Con l’unità d’Italia alcune chiese vennero sconsacrate e vendute ai privati. E’ il caso della chiesa di Santo Stefano Vecchio, la prima ad essere stata realizzata a Fiano Romano.

La chiesa a tre navate aveva un altare con un baldacchino di marmo, detto ciborio che serviva dare più emozione al momento della eucarestia. 

Il ciborio di Santo Stefano Vecchio è una semplice ma elegante struttura quadrilatera di marmo bianco, alta oltre quattro metri e larga quattro metri.

Dopo varie vicissitudini oggi è esposta al Metropolitan Museum di New York dove è considerata uno dei pezzi migliori d’arte medievale della collezione.
 

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Civitella San Paolo ha la caratteristica di essere circondata da tre serie concentriche di mura.

Il tratto più antico, e meglio conservato, si può riconoscibile nei pressi di porta Capena.

La seconda cerchia di mura risale al XIII secolo e corrisponde al nucleo più antico del borgo. Era intervallata da una serie di torri quadrate come quella in via Cavour, diventata una residenza privata, e in gran parte è inglobata nel tessuto urbano.

Il terzo cerchio è databile intorno alla fine del XV secolo ed è intervallato da torri e bastioni. Si innesta direttamente al castello e ha due porte di ingresso.

Le mura seguivano l’andamento del terreno e dovevano proteggere la parte non coperta dal tiro delle artiglierie del castello.
 
 

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Civitavecchia. Il Porto Antico

Il porto antico di Civitavecchia fu costruito per volere dell'imperatore Traiano intorno al 106 DC con l'idea di dotare Roma di un altro approdo sicuro.

Venne incaricato l'architetto Apollodoro che realizzò un grande bacino quasi circolare a forma di anfiteatro del diametro di circa 500 metri.

Ai lati dell’anfiteatro si trovavano due grandi moli, uno di forma curva e uno rettilineo, che terminavano con due piccoli fortini chiamati Bicchiere e Lazzaretto.

Si possono riconoscere le forme dei moli mentre è conservata l’ultimo tratto del molo con la torre finale del Lazzaretto, che prese il nome dal suo uso di ricovero per i malati di peste dal rinascimento al 1800. 

Nel molo romano si può ammirare la maestria ingegneristica dei romani con la realizzazione di gallerie sotto il molo che servivano a mantenere in collegamento l’area portuale con il mare per evitare l’interramento della darsena e mantenere pulito il fondale.

A protezione del porto era stata poi realizzata un'isola artificiale di forma rettilinea posta di fronte alla terraferma ad una distanza di circa 500 metri ed era stata realizzata con i blocchi dello scavo della darsena stessa.

L’isola chiudeva idealmente il porto e anche alle sue estremità si trovavano dei fortini mentre al centro era stato posizionato il grande faro.

Il porto aveva una profondità di circa 6 metri ed occupa un’area complessiva di circa 20 ettari.

Il porto era sicuramente il cuore commerciale e sociale della città e per questo nel periodo imperiale erano stati costruiti anche templi di cui uno dedicato al Dio Nettuno con una grande statua in bronzo testimoniata dal ritrovamento di un suo braccio. 

Per svolgere le funzioni amministrative e sociali, era stata costruita una grande basilica dalle dimensioni di 100 x 38 metri. I magazzini romani sono stati poi utilizzati per costruire la rocca.

Una grande cisterna romana è stata ritrovata a circa un chilometro dal porto, all'interno della zona militare della ex Scuola di Guerra (oggi denominata Ce.Si.Va.).

La darsena è forse l’area del porto che meglio rispecchia l’originario carattere romano e ogni tanto dal suo fondale vengono recuperate parti di colonne o di statue romane. Uno degli abbellimenti papali sono le teste di leone in bronzo che con le zanne sorreggono i maniglioni di ormeggio.

Dopo la caduta dell'impero romano l’area e il porto di Civitavecchia hanno visto un serie di dominazioni e passaggi di mano a partire dalla distruzione di Civitavecchia (cemtumcellae) ad opera dei Saraceni.

Poi il porto sarà conteso tra il papato e le varie potenze comunali fino al definitivo ingresso nello Stato Pontificio intorno al 1400 quando il papa comprò l’area dai Prefetti di Vico per 4000 fiorini. 

 

Dal XV secolo entra definitivamente sotto il dominio papale che riorganizzarono il porto soprattutto per adeguarlo alle necessità di commercio dopo la scoperta delle miniere di Allume nella Vicina Allumiere. 

I papi rispettarono la struttura ingegneristica romana e la loro opera è stata soprattutto una ricostruzione di alcune strutture difensive dopo la distruzione ad opera dei Saraceni prima del mille. 

Il primo a realizzare una rocca è stato papa Callisto III. I papi affidarono i lavori a grandi architetti come Bramante, Bernini, Sangallo e Michelangelo che realizzarono forti e murature che sono ancora un elemento di valore del porto.

Nel 1616 venne papa paolo V fece realizzare un nuovo faro che, opportunamente ammodernato, è tuttora in funzione. Poi nel ‘700 papa Gregorio XVI ha fatto realizzare i Fortino Gregoriano.

I papi rinforzarono anche un sistema murario di protezione del porto che serviva sia di protezione dagli attacchi che amministrativamente per la definizione dell’area franca del porto.

Il porto romano è sopravvissuto così per quasi due millenni fino ai bombardamenti alleati della Seconda Guerra Mondiale che lo distrussero in grande parte.
 
 

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Pozzo Morge senza fondo
Pozzo Morge senza fondo

Il pozzo Morge, chiamato anche buca, è una vera singolarità geologica, una profonda cavità alle falde del monte delle Morge a Cineto Romano. Il pozzo ha un diametro di circa 3 metri e una profondità di oltre mezzo chilometro, sembra non presentare un fondo ed è il più profondo presente in Italia.

Non si sa se la sua formazione sia naturale o dovuta all’opera dell’uomo. Plinio la riteneva collegata all’Acqua Marcia mentre Sesto Giulio Frontino, governatore della Britannia e curatore delle acque, racconta che questa antica acqua sgorga da diverse sorgenti.

Nelle antiche cronache della Terra di Scarpa (l’antico nome di Cineto Romano), nel secolo XVI, si racconta che fosse usata come “prigione per i delitti capitali”. Ma il pozzo è circondato da molti racconti di mostri e di misteri che lo rendono un posto esoterico.

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Villa rustica romana di Collelungo
Villa rustica romana di Collelungo

In località Collelungo di Cineto Romano, lungo la Via Valeria Vetus, è stata trovata una antica villa romana risalente al III secolo AC.

La sua particolarità è la scoperta dell’area destinata alla lavorazione dell’olio e del vino.

Si nota un torchio (torcular), una lunga vasca per la raccolta dei liquidi e un canaletto ricavato sul pavimento che permetteva al liquido di defluire nelle vaschette nel vano adiacente.

Sono stati rilevati frammenti di una macina granaria in leucitite.

 

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Mura Poligonali
Mura Poligonali

In località San Vincenzo di Cineto Romano sono stati individuati i resti di una grande spianata stretta e lunga che doveva ospitare un santuario degli Equi risalente al V-III secolo AC.

Si trovano tratti di mura poligonali a una necropoli con tombe a fossa.

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Il parco dell’Appia antica è uno dei più importanti parchi per le sue caratteristiche naturalistiche ed archeologiche.

Parte dal cuore di Roma e, come un cuneo, arriva ai comuni di Ciampino e Marino seguendo l’antico tracciato della Via Appia, che collegava Roma con Brindisi.

Al suo interno si trovano importanti resti romani come la Villa dei Quintili, la valle della Caffarella, le aree degli Acquedotti, Tor Fiscale, le tombe di via Latina e molti altri.
 

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Castel San Pietro Romano. Mura Ciclopiche

L’antica acropoli di Castel San Pietro Romano era circondata da mura poligonali o ciclopiche databile già al VII e VI sec. AC.

Le mura sono state rinforzate in vari periodi e si notano le diverse tecniche costruttive. Un ampliamento è stato fatto durante il periodo medioevale in cui si realizzò la rocca.

Su questa area si trovano le opere di captazione delle sorgenti le cui acque venivano portate a Palestrina in acquedotti sotterranei con condotti di calcestruzzo.

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