La necropoli etrusca di Ischia di Castro è nota per una grande tomba monumentale del VI secolo AC a forma di semidado, e per la tomba chiamata della “Biga di Castro”.

Qui è stato trovato un rarissimo esemplare di biga etrusca, oggi esposta al Museo di Viterbo.

Dall’altra parte del fiume si può vedere un tratto di una strada di origine etrusca chiamata “Via Cava” che alcuni studiosi pensano sia un tratto della via Clodia usata fino al rinascimento.

La strada è realizzata con un profondo taglio nel tufo di circa 20 mt.
 

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Nell’area di Ischia di Castro si trovano le rovine di Castro, l’antica capitale del Ducato Farnese e che forse era anche il sito dell’antica Statonia.

La città medievale fu ristrutturata e abbellita nel 1537 dall’architetto Antonio da Sangallo il giovane su incarico di Paolo III.

Nel 1649 la città fu distrutta per ordine di Papa Innocenzo X.

I resti della città sono ricoperti da una fitta boscaglia e nei secoli sono stati saccheggiati.

Si possono osservare i resti delle imponenti mura, la piazza rinascimentale con la pavimentazione a spina di pesce, e i pochi resti di edifici circostanti come la zecca, le osterie e le case private.

Recentemente è stata identificata la chiesa di Santa Maria “Intus Civitatem”, il convento di San Francesco, la chiesa di San Pancrazio e il duomo di San Savino.
 

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La necropoli di Vigna La Piazza a Grotte di Castro è stata in funzione tra la fine dell’VIII e gli inizi del VII secolo AC.

La sua caratteristica è stata una sezione di sepolture individuali a fossa.

Le tombe erano inserite all’interno di un circolo di blocchetti di tufo posti a secco. La fossa era scavata nel terreno con orientamento NE-SW e le pareti erano rivestite da schegge di tufo.
 

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Dopo il muro di cinta del cimitero di Faleria si trovano i resti di quello che fu uno dei più importanti castelli dell'Italia centrale che risale all’XI secolo e nel quale morì l’imperatore di Germania Ottone III il 3 gennaio del 1002.

Forse la morte fu causata dal veleno che gli aveva somministrato una sua concubina Stefania, moglie di Crescenzio Patrizio Romano, che l’imperatore aveva fatto decapitare sugli spalti di Castel Sant’Angelo, perché ribelle alla sua priorità.

Castello Paterno appartenne a San Silvestro, poi dal 1244 al monastero di San Lorenzo al Verano e dai secoli XVI e XV fu della famiglia Anguillara.

Il castello risulta abbandonato nel secolo XVI e in un documento del 1549, il terreno viene chiamato Castri diruti Paterno.

Antiche leggende narrano di un tesoro dell'Imperatore che comprendeva una chioccia con sette pulcini d'oro.

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Le necropoli di Fabrica di Roma risalgono al III secolo AC e si trovano sui fianchi di rupi verso il Rio Purgatorio.

Sono ambienti sotterranei preceduti da un ambiente con celle funerarie semplici e loculi alle pareti.

In località Pradoro alcune tombe hanno un ingresso porticato e colonne o pilastri di sostegno al centro dell'ambiente sepolcrale.

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Nei fondali davanti all’isola Bisentina a Capodimonte sul Lago di Bolsena è stata rinvenuta una piroga preistorica. Un'imbarcazione che risale a 2700 anni fa e che è stata ricavata da un unico tronco di faggio.

La scoperta risale al 1987 e la piroga è in restauro. Il faggio è una stranezza perché non è una pianta presente in questa zona del Viterbese.

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Blera. Ponte del Diavolo

Blera si trovava lungo la Clodia e qui Romani edificarono nel III secolo AC.

Le testimonianze romane si trovano nel ponte del Diavolo, a fondo valle, nei resti di numerosi colombari talvolta monumentali, di colonne, murature e ceramiche.

La via Clodia univa la via Aurelia, che seguiva la costa, con la via Cassia, una parallela che collegava con il nord passando per i laghi.

Era un tracciato che serviva sia per scopi militari che per il commercio portando ricchezza ai territori in tempo di pace.

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