Panorama di Affile
Panorama di Affile

A pochi passi da Roma, tra i monti Simbruini e i monti Ernici, possiamo trovare il piccolo borgo di Affile. Il centro cittadino domina una serie di colline in cui i vigneti fanno da padroni, rendendo a Affile la patria del vino Cesanese. A testimoniare l’antichità del vitigno ed a raccontarne un pezzo di storia c’è lo stesso nome Cesanese, che deriva dal latino cesae: luoghi dagli alberi tagliati.

Il fiore all’occhiello del posto è proprio il vino Cesanese DOP, conosciuto ed amato già dagli antichi Romani e dai Papi. Gli abitanti hanno tramandato la tradizione del vino durante i secoli, infatti, ci sono molti contadini che la portano avanti per passione, oltre ai produttori professionisti che negli ultimi decenni l’hanno recuperata facendone una professione.

Alcune cantine affilane offrono, su prenotazione, la possibilità unica di visitare i locali ed i vigneti, per illustrare la produzione del vino dal vigneto alla bottiglia e farne degustare qualche bicchiere. Un’ottima possibilità di passare delle giornate all’aria aperta e fare delle esperienze uniche ed istruttive!

Camminando per le strade e le campagne affilane non solo vi troverete immersi nella natura, ma potrete anche fare esperienza del vino e della gastronomia locale, come le deliziose ciambelline al vino, che si sposano alla perfezione con il Cesanese e si possono trovare nei forni tradizionali del paese.

Il centro storico del paese, poi, permette di sentirsi come all’interno di un borgo medioevale. La parte più antica del paese è ben conservata (e ancora abitata!) e testimonia la lunga storia del borgo grazie a piccoli e grandi dettagli. 

Facendo una passeggiata per questo borgo potrete scoprire alcune chiese e cappelle di cui si ha notizia già dall’anno 1000, come la Chiesa di Santa Maria, che fa parte del panorama affilano da più di un millennio, e addirittura una cisterna di epoca romana!

Se siete particolarmente fortunati potreste riuscire anche a visitare la Chiesa di San Pietro, che si trova nel cimitero più vecchio e caratteristico del paese.

La spiritualità è centrale ad Affile, infatti è una tappa obbligata del cammino di San Benedetto, che proprio in un vicolo del borgo fece il suo primo miracolo. 

Nella Chiesa di San Pietro ci sono dei bellissimi affreschi che raffigurano il miracolo di San Benedetto che risalgono al XV secolo e ricordano questa pietra miliare della cristianità.

Esperienze per un turista

Non c’è un momento dell’anno particolare per visitare Affile e godersi ciò che questo paese può offrire, ma dovreste passarci durante le feste e sagre tradizionali, così che possiate vivere la bellezza del borgo nel calore della festa.

Una sagra tipica del luogo, che si svolge ormai da molti anni, è quella del Fallone, che si svolge di solito tra ottobre e novembre. Anche se il nome può sembrare un po’ equivoco, il fallone è un prodotto tipico della tradizione contadina affilana: si tratta di un delizioso pane preparato da un impasto di acqua e farina di granturco, condito con verdure o salsicce, che originariamente veniva cotto nel camino o nel forno a legna.


In estate potreste visitare Affile in occasione di AFFILando il Gusto, un evento che già da qualche anno promuove i prodotti tipici del luogo. Che siate degli amanti dell’enogastronomia italiana o che vogliate semplicemente passare una bella serata degustando ottimi vini ed ottimo cibo, dovete assolutamente farci un salto.

Insomma: perché perdere l’occasione di visitare un borgo che offre storia, natura e gastronomia? Magari proprio in occasione delle feste e sagre di paese.
Foto degli affreschi della Chiesa di San Pietro e di Santa Maria di Paolo Sbraga per ethea.org

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Un Americano un Irlandese e un Australiano entrano in un bar in un paesino italiano...non è una barzelletta, è quello che può succedere (e succede) ogni giorno in qualunque bar Italiano.
E come vengono accolti dal barista?
Non si tratta più di imparare l’inglese come lingua, ma l’inglese come apertura mentale.
Ad un gestore di un bar non sarà richiesto di conoscere la lingua di Shakespeare per discutere di poesia, ma gli sarà richiesto di essere amichevole.
In varie occasioni mio padre mi ha raccontato delle esperienze che vissute da amici e familiari durante le loro prime volte in Italia, molte per di più in un piccoli paesi immersi nelle campagne della Maremma Laziale e della Ciociaria.
Dalle luci scintillanti della New York strip con i suoi negozi 24h, al tabaccaio della chiusura a pausa pranzo per la siesta pomeridiana è impossibile non immaginare lo “shock culturale”.
Malgrado tutto, questi amici tornavano, nello stesso paese, stesso periodo dell’anno e stessi locali. Un comportamento tipico da turista Americano si può dire, che porta il viaggiatore a tornare in quei paesi e luoghi che lo emozionano a livello umano più che scenografico.
Puoi essere pure il ristorante a tre stelle Michelin, o lo sfarzoso hotel a 5 Stelle filanti, un turista tornerà sempre in quei posti che l’hanno emozionato su un livello umano.
La gentilezza del ristoratore, o i cornetti caldi farciti a mano di prima mattina apposta per te, questi sono i piccoli gesti che sormontano anche le più grandi differenze linguistiche.
“Perdona loro, perchè non sanno quello che fanno” ahhhhh
Capirsi nella stessa lingua a volte è difficile, capire qualcuno che ne parla un’altra e che viene da un mondo completamente diverso lo è ancora di più.
Per questo è necessario a volte, tralasciando l’aspetto linguistico, formarsi mentalmente a quello che possiamo incontrare quando si è di fronte ad un turista straniero, indipendentemente da quale  parte del mondo quest’ultimo provenga.

“Sembrerà strano dirlo, ma gli stereotipi esistono per un motivo”.
Di stereotipi che riguardano gli Italiani in America, Canada o Australia ne abbiamo a bizzeffe. Nel mondo siamo conosciuti come quelli che mangiano pasta colazione, pranzo e cena, quelli che a ogni vocabolo corrispondono 50 gesti di mano. Questi sono solo alcuni, e sfido chiunque abbia mai partecipato ad un cenone di Natale 100% Made in Italy a sfatare.
Sono tutte generalizzazioni si, ma non possiamo negare un minimo di verità.
Possiamo quindi estrapolare una miriade di stereotipi e luoghi comuni da tutto il mondo, il cui unico scopo non è soltanto quello di risvegliare il British humor in ognuno di noi, ma di dare l’idea di “costumi” e modi di fare che potrebbero esserci congeniali nell’accoglienza del turista. E chissà, se ascoltati lasciargli una buona impressione del nostro locale e della nostra accoglienza.
“Gli americani mettono il ghiaccio in tutto?” Vero!
Per questo essere pronti a soddisfare richieste del genere, non solo lascerà una buona impressione nei confronti del vostro esercizio, ma eviterà tutta quella insoddisfazione alimentata dalla poca disponibilità e dalla sindrome del “voglio tornare a casa perché lì è tutto meglio”.
Sembrano cose scontate o a tratti banali, ma come per tutte le cose, sono i piccoli dettagli a fare la differenza.
E ricordatevi, se non potete fornire queste cose nell’immediato ….la disponibilità e volontà nel farlo sono le cose che contano, come se per il ghiaccio sareste disposto ad andarlo a raccogliere al polo nord (sottolineo il sareste).
“Il cliente ha (quasi) sempre ragione”
Qualunque sia il motivo della loro vacanza in italia, uno straniero che viene da noi e che affronta una media di 6 ore di aereo (se non di più) è un individuo dalla mente aperta pronta a ricevere nuovi stimoli.
L’Italiano è una lingua difficile, e molte volte alcune parole specialmente quelle che non hanno una vera e propria traduzione rimangono “lost in translation”. Storpiate, mutilate...non è raro trovarsi in un ristorante “Italiano” in america e sentire opere d’arte come “bruscetta”, “ciappuchino”.

Un turista viene per vivere un'esperienza autentica, non abbiate paura di contraddirlo con autenticità. Essere corretti o “istruiti” da un vero Italiano su quello che è e non è, sarà un'esperienza positiva, non solo perché psicologicamente indica che voi lo state ascoltando, ma potrebbe prevenire il sorgere di problemi durante il resto del viaggio.
Ma dovete sapere come farlo: in questo modo regalerete un momento magico che sarà raccontato ad amici sui social e che porterà altri stranieri nel vostro locale.
Non vi stiamo chiedendo di fare un'analisi sociologica di tutti i possibili turisti che potrete incontrare dall’inizio alla fine della vostra attività, ma sottolineiamo bene osservare e tenere una mentalità aperta, specialmente quando si è in un settore dove si “offre” un servizio. Questo vale per i vostri clienti stranieri, tanto quanto per i vostri clienti italiani.
Ora siete pronti a seguire un corso di avvicinamento all’inglese studiato apposta per baristi?
Siete pronti ad impiegare 4-5 ore del vostro tempo per aumentare il numero dei vostri clienti e la qualità del rapporto?
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Se il turismo è un settore in forte crescita, il turismo sportivo lo è ancora di più. Oggi il turismo sportiva rappresenta circa il 10 % del totale dei flussi turistici e in alcuni paesi questa percentuale cresce molto tanto che in Australia, ad esempio, supera il 50 %.

I paesi maggiormente interessati da questo fenomeno sono i paesi occidentali in cui lo sport viene praticato da un grande numero di persone, si hanno tradizioni sportive legate ad eventi riconosciuti e si hanno infrastrutture sportive idonee ad ospitare sportivi stranieri con le loro esigenze.

Il dato sul turismo, secondo noi, è fortemente sottostimato perché non tiene in considerazione tuti gli spostamenti delle famiglie durante la fase di avvicinamento allo sport dei loro figli, quelle agonistiche. Sono perlopiù spostamenti di corto raggio ma non per questo il loro potenziale di promozione e sviluppo territoriale è minore, soprattutto per i piccoli centri.

Non esiste una definizione univoca di turismo sportivo perché ci sono diversi modi di coniugare viaggi e sport: si può essere praticanti di una disciplina, genitori di sportivi, ma anche appassionati di grandi eventi o tifosi di una certa squadra (non importa di quale sport).

Per entrare in queste classifiche si può quindi essere sportivi o spettatori (fare sport attivo o passivo), familiari o amici.

L’attività sportiva è collegata anche al nostro benessere, per cui una motivazione ad un viaggio può essere semplicemente la voglia di fare una attività fisica per aumentare il proprio benessere o il desiderio di sperimentare un contatto unico con la natura in tutti gli sport legati all’aria aperta.

Alcune discipline sportive poi sono a contatto diretto con il gioco (per bambini e adulti) come il caso della FIGEST - Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali, una federazione affiliata al CONI che propone discipline storiche. Le loro manifestazioni spesso si svolgono in corrispondenza di sagre, rievocazioni storiche o manifestazioni popolari. In qualche paese, quindi, proprio per loro natura sono direttamente collegate alla promozione dei territori.

Una attenzione particolare va poi prestata all’accessibilità delle strutture turistiche e recettive per la sempre maggiore attenzione a questi sportivi il cui numero di praticanti è in forte aumento. Questo turismo ha visto una crescita del 20 % negli ultimi 3 anni.

Turismo sportivo esperenziale

Il turismo sportivo è forse l’essenza e la prima forma di quello che oggi viene definito ‘turismo esperenziale’. Per sua stessa natura un evento sportivo rappresenta una esperienza sia che lo si viva da atleta che da spettatore.

Per questo nella trasformazione di un territorio come meta turistica assume una importanza strategica la sua associazione con una o più discipline sportive. Una associazione moderna in cui al centro c’è lo sport che deve essere vissuto come esperienza particolare di conoscenza di un territorio.

Una prospettiva inusuale, ma non per questo meno efficace, di scoperta di una certa area attraverso una lente di ingrandimento che usa un filtro particolare.

L’esperienza sportiva deve essere allora coniugata in modo intelligente alla esperienza della scoperta del territorio, del suo patrimonio tangibile ed intangibile.

In questo modo da una occasione di ‘viaggio sportivo’ possono nascere diverse forme di turismo di altro tipo grazie alla incredibile potenza della reputazione conquistata con una strategia opportuna.

Il grande vantaggio del turismo sportivo è che si può ripetere l’esperienza di viaggio andando in uno stesso luogo ma provando emozioni ogni volta diverse. Questo fatto rappresenta un fattore determinante e un potenziale incredibile per lo sviluppo turistico di un territorio.

Per un territorio, quindi, il turismo sportivo non è relegato ad una piccola ‘stagione’ e si può praticare gran parte dell’anno. Per questo il turismo sportivo è una offerta de-stagionalizzata in grado di completare le proposte di un territorio o di una area più vasta. 

Attenzione: questi turisti si muovono principalmente grazie al web e ai social per cui i territori si devono promuovere programmando una azione di comunicazione strategica studiata sul singolo caso.

Dati sul turismo sportivo: il caso di runner e ciclisti

Secondo l’Istat, in Italia circa un terzo della popolazione pratica uno sport, e di questi circa il 25 % lo pratica con regolarità mentre il 10 % lo fa in maniera saltuaria. Sono 20 milioni di sportivi ai quali si aggiungono 15 milioni di persone che dichiarano di fare qualche attività fisica.

Possiamo avere tutti una percezione evidente di questi numeri girando per le strade dei grandi parchi affollati sempre di più da camminatori, runner e soprattutto amanti della bicicletta. 

Abbiamo citato apposta la bicicletta perché assieme ad altri sport all’aria aperta come le maratone e il golf stimola il praticante alla scoperta di altri territori anche in paesi lontani. Ed infatti è stata coniugata la parola ‘cicloturismo’ per un settore in fortissima espansione che non ha limiti legati all’età dei praticanti.

Se gli amanti del runner sono attratti dalla organizzazione di maratone o competizioni, gli amanti della bicicletta si muovono in cerca di luoghi nuovi da scoprire e di panorami da assorbire nella loro esperienza.

Le maratone tradizionali più ‘turistiche’ sono iniziate all’interno del tessuto urbano di grandi capitali: basta fare il nome di New York per capire il suo potenziale evocativo fatto di storie, film, racconti ed esperienze dirette di amici. Oggi le manifestazioni si sono spostate anche alla scoperta di territori come il caso della manifestazione Eco-Ultramarathon e la Maratona di Scorrendoconilliri, un evento che si corre lungo la valle dove scorre il fiume Liri tra Abruzzo e Ciociaria (basso Lazio).

Una manifestazione che nelle sue articolazioni sportive e culturali ha visto il patrocinio perfino dell’UNESCO e che oggi si è gemellata con quella di Terni per la sua affinità dovuta alle due cascate, quella di Isola del Liri e quella delle Marmore. I suoi gemellaggi ora sono arrivati a Napoli, Venezia, Praga e tante altre città unite fra loro dal loro legame con l’acqua.

Nel mondo della bicicletta, le grandi competizioni di ‘gran fondo’ esercitano un loro fascino particolare come la Gran Fondo Campagnolo di Roma, quella delle Dolomiti, del Chianti, la 9 Colli in Romagna o l’Eroica sulle strade bianche del Chianti.

È interessante analizzare le loro ricadute turistiche grazie ai dati di una ricerca dell’Università di Bologna, Campus di Rimini, del 2016 sulle ricadute di una edizione della 9 Colli. Dalla ricerca emerge una ricaduta di 21 milioni di Euro nel territorio, una cifra certamente molto interessante alla quale nessuno può rimanere indifferente. 

È stato intervistato un campione significativo dei 12.000 partecipanti dai quali sono emersi questi dati: il 33 % ha dormito 2 notti nell’area e il 30 % ha dormito 3 notti. Il 67 % ha viaggiato con amici e parenti aumentando il numero dei turisti arrivati nell’area e le ricadute su tutti gli esercizi ricettivi della zona. Altri hanno viaggiato con organizzazioni sportive e solo un 7 % ha dichiarato di viaggiare da solo.

Per dare solo un’altra prospettiva all’importanza del ciclismo, e dello sport legato della bicicletta in generale, nella promozione e nello sviluppo turistico di un territorio, pensiamo al Giro d’Italia, al Tour de France o alla Vuelta.

I sindaci fanno a gara a far passare la competizione nel loro territorio per portarlo alla ribalta di milioni di spettatori. Un passaggio in televisione o sulle App vale milioni di Euro grazie al pubblico di appassionati che la segue da ogni parte del mondo. E queste manifestazioni sportive sono sempre più connesse a programmi televisivi collegati alla scoperta turistica dei territori.

Non solo grandi eventi: il caso della Collezione di cavalli Horse Museum 

Uno degli eventi maggiori nel caso degli sport equestri è il circuito delle competizioni che si svolgono nelle grandi città. Una delle più famose è quella di Piazza di Siena a Roma, dal nome di una piazza al centro della grande Villa Borghese.

L’evento è una competizione internazionale di salto ad ostacoli che dura una settimana e che richiama i più famosi cavalieri da ogni parte del mondo. È organizzato dalla FISE – Federazione Internazionale Sport Equestri e dal CONI, il comitato olimpico nazionale.

Una piccola casa editrice, Discoverplaces.travel, fondata da appassionate di cavalli è riuscita ad organizzare una mostra su ‘arte e sport’ all’interno della Casina Raffaello, un centro culturale del comune di Roma che domina Piazza di Siena.

La mostra esponeva un centinaio di pezzi della collezione ed era un percorso didattico collegato alla conoscenza dello sport ma anche al rapporto fra uomo e cavallo che ha caratterizzato la storia dell’uomo e la sua evoluzione prima dell’arrivo delle macchine.

Nell’occasione è stato stampato un libro e la mostra era accompagnata da laboratori didattici per bambini che sono continuati per due mesi dopo la fine della competizione sportiva.

La casa editrice si sta specializzando ora in ‘Arte e Sport’ ed ha realizzato una serie di palle da rugby in ceramica dipinte da grandi artisti che ora si trovano nel Museo del Rugby di Artena.

La prossima mostra sarà nel centro di Napoli in una serie di eventi che ancora una volta coniugheranno una visione culturale dello sport, in particolare delle corse dei cavalli nel corso del Regno Borbonico e dello Stato Pontificio.

Guardare lo sport da un’altra prospettiva, quindi, può aprire collaborazioni internazionali e prospettive inimmaginabili.
La Cultura dello Sport: il caso di Artena e del Museo del Rugby ‘Fango e Sudore’

Si potrebbe pensare che per il turismo ‘passivo’, il massimo della attrattività turistica si ha in corrispondenza dei grandi eventi che richiamano migliaia, o milioni di spettatori.

Olimpiadi, tornei Internazionali di calcio, di tennis o di altri sport, Sei Nazioni di Rugby, Ryder Cup e altro sono tutti eventi che richiamano talmente tante persone che le città si fanno belle per ospitarle. Il caso delle Olimpiadi di Londra è stato emblematico perché la città le ha vinte proprio con un progetto di rigenerazione urbana in cui riqualificava una sua zona depressa.

Sono eventi che concentrano l’attenzione in pochi giorni ma che hanno un effetto di comunicazione che dura anni e alla fine delle manifestazioni le città o i territori hanno una serie di infrastrutture di notevole entità che possono permettere l’organizzazione di altre manifestazioni sportive o culturali.

Ma ci sono casi in cui la cultura dello sport può avere effetti ancora più sorprendenti e legati direttamente al turismo anche nei piccoli centri. È il caso del Museo del Rugby Fango e Sudore di Artena che oggi è stato riconosciuto ufficialmente dalla FIR - Federazione Italiana Rugby.

Il museo raccoglie una collezione di cimeli legati a questo sport e soprattutto di maglie indossate dai giocatori durante alcune partite importanti. Oltre 15.000 cimeli sono esposti nelle sale di uno antico palazzo nel centro storico di Artena, un borgo arroccato su una parete di una montagna che ha il più grande centro pedonale d’Europa.

Il museo è fra i più grandi del mondo di questo settore ed è ormai visitato da sportivi e appassionati provenienti da ogni parte del mondo: dall’Argentina all’Irlanda, dalla Nuova Zelanda al Sud Africa.

Il museo è strutturato in modo da poter organizzare manifestazioni e cene nelle sue sale con cui si sovvenziona. Gli appassionati possono trascorrere una sera in compagnia delle maglie dei loro amati campioni e provare una esperienza unica che esalta la loro passione.

Questo ha portato al fatto che molti visitatori soggiornano almeno una notte in questo borgo e il museo è diventato un attivatore di una vera Rigenerazione Urbana del piccolo borgo di Artena. Gli sportivi spesso arrivano in pullman e in questo modo riempiono tutte le strutture ricettive dell’area. 

Inoltre, ora la Fondazione che gestisce il museo ha preso in cura un campo sportivo e offre gratuitamente corsi ai bambini. Grazie ai loro legami internazionali, la struttura ha stretto gemellaggi con scuole di ogni parte d’Italia e bambini con le loro famiglie vengono per fare uno stage e per visitare il museo.

Il caso di Artena è certamente unico nel suo genere, ma questo non significa che non sia replicabile. Non serve aprire un museo, che richiede anni di ricerca e investimenti molto alti di tempo e di denaro, per attivare nuovi flussi turistici legati al legame fra sport e turismo, ma serve guardare allo sport da una prospettiva diversa. Solo allora si possono trovare sorprese in grado di cambiare la prospettiva dell’attrattività turistica di una certa area.

 

Conclusioni

Coniugare sport e territori può portare ad una vera rivoluzione grazie ai dati del turismo sportivo che si può attivare. Questo cambiamento può venire come una sorpresa occasionale o essere il frutto di una pianificazione strategica nata da una visione e da una tattica ben perseguita.

Fare promozione territoriale legata allo sport richiede professionalità specifiche ma è una semina che darà sia frutti immediati sia raccolti che continuano nel tempo ogni anno. I dati confermano che quando si fa una azione ben programmata, si hanno forti benefici per le comunità locali, anche per le piccole attività. 

Il vero segreto è tenere conto della esperienza unica che si deve offrire al turista e di una visione generale del concetto di benessere. In termini di comunicazione la differenza è data dalla reputazione del territorio che nasce da una azione capillare sugli operatori locali e sulle linee strategiche della comunicazione.

Per approfondimenti su questo articolo e per conoscere altri casi di successo di marketing territoriale si può contattare il gruppo discoverplaces.travel che da anni è attivo nella promozione strategica dei territori e degli operatori. 

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Censis-Conad Rapporto sulla evoluzione della società

Conad è forse la catena di distribuzione più frizzante e positiva presente nel mercato, sia nei suoi risultati che nella relazione che stabilisce con i clienti. Non è un caso che quindi abbia commissionato una ricerca al Censis per capire l’umore e le prospettive degli italiani.

La ricerca va letta approfonditamente per comprendere alcune dinamiche, una cosa è certa: i giovani lasciano l’Italia perché non vedono prospettive per realizzare i loro sogni. Forse non riescono neanche a sognare.

Stiamo diventando un paese sempre più vecchio, e non è bello da genitori vedere i propri figli andare in un altro paese ed avere la quasi certezza che non ritorneranno.

Possiamo invertire questo processo?

Forse. Ma se non prendiamo coscienza delle dinamiche interne alla società non possiamo immaginare che costruire una alternativa. Forse senza studiare non possiamo essere in grado neanche di immaginare una alternativa.

La consapevolezza dei nostri limiti e un po’ di studio professionalizzante (ma anche introspettivo) sono sicuramente i primi passi da compiere per restituire i sogni ai nostri figli e la certezza che li possono realizzare anche in Italia se si impegnano.

Questi sono alcuni passaggi finali estratti direttamente dal rapporto:

“L’autonomia dei soggetti è un valore

Decisivo in questa fase è il ruolo autonomo dei soggetti economici e sociali, che hanno nello sviluppo la propria ragione di esistenza e riproduzione e che sono naturalmente portatori di narrazioni sociali e culturali alternative a quelle del rancore.

Al mito antico dell’alleanza dei produttori, occorre oggi sostituire quello della convergenza e condivisione di obiettivi e pratiche dei soggetti che fanno dello sviluppo la loro priorità: l’autonomia e la collaborazione di tali soggetti sono oggi un valore decisivo per la nostra società.

Così è importante valorizzare, promuovere, tutelare i soggetti economici e sociali che sono attivi e che hanno bisogno di un clima favorevole alla libertà individuale e di scelta e di una buona relazionalità sociale.

……..

Diventa decisivo in questa fase rendere evidente e potente il nesso tra ‘immaginario del noi’ e sviluppo, come alternativa globale all’immaginario dell’io egoista’ come volano di decrescita e stagnazione.

……..

Sognare vuol dire forzare l’orizzonte, andare oltre il puro rifiuto di qualcosa (dagli esiti della globalizzazione al cambiamento del quotidiano), pensare in grande avendo come riferimento preciso di un immaginario dello sviluppo la libertà individuale, che è il più potente motore per migliorarsi e, oggi, per generare responsabilità sociale diffusa, che crea legami, valore sociale, cultura collettiva: in fondo è quello che gli italiani hanno da tempo cominciato a fare nei nuovi consumi, premiando quelli che fanno bene alle persone, alle comunità, all’ambiente.”

La parte che più ci ha colpito delle sue conclusioni è quella che sentiamo più vicina al nostro modo di lavorare, ma soprattutto all’impegno che da anni mettiamo nella promozione dei territori e nella formazione delle imprese e dei bambini.

“Occorre mettere al centro non tutto quello che divide le persone, piuttosto il grande filo che può unire: l’aspirazione a migliorarsi, a crescere, la percezione che si possa accedere ad una condizione migliore”.

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A maggio? Tagliolini agli asparagi su crema di asparagi

A maggio il re del mercato è sua maestà l’asparago!

Ortaggio nobile conosciuto già dagli egizi, i romani lo coltivavano sulle spiagge di Ravenna per le sue capacità terapeutiche ed afrodisiache. Gli imperatori romani avevano costruito delle navi proprio per andare a maggio a prendere gli asparagi e per questo si chiamavano Asparagus.

Conosce il suo splendore grazie a Napoleone, era immancabile nelle sue cene intime per le sue proprietà afrodisiache.

Mentre in America gli indiani lo usavano come pianta officinale ed oggi è ancora usato per le sue proprietà terapeutiche contro la gotta, i calcoli renali e i reumatismi. Insomma: è un diuretico e depura.

Quelli selvatici sono il massimo, piccoli e affusolati escono dal terreno come spade che vogliono trafiggere il sole. Ricordo le mattinate alla ricerca delle preziose gemme nella macchia di Roscigli, l’antica abbazia sotto Gavignano e alle porte di Montelanico. Si dice che una volta era stata la villa di Cesare e che dopo la abbiamo presa in carico i Monaci Basiliani di Grottaferrata che la hanno trasformata in monastero.

Ma torniamo agli asparagi: anche quelli coltivati non sono da meno, i bianchi di Bassano del Grappa poi. Lo sapete perché sono così bianchi che sembrano albini? Crescono sotto terra e non vedono la luce del sole per cui non attivano la fotosintesi clorofilliana. Quello violetto è un asparago bianco che ha messo la testa fuori, mentre quello verde è cresciuto totalmente alla luce del sole.

Gli asparagi bianchi, viola o verdi sono buoni in tutte le maniere.

Oggi ci faccio un tagliolino all’uovo semplicissimo e veloce da mangiare appena fatto. Un piccolo avvertimento: al contrario di molte verdure, quelli più grandi sono più teneri.

Ricetta dei Tagliolini agli asparagi su crema di asparagi

Se non avete pazienza di andare nei boschi, allora andate al mercato per cercare quelli migliori. In questo periodo si possono trovare anche persone ai bordi delle strade di campagna che vendono il loro prezioso e saporito raccolto.

Per prima cosa togliamo le gemme e mettiamole da parte in modo da poter creare la scenografia finale al piatto e regalare piacere anche agli occhi oltre alle papille gustative.

Lessiamo i gambi al vapore e mettiamoli nel mixer insieme ad un po’ di parmigiano reggiano, olio e una grattata di limone. Regolatevi con il sale. Poi montiamo la crema con un po’ di acqua di cottura della pasta quando ha già preso il profumo dei tagliolini all’uovo.

Non vi do consigli per la pasta. Se è domenica e avete tempo potete prepararla e stenderla in poco più di un’ora, altrimenti comprate una buona pasta artigianale. Occhio alla farina con cui è fatta!

A metà cottura del tagliolino, aggiungiamo le gemme nell’acqua per una sbollentata finale. Poi scoliamo velocemente pasta e punte di asparagi e uniamo la crema. Se lasciate un po’ crema in fondo al piatto il gioco è fatto e la scenografia è completa.

E per il vino? Devo confessare che ho scelto un buon Pinot Bianco del Friuli!

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Campi da golf vicino Roma, fare sport immersi nella storia e nella natura

Il golf è uno sport che conquista sempre più persone e negli ultimi anni è nato un movimento di turismo golfistico anche in Italia. I campi da golf a Roma e nei suoi dintorni sono una destinazione sempre più amata e in cui ospitare tornei, godere delle bellezze naturalistiche e storiche.

Si pratica sport ma si passeggia anche nella storia e non è inusuale trovarsi a poca distanza da qualche area archeologica dove si respirano i fasti dell’impero del passato. Una esperienza unica che si può provare solo in Italia e soprattutto nei campi da golf vicino Roma.

Nel Lazio i giocatori di golf con le loro famiglie e il numeroso pubblico di appassionati golfisti trovano un’offerta capace di rispondere alle loro esigenze. Campi all’avanguardia e attrezzati da un punto di vista sportivo e club-house con ogni servizio, cultura, svago e ottima cucina.

La Ryder Cup di Golf del 2022 è stata assegnata a questo territorio straordinario e Roma è stata scelta come sede del più importante torneo di golf al mondo. La bellissima struttura del Marco Simone Golf & Country Club è tra le più funzionali e innovative in Europa e sarà il campo dove si giocherà il famoso evento.

Oltre la sede della Ryder Cup 2022, nel Lazio ci sono altri ben 15 campi di gioco di prima scelta dove i giocatori più esperti possono provare intense emozioni. E’ possibile organizzare una vacanza indimenticabile che unisce sport, storia e lo stile di vita italiano con la sua famosa cucina che tutto il mondo adora.

Guidonia

Il Marco Simone Golf & Country Club si trova alle porte est di Roma e precisamente a Guidonia, una Città di Fondazione (costruita nel Novecento) dove è stato costruito il primo aeroporto d’Italia, oggi in parte musealizzato. Il campo è dominato dal castello del duca Francesco Cesi, una costruzione oggi considerata monumento nazionale, e la parte più suggestiva del campo si trova alla buca numero 2 dove le acque del lago riflettono l’immagine del castello.

Il campo è stato progettato alla fine degli anni Ottanta e si estende su un’area di 10 ettari, offrendo ai giocatori 2 percorsi. Il percorso “Championship” conta 18 buche di elevata difficoltà tecnica che sono disposte in poco più di 6.000 mt e ha un Par di 72. Il percorso “Resort” prevede 9 buche distribuite in poco più di 2.000 mt con Par 32.

Questi percorsi sono stati disegnati nel rispetto della vegetazione presente nel parco: querce secolari, noci e pini selvatici, alberi da fiore e cespugli. Le zone umide del parco sono frequentate da germani reali, aironi cenerini e cormorani, volpi, istrici e fagiani.

Un paradiso per chi vuole spendere una giornata all’aria aperta a contatto con la natura a due passi da Roma. Andare a giocare una partita al Marco Simone è una esperienza da provare.

Roma

Il Circolo del Golf Roma Acquasanta nasce nei primi del ‘900 quando un gruppo di diplomatici inglesi e americani scelsero i terreni dell’Acqua Santa, di proprietà dei principi Torlonia, per fondare questo circolo. Il golf era allora già molto praticato nel mondo anglosassone mentre poco praticato in Italia e da questo primo circolo è nata la passione che oggi ha portato ad una offerta di primo piano.

Il disegno del percorso come appare oggi è rimasto molto simile a quello del ‘900 e conta 18 buche che si dispongono su quasi 6.000 mt e che si possono concludere in Par 71.

La buca più difficile del campo è la numero 12 per via della sua lunghezza e la presenza di un dogleg a destra. A rendere più difficile il gioco in questo punto è un ostacolo d’acqua che fiancheggia sulla destra tutta la buca e, arrivati al green, si trova un bunker su entrambi i lati.

Un percorso al centro di Roma e al centro della storia per regalare una esperienza unica a chi pratica questo sport.

Il circolo Fioranello si trova a pochi km a sud della capitale immerso nella suggestiva campagna romana. Il campo, disegnato negli anni Ottanta, comprende 18 buche che sono disposte su 5.000 mt e con Par 70. Un corso d’acqua che attraversa il percorso in più punti e forma un lago.

Il campo da gioco si snoda tra i resti di un antico acquedotto romano e una zona di riserva naturalistica in cui nascono fiori selvatici di rara bellezza. Durante il percorso è possibile avvistare nel parco alcune specie di animali fra cui rondini, saltimpali, usignoli, cardellini e verdoni.

La buca più difficile è la numero 15 con il lago sulla sinistra e il fuori limite e l’ostacolo d’acqua sulla destra.

Il Golf Club Archi di Claudio si trova nel meraviglioso Parco regionale dell’Appia Antica, conosciuta come l’autostrada degli antichi Romani che collegava la capitale con il porto di Brindisi e, quindi, con tutto l’Oriente. Il campo si trova proprio sotto le antiche mura dell’acquedotto romano, terminato dall’imperatore Claudio nel 52 a.C., che portava acqua alla città di Roma.

Creato negli anni Novanta, il campo conta 9 buche che sono distribuite in circa 2.400 mt e ha un Par di 33. Il percorso prevede un terreno pianeggiante immerso in una ricca vegetazione e una sorpresa aspetta alla buca numero 7 dove si può ammirare una colonia di pappagalli che abita sugli eucalipti.

Il circolo inoltre promuove il golf tra persone disabili grazie all’Associazione Disabili Golfisti.

L’Olgiata Golf Club è una imponente area residenziale a nord di Roma lungo la Via Cassia, dove nel verde sono stati realizzati centri per praticare sport all’aria aperta come centri equestri e un nuovo campo da golf.

Il primo percorso era nato negli anni ’60 ed oggi il campo è costituito da 2 diversi percorsi. Il più antico, che si trova a ovest, è composto da 18 buche che sono distribuite su quasi 7.000 metri e ha un Par variabile dai 71 ai 73. Il secondo si trova ad est ed è molto più piccolo del primo: è composto da 9 buche con Par 36. L’Olgiata Golf Club si estende per circa 100 ettari ed è un sito di grande interesse naturalistico a due passi dalla zona Etrusca dove si trovano le famose necropoli.

Il Golf Club Parco De’ Medici è stato realizzato nel 1990 dalla famiglia romana Rebecchini che decise di recuperare l’intera area di 85 ettari costruendo diversi percorsi di gioco (percorso bianco, blu e rosso), trapiantando circa 4.000 piante, costruendo 6 piccoli laghi artificiali e facendo rialzare il terreno in più punti per movimentare il gioco.

Il campo conta 27 buche totali suddivise tra i diversi percorsi e disposte su un totale di circa 8.800 mt, con Par 72 per il percorso bianco e blu e Par 35 per il percorso rosso (molto più piccolo del primo).

Il Parco di Roma Golf & Country Club si trova nel meraviglioso scenario del Parco Naturalistico e archeologico di Veio, l’antica città Etrusca a pochi minuti dal centro di Roma. Giocando sui suoi prati la vista può spaziare dalla cupola della Basilica di San Pietro (che si vede dai punti più alti del percorso) fino alla macchia mediterranea.

Ma la sorpresa arriva tra il green della buca 5 e i battitori della buca 6, dove c’è una zona archeologica che regala emozioni uniche facendo sentire i giocatori immersi direttamente nella storia.

Il campo si compone di 18 buche collocate su 6.000 mt di terreno (Par 72) e il percorso presenta sia bunker di sabbia bianca molto impegnativi che ampi fairway.

Rieti

Il Golf Club Rieti “Centro d’Italia” si trova ad appena 3 km da Rieti, che è considerata “l’ombelico d’Italia”, il centro della Sabina. Questa area è conosciuta per le bellezze naturalistiche del paesaggio e per i suoi borghi storici dominati da castelli medioevali ma anche per la sua famosa cucina preparata con Olio della Sabina DOP.

Rieti è una delle città più belle vicino Roma ed una città tutta da scoprire: passeggiare nel suo centro storico attraversato dalle limpide acque del fiume Velino o visitare la Rieti Sotterranea dove si ritrova la storia di Roma è una esperienza unica.

Il campo da golf ha un percorso con 9 buche che si sviluppa su quasi 3.000 mt e ha un Par di 35. Il campo si trova su un altopiano ai piedi del Monte Terminillo e vicino al convento francescano Santa Maria La Foresta, dove, secondo alcuni studiosi, San Francesco scrisse “Il Cantico delle Creature”.

Castel Gandolfo

Il Country Club Castel Gandolfo è un campo da gioco con grande fascino all’interno del Parco dei Castelli Romani, Il campo conta 18 buche posizionate in quasi 6.000 mt (Par 72) con 3 laghi e 93 bunker ed è stato trasformato alla fine degli anni Ottanta da un cratere vulcanico.

La Club House è stata ricavata da una villa del Seicento del cardinale Chigi, una delle più importanti famiglie di papi originaria di Siena. Castel Gandolfo è il centro scelto da imperatori e papi per la loro residenza estiva. Ha iniziato l’imperatore Diocleziano realizzando una villa che occupava il territorio di Castel Gandolfo e Albano e dalla quale si dominava il Lago Albano, poi sulle sue rovine è nata la famosa residenza estiva del Papa.

Per chi non può fare a meno di separarsi dagli amici animali, il Country Club Castel Gandolfo è un campo “pet friendly”.

Fiuggi

Il Golf Club Fiuggi 1928 è uno dei circoli più antichi d’Italia ed è stato fondato nel 1928. Si estende per circa 70 ettari e il campo si trova nella zona di Fiuggi dove affiorano le famose sorgenti ed infatti è all’interno della Riserva naturale del Lago di Canterno.

Il percorso prevede 18 buche disposte in 6.000 mt e con Par 70. Il club è basato sul concetto di “campo pubblico”, cioè si può praticare golf senza essere obbligati ad acquistare quote societarie.

Ardea

Il Golf Club Marediroma si trova sulle coste romane a pochi km da Anzio e Nettuno, la zona dello sbarco della seconda guerra mondiale, precisamente nella frazione di Marina di Ardea.

È stato fondato negli anni ’90 e il percorso è composto da 9 buche, per un totale di circa 5.500 mt e ha un Par di 70. Il campo è prevalentemente pianeggiante e il percorso è molto tecnico. Le 9 buche si trovano attorno a tre laghetti alimentati da sorgenti naturali e il percorso ha acqua in gioco sul 90% del campo.

Sutri

Il Golf Club Nazionale, Circolo Ufficiale della Fig si trova a Sutri, lungo la via Cassia a nord di Roma e nelle vicinanze di Viterbo. Sutri è uno dei borghi più belli d’Italia con il suo centro medioevale e la sua grande area archeologica dove è possibile entrare nella storia a partire dagli etruschi per ritrovarsi nel Novecento ed è possibile visitare un anfiteatro romano di particolare effetto.

Il percorso è composto da 18 buche distribuite in 6.400 mt e con Par 72. Il terreno ondulato su cui sorge il campo si trova a 300 mt sul livello del mare, circondato da alberi di quercia e attraversato da un fosso a forma di ferro di cavallo.

La buca più difficile è la numero 4 che ha un ostacolo iniziale e poi su tutto il lato sinistro il green è difeso da una grande quercia e 2 bunker, con pendenze sia da destra che da sinistra. Per chi vuole soggiornare, il Golf Club Nazionale dispone di una foresteria con 22 stanze.

Aprilia

L’Oasi Golf Club è un campo da gioco fondato alla fine degli anni ’90 che si trova ad Aprilia, uno dei maggiori centri di produzione del vino vicino Roma. Il campo si estende per circa 70 ettari con un percorso di 18 buche disposte lungo circa 6.300 mt di campo (Par 72).

Il campo è circondato da lecci e corbezzoli fra cui è possibile avvistare aironi cenerini, fagiani, volpi e ricci. La buca più difficile è la numero 5 che comprende un fuori limite a destra e di fronte un grande bunker.

Per chi vuole portare con sé i suoi amici animali, l’Oasi Golf Club è un campo “pet friendly”.

Tarquinia

Il Tarquinia Country Club si trova a Tarquinia in provincia di Viterbo, a pochi kilometri dalla costa la splendida cittadina medievale dichiarata patrimonio dell’UNESCO per la sua importante necropoli Etrusca.

Il percorso si sviluppa in collina e conta 9 buche disposte in 2.700 mt e ha un Par di 35. Giocando sul suo campo è possibile ammirare un panorama suggestivo fra torri e mura medievali, il mare, i monti Cimini e la valle del fiume Marta.

La buca più difficile è la numero 4, realizzata in una posizione sopraelevata e si trova vicino una delle molte tombe etrusche presenti nell’area. Giocare su questo campo dà una sensazione unica di essere immersi in mille ambienti naturalistici diversi e nella storia del mondo.

Monterosi

Il Terre dei Consoli Golf Club si trova a Monterosi poco a nord di Roma lungo la via Cassia costruita da Roma dove un tempo transitavano le truppe dei legionari romani alla conquista del mondo e poi nel medioevo è diventata un tratto della Via Francigena sulla quale transitavano i pellegrini che si recavano a Roma alla tomba di San Pietro.

Il campo presenta ostacoli naturali, laghi ed enormi bunker perfettamente inseriti nel paesaggio circostante. Al suo interno ci sono 2 percorsi, il primo denominato “Championship” composto da 18 buche disposte su un totale di quasi 7.000 mt, con Par 72.

Il secondo percorso, chiamato “Family Course”, presenta 9 buche collocate su quasi 2.000 mt e ha un Par di 32. In questo campo anche i giocatori meno esperti possono cimentarsi nel golf.

Molto interessante è la buca numero 9, chiamata “The Island”, in cui il green con un gioco di luci sembra emergere dallo specchio d’acqua.

Per i giocatori amatoriali esistono poi molti altri campi in cui praticare golf.

A Viterbo si può praticare presso il Golf Club Viterbo. In provincia di Frosinone si può praticare golf presso il Casale Golf Club a Posta Fibreno, al Cassino Golf Club a Cassino, a Le Grotte Golf Club che si trova a San Donato Val di Comino, all’Hernicus Golf Club a Ferentino.

A Roma gli altri campi in cui si può praticare golf sono il Garden Golf, La Castelluccia Golf Club, il Maggiolino Golf Club, il Simon’s Green, Tevere Golf e il Tiber Golf Club.

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Il parco di villa Torlonia si trova all’interno della città di Frascati ed ha una grande estensione e una particolare bellezza naturalistica.

Il parco è un giardino su due livelli con un terrazzamento superiore che accoglie boschi di elce e la peschiera.

La peschiera è il punto iniziale dello spettacolare gioco di acque: da qui una cascata d’acqua scende in vasche degradanti fino a concludersi nel fronte disegnato dal Maderno, l’architetto della facciata di San Pietro.

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La cucina tradizionale e i piatti tipici di Pasqua: Roma e le campagne romane

A Pasqua ogni territorio ha le sue tradizioni per celebrare a tavola la Resurrezione di Gesù: un momento di gioia che a Roma viene sottolineato anche dalla cucina tradizionale con dei piatti tipici.

Tutto inizia al mattino della domenica in corrispondenza alla scoperta della tomba vuota e il tripudio per la rinascita della speranza. L’origine dell’usanza della Colazione di Pasqua della domenica, nasce quindi per festeggiare la Resurrezione del figlio di Dio con una tavola ricca di pietanze.

Una colazione che era molto apprezzata soprattutto dopo il digiuno della Quaresima perché, dopo essersi privati del cibo, banchettare significava il ritorno alla vita. La colazione pasquale alla romana è un inno alla gioia che riconcilia le persone con la vita e da secoli propone pietanze sia dolci che salate. Tutto accompagnato da caffè, ma anche da vino bianco dei Castelli Romani per accompagnare il cibo.

La colazione completa comprende: salame corallina, torta salata, uova sode, pane casareccio caldo, pizza sbattuta (da mangiare insieme alle uova di cioccolato), frittata con i carciofi e la coratella d’agnello con carciofi.

Ma iniziamo per gradi: il salame detto corallina è una specialità di salume con gli inserti di grasso di maiale nel ripieno ben evidenti.

La coratella di abbacchio, invece, è un piatto a base di interiora d’agnello che vengono sminuzzate, e cotte in padella con la cipolla dopo averle insaporite, alle quali si uniscono i carciofi già preparati per essere aggiunti.

Pasqua viene in primavera e il carciofo è il simbolo di questi giorni che viene usato sia per la colazione che poi per il pic-nic del giorno di Pasquetta cotto alla brace, magari con le “matticelle”, i tralci della potatura della vite. Sia a sud di Roma con il Carciofo di Sezze, che a nord con il carciofo romanesco di Cerveteri, il Lazio ha una grande varietà di carciofi locali DOP.

Nella colazione di Pasqua a Roma non può mancare la “pizza sbattuta”, ossia un dolce simile al pan di spagna che non va confuso con la Torta Pasqualina. A Roma la Torta Pasqualina è una pizza salata ripiena di spinaci, ricotta e uova.

La pizza di Pasqua è una torta salata lievitata, tipica anche di molte zone del centro Italia a base di farina, uova, pecorino o parmigiano. Viene servita per tradizione a colazione della mattina di Pasqua oppure come antipasto del pranzo pasquale, o ancora usata nelle scampagnate della Pasquetta.

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Pizze della Pasqua di Rocca Priora. Foto di Chiara Rossi[/caption]

Infine, le uova di cioccolato: la tradizione di colorare le uova a Pasqua risale all’epoca romana, come raccontato da Plinio. La prima tinta adoperata fu il rosso, come il colore del sangue di Cristo. Si racconta che quando Maria di Magdala annunciò la Resurrezione di Cristo, Pietro disse: “Ci crederò quando le uova nasceranno rosse”. Allora Maria scoprì il canestro e si accorse che le uova erano tutte rosse.

Nel Medioevo durante la Quaresima era vietato mangiare le uova, perché di origine animale. Così si affermò l’uso di colorarle durante la Settimana Santa con disegni geometrici e prevalenza dei toni rosso e azzurro. Queste uova, poi, nel giorno del Venerdì Santo venivano portate in chiesa per essere benedette, così da poterle consumare la mattina di Pasqua.

La complessità della cucina tradizionale romana di Pasqua è tale che le famiglie sono solite cominciare a cucinare il giorno prima, per evitare di dover fare tutto lo stesso giorno. Nella colazione di Pasqua non c’è un ordine prestabilito su cosa va mangiato prima e dopo e ognuno mangia ogni cosa secondo l’ordine che preferisce.

Pranzo di Pasqua a Roma

Pensavate che la colazione potesse bastare a festeggiare la Pasqua?
Grande errore: la festa continua a pranzo con un ricco menù di piatti tradizionali. Dopo l’antipasto, il pranzo di Pasqua inizia col brodetto pasquale, un brodo di cappone e agnello fatto con uova, succo di limone, parmigiano grattugiato e pane tostato.

Praticamente una stracciatella.

Gioacchino Belli nel sonetto “La Santa Pasqua” lo inserisce tra le portate in tavola per quella festività.

Si continua con il primo a base di fettuccine con rigaglie di pollo. Ma il piatto della vera tradizione è l’abbacchio, cotto alla brace o al forno, accompagnato da carciofi fritti e patate. Con la sua carne tenera e saporita riveste da millenni un ruolo di primo piano nella gastronomia del territorio, tanto che nella Roma dei Papi il suo commercio era tutelato con leggi e decreti “ad hoc”.

La denominazione Abbacchio Romano si riferisce esclusivamente ad agnelli da latte allevati nella Regione Lazio e dal 2009 è tutelato dal marchio IGP. Nella cucina regionale ci sono moltissimi modi per cucinare l’abbacchio: al forno con le patate, vino bianco e rosmarino (alla Romana), cotto al tegame con aceto, rosmarino e salvia (alla Cacciatora), cucinato alla brace utilizzando solo le costolette con rosmarino, olio, pepe e limone (Scottadito).

Pic-nic di Pasquetta

Ma le ‘scorpacciate’ della cucina tradizionale romana di Pasqua non si fermano alla domenica e continuano il giorno dopo della Pasquetta. In questo caso la parte principale è quella dei carciofi che vengono preparati in vari modi. Alla “matticella”, ossia alla brace ottenuta con i tralci delle potature della vite, oppure “alla romana” cotti con aglio, prezzemolo e mentuccia e stufati in un tegame a fuoco dolce.

Nel pic-nic di Pasquetta, poi, non può mancare la Ricotta Romana che si ottiene esclusivamente dal siero del latte. La migliore è quella con il latte di pecora proveniente dal territorio regionale e dal 2005 è tutelata dal marchio DOP.

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Ricotta romana di Albano Laziale. Foto di Benedicta Mary Lee[/caption]

Tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali, ci sono molte preparazioni dolci e salate legate alla Pasqua, come la Pizza o Torta di Pasqua, realizzate con ricette differenti nei vari territori del Lazio. Nelle province di Roma, Frosinone e Latina la Torta Pasquale è una ciambella dolce, a base di liquore o semi di anice dal sapore delicato e a seconda dell’area di produzione può essere glassata o arricchita con uova sode.

Tipici del periodo pasquale sono anche i Cavallucci e le Pigne di Palestrina, biscotti di pasta cresciuti di dimensione e grandi come una torta, guarniti con confetti colorati.

A questo punto bisogna fare lunghe passeggiate o le tradizionali partite di calcetto sui prati per poter smaltire tutte le calorie della cucina tradizionale di Pasqua di Roma!

La cucina tradizionale e i piatti tipici di Pasqua: Frosinone e la Ciociaria

In Ciociaria i festeggiamenti della Pasqua a tavola iniziano con la colazione della domenica, il giorno della resurrezione, che interrompe il digiuno dei giorni precedenti.

In Ciociaria e a Roma la Colazione di Pasqua è un vero rito e la tradizione comprende mangiare le uova sode, il salame, la coratella con i carciofi, la cioccolata in tazza, il “Tortolo” o “Tortano” (pane dolce fatto con uova), le ciambelle sciroppate e le ciambelle lisce.

La frittata pasquale ha moltissime varietà in funzione dei prodotti di campo che si hanno a disposizione come: erbe spontanee, asparagi e menta a cui si può aggiungere pecorino e pancetta. Ma è nel dolce o nella pizza (dolce-salato) che si incontrano le maggiori varietà ed ogni paese ha le sue tradizioni locali.

Il “Tortolo” in Ciociaria è un dolce fatto con farina, uova, olio, un po’ di latte, un cucchiaio di anice, sale e lievito. Il “Tortaro Ciociaro”, invece, è un pane alto e soffice con un profumo di anice e aroma di rum che assomiglia al panettone ma senza canditi o formaggio. Gli ingredienti si preparano fin dal giorno prima e viene servito a tavola con uova sode, corallina, cioccolata e vino.

Nella splendida Anagni famosa per la ‘Cappella Sistina del Medioevo’, si usa la ‘tradizione dolce’ e la Torta Pasqualina è a base di pasta frolla farcita con un ripieno di ricotta e alchermes.

La “pigna” è un dolce tipico della Ciociaria mangiato a Pasqua ma le cui radici si trovano nel Regno di Napoli. Si usa molto a Ceccano e nell’area dell’Amaseno, l’antica Contea dei Conti di Ceccano, dove ha la forma di panettone. E’ un impasto semplice fatto con farina, uova, zucchero, lievito madre che nasce dalla fermentazione dello yogurt oppure preso dall’impasto del pane.

Generalmente è senza ripieno ma i vari aromi e un accenno dei liquori donano alla Pigna ciociara un gusto particolare. Per preparare una buona Pigna servono 4 giorni di lievitazione e una volta pronta si conserva per 40 giorni.

[caption id="attachment_47713" align="center-block" width="640"]Pigna Pasquale

Pigna Pasquale[/caption]

La Pigna è un dolce tipico pasquale anche di Arpino. Sempre a forma di panettone, viene preparata con uvetta, canditi, vaniglia, cannella e anice. Richiede una preparazione lunga e ha un gusto particolare, con i profumi dei canditi all’arancia e al limone e un accenno di liquore, ricoperto da una glassa di zucchero fondente.

In Ciociaria la pizza pasquale è un pane dolce che si comincia a preparare la sera con una pasta di farina lievitata e lievito di birra.

E’ un dolce fatto con latte, canditi, uvetta, vaniglia e cannella a volontà, decorato con confettini da pasticceria colorati.

La variante della pizza pasquale in Ciociaria può essere anche un pane salato in cui, al posto dei precedenti ingredienti, la pasta preparata la sera prima viene cotta con uova, olio evo, pecorino grattugiato, sale e pepe.

In Ciociaria il pranzo di Pasqua comincia con gli affettati, le coppiette ciociare (tendini di maiale che vengono prodotti un po’ ovunque ma soprattutto a Guarcino) e salsicce secche. Il pranzo prosegue poi con le tradizionali fettuccine fatte a mano (chiamate ‘fini-fini’ quando sono tagliati molto sottili) o i maccheroni. Il secondo piatto è a base di abbacchio cotto al forno con le patate.

I festeggiamenti continuano poi la mattina del lunedì di Pasquetta con la tradizionale scampagnata dove si porta la frittata con la coratella che viene consumata insieme agli avanzi del pranzo pasquale. La coratella, ossia le interiora dell’agnello, vengono vendute dal macellaio per cui durante questi giorni si consumano piatti che le coinvolgono. La tradizione vuole una grande frittata con coratella tagliata a piccoli pezzi, cipolla, peperoncino, menta e alloro.

La Tosa di Pasqua è un dolce tipico pasquale che presenta la tradizionale forma di bambola (definita la “pupa”) per le femmine e forma di ciambella (“ju campanaro”) per i maschi. La forma per i bambini poteva essere anche un cavallo con un uovo al centro.

La bambola e la ciambella o cavalluccio si preparava in casa il Giovedì Santo e si regalava ai bambini il giorno di Pasqua, dopo essere state benedette in chiesa. Questa tradizione risale al 1900 quando la farina e lo zucchero è ancora un bene di lusso.

Nella ricetta tipica di Supino, la Tosa di Pasqua è un dolce a base di zucchero, farina, latte, uova, olio evo, semi di anice, sale, sambuca, vaniglia e lievito.

 La cucina tradizionale e i piatti tipici di Pasqua: Viterbo e la Tuscia

La Resurrezione di Gesù viene celebrata con grandi tavole imbandite che mettono fine al digiuno della Quaresima. A nord di Roma, nella Tuscia, la Colazione di Pasqua poteva essere di due tipi: una più vicina alla cucina tradizionale di Roma e una a quella toscana.

La colazione di Pasqua “grassa” è a base di coratella d’agnello, salumi vari, uova sode e pizze di Pasqua dolci o al formaggio. L’altra colazione comincia con il capocollo e le uova sode accompagnate dalla pizza al formaggio e finisce con una tazza di cioccolata in cui si inzuppano le pizze dolci.

La coratella d’agnello sono le interiora dell’animale che viene poi consumato la domenica di Pasqua per cui dovevano essere cotte per non sprecare nulla. In Tuscia la coratella viene cotta con cipolla, aglio, sale, pepe, due cipolle grandi, olio evo, vino bianco e alla fine un poco di passato di pomodoro. Viene accompagnata da un buon vino rosso.

La Pizza di Pasqua in Tuscia si cuoce nel forno a legna una pizza alta e soffice, ricavata da un impasto fatto nei giorni precedenti (si prepara il Giovedì o il Venerdì Santo per poter essere mangiata a Pasqua) con molte uova e viene fatta in due modi, dolce o al formaggio, entrambe con la caratteristica forma a fungo data dallo stampo in cui si fa lievitare.

La Pizza dolce si caratterizza per un forte sapore di cannella mentre quella al formaggio ha il sapore marcato del pecorino ed è un prodotto che si usa tipicamente anche nelle Marche e in Umbria (Acquapendente e Labro sono comuni del Lazio al confine con l’Umbria che realizzano pizze simili). Oggi la Pizza di Pasqua è riconosciuta come Prodotto Agroalimentare Tradizionale.

Spostandoci verso il mare, dalla Maremma Laziale fino a Civitavecchia l’anice è il punto in comune nella preparazione della Pizza di Pasqua che a Civitavecchia si chiama Torta Pasqualina nella versione al formaggio.

Se questa colazione vi sembra ricca, ancora non sapete che cosa vi aspetta per il pranzo!

Il pranzo di Pasqua in Tuscia comincia con un antipasto di salumi fatto in casa come il capocollo e il salame corallina alcune volte accompagnato da carote in bagno aromatico.

Si prosegue il pranzo di Pasqua in Tuscia con i primi, brodo di gallina o di cappone con stracciatella e un piatto di fettuccine con sugo di rigaglie. Per secondo si serve prima la gallina (o il cappone) accompagnata da due fettine di ripieno fatto impastando insieme la mollica di pane bagnata nell’uovo e pezzetti di rigaglie dello stesso animale.

Si prosegue con l’abbacchio arrosto con le patate, sostituito raramente dall’agnello brodettato. La carne è accompagnata sempre dai carciofi, che saranno i protagonisti delle scampagnate della Pasquetta, e verdura fresca come puntarelle condite con una salsa di acciughe all’olio d’oliva e aglio. Il pranzo termina con il dolce tradizionale, la pizza di Pasqua fatta in casa.

Nella scampagnata del lunedì di Pasquetta, in Tuscia si consuma una ricca merenda con i piatti tradizionali tra cui coniglio arrosto ripieno, ranocchie fritte, frittata con gli strigoli, il capocollo e il lombetto, la pizza di Pasqua dolce e salata.

Per i più piccoli il giorno di Pasquetta in Tuscia si preparavano due dolci di lievitazione, chiamati “Scarsella” e “Bracone”, fatti con la stessa pasta della pizza.

Qualche volta si servono anche le frittelle di San Giuseppe che sono bignole gonfie e dorate che si servono senza ripieno, semplicemente spolverate di zucchero semolato e zucchero a velo. Le frittelle si formano lasciando cadere l’impasto nell’olio da un cucchiaio.

La cucina tradizionale e i piatti tipici di Pasqua: Rieti e la Sabina

La cucina tradizionale di Pasqua della Sabina viene tramandata da secoli ed ha un’anima contadina. Tutta la Sabina è da sempre un territorio rurale e tutte le tradizioni popolari seguono il rincorrersi delle stagioni.

Il pasto tradizionale della Pasqua è ricco e vario ed è legato ad antichi culti propiziatori del rinnovamento della vita e della produzione. A Pasqua in Sabina si mangiano paste e timballi, minestre primaverili come l’acquacotta e delicate verdure di stagione. E inoltre le uova, lesse o cucinate in frittate alle erbe, l’agnello arrosto, in fricassea, con l’uovo, le coratelle cucinate con i carciofi e il coniglio salmistrato.

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Arrosticini di agnello di Cottanello. Foto di Benedicta Mary Lee[/caption]

A questi cibi che arricchiscono la tavola si aggiungono i dolci tradizionali, come le pizze pasquali preparate durante la Settimana Santa e benedette dal prete.

La Pizza Grassa di Leonessa è a base salata, impastata con burro, spezie e salumi locali. A forma di pagnotta o a filone, la crosta esterna è di colore marrone chiaro e la pasta interna di colore giallo chiaro arricchita da pezzetti di salumi vari. La pizza grassa è una traccia del dominio del Regno di Napoli, visto che questo è un prodotto elaborato nello stesso modo anche a Napoli, ma chiamato pizza salata.

La pizza grassa viene oggi prodotta durante quasi tutto il periodo invernale, mentre in passato rappresentava uno dei preparati gastronomici delle famiglie di Leonessa che si preparavano per festeggiare la Pasqua. Ancora oggi, nel giorno di Pasqua, a Leonessa è viva la tradizione di imbandire le tavole per la colazione con la pizza grassa, il vino rosso, le uova sode, la frittata di coratella di abbacchio e salumi vari.

La pizza grassa di Leonessa figura tra i PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) della regione Lazio.

Caratteristica è anche la Pizza Pasquale della Sabina, una focaccia di forma conica impastata con farina di grano tenero, uova, rum, zucchero e canditi, che può essere dal sapore dolciastro o lievemente salato.

Il Cavallucciu e la Pucanella sono invece pani dolci aromatizzati di Amatrice. La forma del dolce veniva scelta in base al sesso del bambino che lo riceveva in dono, cavallucci per i bambini e pigne o pucanelle (bambole) per le bambine. Cavallucci, bambole e pucanelle venivano consumati maggiormente durante le scampagnate del giorno di Pasquetta.

La cucina tradizionale e i piatti tipici di Pasqua: Latina, la pianura Pontina e la costa di Ulisse

La cucina tradizionale di Pasqua nell’area pontina e lungo la costa del Lazio ha radici che affondano nel Regno Borbonico e nella cucina romana.

I dolci segnavano la fine della Quaresima in cui i credenti mangiavano solo “di magro”: pasta, pane, polenta, ortaggi, minestroni, zuppe di legumi e farinate di fagioli bianchi. Si poteva consumare anche il pesce come l’aringa.

Tra i dolci che si preparano a Pasqua, un posto di rilievo lo ha il Tortolo di Sezze: una pagnottina dolce a base di farina, aromatizzata con buccia di limone e sambuca, con cui si fa colazione la mattina di Pasqua. A Sezze, oltre che con il Tortolo, si fa colazione anche con il ciambellone, la pizza sbattuta e la “caciata” che è un dolce a base di ricotta, uguale alla pizza casata di Bassiano.

Come dolce pasquale a Formia e nel basso Lazio, invece, si mangia la Pigna, un impasto semplice e gustoso che nel Pontino si presenta a forma di treccia e viene servita a fine pasto. Una delle versioni di questo dolce in questa zona prevede che venga ricoperto di una glassa di zucchero fondente. Si prepara, come detto, nel periodo di Pasqua utilizzando farina, lievito di birra, zucchero semolato, uova, burro, sale, anice e zucchero a velo.

A Bassiano durante il periodo pasquale si possono gustare, oltre alle bolognesi (morbide ciambelle presenti tutto l’anno), anche la Pizza Casata che è un dolce a base di ricotta, guanciale e pancetta.

Scendendo a sud si sente maggiormente la tradizione napoletana: ad esempio a Ponza si festeggia con il Casatiello, fatto con farina, uova, zucchero, strutto e lievito, mentre a Gaeta e Castelforte a farla da padrona è la pastiera.

Nella parte ‘ciociara’ dei monti, a Roccasecca dei Volsci la Pizza Casata si chiama “caciatella” e si prepara con ricotta, uova, zucchero, cannella e buccia di limone. Con questi ingredienti si fa una crema con cui viene riempita una sfoglia fatta di farina e uova. Infine si spolvera con zucchero e cannella e si guarnisce con parti della stessa sfoglia e si mette a cuocere.

Per il pranzo di Pasqua, anche sulle tavole dei pontini come da tradizione romana viene consumato l’agnello, cotto al forno con patate e rosmarino. D’altra parte in primavera erano nati gli agnelli e i pastori abruzzesi che erano venuti a svernare al caldo del mare si preparavano a tornare nei loro paesi di montagna per trascorrere l’estate al fresco e con grandi verdi pascoli a disposizione per gli animali.

Le province del Lazio riservano molte sorprese per il turista alla ricerca di sapori che, vicino Roma, può scoprire i migliori piatti tipici e la cucina tradizionale di Pasqua. Vieni a mangiare con noi!

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