Roccabaldesca è un castello in rovina fondato nel V secolo dai Tebaldi, da cui deriva il suo nome.

Nell'VIII secolo era molto fiorente, protetto dall'Abbazia di Farfa e nel XIV secolo aveva una importanza pari a Salisano.

Alla fine del XVI secolo il castello fu abbandonato per l’assenza di caratteristiche difensive e gli abitanti si rifugiarono nei castelli vicino.

Clemente VIII ripristinò la funzione della rocca ma gli abitanti non riuscivano a pagare i tributi e vennero condannati al carcere o a vessazione da parte dei commissari apostolici.

Nel 1592, gli abitanti di Roccabaldesca chiesero asilo a Salisano e vennero accolti nel paese. Tutto è documentato negli archivi di Salisano.
 

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L'eremo di San leonardo a Roccantica è una cappella ricavata in una grotta naturale che ospitava l’eremita San Leonardo.

Appare come un piccolo edificio, per metà nella grotta e per metà fuori, e si riconoscono i resti di un affresco.

Una sorgente sotterranea crea una piccola vasca d'acqua nella grotta.

 

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La antica villa romana chiamata “Bagni di Lucilla” a Poggio Mirteto ha un impianto a terrazze tipico in Sabina.

Il nome si riferisce agli impianti idraulici che sono stati trovati a servizio di questa struttura.

Sono stati individuati numerosi pozzi, una cisterna e diversi cunicoli idraulici su più livelli alimentati dalle acque di alcune sorgenti del monte San Cosimo, a circa un 1 km di distanza.
 

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Nel 1933, all'interno del Palazzo Olgiati di Poggio Catino fu scoperta una piccola cella rettangolare, con le pareti in blocchi di travertino squadrati e il pavimento in pietra, con uno scheletro.

Sulla parete di fondo, nella parte centrale, è tratteggiato un graffito e verso l'angolo destro, una chiazza di sangue molto evidente.

Sulla parete di fondo si trova un piccolo sedile di pietra con uno scheletro di donna giovane. La donna fu sepolta viva in questa cella.

Una ipotesi credibile è che questa donna appartenesse alla famiglia dei Colonna, fosse stata catturata dagli Orsini (o consegnata loro) come ostaggio e lasciata morire per vendetta.

L'evento potrebbe risalire tra il 1484 e il 1525, nel periodo delle lotte più violente e sanguinose fra le due famiglie.

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Questa area di Poggio Catino era scelta dai romani per le loro ville rustiche.

Si possono notare i resti di una di queste ville in cui si riconosce un impianto termale: mura a reticolato del III AC, feritoie laterali, i resti di una piccola costruzione con la probabile funzione di spogliatoio, resti di un acquedotto sotterraneo e la cisterna di San Silvestro.

Non si capisce il nome attribuito nel tempo di Terme di Silla.
 

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La struttura del borgo vecchio di Poggio Bustone richiama quella dei classici paesi medievali.

Da notare la porta ad arco gotico (detta del " Buon Giorno") che è l'antico ingresso al paese e la torre a pianta pentagonale del Casser. Questa faceva parte dell’originario castello attorno al quale si è formato Poggio Bustone.

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Le Grotte di Val de' Varri a Pescorocchiano sono un complesso di cavità che si sviluppano alla base di monte Sant'Angelo e sono conosciute anche con nome di "Inghiottitoio di Val de' Varri".

Lungo il ramo sinistro, attivo, si arriva ad un ambiente con resti archeologici della media età del bronzo.

Sono stati recuperati numerosi frammenti ceramici, elementi faunistici, elementi in selci ed in metallo, una fuseruola in argilla, un macinello, manufatti in sasso.

Questi reperti sono conservati nel museo archeologico "Pigorini" di Roma.

Le pareti, inoltre, presentano numerose forme di arte rupestre a testimonianza della presenza umana.
 

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La Grotta del Cavaliere a Pescorocchiano è una costruzione di forma circolare, del diametro di circa tre metri, con due grandi massi di pietra come copertura. Al centro della copertura c’è un foro.

Si ipotizza che questi siano i resti di un santurio pagano di epoca romana dedicato a una divinità di nome Nervaiano o Ercole Vaiano.

Nella grotta è stata ritrovata una piccola basetta in marmo, datata tra il III e il II secolo AC, con incisa un’iscrizione votiva a Nervaiano.

Il nome Cavaliere è legato ad un viaggiatore inglese, Edward Sir Cavaliere Dodwell, che nel 1830 effettuò dei sopralluoghi.

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