L'olio DOP ‘Tuscia’ viene prodotto dalle olive delle varietà Frantoio, Caninese e Leccino. Ha un colore verde smeraldo con riflessi dorati e un odore fruttato che ricorda il frutto sano, fresco, raccolto al punto ottimale di maturazione. Il suo sapore è di fruttato medio con equilibrato retrogusto di amaro e piccante.

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La coltivazione dell'uva nella Tuscia è iniziata con gli Etruschi molto tempo prima della nascita di Roma.

Il vino Colli Etruschi Viterbesi viene prodotto da uve coltivate nei comuni Acquapendente, Arlena di Castro, Bagnoregio, Barbarano Romano, Bassano in Teverina, Blera, Bolsena, Bomarzo, Canino, Capodimonte, Castiglione in Teverina, Celleno, Cellere, Civitella d’Agliano, Farnese, Gradoli, Graffignano, Grotte di Castro, Ischia di Castro, Latera, Lubriano, Marta, Montefiascone, Monte Romano, Onano, Oriolo Romano, Orte, Piansano, Proceno, San Lorenzo Nuovo, Tessennano, Tuscania, Valentano, Vejano, Vetralla, Villa San Giovanni in Tuscia, Viterbo e Vitorchiano.

L'area di produzione si trova attorno al lago di Bolsena ed è protetta dai Monti Cimini e dai Monti Sabatini.

Si producono ottimi vini rossi da uve Moltepulciano e Sangiovese e vini bianchi da uve Trebbiano Toscano, localmente detto Procanico, e Malvasia toscana o del Lazio.

La denominazione DOC (Protected Designation of Origin) è stata riconosciuta nel 1996.

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Blera si trova nell'area di produzione del famoso vino Tarquinia DOC.

La coltivazione della vite nell’alto Lazio è iniziata con gli Etruschi e si ha una prima documentazione in una tomba del IV secolo AC nella necropoli di Molesino.

Si vede uno ‘stamnos’ falisco nero con figure rosse che rappresenta Dioniso e Oinopion, cioè un vaso panciuto con due manici, col quale si portava il vino a tavola per servirlo con un lungo mestolo di bronzo.

Alcuni scritti di Plinio descrivono con maggiori particolari la coltivazione della vite e la produzione di vino che i Romani incentivarono e svilupparono.

A Gravisca (antico porto di Tarquinia) mentre a Statonia (nel territorio di Vulci) nel 540-530 AC la produzione di vino era sufficiente per i locali e veniva venduta all’esterno come è documentato dalla scoperta del relitto di una nave etrusca del VI secolo AC scoperta nel mare davanti Marsiglia.

Lo scrittore romano Marziale descrive il vino di Cerveteri, ‘Caeretanus’, come ottimo e con un sapore che assomigliava al Setino vecchio e di buona qualità. Columella celebra invece l’antica Cere per il suo vino squisito.

Dopo il medioevo, prima le abbazie e poi lo Stato Pontificio ripresero e favorirono ulteriormente la produzione vitivinicola. Gli Statuti della città di Civitavecchia del 1451 contenevano 20 capitoli che regolamentavano la produzione e il commercio del vino.

Descrivevano l’epoca della vendemmia, le pene per i danneggiatori delle vigne e le misure che dovevano usare i Tavernari per la vendita.

Nel 1761, il Marchese Frangiapani nel libro ‘Istoria dell’antichissima città di Civitavecchia’ descrive alcune vigne locali.

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Il crostino con alici è forse uno dei piatti più poveri ma più amati della tradizione della cucina di mare di Anzio. Si prendono delle fette di pane e si bruschettano prima di porre il condimento sopra. Nella tradizione il pane si trasformava in crostino ripassandolo nell’olio o nel burro.
Il condimento si realizza con alici cotte con olio, aglio, cipolla, pomodoro e sale.
Appena il sugo si condensa si versa sul crostino e si serve caldo. Magri con una spruzzata di pepe e una foglia di basilico.

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La zuppa di pesce alla portodanzese di Anzio è uno dei piatti tipici di questa città reso particolarmente saporito dalla scelta del pesce direttamente dalle cassette dei pescatori al porto.
Protagonisti della zuppa sono i polipi, le seppie, lo scrofano, la tracina, il coccio, il palombo, la lucerna e la marmora. A queste si aggiungono i frutti di mare come cozze e vongole.
La zuppa inizia tagliando a pezzetti i polipi e le seppie e cuocendoli a fiamma vivace con olio, aglio e peperoncino a cui poi si aggiunge un po’ di vino bianco. Una volta evaporato il vino si aggiunge un’alice salata e i pomodori pelati.
Dopo circa 30 minuti si aggiunge il pesce pulito e poi i frutti di mare.
Per l’impiattamento si dispongono crostini di pane (pane brustolito nell’olio) su cui si versa la zuppa di pesce e il prezzemolo finale.

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La frittura di paranza è una frittura di pesci di piccola taglia e la particolarità di quella di Anzio è la freschezza del pesce appena arrivato in porto dalla flotta di pescherecci.
I pesci vengono ripassati in farina e fritti in abbondante olio di oliva. Vengono poi asciugati sulla carta e serviti con fette di limone che ognuno può spremere a suo piacimento.
Prende il nome dalla ‘paranza’, un tipo di barca con cui si pratica la pesca a strascico.

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Vino Atina DOC Cabernet
Vino Atina DOC Cabernet

A partire dall’inizio dell’Ottocento ad Atina si iniziano a selezionare vitigni di cabernet per la produzione del vino Atina DOC.

Il Cabernet è un vitigno originario del Medoc e dell’area di Bordeaux e ha buone capacità di adattamento alle diverse condizioni climatiche. Il vino ha un colore intenso ed è ricco di sostanze aromatiche che lo fanno migliorare con l’invecchiamento, soprattutto se in botti di rovere.

Tutto ha inizio dal famoso agronomo Pasquale Visocchi che è stato anche sindaco di Atina. Pasquale Visocchi andava spesso in Francia e importò sia uve rosse (cabernet franc, cabernet sauvignon, merlot) che uve bianche (pinot, semillon, russane) e le impiantò con successo in Val di Comino.

I terreni sedimentari antichi con prevalenza di rocce calcaree della catena appenninica si sono rivelati perfetti per il Cabernet e gli altri vitigni francesi.

Oggi vengono prodotti due vini DOC: Atina Rosso DOC e Cabernet di Atina DOC. Sono in commercio anche: Atina Rosso Riserva, Cabernet Riserva e Semillon. Nel vino Cabernet Atina DOC deve essere presente almeno l’85 % di uve Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc mentre l’altro 15 % può essere di uve a bacca nera coltivati nel Lazio. Il vino Atina Doc deve invece contenere almeno il 50 % di uve Cabernet Sauvignon e il resto di Merlot, Syrah e Cabernet Franc e fino ad un 20% di altre uve a bacca nera coltivati nel Lazio.

I vitigni sono coltivati nei paesi di Atina, Gallinaro, Belmonte Castello, Picinisco, Sant’Elia Fiume Rapido, Alvito, Villa Latina, San Donato Val di Comino, Vicalvi, Casalattico, Casalvieri e Settefrati.
 

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Asparagi
 Asparagi

La presenza di una campagna incontaminata e di acqua regala una notevole produzione di asparagi selvatici sui monti attorno a Percile. Gli asparagi sono sottili ma molto saporiti e si possono cuocere in molti modi che si possono degustare nei locali di Percile.

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