Nel Museo-Centro Studi sulla pittura europea di paesaggio del Lazio sono esposti disegni, serigrafie e stampe di artisti del Grand Tour.

Dal XIX secolo, Olevano Romano ha ospitato importanti pittori tedeschi, danesi, francesi e di altri paesi europei che lo hanno scelto come meta del loro "viaggio in Italia” per acquisire l'abilità nella riproduzione di paesaggi.

La luce, la varietà di paesaggi rocciosi e la rigogliosa natura ha attirato grandi artisti come il pittore tirolese Joseph Anton Koch, Jean-Baptiste Corot, che ha immortalato in splendide opere la campagna olevanese, Friederich von Olivier e Franz Theobald Horny, morto giovanissimo e sepolto nella Chiesa di S. Rocco.

Negli anni ’20 ha soggiornato il pittore tedesco Alexander Kanoldt, uno dei protagonisti del movimento artistico denominato Nuova Oggettività.

 

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Olevano Romano. Torre medioevale

Questa torre di Olevano Romano, detta ‘Jo Picocco’, è quello che resta della fortificazione dei Colonna.

Si trova su uno sperone roccioso in posizione di avvistamento. 

Da questo punto si gode un panorama unico con una vista su tutta la Valle del Sacco circondata a sud dai Monti Lepini, ad ovest dai Monti Prenestini e a nord dai Monti Simbruini, mentre ad est si trova l’imponente Monte Scalambra.

La torre è l’ultimo elemento fortificato di difesa ed era separata dal castello del XIII secolo.

Aveva una propria autonomia con una cisterna di approvvigionamento idrico.
 

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Il castello Orsini di Nerola sorge su una precedente fortezza Sabina intorno al mille, quando gli abitanti della valle cercavano rifugio in alto per sfuggire agli attacchi dei saraceni e degli Unni. Alla fine del XII secolo fu concesso in feudo a Francesco Orsini.

Nel XV secolo il castello fu ampliato e rafforzato mantenendo sempre un forte connotato militare di fortezza difensiva. Vennero rinforzate le mura, costruiti torrioni e fortificato il borgo circostante. Nel 1483 venne realizzata la ‘chiesa vecchia’.

Nel 1644 tutta l’area venne ceduta ai Barberini, poi ai Colonna e ai Lante della Rovere.

Dal 1939 il castello è della famiglia del marchese Ferrari-Frey e oggi ospita un albergo.
 

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Nemi. Museo delle Navi Romane

Il Museo delle Navi Romane di Nemi è stato costruito per ospitare due grandi imbarcazioni romane. 

Sin dal Medioevo erano state individuate sul fondo del lago le imbarcazioni di Caligola che costituivano l’isola artificiale dove l’imperatore aveva il suo palazzo delle feste in onore di Diana.

Negli anni 30 le navi vennero recuperate ed esposte in un museo costruito apposta per loro.

Il museo prese fuoco durante la seconda guerra mondiale e oggi è stato ricostruito assieme a modelli in scala 1:5 delle imbarcazioni romane.

Al suo interno si trovano anche una sezione dedicata ai ritrovamenti dell’area dei Colli Albani.

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Palazzo Ruspoli a Nemi fu realizzato nel medioevo dai Conti di Tuscolo e sovrasta il paese di Nemi.

La sua forma attuale viene dai lavori di ristrutturazione rinascimentale con una torre cilindrica attorno alla quale si sviluppa il palazzo baronale.

Nonostante il palazzo sia stato restaurato all’esterno, non è visitabile e necessita di lavori interni.
 

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Il Museo del Fiume si trova nel centro storico di Nazzano nelle antiche scuderie del castello dei Savelli. La struttura ospita una sala convegni e una per le Esposizioni.

In queste ultime sono state allestite due sezioni: una naturalistica e una archeologica con richiami all’area del Lucus Feroniae.
 

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Il castello originario di Nazzano fatto costruire da papa Innocenzo III fu distrutto dall’imperatore Enrico V nel 1122.

Dal 1300 al 1400 appartiene alla famiglia Savelli fino a quando il papa lo confisca e lo vende per finanziare le crociate.

Viene poi ricostruito nel Quattrocento dai monaci di San Paolo e i due stili sono chiaramente riconoscibili nella costruzione.

Oggi il castello è della società CESMIL (Centro Studi Medievale Lazio).

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Il castello attuale di Morlupo fu ricostruito sulle ceneri di quello medioevale distrutto nel 1433 da papa Martino V nelle lotte con i capitani di ventura.

La sua posizione rivela il ruolo di protezione del primo borgo di Morlupo dove si rifugiarono le persone alla fine del IX secolo.

Nel XVI secolo venne ricostruito da Antimo Orsini come palazzo rinascimentale sede di una famiglia nobiliare. I

l palazzo ha ingressi simmetrici, verso il borgo e verso la piazza principale, e tutti gli ambienti interni sono simmetrici attorno ad un cortile.

La torre maschia viene incorporata con la creazione di un passaggio coperto.

Sul portone si notano gli stemmi degli Orsini-Aldobrandeschi (leone rampante) e di Morlupo (lupo con gallo).

Nel 1613 il palazzo passa alla famiglia Borghese che non ha mai avuto forti legami con Morlupo e viene utilizzato dal governatore e come granaio.

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