La fontana delle Cinque Lune di Fiumicino è stata portata da Piazza Navona a Roma.

Originariamente si trovava vicino palazzo Piccolomini (il cui stemma è formato da una croce con cinque lune) e fu rimossa per la costruzione di Corso del Rinascimento.

La fontana fu realizzata da Salvatore Amato nel 1928 a seguito di un concorso per sostituire 10 fontanili in ghisa con 10 fontane artistiche in travertino, la tipica pietra romana.
 

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Il primo nucleo del castello ducale Orsini di Fiano Romano è stato edificato nel medioevo su uno sperone roccioso dove si sono rifugiate le popolazioni.

Il castello ha avuto poi una trasformazione nel quattrocento ed una nel seicento per renderlo anche un palazzo signorile.

Oggi è ben conservato e sono visibili le principali caratteristiche dei castelli: mura di cinta, torre di ‘ultima resistenza’ e palazzo.

Le mura sono protette da nord cinque torri rettangolari a confina con l'Abbazia sconsacrata di Santa Maria ‘trans pontem’. Si accede attraverso Porta Capena, un tipico arco rinascimentale a tutto sesto lavorato a conci bugnati in cui si riconoscono le tracce di un ponte levatoio.

Nel primo intervento del 1493, Niccolò III Orsini fece ampliare questo castello aggiungendo una nuova ala con nove sale.

In una di queste, la Sala della Guardia, Papa Alessandro VI Borgia celebrò il 19 dicembre 1493 la cerimonia della ‘concessione delle indulgenze’ come riportato in una grande lapide. Oggi questa sala è utilizzata dal Comune per incontri e convegni e per celebrare i matrimoni.

Infine, nel Settecento Marco Ottoboni aggiunse una nuova ala.

Dall'ampia terrazza, cinta da merli guelfi, si gode una vista spettacolare su tutta la valle.

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Colonna. Il Palazzo Baronale

Il Palazzo baronale a Colonna è stato costruito sul precedente forte romano intorno al XVI secolo dalla famiglia Colonna e si trova nella parte più alta della collina.

Il palazzo fu poi modificato nel XVIII secolo e la facciata verso il paese è caratterizzata da una torretta con un orologio.

Fra il 1953 e il 1956 nella corte interna del palazzo era stato costruito un serbatoio idrico che da allora caratterizza tutte le immagini della città in quanto la sovrasta ed era riconoscibile da grande distanza. Questo serbatoio era chiamato amichevolmente "il dindarolo".

Il palazzo è stato recentemente restaurato e la cisterna dell'acqua è stata demolita.


 

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Quando fu ampliato il circuito delle mura di Civitella San Paolo, fu costruita Porta Capena che era l'unico varco carrabile al borgo.

La porta ha una semplice veste rinascimentale e, in caso di attacco, le guardie potevano rapidamente raggiungere il castello.

La porta ha un ornamento del 1800 con lo stemma di San Paolo, un braccio armato di spada, sormontato dalla corona baronale.

Infatti, nel XV secolo, gli abati del monastero di San Paolo furono insigniti della corona dal re d’Inghilterra, protettore della basilica.

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Il castello di Civitella San Paolo è uno dei migliori esempi di architettura militare medievale ed è perfettamente conservato. Il mastio risale al X-XI secolo ed aveva funzioni di vedetta sui traffici fluviali della valle del Tevere.

Nel XIV secolo venne poi aggiunta la rocca quadrilatera circondata da ampio fossato e ponte levatoio, ad opera dei Monaci di San Paolo.

Nel XV secolo le murature sono state fortificate per rispondere alla potenza delle armi da fuoco, e fu aggiunto un baluardo pentagonale rivolto verso l'attuale piazza San Giacomo.

Il castello formava un tutt’uno con un sistema di mura, torri, torrette e bastioni che circondava l’abitato.

Infine, nella seconda metà del XV secolo, fu costruito il palazzetto residenziale che comprende la chiesa di Santa Maria e furono aperte finestre al posto delle strettissime aperture originarie.

Il monastero di San Paolo era sotto la protezione dello Stato Pontificio quindi la merlatura del castello è guelfa, diversa da quella ghibellina a coda di rondine.

L’accesso dal borgo era possibile attraverso Porta Capena. Il palazzetto residenziale è sede del municipio.

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Civitavecchia. Fontana Vanvitelli

La fontana in travertino si trova appoggiata su un muro del porto di Civitavecchia che era stato costruito a protezione del porto e anche per separare la zona ‘franca’ da quella urbana

Fu realizzata nel 1740 sotto Benedetto XIV, con un progetto del grande Luigi Vanvitelli, più famoso come l’architetto della Reggia di Caserta.

La fontana era una delle infrastrutture dell’acquedotto cittadino che era stato risistemato nel 1702 recuperando in parte l’acquedotto di Traiano. L’acquedotto seguiva un percorso di circa 34 Km dalla sorgente dei Cinque Bottini e della SS. Trinità di Allumiere fino in città e in questa area si trovava uno dei punti accessibili alla popolazione.

La fontana del Vanvitelli sostituì quindi una precedente semplice vasca con una edicola in marmo che racchiude una lapide con inciso il racconto della fontana.

Sotto la lapide si trova una testa di fauno da cui zampilla l’acqua che finisce in una grande vasca curvilinea di travertino.

Un tempo questa fontana terminava con una grande scalinata curvilinea che arrivava fino al mare e che era diventata un punto di ritrovo dove si svolgeva la vita della città.

La gradinata è poi stata inglobata e imprigionata nella calata "Principe Tommaso".

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Civitavecchia. Il Forte Michelangelo

La storia del Forte Michelangelo di Civitavecchia comincia nel 1500, quando Giulio II della Rovere, a protezione dalla minaccia dei pirati che cercavano di attaccare la Civitavecchia, decise di munire la città di una grande fortezza.

Le sue dimensioni sono di 100 x 120 metri con quattro torri angolari del diametro di 21 metri.

Incaricò del progetto il Bramante e, alla sua morte, i suoi allievi Giuliano Leno e Antonio da Sangallo.

La costruzione del Maschio a pianta ottagonale e con una altezza di oltre 23 metri, invece, fu affidata al grande Michelangelo da cui poi deriva il nome del Forte.

Il forte nasce sopra un vasto edificio romano di età imperiale, forse una caserma, sull’area del porto e aveva anche lo scopo di proteggere la popolazione durante gli attacchi.

Il Forte Michelangelo è tra i più grandi della sua epoca e ha la forma di un quadrilatero, con quattro torrioni e un Maschio di forma ottagonale.

Tutto intorno correva il fossato e le mura del forte sono rivestite di travertino e coronate da parapetti con aperture per cannoni e archibugi.

Il Maschio poteva essere completamente isolato dal resto della fortezza e rappresentava l'estrema difesa.

Sopra l'antico ingresso, tra il Maschio e la torre ovest, si vede ancora la carrucola di bronzo del ponte levatoio sui cui stipiti è scolpito l'ordine: "LASCIATE L'ARME".

Si entra nel lato vicino al maschio e si accede ad un grande cortile interno.

Nel torrione di San Sebastiano è ricavato un corridoio sotterraneo come uscita segreta della fortezza verso terra.

Il grande Leonardo da Vinci ha soggiornato in questo forte realizzando dei disegni delle antiche vicine costruzioni romane superstiti.

Nel forte si trova una cappella dedicata alla patrona Santa Fermina costruita su un ambiente romano che secondo la tradizione è stato abitato dalla stessa santa.

Santa Fermina era infatti una martire che cercava di sfuggire alle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano e che per la sua storia è la patrona dei naviganti.

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Castello Orsini entrata
Castello Orsini entrata

Il castello Orsini, chiamato anche palazzo baronale, domina tutta l’immagine di Cineto Romano e ha determinato la storia del bellissimo borgo della Valle dell’Aniene.

Il castello è imponente, posto su un dirupo che domina la vallata e il primo signore di cui si hanno notizie è un certo Giovanni de Marso, probabilmente arrivato dalla vicina Marsica. Nel XIII secolo i de Marso diedero una parte della fortezza al cardinale Napoleone Orsini. La famiglia Orsini entrò poi a prendere anche l’altra metà della fortezza grazie ad uno scambio con il castello di Mandela.

Agli inizi del Cinquecento, le truppe di Ascanio Colonna cercarono di conquistare il castello che resistette insieme al dominio degli Orsini.

Alla fine del Cinquecento, Beatrice Cenci è stata imprigionata nel castello dopo l’omicidio del padre violento, prima di essere condotta a Petrella.

Dal 1612 il castello di Cineto Romano (che a quel tempo veniva chiamata Scarpa) e il feudo furono ceduti alla famiglia Borghese di Sulmona.

Infine, nel 1934, il castello passò ai Padri Oblati di Maria che lo divisero in appartamenti che vendettero a privati.

Si accede al castello percorrendo le vie medievali del borgo antico fino ad arrivare ad un’ampia scalinata che passa attraverso l’antico posto di guardia con torretta. Questo era l’ingresso principale al castello e sulla torretta si trovava la campana civica, poi sostituita nel XV secolo da un grande orologio comunale ancora oggi in funzione. 


Si arriva finalmente al portone che conduce al cortile interno del castello e nella piccola piazzetta si può ancora vedere una fontana di acqua purissima.

Le mura sono ancora ben evidenti ed hanno feritoie e terminano con merli ghibellini.


Il castello nasconde molte storie misteriose e nelle antiche cronache del secolo XVI della Terra di Scarpa (antico nome di Cineto Romano), si racconta che fosse usato come “prigione per i delitti capitali”.

 

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