Civitella San Paolo. Cacione

Il Cacione di Civitella San Paolo è un dolce preparato in occasione delle feste natalizie. E’ una sorta di panzerotto (a forma di raviolo) di pasta a forma di mezzaluna, ripieno di polpa di zucca, zucchero, mandorle e nocciole tostate, cacao amaro in polvere, cannella, vanillina, liquori e aromi naturali.

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Castel Madama. Pera Spadona

La Pera Spadona di Castel Madama, della Famiglia delle Rosaceae, è tutelata patrimonio della biodiversità agraria.
La Pera Spadona, coltivata nell'Agro di Castel Madama e nella zona pedemontana della Sabina, è conosciuta con l'appellativo di stuvaletta (o stualetta) poiché è stata prodotta per la prima volta nella prima metà dell'800 da un contadino soprannominato appunto "de Stualetta". Il contadino aveva innestato, per prova, una pera comune con un'altra di natura selvatica e l'ibrido si rivelò sorprendentemente ricco di qualità organolettiche e gastronomiche.

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Capena. Vino Capena DOC

Il Bianco Capena DOC, riconosciuto dal 1975, è un vino ottenuto dai vitigni Malvasia del Lazio, Trebbiano Toscano, Bellone e Bombino.

Il colore è giallo paglierino tendente al dorato con riflessi verdolini. Il profumo è leggermente aromatico, fine, caratteristico.

Le uve devono sono prodotte nel territorio di Capena e in una area che comprende Fiano Romano, Morlupo e Castelnuovo di Porto.

Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Bianco Capena”.

La coltivazione della vite in queste aree ha origini Etrusche e i poeti Virgilio, Orazione e Stradone fanno gli elogi dei prodotti di questa area.
 

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Canale Monterano. Associazione nazionale ‘Città del pane’

Da oltre 400 anni Canale Monterano è famosa per il suo pane: farine eccellenti (grano di Canale), lievito madre, acqua, forno a legna, niente sale.

Fare il pane è un’arte e per questo è nata l’associazione che lo promuove. Il pane di Canale Monterano rappresenta la sua cultura e l'identità di un territorio.
 

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Arsoli. Fagiolina di Arsoli

La fagiolina di Arsoli è una delle prime varietà di fagioli coltivati in Italia a partire dal 1552 quando Carlo V li portò in dono al Papa di dalle Americhe. In un documento dell’epoca si trova come il papa dovesse interessarsi dei numerosi furti della fagiolina di Arsoli e dovette inviare due magistrati.
Il fagiolo è bianco leggermente appiattito e la pianta è rampicante e può raggiungere i tre metri e mezzo e in passato era coltivata in associazione con il mais per sfruttare il supporto di questo cereale.
Ad Arsoli si svolge ogni anno la ‘Sagra della Fagiolina’ e la si gusta nella pignatta di terracotta in una zuppa con le ciciarchiole (quadrati di pasta fatta in casa) o in umido con cipolle, olio extravergine di oliva, pepe nero e pane raffermo.

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Ardea. Farro

Nel periodo arcaico, XI-X secolo AC, queste aree erano già famose per l’abbondante produzione di farro. Le eccedenze venivano commercializzate o barattate con i popoli confinanti e con i mercanti che giungevano via mare.
Nell’Eneide, che si conclude con l’arrivo di Enea in questa area, Virgilio dedica lodi alle focacce di farro. Queste venivano fatte a forma di vassoio in modo da contenere il cibo.
Focacce e minestre di farro erano la dieta principale dei legionari romani che qui si sono allenati prima di imbarcarsi con Ottaviano Augusto per la conquista d’Egitto.
Il farro di Ardea era decantato da Apicio in una sua antica ricetta: “… il farro con aggiunta di miele, farina di fagiolo e di farina di pesce, si ottiene un pasto degno della mensa dell’imperatore”.
Pani e focacce di farro riproducenti sembianze umane venivano offerte in voto alle divinità locali (usanza che ancora si trova a Frascati).
L’espansione dell’Impero romano modificò anche le abitudini alimentari e si iniziò ad importare il grano, un tipo di frumento originario dei paesi medio-orientali. Il farro per è stato ancora utilizzato in ambito locale per uso religioso e terapeutico. Oggi è tornato famoso come sostituto contro molte intolleranze alimentari.

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