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Le sorprese del Molise non finiscono mai di stupire ed i nostri vini sono ‘al femminile’, il vino Tintilia o la Tintilia è il testimone perfetto di questa terra aspra e dolce allo stesso tempo. Femminile proprio come la Barbera del Piemonte. 

Già il nome è un programma, infatti deriva dal suo intenso colore rosso frutto di una piccola bacca nera provocante di energia. In realtà il nome è di origine spagnola (tinto=rosso) perché per molto tempo si pensava che il vitigno provenisse dalla penisola Iberica. In dialetto molisano si dice “a tenteie”. 

In Francia era addirittura annoverato fra le ‘tinture’ naturali come “Tenturier d’Espagne”, per la sua capacità di tingere di rosso tutto quello che toccava. E furono proprio i francesi di Napoleone a favorire la sua coltivazione nel Molise che aveva l’esposizione migliore dei pendii.

La sua storia rispecchia proprio quella del Molise, durante l’euforia sembrava scomparso a vantaggio di vitigni più produttivi poi il destino si inverte. È stato Pasquale Di Lena (allora segretario generale dell’Ente Mostra vini – Enoteca Italiana di Siena e membro del Comitato Nazionale Vini) a suonare, con altri amici, il risveglio di questo vitigno ormai perso e l’agronomo Michele Tanno ad averlo ricercato. Insieme hanno promosso il suo orgoglioso ritorno fino a che nel 2011 è diventato un vino DOC, il “Tintilia del Molise”. Una vera vinificazione in purezza.

Tintilia è l’unico vitigno autoctono di questa regione e forse le sue radici sono veramente antichissime e arrivano dal fiero popolo dei Sanniti, gli unici che hanno tenuto testa ai romani per 3 secoli. O forse è meglio dire che la viticoltura è stata introdotta dai Sanniti e la Tintilia nel Settecento durante la dominazione spagnola dei Borboni del Regno delle due Sicilie.

Ha omaggiato le tavole dei molisani per secoli eppoi i vigneti sono stati espiantati o abbandonati per l’ebbrezza delle grandi produzioni nelle zone pianeggianti. Erano però rimasti vitigni intorno a Campobasso, Ferrazzano, Colle d’Anchise, Cercemaggiore, Ripalimosani e in alcuni comuni della provincia di Isernia, testimoni della nostra storia e cultura e delle nostre tradizioni.

Ma la Tintilia ha resistito e la sua rinascita idealmente corrisponde alla rinascita delle aree interne del Molise, quelle più vere. La Tintilia si coltiva preferibilmente proprio nei terreni in pendio delle zone alte almeno sopra i 200 metri.

 

E la prima crisi degli anni ’90 a risvegliare l’interesse a questo vitigno 

La sua rinascita con i premi e i risultati raggiunti è l’emblema del percorso che stanno compiendo i Molisani che tornano nel loro paese per riscoprire la loro identità, anche attraverso il vino, e proporre questi territori ad un turismo lento.

Oggi la Tintilia DOC si trova negli scaffali delle migliori enoteche vicino ai grandi vini piemontesi o friulani e rappresenta una intera regione e un territorio bellissimo e ospitale. Ed è in attesa del riconoscimento DOCG che sarebbe il coronamento di un percorso che ha puntato sulla qualità del vino e sul recupero delle tradizioni.

Oggi la Tintilia DOC, le altre 3 DOC (Biferno, Pentro d’Isernia e Molise) e l’Olio Molise DOP sono eccellenze assolute apprezzate in tutto il mondo da abbinare alle altre 4 DOP del Caciocavallo Silano, delle mozzarelle e ricotta di bufala e del salamino all’italiana. Per non dimenticare che siamo nella IGP del Vitellone dell’Appennino Centrale e nella regione del tartufo bianco e della vera Pasta Italiana.

Avrei altre delizie da raccontare ma lascio al lettore il desiderio di scoprirle venendo a visitare da turista una delle regioni più autentiche d’Italia. Nel frattempo mi vado a gustare un boccone di Pampanella di San Martino in Pensilis con un po’ di Tintilia.

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Il Lazio delle meraviglie si trasforma nel Lazio del fantasy, grazie alla fascinosa Gaeta che a luglio che entra nella lista dei paesi selezionati dalla produzione della serie televisiva il “Trono di Spade”, Games of Thrones, per girare il suo prequel. 

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Monte Spaccato di Gaeta[/caption]

Per due settimane nel mese di Luglio, tutta la troupe di uno dei programmi televisivi più famosi al mondo girerà nella location della Montagna Spaccata di Gaeta alcune scene del tanto atteso prequel Game of Thrones: Blood Moon.

Non sarà di certo la “Westeros” che abbiamo conosciuto nelle 7 lunghe stagioni di una serie che dire che abbia bucato gli schermi è riduttivo.

Il “Trono di Spade” o Game of Thrones per gli anglofoni è una serie televisiva fantasy prodotta da HBO, famosa casa produttrice Americana di molte serie televisive come Sex and the City, I Sopranos e True Blood. La storia è tratta dai Biblici romanzi di George RR. Martin ed è re-interpretata dai registi David Benioff e D.B Weiss per il piccolo schermo.

Una trama e un mondo che prendono spunto da altri giganti del fantasy contemporaneo come il “Signore degli Anelli” di Tolkien, ma mantengono un realismo medievale basando i propri personaggi e le tematiche su alcuni degli episodi più significativi della storia Inglese come la “Guerra delle due Rose”, il conflitto tra le casate dei Lancaster e York per il trono d’Inghilterra.

Certo ci sono anche draghi, morti viventi e altre creature non coetanee al tipico monarca Inglese, ma è proprio questo mix perfetto tra mitologia fantasy e crudo realismo storico ad affascinare il pubblico di tutto il mondo. 

Questa creatività unita ad un’attenzione meticolosa nel rendere i personaggi persone reali con vizi, virtù e problemi umani, ha contribuito a rendere Game of Thrones uno degli show più seguiti al mondo.

Di quante persone parliamo?

Dalla prima stagione andata in onda il 17 Aprile 2011, alla 7 che si è conclusa nel 2019 la percentuale di spettatori è aumentata ben del 350%, con l’ultima stagione che ha contato una media di ben 32 milioni di spettatori. 

Il Trono di Spade non ha soltanto cambiato il mondo delle serie TV, portando una maggiore attenzione e interesse nei servizi di streaming online (Netflix, HBO go, Starz) ma anche il mercato stesso delle serie tv. Infatti grazie al successo del Trono di Spade si è vista una crescita esponenziale delle produzioni di nuovi programmi che hanno dato uno spazio più ampio ad altri generi, mentre prima il mercato era dominato dalle sitcom e l’intrattenimento di famiglia.   

E’ un mondo piccolo, ma mica tanto...

Potremmo stare qui a parlare di statistiche per ore, ma alla fine quello che sorprende ogni volta sono i livelli di produzione di questo programma, dai costumi al lavoro per la costruzione dei complicatissimi set, che lascerebbero chiunque senza fiato.

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Un inquadratura di una delle location più riconosciute in Irlanda del Nord[/caption]

Considerando la storia e la varietà di popoli che abitano il mondo di “Westeros”, Il Trono di Spade ha avuto bisogno di girare in varie parti del mondo ...stiamo parlando di 7 stagioni girate in 10 nazioni in tutto il mondo: dal Marocco all’Irlanda del Nord, scelte per bellezze architettoniche e naturali che si avvicinassero il più possibile al mondo creato da George RR Martin. 

Molti di questi luoghi ora sono diventati vere e proprie mete di pellegrinaggio per fan sfegatati e curiosi che ne sono rimasti affascinati.

Tiella di Kraken o di Polpo?

Al termine della settima stagione, cavalcando l’onda della disperazione generale per la fine di una delle saghe più avvincenti del 21esimo secolo, è uscita la notizia confermata dalla casa produttrice HBO della messa in produzione di un Prequel del Trono di Spade, intitolato Blood Moon, di cui alcune delle scene con grande sorpresa verranno girate alla Montagna Spaccata di Gaeta.

La Montagna Spaccata è un luogo magico particolarmente affascinante per via delle tre fenditure che si trovano sul promontorio, dove sorge il suggestivo Santuario della S.S. Trinità costruito nell’undicesimo secolo. Un Santuario che ha visto il passaggio di numerosi pontefici e Santi, uno dei quali fu San Filippo Neri, che leggenda vuole abbia vissuto nella montagna dove ancora oggi è possibile vedere il suo giaciglio di pietra conosciuto come “Il letto di San Filippo Neri”. 

[caption id="attachment_79411" align="center-block" width="800"] L'impronta della "mano del Turco"[/caption]

Molto evocativa è anche la “Grotta del Turco”, chiamata così per la presenza su una delle pareti rocciose di una mano, attribuita dagli abitanti di Gaeta a quella di un marinaio Turco.

Dove lo parcheggi il drago?   

Un luogo pieno di storia e mistero che attira visitatori da tutta Italia, sta per ospitare una delle produzioni più famose al mondo. Ancora non possiamo immaginarci i risultati che porterà questo avvenimento per il piccolo borgo di Gaeta, ma possiamo provare a fare una previsione. 

Basta guardare quello che è successo in questi ultimi anni a tutti gli altri paesi che hanno ricevuto il trattamento di set dei 5 regni. In Irlanda del Nord, dove ci sono più di 50 delle location utilizzate per girare molte delle scene più iconiche del Trono di Spade, il turismo generato dalla serie tv ha portato dall’inizio della serie nel 2010 un incremento di £251 milioni di sterline nell’economia del paese. E’ stimato che ogni anno 350.000 turisti  vadano in Irlanda del Nord per vedere le location di Game of Thrones. 

E sapete quanto spendono? Circa 50 milioni di sterline l’anno (55 milioni di euro).

Un paese che ora si è trasformato in una vera e propria meta turistica di nicchia, ed ha completamente abbracciato il fenomeno mediatico nato dalla produzione del Trono di Spade. Sono stati creati tour, esperienze e percorsi per i fan più sfegatati che vengono attratti dallo show, ma rimangono rapiti dalla bellezza di un paese che, prima di questa opportunità, sarebbe stato lontano dal pensiero di qualunque turista.       

Per Gaeta questa è un’occasione ghiotta e soprattutto un momento per riflettere su cosa possiamo offrire, a parte le nostre bellezze architettoniche e naturali, alle grandi produzioni e a tutti i viaggiatori che vengono nella nostra Regione con la speranza di vivere emozioni uniche e autentiche (draghi inclusi).

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Spaghetti con alici, pomodorini confit e...

Estate, sole mare colore, anche in cucina portiamo le stesse sensazioni con un semplice piatto di pasta, ma saporitissimo: gli spaghetti con alici e pomodori confit. 

In questa versione ho aggiunto due ingredienti che esaltano i profumi del sole e della campagna: i pomodorini confit e la mollica di pane profumata all'origano. L’origano buono, quello calabrese che sa di sale per conto suo.

I confit sono pomodori tipo i ciliegini o i datterini che vengono tagliati a metà per la lunghezza e messi in forno ad una temperatura di 80°- 90° per diverse ore. In questo modo si asciuga l'acqua del pomodoro e si concentra la sua dolcezza nel boccone che assaggiamo dove possiamo trovare tutto il sole dell’estate.

E che dire delle alici? Il meraviglioso pesce azzurro dal grande valore nutrizionale, sono ricche di Omega 3. Quelle che ho scelto venivano da Anzio, forse il porto di pescherecci più bello del Lazio dove è possibile comprare il pesce direttamente dalle barche al loro arrivo in porto nel pomeriggio.

Ricetta di Spaghetti con alici, pomodorini confit

La preparazione più lunga sono i pomodorini che possiamo comodamente fare la sera prima. Così non avremo neanche il problema del forno acceso durante le calde giornate d’estate.

Per prima cosa bisogna scegliere i pomodori che preferite e tagliarli a metà per la lunghezza. Poi vanno adagiati su di una teglia rivolti verso l'alto e conditi con un po’ di zucchero, olio EVO - Extra Vergine di Oliva, timo e pepe.

Vanno bene tutti gli oli ma io scelgo l’olio della Sabina e vado a prenderlo al frantoio di Fara in Sabina dove si trova anche l’ulivo più vecchio d’Europa. Almeno così mi dicono al frantoio.

Mettiamo i pomodorini in forno a 90° e li facciamo cuocere per 4 ore. Sembra tanto tempo ma la temperatura è bassa e si è ripagati dal sapore.

Poi passiamo al pesce. Dobbiamo pulire e lavare le alici che poi cuoceremo in una padella dove abbiamo preparato un fondo di aglio, olio e peperoncino per pochissimi minuti.

In un’altra padellina mettiamo un poco di olio EVO e del pangrattato e appena questo inizia a scurirsi mettiamo le foglioline di origano fresco ed anche questo è pronto. Adesso assembliamo il piatto. 

Scoliamo gli spaghetti cotti al dente e li versiamo nella padella delle alici dove aggiungiamo un poco di acqua di cottura della pasta, i pomodorini e il pangrattato aromatizzato. Saltiamo il tutto per far insaporire e serviamo aggiungendo ancora foglioline di origano e poco pangrattato.

Il mio suggerimento di vino per questo piatto è un Etna Bianco, un vino che ha dentro tutta la Sicilia e la mineralità della terra del suo vulcano.

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La ricetta della Parmigiana con il Polpo con un po’ di storia

Ho un debole per il polpo, animale estremamente intelligente presente in tutte le acque salate del globo. Ricordate il polpo Paul? Fu la star del mondiale in Sud Africa del 2010 e sembrava potesse predire i risultati delle partite. 

Non mi sono fatto una opinione al proposito, ma so che la passione per la pesca ce l’ho da quando ero bambino e il polpo è sempre stato una preda ambita nei pomeriggi dopo la scuola. Una delle mete preferite era Torre Astura, piccola fortificazione vicino Nettuno che sembra emergere dalle acque del mare.

Torre Astura è in realtà una micro-isola e si raggiunge dalla spiaggia attraverso un ponte ad archi. È stata costruita sui resti di una villa romana e guardando le limpide acque del mare si riconoscono i resti delle peschiere che affiorano ai lati del ponte. Ci raccontano come i romani amanti del pesce, già lo allevavano. 

Poco lontano da qui, un po’ più a sud, l’imperatore Tiberio nella sua villa di Sperlonga, allevava murene. La legenda racconta che venivano nutrite con i resti degli schiavi. Quello era il mio territorio di pesca preferito, saraghi, spigole, nelle tane i polpi.

Pare che Torre Astura fosse una villa di Cicerone e probabilmente vi soggiornarono Augusto, Tiberio e Caligola. La costruzione della Torre risale al medioevo per difendere il porto dalle incursioni saracene. Nel 1268 a Torre Astura viene catturato il giovane Corradino di Svevia, nipote di Federico II. Con lui la storia è stata ad un bivio e poteva prendere totalmente un’altra direzione.

È stata poi una fortificazione dei Caetani, signori della palude pontina e quelli di papa Bonifacio VIII. In alcune carte Astura viene citata come una stazione della via Appia. Oggi Torre Astura è uno splendido posto con una pineta a bordo spiaggia, macchia mediterranea, perfettamente conservata perché si trova all’interno di un poligono militare. 

Io la ricordo anche per alcune scene dello sceneggiato Pinocchio del 1972, diretto da Luigi Comencini e con Nino Manfredi e Gina Lollobrigida. 

Un tempo le nostre visite erano come dire, clandestine. Ma forse è meglio non raccontare troppo le bravate di un tempo che non si sa mai...

Tornando alla ricetta, ho trovato interessante questo abbinamento, e debbo dire che dopo averlo provato il risultato è stupefacente. Il polpo prendetelo pure al mercato, pescarlo è una fatica!!

Ricetta della Parmigiana con il Polpo

Prendete il polpo e pulitelo svuotando la testa e togliendo il rostro.  A questo punto va bollito, ma prima bisogna fare un trattamento per renderlo più morbido e qui la tradizione viene a vantaggio. Con il batticarne va “massaggiato” a dovere per 5 minuti per rompere le nervature in modo che risulterà più tenero. 

Un’altra opzione più semplice e moderna è quella di tenerlo 2 giorni in congelatore. Però in questo caso non potete più dire agli amici “l’ho preso fresco, fresco…”.

Il primo metodo quindi mi da più soddisfazione. 

A questo punto il polpo va messo a bollire nella pentola e tolto dalla sua acqua di cottura solo quando sarà completamente freddo. Poi va tagliato a rondelle sottili.

Contemporaneamente si preparano le melanzane che vanno messe sotto peso cosi scolano e risultano più dolci. Passatele nella farina e friggetele. 

In un’altra pentolina preparate un sugo stretto di pomodoro e basilico.

A questo punto siamo pronti per preparare la parmigiana e procediamo all’assemblaggio alternando gli ingredienti in modo regolare: strato di melanzane, di polpo e di mozzarella tutto coperto con il sugo. Mi raccomando: la mozzarella va fatta scolare altrimenti rende tutto acquoso.

Si cuoce 20 minuti nel forno a 170 gradi. 

Il vino per accompagnare la Parmigiana con il Polpo? Sicuramente un bianco di buona struttura acida: un Trebbiano.

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Premio Town Ambassador a Denise Dumont e Mark A. Tempesta e Daiana Magalhaes per il loro amore per Sonnino

Il Premio Town Ambassador a Denise Dumont, Mark A. Tempesta e Daiana Magalhaes Dei Giudici, due americani e una australiana che stanno cambiando Sonnino, un meraviglioso borgo sopra la Valle dell’Amaseno e l’Abbazia di Fossanova. Tre storie diverse per tre persone mosse da un solo intento: riscoprire le proprie radici italiane che nel loro caso hanno a che fare con Sonnino.

Una breve premessa sulla storia di questa parte del Lazio a sud di Roma che si trovava a confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli, entrambi spazzati via da Garibaldi e dalla nascita del moderno stato Italiano.

Gli abitanti di queste zone erano stati in pace per molti anni, qualche volta traendo beneficio da piccole attività di contrabbando che nascono sempre spontanee ovunque ci siano confini. 

E siccome a Sonnino fanno le cose in grande, in questo borgo è nato il più famoso brigante di tutti i tempi: Gasbarrone. Conosciuto come il Robin Hood italiano e incarcerato nelle prigioni di tutta Europa fino all’Unità d’Italia. La sua fama lo aveva fatto entrare anche nei sogni delle signore che facevano la fila per poterlo incontrare.

Insomma, a parte Gasbarrone, per secoli a Sonnino si coltivava la terra e si allevavano le capre, per oltre 2.000 anni a maggio si andava in processione la notte durante la Festa delle Torce, si facevano gustosissime salsicce (localmente chiamate zazzicchie) e si produceva prelibato olio extra vergine con le olive di varietà Itrana (meglio conosciuta come Oliva di Gaeta dal nome del porto in cui venivano imbarcate per essere portate in tutta Europa).

Una classica vita di borgo italiana: qualche matrimonio, qualche ballo saltarello in piazza e qualche pettegolezzo al lavatoio pubblico dove tutte andavano a lavare i panni con l’acqua corrente.

Poi arrivò il cambiamento e il vero brigantaggio, quello che oggi viene riletto come ‘guerra civile’ di chi si opponeva alla conquista dei Piemontesi. In molti si imbarcarono dal porto di Gaeta per andare a New York, ad Ellis Island. Ricordate la famosa canzone Santa Lucia ‘Partono i bastimenti per terre assai lontane …”, racconta proprio la storia di questa e altre generazioni che partivano da Napoli, Palermo e Gaeta.

Una seconda ondata di emigrazione che si è poi riformata dopo la prima guerra mondiale, e questa volta si partiva anche da porti del nord come Genova. Moltissimi Veneti hanno lasciato la loro regione devastata dalle guerre di trincea e dai conflitti sul Piave e nella Pianura Padana (e tra queste famiglie anche quelle di mio padre e di mia madre). Questa ondata ha scelto anche altri paesi di arrivo come Australia, Argentina, Brasile e Sud America.

Poi una terza ondata di emigrati è partita dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto dal centro sud Italia dove si è combattuta una aspra guerra. La zona della Ciociaria con la Linea Gustav di difesa dell’esercito tedesco, ha visto bombardare e distruggere interi paesi i cui abitanti hanno poi lasciato l’Italia in cerca di fortuna all’estero.

L’ultima ondata è la più recente, ma questa volta i giovani non vanno in cerca di fortuna ma di opportunità migliori. I ragazzi spesso sono laureati e preparati che però non riescono più a sognare nel nostro paese. Ma questo è un tema che trattiamo in altre sedi.

Tutto questo per dire che poiché Sonnino ha avuto la (s)fortuna di essere un paese di confine e di essere vicino la Linea Gustav, ha avuto molte ondate di emigrati che hanno ‘colonizzato’ ogni parte del mondo. Questi emigranti sono arrivati alla III, IV e anche V generazione.

Ma torniamo al Premio Town Ambassador con il quale vogliamo aiutare la costruzione di ponti fra culture riconoscendo il valore di chi si impegna nella promozione del suo paese di orgine.

Da qualche anno in USA sono tutti pazzi per la scoperta delle proprie radici e così 4 anni fa Denise Dumont, una pittrice di New York con origini da Sonnino, Fondi e Bari, decide di fondare un gruppo Facebook per trovare qualcun altro con la sua voglia di scoprire Sonnino. 

Il gruppo si chiama “Sonnino, Italy Genealogy” e fra i primi ad iscriversi ci sono Mark A. Tempesta, un libraio ed editore del Maine, e Daiana Magalhaes Dei Giudici, un tour operator di Perth in Australia.

Per Denise tutto è cominciato come un viaggio personale che però si è poi trasformato in una esperienza collettiva. Ovviamente la vera esperienza sarà quella del viaggio a Sonnino per trovare alcune delle storie dei nonni oppure per provare alcuni dei sapori della loro cucina tradizionale.

La riscoperta delle proprie radici è un viaggio personale ed è diversa per ognuno, e anche per questo abbiamo avviato una attività per assistere tutti coloro che vogliono scoprire la cultura locale. Li aiutiamo a creare un ponte fra la loro attuale cultura e quella dei loro antenati, soprattutto per chi non riesce a comunicare nelle due lingue.

Le sfumature sensoriali hanno bisogno di essere provate con le esperienze dirette ma hanno anche bisogno del racconto di chi riesce a comunicare nelle due culture. Di chi possiede i codici per trasmettere l’esperienza culturale con le parole. E per cultura intendiamo tutto: gli atteggiamenti, la cucina, le tradizioni, le feste, i modi di dire, le storie locali, ecc..

In questi anni ho chiacchierato spesso con Daiana Magalhaes che dopo il suo primo viaggio personale a Sonnino, alla giovane età di 7 anni, ha iniziato una sua attività turistica alla scoperta dell’Italia minore. Un sogno e una determinazione nata nel 1994, realizzatasi un paio di anni fa con l'inizio dei primi tour. Dai suoi calcoli i ‘sonninesi nel mondo’ sono circa 30.000, un numero che è circa 3 volte il numero degli abitanti attuali dell’incantevole borgo circondato dai Monti Ausoni.

Sembrerà incredibile ma Denise ancora non ha compiuto il suo viaggio a Sonnino, che poi è vicino Fondi dove si trovano altre ramificazioni delle sue radici, e noi speriamo di accompagnarla alla scoperta di questa incantevole parte d’Italia. Le faremo assaggiare le arance di Fondi e le zazzicchie di Sonnino, ma le racconteremo delle canzoni tradizionali e dei pittori del territorio.

Mark A. Tempesta , la cui famiglia è venuta diverse volte a Sonnino, ha dato vita nel 2013 ad un'altro gruppo Facebook chiamato "Sonnino, Italy via USA" punto di ritrovo in particolare per gli oriundi arrivati in America e Canada. Un gruppo che ha aperto grazie all'incoraggiamento del caro amico di famiglia Antonio Cugini, Maurizia De Angelis e altri portatori della cultura moderna di Sonnino.
 
La sua speranza è quella di portare la cultura e le voci di Sonnino nel mondo, così che tutti potessero scoprire questo diamante incastonato nelle montagne.  

Per chi volesse capire il ponte culturale che si può costruire tra la comunità Italiana e quella degli emigrati consiglio di leggere i commenti dei post sui gruppi FB dove non si trova nostalgia o rimpianti. Quelli appartenevano alle prime generazioni. 

Oggi c’è curiosità e voglia di avere contatti emozionali dove le due culture sono sullo stesso livello e per questo lo scambio può essere ancora più stimolante e piacere. Oggi c’è voglia di sapere storie e di essere costantemente aggiornati sulle emozioni locali.

Il nostro Premio Town Ambassador a Denise, Mark e Daiana per aver portato alla ribalta Sonnino nel mondo e per averlo fatto scoprire a migliaia di persone. Per aver costruito la sponda del ponte sul loro lato del fiume e per aver dimostrato un profondo amore e rispetto per le loro radici italiane.

A presto! A Sonnino!

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Gnocchi con Totani di Anzio, perfetti con le patate novelle

Estate piena: è l’ora delle patate novelle e non me le sono fatte scappare. 

Buona in ogni modo la patata è patata. Io ci faccio gli gnocchi come quelli che faceva nonna Rosa ma con una piccola variante, li schiaccio. 

La scelta per questo piatto è tutta roba locale: patate novelle e farina della Pianura Pontina, quella bonificata da Mussolini e coltivata da Veneti, Emiliani, ecc. Anche le mie radici sono un misto fra nord e sud e conosco il valore nato da questa contaminazione italiana.

C’è da dire che i laziali delle montagne (Sezze e Cori) snobbarono quelle terre in fase di assegnazione. Forse perché ricordavano la malaria, il vero flagello di quelle terre, combattuta dal duce con il primo intervento biologico della storia di questo paese senza memoria. 

Vennero piantati gli alberi di eucalipti, portati dall’Australia, che sono stati una vera idrovora naturale e nei canali venne immessa la Gambusia, un piccolo pesce un killer per le zanzare. La terra fu offerta ai veneti che venivano da un forte periodo di depressione dopo la prima guerra mondiale che si era combattuta nei loro territori. 

Solo dopo aver visto i risultati ottenuti, i montanari del Lazio hanno cercato di ottenere le terre, e in parte l’astio fra le due comunità ancora è latente. Il dopoguerra dei liberatori portò il DDT e distrusse questo nuovo ecosistema.

Il totano, manco a dirlo, è del Mediterraneo e in particolare proprio di Anzio. Piccola marineria quella di Anzio ma di grande eccellenza. Quante giornate ho passato aspettando i pescherecci che tornavano la sera in porto e che mettevano in vendita il loro pescato. 

Una esperienza indimenticabile che consiglio non solo agli amanti del pesce fresco ma anche a quelli che vogliono provare sensazioni genuine. I pescatori saranno ben felici di rispondere a tutte le vostre domande, anche quando sono stanchi non ne ho mai trovato uno scorbutico.

Anzio è tutta da scoprire: ricca di storia, colonia e residenza estiva dei patrizi romani fin dalla prima ora dell’impero. Poi è stata scelta da papa Innocenzo XII che qui era approdato salvandosi da una burrasca proprio mentre andava al Conclave dove sarebbe stato eletto. 

Poi è stata scelta anche dagli alleati per il famoso sbarco … ma questa è un’altra storia e ha poco a che vedere con il turismo e le bellezze del posto. I bombardamenti hanno infatti contribuito a cambiare un poco il suo assetto.

Famose le alici lavorate di Anzio, e qui resiste ancora una piccola manifattura un prodotto per veri gourmet. Mi verrebbe voglia di non parlarne perché la produzione è poca e non siamo tanti a poter gustare di queste delizie.

Ricetta di Gnocchi con Totani 

Devo veramente spiegare come si fanno gli gnocchi? Patate novelle lessate e schiacciate, farina e un sapiente movimento di polsi fino a che l’impasto raggiunge la sua consistenza. Poi fare dei piccoli cilindri e tagliare alla dimensione che si desidera.

Per la base, mettere in padella un trito di zucchine e pomodorini che saltiamo a fuoco vivo. Poi aggiungiamo i totani tagliati a pezzetti e facciamo andare per 2/3 minuti. Si deve cuocere pochissimo, altrimenti diventa una suola di scarpa. 

Quando si impiatta, attenzione a mettere qualche foglia di basilico fresco. Sembra una guarnizione ma in realtà aggiunge un altro dei profumi tipici dell’estate. Non dimenticatelo.

Per rimanere sul tema del profumo della costa sud del Lazio, ho scelto un vino dell’agro pontino: un Bellone a piede franco (vuol dire che non è stato innestato con altri vitigni).

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Giancarlo Flavi premio Town Ambassador per il suo amore per Serrone
Giancarlo Flavi premio Town Ambassador per il suo amore per Serrone

Premio Town Ambassador a Giancarlo Flavi per il suo amore per Serrone 

Prima di raccontare la storia di Giancarlo Flavi dobbiamo raccontare la storia di Serrone perché è la prima parola che gli sentirete pronunciare in ogni discorso. 

Ma per capire bene la grandezza di quello che ha fatto per il suo paese dovete venire un fine settimana di giugno in Piazzitella per partecipare ad una delle sue edizioni del Premio Rocca D’Oro di Serrone.
Cherchez la Femme!

Quasi cinquanta anni fa, Giancarlo si era sposato con Maria Teresa, una bellissima signora di Paliano, e si era trasferito poco più a valle e questo aveva addirittura rafforzato il suo legame con il borgo antico tanto che sentiva il bisogno di fare qualcosa per far conoscere Serrone a tutto il mondo. 

O perlomeno a tutto il mondo che Giancarlo incontrava nella sua professione di giornalista. E il giornalismo tra Roma e la provincia lo ha portato ad incontrare moltissime persone e personalità che lui ha sempre cercato di portare, in modo elegante e raffinato, a conoscere il suo borgo di Serrone.

Tutto è già accaduto a Serrone! Qualsiasi cosa vi venga in mente Giancarlo la può collegare a questo piccolo ma splendido borgo arroccato su un fianco del Monte Scalambra, nel gruppo degli Ernici. Città del volo libero e del vino. 

Alzando gli occhi in estate si può provare l’emozione di vedere un azzurro reso festoso dai colori dei parapendii. Il vino di Serrone, poi, è il famoso Cesanese del Piglio DOCG e quello prodotto su questo versante dello Scalambra risulta particolarmente piacevole e ha vinto molti premi. Da gustare con la Ciambella Serronese.

Torniamo al Premio Rocca d’Oro: nel corso delle oltre 30 edizioni, Giancarlo ha portato in Piazzitella oltre 600 personalità come Ministri (ministro Vitalone al commercio estero), Prefetti, Capi di Stato Maggiore (generale Adelchi Pillinini), imprenditori ma anche famosi attori, sportivi, cantanti e artisti.

Tutti hanno potuto conoscere il borgo di Serrone, il suo museo dei costumi teatrali, la chiesa con il crocifisso attribuito a Cimabue e regalato alla parrocchia dal Cardinale Castrillon, che aveva ricevuto il premio e che si era innamorato di Serrone.

La storia del premio inizia nel 1989 sull’onda del successo del Premio Fiuggi alla personalità a cui aveva partecipato addirittura il grande Mikhail Gorbaciov e Giulio Andreotti. Il Premio Fiuggi si interruppe e Giancarlo pensò di organizzarne uno a Serrone: stesse montagne, stessa strada (la Prenestina) ma borgo diverso a pochi chilometri.

L’idea del tema della prima edizione gli arriva da una troupe tedesca che era venuta a fare un servizio sul campione tedesco di deltaplano che era venuto ad allenarsi a Serrone. La troupe aveva chiesto se qualcuno avesse potuto indossare i costumi locali e tutto il paese aveva indossato vestiti Ciociari per essere ripreso. Così Giancarlo decise di dare un premio al migliore costume ciociaro e organizzò una sfilata sulla scalinata che porta in Piazzitella.

Come chiamare questo premio? Anche in questo caso il richiamo alla storia di Serrone era inevitabile e inizialmente era collegato ad una raccolta fondi per la sistemazione di una torre (appartenente un tempo alla Rocca Colonna) che è il simbolo di questo borgo dove un tempo di trovavano le vedette a protezione di Roma. Da qui potevano controllare l’arrivo dei nemici dal sud.

Il premio poi è sempre una piccola opera d’arte, una statua, una stampa data da grandi artisti come Busiri Vici, Dario de Blank, Ennio Calabria o Jaklin Nachache De Blanck. Anche questo è un modo di collegare Serrone alla cultura e aggiungere valore alla sua bellezza naturale.

 

E gli intermezzi musicali non sono da poco: dalla Fanfara dell’Arma dei Carabinieri alla Orchestra Sinfonica di Roma. E poi sempre di più un richiamo internazionale con il Bellini Opera Theater di Detroit.

Infatti ormai il Premio Rocca d’Oro è diventato sempre di più internazionale e sono state premiate professionalità provenienti da Cina, Belgio, Canada, Uruguay, USA, Australia. Dal 2019 nasce un gemellaggio culturale con alcune organizzazioni americane che potrà dare i suoi frutti se sapremo seguire Giancarlo nella sua furia organizzatrice.

Ricapitolando: 30 edizioni, 600 premi, 3.000 Ciambelle Serronesi fatte assaggiare a tutti i partecipanti, 200 articoli scritti su Serrone (sono per il premio), 100 artisti coinvolti negli intrattenimenti. 

Numeri da capogiro per chiunque ma non per Giancarlo. Venite ad assistere ad una edizione. Guardate i suoi occhi che quando non incontrano quelli di Maria Teresa sono fissi sul borgo antico di Serrone e ditemi se non è una esperienza da provare almeno una volta nella vita.

Questo anno però gli faremo una sorpresa e, come in un gioco di specchi, conferiremo il Premio Town Ambassador a Giancarlo Flavi durante la sua cerimonia. 

Siamo certi che Giancarlo è sicuramente il miglior Ambasciatore che Serrone possa desiderare!

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Festival Agricoltura Eroica a Castro dei Volsci per incontrare i piccoli produttori

Il Festival Agricoltura Eroica è l’occasione per un fine settimana a Castro dei Volsci per assaggiare i prodotti tipici della Ciociaria coltivati biologicamente da piccoli produttori. Una esperienza di viaggio nei sapori di un territorio da scoprire e l’occasione di incontrare persone ‘eroiche’ con le loro storie emozionanti.

Perché Agricoltura Eroica?

Perché è un eroe chi coltiva la terra usando metodi naturali, che spesso sono oltre il biologico, selezionando con cura i semi da piantare. Un eroe che lotta contro le multinazionali del cibo che combattono sul prezzo, contro le consuetudini dei commercianti che vogliono venderti diserbanti, contro migliaia di professionisti della logistica, del packaging e del marketing che creano il valore della catena di distribuzione del prodotto.

Ormai è chiaro a tutti che il cibo sano è la nostra prima medicina e le spezie ben scelte sono parte della nostra salute, ma da una consapevolezza intellettuale all’acquisto di questi prodotti occorre compiere un primo passo che spesso è difficile.

Infatti non è una questione di gusto: una volta assaggiati i prodotti naturali non si può più tornare indietro per la loro fragranza e il loro sapore. Il Festival dell’Agricoltura Eroica di Castro dei Volsci è la giusta occasione.

Ma dove trovare i piccoli produttori con i frutti della loro terra?

Un festival è certamente una buona occasione per incontrare diversi produttori e, se questo festival si tiene a Castro dei Volsci, allora l’occasione è ancora più interessante per fare una passeggiata nel centro del borgo e affacciarsi dal balcone con il monumento alla Mamma Ciociara.
Spesso non si ha l’occasione di avere una grande varietà di proposte e un festival è l’occasione per incontrare molti produttori ed ascoltare di persona la loro storia.

L’agricoltura naturale, oleomeopatica o biologica è anche cultura. Quella cultura immateriale che è il vero patrimonio dei piccoli borghi.

Pere questo nel nostro portale www.discoverplaces.travel sotto la storia di ogni paese abbiamo inserito anche la descrizione dei prodotti locali e dei piatti tipici, in modo da associare esperienza turistica con esperienza di sapori tradizionali. E vi assicuro che sono molto letti, soprattutto in inglese.

Coltivazioni naturali e turismo esperenziale rurale

Pensate veramente che un fagiolo della pianura sia uguale a quello della montagna? Pensate veramente che un fagiolo dei monti Ernici sia uguale a quello dei Monti Aurunci?

Spero di non dover entrare troppo nel dettaglio, ma il patrimonio di biodiversità e la varietà di microclimi del nostro territorio è tale da dare vita a centinaia di sfumature di gusto che sono la delizia di chef e intenditori.

E assaggiarlo sul posto è una esperienza anche turistica alla scoperta del territorio che custodisce questo patrimonio.

Non è un caso che quando ospitiamo chef che raccontano le loro ricette ci raccontano sempre i luoghi di produzione dei prodotti che usano. Se leggete le ricette di Daniele Zito o Dario Spalla, ai quali si è recentemente aggiunto anche Vanni Cicetti, scoprirete che sono sempre molto attenti alla selezione degli ingredienti e talvolta persino alla scelta del produttore.

Come possono crescere i piccoli produttori?

I grandi cuochi oggi, oltre a preparare piatti gustosi, devono sapere raccontare la loro esperienza e quella dei territori da cui provengono i prodotti.

In parte questo è quello che ha decretato il grandissimo successo all’estero di Eataly e ognuno di noi deve imparare a farlo nel suo ambiente, anche se piccolo.

Non si può mai sapere chi abbiamo di fronte, soprattutto tra i tanti turisti stranieri che circolano nei nostri territori.

E i piccoli produttori sono chiamati a raccontare di persona la loro storia imparando a diventare un po’ attori! In questi anni abbiamo visto la differenza fra chi sa raccontare e chi si limita a dire il prezzo di vendita.

Con il prezzo si può fare una vendita, ma con il giusto racconto si fidelizza un cliente per la vita e questo non solo tornerà da noi ma porterà i sui amici. 

Per imparare a raccontare i propri prodotti abbiamo creato dei ‘micro’ corsi in modo che in poco tempo si abbiano le basi di quali tecniche usare per ammaliare il cliente. Seguiteci sul sito www.firendoftourist.com dove ‘Friend Of Tourist’ significa ‘Amico del Turista’ ma anche ‘Amico del cliente’.

Ed ora basta, ci vediamo questo fine settimana a Castro dei Volsci e mi troverete ad assaggiare tutti i prodotti. Devo assolutamente preparare piatti speciali ai miei amici e mi servono i giusti ingredienti.

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