Tarquinia. Finocchio della Maremma Viterbese

Il finocchio della maremma viterbese ha una lunga tradizione. Già nel 1379, nello Statuto degli Ortolani, si fa riferimento alle contrade ortive coltivate fuori mura, fornendo informazioni sul finocchio, e sulla sua vendita. Viene riportato anche in un contratto di vendita di un orto, del 1 aprile 1850. Nel 1949, con la creazione del Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca, la coltivazione del finocchio si è notevolmente diffusa nella zona.

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Tarquinia. Carciofo

Tarquinia è area di produzione del carciofo del tipo "romanesco". Secondo la tradizione, sono stati gli Etruschi ad introdurre la coltivazione del carciofo che nel territorio di Tarquinia è stata reintrodotta agli inizi del '900 tanto. Nel 1930 vengono esposti alla prima mostra degli ortaggi di Tarquinia e, in quella del 1933 ne vengono portati 13.000 esemplari.
 

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Soriano nel Cimino. Il marrone dei Monti Cimini

Il marrone dei Monti Cimini è una castagna della qualità del marrone fiorentino ed è coltivato fra i 500 e i 700 metri slm. Le castagne vengono consumate fresche, arrostite (caldarroste) o lessate in pentola, oppure lasciate essiccare per ottenere le ‘mosciarelle’ dalle quali si ottiene la farina per il castagnaccio.
Con il nome di ‘Marrone dei Monti Cimini’ è stato incluso nell'elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani.
 

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Onano. Lenticchia di Onano

La Lenticchia di Onano ha un’antichissima tradizione e la prima citazione si trova negli “Ordini, statuti, leggi municipali della comunità e popolo d’Onano” del 1561.
In un manoscritto del 1800 di Epifanio Giuliani si consiglia di risollevare le economie della comunità producendo più lenticchie ed esportandole in Toscana.
Si racconta che Papa Pio IX, alla vigilia del 1871 quando la chiesa perse il suo potere temporale, fosse solito consolarsi gustando un buon piatto di lenticchie di Onano.
La lenticchia ha ricevuto premi alle varie esposizioni internazionali nel 1910 (Roma e Buenos Aires) e nel 1911 (Londra e Parigi).

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Nepi. Ricotta Romana DOP

Le origini della ricotta risalgono al periodo dei romani e un primo riferimento si deve a Marco Porzio Catone che raccolse le norme che regolavano la pastorizia nella Roma repubblicana. In quel periodo il latte di pecora aveva tre destinazioni: religiosa, come bevanda e per la trasformazione in formaggi con l'uso residuo del siero per ottenere appunto la ricotta.
La Ricotta Romana DOP è identificabile dal logo e ha un caratteristico sapore dolciastro che la distingue da ogni altro tipo di ricotta.

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Nepi. Acqua di Nepi

Nepi è particolarmente famosa per la sua acqua che ha un suo motto: Nepe civitas, nobilis atque potens, in cuius fertilissimis agris balnea scaturiunt salutifera ("La città di Nepi, nobile e potente, nei cui campi fertilissimi sgorgano acque salutifere"). L'Acqua di Nepi si trova imbottigliata in tutta l'Italia.

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Monte Romano. Funghi Ferlenghi

Il Ferlengo, è un fungo che cresce sulle ceppaie di ferla, una pianta simile al finocchio selvatico e molto diffusa nella maremma laziale, specialmente a Tarquinia e a Monte Romano. Ha un gustoso sapore simile a quello del porcino. Nella tradizione gastronomica locale, il Ferlengo viene cucinato alla brace, nei sughi, trifolato in padella, al tegame con la mentuccia o fritto dorato.
Va consumato preferibilmente fresco ma può essere anche conservato sott'olio.
 

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