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La Festa della Candelora

Il nome ‘Candelora’ nasce dalla tradizione popolare di benedire e di distribuire ai fedeli le candele di Gesù che si dice difendano contro calamità e tempeste. Le candele accese simboleggiano infatti Gesù Cristo, la luce del mondo o luce per illuminare le genti, così come venne chiamato dal vecchio profeta Simeone al momento della presentazione al tempio di Gesù.

Questa usanza scaturisce proprio dalle parole che Simeone secondo il Vangelo pronunciò, come prescritto dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi. Il simbolo della Candela benedetta è dunque per i credenti il simbolo stesso della vicinanza a Gesù.

La Candelora, il cui termine deriva dal latino Candelorum, è quindi una ricorrenza cristiana che viene celebrata il 2 febbraio e che ricorda la presentazione di Gesù al Tempio. Infatti ogni primogenito maschio del popolo ebraico era considerato offerto al Signore, ed era necessario che dopo la sua nascita i genitori lo riscattassero con l’offerta di un sacrificio.

Il 2 febbraio cade proprio 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù, ed in quella data Maria e Giuseppe portarono Gesù al tempio di Gerusalemme per compiere quanto stabilito dalla legge ebraica.

La festa è anche detta della purificazione di Maria perché secondo l’usanza ebraica dopo 40 giorni dalla nascita di un maschio la madre considerata impura doveva recarsi al tempio di Gerusalemme per purificarsi, come narrato nel Vangelo di Luca. Questa impurità durava 40 giorni per un figlio maschio e 66 giorni per una femmina.

Già dall’VIII secolo DC la festa era molto sentita e a Roma, nel Medioevo, si compiva una lunghissima processione che partiva da Sant’Adriano, attraversava i fori di Nerva e Traiano, il Colle Esquilino, per raggiungere la basilica di S. Maria Maggiore. In tempi più recenti la processione si accorciò svolgendosi intorno alla basilica di S. Pietro.

Durante quell’occasione, sull’altare della Basilica venivano poste delle candele con un fiocco di seta rosso e argento e con lo stemma papale. Una volta benedetti i ceri, il papa consegnava la sua candela al cameriere segreto, insieme al paramano di seta bianca che gli era servito per proteggersi le mani dalla cera calda, e passava alla benedizione dei ceri.

Sappiamo che molte festività religiose cristiane sono state ispirate da precedenti feste pagane e anche la Candelora si sovrappone a una festa romana. Infatti, i romani celebravano la Festa del februatio, il momento in cui si celebrava la purificazione delle città dagli influssi dei demoni e che dà il nome al mese di febbraio.

Festeggiavano la Candelora 40 giorni dopo l’Epifania, ovvero il 14 febbraio. Lo testimonia la scrittrice romana del IV-V secolo Egeria nel suo Itinerarium Egeriae. Il nome Candelora si rifà alla somiglianza con il rito del Lucernare, citato sempre da Egeria: “Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima” (Itinerarium 24, 4).

Un rito, questo, che assomigliava ai Lupercali, antichissima festività romana che si celebrava proprio in questo periodo con fiaccolate: i sacerdoti di Luperco, detti Luperci, gestivano due giorni di cerimonie dedicate alla purificazione dei corpi per favorire la fecondità.

Alla base di queste celebrazioni c’era dunque sempre l’idea della ‘purificazione’ e della luce dei ceri quale suo simbolo. Secondo alcuni quindi la ‘Candelora’ di oggi sarebbe stata introdotta proprio per sostituire una festività preesistente.

La Candelora e le previsioni metereologiche

La Candelora è anche legata al meteo, infatti è vista come porta dell'Inverno: o siamo ancora dentro o siamo fuori. Dal punto di vista meteorologico indica l’inizio di quel breve periodo dell’anno che precede la primavera con temperature miti e scarse precipitazioni.

Tanti sono i proverbi che la tradizione popolare lega all’inverno. Ne esiste uno celebre:

“Quando vien la Candelora, de l’inverno semo fora, ma se piove o tira il vento de l’inverno semo dentro”.

Questo proverbio indica che se il giorno della Candelora si avrà bel tempo, la bella stagione è ormai vicina. Viceversa se lo stesso giorno sarà brutto tempo, allora si dovranno aspettare ancora diverse settimane perché l’inverno finisca e giunga la primavera.

Numerose sono le varianti dialettali del proverbio, tutte per descrivere un momento cruciale dell’inverno, quando sono possibili sia forti ondate di gelo e neve, sia anticipi della bella stagione. D’altronde, come recita un altro detto popolare del Basso Lazio:

“Febbràr, gliù sol rà ogn vàr” (febbraio, il sole entra da ogni spiraglio).

Questo giorno per i pagani era ricco di magia e veniva spesso utilizzato anche per capire se qualcuno era stato colpito dal malocchio. Tre capelli in una bacinella d'acqua, tre gocce d'olio nell'acqua e l'interessato doveva toccare le gocce d'olio. A seconda di come si comportavano, veniva deciso se avesse il malocchio o meno.

La festa di Imbolc nella tradizione celtica (Imbolc, letteralmente latte di capra, con cui si realizzavano persino dei formaggi sacri) segnava il passaggio tra l'inverno e la primavera, ovvero tra il momento di massimo buio e freddo e quello di risveglio della luce.

Nel mondo romano la Dea Februa (Giunone) veniva celebrata alle calende di febbraio (nel calendario romano i mesi seguivano il ciclo della luna). Il primo giorno di ogni mese corrispondeva al novilunio (luna nuova) ed era chiamato “calende”, da cui deriva il nome “calendario”.

Dove si festeggia la Candelora in italia

Acquaviva Collecroce e il Bacio al Bambinello

In Molise ad Acquaviva Collecroce, dalle prime ore dell’alba del 2 febbraio ha inizio l’antichissima Fiera di San Biagio (festeggiato il 3 febbraio). Nelle ore pomeridiane la popolazione si riunisce in chiesa per la Celebrazione Eucaristica, la Benedizione delle Candele e il tradizionale Bacio del Bambinello.

Castelpoto e il bacio al Bambinello

In Campania a Castelpoto esiste un'antica tradizione: dalla notte di Natale fino al giorno della Candelora il Bambino Gesù viene esposto davanti l'altare maggiore per poi essere baciato l'ultima volta.

Montevergine e i sacerdoti della dea Cibele

A Montevergine, frazione di Mercogliano, ogni anno migliaia di fedeli partecipano alla salita verso il Santuario, chiamata appunto Candelora, dando vita a un rituale radicato nel territorio.
In questo borgo la celebrazione è legata a due curiosi fatti. Il primo è legato ai coribanti, sacerdoti della dea Cibele (la Madre Nera), che salivano il “Monte di Virgilio” per offrire in dono il loro sesso arrivando a evirarsi per poi rinascere con una nuova identità.
Il secondo fatto, del 1256, vede la Madonna scendere dal cielo per aiutare due omosessuali, incatenati sulla cima del monte e condannati a morire di freddo, scaldandoli con la sua luce.

Oristano

In Sardegna a Oristano la Candelora è molto sentita perché coincide con l'inizio dei preparativi de Sa Sartiglia.  La Sartiglia è una delle più antiche manifestazioni equestri che ancora si svolgono in area Mediterranea e una fra le più spettacolari forme di Carnevale in Sardegna. E' una corsa alla stella che si corre l'ultima domenica e martedì di carnevale ad Oristano. La manifestazione rimanda ai riti di rigenerazione agraria.

Castroreale e Catania e la sontuosità

In Sicilia a Castroreale, la Candelora viene festeggiata col canto delle lodi della Vergine, la benedizione delle candele, la processione del settecentesco simulacro alla Chiesa Madre, la celebrazione della Messa solenne, la restituzione processionale del simulacro alla Chiesa della Candelora e una importante fiera che da tempi antichi attrae mercanti e compratori da tutte le zone limitrofe. A Catania la Candelora è assorbita dalla Festa di Sant'Agata e costituisce uno dei rituali più importanti della stessa.

Rapolla e la ‘Diana’

In Basilicata a Rapolla, oltre che con la benedizione delle candele, la Candelora viene festeggiata con un evento chiamato “La Diana”.
Questa è una sorta di sveglia notturna con rullo di tamburi e grancassa per dare il via ad una processione lungo le vie del paese a ricordare la devastazione subita da Galvano Lancia, un signore al servizio del Manfredi nel 1254. Questa processione è vissuta come un evento gioioso che precede la festa del patrono, San Biagio.
Tra gli altri borghi che festeggiano sentitamente la Candelora e San Biagio, possiamo citare: Specchia e Martano in Puglia, Caramanico Terme e Fontecchio in Abruzzo, Cefalù e Salemi in Sicilia.

Dove si festeggia la Candelora nel Lazio

Frasso Sabino e la Madonna della Candelora

L'appuntamento per la tradizionale Candelora è particolarmente sentito dagli abitanti di Frasso Sabino. Proprio il 2 febbraio del 1703, un terribile terremoto colpì Frasso: da allora i frassaroli associano le loro preghiere alla Madonna della Candelora in ricordo della presentazione del Signore.

Castrocielo, la Festa della Luce e la processione sul Monte Asprano

A Castrocielo il 2 febbraio per rinnovare la tradizione del giorno della Candelora nel pomeriggio in centinaia si incamminano in processione verso il monte Asprano per rinnovare la tradizione castrocielese.


Si recano sulla cima del monte per la santa messa della festa della Luce, durante la quale il parroco di Castrocielo e quello di Colle San Magno benedicono le candele. Prima, sempre secondo la tradizione locale, si compie il giro intorno la chiesetta di Santa Maria in Asprano e poi la santa messa. In tanti partecipano, non soltanto provenienti da Castrocielo ma anche dalle vicine Roccasecca e Colle San Magno.

Fiuggi e la Festa delle Stuzze

A Fiuggi il giorno della Candelora si celebra la Festa delle Stuzze, unica nel suo genere con la festa del Patrono di Fiuggi, San Biagio, evento culturale di tradizione religiosa popolare ultradecennale.

Da sempre la città di Fiuggi rievoca attraverso la Festa delle Stuzze, il cosiddetto “Miracolo di S. Biagio” che risale al 2 febbraio 1298. Ogni anno, infatti, la sera della Candelora, al termine della processione religiosa, accompagnata dalla banda musicale, si dà il via all'accensione dei capannoi, strutture in legno rivestite con rami di ginestra, realizzate dai cittadini di Fiuggi. A seguire lo spettacolo pirotecnico.

Dal 2 al 3 febbraio si svolge la tradizionale Fiera di San Biagio presso Via Ernesta Besso e Piazza Trento e Trieste e i tradizionali giochi popolari e concerto.

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Uno Stracotto di guancia da paura. Tutto Piemontese

Inverno? Freddo? Neve? Tempo di Stracotto e siccome mi voglio trattare bene, mi preparo uno Stracotto di guancia di Fassona da paura.

La Fassona è una razza di mucca piemontese, allevata nelle zone della prealpina, ed è considerata una delle migliori carni al mondo. Ancora si possono riconoscere al pascolo con la loro imponenza ed il colore biancastro. Sono così amate che gli allevatori hanno dedicato loro il museo ‘Casa della Piemontese’ a Carrù in provincia di Cuneo.

Scelgo una guancia, un taglio di carne poco conosciuto ma che rivela sorprese. È ottimo per bolliti e stufati che mi ricordano mia nonna Giuditta, anima del bar trattoria “al Bettolino” in riva al Lago Maggiore, pochi piatti, ogni giorno uno diverso così per tutta la settimana. Poi si ricominciava.

Forse ho ripreso da lei la maniacale attenzione al prodotto e all’abbinamento fra piatti e vino. Buon sangue non mente.

Lo stracotto o stufato vuole una cottura lenta, paziente come il passo della gente di montagna. Il nome deriva dal fatto che originariamente veniva preparato in pentole che venivano lasciate cuocere tutta la notte sopra una stufa che serviva contemporaneamente a scaldare la casa e a cucinare. La temperatura bassa di cottura sotto i 100 gradi ammorbidisce la carne ed amalgama gli aromi.

Facciamogli prendere tutto il tempo che vuole.

Ricetta Stracotto di guancia

Partiamo dalla scelta della carne e cerchiamo sempre quella proveniente da allevamenti locali controllati in cui si sa come siano stati cresciuti gli animali e cosa abbiano mangiato. Mettiamo la carne a marinare per 3-4 ore con vino e aromi: 8 spicchi d’aglio, 2 chiodi di garofano, pepe in grani, timo e cipolla.

Il liquido di marinatura non riusatelo, non falliamo per un bicchiere di vino gettato.

Quando siamo pronti e siamo sicuri che la marinatura sia penetrata in tutto il pezzo, iniziamo la vera cottura. Rosoliamo la carne a fuoco vivo per un paio di minuti per sigillare la carne e intrappolare i sapori, poi aggiungiamo le verdure (sedano, carota e cipolla) e lasciamo a andare a fuoco basso, bassissimo.

Poi, vai di vino! Ho scelto un Barbera, fino quasi coprirla: 2 Bicchieri per mezzo chilo di carne.

Abbassate il fuoco quasi fosse un lume di candela ed aspettate, aspettate, aspettate. È una cottura lenta a bassa temperatura come le ore della notte.

È un piatto da re. Ed i re non hanno fretta!

Stesso vino nel bicchiere.

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Ho avuto il desiderio di visitare un mercato di Pechino per i molti anni in cui sono venuto in questa megalopoli. Ma la mancanza di tempo libero o quella di essere nel posto sbagliato mi ha fermato fino ad ora, 20 anni dopo.

Non è che non ci siano molti mercati, se cerchi in un qualsiasi motore di ricerca ne trovi molti con promozioni come "i migliori 8 mercati". Eppure, anche ora che sto trascorrendo del tempo a Pechino Nord, tutti i mercati fortemente pubblicizzati sono un po' distanti.

Così, mi sono rivolto alla gente del posto, l'autista universitario, che non sorprendentemente sapeva di uno nel giro di 10 minuti dal mio hotel. Con un po' di trepidazione su ciò verso cui mi stavo dirigendo, ho accettato l’offerta di andare insieme, almeno avrei avuto una guida anche se le nostre uniche parole comunemente leggibili erano ciao e grazie in cinese.

Senza approfondire i dettagli, ho scoperto che questo piccolo mercato occupa diversi magazzini molto grandi, ciascuno dei quali è dedicato ad un settore diverso di merci. La mia prima sorpresa? il mercato è enorme, ma senza il trambusto che mi aspettavo.

Poiché mi era stato detto che si trattava di un mercato di prodotti freschi, non sono stato sorpreso di trovarmi in un vicolo di venditori di mandarini vicino all'ingresso. Intorno ai lati esterni di ogni magazzino ci sono piccoli negozi che vendono al dettaglio le merci che mi aspettavo di trovare in quel magazzino, o almeno così credevo.

E ciascuno di questi negozi era pieno zeppo di prodotti, oli e semi, spezie e salse e una varietà di bevande che assomigliavano alle bevande di un negozio Eurospin, solo più densamente confezionate. Ma torniamo in questo settore più tardi.

Il secondo magazzino non era stracolmo di cibo ma una fonte di tutti i possibili beni per la casa di cui non potevi mai immaginare di aver bisogno. Credo che le uniche cose che mancassero fossero mobili e grandi bianchi. C’era ogni utensile da cucina che esiste sotto il sole: piatti e stoviglie, merceria, indumenti speciali e quant'altro, merci locali e persino importazioni.

Cercando ancora, entrammo attraverso una porta nel terzo magazzino e grande sorpresa. Sulla destra c'erano quelli che sembravano 100 metri di macellai su entrambi i lati della strada, mentre a sinistra c'erano i fornitori di pesce. Adesso fa freddo a Pechino, quindi ci sono poche possibilità che queste carni e questi pesci si degradino, ma mi chiedo come questi macellai e rivenditori di pesce gestiscano l'estate.

I grandi tagli di carne sembrano deliziosi e di alta qualità, carne di maiale, manzo, agnello e montone. In lontananza c'erano i venditori di pollo e anatra. Ma ero molto attratto dai venditori di pesce.

I crostacei, a quanto pareva, erano tutti vivi, in lotta per uno spazio nei vassoi pieni zeppi di acqua, forse cercando di raggiungere il fondo del vassoio per essere l'ultimo selezionato per un pasto questa domenica. C'erano così tanti pesci da poterne sfamare milioni, ma immagino che questo sia il ruolo del mercato.

Non me l'aspettavo, ma i venditori di frutta vendevano anche ogni tipo di delizie esotiche e fuori stagione, ciliegie, kiwi, bambù e frutta tropicale, tra cui grandi meloni cornuti e qualche mela cotta. Sì, le mele meno esotiche erano in abbondanza e le noci abbondavano, specialmente le castagne. Ho visto un venditore al di fuori vendendo grandi fette di torta di castagne.

Quindi, qual è stata la mia più grande sorpresa. Nel settore delle bevande, tra i cartoni di birre e bibite locali c'erano alcuni scaffali con alcolici, liquori e vini. Per il mio occhio allenato è stato facile trovare una bottiglia di uno dei miei rossi preferiti di tutti i tempi, Penfolds 389, da Adelaide. La mia unica delusione è stata il prezzo, RMB 420, pressappoco lo stesso di quello in Australia. È ancora lì.

Questa visita di esplorazione ha aperto i miei sensi alla notevole varietà di cibo e prodotti che ho potuto trovare passando molte ore in questo mercato nascosto di Pechino Nord.

Devo tornare.

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San Sebastiano, da protettore medievale a icona gay

L’immagine di San Sebastiano trafitta da frecce è stata fortemente identificata nell'ultimo secolo come icona gay maschile. Eppure non c’è nulla nella storia di Sebastiano e del suo martirio che sia particolarmente gay ed è il protettore dei vigili urbani e degli arcieri.

La mia introduzione a questa diversa iconografia di San Sebastiano è iniziata quando ero ancora una studentessa universitaria e dopo aver visto il film sulla vita di Mishima ho comprato uno dei suoi libri Colors. Mishima era uno scrittore giapponese omosessuale quando questo era ancora considerato un reato e con i suoi amici comunicavano anche con simboli ed immagini presi dalla tradizione.

Fino al medioevo l’immagine di San Sebastiano era associata a quello di San Rocco e le chiesette dedicate ai due santi si trovavano fuori le porte della città messe a protezione contro la peste e altri mali. Poi tutto cambia dal Rinascimento quando si inizia a rappresentarlo nell’arte come un uomo nudo legato ad una colonna e colpito con frecce.

Ma non furono le frecce ad ucciderlo e per capire questa evoluzione ripercorriamo la sua storia e quella della sua iconografia.
San Sebastiano è stato un antico martire cristiano assassinato nell’anno 288 per ordine dell’imperatore romano Diocleziano. Ad un certo punto è stato legato e gli sono state scagliate delle frecce e fu creduto morto. Invece era ancora vivo e fu curato da Santa Irene di Roma finché guarì per ritornare in vita.

Dopo la guarigione, egli accusò nuovamente l’Imperatore per la crudeltà verso i Cristiani. Infuriato, l’Imperatore ancora una volta ordinò la sua esecuzione. Questa volta venne picchiato a morte, il 20 gennaio 288.

Si sa poco sulla sua vita amorosa, quindi la sua antica popolarità tra gli uomini gay si basa, principalmente, su come è stato dipinto anticamente. A partire dal Rinascimento, la maggior parte delle volte Sebastiano è stato dipinto come un giovane quasi nudo in un miscuglio di piacere e dolore. La posa poi è quasi sempre quella languida di un uomo legato ad una colonna: il volto bello quasi in estasi e un corpo perfetto.

Tutti i pittori hanno fatto a gara a ritrarre un giovane uomo desiderabile trafitto dalle frecce. L’omosessualità di Sebastiano, quindi, deriva da un’invenzione dei pittori italiani rinascimentali che accantonano il santo adulto e villoso dell’iconografia medievale e si concentrano su un solo dettaglio: il torso. Dal Cinquecento Sebastiano è per prima cosa il suo bel torso di soldato romano con una doppia vita: quella di guardia imperiale di giorno e di cristiano di notte.

Per il passaggio definitivo verso una iconografia diversa e laica dobbiamo aspettare gli scrittori del Novecento. Nel 1911 D’Annunzio, durante il suo esilio francese, scrive il testo teatrale Martyre de Saint Sébastien (Il martirio di San Sebastiano) che viene rappresentato con le musiche di Claude Debussy.

Il santo viene rappresentato anche dalle mosse di Ida Rubinstein, la famosa ballerina dal fascino androgino che in questo modo esalta la femminilità e rivendica tutti i secoli passati in cui erano attori efebici che interpretavano ruoli femminili.

Dopo D'Annunzio si sono susseguiti film, spettacoli, quadri, sculture, fotografie, installazioni, romanzi, illustrazioni, poesie, canzoni, mosaici, che lo hanno avuto per protagonista. Alcuni artisti lo hanno eletto idealmente a loro patrono, poiché si sono considerati derisi, incompresi e "saettati" dagli altri. Scorrendo per il web si possono trovare molti artisti che si sono fatti ritrarre come San Sebastiano con vesti succinte, legati a un albero e con le frecce.

E con questo San Sebastiano diventa definitivamente il santo più amato dai gay.

Lungo il Novecento il nome Sebastiano viene utilizzato da molti scrittori per creare il dubbio di una sessualità ambigua attorno ad alcuni loro personaggi, come il Sebastian in Ritorno a Brideshead di Evelyn Waugh o quello in Improvvisamente l’estate scorsa di Tennessee Williams (che è stato anche un incredibile film di successo).

Va ricordato che lo stesso scrittore Oscar Wilde scelse di utilizzare il nome Sebastiano come suo pseudonimo dopo essere stato liberato di prigione.

Negli anni ’80, l’arrivo dell’AIDS fa riprendere vigore all’immagine di San Sebastiano che diventa il tema preferito dell’artista Tony de Carlo che iniziò una sua Serie su San Sebastiano. Da allora la collezione è salita a più di 40 raffigurazioni.

Anche l’artista californiano Rick Herold torna a dipingere un San Sebastiano mettendolo contro un fondale colorato con cartoni animati, uno stile che richiama quello dell’artista Keith Haring. Herold dipinge i suoi quadri con smalto sul rovescio di plexiglas trasparente.

L’artista della Florida JR Leveroni usa ancora una volta il santo per raccontare la morte di un martire gay contemporaneo con l’opera San Sebastián y Matt Shepard yuxtapuestos, la via crucis di Matthew Shepard (1976-1998).  La sua opera è composta da dipinti di stile cubista che ritraggono martiri omosessuali che soffrono in modo tenue, con appena una traccia di sangue.

Un film biografico importante è Sebastiane, diretto dal regista indipendente britannico Derek Jarman. Il film in lingua latina, del 1976, ha scatenato polemiche per il suo omoerotismo ed è considerato una pietra miliare del cinema LGBT. Quel che D’Annunzio suggerisce nel suo Martyre, ci pensa Derek a esplicitarlo nel ’76.

Ma il mito dell’icona di San Sebastiano ha superato ogni confine e anche un potente autore giapponese come Mishima, anche lui omosessuale, gli dedica un intero capitolo nel libro Colors in cui si sofferma a descrivere con passione i suoi ritratti. Lo stesso Mishima si fa ritrarre come il martire.

Con questa lettura diversa, possiamo dire che forse San Sebastiano è il santo che ha resistito più di tutti al passaggio dei secoli. Ma non credo che la chiesa sia molto contenta di questa sua estrema modernità. Quasi ogni chiesa italiana ha un dipinto di San Sebastiano e dopo aver letto questo articolo sono sicura che non lo vedrete più con gli stessi occhi.

In ogni caso San Sebastiano è stato reso realmente immortale!

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Finita la festa … spaghetti con broccoletti e salsiccia

Dopo le sbornie della tradizione e delle vacanze di Natale torno a spadellare con quello che trovo. Ricordandomi sempre che fuori fa freddo e che ho bisogno di mettere qualcosa di caldo sotto i denti.

L’altra sera al paese faceva -3, tempo da lupi, tempo di broccoletti! Chissà perché i broccoletti li mangerei tutto l’anno ma con il freddo me li godo alla grande.

È il freddo che li tempra donandogli quella punta di amaro che li distingue. Ce ne sono varie specie: a Roma piacciono un po’ più dolci mentre scendendo verso Napoli li trovi più amarognoli.

Io scelgo quelli di Sezze che ne è la patria insieme ai famosi carciofi. Sezze si trova sul versante del mare dei Monti Lepini, lungo una strada che dal medioevo è stata percorsa da tutti quelli che andavano a Napoli. La chiamavano la Via Francigena del Sud e per secoli ha preso il posto della via Appia che dopo la caduta dell’impero romano era stata coperta dalle paludi ed era alquanto malsana.

Il terreno di Sezze è assolato e ricco di ferro e perfetto per molte colture. Me lo hanno fatto conoscere i miei compagni di scuola sezzesi all'agrario di borgo Piave. Memorabile il loro panino con i broccoletti!

Ricetta di spaghetti con broccoletti e salsiccia

Un primo piatto semplice e gustoso che unisce il sapore morbido della pasta, quello deciso del broccoletto, il profumo dei boschi della salsiccia e il sapore dei prati del formaggio canestrato.

Intanto preparo una crema a base di broccoletti. Appena lessati, li taglio a pezzetti e li passo al frullatore con un pezzetto di aglio crudo a cui ho tolto l’anima.

A parte cuociamo la salsiccia, in padella aglio olio e peperoncino. Anche per la salsiccia resto nei Monti Lepini e dal mio macellaio di fiducia del Mercato di Via Trionfale mi sono fatto procurare una specialità. Sono le famose salsicce fatte con il maiale nero che vive allo stato semi-brado proprio sulle montagne tra Sezze e Bassano Romano. Gioco in casa. I miei ex compagni di scuola ne sarebbero fieri.

Ricordiamoci di scolare la pasta al dente in modo da poterla saltare in padella insieme alla crema di broccoletti. Poi aggiungiamo la salsiccia tagliata a fettine sottili, lo so che è un vezzo scenografico ma a me piace mettere in bocca dischetti di salsiccia. 

La preparazione termina con una spolverata di canestrato Romano tagliato a piccole scaglie.

Il canestrato è un formaggio fatto con latte di pecora che prende il nome dal canestro di giunchi dentro il quale viene preparato. Per l’occasione ho trovato un gustoso canestrato romano che mi fa impazzire con una cagliata di agnello.

Ora se avete un camino acceso vi consiglio di mangiare questa pasta proprio vicino alla fiamma, altrimenti potete scaldarvi con un bicchiere di Nero Buono di Pietra Pinta di Cori.

Ancora una volta i protagonisti sono i Monti Lepini anche nel bicchiere. Questa volta mi sono lasciato ispirare dalla nostalgia di scuola.

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Avete presente quando girovagate per le campagne italiane (ma anche in molte altre parti del Mediterraneo) e incontrate lunghe linee di muretti fatti con sassi? Se prima pensavate che sono solo un modo per creare separazione fra confinanti ora c’è una novità che li riguarda.

Con un post dal suo profilo twitter l'UNESCO ha dichiarato "L'Arte dei muretti a secco" un elemento immateriale Patrimonio dell’Umanità. Come sappiamo l’UNESCO sta classificando il patrimonio dell’umanità, ossia quelle realizzazioni fatte dall’uomo che costituiscono una delle sue essenze e lo rappresentano.

Il patrimonio può essere sia materiale, quindi monumenti o costruzioni, che immateriale, ossia modi di essere, usanze, caratteristiche e anche ricette. Qualche anno fa aveva suscitato interesse l’arte della pizza dei pizzaioli napoletani e oggi tocca ai ‘muretti a secco’.

Nella motivazione del conferimento si legge: "L'arte del dry stone walling riguarda tutte le conoscenze collegate alla costruzione di strutture di pietra ammassando le pietre una sull'altra, non usando alcun altro elemento tranne, a volte, terra a secco”.

Si tratta di uno dei primi esempi di manifattura umana ed è presente a vario titolo in quasi tutte le regioni italiane, sia per fini abitativi che per scopi collegati all'agricoltura, in particolare per i terrazzamenti necessari alle coltivazioni in zone particolarmente scoscese.

E’ una tradizione che unisce tutta la Penisola e ha i suoi punti forti nella Costiera amalfitana, a Pantelleria, alle Cinque Terre e in Puglia nel Salento e nella Valle d'Itria.

Ma la motivazione non riguarda solo l’Italia perché muretti e terrazzamenti in pietra si trovano in Grecia, Malta, Spagna e molti altri paesi dell’area mediterranea. Le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l'ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa fra l'uomo e la natura e sono diventate un elemento caratteristico del paesaggio.

La pratica viene trasmessa principalmente attraverso l'applicazione adattata alle particolari condizioni di ogni luogo in cui si trova. I muri a secco svolgono un ruolo vitale nella prevenzione delle slavine, delle alluvioni, delle valanghe, nel combattere l'erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l'agricoltura.

L’arte dei muretti a secco è una tecnica millenaria il cui utilizzo varia da regione a regione in base alla diversa condizione morfologica dei terreni e al tipo di pietra che si incontra.

I muri a secco sono così comuni che spesso si dimentica la loro importanza storica e sociale. Quelli patrizi svolgevano il compito di delimitare tenute e poderi, quelli del volgo venivano costruiti dallo stesso contadino per delimitare la piccola proprietà.

In alcune regioni i muri a secco sono parte integrante delle tecniche agricole dei terrazzamenti perché servono a proteggere le porzioni di terreno ricavate dai pendii. In altre zone il muro a secco, specie sui litorali, serve a difesa delle colture dagli agenti atmosferici.

Ma i muri a secco stanno ormai scomparendo, a causa della mancanza di manodopera specializzata e poi perché l'agricoltura meccanizzata li vede come un ostacolo. La perdita dei muretti a secco vuol dire la cancellazione di una testimonianza della nostra storia e, soprattutto, incide negativamente sul paesaggio e sull'ambiente.

Lo spazio chiuso circondato dal muretto a secco è vitale per il microclima perché in esso sopravvive una ricca fauna e flora, oltre ad essere un elemento caratterizzante del paesaggio. Non è un caso che in molte aree dove si stanno recuperando le antiche colture si sta tornando alla preservazione dei muretti a secco.

E’ il caso dell’isola di Ponza e delle coltivazioni della vite. Il recupero di antichi vitigni e il loro conseguente valore commerciale ha spinto molti agricoltori a tornare a coltivare la vite nelle colline e a doversi servire dei terrazzamenti. Ed il successo è stato immediato: ecco quindi che il muretto assume un nuovo valore agricolo ma anche turistico.

Vi sono molti paesi nel Lazio che godono di paesaggi mutati da intricati terrazzamenti, come il borgo Ciociaro di Vallecorsa, che caratterizzano il territorio di questo piccolo Comune con le imponenti strutture, a testamento dell'antica tradizione contadina dell'olivicoltura locale.

Il riconoscimento a questa pratica agricola e rurale è stata celebrata anche dal ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio:

“Ancora una volta i valori dell’agricoltura sono riconosciuti come parte integrante del patrimonio culturale dei popoli. I nostri prodotti agroalimentari, i nostri paesaggi, le nostre tradizioni e le nostre pratiche agricole sono elementi caratterizzanti della nostra Storia e della nostra cultura”.

Da oggi in poi dobbiamo stare attenti quando passeggiamo nelle nostre campagne: sono anche loro parte del patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

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Il 2019 è stato dichiarato l’Anno del Turismo Lento dal Ministero della Cultura, un anno dedicato agli itinerari “slow” e sostenibili come i cammini, i percorsi per biciclette e i viaggi a cavallo.

All’opposto della vita veloce di oggi, è nato e ha successo tutto quello che è Slow – lento, partendo dal cibo con Slow Food fino ad arrivare ad ogni aspetto della vita e anche al turismo. La lentezza è la capacità di sentire lo scorrere della nostra vita attraverso le nostre emozioni. Regalarsi o dedicarsi del tempo è forse la cosa più preziosa che si possa fare, soprattutto quando si è turisti.

Da qualche anno il turismo viaggia su due binari: quello delle grandi organizzazioni e quello indipendente di chi trascorre del tempo da solo ad organizzare i propri spostamenti. In questo secondo gruppo si trovano persone mosse dal desiderio di trovare situazioni uniche o riservate a pochi. Situazioni che possano portare ad emozioni da condividere poi fra gli amici e nei social network.

[caption id="attachment_72999" align="center-block" width="640"] Foto di Benedicta Mary Lee[/caption]

Cammini, trekking, percorsi per biciclette, mostre d’arte, mercati artigianali, parchi naturali, cibo locale, monumenti, botteghe artistiche e laboratori artigianali fino a speciali sistemazioni in luoghi caratteristici. Il nuovo turista cerca emozioni nelle particolarità del territorio in cui arriva e nelle persone che trova, un’essenza data da una miscela di storia, accoglienza e persone che rappresentano l’unicità del luogo. Una strada dove si incontrano artigiani, artisti e ci si può emozionare con la bellezza delle loro creazioni. Dove si scoprono luoghi speciali.

L’anno del turismo lento interessa anche i treni storici ad alta panoramicità e noi di Discoverplaces stiamo stringendo un accordo con l'associazione A passi Ferrati e il museo del treno Roccasecca-Avezzano che si propone proprio di recuperare la ferrovia della Valle del Liri.

I dati del Ministero del Turismo sull’andamento delle presenze turistiche in Italia nel 2017 e nel 2018 parlano chiaro e confermano la tendenza di una lieve flessione delle presenze nelle grandi città e un aumento della permanenza in piccoli borghi, agriturismi e altre soluzioni recettive non tradizionali come l’albergo diffuso.

Non è un caso, quindi, che l’articolo 6 della legge nazionale sui piccoli Comuni e sui borghi inquadra il turismo lento come motore di sviluppo dei territori. Ma i territori devono essere pronti a non perdere questa occasione perché una volta passata non torna.

Questo turista ‘lento’ è attratto dal voler provare emozioni particolari ricercando luoghi sconosciuti o poco noti. Abbiamo così tante bellezze che potremmo vivere di solo turismo. Ma siamo veramente pronti ad incantarlo e a farci trovare?

Come si creano le emozioni che cerca un turista?

Facciamo un esempio semplice per capire come trasmettere emozioni ad un turista e prendiamo il caso di offrire una bruschetta con olio ad uno dei nostri visitatori.

Quale differenza c’è nel dire: "Le offro questa bruschetta fatta con olio locale" oppure: "Le offro questa bruschetta fatta con pane cotto nel forno a legna dal fornaio in piazza, realizzato con farine naturali e olio extravergine d'oliva proveniente da Canino, spremuto a freddo per far sentire i profumi e mantenere tutte le sostanze nutritive".

Quale bruschetta vorreste assaggiare? Quale postereste nei social?

Credo che la risposta sia la seconda e il racconto stimola la curiosità ma la voglio anche mostrare agli amici che si è vissuta una esperienza unica e irripetibile a meno di non andare nello stesso posto, scegliere lo stesso fornaio e lo stesso olio.

Per attivare questo meccanismo virtuoso la differenza è tutta nella storia. Dobbiamo imparare ad essere ‘incantatori’, ad emozionare anche con le parole. Dobbiamo imparare a raccontare storie o, come si dice in inglese, a fare story telling.

Proprio per aiutare le piccole imprese ad imparare a raccontare storie in italiano e ad essere pronti con materiale anche in inglese, noi di Discoverplaces abbiamo elaborato un programma che fa crescere le piccole imprese e le fa diventare “amiche dei turisti”.

Da anni nel nostro portale raccontiamo storie uniche su persone e luoghi che magari non sono noti e che aprono la porta a nuove esperienze. Siamo diventati un punto di riferimento dei turisti stranieri e con la nostra newsletter del giovedì sugli eventi e le sagre informiamo proprio il turista ‘lento’ in cerca di esperienze ed occasioni nei centri minori.

L’anno del Turismo Lento lo prendiamo come una occasione per crescere insieme e per fare un salto qualitativo con quei territori e con le piccole imprese che pensavano di essere marginali e che oggi possono arrivare ad essere protagoniste.

[caption id="attachment_73015" align="center-block" width="640"] Foto di Benedicta Mary Lee[/caption]

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Il 2019 inizia alla grande con lo sbarco della Cina sulla luna e la nascita di un premio dedicato a chi si è impegnato per anni a creare ‘semi per lo sviluppo dei territori’.

A questo punto vi domanderete cosa è un ‘seme per lo sviluppo’? La risposta è molto semplice: sono quelle manifestazioni, quegli eventi, quelle iniziative capaci di polarizzare l’attenzione delle persone su un territorio e di farle venire per condividere una emozione o una esperienza.

Sono semi su cui si può costruire il futuro lancio turistico non solo di un paese ma di un territorio. Sono semi basati sulla cultura materiale e immateriale di un territorio. Hanno un valore intrinseco molto alto.

Talvolta, anzi spesso, sono imprese ed eventi nati dal desiderio di creare valore per un territorio e porlo sulla ribalta internazionale ma non hanno dato il risultato aspettato. Questo non per mancanza di qualità ma perché non erano (o sono) inseriti in una rete di proposte del territorio e non sono stati promossi in modo adeguato.

Mi spiego meglio: se si vuole andare al Concerto di Capodanno di Vienna non devo aggiungere valore al concerto perché la sua notorietà è massima in ogni parte del mondo. È quasi Vienna che oggi trae vantaggio dal concerto.

Ma se penso al Concerto di Capodanno di San Vito Romano (che è di altissimo livello) allora ho di fronte una scelta strategica: lasciare che continui ad essere un evento giornaliero per i locali o inserire il concerto in una proposta di ‘scoperta del territorio’ di un fine settimana che coinvolge anche altri comuni.

Ecco allora che il ‘Concerto di Capodanno di San Vito Romano’ diventa un seme per lo sviluppo del territorio. Ma gli organizzatori devono compiere un passaggio evolutivo verso l’economia turistica: devono pensare in rete e definire una strategia di comunicazione.

Vista con questa lente, molti dei nostri comuni hanno il loro ‘seme dello sviluppo’ che spesso hanno confuso con tante altre iniziative che fanno durante l’anno e non hanno pensato di comunicarlo in modo strategico e mirato.

Ed il problema di molti di questi ‘semi dello sviluppo’ è stata proprio la mancanza di comunicazione strategica, ossia quella comunicazione mirata a coinvolgere uno specifico gruppo di turisti. Allora ci si sarebbe resi conto che questi semi vanno innaffiati e coccolati con pazienza ma che poi danno frutti che possono sfamare tutti.

Come Discoverplaces ci occupiamo di comunicazione strategica e ci siamo resi conto da anni delle potenzialità dei nostri borghi e delle loro iniziative. Abbiamo aspettato di crescere come portale e di avere più lettori prima di lanciare iniziative di supporto a questi ‘semi dello sviluppo’. Noi siamo come l’acqua che fa crescere le piantine.

Qualcuno semina e qualcuno innaffia, qualcuno pota e qualcuno mette il sostegno ma tutti insieme vogliamo far sì che la piantina arrivi a portare i frutti. E come nella migliore agricoltura biodinamica, sappiamo che ogni piantina vive in simbiosi con le altre e che si fortifica in una operazione sinergica con altri organismi viventi.

Club dei ‘Town Ambassador’

Con questo esempio di sinergia degli organismi nel mondo della agricoltura biodinamica, abbiamo voluto creare un premio rivolto ai ‘semi dello sviluppo’ e a chi li ha piantati.

Sono persone speciali, con una visione del futuro e un grandissimo amore per il loro paese. Sono persone perseveranti che non hanno mollato di fronte alle avversità che inevitabilmente il destino pone davanti ad ognuno di noi. Le hanno superate e le hanno vinte con classe e umiltà.

Siamo convinti che se tutte queste persone si incontrassero in occasioni studiate apposta per favorire lo scambio di esperienze e la nascita di un network, il risultato sarebbe quello di un rapido sviluppo di un intero territorio.

Da qui nasce l’idea del Premio Town Ambassador che è un riconoscimento al valore di quello che si è fatto e anche l’inizio di un percorso di crescita in simbiosi col territorio.

Ci sono momenti di riconoscimento pubblico ma anche momenti di studio e riflessione su come mettere a sistema il valore che si è creato per far nascere una vera economia turistica del territorio.

In fondo, a guardarli bene, tutti questi eventi e queste iniziative sono un vero ‘bene comune’ immateriale da cui tutti possiamo trarre vantaggio. Dobbiamo conoscerli più da vicino, promuoverli in tutti i modi e capire in che modo crescere tutti insieme.

Di seguito un elenco dei vincitori del Town Ambassador che aggiorneremo man mano che verranno assegnati.

I premiati del 2019

"Gruppo La Ciociaria e la Provincia di Frosinone in Foto" con l’Associazione Franco Olivetti

Fra le associazioni viene premiato il gruppo di Fb "Gruppo La Ciociaria e la Provincia di Frosinone in Foto" con l'Associazione Franco Olivetti per la promozione che fa delle bellezze della Ciociaria ma soprattutto per la iniziativa di promozione della cultura della fotografia.
Parte di loro si sono poi riuniti nella Associazione di fotografi Franco Olivetti e hanno avviato corsi di fotografia aperti a chiunque voglia avvicinarsi a questa arte. E noi sappiamo che nel nostro mondo dei social, di Instagram e di Facebook, la fotografia è l’elemento essenziale per colpire ed emozionare le persone.
Promuovere la cultura della fotografia, oltre alla bellezza dei territori, è un grande merito e significa gettare ‘semi dello sviluppo’ del territorio in un terreno sempre più vasto.

Il Professore Ivo Pulcini e il suo amore per Leonessa

Fra i singoli professionisti viene premiato Ivo Pulcini per la sua vita e per come promuove il suo paese Leonessa aiutando tanti giovani a trovare opportunità per far fiorire la propria terra.
Ivo Pulcini è un cardiologo e medico sportivo. Ivo cresce a Villa Pulcini, una delle frazioni di Leonessa, e con la scelta di voler studiare medicina deve studiare e lavorare. Raggiunge risultati incredibili ed è sempre pronto a sostenere i giovani e a insegnare loro come una crisi diventi un'opportunità.
Si batte come un leone per poter dare notorietà alla sua Leonessa e per stimolare a volare sempre più in alto.

Luca Calselli, l’architetto della Cultura e del design dei territori

Il premio Town Ambassador viene consegnato anche all’architetto Luca Calselli, vincitore di due concorsi Città della Cultura del Lazio: nel 2018 con il progetto Colleferro e il Novecento e nel 2019 con San Felice Circeo e il Mare di Circe.
Luca Calselli ha fatto della cultura classica e dell’innovazione la chiave del suo successo come progettista di rigenerazioni di territori e del recupero delle loro identità, spingendo all’aggregazione degli operatori e ad allungare lo sguardo verso il futuro.

Corrado Mattoccia e il Museo "Fango e Sudore" di Artena

Fra i musei il premio ‘Town Ambassador’ va al Museo del Rugby Fango e Sudore di Artena. Un museo dedicato al rugby che è riconosciuto dalla FIR - Federazione Italiana Rugby e ha stretto legami con tutte le istituzioni più importanti del mondo. Dal museo degli All Blacks in Nuova Zelanda a quello inglese del World Rugby Museum di Twickenham, dai comitati internazionali a quelli olimpionici, il museo di Artena è presente in ogni manifestazione di prestigio e solo nel 2019 avrà propri stand alla competizione del 6 Nazioni e ai mondiali di rugby che si svolgeranno a Toyota in Giappone. I suoi visitatori vengono da ogni parte del mondo e ha rigenerato il centro storico di Artena.

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