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La migliore esperienza a Ventotene? Abbiamo provato uno dei tanti corsi di immersione sub per principianti e esperti, con i professionisti del Diving World Ventotene, che ci hanno guidato nella fauna incontaminata degli splendidi fondali della Area Marina Protetta di Ventotene.

Che siate su “l’Isola che c’è” per una notte di mezza estate o una settimana di avventura, vi ritroverete circondati da un mare di attività. Dal dolce sollazzo in spiaggia alle profondità delle misteriose acque navigate da Ulisse con i canti delle sirene (le Berte), una giornata indimenticabile di immersioni per principianti e fifoni seriali.

Scesi dalla prima nave veloce Formia - Ventotene, ci si accorge subito che Ventotene non è un’isola come le altre. È un prezioso granello di sabbia nell’oceano del turismo di massa.
[caption id="attachment_57171" align="pull-right" width="300"]Ventotene - Pescatori by Ettore Caratelli

Ventotene - Pescatori by Ettore Caratelli[/caption]

Ventotene con il suo inestimabile patrimonio naturale e faunistico è uno dei posti più ambiti per gli amanti della natura e della storia. escursioni e visite guidate come quelle all’interno delle splendide cisterne Romane dell’Isola. Grazie alla Area Marina Protetta che comprende questo Comune, Ventotene ha ormai consolidato la sua reputazione come uno dei migliori posti nel Lazio dove fare delle splendide immersioni subacquee. 

Per questo, dopo i tanti piccoli ristoranti con menu zeppi di pescato locale, è impossibile non notare i piccoli locali degli operatori del “diving”, riconoscibili dalle mute ben in mostra.

La mia prima esperienza di immersione 

Potevo venire a Ventotene e non provare l’emozione di una visita ai fondali? Chi decide di fare la sua prima esperienza subacquea con un corso di immersione non può fare a meno che scegliere le acque di quest’Isola, non solo per la bellezza delle sue profondità ma anche per gli operatori che svolgono queste attività.

In pochi minuti grazie alla professionalità degli istruttori e guide dei tanti centri di immersione dell’isola, come il Diving World Ventotene e la Ventotene Diving Academy, si imparano le basi fondamentali per imbarcarvi nella vostra prima esperienza subacquea. Dalle fondamenta dell’equipaggiamento ai segnali essenziali per comunicare sott’acqua, in un attimo si è pronti a partire per un’esperienza che vi ricorderete se non per tutta l’estate, tutta la vita. 

Le immersioni di “Introduzione” durano all’incirca due ore e si svolgono in alcune delle zone più belle della Area Marina Protetta di Ventotene. Ogni partecipante ha una guida che è pronta ad assisterlo durante tutto il percorso, guidandolo tra la teoria e la pratica con estrema professionalità. 

[caption id="attachment_57161" align="pull-left" width="750"]Ventotene - Fondali Anemoni e Fauna by Ettore Caratelli

Ventotene - Fondali Anemoni e Fauna by Ettore Caratelli[/caption]

Tutte le uscite partono dal suggestivo porto romano, e una volta che ci si lascia abbandonare alle onde, anche i più timorosi (come lo ero io) si sentono un po’ più avventurosi. Un’esperienza che non avrei mai pensato di vivere così in prima persona, tutta la meraviglia che ho visto in così poco tempo, dai pesci color smeraldo alle immense stelle marine, ora non vedo l’ora di rivederla. 

Per i più esperti e appassionati che si trattengono su “l’Isola che c’è” per un periodo più lungo, è possibile seguire un corso di immersione di 5 giorni circa, che vi consentirà di ottenere la certificazione di 1° grado (e i gradi seguenti), quest’ultima che permette di immergersi in tutto il mondo fino ad una profondità di 18 metri.

L’esperienza che abbiamo avuto il piacere di provare è stata in una delle zone a ridosso dell’Isola di Santo Stefano, dove si trova l’omonimo carcere costruito nel ‘700 dai Borboni, luogo di molte leggende popolari e storie. 

[caption id="attachment_60905" align="center-block" width="750"]Ventotene - Carcere di Santo Stefano by Ettore Caratelli

Ventotene - Carcere di Santo Stefano by Ettore Caratelli[/caption]

L’Isola di Santo Stefano ha uno dei fondali più ricchi di fauna e flora della Area Marina Protetta, ed è dove si svolgono la maggior parte delle attività di immersione e snorkeling per via della quantità di “residenti marini”, che per quasi tutto l’anno popolano le scoscese rocce di questo paradiso sommerso.

Un mondo di pesci colorati, stelle marine color porpora, cernie immense che sembrano uscite dalla preistoria e flotte di tonni che ispezionano il fondale con minuziosa attenzione.

Altre esperienze da fare a Ventotene

Le immersioni organizzate dal Diving World di Ventotene offrono avventura di tutti i tipi. Dai “percorsi archeologici” alla scoperta dei resti delle anfore romane adagiate sui fondali, alle escursioni subacquee in notturna, ce n’è per tutti i gusti. 

Per chi preferisce stare con la testa fuori dall’acqua, l’isola di Ventotene è uno scrigno di attività. La riserva naturale stessa organizza visite guidate e giri in barca alla scoperta dell’Isola, e in particolari momenti dell’anno specialmente durante il fantastico “fenomeno della migrazione”, dove per tre mesi tutti gli uccelli migratori diretti verso l’Africa si fermano nell’Isola. 

Per chi ama il birdwatching o per chi vuole vivere l’esperienza dell’inanellamento degli uccelli consiglio vivamente il periodo tra marzo e maggio. Il fenomeno è così particolare che vengono da tutta Europa a partecipare al lavoro del Museo della Migrazione e della Riserva Naturale.

Gli amanti della storia e dell’architettura invece saranno sorpresi dalla bellezza delle due cisterne Romane che si trovano a Ventotene che servivano a raccogliere l’acqua piovana perché l’isola non ha sorgenti. Sono visitabili in determinati giorni e orari, insieme ad una guida che vi racconterà la storia di due delle più grandi e importanti, la cisterna dei carcerati e quelle di Villa Giulia, la figlia dell’imperatore Augusto mandata qui in esilio. 

Ventotene non avrà il fascino della Ponza della movida, o della Capri chic ma mi ha rapito nelle profondità della sua semplice bellezza. La tranquillità e i ritmi delle giornate fanno di Ventotene un’isola da vivere, dove fare esperienze indimenticabili da portare sempre con sé, grazie ai professionisti che conducono le loro attività con passione e immensa dedizione. 

[caption id="attachment_60901" align="center-block" width="750"]Ventotene by Ettore Caratelli

Ventotene by Ettore Caratelli[/caption]

Per maggiori informazioni su come prenotare la vostra immersione, potete contattare Diving World Ventotene visitando il sito: http://www.dwventotene.com/ e la Ventotene Diving Academy al sito: http://www.ventotenediving.it/

La doppia anima di Area Marina Protetta e di Riserva naturale statale terrestre ha trasformato questa isola in un paradiso degli uccelli e dei pesci ma la ha resa disponibile a tutti coloro che vogliono un contatto reale con la natura.

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Zuppa di lenticchie di Ventotene e totani, sapore e profumo del mare

La Zuppa di lenticchie di Ventotene e totani mi richiama subito alla mente i gozzi, quelli verniciati a di azzurro che per secoli hanno solcato il Mediterraneo. Per quei pochi che non lo sapessero, i gozzi sono quelle barche tipiche dei pescatori italiani che si vedono praticamente in ogni quadro del passato.

Il gozzo è lento ma arriva ovunque e sembra far parte della vita del mare proprio come i pesci. Ricordo le notti in mare bardati fino all’inverosimile perché il mare ti entra nelle ossa e solo un pescatore sa cosa dico.  Il vento e il sale che tagliano come una lama. Il ricordo di un paio di uscite in mare notturne con i terracinesi a caccia di totani. 

Andavamo a pescare fra Ponza e Ventotene, in quello specchio di mare così ricco di storia. Dalle sirene di Ulisse a Ventotene (che si dice siano le Berte, uccelli stanziali dell’isola) alla maga Circe a San Felice Circeo fino agli esperimenti di urbanistica sociale dei Borboni a Ponza. Li potete anche comprare in pescheria, anche io parlo tanto ma non esco tutti i giorni a pescare per preparare un aperitivo agli amici.

Quello che è certo è che si possono raccontare le Pontine anche in un piatto e la Zuppa di Lenticchie di Ventotene e Totani racchiude tutto il sapore e il profumo del mare.

I totani fatti in umido con le lenticchie, quelle di Ventotene, è un piatto antico dei vecchi pescatori di tutte le marinerie laziali. E a Ventotene giovani agricoltori biologici sono tornati a produrre la famosa lenticchia. Un po’ rivisitato, gradevole e di facile preparazione, questo si può considerare un piatto completo.

A me piace servirlo come semplice antipasto in piccole ciotole di opalina, ma ognuno fa quel vuole. Ma provate a immaginarlo con la luce e i colori del tramonto con un bicchiere di vino fresco e ditemi se non vi viene voglia di farlo subito?

Ricetta della Zuppa di Lenticchie di Ventotene e Totani

Ingredienti: Lenticchie, totani, aglio, cipolla, sedano, carota, pomodoro fresco, salsa di pomodoro, rosmarino, peperoncino, olio, sale, vino bianco

Lesso le lenticchie e le lascio stare, sono talmente profumate che non aggiungo altro. Una parte delle lenticchie le faccio frullare con pomodoro fresco e acqua di cottura. Se trovate anche i pomodorini di Ventotene non fateveli sfuggire. Crescono con l’umidità del mare e non sono innaffiati artificialmente.

In un tegame faccio andare un po’ di aglio, cipolla, sedano e carota e peperoncino, in pochissimo olio (lo useremo dopo a crudo).

Appena gli aromi si colorano, aggiungo i totani facendo attenzione di mettere prima i tentacoli poi il resto. Appena i totani si sono asciugati, sfumo con del vino bianco.

A questo punto aggiungo le lenticchie e la salsa di pomodoro fresco e lascio cuocere due minuti. Poi aggiungo un po’ del frullato di lenticchie e giro per altri due minuti in tegame.

Servo con filo di olio crudo e un pezzetto di rosmarino. Oltre il solito aperitivo! 

Da gustare con una Biancolella di Migliaccio, quella che sa di fieno, è il miglior vino per questa zuppa. Viene da Ponza e anche lei profuma degli aromi del mare Pontino.

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La Zuppa di lenticchie di Ventotene e totani mi richiama subito alla mente i gozzi, quelli verniciati a di azzurro che per secoli hanno solcato il Mediterraneo. Per quei pochi che non lo sapessero, i gozzi sono quelle barche tipiche dei pescatori italiani che si vedono praticamente in ogni quadro del passato.

Il gozzo è lento ma arriva ovunque e sembra far parte della vita del mare proprio come i pesci. Ricordo le notti in mare bardati fino all’inverosimile perché il mare ti entra nelle ossa e solo un pescatore sa cosa dico.  Il vento e il sale che tagliano come una lama. Il ricordo di un paio di uscite in mare notturne con i terracinesi a caccia di totani. 

Andavamo a pescare fra Ponza e Ventotene, in quello specchio di mare così ricco di storia. Dalle sirene di Ulisse a Ventotene (che si dice siano le Berte, uccelli stanziali dell’isola) alla maga Circe a San Felice Circeo fino agli esperimenti di urbanistica sociale dei Borboni a Ponza. Li potete anche comprare in pescheria, anche io parlo tanto ma non esco tutti i giorni a pescare per preparare un aperitivo agli amici.

Quello che è certo è che si possono raccontare le Pontine anche in un piatto e la Zuppa di Lenticchie di Ventotene e Totani racchiude tutto il sapore e il profumo del mare.

I totani fatti in umido con le lenticchie, quelle di Ventotene, è un piatto antico dei vecchi pescatori di tutte le marinerie laziali. E a Ventotene giovani agricoltori biologici sono tornati a produrre la famosa lenticchia. Un po’ rivisitato, gradevole e di facile preparazione, questo si può considerare un piatto completo.

A me piace servirlo come semplice antipasto in piccole ciotole di opalina, ma ognuno fa quel vuole. Ma provate a immaginarlo con la luce e i colori del tramonto con un bicchiere di vino fresco e ditemi se non vi viene voglia di farlo subito?

Ricetta della Zuppa di Lenticchie di Ventotene e Totani

Ingredienti: Lenticchie, totani, aglio, cipolla, sedano, carota, pomodoro fresco, salsa di pomodoro, rosmarino, peperoncino, olio, sale, vino bianco

Lesso le lenticchie e le lascio stare, sono talmente profumate che non aggiungo altro. Una parte delle lenticchie le faccio frullare con pomodoro fresco e acqua di cottura. Se trovate anche i pomodorini di Ventotene non fateveli sfuggire. Crescono con l’umidità del mare e non sono innaffiati artificialmente.

In un tegame faccio andare un po’ di aglio, cipolla, sedano e carota e peperoncino, in pochissimo olio (lo useremo dopo a crudo). Appena gli aromi si colorano, aggiungo i totani facendo attenzione di mettere prima i tentacoli poi il resto. Appena i totani si sono asciugati, sfumo con del vino bianco.

A questo punto aggiungo le lenticchie e la salsa di pomodoro fresco e lascio cuocere due minuti. Poi aggiungo un po’ del frullato di lenticchie e giro per altri due minuti in tegame.

Servo con filo di olio crudo e un pezzetto di rosmarino. Oltre il solito aperitivo! 

Da gustare con una Biancolella di Migliaccio, quella che sa di fieno, è il miglior vino per questa zuppa. Viene da Ponza e anche lei profuma degli aromi del mare Pontino.

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Crema di piselli con stracciatella e gamberi, alla scoperta di Labico

Roma, Porta Esquilina, da qui partiva Via Labicana una delle più antiche strade romane. Oggi il suo antico tracciato non esiste più, dopo porta Maggiore si sovrappone inizialmente alla via Prenestina e poi alla via Casilina. 

La Via Labicana portava a Labicum città di cui non si hanno notizie sicure, a noi piace credere che Labicum sia l'odierna Labico, ma non è così e l’equivoco è nato nell’Ottocento. Ma è Labico che ci riporta alla nostra ricetta.

Qui per moltissimo tempo venne coltivata quella che oggi chiameremmo un’eccellenza gastronomica la "roncola labicana" una tipologia di piselli dolcissima e molto piccola ma chiaramente di resa bassissima.  

Durante il fascismo tentarono di aumentarne la produttività ma senza successo. La coltivazione andò lentamente scomparendo fino al suo abbandono. Oggi nel mercato contadino di Zagarolo si recuperano e si scambiano semi antichi e li si può trovare la roncola labicana. Con questi piselli prepariamo la nostra crema.

Per la mozzarella di bufala invece vado sempre ad Amaseno, sarà un caso? Come è noto, nel basso Lazio nella provincia di Frosinone l'allevamento delle bufale è sempre esistito favorito dalla conformazione del territorio, ma l'uso che se ne faceva del latte era puramente familiare. 

Soltanto negli anni '80 iniziò una produzione industriale e la mozzarella di bufala di Amaseno e di tutto il basso Lazio è completamente diversa da quella Campana: ha una sua identità né burrosa né granulosa. Saremo di parte ma a noi piace di più.

Ricetta della Crema di piselli con stracciatella e gamberi

Soffriggiamo leggermente un po’ di scalogno ed un pezzettino di patata tagliata a cubetti. Quando si indora lo scalogno, poco dopo, aggiungiamo i piselli freschi sbucciati e facciamo insaporire il tutto per qualche minuto.

Per arrivare alla cottura, aggiungiamo del brodo vegetale e facciamo cuocere fino a che non troveremo la giusta morbidezza per i piselli ‘roncola labicana’. Poi, a cottura ultimata frulliamo il tutto fino a creare una crema vellutata.

Contemporaneamente a parte prendiamo dei gamberi e li puliamo da carapace ed eventualmente dal budellino nero sul dorso. A questo punto scottiamo i gamberi in un padellino caldissimo per qualche minuto ed andiamo ad assemblare il piatto. 

In un piatto fondo mettiamo la crema di piselli, poi nel centro mettiamo la stracciatella di bufala e sopra appoggiamo i gamberi. Il piatto si conclude con una macinata di pepe nero ed un giro di olio della Sabina.

Il piatto è pronto e vi sorprenderà. Io lo ho accompagnato con un Donnaluce un vino laziale prodotto da Poggio alle Volpi di Monteporzio. Una malvasia laziale con un poco di uve greco e chardonnay che emana un profumo inconfondibile.

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Gli Antenati Italiani sono on-line ma per scoprire le radici italiane serve altro

In USA e in altre parti del mondo c’è una vera febbre che riguarda la genealogia e la scoperta delle proprie origini, in gli antenati italiani. 

Per chi vuole conoscere gli Antenati Italiani, il governo italiano ha messo on line molti dei registri dell’anagrafe che sono consultabili al sito http://www.antenati.san.beniculturali.it/?lang=en

Ma se non si padroneggia l’Italiano, conoscere gli antenati non basta e per poter scoprire le radici italiane serve una guida che conosca entrambe le culture. Qualcuno in grado di creare un ponte fra due realtà molto distanti fra loro: quella del paese in cui si è nato e quella del paese di origine.

Spesso si scopre che si viene da piccoli paesi della Sicilia, Calabria, Molise, Abruzzo, Basilicata, Campania, Molise o Lazio (l’ex Regno Borbonico delle due Sicilie), ma chi conosce realmente la vita dei piccoli borghi abitati da poche centinaia di persone.

La vita di questi borghi è stata interrotta molti anni fa e spesso più volte nell’ultimo secolo quando ondate di emigrati hanno lasciato il loro paese d’origine portandosi con loro la memoria, i ricordi e tanta altra parte del patrimonio immateriale.

Per fortuna oggi ci sono case editrici come discoverplaces.travel che hanno investito nella catalogazione del patrimonio materiale e immateriale di moltissimi piccoli borghi affinché le generazioni future lo possano conoscere.

Un patrimonio e una esperienza nella scoperta e nel racconto di questi borghi che oggi mettono a disposizione di tutti coloro che vogliono scoprire le radici italiane assaporando il vero stile di vita italiano dei piccoli borghi. Il gruppo di blogger e di ricercatori dell’anima di discoverplaces hanno organizzato delle giornate speciali dedicate a chi vuole conoscere a fondo le emozioni delle radici italiane.

Non solo nomi e date ma anche usanze, stili di vita, racconti del borgo e del territorio. E per finire incontri con produttori locali e con assaggi di piatti tradizionali. 

Per capire l’amore con cui viene affrontata la scoperta di questi borghi talvolta sconosciuti anche ai residenti, potete vedere le azioni che vengono fatte nelle scuole dove i bambini vengono trasformati in ‘baby guide turistiche’ del proprio paese (www.turismotraibanchi.org). 

Per maggiori informazioni contattate direttamente il gruppo discoverplaces alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Piccolo snack di spiedini di ventresca di tonno e pachino

Pomeriggi d’estate? Uno snack di spiedini di ventresca di tonno e pachino è perfetto.

Che ne sanno i giapponesi del vero sapore intenso del tonno crudo! Io lo ho conosciuto alle Egadi e lo uso anche crudo in soluzioni che mandano in gioia pura il mio palato durante pause.

È bello intrattenersi con glia amici, quelli veri, quattro chiacchiere sul terrazzo in attesa di quel che resta del Ponentino. 

Odio gli aperitivi, soltanto l’apericena è peggio, e sono forme barbare del non desinare che reputo odiose, distruggono l ‘attesa della buona tavola. 

Ma cosa usare come snack? Pizzette e tramezzini hanno un po’ scassato e mi sono creato qualcosa di originale e di veramente saporito. Preparo degli spiedini con ventresca ti tonno, pomodorini farciti alla ricotta e cucuncio.

Non sapete cosa è un ‘cucuncio’?

È il frutto della pianta del cappero, un piccolo arbusto che praticamente rappresenta il sud del Mediterraneo.  In Sicilia il cappero non può mancare nella sua cucina.

Normalmente si consumano i boccioli della pianta, detti capperi, e più raramente i frutti, chiamati cucunci. Anche se entrambi si conservano sott'olio, sotto aceto o sotto sale. 

Ricetta di spiedini di ventresca di tonno e pachino alla Dario Magno

Si inizia sempre dagli ingredienti e scelgo la ventresca di tonno, la parte più grassa e più nobile del pesce. La ventresca deve essere rigorosamente cruda ed abbattuta per non riservare sorprese alla salute.

Ho imparato ad apprezzare questa parte del tonno nelle isole Egadi, quelle sulla punta della Sicilia vicino Trapani, dove se ne intendono molto. Qui l'uomo vive affianco al tonno fin dalla notte dei tempi e tracce di pitture rupestri lo testimoniano nella Grotta del Genovese a Levanzo. 

I pachino (pomodorini che vengono sempre dalla Sicilia tanto che prendono il nome dal paese di Pachino) sono dolci come le cerase. Mi servono per farcirli con della ricotta di pecora, appena speziata con il cedro essiccato di Naxos, la più grande delle isole delle Cicladi in Grecia. Siamo sempre nel sud del Mediterraneo. 

Qualche grano di sale grosso uno o due basta così! I cocunci a guarnizione. Le Egadi e Favignana, splendida nel suo mare che profuma dei suoi pochi prodotti della terra, un mondo fantastico che mi manca da morire.

Quindi un piccolo snack con uno spiedino e qualche pachino. 

Basta così per accompagnare un buon vino di apertura, una bevuta fresca, ammiccante. Magari un Sauvignon Blanc che con quelle note ricorda l'estate. 

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18 luglio: il giorno di San Bruno di Segni, tra tradizione e fuochi d'artificio

Ogni anno c’è un giorno ogni che riconosco dal mio balcone quando vedo grandi fuochi d’artificio sopra Segni: è il 18 luglio ed è la festa di San Bruno, il santo patrono, morto proprio a Segni in questo giorno del 1123.

Non solo messa solenne cantata in cattedrale e processione lungo le vie del borgo. La festa è la più bella di Segni è caratterizzata dal “Palio di San Bruno”, una gara di cavalli basata sulla velocità e sulla destrezza e si conclude con lo spettacolo pirotecnico.

Nel frattempo le cucine e i locali di Segni offrono il meglio della cucina Lepina e la domenica vicino la festa sono previste visite alla Porta Saracena e al Ninfeo e camminate fino al Campo di Segni sui Monti Lepini. 

Ma chi è San Bruno da meritare così tanti festeggiamenti?

Bruno o Brunone era nato a Solero, in Piemonte vicino Alessandria nel 1045 ed è stato Abate di Montecassino e Vescovo di Segni. Una doppia carriera che è concessa a pochi. Infatti una prevede l’investitura sacerdotale e una quella monacale.

Ma Bruno è stato un prodigio sin da bambino. Durante i suoi studi alla Scuola di Grammatica e Retorica di Bologna, si distinse immediatamente per le sue doti oratorie e diventò ‘dottore’. Grazie alla capacità di comunicare e argomentare in dibattiti in breve arrivò a Roma ed in particolare al cospetto di Papa Gregorio VII. 

È stato proprio il papa a sceglierlo per contrastare le tesi di alcune oppositori che non riconoscevano la presenza di Cristo nell’Eucarestia. Le dispute con l’eretico Berengario durante il Concilio Lateranense del 1079 sono passate alla storia.

Grazie al lavoro fatto durante il Concilio, Bruno è stato nominato dal papa vescovo di Segni che a quel tempo non era certo una sede facile. Infatti il conte di Segni appoggiava l’imperatore Enrico IV, in contrasto con il papa, e arrivò ad imprigionare Brunone che però fece alcuni miracoli proprio mentre era in carcere. 

San Bruno trasformò l’acqua in vino per tre volte e per questo venne liberato dal conte.

San Bruno si era fatto notare dal papa anche nella lotta alla ‘simonia’, ossia alla compra-vendita di un qualcosa che si riferisce alla sfera spirituale, ed è stato presente anche ad altri concili. Come il Concilio di Piacenza e di Clermont dove è stata decisa la I Crociata in Terra Santa.

A Roma fu nuovamente imprigionato, questa volta direttamente con Papa Gregorio VII nella mole Adriana.

Dopo la prigione, San Bruno decise di ritirarsi in un convento e scelse la non lontana Abbazia di Montecassino dove i monaci che seguivano la Regola di San Benedetto ‘Ora et Labora’ (prega e lavora).

Nel 1104 papa Pasquale II lo nominò come responsabile del Concilio di Poitiers in Francia. Ancora una volta grande successo e al suo ritorno a Montecassino venne eletto abate nel 1107.

Ma poi San Bruno prese le parti dell’antipapa Silvestro IV, che appoggiava l’imperatore Enrico V. Così quando nel 1111 il papa e l’imperatore trovarono un accordo su come spartirsi il potere temporale e la nomina dei vescovi, San Bruno fu costretto a dimettersi da abate. Tornò allora a Segni dove morì.

San Bruno è stato un grande scrittore e dopo la sua morte tutti i cittadini di Segni iniziarono a venerarlo al punto che papa Lucio III lo dichiarò Santo nel 1181. Il suo cranio è custodito. nella bellissima cattedrale di Segni a lui dedicata.

Segni e San Bruno sono oggi una sola cosa e il santo costituisce un elemento identitario per lo splendido paese dei Monti Lepini.

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Colleferro Capitale dello Spazio si percepisce subito.

Entrando a Colleferro, sulla prima rotonda si vede un razzo e una scultura che rappresenta la fiamma che esce dal razzo quando viene lanciato dalla terra verso lo spazio. Poi si vedono tre archi in mattoni che rappresentano sia la storia antica del castello che quella del Novecento della chiesa di Santa Barbara dell’ingegnere Morandi.

Ma perché proprio un razzo?

Perché Colleferro è la sede di una delle aziende tecnologiche spaziali più avanzate del mondo: l’Avio Spa. Avio è una società quotata in borsa che nasce fondamentalmente dalla fusione di due grandi imprese italiane che operavano nell’aeronautica e nella difesa: la Fiat Avio e la BPD.

Si può dire che se la storia della BPD – Bombrini Parodi Delfino è coincisa in gran parte con la storia di Colleferro, che è nata ufficialmente nel 1935 proprio da una visione del suo fondatore il senatore Leopoldo. Se la BPD è stata il passato di Colleferro, la Avio è il futuro.

È questa impresa che ci fa ancora sognare di essere i protagonisti della scena industriale italiana nel settore dell’alta tecnologia. E lo siamo veramente. A Colleferro si fanno parti del lanciatore Vega e dell’Arianne, il razzo Europeo nato per mettere in orbita i satelliti. 

Un po’ di informazioni per chi non conosce la materia. Avete presente tutto lo sviluppo dei telefonini? Il navigatore in macchina che ci guida dove vogliamo? La guida senza conducente delle automobili?

Bene, tutto questo è possibile grazie a dei satelliti che sono posizionati nello spazio e che girano attorno alla terra su una orbita. Ci sono circa 7.000 satelliti che sono stati lanciati a partire dagli anni '50 anche se molti non sono più operativi e vengono definiti ‘spazzatura spaziale’. Infatti oggi solo 1 su 7 è attualmente operativo.

Ma la ‘spazzatura spaziale’ non è composta solo da satelliti inattivi ma anche da centinaia di migliaia di detriti dalle dimensioni di un chicco di grandine e da milioni di scaglie proprio come le isole nell’oceano. Sembra quasi che si ripeta sempre la legge dell’universo: come in terra così in cielo.

[caption id="attachment_44686" align="center-block" width="1920"]12 April- Yuri Gagarin L'astronauta Yuri Gagarin[/caption]

L’importanza dello spazio e delle imprese spaziali

Il termine ‘grandi imprese’ è strettamente correlato alla storia dell’uomo. La grande impresa di superare le ‘Colonne d’Ercole’, ossia di attraversare lo stretto di Gibilterra e arrivare nell’oceano Atlantico. La grande impresa di conquistare la vetta più alta del mondo. La grande impresa di abitare nei luoghi più inospitali come la base al Polo Sud nell’Antartide.

Cinquanta anni fa, nel 1969, l’uomo sbarcava sulla luna e compiva l’ultima grande impresa degna di passare alla storia. Americani e Russi si sono sfidati per anni per la supremazia dello spazio che era una metafora della supremazia sulla terra. 

Chi ha una certa età come me ricorda il cane Laika, il compagno Yuri Gagarin e il comandante Neil Armstrong?

La prossima impresa forse sarà l’arrivo su Marte e la creazione di una colonia su questo pianeta rosso, e già una retorica di propaganda circola in molti giornali. Nel frattempo la Cina si è inserita nelle grandi imprese e nel 2019 è sbarcata sul lato oscuro della luna.

Arianne e il ruolo dell’Europa nelle imprese spaziali

Se USA e Russia si sfidavano, l’Europa avviava la sua politica dell’Arianne (dal mito del filo di Arianna) fatta di tanti piccoli passi che però la hanno resa una pedina importante nel settore spaziale.

L’Europa è diventata il principale lanciatore di satelliti nello spazio grazie al programma Arianne, una famiglia di razzi lanciatori realizzati da imprese riunite nel consorzio Arianne di cui fa parte anche l’Agenzia Spaziale Europea e l’Agenzia Spaziale Italiana. Una supremazia possibile anche grazie alla base di lancio che si trova a Kourou in America del Sud, vicino l’equatore, nella Guyana Francese.

L’ultimo arrivato è il lanciatore Vega, della famiglia dei lanciatori Arianne.

Fra le imprese che fanno parte del consorzio Arianne, quella italiana è l’Avio di Colleferro. È proprio in questo stranissimo paese poco a sud di Roma che si studiano e si realizzano le parti propulsive del Vega, e quindi dell’Arianne. 

“Stranissimo” perché Colleferro è un paese del Novecento inserito in un’area che affonda le sue radici addirittura in un tempo prima dei romani. Colleferro per le sue caratteristiche uniche ha vinto il premio Città della Cultura del Lazio nel 2018.

E come protagonista anche del prossimo millennio, l’impresa Avio ha sviluppato e produce i motori a propellente solido dei primi tre stadi del lanciatore e il modulo propulsivo del quarto stadio.

Comunità Città dell’Arianne e Colleferro Capitale dello Spazio nel 2021

Dal 1988, tutte le città dove si risiedono imprese che producono componenti del lanciatore Arianne sono riunite in un network chiamato CVA – Comunità delle Città dell’Arianne.

Nella rete fanno parte Augsburg (Augusta), Lampoldshausen e Bremen (Brema) in Germania, Bordeaux, Toulouse, Vernon, Evry-Courcouronnes, Les Mureaux, Mulhouse e Cannes per la Francia, Charleroi e Liegi per il Belgio e Siviglia per la Spagna. Oltre ovviamente alla base di lancio a Kourou nella Guyana Francese.

Grazie a questa rete è stata avviata una rete di scambi culturali fra imprese, istituzioni e studenti delle scuole superiore e universitari. Delegazioni di studenti fra i 15 e i 17 anni, quelli che eccellevano nelle materie scientifiche, hanno avuto la possibilità di fare scambi culturali e viaggi di istruzione nei diversi paesi del consorzio partecipando ad attività scientifiche.

Ogni anno si elegge una Capitale dello Spazio che è anche il rappresentante istituzionale nei vari paesi delle strategie di comunicazione e informazione sul ruolo europeo nella conquista dello spazio e nell’alta tecnologia.

Colleferro è stata nominata capitale dello Spazio 2021 anche grazie al lavoro di un sindaco, Pierluigi Sanna, che ha creduto nel ruolo della cultura come elemento identitario di questa città dal cuore industriale.

Intanto proprio questo anno, nel 2019, a Colleferro si terrà la “Summer School” della Comunità delle Città dell’Arianne. Un passo che definitivamente rimette Colleferro al centro della cultura industriale del nostro paese.

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