Le Pagliette sono delle ciambelle che seguono un complesso ciclo di preparazione in quanto vengono prima lessate e poi vengono messe in forno. Gli ingredienti sono semplici: uova, olio, zucchero e farina.
Dopo la cottura vengono ricoperte di una glassa “cò gliò gileppe”, un impasto a base di zucchero, acqua e albume d’uovo montato che gli conferisce il caratteristico colore bianco finale.
Era il dolce della tradizione durante i matrimoni e la prima comunione proprio per il suo colore immacolata che richiama alla purezza.

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È iniziato il recupero del grano di montagna, coltivato in passato nelle zone di quota ed oggi sopravvissuto grazie ad alcuni agricoltori che ne hanno conservato, e ripiantato, alcune spighe.
Una particolarità unica proprio per la quota a cui si trova Colle San Magno e per il lavoro di conservazione dei semi reso possibile proprio dall’isolamento a cui si trova questo incantevole borgo.

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Nei pascoli di montagna si allevano pecore e capre e si producono molti formaggi. Il loro sapore è particolarmente gustoso proprio per le erbe con cui si nutrono gli animali. I formaggi sono sia freschi che stagionati e si possono trovare ottime ricotte, primosale, e le famose marzoline, il formaggio della primavera quando riprende la vita.
 

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Ciambelle di San Biagio
Ciambelle di San Biagio

Le ciambelle di San Biagio sono i dolci che tradizionalmente a Marano Equo venivano offerti durante la festa del patrono San Biagio a febbraio. La loro storia ricorda quella del grande terremoto del febbraio dl 1703 e furono usati come ringraziamento al santo.

Secondo un’altra tradizione, la consuetudine di mangiare ciambelle durante la cerimonia ricorda il miracolo del santo che salvato un bambino grazie ad un pezzetto di pane. Il bambino stava soffocando con una lisca di pesce ed ancora oggi questo è il metodo più usato in caso di emergenza.

La ciambellina ha il profumo del pane morbido improfumato dai semi di anice.

 

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Fagiolo Regina
Fagiolo Regina

Il fagiolo borlotto rampicante di Marano Equo si è adattato al terreno ed ha assunto caratteristiche e sapori unici. Secondo una storia locale, il suo nome Fagiolo Regina è un omaggio ad una visita della regina d’Italia che dopo averli assaggiati disse "Questo fagiolo è proprio gustoso, tenero, buonissimo, adatto ad una Regina”.

Il fagiolo viene coltivato nelle ‘marane’, le sorgenti vicino il fiume Aniene che alimentano anche l’acquedotto della città di Roma. Forse è proprio questa acqua dalle caratteristiche uniche a conferire la delicatezza e i valori nutritivi al fagiolo Regina di Marano Equo.

Il fagiolo rampicante viene coltivato con l’ausilio di canne che disegnano un paesaggio contadino di particolare bellezza.

Dopo aver sfamato le persone di Marano Equo e di Subiaco per anni, con l’industrializzazione e l’emigrazione verso Roma, il fagiolo Regina ha avuto un periodo di abbandono negli anni ‘70.

È stato preservato grazie a Slow Food e ad alcuni contadini che hanno continuato a coltivarlo ed oggi è possibile acquistarlo solo localmente.

La sua buccia tenera e digeribile lo rende perfetto per le zuppe e la ricetta tradizionale di Marano Equo è la crema di fagioli Regina con pancetta.

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