavola si portano i cibi legati alla ricorrenza e radicati nella cultura regionale, uno di questi sono i Panareddi di pani cu l’ova, una sorta di pane molto lavorato e unito a uova colorate.

Infatti un tempo solo le famiglie benestanti potevano permettersi il lusso di gustare dolci particolarmente costosi e bellissimi alla vista, mentre i bambini meno fortunati chiedevano alle madri “cosi duci” da mangiare per Pasqua.

Queste, pur di far contenti i propri figlioletti, si inventavano storie e anche dolci semplici ma belli da vedere.

Così, una di queste madri si mise all’opera e impastò della farina con uova, zucchero, sale e acqua. Si scervellò per dare a quell’impasto una forma carina e decorarlo e proprio così, dalle sue abili mani, venne creato un “panareddu”.

Ma doveva dare un tocco di colore al dolce, così mise a bollire un uovo fino a farlo diventare sodo e magicamente colorò il guscio con un pezzo di carta velina colorata.

Posizionò l’uovo colorato nel panierino, ricoprendolo con sottili strisce d’impasto e lo mise nel forno. Creò un dolce unico nel suo genere, apprezzato da grandi e piccoli. Questo pane col manico intrecciato e piccoli disegni in rilievo, sapientemente sollevati con un coltellino, è diventata una delle più importanti tradizioni della Sicilia.

In tutte le famiglie di Cattolica Eraclea era consuetudine preparare dei “panareddi cu l’ova” rigorosamente fatti in casa. Oggi si acquistano nei panifici e nelle pasticcerie ma sono sempre molto apprezzati, specie dai non più giovani che tornano indietro nel tempo e rivivono i ricordi lontani della propria infanzia.

Ricetta dei Panareddi di pani cu l’ova

  • Farina
  • Sale
  • Zucchero
  • Olio
  • Latte
  • Lievito
  • Acqua tiepida
  • Uova

La prima cosa da fare è quella di lavare bene i gusci delle uova e asciugarli. Infatti si possono mettere nei panareddi così come sono, oppure colorare con dei coloranti alimentari.

In questo caso mettere le uova a bollire in un pentolino dove prima è stato aggiunto del colorante oppure, come ho fatto io, inumidire del colorante in polvere con l’acqua e poi colorare i gusci aiutandosi con un tovagliolo di carta.

Nella planetaria mettere la farina, il sale, lo zucchero, l’olio, il latte e il lievito e cominciare ad impastare, aggiungendo l’acqua tiepida poca alla volta.

Estrarre l’impasto e metterlo a lievitare in una bacinella coperta di pellicola, fino al raddoppio.

Le uova, se colorate a freddo, si possono mettere nei panareddi anche a crudo, altrimenti vanno messe sode.

Prelevare dei pezzetti di impasto lievitato e dare la forma che più si desidera, mettendo al centro un uovo imprigionato con pezzetti di impasto. Un attimo prima di infornare, spennellare il pane con uovo sbattuto.

Infornare a 200° circa, per 20-30 minuti, controllando sempre, perché le temperature dei forni variano.

I Panareddi di pani cu l’ova sono pronti e potete regalarli, creare un centrotavola pasquale o utilizzarli come segnaposto.

Buona Pasqua

 

powered by social2s
La storia e la vera ricetta della Sfincia di San GiuseppeLa storia e la vera ricetta della Sfincia di San Giuseppe

Siamo in Sicilia e il 19 marzo sulle nostre tavole non possono mancare le Sfince di San Giuseppe, una delle ricette più classiche della pasticceria siciliana e tipiche della Festa del Papà.

Il nome deriva dal latino spongia, spugna, il termine ha origine dalla particolare forma di questo dolce che si presenta come una frittella morbida e dalla forma irregolare, proprio come una vera spugna.

L'origine di questo dolce è antichissima tanto che compare, anche se con nomi diversi, nella Bibbia e nel Corano. Pare che sia l'evoluzione di pani o dolci Arabi o Persiani fritti nell'olio.

Una vecchia tradizione racconta che nei tempi passati, la sfincia veniva preparata dalla suocera per la nuora per cercare di “addolcire” i rapporti tra le due. Rapporti tradizionalmente difficili a causa della gelosia delle due donne nei confronti, rispettivamente, del figlio e del marito.

Vi è un’altra tradizione che sembra risalire all’epoca romana. Si narra che San Giuseppe, fuggito in Egitto con Maria e Gesù, per mantenere la “sacra” famiglia in terra straniera fosse divenuto venditore di frittelle. 

Questa semplice frittella è stata trasformata in un dolce prelibato dall'abilità delle suore del monastero delle Stimmate di Palermo. Sono loro ad averla tramandata ai pasticcieri palermitani e che la hanno dedicato al “Santo degli umili”, come umili sono gli ingredienti utilizzati per la loro preparazione.

All'inizio la ricetta era piuttosto semplice ma i pasticceri palermitani hanno reso questo dolce ancora più gustoso arricchendolo con alcuni prodotti tipici: ricotta, granella di pistacchio, canditi di scorza d'arancia, cannella in polvere.

La Sfincia di San Giuseppe è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura.

Ricetta della Sfincia di San Giuseppe

Ingredienti per l’impasto

  • Acqua 500 ml
  • Farina tipo OO 400 gr
  • Burro o Strutto 130 gr
  • Sale 7 gr
  • 10 Uova medie

Ingredienti per l’impasto

  • Ricotta di pecora 600 - 700 gr
  • Zucchero a Velo 100 gr
  • Gocce di cioccolato fondente 100 gr

Ingredienti per decorare e friggere

  • Olio di semi 2 lt
  • Granella di pistacchi 50 gr
  • 10-15 Ciliegie candite
  • Arancia candita 50 gr

In una pentola mettere l’acqua, lo strutto/burro e il sale e scaldare. Una volta sopraggiunto il bollore, unite tutta in una volta la farina e mescolare gli ingredienti sul fuoco per almeno 2-3 minuti fino a che il composto si staccherà dalla pentola.

Fare raffreddare l'impasto e metterlo in una planetaria con il gancio a foglia oppure lavorate a mano con un mestolo di legno.

Girare l’impasto per 1 minuto, poi unire una alla volta le uova. Attenzione a non unire l’uovo successivo se prima non sarà stato assorbito completamente quello precedente. Si otterrà una pastella liscia, cremosa e densa.

Portare l’olio a 160-165° per friggete e versate l’impasto nel pentolino a cucchiaiate. Attenzione a non friggere più di 3-4 sfincie alla volta per non abbassare troppo la temperatura dell’olio.

Con questa temperatura, le sfincie dovranno friggere per almeno 8 - 10 minuti circa. Quando saranno ben dorate scolatele per bene con una schiumarola e adagiatele su di un vassoio con carta assorbente da cucina. Lasciare intiepidire le sfincie.

Poi prendere la crema di ricotta e le gocce di cioccolato, girare qualche istante con un mestolo e poi, ricoprire la superficie delle sfincie con un cucchiaio. Guarnire ogni sfincia con della granella di pistacchi, una ciliegina candita e una scorzetta di arancia candita.

 

powered by social2s
Tai’an. Food and Drinks

Zuppa di agnello del re

A base di carne, ossa e organi di agnello. Di solito viene consumato durante l’inverno. La zuppa è limpida e la fragranza è straordinariamente attraente.

Frittella con cipolla verde

La convinzione è che questo cibo mostri come la gente del posto sia onesta e semplice. Per i turisti che amano altri tipi di cibi oltre allo scalogno, ci sono molti altri ripieni che possono essere usati come sostituti

Piatto di tofu del Monte Tai

Il tofu di Taishan è molto famoso. Erano uno dei migliori piatti offerti agli imperatori quando arrivavano al Monte Tai.

Pesce fritto a scaglie rosse

Il pesce a scaglie rosse fritte a secco è un piatto speciale del Taishan ed era un tributo durante la dinastia Qing. La carne è tenera, deliziosa, con poche spine e un alto valore nutritivo.

Festa di dieta a base di erbe

I cuochi di Taishan spesso traggono vantaggio dalle condizioni meteorologiche e del suolo di Taishan che ha molti nutritivi per la crescita delle erbe medicinali cinesi. Alcuni dei piatti consigliati sono pollo al vapore al Ganoderma, anatra al vapore al Ganoderma, agnello in umido Polygonum, pollo al vapore al ginseng a quattro foglie, zuppa Huangjing con caramelle rocciose, stinco di ginkgo biloba e tofu alle mandorle.

Festa di verdure biologiche

Le persone di Tai’an amano le verdure biologiche e quando cenano con gli amici nello Shandong, le verdure biologiche locali raccolte nelle profondità della foresta sono sempre la prima cosa che viene in mente.

La gente del posto spesso condivide con i visitatori questi piatti che erano i preferiti dall’imperatore per purificare il corpo. Il piatto più famoso sono i porri allo zenzero e il loto fritto.

powered by social2s
Li Jinhui, il Padre della Musica Gialla

Per chi è stato a Shanghai e ha passeggiato lungo le vie del Bund dove un tempo erano il centro della vita notturna cinese, farà piacere sapere qualcosa su uno dei suoi protagonisti: Li Jinhui (黎錦暉) (1891 –1967).

Li Jinhui era soprannominato il "padre della musica popolare cinese" (Musica Gialla) e il creatore di una nuova forma musicale. Era cresciuto studiando i classici confuciani ed era rimasto affascinato dalla musica popolare cinese, che poi ha saputo magistralmente incorporare nel suo nuovo stile musicale rivoluzionario della Musica Gialla.

Per seguire il suo istinto musicale, aveva lavorato come musicista, direttore di coro e istruttore di musica part-time. Poi adattava, trascriveva ed eseguiva canzoni popolari cinesi regionali.

Si interessò molto di più alle canzoni popolari, che erano considerate "volgari" e comuni, piuttosto che alla musica romantica europea che era in voga all'epoca.

Nel 1920 formò la compagnia di ballo e canto “Bright Moon”, che definiva come: "Noi innalziamo uno stendardo di una 'musica per la gente comune', come la luna nel cielo risplende sulla terra affinché tutte le persone la possano apprezzare".

Li fu costretto a sciogliere il gruppo a causa delle pressioni del Partito Nazionalista Cinese e dei problemi finanziari, ma poco dopo fondò la Beauty School for Girls nel 1928 per poter continuare a lavorare con un gruppo di suoi alunni.

Dopo un tour finanziariamente infruttuoso, Li pubblicò vari album riscuotendo un grande successo e ricostituì il gruppo Bright Moon nel 1929 girando il paese.

Nonostante la sua produzione sia innocente ed educativa nei contenuti, ha comunque incontrato la disapprovazione di alcuni critici. Forse per aver infranto il tabù e aver permesso alle donne di esibirsi sul palco assumendo, tra cui la figlia Li Minghui.

Li Jinhui è una presenza imponente nella storia della musica popolare cinese moderna. Oltre ad aver aperto la strada a un nuovo marchio di musica jazz, influenzata dalla musica tradizionale cinese, ha registrato migliaia di canzoni per compagnie famose e per film di intrattenimento popolari.

Ha persino guidato la prima grande band jazz tutta cinese in un nightclub di lusso di Shanghai.

Li Jinhui è stato ha aiutato la carriera di molti cantanti famosi, musicisti popolari e star del cinema dell'epoca, tra le quali la famosa “Voce d’Oro” Zhou Xuan.

Sebbene la sua musica fosse estremamente popolare, per tutti gli anni '30 ha subito attacchi da parte di critici che disprezzavano il suo interesse per il folk e le forme popolari.

Alla fine, il Partito Nazionalista Cinese riuscì a vietare la sua musica per la sua "decadenza" e "volgarità" tanto che la sua reputazione di autore di musica "gialla" si consolidò sempre più.

Li Jinhui morì vittima di persecuzione politica durante la Rivoluzione Culturale e fu etichettato come “corruttore della morale pubblica”. In questo periodo, Mao Zedong era contro gli intellettuali che venivano considerati come nemici del suo governo.

Li Jinhui rappresenta una figura molto controversa durante i primi sviluppi della Nuova Musica/New Music in Cina. Da un lato, ha composto molti drammi di canti e balli per bambini che erano estremamente popolari, ma dall'altro le sue opere sono state spesso usate come esempio negativo nell'insegnamento.

Fu solo alla fine degli anni '70, con il graduale reinserimento della Cina nei circuiti finanziari e culturali transnazionali, che gli storici hanno cominciato a riconoscere che Li non era semplicemente un musicista popolare e che il suo contributo andava ben oltre.

 

powered by social2s
Lo squisito Mallone Irpino di Rape e Patate, in arte Foglie e Patane

Il Mallone Irpino è un piatto antico a base di rape e patate, e accompagnato da una speciale pizza locale a base di granturco.

Il Mallone è parte integrante della tradizione di Avellino, la città che amo e nella quale vivo, e deve il suo nome alla sua forma simile a quella del ‘mallo’ della noce mentre Irpino indica la zona in cui si consumava.

L’Irpinia è forse ancora famosa per il terribile terremoto del 1980 ma oggi è stata ricostruita in tutta la sua bellezza ed è una delle aree più incantevoli d’Italia.

Avellino è il suo centro naturale, posta in una grande conca, la città medioevale e quella Ottocentesca sono un vero gioiello. Mentre il suolo di origine vulcanica dona alcuni dei migliori vini d’Italia come il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo e il Taurasi.

Il Mallone Irpino era un piatto tipico della stagione autunnale e di quella invernale e, pur essendo composto di verdure, ad Avellino il piatto è consumato come primo piatto ed è una ricetta abbastanza elaborata nella sua realizzazione.

Il Mallone Irpino, però, è diverso e meno complicato del Mallone Sciatizzo, fatto con verdure spontanee. Le sciatizze nel nostro dialetto sono le erbe di stagione che crescono spontaneamente nei campi o nelle vigne e che, per tradizione, si raccolgono soprattutto nella zona attorno a Solofrano, il paese noto per la lavorazione delle pelli, e a Montoro.

Rape e Patate è un piatto tipico povero tramandatoci dalla cultura contadina basata sulla cultura del ‘non si butta niente’.

I contadini infatti, quando pulivano i broccoli non buttavano via le foglie ma le utilizzavano appunto per la preparazione di Rape e Patate, che accompagnavano divinamente con una pizza “Pitta” fritta preparata con farina di granturco (o granone) chiamata “pizza re graurignolo”.

Ricetta del Mallone Irpino, Rape e Patate

Ingredienti per 4 persone:

  • foglie di rapa 1 Kg
  • patate 500 gr
  • 1 papaccella sottaceto “pepaina”
  • aglio se piace
  • olio e sale quanto bastano.

Ingredienti per la pizza di granturco o Pitta:

  • farina di mais 200 gr
  • brodo vegetale o in alternativa acqua bollente salata 1 lt

Si inizia la preparazione lessando le patate, che poi vanno sbucciate e schiacciate grossolanamente amalgamandole.

Nel frattempo sciacquate le foglie delle rape e scaldatele. Una volta cotte, le rape vanno raffreddate, strizzate e tagliuzzate.

Prendete una papaccella grande sottaceto, un particolare tipo di peperone dal sapore dolce, levate i semi e l’aceto in eccesso e tagliate a listarelle. Friggete la papaccella in olio bollente che avrete insaporito con l’aglio, se piace.

A questo punto aggiungete le foglie di rape tagliate a pezzetti facendo sfriggere tutto insieme aggiustando di sale.

Unite le patate schiacciate nella pentola con la verdura sfritta in precedenza con la papaccella, aggiustate di sale ed olio a piacimento.

A fuoco dolce rimestate sempre con un cucchiaio di legno per una decina di minuti aggiungendo, se necessario un po' dell’acqua di cottura delle patate (il composto deve risultare denso ed omogeneo ma non eccessivamente asciutto) ed il mallone sarà bello e pronto. Potete aggiungere del peperoncino piccante se preferite.

Preparate la pizza con i 200 gr. di farina da impastare con circa un litro di brodo vegetale bollente (come se si preparasse una polenta molto densa). Questo impasto andrà poi fritto stendendolo e schiacciandolo con le mani in padella, cuocendola da ambo i lati.

I contadini anticamente cuocevano la pizza alla base del camino vicino la brace in un recipiente di argilla, ed era chiamata “pizza ‘ndo chinco”.

In Irpinia, terra ricca tra l’altro di cultura enogastronomica, si producono prestigiosi vini conosciuti in tutto il mondo, tra cui l’Aglianico e il Taurasi che esaltano ed elevano il gusto del piatto.

powered by social2s
Eraclea Minoa, un paese e forse una bambina

Erano capitati in quel luogo per caso e, coinvolti da ciò che li circondava, si erano abbandonati al profumo dei pini e del mare affidandosi ad una natura sovrana fino all'inizio di un tramonto che li aveva avvolti nell'eterna bellezza.

Come per incanto, li aveva fatti sentire parte di quel tutto.

Eraclea Minoa in Sicilia.

Un nome difficile da imparare, non c'era un paese ma solo qualche villetta separata dal mare dal boschetto di eucalipti e un paio di chioschi dove trovare qualcosa da mangiare e bere. Quella era una località esclusivamente naturale e antichissima.

Una pineta direttamente sulla spiaggia, sfiorava la costa per chilometri parallela alla battigia.

E poi una scogliera, una sorpresa che si rivelava solo alla fine, ai piedi di Capo Bianco.

Can abbracciò sua moglie e si tuffarono nel mare per rinfrescarsi. Si diressero verso l'unico chioschetto per mangiare qualcosa e riposarsi dopo la lunga camminata.

Il cibo casereccio e gustoso li fece sentire ancora meglio. Si complimentarono con il padrone per l'ottima parmigiana di melanzane e per la freschissima frittura di paranza. Una signora matura in quel momento salutò con un "Buongiorno", ordinò un caffè freddo e si accomodò all'unico tavolo traballante libero e si accese una sigaretta. Can le chiese che sigarette fumasse e la signora gliele mostrò, offrendogliene.

Lui accettò ringraziandola e le chiese l'accendino. Si presentarono e conversarono del più e del meno. Ognuno di loro si raccontò un po' senza filtri né bugie. Una simpatia naturale li avvolse immediatamente, tanto che la signora invitò il padrone del chiosco a fare assaggiare alla coppia i suoi cannoli di ricotta cosparsi di pistacchio, accompagnati da un buon caffè, per concludere il pranzo.

Natalia e Can gustarono e apprezzarono molto quelle prelibatezze siciliane. Le narrarono tutta la loro storia, chi fosse lui e che Natalia era Italiana di Roma. Dialogarono con una tale naturalezza che sembrava si conoscessero da sempre.

Anche la signora si presentò:

- Io sono Milena Argento – disse - Sono un'insegnante e mi diletto a scrivere. Ho già pubblicato due libri e un terzo lo sto completando.

- Davvero? Anche mia madre è un'insegnante. Abita qui?", rispose Can.

- Non proprio, ma dietro la pineta ho una casa e ci vengo di tanto in tanto, a parte l'estate, quando ho bisogno di stare un po' da sola. Anzi, se volete venire a fare una doccia, per rinfrescarvi dalla salsedine.... mi farebbe piacere.

Si guardarono e accettarono quell'invito fatto col cuore, spontaneo e cordiale. La signora non permise che pagassero il conto, volle a tutti i costi offrire lei il pasto che avevano consumato. La generosità e l'ospitalità siciliana non è una diceria, ma una verità. Si alzarono insieme e si diressero verso la villetta della signora. Preferirono le docce esterne e vi si diressero.

Milena li pregò di fare con comodo tranquillamente e porse loro degli accappatoi, asciugamani, bagnoschiuma e shampoo. Fecero la doccia insieme, continuando a baciarsi e a coccolarsi. Si asciugarono e si rivestirono, freschi e innamorati come sempre.

Ringraziarono la signora dell'ospitalità e le dissero che sarebbero tornati a trovarla, ma anche che avrebbero avuto il piacere di ospitarla ad Istanbul, città bellissima.

Le lasciarono i loro contatti e la salutarono con la promessa che avrebbe scritto di loro e che se la creatura che stavano cercando di concepire fosse stata una femmina, l'avrebbero chiamata Eraclea.

powered by social2s
Musica Gialla, come è nato il jazz in Cina a Shanghai

Se pensiamo alla Cina la musica non è certo la prima cosa che ci viene in mente, eppure la sua storia è stata scandita dalla musica proprio come la nostra. E la storia della contaminazione fra la musica occidentale e quella oriente ha radici lontane.

Le prime influenze europee sulla musica cinese si riscontrano già con l’arrivo dei Gesuiti nel tardo Ming e in tutta l’epoca Qing. Durante il periodo Ming, nel 1601 Matteo Ricci (l’unico occidentale seppellito all’interno della Città Proibita) portò alla corte imperiale il primo clavicembalo, insegnò almeno 4 eunuchi ad usarlo e compose circa otto canzoni cinesi.

Successivamente, durante la dinastia Qing, altri gesuiti come Grimaldi e Tome Pereira intrattennero con la loro musica la corte dell’imperatore Kangxi. Ma la musica europea giunse alla corte imperiale anche tramite missioni diplomatiche: da non dimenticare la spedizione di Lord Macartney nel 1792, di cui fecero parte 5 musicisti tedeschi per il piacere dell’imperatore Qianlong.

Fino a quel momento, la musica occidentale era prerogativa esclusiva della corte imperiale ma, a partire dalle guerre dell’oppio del 1849, cominciò a diffondersi anche tra la popolazione.

I tre principali veicoli di propagazione sono stati i missionari protestanti con i loro inni religiosi, i soldati tedeschi con i loro cori militari e le scuole di nuovo stile con le canzoni scolastiche corali (學堂樂歌, xuétáng yuègē), ispirate agli shoka giapponesi (canzoni dal forte contenuto nazionalista arrangiate su musica occidentale.

Ai primi del Novecento, movimenti di intellettuali cinesi iniziarono a manifestare il loro malcontento nei confronti del potere del governo imperialista cambiando le prospettive da cui guardare la tradizione cinese. Con il movimento del 4 Maggio del 1919 si iniziò lo studio effettivo della cultura musicale occidentale con la traduzione di alcuni trattati, quindi la musica cinese iniziò ad assorbire alcune caratteristiche armoniche e strumentali nuove.

Viceversa, in quello stesso periodo, l’Occidente non è stato in grado di apprezzare la musica cinese. Si racconta ad esempio del famoso compositore Hector Berlioz che nel 1852, dopo aver assistito a Londra a un concerto di musica cinese, la definì come “un insieme di rumori vocali e strumentali”.

Agli inizi degli anni ’20, in Cina iniziarono poi a diffondersi le radio e i dischi con il grammofono e gli stili musicali cominciano a influenzarsi a vicenda. Così alla radio si potevano sentire canzoni tradizionali (弹词, táncí) inframmezzate da jingle pubblicitari e slogan nazionalisti, mentre musicisti cantonesi cominciavano ad utilizzare banjo, chitarre e sassofoni per la musica della propria regione.

Sempre in questo periodo, tra il 1927 e il 1936, grazie a Li Jinhui cominciò a formarsi quel mix di jazz americano, musica cinematografica hollywoodiana e musica tradizionale cinese che verrà chiamato prima "Canzone dell'Epoca" (時代曲, shídàiqǔ) e in seguito alla vittoria comunista del 1949 Musica Gialla (黄色音乐, Huángsè yīnyuè).

L’apogeo della Musica Gialla avvenne negli anni ‘40 a Shanghai e la sua diffusione durò fino al 1952, quando il regime comunista iniziò a vietare i nightclub e la produzione musicale pop. A quel punto, la tradizione musicale si spostò ad Hong Kong, dove raggiunse il picco tra gli anni ‘50 e la fine dei ’60 prima di declinare e lasciare il posto al canto-pop e al pop taiwanese.

 

 

Da sottolineare che il colore giallo in Cina era accostato al settore della pornografia, in parte ancora oggi, perciò l’accezione “gialla” data a questo tipo di musica era fortemente dispregiativa. Un altro motivo dispregiativo per questa musica era certamente dovuto al ruolo cruciale che giocarono le donne che per la prima volta erano protagoniste con le ‘sing-song girls’ o cantautrici (哥女, gē nǚ).

Per dare una idea di questo clima di diffidenza se non disprezzo, nel 1961 il termine Musica Gialla apparì nel dizionario etimologico (辞海, Cíhǎi) che la definì: “musica volgare della borghesia, dal suono osceno e pretenzioso, il cui contenuto promuove la visione decadente della vita”.

Le esponenti principali della Musica Gialla sono state Zhou Xuan , la “Voce d’Oro”, Yao Lee , una delle sette voci d’argento, e Grace Chang con la famosa Mambo Girls , una figura poliedrica sia nel ruolo di attrice che di cantante.

Oggi questa musica è molto rivalutata e considerata una parte della storia della Cina che ancora viene ascoltata e alcune volte usata nelle colonne sonore delle produzioni televisive attuali.

 

 

 

powered by social2s

Iscriviti alla Newsletter

Scopri un territorio attraverso le emozioni di chi l'ha raccontato in prima persona.