La ‘Zuppa di Prato di Granero’, un piatto di 1000 anni fa

Abito in un piccolissimo borgo di montagna a 1.200 m di altezza in Val Germanasca, chiamata anche Valle Oscura perché è senza sbocco, e sono nel comune di Perrero in provincia di Torino.

Ma siamo trasversali alla Val Chisone che porta al Sestriere, conosciuto da tutti.

Il borgo dove abito si chiama Granero ed è abitato tutto l'anno da 6 persone, di cui 4 fanno parte della mia famiglia. Ho impiegato 3 anni a scegliere casa e quando ho visto il panorama a 360 gradi non ho avuto dubbio.

La nostra è una storia particolare perché prima vivevamo a Torino poi, perso il lavoro sia io che mia moglie, ci siamo trasferiti in montagna. Una scelta dettata più dal cuore che dalla razionalità del momento.

In questo luogo abbiamo ricominciato a vivere immersi nella natura e inebriati da questi territori montani dai paesaggi fiabeschi.

In poco tempo abbiamo creato un circolo culturale enogastronomico e una piccola azienda agricola, Azienda agricola Borgata Granero , per la coltivazione e la raccolta delle erbe officinali e promuovo il territorio sui Social Fb e Instagram.

La mia cucina attinge da materie prime e ingredienti quasi esclusivamente cresciuti in montagna. Facciamo piatti con abbinamenti non scontati e sapori che si fondono tra di loro in un’unica emozione gustativa.

Ciò che mi ha aiutato tantissimo è che sono una persona curiosa, che si documenta sulla storia del luogo in cui vive e sulla cultura. Ho scoperto che a circa 400 metri da casa si trovano i ruderi di una chiesa edificata dai monaci benedettini, a cavallo tra il 996 e il 1046 DC.

E il sentiero che passa vicino casa mia si chiama Cammino dei Monaci proprio perché attraverso questo tracciato raggiungevano il loro piccolo monastero.

A questo punto dovevo assolutamente saperne di più.

E dopo diverso tempo sono riuscito a trovare un paio di manoscritti dove vi erano scritte alcune ricette preparate dai monaci. Piatti dagli ingredienti semplici ma particolari come la Zuppa di Prato dei 1.000 anni.

Una zuppa preparata con 9 erbe spontanee diverse, le castagne, i funghi porcini e il grano antico.

Un piatto che ti prende per mano e ti accompagna attraverso i prati pronti per esser tagliati a fieno, dove si puoi sentire i profumi del fieno, e poi nel percorso fino ad entrare nel bosco dove il fungo e le castagne ti fanno sentire i loro aromi inconfondibili.

Un piatto forse non tradizionale perché dimenticato nel tempo. Ma un piatto che nonostante tutto ti porta alla realtà di quanto sia incredibile l'abbinamento di ingredienti definiti poveri ma immediatamente ricchi di sapore e storia.

Ingredienti per la Zuppa di Prato di Granero

Questi sono gli ingredienti che si raccolgono nei prati tra metà maggio e fine giugno e che rendono questo piatto una zuppa stagionale.

  • Primula
  • Germogli di more (quelli verdi presi dai rovi)
  • Ortiche
  • Tarassaco
  • Achillea
  • Foglie di Boragine
  • Crescione, che cresce vicino le sorgenti
  • Maggiorana
  • Timo Serpillo
  • 1 bicchiere di grano precedentemente cotto
  • Castagne sbriciolate
  • Funghi Porcini
  • Panna che arriva dalla Bergeria

Per prima cosa si prepara un brodo vegetale con carote selvatiche, cipollotto e sedano selvatico. Le erbe vanno poi aggiunte in funzione della loro cottura per non far disperdere il loro sapore.

Poi si aggiungono le castagne (un po’ sbriciolate e un po’ intere per non perdere la consistenza), i funghi porcini ed il grano già cotto (o 5 cereali). Infine si mette la panna fresca che arriva dalla Bergeria.

E Per la guarnizione si aggiungono granella di nocciola e di fiori di campo come le medaglie del papa, le viole del pensiero, il tarassaco e i fiori del trifoglio.

Un piatto bello da vedere e da gustare. Soprattutto davanti al panorama della Val Germanasca. Siete tutti invitati a provare questa emozione. Io mi emoziono ogni giorno.

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Crudo di gambero rosa con insalata di Riberella ghiacciata

Ribera Questo piatto si lega a due città siciliane della costa mediterranea di grande importanza storica, Sciacca e Ribera, da cui il nome del piatto.

Sciacca è il secondo porto di pesca per importanza della Sicilia, ed è qui che si pesca il famoso gambero rosa. È un crostaceo che viene trovato nei fondali intorno al banco Graham, famoso per le vicende dei primi dell'ottocento riguardante l'isola Ferdinandea, quella comparsa un paio di volte e poi tornata ad inabissarsi nel mare.

L’isola Ferdinandea  è ancora contesa da diversi paesi europei seppure oggi non esista e deve il suo nome al sovrano Barbone che vi ha piantato una bandiera del Regno delle Due Sicilie.

 L’altra città siciliana è Ribera dove esiste una tradizione millenaria delle arance, le Riberelle, che erano state portate dagli arabi e coltivate nella Valle del Verdura.

Questo piatto prende questi due prodotti gastronomici di queste due città e li fonde in un matrimonio di sapori: un’insalata contadina invernale fatta di arance e finocchi poggiata su una base di gambero rosa.

Ricetta del Crudo di gambero rosa con insalata di Riberella ghiacciata:

Ingredienti:

  • Gamberi rosa sapore di Sciacca                    60 gr
  • Finocchi                                                         30 gr
  • Arance di Ribera DOP                                    30 gr
  • Cipolletta                                                       10 gr
  • Finocchietto selvatico                                   1 gambi
  • Succo di melograno                                       100 ml
  • Chicchi di melograno
  • Zucchero                                                        30 gr

Ingredienti per il sorbetto al finocchio:

  • Finocchio                                                       600 gr
  • Zucchero                                                        140 gr
  • Limone                                                           1\2
  • Sale                                                                pizzico
  • Ciuffi di finocchio

Per la preparazione della base, il disco di Gambero Rosa con il sapore di Sciacca, prendiamo i gamberi rosa e sgusciamoli avendo cura di togliere l’intestino nei gamberetti più grandi. Poi stendiamo i gamberi su uno strato di pellicola e ricopriamo con dell’altra pellicola e battere e battiamo con un batticarne fino a formare un disco.

A questo punto congeliamo la pellicola con il gambero battuto.

Per trasformare il succo di melograno in sciroppo di melograno, mettiamo il succo con 30 gr di zucchero in una pentola e riduciamo di un terzo fino a quando otteniamo la consistenza di uno sciroppo.

Per la preparazione del Sorbetto al finocchio dobbiamo tagliare il finocchio a quadrucci, amalgamarlo con tutti gli altri ingredienti e mettere il tutto sottovuoto a macerare per 3 ore.

Passate le 3 ore, frulliamo il tutto e mettiamolo in congelatore. Poi occorre ripetere l’operazione: uscire dal congelatore, frullare e ricongelare cosicché il composto rimanga granuloso.

Ed ora passiamo ad un aspetto non secondario per far godere tutti i commensali: la presentazione del piatto.

Togliere il disco dal congelatore e rimuovere un lato della pellicola, appoggiare quel lato sul piatto e rimuovere lo strato di pellicola opposto.

Tagliamo i finocchi sottilissimi su una mandolina e mettiamoli a bagno con acqua fredda qualche minuto. Scolare il finocchio e condire con la cipolletta tagliata finemente, le arance, olio EVO, sale e pepe.

Poi tagliare le arance a ‘vivo’, cioè togliendo la buccia e poi rimuovendo i segmenti delle arance stesse dalla parte fibrosa che le circonda.

Mettere questa insalatina sul gambero rosa e guarnire con delle foglioline di finocchietto selvatico.

Tirare fuori il sorbetto dal congelatore e, se troppo duro frullare, e fare una quenelle con il cucchiaio mettendola al lato opposto dell’insalatina.

Decorare il piatto con la punta di un cucchiaino con lo sciroppo di melograno.

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Gnocchi di Patate alla Gricia e Pere al Cesanese

La storia della ricetta degli Gnocchi di Patate alla Gricia e Pere al Cesanese coincide un po’ con la mia e quella dei miei fratelli.

Il vigneto, nelle dolci colline di Olevano Romano, venne dato dal nonno a nostro padre, il quale costruì il casolare e portò avanti la passione per la coltivazione del Cesanese.

Divenuti adulti decidiamo di continuare la loro passione e di aprire l’agriturismo Le Cerquette.

Trasformiamo il casolare con uno stile tra il tradizionale e il moderno dando spazio ad ampi vetrate per un gioco tra interno e esterno e dare l’immagine di mangiare tra i vigneti. Poi a ognuno di noi segue la sua inclinazione e la mia è la cucina.

Mi sento a mio agio fra i fornelli e sprigiono tutta la mia creatività ogni stagione seguendo i profumi e i sapori dei prodotti dell’orto, della campagna o del territorio.

Olevano Romano è la terra del vino e il principe delle nostre terre è il vino Cesanese DOC.

Per questo non potevano mancare piatti a base di vino o insaporiti con i suoi aromi e in autunno presento questa ricetta di gnocchi di patate, immancabili nelle campagne romane, conditi con una ‘Gricia corretta’ con aggiunte di pere insaporite al vino Cesanese.

Ricetta degli Gnocchi di Patate alla Gricia e Pere al Cesanese

Ingredienti per gli gnocchi per 6 persone:

  • 500 gr patate di patate lesse
  • 200 gr semola di grano duro rimacinata 1 uovo
  • 100 gr parmigiano
  • Noce moscata
  • Sale e Pepe.

Ingredienti per il condimento:

  • 150 gr di pere Abate
  • 200 ml di Cesanese
  • 200 gr di Pecorino Romano
  • 200 gr di Guanciale al Pepe

La preparazione degli gnocchi inizia mettendo a lessare le patate in acqua bollente. Una volta cotte passatele in un setaccio ancora calde e fate un impasto aggiungendo l'uovo, il parmigiano, il sale, le spezie e la farina un po’ per volta.

Arrivato alla giusta consistenza e tagliate gli gnocchi non troppo grandi per poter essere ben insaporiti con il condimento.

Nel frattempo tagliate la pera a dadini che si scottano in una padella calda con dell’olio d'oliva sfumandoli con il vino rosso. Abbassate la fiamma e aspettate fino a che il vino si ritiri.

Mentre fate cuocere gli gnocchi in abbondante acqua salata, metterete il guanciale tagliato fino fino a rosolate in una padella a fuoco lento. Poi togliete il guanciale rosolato dalla padella e ponetelo su una carta assorbente.

Scolate gli gnocchi e saltateli nella padella usata per rosolare il guanciale e spadellateli un paio di minuti a fiamma alta.

Aggiungete le pere e mantecate con il pecorino lontano dalla fiamma, all'occorrenza aggiungete un mestolino di acqua calda non salata.

Impiattare e rifinire con il guanciale croccante, pecorino grattugiato, una macinata di pepe nero e servire ben caldi.

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Baccalà ghiotto, una tradizione della Sicilia

Oggi il baccalà fa parte delle tradizioni culinarie di ogni regione italiana, eppure questo particolare pesce dei mari del nord è arrivato in Italia seguendo rotte inusuali.

Forse molti conoscono la storia del commerciante veneziano naufragato nel 1432 nelle Isole Lafoten e che dopo il suo salvataggio iniziò il commercio di stoccafisso a Venezia e quindi in ogni parte delle zone dove arrivavano i commerci della Serenissima.

In realtà i Normanni, che venivano dal profondo Nord si portarono dietro alcune delle loro tradizioni alimentari come quella del merluzzo disidratato grazie ai venti nordici, lo stoccafisso o ‘pesce bastone’. Poteva essere facilmente trasportato in ogni modo ma non è il baccalà.

Il baccalà è sempre un merluzzo ma cambia il suo modo di conservazione e invece del vento si usa il sale. I primi ad usare questo metodo sembra siano stati i Baschi, il popolo guerriero tra Spagna e Francia.

Nonostante i Normanni, quindi, anche in Sicilia stoccafisso e baccalà sono arrivati grazie al commercio con Venezia e con gli altri paesi. Arrivati nell’isola si sono chiamati piscistoccu e baccalarue hanno dato origine a tanti piatti della tradizione.

Oggi viene preparato in qualsiasi giorno dell’anno, ma un tempo era molto mangiato il venerdì e durante la quaresima. Per non parlare di alcuni giorni particolari delle feste Natalizie e il 7 dicembre (vigilia dell’immacolata) e a Capodanno.

Oggi preparo quello che è il piatto tradizionale della mia famiglia di Sciacca, un Baccalà Ghiotto di cui tutti andavamo pazzi.

Ingredienti e ricetta per il Baccalà Ghiotto:

  • baccalà
  • cipollotti freschi
  • pomodori pelati
  • olive denocciolate
  • patate
  • pepe nero
  • coriandolo
  • uvetta
  • pinoli
  • alloro
  • prezzemolo

Tutto inizia dalla dissalatura che è la fase più lunga senza la quale non potremo mangiare il baccalà. Si mette a mollo il baccalà il giorno prima e si cambia acqua regolarmente per togliere tutto il sale e per renderlo più morbido.

A questo punto inizia la vera ricetta: si fanno soffriggere i cipollotti in olio d'oliva. Una volta dorati si aggiungono i pomodori pelati e si continua con una cottura lenta. Poi si aggiunge il baccalà tagliato a pezzettoni.

Quando il baccalà avrà raggiunto la metà della cottura, si aggiungono le patate tagliate a tocchi grossi e le spezie. Si mantenere la fiamma leggera fino a completare la cottura.

Impiattare e spargere prezzemolo fresco triturato finemente.

 

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Se pensiamo all'autunno è la zucca uno dei prodotti della terra che ci viene in mente. Il suo colore arancione ricorda proprio quello delle foglie e la sua solo presenza in tavola crea una atmosfera anche senza cuocerla.

Se la diamo ad un bambino pensa a mascherarsi ma, portata in cucina, la zucca farà nascere subito degli ottimi risotti o delle fantastiche zuppe.

E questo vale dal nord fino al sud mentre ci sono delle zone come Mantova che ne hanno fatto un simbolo della loro cucina.

Ed è proprio una zuppa o meglio una crema il piatto che vorrei preparare perché è quella a cui sono più affezionato. Quella che mi ricorda la mia infanzia: la crema di zucca con funghi galletti profumati alle erbe aromatiche.

Stranamente esistono 500 varietà di zucca ma sono meno di 10 sono edibili. E tra queste ho scelto quella gialla per il nostro piatto.

In questo momento si possono vedere in molti campi della nostra zona dell’alta Ciociaria.

Ricetta della crema di zucca gialla con funghi galletti aromatizzati

Prendiamo un pezzo di zucca lo facciamo a dadini piccoli così cuocerà più velocemente.

Poi affettiamo un quarto di cipolla piccola e tagliamo sempre a dadini un pezzetto di patata.

Prendiamo un tegame, mettiamo dell'olio e facciamo scaldare poi aggiungiamo la zucca la patata e la cipolla. Facciamo rosolare il tutto e ad un certo punto aggiungiamo del brodo o dell’acqua calda e lasciamo cuocere.

Al termine della cottura prendiamo un frullatore ad immersione e facciamo la crema.

A parte puliamo i nostri funghi, li tagliamo alla julienne e li saltiamo in una padella con olio caldo per pochi minuti. A fine cottura aggiungiamo le erbe aromatiche come timo, maggiorana e prezzemolo ben tritate.

Prima di servire, si scalda la crema di zucca e si aggiungono i funghi.

Il piatto tenderà al dolce ma la salinità e la mineralità dei funghi bilanceranno il piatto.

Il Vino? Un classico nel bicchiere con la zucca è il Bianco di Custoza. Per non allontanarci troppo da Mantova.

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Alcune volte sembra che ci dimentichiamo la regione Marche per poi farci sorprendere positivamente.
Ogni volta è la prima volta, e ogni volta ci godiamo la loro incredibile bellezza.
Questa estate sono in vacanza nella Riviera delle Palme, nel sud della regione ai confini con l'Abruzzo (altro scrigno di gusti).
Sono a San Benedetto del Tronto dove le olive ascolane (dal nome della vicina Ascoli Piceno) si incontrano con gli arrosticini di pecora abbruzzesi.
Un lungomare tra i più belli d'Italia: 5 chilometri di passeggiata che vanno da Porto d'Ascoli (che dagli anni '60 è parte integrante del nucleo urbano di San Benedetto del Tronto) fino al centro città costeggiata da una pista ciclabile.
Siamo al mare e qui la cucina di pesce la fa da padrona. Dobbiamo ricordare che San Benedetto del Tronto è il primo porto pescherecci delle Marche, la cui costruzione risale al 1907.
Esiste un piatto che è il simbolo della cucina del luogo ed è il Brodetto alla Sanbenedettese, una sorta di zuppa di pesce con la particolarità dell'uso dell'aceto e dei peperoni.
Altre ricette tipiche che si possono guastare nei locali di questa zona sono le Trippe di Rana Pescatrice con Fagioli Cannellini, e la Coda di Rospo in Potacchio.
Questa volta ho voluto preparato la Coda di Rospo in Potacchio seguendo la ricetta del cuoco del ristorante La Gioconda.
Per prima cosa spieghiamo un po’ di dialetto marchigiano dicendo che il potacchio è una salsa con il pomodoro che ha la particolarità di essere aromatizzata con abbondante rosmarino.
Mentre la coda di rospo non ha nulla a che fare con principi e principesse ma è un pesce che viene chiamato in vari modi nelle diverse regioni italiane. Anche perché i pesci hanno la stessa forma ma un sapore diverso a seconda del mare e del fondale in cui vivono.
Il suo nome deriva da una pinna che agisce come una ‘canna da pesca’ per le sue prede. E con la sua grande bocca è capace di ingoiare qualsiasi cosa.
Quella del Mar Adriatico ha carni sode e un gusto delicato, perfetto proprio per questa ricetta.

Ricetta della Coda di Rospo in Potacchio


Si prende una padella e si prepara un fondo con aglio, olio e peperoncino. Si lascia insaporire e si aggiungono i rametti di rosmarino e, poco dopo, la polpa di pomodoro.
Si lascia cuocere bene la salsa e quando è quasi a fine cottura si aggiunge la coda di rospo.
Si lascia cuocere non tantissimo perché questo pesce ha una polpa tenerissima ma una cottura prolungata la renderebbe stoppacciosa.
Con la salsa che avanza potete condire una pasta e avrete un altro piatto buonissimo.
Il vino? Ho bevuto una Passerina di Ciu Ciu, da non scordare!
 

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Crema di ceci con tagliolini e baccalà, questo è il piatto che più mi rappresenta e che perseguita i miei amici da quasi trenta anni. 

Era la fine degli anni '80 quando venne alla luce questo piatto, una ricetta che rappresenta in pieno il periodo con le sue creme e vellutate. 

All'epoca lavoravo in un ristorante stellato e, nonostante io fossi il responsabile della sala, ero ben visto anche in cucina dove mi insegnarono le basi per una cucina professionale e non di casa. 

E il piatto nasce proprio per una mia esigenza di creare qualcosa che ricordasse la ristorazione e non la cucina casalinga. Così in questo piatto c'erano tutte le conoscenze acquisite in quel periodo, non solo di cucina ma anche della frequentazione di altri chef stellati. 

In particolare, nella mia ricetta c'era la voglia di emulare un grande chef dell'epoca Fulvio Pierangelini con il suo ristorante il Gambero Rosso a San Vincenzo (LI) che faceva una crema di ceci con gamberi, chiaramente non paragonabile alla mia.

La mia crema di ceci rimaneva ancorata alle radici con l'uso di prodotti tipici nostri, i ceci, la pasta all'uovo e il baccalà. Nel tempo la ricetta è stata raffinata e resa più delicata, ma io vi propongo la versione iniziale a cui sono affezionato.

Ricetta della Crema di ceci con tagliolini e baccalà 

Per prima cosa dobbiamo ammollare il baccalà 2 o 3 giorni prima, poi possiamo passare ai ceci che vanno messi in ammollo per una notte sola.

A questo punto possiamo pensare di iniziare a cucinare lessando i ceci che vanno salati solo alla fine.

Preparare dei tagliolini all'uovo, impastando le uova con la farina e stendendo la pasta.

Iniziamo la vera cottura e prendiamo un tegame in cui mettiamo aglio, olio e peperoncino e facciamo dorare l'aglio prima di aggiungere i ceci e lasciarli insaporire.

A questo punto aggiungiamo acqua calda e facciamo cuocere 15 minuti. Poi togliamo tutto dal fuoco, eliminiamo l'aglio, frulliamo i ceci e rimettiamo sul fuoco aggiungendo acqua calda.

Quando tutto riprende il bollore, allora mettiamo i tagliolini.

Nel frattempo sfaldiamo il baccalà e lo saltiamo in padella con poco olio.

Quando i tagliolini sono cotti, serviamo nella scodella dove aggiungeremo il baccalà.

Su questo piatto mi piaceva moltissimo bere il Cervaro della Sala, un vino da uve Grechetto e Chardonnay che viene prodotto in Umbria nella tenuta Castello della Sala della famiglia Antinori.

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Dovrei dire che il vero autore è mia nonna Immacolata De Lisio, ma è morta da 35 anni, e in suo onore ho voluto raccogliere le sue migliori ricette. Quelle che mi facevano sognare e che mi facevano aspettare con trepidazione il momento in cui ci sedevamo a tavola. 
Non c’era bisogno di chiedere a mia nonna “che mangiamo? Quanti siamo a tavola?” perché ogni volta ci sorprendeva con qualcosa di unico.
Mia nonna, da buona napoletana, aveva dei punti fermi come quello che “cucinare è un modo di prendersi cura di sé stessi e degli altri”. Tipicamente napoletano: dove il “noi” a tavola è fortemente auspicabile!
La cena, il pranzo o persino la colazione sono momenti di gioco e di accoglienza in cui il cibo è l’elemento di unione. Ogni giorno era una festa, una occasione per imbandire la tavola curando nel dettaglio ogni particolare.
E non importa se a mangiare eravamo sole o se invece c’era tutta la famiglia con amici e parenti, se da 2 diventavamo 10 oppure 20 o addirittura 50 persone.
Ricordo le tavolate sulla spiaggia con pentole di primi piatti, e poi i secondi, e poi i contorni, le creme... Per non parlare dei dolci, dei liquori e al pomeriggio, anche le pizze!
E così, in onore della regina della tavola, ho deciso di raccontare le ricette di Nonna Imma, perché sono state scritte con amore e sono state provate da tutta la nostra famiglia.
Ha trasformato il cucinare in una vera e propria arte con cui prendersi cura delle persone: fatelo anche voi. E vi svelo alcuni segreti e aggiunte che le rendono veramente speciali.
L’amore e la tavola imbandita li dovete mettere voi.

Ricetta degli Gnocchetti alla Don Raffaele


Ingredienti per 5 persone:

    • Farina gr. 400,

 

    • Semola gr. 150,

 

    • Acqua gr. 500,

 

    • 3 cucchiai d’olio,

 

    • Fior di latte gr. 150,

 

    • Parmigiano gr. 50,

 

    • Salsa di pomodoro fresco 



Tutto parte dall’acqua bollente. Prendete un polsonetto, ossia un tegame in rame a pareti tonde, e mettete a bollire l’acqua con due cucchiai d’olio e sale. Se non lo avete potete usare una pentola di acciaio.
Quando l’acqua avrà raggiunto il bollore, gettate tutto d’un colpo la farina e la semola e girate vigorosamente con un cucchiaio di legno per ottenere una bella palla dall’impasto omogeneo.
Lasciate cuocere l’impasto a fiamma leggera per circa 10 minuti fino a che la sentirete sfrigolare. A questo punto potete versarla sul tavolo e, non appena avrà un calore sopportabile, lavoratela con le mani per 15 minuti aggiungendo un altro cucchiaio d’olio.
Ora siete pronti per formare dei bastoncini dello spessore dei grissini che poi taglierete in tanti tocchetti della grandezza di una nocciola sgusciata.
Poiché la pasta non si attacca, vi consiglio di guadagnare tempo formando 4-5 file di bastoncini e tagliandoli insieme per ricavare gli gnocchetti.
A questo punto gli gnocchetti sono pronti e vanno cotti in abbondante acqua salata. Quando, sale a bollore, gettate in un paio di volte gli gnocchetti e tirateli fuori quando dopo pochi minuti saliranno a galla. Usate la schiumarola e sgrondateli bene.
Mettete in un tegame di terracotta una base di sugo (o di ragù) e uno strato di gnocchetti, parmigiano e fior di latte a tocchetti. Poi sugo ancora e continuate con le sovrapposizioni fino ad esaurimento di tutti gli ingredienti.
Passate sul fuoco moderato e delicatamente girate qualche minuto fino a quando il fior di latte comincerà a filare. Servite, sono delicati ed invitanti.
Se preparate una maggiore quantità di pasta, gli gnocchetti cotti potranno essere conservati in un contenitore aperto con la velina plastificata per 4-5 giorni. Metteteli nella parte bassa del frigorifero e, al momento di servirli, versateli per un solo minuto in acqua a bollore. Poi condite.
Ma, soprattutto, poi condivideteli con gli amici e mangiateli.

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