Nell’area di Colli sul Velino si trovano i resti di due Villae Rusticae.

Una villa risalente al I secolo AC apparteneva a Quinto Assio, console romano nel 55 AC.

Cicerone ha descritto le meraviglie di questa villa, detta “delle Rosce”, in una lettera.

La costruzione era sopraelevata rispetto ai campi, ben orientata e servita di impianti idraulici che sfruttavano le vicine sorgenti di Santa Susanna, note all’epoca come Septem Aquae.

Anche Varrone si è dilungato nella descrizione di questa villa di cui ha raccontato l’organizzazione degli spazi, suddivisi fra pars dominica e pars rustica, e le raffinate decorazioni in oro e turchese sulle pareti e pavimenti in mosaico.

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In una frazione di Collevecchio è stata scoperta una interesse necropoli Sabino-Tiberina, i cui reperti trovati sono esposti in molti musei del mondo.

La necropoli è stata in uso dal X secolo AC al periodo romano e ad oggi ha portato in luce una cinquantina di tombe.

Qui è stata ritrovata la famosa fiaschetta con un'iscrizione che è considerata il più antico esempio di scrittura sabina.

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La primitiva costruzione del convento di Sant'Andrea e dell’annessa chiesa a Collevecchio è stata opera dei frati francescani cappuccini.

Il convento fu costruito seguendo la pianta tipica dei cappuccini ed ha 17 celle.

Il convento risale alla 24 Maggio 1597 utilizzando il materiale proveniente dalla demolizione di tre piccole chiese locali e si trova fra le colline della Sabina fra i comuni di Collevecchio e Cicignano.

Per anni ognuno dei comuni pretendeva di averlo per sé e “se qualche frate forestiero avesse ad alcuno di essi domandato la strada per recarsi al Convento di Collevecchio, quei di Cicignano lo indirizzavano per un opposto cammino” (P. Giuseppe da Monterotondo).

Nel corso dei secoli è stato modificato più volte e l’attuale forma risale agli inizi del 1900.

Il convento era stato abbandonato dai frati nel 1964 ed è stato oggetto di furti e rovina.
 

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La maggior parte degli edifici più significativi di Cittaducale costruiti durante il periodo medioevale presentano oggi un aspetto diverso da quello originario a causa delle ricostruzioni dopo il terribile terremoto del 1703.

La cittadina conserva intatto il suo carattere urbanistico basso-medioevale a pianta ellittica.

E' stata modellata su quella del tradizionale Castrum Romanum con due strade perpendicolari che si incrociano dando luogo alla piazza centrale, attorno alla quale sono situati i principali edifici pubblici.

Sono ancora ben conservati alcuni tratti della cinta muraria con le caratteristiche torri difensive, in particolare quella a guardia dell'accesso principale, denominata Torre Angioina o Cassero di S. Manno.

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Sul lago a Castel Sant'Angelo si trovano i resti di grandi strutture che potrebbero appartenere all’antica Cotilia o se siano le terme di una grande villa rustica dei Flavi, in particolare di Tito il figlio di Vespasiano.

Questa era comunque l'area del Vicus Cutiliae e i due Imperatori avevano creato in questa zona un vero e proprio centro di soggiorno termale, avendo per primi apprezzato l'abbondanza e qualità delle acque (sulfuree) che oggi alimentano le Terme di Cotilia.

Tra il XVI e il XIX secolo furono accertate scientificamente le proprietà terapeutiche delle acque e successivamente si attivarono gli impianti termali ancora oggi in funzione.

Le acque sgorgano da due sorgenti (Vecchi e Nuovi Bagni) con tale abbondanza da formare due laghetti. Le acque sono indicate per malattie respiratorie, circolatorie, cutanee, muscoloscheletriche, ginecologiche e otorinolaringoiatriche.
 

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Il lago di Paterno è l’antico lago di Cutilia (l’Umbilicus Italiae secondo le Varrone) di Castel Sant'Angelo, il lago sacro alla dea Vacuna, diventata in età romana la dea Vittoria.

In questa area, identificata come “Aquae Cutiliae”, si svolgevano i riti sacri Ver Sacra, i riti sabini che avrebbero dato origine a numerosissime popolazioni italiche (Piceni, Irpini, Pentri, Frentani) per la generazione di nuovi popoli.

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