L'antica chiesa dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista di Pescosolido è stata danneggiata e ricostruita più volte.

Appare come un edificio tardo barocco e all’interno presenta affreschi e mosaici di artisti contemporanei che raffigurano scene della vita dei due santi.

Si possono ammirare alcuni quadri di valore come il ‘Battesimo di Cristo’ del 1778 attribuito a Gaspare Capricci e la ‘Madonna del Rosari’ di Marco Mazzaroppi della fine del Cinquecento.

Un aspetto architettonico caratteristico è la grande scalinata antistante, anch’essa più volte ricostruita.

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Monte San Giovanni Campano. Pozzo Faito e Cippi di Confine   

Pozzo Faito un sito archeologico in altura a Monte San Giovanni Campano dove sono visibili i resti di un tempio rupestre romano, un pozzo votivo. Accanto si trovano due colonnette confinarie del 1847, un'iscrizione rupestre di duemila anni fa ed una nicchia intagliata nella roccia.

Lo spiazzo, di forma ellissoidale e circondato da una fitta faggeta, era noto con il nome di "gorgone di Faito mare", perché era soggetto ad allagarsi nel periodo delle piogge e del disgelo.

Su questo spiazzo si possono vedere i cippi confinari numero 179, a ridosso del pozzo, e 180, ai margini della macchia. Il laghetto era così tagliato in due parti uguali per ribadire l'importanza dell’acqua.

Il tempio romano era dedicato a Giove e agli Dei Indigeti, divinità locali, ed era completo di portico, edicola e basamento come si deduce da una epigrafe del 4 AC che riporta una citazione dei consoli in carica, i magistrati Caio Calvisio e Lucio Passieno.

Due graffiti, di epoca posteriore, che nominano San Pietro e San Paolo, suggeriscono un riutilizzo religioso del tempio pagano.
 

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Nella chiesa della Madonna del Reggimento di Monte San Giovanni Campano si conserva una sacra immagine ritrovata nel 1796 e oggetto di devozione popolare.

La chiesa è a confine con Veroli a circa 500 metri dall’Abbazia di Casamari.

Il suo nome potrebbe derivare dal fatto che qui era la direzione dei lavori per la costruzione dell’Abbazia di Casamari oppure che in questo luogo trascorrevano la convalescenza i monaci malati.

Nel 1731 la chiesa fu distrutta in quanto era divenuta un luogo di rifugio dei Briganti, tipici delle zone di confine fra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie.

Verso il 1790, furono iniziati dei lavori di sistemazione e furono riportati alla luce degli affreschi raffiguranti la Madonna con Bambino e la vita di santi come San Tommaso Becket, San Tommaso, San Benedetto e San Leonardo.

Questi affreschi sono stati staccati e ora sono conservati presso il Museo di Casamari.

In questo luogo fin dal 1797 vi si svolge un’importante fiera di merci e bestiame.

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La chiesa dei Santi Giacomo Battista ed Evangelista a Monte San Giovanni Campano è nel convento cappuccino ricostruito nel Cinquecento.

La chiesa precedente era molto più grande ed è stata ridotta quando è diventata parte del convento dei cappuccini.

Il convento ha un interessante chiostro con un giardino al centro.

Attualmente il convento è una casa di preghiere e di incontri.

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La chiesa di di San Pietro de Areaula a Monte San Giovanni Campano è molto antica ed è menzionata nel 1028 come una ‘fondazione canonicale’, una forma di vita ecclesiastica precedente alla riforma gregoriana.

La chiesa entrò nei possedimenti dell’Abbazia di Trisulti e nel 1379 Urbano VI obbligò i certosini di Trisulti ad ingrandire la chiesa, alla quale rimasero legati fino al 1870.

Il monastero nominava il parroco, la manteneva e, nel 1725, ne curò la ristrutturazione.

L’edificio ha una forma singolare e si distacca dall’architettura della zona: la pianta è a croce greca e la chiesa si chiude verso l’alto con tiburio ottagonale e lanterna.

Il campanile presenta un’originale copertura che richiama elementi stilistici orientali e la facciata è settecentesca.

Al suo interno ci sono tre altari, uno per braccio, e alcuni dipinti fra i quali una Vergine con Bambino, San Pietro e San Brunone del Caci del 1682.

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La chiesa di Santa Maria della Arendola o Arenula a Monte San Giovanni Campano è di origini medioevale e risale all’XI secolo ed è stata rimaneggiata nel corso dei secoli.

L’interno è a navata unica con quattro altari, un ciborio del 1700 e un abside.

Al suo interno si trovano due pregevoli dipinti: il primo raffigura la Natività della Madonna ed è di scuola napoletana del XVIII secolo, il secondo rappresenta la Madonna con Sant’Emidio e San Francesco è stato attribuito al Sansovino.

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La chiesa di Santa Maria della Valle a Monte San Giovanni Campano è di origine medioevale e viene citata per la prima volta in un atto del 1186.

La chiesa ha subito un rifacimento nel Cinquecento e la facciata è di stile tardorinascimentale con due ordini di colonne, un coronamento a timpano e un ampio finestrone a vetrata istoriata.

Il maestoso portone di bronzo è stato scolpito da Tommaso Gismondi, con temi della devozione per la Madonna del Suffragio e per i santi patroni.

L’interno è a navata unica con sei cappelle, un altare maggiore e un coro settecentesco intagliato dal tedesco Veser.

L’abside è dell’architetto ottocentesco Virginio Vespignani, e ci sono pitture di Sarra, Balbi e della scuola del Cavalier d’Arpino.

All’interno si trova una statua lignea della Madonna del Suffragio di scuola lucchese del XVI secolo e la Gran Croce che si porta nelle processioni.

La decorazione della chiesa è recente ad opera dell’artigiano Mauti che ha affrescato sulla volta tre episodi dell’Antico Testamento.

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Morolo. Valle S. Angelo e Grotta

Nei pressi di una valle chiamata di Sant’Angelo e di una grotta dedicata all’apparizione di San Michele Arcangelo sul Monte Gargano in Puglia, patrono di Morolo, si trovano i resti di una chiesetta più volte edificata e crollata.

I crolli sono dovuti all’ubicazione dell’edificio sotto una parete della montagna dalla quale si staccano spesso dei massi.

Secondo una antica tradizione, fino a poco tempo fa le donne appena sposate, o quelle che allattavano, salivano fino a questa grotta per implorare l’abbondanza di latte per i neonati e intingevano la loro mammella in una fontanella d’acqua che scaturisce da una parete della grotta.

Ancora oggi si ricorda questa usanza in occasione della festa dell’8 maggio dedicata al patrono San Michele Arcangelo.

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