Spaghettoni con asparagi e guanciale

È ormai giugno e la stagione degli asparagi sta finendo e visto che fanno bene alla salute godiamoceli fino alla fine. Se si va in montagna si può ancora trovare qualche asparago nei boschi per poterlo usare per le nostre ricette.
Cosa c'è di meglio di un buon piatto di spaghettoni artigianali pugliesi fatti con grano locale? Io ho la pasta pugliese, ma ci sono ottime paste in ogni regione del centro e del sud Italia.
L’importante è sapere chi e come coltiva i grani antichi, coltivazioni naturali o almeno biologiche per essere sicuri di quello che mangiamo. Nel solo comune di Ripi in Ciociaria sono nati due cooperative e associazioni che sono tornate a coltivare campi abbandonati e a produrre paste artigianali: Terre Sane e Agricoltura Eroica.
Nomen homen (il destino nel nome).
Ma anche il guanciale ha un suo perché. Intanto non va confuso con la pancetta perché si produce dalle guance del maiale. Io ho scelto quello di un piccolo produttore di Amatrice, non solo per la sua connessione con il terremoto ma perché qui ad alta quota si trova il migliore guanciale.
Non è un caso se la famosa pasta con il sugo all’Amatriciana sia nata proprio in questi territori dove la natura è aspra ma generosa di profumi e sapori. Una meta particolare e da non perdere per tutti gli amanti della natura che vogliono immergersi e camminare in un ambiente dalle mille sfumature emozionali.
Ricetta di Spaghettoni con asparagi e guanciale
Inizio a preparare le versure e dopo aver lavato gli asparagi, li spello e li lesso per soli 5 minuti. Ma il vero segreto della ricetta e nel modo in cui si lessano gli asparagi: in posizione eretta lasciando fuori dall'acqua le punte per renderle croccanti.
Dopo 5 minuti, togliamoli gli asparagi fuori dall'acqua quando sono cotti ma ancora scrocchianti.
In una padella mettiamo il guanciale di Amatrice tagliato a dadi grandi con una lacrima di olio. Facciamo rosolare il guanciale e a 3\4 di cottura aggiungiamo gli asparagi che sono stati tagliati a pezzettini lasciando le punte intere.
Terminiamo la cottura degli asparagi insaporendoli nel guanciale e facendo in modo che i profumi e i sapori si confondano.
Nel frattempo mettiamo a cuocere e scoliamo la pasta e, dopo averla scolata, versiamola nella padella con il condimento e saltiamola con un po’ di acqua di cottura. Il segreto di un piatto di pasta all’italiana (soprattutto quella di grani antichi) è sempre quello di mettere da parte un po’ di acqua di cottura da utilizzare nella mantecatura.
Serviamo in un piatto fondo dove avremo messo un cucchiaino di pesto alla genovese.
Solitamente con gli asparagi mi piace bere un buon Franciacorta o del Prosecco di Valdobbiadene, ma un buon vino fruttato o aromatico fa la sua parte. Questa volta ho bevuto Falanghina da vendemmia tardiva: ve la consiglio. La Falanghina è un vitigno antichissimo e si presume autoctono della Campania. Il suo nome deriva da "falanga", ossia il palo di sostegno della vite.
La Falanghina che ho bevuto viene coltivata in una zona vulcanica a Roccamonfina nel casertano, e viene da vendemmia tardiva cioè da uve raccolte ad ottobre\ novembre in modo che la concentrazione di zuccheri è maggiore e il vino risulta più morbido e meno acido con note di frutta e fiori.
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Totani del Tirreno, quelli di Anzio, ripieni di zucchine

Finalmente estate!

Dopo un inverno che sembrava non finire mai ora arriva il caldo e si porta dietro la voglia di mare e … ovviamente di cucina mediterranea. I piatti a base di pesce la fanno da padrone ma non per questo bisogna svenarsi. 

Al Mercato del Trionfale ho trovato una delle delizie locali più gustose: i Totani del Tirreno, quelli di Anzio. Sono l’affare sul banco: quasi vivi e basso prezzo. Non posso farmeli sfuggire e li prendo, tanto poi qualcosa mi invento.

Anzio per me è una garanzia di freschezza. Un paese adagiato sulla costa a sud di Roma dalla storia antichissima e si dice sia stata fondata dal figlio di Ulisse e della maga Circe. Qui sono nati gli imperatori Caracalla e Nerone, che vi aveva costruito una sua sontuosa villa.

Il porto di Anzio ha una delle flotte di pescherecci più attive d’Italia ed è una garanzia per il consumatore. L’arrivo delle barche nel porto e il mercato del loro pescato è una esperienza da non perdere che, in questo caso, ha vissuto per me il gestore del banco del pesce del Mercato di Trionfale.

Compro i totani del Tirreno ed inizio a pensare alla loro preparazione: una zuppetta alla Ponzana? quella con le lenticchie? Fa troppo caldo. Questa la faccio quando cadono le foglie e si cercano altri sapori più autunnali.

Ora siamo all’inizio dell’estate e con il caldo gli orti scoppiano di salute, un ortaggio fresco da abbinare lo trovo di sicuro. In fondo sono al mercato del Trionfale e ho a disposizione il meglio della produzione delle nostre campagne!

Mi faccio conquistare da alcune zucchine adagiate su una cassetta di legno ed ecco l’idea: Totani ripieni di Zucchine.

La ricetta dei totani ripieni di zucchine

Inizio dalle verdure e taglio le zucchine in listelli non troppo sottili. Poi li passo in tegame con l’olio e sfumo con un po’ di limone, quello che profuma di estate e di sole. Ecco il ripieno è pronto!

A questo punto pulisco i totani e li riempio con questo impasto fresco e profumato. Faccio dei fagottini che chiudo con uno stecchino e li passo in padella per 2/3 minuti sfumandoli col del vino bianco. 

Una ricetta rapida e facile in cui il vero segreto è nella qualità dei suoi ingredienti. Non vorrei consigliare a tutti il Mercato Trionfale ma poi lo faccio.

Nel caso non siate di Roma, cercate il mercato locale più vicino al vostro luogo di residenza e iniziate a diventare amico dei gestori dei vari banchi coinvolgendoli nella creazione delle vostre ricette. Rimarrete sorpresi dalla originalità delle proposte e dalla loro disponibilità.

Poi, per aumentare il sapore ma anche l’estetica del piatto di Totani ripieni di Zucchine, metto in padella ad arrostire qualche melanzana che poi userò per la guarnizione finale. Una guarnizione che è particolarmente gustosa con le melanzane di stagione che crescono nei campi assolati.

Un grande antipasto da godere nelle serate estive accompagnato da un vino bianco e fresco dei Castelli. 

In questa ricetta abbiamo raccolto in un boccone tutti i sapori dell’estate, del mare Mediterraneo, della montagna e della campagna. Una goduria da non perdere e da condividere con gli amici!

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Seminario Tor Vergata Town Ambassador Considerazioni Discoverplaces.travel
Seminario Tor Vergata Town Ambassador Considerazioni Discoverplaces.travel

Siamo partiti da un problema: 'Come attirare i giovani al turismo culturale e non farli lasciare l'Italia'. Tema difficile e di non facile soluzione.

Edoardo Filippucci ha il quadro della situazione attuale con i dati dell'analisi di un importante Paese dove il 95% degli operatori turistici sono microimprese, di cui oltre il 50% ha la III media o elementare. Il gruppo dei giovani laureati, invece, lascia i nostri Paesi e questo non ci aiuta a creare imprese in grado di fornire servizi per il turismo culturale.

La prima risposta è che la formazione gioca un ruolo strategico nella crescita aziendale. Una formazione che va studiata per persone che non frequentano un corso da 30 anni e alle quali bisogna abbattere una barriera psicologica. Se riusciamo a rompere questa barriera possiamo anche dire a un'azienda che un giovane può essergli utile per crescere e non solo per servire i piatti a tavola. Abbiamo studiato microcorsi divertenti e utili come "Corso di inglese per baristi".

L'architetto Luca Calselli ha dato la sua prima risposta: partire da un'identità per ricostruire un sogno da trasmettere ai giovani. Trovare le ali nel passato per volare nel futuro con i casi della Città della Cultura del Lazio nel 2018 e 2019. Il sindaco di San Felice ci ha raccontato che grazie a questa identità ha saputo attrarre investimenti privati ​​come Jaguar, Land Rover e tanti altri che si stanno avvicinando.

Direi che il secondo messaggio è "Se voli in alto troverai le aquile altrimenti volerai con le quaglie, che sono simpatici uccelli usati soprattutto in cucina".

Il terzo messaggio è stato dato da Ivo Pulcini, medico sportivo laziale: "le loro radici italiane nei piccoli centri sono nel cuore delle persone e quando raggiungono il successo sognano di poter aiutare gli altri".

Direi che possiamo riassumere questo stato d'animo con un'esortazione alla collaborazione tra generazioni. Un'operazione di tutoraggio per aiutare i giovani a camminare con le gambe. Un'esortazione anche ai giovani che sono disposti a fare il loro apprendistato fuori dove sanno di poter crescere e non in Italia dove pensano di poter fare il loro apprendistato tutta la vita senza prospettive: riconoscere le capacità professionali, imparare dai maestri e superarli.

Ivo Pulcini ci porta anche al premio assegnato a tre italo-americani e italo-australiani per quello che hanno fatto per la loro cittadina di Sonnino. Hanno riacceso un interesse per i viaggi e la collaborazione e stanno trasformando il loro paese di origine.

Ma prima di esultare dovremo leggere i loro commenti sotto i post. Sono disposti a venire in Italia una volta ma poi vogliono tornare alla loro vita nei paesi in cui vivono. Se leggi bene, pochi di loro sono in grado di sopportare la burocrazia italiana: e la burocrazia mentale di tutti noi italiani è ancora più forte della vera burocrazia delle amministrazioni.

Gli ultimi interventi sono stati dedicati ai giovani: da un imprenditore di successo come Antonio Moschetta ai giovani laureati di Tor Vergata che collaborano con Claudio dell'Accio e Start Up Turismo (di cui facciamo parte) nella realizzazione di idee imprenditoriali.

Antonio ci ha insegnato una cosa: innovare i prodotti aggiungendo servizi ad alto valore di umanesimo ed esperienza diretta. Non pensare di poter competere nella tecnologia ma utilizzare la tecnologia prodotta da altri aggiungendo la nostra sensibilità per vendere prodotti a costi maggiori oa costi minori ma che riguardano solo il nostro valore.

Grazie all'ospite a casa, il professor Nicolò Costa e Marco Abei dell'Acom per l'attenzione che hanno dedicato al tema con l'obiettivo di far crescere le imprese dei giovani che lavorano nel turismo. Siamo certi che con loro continueremo un percorso che porterà alla creazione di giovani imprese.

Aiutare la trasformazione dei territori e favorire la nascita di imprese nei servizi turistici e la crescita di chi già ci lavora è l'obiettivo nostro e quello di Friend Of Tourist con i suoi mini corsi di inglese per barman.

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Premio Town Ambassador all’imprenditore Antonio Moschetta

Giovani imprenditori di successo? Il Premio Town Award ad Antonio Moschetta, ingegnere, musicista e imprenditore di Andria, uno dei più bei paesi della Puglia.

Antonio è stato uno studente modello ma soprattutto è riuscito a conciliare tre mentalità in un modo che pochi riescono a fare. È ingegnere, ma è anche diplomato al conservatorio e ha iniziato da subito una attività imprenditoriale nei servizi alla musica e alle manifestazioni in piazza.

Ma la sua curiosità lo ha portato a vivere qualche tempo in Cina e in Albania che ha vissuto con un occhio da ricercatore di opportunità. Il filtro con cui ha sempre guardato le situazioni all’estero lo ha portato a dire:
“La vera Albania e la vera Cina sono in Italia!”

Con questa frase Antonio Moschetta idealmente si rivolgeva a tutti i suoi coetanei che vanno in cerca di fortuna all’estero perché non riescono a vedere le opportunità che offre l’Italia.

Certo, se noi guardiamo la situazione presente con le lenti dei nostri genitori o con quelle delle generazioni che ci hanno preceduto non riusciremo a capire quello che sta accadendo.

Sono saltati tutti gli schemi: quello che prima sembrava una situazione stabile oggi è un incubo. Abbiamo dimenticato il coraggio di provare, di compiere qualcosa di grande.

Ed in fondo il termine imprese descrive proprio la voglia di fare qualcosa di grande, un elemento di rottura della situazione presente per costruire qualcosa di migliore. Ovviamente esistono anche imprese di malfattori, ma di queste non ci occupiamo noi e soprattutto non si occupa Antonio.

Ma torniamo ad Antonio Moschetta. Lo chiamo ogni volta che voglio una iniezione di positività, ogni volta che cerco idee per modificare la rotta sulla quale sto navigando.

Ed Antonio mi continua a sorprendere sempre, mentre nel frattempo è diventato un imprenditore di successo fortemente radicato con il cuore nella sua Puglia e soprattutto ad Andria.

Il Premio ad Antonio è un premio ai giovani imprenditori ed il suggerimento di impegnarsi nella promozione della cultura imprenditoriale tra i giovani in modo da far nascere nuove imprese in Italia e non portare la creatività dei nostri giovani all’estero.

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Premio Town Ambassador a Edoardo Filippucci

Questa volta il Premio Town Ambassador va ad un architetto che appartiene ad una famiglia che da anni ha una cosa fissa nel suo cuore: la città di Albano Laziale.

L’architetto si chiama Edoardo Filippucci ed è il nipote di quell’Orlando Filippucci che compose un poema in versi nel dialetto locale dedicato ad Albano Laziale come città dalla quale è poi nata Roma.

Edoardo, come molti di noi, ha attraversato le difficoltà della vita riuscendone più sorridente e con più voglia di fare qualcosa di positivo per gli altri. E fra questi altri al primo posto c’è Albano Laziale. 

Mi ricordo bene il giorno in cui nel gruppo di Albano Strategica doveva raccontare la situazione del tessuto socio-economico della sua città con il dato di quanti ragazzi partono in cerca di fortuna all’estero e della tipologia delle piccole imprese locali impegnate nel turismo. Dopo una prima sorpresa, l’atteggiamento è stato subito quello costruttivo di immaginare un modo per aiutare la crescita delle imprese e per far diventare Albano una vera meta turistica.

Un entusiasmo travolgente con cui ha creato collegamenti fra tutti i presenti e le associazioni locali attive nel territorio. La ricerca di sinergie in modo che il vincitore finale fosse sempre Albano Laziale e la sua crescita.

Ad essere sincera, Albano Laziale merita tutta di essere conosciuta e la sua storia è una delle più incredibili che ho incontrato.

Praticamente la città è nata sull’accampamento della II Legione Partica che faceva la guardia all’imperatore Settimio Severo. L’unico accampamento del genere in Italia perché in genere le Legioni stazionavano ai confini dell’impero.

Sono sicura che Edoardo continuerà a voler sperimentare tutto quello che di positivo troverà nel suo cammino per migliorare la sua città e sono sicura che trasmetterà questo suo amore anche alle prossime generazioni. Nel frattempo sogniamo tutti insieme perché come dice il famoso proverbio africano: “se vuoi andare veloce cammina da solo, se vuoi andare lontano cammina in gruppo”.

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I segreti per un B&B di successo in Italia e all’estero: l’ospitalità prima di tutto

A volte sentirsi a casa può essere difficile, e far sentire a casa qualcuno che ne è lontano decine se non migliaia di chilometri lo è ancora di più. In questa capacità di accoglienza è il segreto di come attrarre più turisti in un B&B.
L’idea di B&B che conosciamo oggi e abbiamo imparato ad amare, è nata per far sentire gli ospiti come parte di un ambiente familiare, cordiale e genuino. Queste sono caratteristiche apprezzate da Italiani e stranieri universalmente e che vengono valutate da chi soggiorna in una struttura.
Il classico B&B di campagna lo immaginiamo adagiato su qualche verde collina, nascosto piacevolmente nelle campagne fuori i grandi centri abitati. Non si distinguono molto dagli agriturismi… Ma chi ama questa accoglienza lo ricerca anche nelle località di mare o in pieno centro cittadino.
Sono nella maggior parte dei casi a conduzione familiare, e si sposano sia esteticamente che a livello di gestione, col territorio in cui si trovano.
Con una premessa del genere a chi non verrebbe voglia di trovarne uno in questo momento?
“In un hotel ci lasci i soldi, in un B&B il cuore”
Dovendo spostarmi per lavoro, parecchie volte in paesi rurali e centri abitati, che di abitato hanno poco, mi capita spesso di avere come unica opzione quella di soggiornare nel più vicino B&B, scelta che farei anche se avessi l’Hilton di Poggio Mirteto.
Malgrado il mio girare, posso contare sulle dita d'una mano le strutture che mi sono entrate veramente nel cuore, per le quali tornerei soltanto per riviverne l’esperienza.
Strutture completamente diverse, accomunate da una cosa sola, il calore della loro accoglienza, che hanno fatto sentire me, è molti altri prima, come se fossi parte di qualcosa più grande di quello che riuscivo a vedere. Questa si chiama ospitalità con la “O” maiuscola.
Perchè siamo attratti dal “Marchio” B&B?
Come per i prodotti “bio”, ormai non è solo una parola che ne definisce la provenienza/qualità, ma un vero e proprio marchio di fabbrica. Quando sentiamo Bed & Breakfast la nostra mente comincia immediatamente a vagare su aspettative comuni per tutti, dal tipo di gestione, alla colazione che andremo a mangiare la mattina appena svegliati, al silenzio di una struttura immersa nel verde e il cinguettio degli usignoli locali. 
Per questo molte strutture cercano di inserire l’ambita targhetta di B&B per pura speculazione, perchè sanno che sia un Italiano che uno straniero tra il 3 stelle e il Bed and Breakfast “Verdi Colline” sceglierà sempre la seconda opzione. Per questo stiamo attenti agli “impostori”, sia da consumatori che proprietari.
Dite NO alla colazione “internazionale”, SI alla “ciammella”
Un turista che è disposto a soggiornare nella vostra struttura lontano dai “comfort” del solito 4 stelle non è lì per caso, chiaro, è alla ricerca della genuinità che si perde vivendo nelle grandi metropoli, è alla ricerca di un rapporto umano e familiare, che è diverso dalla semplice cordialità del cameriere che vi accoglie con “buongiorno” e “buonasera”. 
Il punto forte di ogni struttura alberghiera (dopo il sacrosanto wi-fi) è sicuramente la colazione. Fanno interi convegni su come prepararla, presentarla, e ad oggi è uno degli aspetti che influenzano di più la valutazione finale di un soggiorno...ma perché?
La colazione, specialmente in un B&B è il primo ostacolo che il viaggiatore “affronta” nel suo soggiorno. L’unico, e il primo, pasto che farà nella vostra struttura prima di intraprendere i giri turistici di routine per poi tornare la sera tardi. 
Quindi puntiamo tutto sui piatti tradizionali, il “fatto in casa”, e se cucinare non è il vostro forte, lavoriamo sulla presentazione e gli ingredienti genuini, niente confezioni o bottigliette, se sono legati al territorio ancora meglio!
Non abbiate paura di offrire i piatti tipici della tradizione del vostro territorio, anzi insegnate al turista a conoscerli soprattutto se sono cose molto particolari, raccontandogli magari con qualche aneddoto, descrivendone la produzione e dove poterli comprare per riportarli a casa se avete una struttura in mente. 
Vi assicuro che un viaggiatore non viene in Italia, o in qualunque altro paese per farsi servire il “bacon and eggs”, quindi osate con il pan pepato e i tordi matti.
Il limbo della colazione salata
La colazione Italiana a cui tutti siamo abituati è quella dolce, di conseguenza molte strutture ricettive la offrono come unica opzione. Non è una questione semplicemente di gusti, ma anche una culturale, vi è infatti una grande parte del mondo, specialmente in Asia e nel Continente Americano, dove la colazione è salata. Pesce, riso, uova e così via, non dobbiamo preparare un buffet con sopra tutto il mare Adriatico o le riserve di bresaola della Valtellina, ma siamo aperti e soprattutto pronti a lasciare uno spazio dedicato al viaggiatore che di cornetti e marmellata ne ha avuto abbastanza. Il nostro compito e quello di una struttura ricettiva è quello di creare ponti che possano essere percorsi in entrambe le direzioni, e chissà se anche a molti Italiani non piaccia la colazione Anglosassone.
La colazione è l’opportunità perfetta per conoscere il vostro turista, fargli apprezzare il territorio dove lavorate con tanta perseveranza. Chi lo sa? Potreste fidelizzare un nuovo cliente, e come molte volte mi è capitato di vedere (ma anche provare sulla mia pelle), un nuovo amico.
Passiamo tempo a concentrarci sullo studio dell’inglese, delle nuove app per il check in, che di certo ci rendono più efficienti e al passo coi tempi, ma ci fanno allontanare dalle tante cose che ci rendono unici. 
E’ l’unicità di ognuno di noi a rendere speciale la nostra attività, e credetemi le poche parole che sapete bastano e avanzano, solamente se c’è un grande cuore e spirito d’iniziativa dietro a quei “Gud Morning” e “Au ar iu” di routine.
Servono veramente poche parole per comunicare con il vostro ospite, molte delle quali già conosciamo, vediamo e addirittura utilizziamo tutti i giorni.
Per questo abbiamo studiato un programma per aiutare il settore dell’hospitality Italiano, dal piccolo al grande B&B a riscoprire la conoscenza della lingua del turista, un linguaggio che si basa sulla buona accoglienza ed è universale, con un pizzico di Inglese per arrotondare. 
Scopri dove si tiene il prossimo incontro di FOT – Friend of Tourist Academy o prenota il tuo incontro personalizzato scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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Spesso, le persone che non hanno molta conoscenza dei vini, dai vini italiani come il Pinot Nero, l'emergente Cesanese e l'incantevole Passito Dorato, ai marchi internazionali come i vini americani Sokolin Latour, commettono l’errore di classificare il vino, giudicandola solo dal suo colore. Ma qualcosa non è completamente corretto.

Se la classificazione di vini diversi si basa esclusivamente giudicando solo il loro colore, è tempo di rompere l'abitudine.

Prendiamo il "vino arancione" ad esempio: le persone sembrano amare o odiare il vino arancione a causa della sua tonalità, ma questo fraintendimento e malinteso deriva da persone che non conoscono veramente o non capiscono che tipo di vino è, che esperienza sensoriale è in grado di darti.

Com'è fatto

Se sei un appassionato di vino, allora questo è l'articolo giusto per capire e conoscere uno dei vini più particolari, e oserei dire uno dei più gustosi.

Prima di tutto, il vino arancione non è fatto con le arance (chi avrebbe pensato eh?). È un tipo di vino bianco che viene prodotto lasciando le bucce e i semi delle uve a contatto con il suo succo. Questo è ciò che crea il risultato finale, un vino di colore arancione intenso che brilla splendidamente quando versato ... e bevuto.

Il processo di vinificazione del Orange Wine è completamente naturale, e si usa poco o nessun additivo. Nella realizzazione di questo vino, vengono prese uve bianche e fatto un miscuglio, il risultato di questo miscuglio viene successivamente messo in un grande recipiente, solitamente in cemento o ceramica.

Si lascia riposare per un minimo di quattro giorni, e talvolta più di un anno, durante i quali avviene un processo di fermentazione naturale per produrre il prodotto finale.

Più tempo rimane nel suo contenitore, più il vino assorbe i particolari profili di sapore per i quali è così ammirato.

Anche se il processo è quasi lo stesso di come sono fatti i vini bianchi, hanno un sapore molto diverso dai classici vini bianchi. I vini arancioni hanno un gusto interessante e complesso, al primo sorso piacevolmente aspro, lascia la bocca dell'amante del vino con un piacevole sapore di nocciola, dovuto alla sua ossidazione.

Che sapore ha?

I vini arancioni sono descritti come robusti e audaci, che sono mielati con aromi di frutta tropicale, noce brasiliana, nocciola, mela, ginepro, olio di lino, buccia di arancia essiccata, pasta madre e legno.

Al palato i vini arancioni sono secchi, questo perché hanno un'alta concentrazione di tannini, proprio come i vini rossi. I vini arancioni sono spesso così intensi che potresti volerti assicurare di prendere una sedia prima di assaggiarli.

Cibo da abbinare al vino arancione

Vino rosso per la carne, vino bianco per il pesce, sicuramente i vini arancioni saranno facili da abbinare, giusto? Sfortunatamente, non lo sono. Perché?

Ciò è dovuto al modo in cui i gusti dei vini arancioni variano da vitigno a vitigno, l'abbinamento alimentare dovrebbe essere così dinamico, ogni bottiglia è diversa, per questo dovrebbero essere abbinati a cibi e piatti diversi a seconda dei profili di gusto.

[caption id="attachment_78755" align="center-block" width="750"] Picture by Carnivore Style[/caption]

Alcune persone consiglierebbero cibi salati e affumicati, come salumi e formaggi a pasta dura, alcuni addirittura lo definiscono "l'abbinamento perfetto".

Nel frattempo altri suggeriscono un abbinamento tra l'audace e l'ancora più audace, abbinandolo a piatti internazionali come quelli marocchini, etiopi, indiani e coreani. I vini arancioni alla birra, sono comunemente abbinati a cibi grassi, come bistecche alla griglia e piatti a base di carne.

Hai Natto che mi stai prendendo in giro

Penseresti che Natto, il famoso piatto giapponese di fagioli fermentati di soia, che per la maggior parte degli stranieri non va bene neanche da solo, immagina con il vino. La squisitezza giapponese, altamente nutriente e super-sana, si abbina molto bene con i vini arancioni, e oggi è uno degli accoppiamenti più acclamati (e francamente bizzarri).

Perché? Perché sia ​​i semi di soia fermentati che il vino arancione condividono la crostata di noci e l'alto contenuto fenolico, rendendoli un'ottima combinazione da gustare.

Anche ubriacarsi mentre si mangia ciò che è essenzialmente "soia marcia", è sempre un vantaggio, quindi lo prenderemo!

La bellezza è negli occhi di chi sorseggia il vino

Ora se non vuoi renderlo complicato, vai in una enoteca o wine bar biologico o mettiti nelle mani del tuo fidato barman o sommelier per i consigli.

O sai, sii avventuroso! 

Bevilo da solo e divertiti ad abbinare cibi diversi a tua scelta con il vino arancione per vedere cosa ti si addice meglio.

Che tu sia un intenditore di vino o una matricola appassionata, ora che hai un succo e qualche informazione in più sullo strano mondo dei vini arancioni. Spargi la voce e istruisci i tuoi amici sulle straordinarie proprietà di un vino che ha davvero un altro livello di gusto.

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Un piatto di fettuccine ben presentato e un piatto di fettuccine ben raccontato: quale emoziona di più?

Quale piatto lo raccontiamo sui social e lo condividiamo con gli amici di ogni parte del mondo?

Prima di rispondere a questa domanda mettetevi nei panni di un turista e andate in un posto dove non conoscete la lingua. Ad esempio potreste andare in un ristorante cinese dove i menù sono scritti in cinese e ci sono solo poche fotografie che illustrano alcune delle pietanze che potete scegliere.

Cosa fate? Ovviamente vi sentirete rassicurati dai piatti descritti dalle fotografie, ma poi? Piano piano osservate che le persone vicino a voi hanno scelto tranquillamente e nei loro tavoli cominciano ad arrivare dei piatti che profumano di buono e che sembrano invitanti.

Ma voi?

Avete scelto il solito maiale in agrodolce, pollo alle mandorle e riso cantonese. I cinesi si metterebbero a ridere e penserebbero che ci stiamo perdendo il meglio.

E noi dopo un pranzo del genere che cosa abbiamo compreso della Cina? Ci viene per caso voglia di andare a visitarla? Ci viene voglia di approfondire la sua millenaria storia? Lo sapevate che la Cina ha una delle cucine più varie del mondo e una serie di verdure a noi sconosciute che hanno un sapore squisito?

Ora pensate ad un turista straniero che viene nel vostro ristorante e che conosce solo ‘Spaghetti alla Bolognese’ (che sarebbero spaghetti al ragù), la Carbonara (che per loro spesso è fatta con peperoni e con panna) e le immancabili Lasagne.

Poi per meglio entrare nello spirito italiano conoscono la pizza che per loro è soprattutto capricciosa (ma non potete avere idea di cosa mettono su una capricciosa negli altri paesi). E cosa c’è di meglio e di più caratteristico di un cappuccino finale?

Ovviamente questo è quello che si trova nella maggior parte dei ristoranti vicino i grandi monumenti visitati da masse di turisti che sono in overbooking, come il Colosseo a Roma o il Ponte di Rialto a Venezia o il Duomo di Firenze.

Secondo voi cosa racconterà questo turista ai suoi amici?

Emozionerà qualcun altro al punto di spingerlo a visitare il nostro paese? Penserà che siamo proprio banali se tutti i ristoranti hanno spaghetti alla bolognese, lasagne e pizza.

Se pensate che questo è turismo culturale allora siete proprio fuori strada. E se non avete un locale vicino il Colosseo, il Ponte di Rialto o il Duomo di Firenze, allora dovete attuare un’altra strategia per entrare nel cuore del vostro cliente.

La cultura va raccontata, altrimenti non può essere capita. Ma una volta che avete incantato qualcuno con un racconto lo avrete catturato per sempre. Vi seguirà sui social, seguirà i vostri consigli, vi manderà amici.

Esercizio: aprite il menù del vostro ristorante? Avete un piatto tipico del posto? Avete un piatto a cui siete affezionati perché lo avete inventato o perché viene dalla vostra tradizione di famiglia? Come lo presentate?

Ascoltate la narrazione del vostro cameriere per capire come comunica con i clienti. E cosa fate quando arriva un cliente straniero?

Per rispondere a queste domande abbiamo studiato un sistema per aiutare i ristoratori ad avere una propria strategia grazie alla quale possono acquisire nuovi clienti e fidelizzare quelli che entrano nel vostro locale.

Li aiutiamo a comprendere le esigenze di un cliente e ad incantarlo, li aiutiamo a restare in contatto con lui per farlo tornare sempre più spesso nel vostro ristorante.

Scopri dove si tiene il prossimo incontro di FOT - Friend of Tourist Academy o prenota il tuo incontro personalizzato scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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