Aprilia. Vino Aprilia DOC

La presenza della viticoltura nel territorio di Aprilia risale al periodo preromano mentre già ai tempi Plinio il disboscamento selvaggio aveva provocato l’arrivo di aree acquitrinose e paludose con il conseguente l’insorgere della malaria.
Nel periodo della bonifica, dal 1932, qui arrivarono circa 60 mila contadini veneti, friulani ed emiliani che dovevano popolare l’Agro bonificato. Sono loro ad aver fatto ripartire la vitivinicoltura con le varietà tipiche delle loro terre di origine come il Sangiovese ed il Merlot.
La Denominazione di Origine Controllata ‘Aprilia’ comprende vini bianchi e rossi.

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Vallerano. Castagna di Vallerano

Nel territorio di Vallerano ci sono circa 635 ettari di castagneti e i primi documenti che parlano della coltivazione della castagna risalgono al 1500. Già allora si usavano le grotte di tufo per la conservazione delle castagne e numerosi «radicci» (piccoli edifici destinati alla essiccazione delle castagne) sparsi nei boschi e questo fa ritenere che la coltivazione di questo prodotto sia di molto tempo prima.
La Castagna di Vallerano DOP ha varie pezzatura e una polpa bianca, croccante e dal sapore dolce molto resistente alla cottura.
 

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Tuscania. Vino Tarquinia Doc

La coltivazione della vite nell’alto Lazio è iniziata con gli Etruschi e si ha una prima documentazione in una tomba del IV secolo AC nella necropoli di Molesino. Si vede uno ‘stamnos’ falisco nero con figure rosse che rappresenta Dioniso e Oinopion, cioè un vaso panciuto con due manici, col quale si portava il vino a tavola per servirlo con un lungo mestolo di bronzo.
Alcuni scritti di Plinio descrivono con maggiori particolari la coltivazione della vite e la produzione di vino che i Romani incentivarono e svilupparono.
A Gravisca (antico porto di Tarquinia) e a Statonia (nel territorio di Vulci) nel 540-530 AC la produzione di vino era sufficiente per i locali e veniva venduta all’esterno come è documentato dalla scoperta del relitto di una nave etrusca del VI secolo AC scoperta nel mare davanti Marsiglia.
Lo scrittore romano Marziale descrive il vino di Cerveteri, ‘Caeretanus’, come ottimo e con un sapore che assomigliava al Setino vecchio e di buona qualità. Columella celebra invece l’antica Cere per il suo vino squisito.
Dopo il medioevo, prima le abbazie e poi lo Stato Pontificio ripresero e favorirono ulteriormente la produzione vitivinicola. Gli Statuti della città di Civitavecchia del 1451 contenevano 20 capitoli che regolamentavano la produzione e il commercio del vino. Descrivevano l’epoca della vendemmia, le pene per i danneggiatori delle vigne e le misure che dovevano usare i Tavernari per la vendita.
Nel 1761, il Marchese Frangiapani nel libro ‘Istoria dell’antichissima città di Civitavecchia’ descrive alcune vigne locali.

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Tarquinia. Scorsone

Il tartufo nero estivo o scorsone ha un profumo non eccessivamente forte e un sapore di fungo acerbo. Si trova in prossimità di querce e cerri e si raccoglie tra maggio e luglio.
Gli antichi romani lo consideravano, insieme al farro, un importante corroborante. La presenza del prodotto sul territorio è attestata dal medioevo, ma la raccolta si è diffusa a partire dagli anni '70.
 

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Tarquinia. Finocchio della Maremma Viterbese

Il finocchio della maremma viterbese ha una lunga tradizione. Già nel 1379, nello Statuto degli Ortolani, si fa riferimento alle contrade ortive coltivate fuori mura, fornendo informazioni sul finocchio, e sulla sua vendita. Viene riportato anche in un contratto di vendita di un orto, del 1 aprile 1850. Nel 1949, con la creazione del Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca, la coltivazione del finocchio si è notevolmente diffusa nella zona.

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Tarquinia. Carciofo

Tarquinia è area di produzione del carciofo del tipo "romanesco". Secondo la tradizione, sono stati gli Etruschi ad introdurre la coltivazione del carciofo che nel territorio di Tarquinia è stata reintrodotta agli inizi del '900 tanto. Nel 1930 vengono esposti alla prima mostra degli ortaggi di Tarquinia e, in quella del 1933 ne vengono portati 13.000 esemplari.
 

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Soriano nel Cimino. Il marrone dei Monti Cimini

Il marrone dei Monti Cimini è una castagna della qualità del marrone fiorentino ed è coltivato fra i 500 e i 700 metri slm. Le castagne vengono consumate fresche, arrostite (caldarroste) o lessate in pentola, oppure lasciate essiccare per ottenere le ‘mosciarelle’ dalle quali si ottiene la farina per il castagnaccio.
Con il nome di ‘Marrone dei Monti Cimini’ è stato incluso nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani.
 

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Onano. Lenticchia di Onano

La Lenticchia di Onano ha un’antichissima tradizione e la prima citazione si trova negli “Ordini, statuti, leggi municipali della comunità e popolo d’Onano” del 1561.
In un manoscritto del 1800 di Epifanio Giuliani si consiglia di risollevare le economie della comunità producendo più lenticchie ed esportandole in Toscana.
Si racconta che Papa Pio IX, alla vigilia del 1871 quando la chiesa perse il suo potere temporale, fosse solito consolarsi gustando un buon piatto di lenticchie di Onano.
La lenticchia ha ricevuto premi alle varie esposizioni internazionali nel 1910 (Roma e Buenos Aires) e nel 1911 (Londra e Parigi).

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